"SUPPLEMENTO AL BOLLETTINO DELLA SOCIETÀ ENTOMOLOGICA ITALIANA
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MEMORIE. i
DELLA
SOCIETÀ ENTOMOLOGICA
ITALIANA
FONDATA NEL 1869 - ERETTA IN ENTE MORALE CON R. DECRETO 28 MAGGIO 1936
VOLUME XL - 1961
Sede della Società Genova — Via Brigata Liguria, 9
Pubblicato col contributo del Consiglio Nazionale delle Ricerche
GENOVA FRATELLI PAGANO - TIPOGRAFI EDITORI 1964
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INDICE
© "BERIO E. - Faunula di Noctuidae della regione del Monte Penice negli Appennini I.1-
guri - Primo Contributo (25-XI-1961) | : : 5 : ; i À Pag. 65 ConTINI C. - Vedi STEFANI R. e CONTINI C. |
i GuicLia D. - Le Myzininae d’Italia (27-V-1961) . à i io i ‘ } » n 4} GuicLia D. - Luigi Masi (1879-1961) (25-XI-1961) . Hu : 3 . . » 51
pd STEFANI R. e CONTINI C. - Caratteri morfologici distintivi nelle forme anfigonica e par- | tenogenetica di Haploembia solieri Ramb. (20-VI-1961) . ; ; à : 3 * 1130
9 TAMANINI L. - Ta anomalie dello scutello nelle specie del genere Carpocoris Kol. (Hemiptera Heteroptera, Pentatomidae) (25-XI-1961) . h ‘ À : EN Sa
4 TAMANINI L. - Alcune osservazioni sulla biologia dell Oxycarenus lavaterae (Fabr.) (Heteroptera, Lygaeidae) (25-XI-1961) . > \ È À : à 2 À wae
4 Vipano C. - Descrizione di una nuova specie di Typhlocyba (subg. Edwardsiana) dei Pipanes (Hemiptera Homoptera Typhlocybidae) (20-VII-1961) . : N » 44
% Vipano C. - L’influenza microclimatica sui caratteri tassonomici in Tiflocibidi sperimentalmente saggiati (Hemiptera Typhlocybidae) (25-XI-ı961). i À bi BAA
La data che segue i titoli è quella di pubblicazione dell’estratto.
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Dott. EMILIO BERIO - Direttore responsabile
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REGISTRATO AL TRIBUNALE DI GENOVA AL N. 76 (14 LUGLIO 1949) FRATELLI PAGANO - TIPOGRAFI EDITORI - Via Monticelli, 11 - GENOVA
STAMPATO IN ITALIA
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DALLE MEMORIE DELLA SOCIETÀ ENTOMOLOGICA | VOLUME XL - 1961 |
DELFA GUIGLIA .
LE MYZININAE D'ITALIA
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| GENOVA FRATELLI PAGANO = TIPOGRAFI EDITORI S.A. S. 27-5-1961
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DELFA GUIGLIA
LE MYZININAE D'ITALIA (Hymenoptera : Tiphiidae)
Fino a pochissimi anni fa le nostre conoscenze sulle Myzininae italiane erano molto limitate; gli Autori citavano in genere due sole specie, assai superfi- cialmente interpretate: la « Myzine tripunctata Rossi» e la « Myzine erythrura Costa» le cui caratteristiche differenziali erano quasi esclusivamente basate sul colore.
Per quanto la notevole variabilita attribuita alla M. tripunctata Rossi avesse fatto nascere il sospetto che sotto questo nome si potesse celare più di una specie, pure la notoria difficolta del gruppo, accresciuta dall’intricatissima sinonimia, non aveva indotto nessuno ad affrontare a fondo la questione.
Solo recentemente (GUIGLIA, 1957) si è tentato di risolvere il problema basando lo studio sistematico sull’armatura genitale maschile. Si è così giunti a risultati chiari e positivi che hanno permesso di fissare con sicurezza non poche specie fra di loro confuse.
Nel mio lavoro preliminare sulle Myzimnae d’Italia (1957) mi ero limitata a dare le microfotografie delle armature genitali maschili senza prendere in con- siderazione i caratteri esterni. Ora l’esame di nuovo ed abbondante materiale di località diverse mi ha dato la possibilità di completare le caratteristiche dei ma- schi delle specie individuate e di chiarire, almeno in parte, la tanto controversa sistematica delle femmine, problema questo che, come in altri casi di forte di- morfismo sessuale, presenta difficoltà talora insormontabili.
Il materiale esaminato appartiene ai Musei di Copenaghen (Museo zoolo- gico dell’Università), Genova, Leida, Londra, Milano, Parigi, Roma, Vienna ed all'Istituto Nazionale di Entomologia (Roma). Si aggiunge inoltre quello di colle- zioni private (Coll. Castellani, Roma; Coll. De Beaumont, Losanna; Coll. Roth, Pau; Coll. Verhoeff, den Dolder).
Ai direttori delle sezioni entomologiche di questi Musei ed Istituti, ai pri- vati ed a tutti coloro che hanno voluto agevolarmi nello studio e nella ricerca, vada l’espressione della mia più viva riconoscenza.
Gen. Meria Illiger |
Illiger, 1807, p. 194. - Latreille, 1809, p. 114. - Guérin, 1839, p. 362. - Krombein,. 1937, p. 27. - Guiglia, 1959, p. 5. - Tachus Jurine, 1807, p. 153. - Spinola, 1808, p. 31 N. 20.
Species Typus: Tiphia tripunctata Rossi (= Meria tripunctata Rossi).
LATREILLE nel 1805 descrive il Gen. Myzine e dice che appartengono a questo genere più specie dell’ America Settentrionale fra cui la principale la «tiphie tachetée de Fabricius » (= Tiphia maculata Fabricius, 1793) e una specie del mezzogiorno della Francia di cui conosce solo il maschio e che riferisce alla figura della « scolia sexfasciata » Rossi (1793, Tav. 3 fig. c).
6 D. GUIGLIA
Nel 1807 ILLIGER (l.c.) crea per il Bethylus Latreillü Fabricius, 1804 (= Tiphia tripunctata Rossi, 1790) il nuovo genere Merita lasciando nel Gen. Myzine la Tiphia maculata Fabricius, 1793, del Nord America.
Questa scissione del Gen. Myzine non è seguita da tutti gli Autori; allo stesso genere sono difatti il più delle volte ascritte indifferentemente le specie del vecchio e del nuovo mondo.
Non entro, per il momento, in merito alla controversa questione dei generi della Subfam. Myzininae e mi attengo alla classificazione stabilita da KROMBEIN (l.c.), riferendo al Gen. Myzine le specie neartiche e al Gen. Meria le specie del vecchio mondo, per quanto, come gia ho detto (l.c., p. 1), resto dubbiosa circa il valore generico da questo Autore attribuito ad alcuni caratteri differenziali.
Biologia. - I dati biologici sulle Merie italiane sono scarsi. SPINOLA (1806, p. 32) dice per il « Tachus dimidiatus » « ...marem cum faemina cepi, in sabuletis prope Genuam ». JURINE (1807, p. 154) per il Tachus staphylinus dice «On a trouvé cet insecte sur les fleurs du daucus ». LEPELETIER (1825) per le Merie in generale dice « On les rencontre sur les fleurs et dans les endroits sa- blonneux ». GIRARD (1879), a proposito della « M. sexfasciata Rossi» scrive « Cette espèce est du midi de la France, le mâle très-commun à Cette et à Béziers, sur les Eryngium campestre et maritimum, la femelle extrêmement rare ». DUSMET (1930) ha trovato la stessa specie abbondante sulla Thapsia villosa.
La M. tripunctata Rossi è in generale facile a trovare su terreni sabbiosi. GRANDI (1951, p. 1095) dice che «la 6-fasciata Rossi è piuttosto comune lungo le spiagge marine ». FERTON (1911, pp. 409-411) ci offre un quadro particolareggiato dell’ interessante comportamento di una specie di Meria dell’ Algeria (Myzine Andrei n. sp.). Riassumo qui i punti principali. L’ Autore dice di aver visto il 7 Ottobre la 9 di questa Myzine inseguire nella sabbia una larva di Tentyria Latr. sp.? (Tenebrionidae) che, dopo un poco di fatica, riuscì ad afferrare vicino al capo e paralizzare con un solo colpo di aculeo. « Sans perdre de temps - continua l’Autore -, à la place même où il vient de la paralyser, le chasseur s’enfonce dans la poussière à un ou deux millimètres de l’extrémité du ver, dont il saisit le bout avec ses mandibules, et il pénètre dans le sable en l’entrainant. La longue larve s'enfonce peu à peu, et a vite disparu sous la poussière. Une demi-heure plus tard, la Myzine n'etait pas encore sortie; craignant de la perdre, et d’annuler ainsi cette observation déjà interessante, j’ai creusé à sa recherche. La larve était al- longée dans la poussière, et à un centimetre d’elle je trouvai la Guépe, préparant probablement la cellule où elle devait l’enfermer, mais le sable en croûlant m’a empêché de le constater. Le Tentyria s'était déjà presque rétabli de la piqûre de la Myzine ; à ma rentrée chez moi il paraissait inerte, sans doute parce que je I’ avais apporté dans un tube de verre placé dans ma poche chauffée par le soleil, car dans la soirée il avait de nouveau repris un peu de vie, et il pouvait exécuter quelques mouvements. Il était très gros (longueur 22 millim., largeur 1 millim.) en comparaison de la petite Guépe, qui n’avait que 6 millim. de long et un peu moins de 1 millim. de large. » GRANDI (1951, p. 1094) dice che, mentre la paraliz- ‘ zazione della vittima è temporanea nella Tiphia F., è «permanente (per quanto si sa) nelle Myzine Latr. ».
Il comportamento del Gen. Meria appoggerebbe, come già aveva messo in rilievo FERTON (1911, p. 411), la tesi della parentela fra Meria e Methoca. Le larve dei Cicindelidi, preda, come è noto, delle Methoca, hanno analogie, sia mor- fologiche che biologiche, con la larva di Tentyria, nonostante la lontananza dei due gruppi di Coleotteri.
LE MYZININAE D'ITALIA 7
BiscHorr (1927, p. 330) accenna alla cattura di larve di Tenebrionidi da parte delle 99 di Myzine.
BERLAND (1925, p. 288) fa osservare che Lepeletier ha visto la M. tripunctata trasportare una larva d’insetto.
SPINOLA (1806), JURINE (1807), LATREILLE (1825), FERTON (1911), BISCHOFF (1927), GRANDI (1951).
Tabella delle spectre
SÌ 1. Specie a complessione robusta. Statura di regola sui 14-15 mm. Ar- matura genitale come nelle figg. 9, 10 i Ra — Specie a complessione più gracile. Statura oe (9- 15 uni “A: matura: genitale. come nelle Noo 4.05, oh eal we er re 3
2. Clipeo e prominenza frontale di regola gialli. Pronoto a superficie me- diana con pochi punti sparsi. Urotergiti di regola a punteggiatura assai debolmente impressa. Armatura genitale come nella fig. 9
latifasciata Palma
— Clipeo e prominenza frontale di regola neri. Pronoto a superficie mediana con punti numerosi e piuttosto uniformemente distribuiti. Urotergiti a punteggiatura normalmente impressa. Armatura genitale come nella fig. 10
volvulus Fabricius
3. Addome a lati leggermente convessi ed apice rosso ferrugineo. Armatura Benitale come nella ig, 8 ae a PO eri
— Addome a lati subparalleli ed apice nero . . © AT RI RO A
4. Clipeo di regola giallo (solo eccezionalmente Li di nero). T'empie larghe (viste di profilo larghe quasi come l'occhio), di regola densamente punteggiate con intervalli lucidi fra punto e punto o ridottissimi o nulli. Funicolo delle antenne cilindrico, lungo e snello; penultimo articolo più di due volte più lungo che largo. Torace di regola con disegni gialli. Ul- timo urotergite di regola con macchia gialla ai lati. Ali ialine con stigma di regola giallo ferrugineo. Armatura genitale come nella fig. 5
tripunctata Rossi
— Clipeo di regola nero (solo eccezionalmente macchiato di giallo). Tempie più strette (viste di profilo larghe circa la metà dell’occhio), di regola non densamente punteggiate con intervalli lucidi fra punto e punto larghi, maggiori del diametro dei punti. Funicolo delle antenne più corto, piutto- sto tozzo e leggermente clavato; penultimo articolo non più di due volte più lungo che largo. Torace di regola del tutto o quasi privo di disegni gialli. Ultimo urotergite di regola senza macchia gialla ai lati. Ali ialine leggermente infoscate con stigma di regola bruno. Armatura genitale co-
me nella fig, 410 a ne ea Rare Fabricius PR 1. Capo subquadrato. ‘Torace ed addome senza colorazione rossa. Lungh.: 5-7 ma pi e e e ee Pa bricius
— Capo con il diametro trasversale uri quello longitudinale. Torace e addome o solo il torace o solo l'addome colorati in rosso. Lungh.: 6-9 mm.
8 D. GUIGLIA
2. Capo, pronoto, mesonoto e scutello di regola rossi testacei. Addome senza colorazione rossa. Occhi piccoli: la distanza fra il margine superiore dell'occhio e l’ocello posteriore è il doppio circa della distanza fra gli ocelli posteriori. 2... ele ea da aiaidiatà Spinola
— Capo nero, pronoto o rosso o nero, mesonoto e scutello neri. Addome con colorazione rossa. Occhi normali: la distanza fra il margine superiore dell’occhio e l’ocello posteriore è di poco maggiore della distanza fra el OC por. eo
3. Distanza fra gli ocelli posteriori quasi il doppio della distanza fra essi e l’ocello anteriore. Tempie largamente arrotondate. Pronoto di regola con colorazione rossa. Addome con solo i segmenti basali rossi.
tripunctata Rossi
— Distanza fra gli ocelli posteriori di 1/4 circa maggiore della distanza fra essi e l’ocello anteriore. Tempie meno largamente arrotondate. Pronoto di regola senza colorazione rossa. Addome intieramente rosso roussel Guérin
Meria tripunctata Rossi (!) set 32595
Tiphia tripunctata Rossi, 1790, p. 69 N. 831; T. 6 Fig. 10. 9. - Scolia sexfasciata Rossi, 1792, p. 136; T. 3 fig. c. d. - Tiphia tripunctata Panzer, 1797, P. 47 T. 20. 9. - Bethylus Latreillei Fabricius, 1804, p. 237 N. 4. 2 (?). - Tachus staphylinus Jurine, 1807, p. 154; T. 14 fig. 2. 9. Meria nitidula Klug, 1810, p. 199, N. 2 2 (3). - Meria millefolii Lepeletier, 1825, p. 394 N. 1. 9. - Myzine sexfasciata Guérin, 1837, p. 9 N. 4 (estratto) (partim). - Meria tripunctata Guérin, 1839, pp. 363-364. ©. - Meria dimidiata Guérin, 1839, p. 364. 9. - Myzine sexfasciata Ach. Costa, 1858, p. 18 N. 1; T. 20 fig. 2. 3. - Meria tripunctata Ach. Costa, 1858, pp. 28-29; T. 20 fig. 6. ©. - Myzine tripunctata Mocsary, 1881, pp. 73-75. - Myzine sexfasciata Guiglia, 1955, pp. 150-153; figg. I, 3, 5. - Guiglia, 1957, p. 2; fig. 2. - Meria tripunctata Guiglia, 1960, pp. 72, 80; fig. 8
Loc. tip.: Italia: Toscana.
3. - Nero e giallo. Sono gialle le seguenti parti: mandibole, eccettuato l’apice che è bruno rossastro, clipeo, prominenza frontale in corrispondenza dell’inser- zione delle antenne, apice dello scapo, una fascia al margine anteriore e poste- riore del pronoto, tegule, una macchia sulle mesopleure, una fascia più o meno sinuosa ed espansa ai lati al margine posteriore del I-VI urotergiti, una macchia laterale sull’ultimo urotergite; le stesse fascie, di regola più ridotte ed irregolari, al margine posteriore degli urosterniti, porzione apicale dei femori, parte delle tibie e tarsi (questi con sfumature ferruginee) di tutte le paia di zampe.
Ali ialine, stigma giallo-ferrugineo.
(1) Diagnosi originale:
« T. tripunctata. Long. 4. 1. - Nigra, thoracis lobo antico rufo, abdomine rufo, apice atro, punctis utrinque tribus albis.
Statura T. Femoratae. Subpilosa. Antennae filiformes, breves, nigrae. Caput atrum nitens, maxillis tantum rufis. Thorax lobo antico rufo nitido, glabro, postice niger. Abdomen oblongum nitidum, antice rufum, postice atrum, punctis utrinque tribus albis lateralibus. Femora quatuor postica compressa, angulata, brevia, nigra. 'Tibiae nigrae. T'arsi subrufi. Alae vix fuscescentes, puncto nigro marginali. Tab. VI. f. ro.
Habitat in silvis ad flores. m. Jul.» (Rossi, 1790, l.c.).
(2) Del Bethylus Latreillei Fab. ho esaminato l’esemplare tipico (Coll. Museo zoologico dell’Universita di Copenaghen). (Loc. tip.: Malta).
(3) Grazie alla cortesia del Dr. G. Steinbach ho potuto avere in esame il tipo della M. ni- tidula Klug (Coll. Museo zoologico della Humboldt-Universita, Berlino). (Loc. tip.: Austria).
LE MYZININAE D’ITALIA Do
| (Fot. A. Margiocco) Fig. 1. - Meria rousselii Guérin 9, Capo (in alto). - Meria tripunctata Rossi 9, Capo (in basso)
10 D. GUIGLIA
Capo: clipeo a punti profondamente impressi, radi sulla porzione mediana, un poco più fitti ai lati; fronte a punti densi che vanno diradandosi verso il ver- tice, qui la punteggiatura è grossolana con intervalli lucidi fra punto e punto; tempie larghe (viste di profilo larghe quasi come l’occhio), densamente punteg- giate. Funicolo delle antenne cilindrico, lungo e snello; penultimo articolo più di due volte più lungo che largo.
Torace a margine anteriore con lamella bene tini e punti grossolani e radi sulla superficie mediana, visibilmente più fini e più fitti ai lati; mesonoto a punti profondamente impressi, addensati specialmente sulle porzioni laterali, al centro la punteggiatura è più grossolana e rada; scutello a scultura simile a quella del mesonoto. Mesopleure, il più delle volte, con intervalli lucidi fra punto e punto, specialmente sulla metà anteriore.
Addcme: urotergite I con punteggiatura astai rada, sulla parte mediana i punti sono sensibilmente più fini che ai lati; urotergiti TI-VI con punti piut- tosto fini, non molto densi, uniformemente distribuiti urotergite VII con pun- teggiatura più grossolana ed irregolare ed incisione a lobi ad apice arrotondato. Urosterniti irregolarmente punteggiati: urosternite I con punti piuttosto fini e densi, urosternite II a punti piuttosto radi e grossolani, sugli urosterniti seguenti a punti assai fini si alternano punti più grossolani irregolarmente distribuiti.
Pubescenza bianca.
Armatura genitale come nella fig. 5.
Lungh.: 9-15 mm.
©. - Nera, rossa e gialla. Sono rosse o rossastre più o meno infoscate le seguenti parti: mandibole, eccettuato l’apice che è bruno, parte dorsale del pro- noto, tarsi, parte delle tibie e i tre primi segmenti dell’addome. Sono gialle le macchie ai lati del II, III, IV urotergiti.
Ali ialine più o meno infoscate, nervature ferruginee, stigma bruno.
Capo (Fig. 1) a diametro trasversale superante quello longitudinale (73:57), superficie lucida con punti sparsi di dimensioni varie solo sulle tempie e sulle guan- cie. Tempie largamente arrotondate. Distanza fra gli ocelli posteriori quasi il doppio della distanza fra essi e l’ocello anteriore.
Torace lucido a punti nulli o quasi sul dorso, più numerosi ai lati del pro- noto e sulle mesopleure. Epinoto lateralmente a striatura fina e densa che si estende ai lati della superficie dorsale.
Addome lucido, urotergiti con rari e finissimi punti sparsi, urosterniti a punti pure radi ma più profondamente impressi.
Lungh.: 7-9 mm.
L’intricatissima sinonimia e la conseguente confusione creata dagli Autori ha sempre resa assai difficile la giusta interpretazione della M. tripunctata Rossi, la cui valutazione dei caratteri specifici è stata resa possibile solo in base all'esame dei tipi dei vecchi Autori e di abbondante materiale di ambo 1 sessi.
I caratteri riassunti in tabella sono sufficienti ad individuare, sia il g che la 9, di questa discussa specie.
Variabilità. - Da quanto mi risulta dall’abbondante materiale esa- minato, il maschio di questa specie presenta una sensibile variabilità cromatica a carattere puramente individuale. MocsArY (l.c., p. 92) dice « Species colore ma- gnopere varians ).
Il clipeo, anche in esemplari della stessa località, può variare dal completa- mente giallo al nero irregolarmente macchiato di giallo e la prominenza frontale dal giallo al nero. Lo scapo delle antenne può essere o completamente nero o
LE MYZININAE D’ITALIA CI
nero con macchia gialla apicale. Le fascie gialle del pronoto si presentano più o meno sviluppate e continue (particolarmente quella del margine anteriore è spesso interrotta); talora il pronoto è del tutto o quasi nero (233 dell’Etna: Pineta 1600 m.; M.te Sona 1350 m.); la macchia gialla sulle mesopleure può ridursi fino a scomparire completamente; le tegule sono talora leggermente in- foscate. Le fascie gialle al margine posteriore degli urotergiti possono presentarsi più o meno estese ed in qualche caso interrotte ai lati formando macchie e stri- scie isolate, il I urotergite può essere eccezionalmente privo di fascia gialla, anche la macchia ai lati del VII urotergite eccezionalmente manca; sugli urosterniti il giallo può ridursi ad una sola macchia ai lati del II-V urosterniti. Sulle zampe la colorazione gialla si estende talora alla faccia anteriore delle anche e negli esemplari chiari anche lo sterno è macchiato di giallo. La scultura, specialmente del torace, può presentare variazioni più o meno sensibili, la densità e la distri- buzione dei punti non sono sempre costanti.
Le nervature alari presentano una certa variabilità ed i rapporti fra il se- condo e terzo segmento del radio non si mantengono costanti, come già ho messo in rilievo per altre specie del Gen. Meria (1960, l.c., pag. 75). Il colore dello stigma e delle nervature tende talora ad oscurarsi.
Come nel maschio così anche nella femmina si osserva una certa variabilità cromatica a carattere individuale. La colorazione rossa può presentarsi più o meno estesa e più o meno infoscata; accanto ad esemplari in cui appare netta la distinzione fra le parti rosse e le parti nere, se ne notano altri in cui i due co- lori appaiono un poco confusi; il pronoto è talora del tutto o quasi nero. Le mac- chie gialle degli urotergiti sono piuttosto variabili: da esemplari, anche della stessa località, con queste, grandi e bene marcate e talora presenti pure ai lati del IV urotergite, si passa ad altri in cui le stesse si riducono fino a scomparire del tutto o in parte.
GUERIN - MENEVILLE (1839, p. 363) separa per la Meria tripunctata Rossi (2) tre varietà la cui colorazione è così caratterizzata:
« 1. - Prothorax entièrement rouge, avec l’extrémité antérieure seulement noiràtre; taches blanches des côtés de l’abdomen proportionnellement plus grandes, anguleuses, et au nombre de trois de chaque côté. - Var. Latreillii, Fab. Tachus staphylinus, Jurine. Long. de 634 à 11 mill. - Espagne, coll. Ser., Gènes, Coll. Spinola.
2. - Prothorax rouge avec le bord antérieur et le milieu noirs; taches blanches des côtés de l’abdo- men plus petites, plus arrondies, au nombre de trois. - a tripunctata Panz.; Egypte, pl. 15, fig. 20 Long. de 9 à 10 mill. - Marseille, Lyon, Coll. Serville.
3. - Prothorax presque entiérement noir, n’offrant qu'une faible bordure postérieure rougeätre plus au moins visible; taches blanches des côtés de l’abdomen plus petites que chez les précédentes, le plus souvent au nombre de deux arrondies. - Var. nitidula, Klug, M. mille- folit, Serv. - Long. de 7 à 8% mill. - Allemagne, Coll. Serville, Sicile, coll. Spinola.
E per la Meria dimidiata Guérin (nec Spinola) (= Mera tripunctata Rossi) altre tre ‘varietà (1.05 pi 303%
«1. - Prothorax d’un fauve un peu brunätre avec le bord antérieur plus obscur; premier segment abdominal ayant sa moitié postérieure d’un fauve pâle un peu obscur; trois taches blanches, petites et arrondies de chaque côté de l’abdomen. - Var. dimidiata, Spinola - Long. de 8% à 9 mill. - Genes.
2. - Prothorax n’ayant que le bord postérieur d’un jaune roussätre plus ou moins obscur; premier segment abdominal faiblement bordé de roussâtre très obscur en arrière: deux petites taches blanches de chaque côté de l’abdomen. - Var. Servillei, Nob. Long. de 7% à 8 mill. - Mar- seille.
3. - Prothorax faiblement bordé, en arrière, de jaunâtre obscur peu visible; abdomen entièrement noir, sans taches blanches sur les côtés. - Var. Soliertz, Nob. - Long.: 6 mill. - Marseille,
12
Pio,
D. GUIGLIA
(Fot. A. Margiocco) M 1a trıpunctata Rossi 4 - Capo e parte del torace.
LE MYZININAE D’ITALIA
(Fot. A. Margiocco)
Fig. 3. - Meria cylindrica Fab. g. - Capo e parte del torace.
13
14 D. GUIGLIA
Quest’ultima varietà potrebbe riferirsi alla 9 della M. cylindrica Fab. Le altre varieta rientrano nel quadro della variazione individuale e non meritano di essere tenute distinte.
Distribuzione. - Specie diffusa sia nell’Italia continentale che in- sulare. Per quanto riguarda le altre regioni io credo che la distribuzione geogra- fica di questa Meria sia più limitata di quanto le citazioni degli Autori potrebbero far supporre; con il nome di M. tripunctata Rossi sono state difatti fino ad oggi confuse più specie.
Esemplari esaminati:
Italia: Lombardia (Pavia; Canonica d’Adda). Piemonte (Varinella, Valle Scrivia; Cambiano; — Susa; Molaretto; Cuneo; Paesana). Liguria (Savona; Cengio; Genova; Cavi di Lavagna). Toscana (Viareggio). Lazio (Roma, Lido; Fregene; Anzio; Montefiascone; T'arquinia). Cam- pania (Portici). Puglia (Trinitapoli). Calabria (Sambiase). Sicilia (Messina; M.te Etna, vers. merid.: M.te Sona 1350 m., M.te Vettore 1700 m., Sciarre di Mascalucia (Pedara) 600 m.; (vers. occ.: Pineta 1600 m., Alb. Serra la Nave 1700 m.; Catania: Plaia (Pineta). Sarde- gna (Chilivani; Posada, Sorgono; Is. Asinara).
Francia: Dieulefit; Carpentras; Mérindol; Digne; Palavas; Cap Ferret; Corsica.
Spagna: Burgos; Segovia; Daimiel; Siviglia; Villamartin; Zubia; Sierra Nevada, Val de Inferno; Alicante; Benidorm; Is. Majorca.
Portogallo: Resende, Douro; Lisbona dint.
Albania: Kopliku. |
Marocco: Asni a Arround; Ifrane; Ksar es Souk; Midelt.
Algeria: La Calle.
Mocsàry (l.c., p. 92) dice: «In Hungaria centrali, septentrionali, occidentali et meridionali mense Junio et initio Julii sat rara... Specimina Faunae Hungaricae, exemplaribus e Germania ortis, congruentia sunt ».
Biologia. - Le notizie sulle abitudini di questa, come delle altre specie di Meria italiane, sono assai scarse. La M. tripunctata Rossi si trova generalmente sui terreni sabbiosi. JURINE (l.c., p. 154) ha colto questa specie sui fiori di Daucus, GIRARD (l.c., p. 987) sull’ Eryngium campestre e maritimum. DUSMET (1930, p. 74) l’ha trovata abbondante sulla Thapsia villosa ed aggiunge che, secondo lo SCHLET- TERER, visita pure 1 Dorycnium e i Pahurus.
Meria cylindrica Fabricius (4) Figg. 3, 4 Scolia cylindrica Fabricius, 1793, p. 238 N. 38. g. - Sapyga cylindrica Panzer, 1805, P. 87 T. 19. d. - Myzine cylindrica Spinola, 1806, p. 79. 5. - Mocsary, 1881, p. 75 N. 2. 3. - Meria tripunctata var. cylindrica Radoszkowski, 1886, p. 39. 4. - Sapyga cylindrica Dalla Torre, 1897, p. 191. - Myzine cylindrica Guiglia, 1957; fig. 1. Loc. tip.: « Habitat in Italia Dr. Allioni ». Loc, tip) ristr.: Piemonte (5),
(4) Diagnosi originale:
«S. atra abdominis segmentis margine punctoque laterali margine contiguo flavis.
Habitat in Italia Dr. Allioni.
Caput, antennae, thorax nigra, immaculata. Abdomen cylindricum, atrum segmentorum marginibus flavis punctoque laterali, margine connexo. In hoc puncto punctum minutissimum nigrum. Pedes nigri tibiis anticis flavis. Aculeus brevis, recurvus. » (Fabricius, l.c.).
(5) È presumibile che il Dr. Carlo Allioni (1725-1804), medico e botanico di Torino, abbia raccolto in Piemonte gli esemplari inviati a Fabricius.
LE MYZININAE D'ITALIA 15
3. - Nero e giallo. Sono gialle le seguenti parti: mandibole, eccettuata la metà apicale che è bruna rossiccia, macchie o fascie discontinue ed irregolari al margine posteriore degli urotergiti I-VI e allo stesso margine degli uroster- niti II-VI (qui sono in generale più ridotte e più irregolari), apice dei femori, faccia superiore delle tibie e tarsi di tutte le paia di zampe (su questi si osser- vano sfumature brune ferruginee più o meno accentuate).
Ali ialine leggermente infoscate, stigma e nervature di regola brune,
Fig. 4. - Meria cylindrica Fab. - Armatura Fig. 5. - Meria tripunctata Rossi. - Armatura
genitale del &!. genitale del &!. (Da D. Guiglia, 1957).
Capo: clipeo profondamente e non uniformemente punteggiato; fronte a punti irregolarmente conformati ed irregolarmente distribuiti; vertice a punti grandi e profondi con intervalli lucidi, più o meno ampi, fra punto e punto; tempie più strette rispetto alla M. tripunctata (viste di profilo larghe circa la metà dell’occhio) ed a punti piuttosto radi, gli intervalli fra i punti superano di regola il diametro dei punti. Funicolo delle antenne piuttosto tozzo e leggermente clavato; penultimo articolo quasi due volte più lungo che largo.
Torace: pronoto a margine anteriore tagliente ma senza lamella bene di- stinta, superficie a punti grossolani e radi al centro, più fini e più fitti ai lati, particolarmente sulla metà posteriore; mesonoto a punti irregolarmente distri- buiti, addensati soprattutto lungo due striscie ai lati della porzione mediana, qui e sulle parti laterali i punti sono piuttosto grossolani ed assai radi; scutello con punteggiatura addensata ai lati, nulla o quasi sulla zona mediana. Mesopleure a punti più o meno densi, si osservano spesso larghi intervalli lucidi fra punto e punto.
16 D. GUIGLIA
Addome: urotergite I con punti fini ed assai radi sul dorso, più densi ai lati; urotergiti seguenti a punteggiatura nell’insieme piuttosto regolare ed unifor- memente distribuita, i punti sono meno fini rispetto alla M. tripunctata ; uroter- gite VII con incisione a lobi ad apice arrotondato. Urosterniti irregolarmente pun- teggiati: urosterniti I-II a punti abbastanza grossolani, urosterniti seguenti con punti di dimensioni varie, distribuiti in maniera irregolare.
Pubescenza bianca. |
Armatura genitale come nella fig. 4.
Lungh.: 10-14 mm. |
©. - Nera, ferruginea e gialla. Sono ferruginee le seguenti parti: mandi- bole, eccettuato l’apice che è bruno, margine anteriore del clipeo, tarsi di tutte le zampe; le antenne tendono al bruno ferrugineo. Sono gialle le macchie ai lati dei II-III urotergiti.
Ali ialine leggermente infoscate, nervature ferruginee, stigma bruno.
Capo (Fig. 6) subquadrato a superficie lucida con solamente pochi punti sparsi sulle guancie e sulle tempie. Distanza fra gli ocelli posteriori maggiore, di un terzo circa, della distanza fra essi e l’ocello anteriore.
Torace lucido, la punteggiatura sul dorso é quasi nulla, ai lati del pronoto e sulle mesopleure i punti sono più numerosi. Epinoto lateralmente e lungo 1 mar- gini laterali della porzione dorsale a striatura finissima che scompare talora del tutto o quasi. Addome lucido, urotergiti a punti assai fini e radi, urosterniti a punteggiatura simile ma più profondamente impressa.
Lungh.: 5-7 mm. |
Mocsary (l.c., p. 75) dice che molto probabilmente la M. cylindrica Fab. é una varieta della M. tripunctata Rossi. I caratteri dati in tabella sono sufficienti a differenziare nettamente le due specie.
Variabilità. - Il g della M. cylindrica presenta una certa variabilità cromatica che, come nella M. tripunctata, ha carattere puramente individuale; esemplari della medesima località e medesima data di cattura mostrano talora differenze di colore più o meno sensibili. Il clipeo, di regola completamente nero, può presentare macchie o striscie gialle irregolari. Anche sul torace si osservano in qualche individuo traccie gialle, più o meno evidenti, al margine anteriore e posteriore del pronoto, sulle tegule e sulle mesopleure. Le fascie gialle al margine posteriore degli urotergiti si presentano in qualche caso assai sottili e talora più o meno largamente interrotte ai lati, sugli urosterniti la colorazione gialla può scomparire del tutto o quasi e il VI segmento addominale può essere completa- mente nero. Sulle zampe il colore giallo può ridursi sensibilmente e le tibie pre- sentarsi quasi del tutto nere.
La variabilità della scultura è lieve: i punti sul capo, sul torace e sul I urotergite possono essere più o meno numerosi.
Nelle ali anteriori il terzo segmento del radio è di regola più lungo del se- condo, le proporzioni non sono però costanti. Il colore dello stigma e delle ner- vature tende in qualche caso a diventare più chiaro.
La © presenta una certa variabilità nel numero delle macchie gialle sugli urotergiti: da esemplari con queste, anche ai lati del IV urotergite, si passa ad altri con gli urotergiti del tutto privi di macchie.
Distribuzione. - Pocosisa sulla distribuzione geografica di questa specie rimasta fino ad oggi quasi sconosciuta. SPINOLA (l.c.) dice «In totà Li- guria, valde frequens » e MocsÀry (l.c.) « Apud nos praecedenti (tripunctata)
LE MYZININAE D’ITALIA ‘7
rarior et cum ea in Hungaria centrali, orientali et meridionali mense Junio in- venta ». Cita inoltre: Sud della Germania, Italia, Austria.
Esemplari esaminati:
Italia: Piemonte (Stazzano; Cassano Spinola; Varinella, Valle Scrivia). Liguria (Genova; Borzoli; Sarissola, App. Ligure; Voltaggio, App. Ligure; Varazze; Spotorno; Cengio; Laigueglia; Oneglia). Toscana (Ronchi, Massa Carrara). Lazio (Tarquinia).
Francia: Vernet; Dieulefit; Carpentras; Avignon; Esterel, Var; Roquebrune, Var.; Cette; Argelès-Plage; Banyuls-sur-Mer; Grenade.
Spagna: Malaga, Marbella; Sierra Nevada, Val dell'Inferno; Barcellona; Majorca.
Portogallo: Resende, Douro; Trafaria, Lisbona.
Jugoslavia: Dubrovnik (Dalmazia); Hercegnovi (Montenegro).
Biologia. - GERSTÄCKER (1872, p. 250) dice di avere osservato, nei dintorni di Berlino, la specie di Myzine raffigurata da PANZER (1805, l.c.) con il nome di Sapyga cylindrica, su fiori di Ombrellifere insieme alla « Tiphia glabrata » Fab. Non è però certo se l’interpretazione data da GERSTACKER alla M. cylindrica sia esatta. |
Il maschio di questa specie io l’ho trovato sul greto di un torrente (Saris- sola, App. Ligure).
Meria dimidiata Spinola (°) Fig. 6
Tachus dimidiatus Spinola, 1808, p. 31 N. 29; Tav. I fig. 1. 9 ($). - Meria dimidiata Klug, 1810, p. 201 N. 4. - Meria tripunctata Lepeletier var. 1°, 1845, p. 560. 9.
Loc. tip.: Genova dint.
Neotypus: Finale Borgo (Savona).
Il tipo del Tachus dimidiatus Spinola, a quanto pare, più non esiste.
Il giovane Massimiliano Spinola, che ha voluto cortesemente fare ricerche per me nella collezione del suo antenato (Coll. Museo Zoologico dell’ Università di Torino), mi ha riferito di avere trovato una sola femmina con il nome di Meria dimidiata Spinola. Questo esemplare, da me esaminato, porta il cartellino origi- «nale di mano del GUÉRIN (« Meria dimidiata var. Servillet - Marseille ») a cui si unisce un secondo cartellino che porta il nome « Solier », si tratta evidentemente della 9 descritta dal GuéRIN (1839, p. 365) che, come ho già detto (p. 11), rien- tra nel quadro della variabilità individuale della M. tripunctata Rossi.
GUERIN (l.c., p. 364) riferisce alla Meria dimidiata Spinola « deux individus de la collection de M. de Spinola, et trois échantillons, qui ont été pris à Marseille et envoyés à M. Serville par M. Solier. Les deux types de M. de Spinola, les deux seuls qu’ il possède, sont des femelles à 12 articles aux antennes. Comme M. de Spinola et le seul auteur qui ait décrit le mâle de cet insecte, nous avions espéré étudier ce sexe d’après sa collection; mais il paraît qu'il l’a perdu... ».
Nelle collezioni del Museo di Genova io ho avuto la fortuna di trovare 599 della Liguria e 299 del Piemonte che mi hanno permesso di fissare, in base alla descrizione dello Spinola e del Lepeletier (l.c.), il Neotypus del Tachus dimidiatus Spinola.
(6) Dalla diagnosi originale:
« Tachus niger, thorace capiteque antice rubro-testaceis, abdomine punctis albis. Habitat prope Genuam, rarus. |
Long. 4 lin. Lat. 1. lin.».
18
Fig. 6.
D. GUIGLIA
Meria dimidiata Spinola 9, Capo (in alto).
(Fot. A. Margiocco) Meria cylindrica Fab. 9, Capo (in basso).
LE MYZININE D'ITALIA 19
Senza la conoscenza del maschio mi riesce difficile pronunziarmi sull’esatta posizione sistematica di questa specie; ritengo tuttavia, almeno dall’esame della femmina, che essa sia indipendente dalla M. tripunctata Rossi della quale è stata spesso considerata o sinonimo o varietà.
©. - Nera, rossa testacea e gialla. Sono rosse testacee le seguenti parti: capo, mandibole, funicolo delle antenne (lo scapo è rosso bruno), pronoto, pro- sterno, mesonoto, scutello, tarsi di tutte le paia di zampe, parte delle tibie (i femori hanno sfumature rosse brune). Sono gialle le macchie ai lati dei II-III-IV urotergiti. |
Ali infoscate, nervature brune ferruginee, stigma bruno.
Capo (Fig. 6) a diametro trasversale superante quello longitudinale (45 : 35), superficie lucida con solamente pochi punti sparsi sulle guancie e sulle tempie. Tempie arrotondate. Distanza fra gli ocelli posteriori maggiore, di 1/3 circa, della distanza fra essi e l’ocello anteriore. |
Torace lucido: pronoto con punti assai scarsi sul dorso, un poco più nu- merosi sulle parti latero-posteriori, mesonoto non punteggiato, scutello con qualche rarissimo punto, mesopleure con punti sparsi. Dorso dell’epinoto con qualche punto sparso e margini laterali punteggiati-rugosi; faccia declive fina- mente ed irregolarmente striata, faccie laterali con striatura finissima limitata alla parte anteriore.
Addome lucido: urotergite I con punti finissimi ed assai radi, urotergiti seguenti con punti sparsi abbastanza profondamente impressi. Urosterniti con punteggiatura più rada rispetto agli urotergiti.
Lungh.: 8-6 mm.
g a me ignoto.
Finale Borgo (Savona), 7-VIII-1895, leg. A. Fiori. Neotypus nel Museo di Genova. |
GUERIN - MENEVILLE (1839, p. 364) dice a proposito della Meria dimi- diata Spinola: « Cette espèce est très-voisine de la précedénte (M. tripunctata Rossi), et pourrait bien n’étre constituée que par des variétés chez lesquelles l’abdomen serait presque entièrement noir...». Come gia ho detto (p. 11) la Meria dimidiata Guérin non é altro che la Meria tripunctata Rossi con le diverse varietà di colore. |
La colorazione rossa testacea del capo e di parte del torace, le ali infoscate, gli occhi singolarmente piccoli e la complessione di regola un poco più gracile differenziano con facilita le femmine della M. dimidiata Spinola da quelle della M. tripunctata Rossi.
Variabilità. - La distribuzione del colore rosso, almeno negli esem- plari da me esaminati, si mantiene nell’insieme costante, solo in un esemplare di Finale Marina (Savona) il capo ha colorazione piu scura e lo scutello é bruno a leggere sfumature rossastre. Le zampe possono essere più o meno chiare e gli urotergiti privi di macchie gialle (1 esemplare di Genova). Sull’addome si os- servano talora sfumature rossastre.
Distribuzione. - Gli esemplari esaminati sono esclusivamente del Nord Italia: Liguria: Genova 19; Cengio (Savona) 12; Spotorno 19; Finale Borgo 12 (Neotypus); Fi- nale Marina 19. Piemonte: Gavi 19; Stazzano (Alessandria) 19. Biologia. - Spinola (l.c., p. 32) dice «...marem cum faemina cepi, in sabuletis prope Genuam ». :
20 D. GUIGLIA
Meria rousselii Guérin it res
Myzine Roussel Guérin, 1838, p. 103. d. - Myzine ruficornis Smith, 1879, p. 178 N. 1. & (7). - Myzina Ghilianii Spinola, 1843, p. 135. g. - Myzina hispanica Spinola, 1843, p. 134 N. 22. 3. - Myzine erythrura Ach. Costa, 1858, pp. 20, 36 N. 2; T. 20 fig. 3. 4. - Ach. Costa, 1887, p. 119 N. 3. G 9. - Myzine hispanica Dusmet, 1930, pp. 68-73. 3. - Meria rousselii Guiglia, 1959, pp. 7, 22-24; fig. 12. g. - Guiglia, 1960, pp. 76-78, 81; figg. 14, 15. d.
Loc. tip. : Alger.
g. - Nero, giallo e ferrugineo. Sono gialle le seguenti parti: mandibole eccettuato l’apice che € bruno rossastro, due striscie trasverse al margine anteriore del pronoto che vanno assottigliandosi verso il centro, le tegule, una macchia su ciascun lato degli urotergiti I-VI, una sottile linea mediana al margine posteriore degli urotergiti II-VI, una piccola macchia a ciascun lato degli urosterniti II-V, parte della meta apicale dei femori, le tibie (queste sulla faccia inferiore sono pit o meno estesamente brune ferruginee) e 1 tarsi di tutte le paia di zampe. E fer- rugineo, più o meno annerito, il funicolo delle antenne ed è rosso ferrugineo l’a- pice dell’addome.
Ali ialine con stigma bruno e nervature brune ferruginee.
Capo: clipeo a punti piuttosto grossolani ed irregolari sulla parte mediana, più fini, più fitti e più regolari presso 1 margini laterali. Fronte anteriormente a punti densi e profondamente impressi che vanno notevolmente e gradatamente diradandosi e diventando più fini proseguendo verso il vertice, dove la punteg- giatura è assai fina.
Funicolo delle antenne leggermente ingrossato verso l’apice e ad articoli più o meno gibbosi.
Torace: pronoto a margine anteriore con lamella trasparente e superficie a punti piuttosto grossolani sulla porzione mediana, un poco più fini e più densi ai lati; mesonoto grossolanamente punteggiato; scutello a punti grandi e radi al centro, più densi e più fini lungo i margini laterali; mesopleure densamente pun- teggiate.
Addome a segmenti un poco strozzati e lati leggermente convessi, punteg- giatura profondamente impressa. Urotergite I con punteggiatura densa, urotergiti seguenti a punti più radi e gradatamente più fini; urotergite VII con incisione a lobi ad apice arrotondato. Urosterniti con reticolo fondamentale a cui si sovrap- pongono punti densi e grossolani sul I urosternite, sui seguenti questi vanno gra- datamente diradandosi eccettuato presso il margine anteriore dove, particolar- mente sui III-VII urosterniti, si osserva una fina e fitta punteggiatura.
Pubescenza bianca.
Ali: cellula radiale ad apice acuto; terzo segmento del radio di regola mi- nore del secondo, le proporzioni non si mantengono costanti.
Armatura genitale come nella fig. 8.
Lungh.: 8-10 mm.
9. - Nera, rossa ferruginea e gialla. Sono rosse ferruginee, più o meno in- foscate, le seguenti parti: mandibole, eccettuato l’apice che è bruno, parte del clipeo, le antenne, le tibie e i tarsi di tutte le zampe e l’addome. Sono gialle le macchie ai lati dei II-IV urotergiti.
Ali ialine leggermente infoscate, stigma bruno, nervature ferruginee.
(7) Ho esaminato di questa specie un esemplare così etichettato di mano dello SMITH: « Myzine ruficornis Sm. (Type): Sicily ».
LE MYZININAE D’ITALIA JÄN
Capo (Fig. 1) a diametro trasversale superante quello longitudinale (72 : 52), superficie lucida con solamente pochissimi punti sulle guancie e sulle tempie. Di- stanza fra gli ocelli posteriori di 1/4 circa maggiore della distanza fra essi e l’oc- chio. Tempie moderatamente arrotondate.
Fig. 7. - Merita rousselii Guérin 3 (Da D. Guiglia, 1960).
Torace lucido, i punti sono assai scarsi sul dorso, un poco più densi ai lati del pronoto e sulle mesopleure. Lati dell’epinoto con striatura assai fina che si prolunga, più o meno regolarmente, lungo i margini laterali della superficie dorsale. |
Addome lucido, con punti finissimi ed assai radi sugli urotergiti, un poco più grossolani sugli urosterniti.
Lungh.: 6-9 mm.
L’addome completamente rosso contraddistingue con facilità la © della A. rousselu Guérin. Il 3 è bene caratterizzato, oltre che dalla struttura dell’armatura genitale, dalla conformazione e scultura dell’addome, dalle antenne ad articoli più o meno gibbosi e dall’apice dell’addome rosso.
22 D. GUIGLIA
Variabilità. - Per quanto riguarda la variazione cromatica del ma- schio di questa specie si passa gradatamente, come gia ho messo in rilievo (1960, p. 76), da esemplari a colore giallo ridotto ad altrı con questo notevolmente esteso (m. lutea Guiglia).
Nel materiale da me esaminato il funicolo delle antenne varia dal ferrugineo al bruno, il margine posteriore del pronoto pud presentare una fascia gialla ta- lora spezzettata e 1 disegni gialli sui I-V urotergiti possono ridursi fino a scom- parire completamente. |
Fig. 8. - Meria rousselii Guérin. - Armatura genitale del $ (Da D.. Guiglia, 1957).
La punteggiatura varia lievemente sia nella densità che nella profondità. La gibbosità degli articoli del funicolo delle antenne pud essere più o meno sen- sibile. Nelle ali anteriori 1 rapporti fra i segmenti del radio non si mantengono, come gia ho detto sopra, sempre costanti.
Nella femmina la colorazione rossa ferruginea dell’addome pud presentare sfumature brune e le macchie gialle possono ridursi fino a scomparire del tutto o quasi sul IV urotergite.
DusMET (l.c., p. 74) descrive due varietà della M. hispanica Sea’
Var. castellana.
« g. Son amarillos los bordes anterior y posterior del pronoto, escamillas del todo amarillas, y este color sustituye al ferruginoso en las tibias y metatarsos y esta mas extendido en los terguitos, ilegando casi a formar faja continua en el borde. Antenas ferruginosas, con el extremo mas obscuro. Asi es un ejemplar de Pozuelo de Calatrava; en otros de esa misma localidad y de Montarco se notan los señalodos caracteres, pero no tan marcados, asi que no es mas que una modificacidn extrema de los ejemplares mas claros ».
LE MYZININAE D’ITALIA | 23
Var. obscura.
«&. Es una modificaciön, en sentido inverso, de varios gg de Sierra Morena (La Vega, Peñarroya, El Soldado). En ellos no hay manchas en los terguitos, y las escamillas son ferruginosas. Es extrafio que las antenas, especialmente en uno, sean ferruginosas como en la variedad castellana, mas amarilla. Da la coincidencia de que esta forma obscura es de la misma region que la correspon- diente de M. tripunctata ».
La var. castellana con colore giallo predominante potrebbe costituire una forma di passaggio alla m. lutea e la var. obscura la forma cromaticamente a
questa opposta.
morpha lutea Guiglia. Meria rousselü f. lutea Guiglia, (1960, p. 77).
«&. - Clipeo giallo. Pronoto in massima parte giallo, scutello giallo, meso- pleure con grande macchia gialla. Addome con ampia fascia gialla regolare sulla superficie dorsale del I urotergite e fascie estese a tutta o quasi la superficie del disco sugli urotergiti II-VI, urotergite VII in massima parte giallo; urosterniti II-VI con fascie gialle ristrette sulla porzione mediana ed espanse ai lati. Zampe con femori più estesamente gialli rispetto alla forma tipica » (Guiglia, l.c.).
Algeria (Biskra); Marocco (Marrakech, Oued Tensift).
Distribuzione. - Anche per questa Meria l’interpretazione data dagli Autori non è sempre esatta per cui non è possibile basarsi, per la sua diffu- sione geografica, sulle citazioni tratte dalla letteratura.
Esemplari esaminati:
Italia: Lazio (Roma, Lido; Acilia). Puglia (Taviano). Italia meridionale (senza località pre- cisata). Sicilia (M.te Etna, vers. merid.: M.te Sona 1350 m.). Sicilia (senza località precisata). Sardegna (Cagliari; Sorgono; Is. Asinara).
Francia: Cette; le Barcarés, Lido; Argèles-Plage (Pyrén. or.); Corsica, Ile Rousse. Spagna: Alcala, M.te Escalera; Madrid; Daimiel; Villamartin; Siviglia; Barcellona. Portogallo: Trafaria, Lisbona; Cascais, Boca do Inferno.
Marocco: Marrakech; Qued Tensift.
Algeria: Orano; Alger; Maison Carré; Bòne; La Calle.
Tripolitania: Ain Zara.
Biologia. - Lucas (1849, p. 284) dice di aver catturato questa specie in Algeria, nei mesi di marzo e aprile, sull’ Asphodelus ramosus.
Meria volvulus Fabricius (8) Figg. 10, II
Scolia volvulus Fabricius, 1798, p. 256, N. 38. - Myzine volvulus Guiglia, 1958, p. 2. - Meria volvulus Guiglia, 1959, pp. 5, 12-15. - Guiglia, 1960, pp. 72, 80; fig. 7.
Loc. tip.: Tanger. | &. - Nero e giallo. Sono gialle le seguenti parti: le mandibole eccettuata la metà apicale che è rossa bruna e l’apice nero, una fascia, medialmente interrotta,
(8) Diagnosi originale:
«volvulus. 38. S. nigra cinereo hirta thorace flavo maculato, abdomine fasciis sex flavis.
Habitat Tangier Dom. Schousboe Mus. Dom. de Schestedt. Statura et magnitudo omnino S. cylindricae. Antennae cylindricae, porrectae, nigrae. Caput nigrum, cinereo tomentosum. Tho- rax cinereo tomentosus antice fasciis duabus flavis. Abdomen cylindricum, atrum fasciis sex flavis aculeo parvo, recurvo. Alae abdomine breviores, albidae » (Fabricius, l.c.).
La ridescrizione della presente specie già da me riportata (1959, l.c., p. 12), è stata basata, come già ho detto (l.c.), su esemplari topotipici comparati con il tipo.
24 “Di COTTA
al margine anteriore ed una continua al margine posteriore del pronoto, una pic- cola macchia allungata sulle mesopleure, una fascia, espansa ai lati, al margine posteriore degli urotergiti I-VI, due macchie laterali sul VII urotergite, una fa- scia sinuosa al margine posteriore degli urosterniti II-VI, parte dei femori, tibie e tarsi di tutte le paia di zampe (il colore giallo presenta qui sfumature ferruginee più o meno estese).
Ali ialine appena lievemente infoscate all’apice, stigma e nervature ferru- ginee, subcosta bruna. |
Capo: clipeo a superficie piuttosto grossolanamente punteggiata, fronte a punti densi sulla parte anteriore, più radi e grossolani su quella posteriore, ver- tice a punti abbastanza fitti e profondi.
Antenne cilindriche, regolari. |
Torace: pronoto a margine anteriore con lamella sporgente e superficie a punti numerosi, grandi e profondamente impressi sulla porzione mediana, piu fini e notevolmente più fitti sulle parti laterali. Mesonoto a punti grandi e larga- mente spaziati al centro, notevolmente più densi ai lati. Scutello a punteggiatura simile a quella del mesonoto. Mesopleure densamente e profondamente punteg- giate. | 3 Addome: urotergite I a punti sparsi, urotergiti seguenti densamente e re- golarmente punteggiati (sul VI i punti sono un poco più radi, sul VIT più gros- solani). Urosterniti a punteggiatura più irregolare e meno uniforme rispetto a quella degli urotergiti.
Pubescenza bianca frammista a peli giallastri, lunga ed abbondante parti- colarmente sull’epinoto.
Ali: cellula radiale ad apice acuto. Terzo segmento del radio di 1/3 circa più breve del secondo (queste proporzioni sono, come per le altre specie, variabili).
Armatura genitale come nella fig. 10.
Lungh.: 13-14 mm.
Q. - ignota.
Il DaLLA TORRE (1897, p. 128) pone la M. volvulus Fabr. in sinonimia con la M. tripunctata Rossi. I caratteri differenziali fra le due specie sono evidentis- simi. Oltre che per la conformazione dell’armatura genitale e la complessione vi- sibilmente più robusta, la M. volvulus Fabr. si differenzia dalla M. tripunctata Rossi per il I urotergite (visto di profilo) con la faccia declive perpendicolare alla faccia dorsale e ad essa raccordata da un angolo smussato (nella M. tripunctata il I urotergite, visto di profilo, ha la faccia declive obliqua rispetto alla faccia dorsale e ad essa raccordata da un’ampia curva continua), per il margine anteriore del pronoto con lamella trasparente notevolmente elevata (nella M. tripunctata la lamella del margine anteriore del pronoto è più o meno trasparente, bene di- stinta ma non notevolmente elevata), per gli urotergiti II-V a punti di regola densi e profondi (nella M. tripunctata gli stessi urotergiti hanno i punti piutto- sto fini ed intervalli lucidi fra punto e punto più o meno ampi). Aggiungo che il funicolo delle antenne è nella M. volvulus proporzionalmente più breve e più tozzo.
Variabilità. - Il maschio di questa specie presenta una sensibile variabilità cromatica: dalla forma tipica scura si passa gradatamente all’estrema forma chiara.
Il clipeo varia dal completamente nero al completamente giallo con tutte le forme di passaggio. Il mesonoto e lo scutello possono essere privi di disegni gialli o presentare il mesonoto una macchia centrale e lo scutello due macchie la-
LE MYZININAE D'ITALIA 25
terali gialle; il giallo puo estendersi anche al postscutello e all’epinoto. Le fascie gialle dell’addome occupano talora tutta o quasi la superficie del disco.
Gli esemplari italiani da me esaminati, tutti della Sicilia, hanno il clipeo © che varia dal completamente nero al nero con disegni gialli più o meno estesi. Le fascie del pronoto possono essere o continue o largamente interrotte nel mezzo, la fascia posteriore può talora mancare. Il mesonoto, lo scutello e il postscutello sono neri, solo un esemplare del M.te Sona, 1350 m. (Etna) ha il mesonoto e lo scutello con due macchie gialle mediane a virgola e le mesopleure con grande macchia gialla. Questo esemplare già segna un passaggio alla m. guerini Lucas.
Fig. 9 Fig. 10
Fig. 9. - Meria latifasciata Palma. - Armatura genitale del 3. Fig. 10. - Meria volvulus m. guerinii Lucas. - Armatura genitale del 4. (Da D. Guiglia, 1958).
morpha guerinii Lucas. Meria volvulus f. guerinii Guiglia, 1959, pp. 6, 14; figg. 5, 6.
Loc. tip.: Orano (Algeria).
Questa forma è caratterizzata dal notevole sviluppo del colore giallo. Negli esemplari più chiari sono gialle le seguenti parti: clipeo, prominenza frontale, una macchia all’apice dello scapo, la massima parte del pronoto, due striscie sul mesonoto in corrispondenza delle tegule ed una macchia subrettangolare mediana a margine anteriore concavo, scutello, due macchie sul postscutello tendenti a congiungersi sulla linea mediana, una grande macchia sulle mesopleure, epinoto lateralmente, urotergiti del tutto o quasi. Ho notato così colorati esemplari di
Biskra (Sud Algeria) (GuIGLIA, 1960, p. 72).
26 | D. GUIGLIA
Distribuzione. - Esemplari esaminati:
Italia: Sicilia (Messina; M.te Etna, vers. mer., Montagnola, 2400 m.; M.te Sona, 1350 m.; vers. occ., Pineta, 1600 m.); Sicilia (senza localita precisata).
Nel Nord Africa ho notato tutte le forme di passaggio, dalla forma tipica scura alla guerinii Lucas che raggiunge nel sud-algerino (Biskra) la massima estensione del colore giallo. NEAT OCC oF Casablanca: Tanger; Fes; Ifrane. Algeria: Boghari; Tizi; Hodna; Biskra. Tunisia: Tunisi, Kairouan.
T'ripolitania+ “Garian;
Biologia. - Lucas (1849, p. 283) dice di avere raccolto, alla fine di marzo, nei dintorni di Orano, qualche esemplare della « Myzina Chern: » sull’ A- sphodelus ramosus.
Meria latifaseiata Palma Figg. 9, 12
Myzine sexfasciata Rossi var. latifasciata Palma, 1869, p. 33, N. 1, & - Myzine latifasciata Ach. Costa, 1887, p. 118, N. 2, 3. - Meria anceps Gribodo, 1893, p. 184, d. - Meria latifasciata Guiglia, 1959, pp. 5,9-12; figg. 4, 7. - Guiglia, 1960, pp. 70, 80; fig. 6.
Loc. tip.: Sicilia settentrionale.
3. - Nero e giallo. Sono gialle le seguenti parti: il clipeo, le mandibole ec- cettuato l’apice che è bruno rossastro, la prominenza frontale, una fascia al mar- gine anteriore del pronoto o smarginata o interrotta nel mezzo ed una continua al margine posteriore, una grande macchia sulle mesopleure, una fascia sinuosa al margine posteriore del I urotergite, una fascia espansa ai lati al margine po- steriore degli urotergiti II-VI, le tibie (la faccia inferiore è più o meno estesa- mente bruna rossastra), i tarsi e gran parte delle anche e dei femori di tutte le pala di zampe.
Ali ialine con stigma e nervature in massima parte ferruginee, subcosta bruna.
Capo: clipeo a margine anteriore con lieve concavità mediana e superficie a punti fini e piuttosto densi ai lati, più radi e grossolani al centro. Fronte sulla metà anteriore densamente e finamente punteggiata, su quella posteriore i punti sono notevolmente più radi (si osservano larghi intervalli lucidi fra punto e punto) e più grossolani, vertice con pochi punti sparsi. Antenne cilindriche ad articoli regolari.
Torace: pronoto con lamella al margine anteriore moderatamente sporgente e superficie a punti assai radi ed abbastanza grossolani al centro, più fini e più densi ai lati. Mesonoto lucido con punti grandi e poco numerosi sulla porzione mediana, più piccoli e più densi ai lati, più irregolari presso il margine posteriore. Scutello lucido con punti grandi e radi al centro, più fini e più fitti sulle parti laterali. Mesopleure a punti piuttosto grossolani e radi sulla metà anteriore, più fini e più densi su quella posteriore. _
Addome lucido. Urotergite I con pochi e fini punti sparsi, urotergiti II-VI assai finamente e scarsamente punteggiati, urotergite VII a punti più grossolani e smarginatura a lobi ad apice arrotondato. Urosterniti a punteggiatura simile a quella degli urotergiti, a punti fini si alternano, specialmente sui segmenti ba- sali, punti più grossolani.
Ali: cellula radiale ad apice subacuto. Secondo e terzo segmento del radio presso a poco di eguale lunghezza.
LE MYZININAE D’ITALIA
Fig. 12. - Meria latifasciata Palma. - Urotergite
II. (Da D. Guiglia, 1958).
27
28 D. GUIGLIA
Pubescenza bianca argentea.
Armatura genitale come nella fig. 9.
Lungh.: 14-15 mm.
© ignota.
Oltre che per i caratteri gia dati in tabella, la M. latifasciata Palma si diffe- renzia dalla M. volvulus Fabr. per la complessione più snella, il capo spiccatamente lucido a punteggiatura, particolarmente sul vertice, più rada e più fina e per il funicolo delle antenne nell’insieme più gracile.
Variabilità. - Il maschio della M. latifasciata presenta una così sensibile variabilita cromatica da essere indotti, senza l’esame dell’armatura genitale, a riferire a specie diverse individui conspecifici.
Dalla forma tipica con leggera variazione dell’estensione del colore giallo dell’addome, si passa all’estrema forma chiara gialla e ferruginea.
morpha laeta Saunders. Myzine laeta Saunders, 1901, p. 532. - Meria latifasciata f. laeta Guiglia, 1960, pp. 70, 80.
Loc. tip.: Biskra (Algeria).
Ho contraddistinto con il nome di /aeta (1960, l.c.) gli esemplari chiari con la base dell'addome più o meno estesamente ferruginea e colorazione gialla di tutto il corpo sensibilmente estesa: pronoto del tutto o quasi giallo, macchia sulle mesopleure grande, urotergiti in gran parte gialli, zampe più estesamente colorate. Il mesonoto può presentare talora due macchie gialle al disotto delle tegule e lo scutello ed il postscutello possono essere macchiati.
La punteggiatura, specialmente degli urotergiti, varia lievemente: i punti si presentano talora un poco più densi e più impressi.
Distribuzione. - Specie descritta della Sicilia settentrionale. Co- STA (l.c.) dice di avere esaminato tre individui della Sicilia, non specifica la lo- calità.
Esemplari esaminati:
m. typica: Algeria (Biskra); Tunisia (Tunisi); Tripolitania (Homs); Egitto (Meadi). m. laeta: Algeria (Biskra, Tadjerouna); Libia occidentale (Beni Ulid); Sudan anglo-egiziano (Prov. di Darfur).
Meria nigrifrons Smith Fig. 13
Myzine nigrifrons Smith, 1879, p. 178. 3. - Guiglia, 1955, pp. 149-151; figg. 4, 6. - Guiglia, 1957, p. 3, fig. 3. :
Loc. tip.: Sicilia.
Di questa specie ho attualmente a disposizione l’unico g di cui ho raffi- gurato l’armatura genitale (1957, l.c.), mi riesce di conseguenza difficile pronun- ziarmi circa il suo giusto valore sistematico e circa i suoi rapporti con la M. vol- vulus Fab., specie senza dubbio ad essa affinissima.
SPECIE PROBABILE IN ITALIA
Grazie alla cortesia della Signorina S. Kelner Pillault ho potuto avere in esame il tipo della M. lineata Sichel, specie la cui interpretazione è stata spesso discussa.
LE MYZININAE D’ITALIA . 29
L’assenza totale nell’unica © delle ali posteriori e la riduzione di quelle an- teriori poteva far pensare, come dice l’Autore, ad una mutilazione non sostan- ziale. In seguito BERLAND (1922), dall’esame di altri esemplari, potè constatare come la riduzione delle ali fosse in realtà una caratteristica della specie.
Denis (1930, p. 15) dice « A Banyuls-s-Mer, dans le jardin du Laboratoire Arago, les femelles de M. lineata sont assez communes et les mâles ailès, corre- spondant sans aucun doute a M. tripunctata, y sont tres abondants ».
Fig. 13. - Meria mgrifrons Smith. - Armatura genitale del g. (Da D. Guiglia, 1957)
è
Ho recentemente (1957, p. 4, fig. 6) fissato, in base all’armatura genitale, l’Allotipo della M. lineata Sichel che ora qui dettagliatamente descrivo. L’esem- plare (Coll. Museo di Parigi) è così etichettato: « St. Georges de Didonne. - 4-8-27. - d’après M. Pigeot. - Myzine lineata 3».
Meria lineata Sichel Hide: Ta, TR 20.79
Meria lineata Sichel, Ann. Soc. Entom. France (3) XVII, 1859, Bull. p. CCXIII N. 2, ©. - My- zine lineata Berland, 1922, p. 490. - Berland, 1925, pp. 286, 288; fig. 575. - Dusmet, 1930, pp. 68, 75. - Denis, 1930, pp. 15-22. - Guiglia, 1957, p. 3; fig. 6.
Loc. tip.: Toulon (Holotypus); St. Georges de Didonne (Allotypus).
3. - Nero e giallo. Sono gialle le seguenti parti: le mandibole eccettuato l’apice che è bruno rossastro, una sottile linea al margine posteriore del pronoto, una fascia ristretta al margine posteriore del I urotergite e tre macchie isolate al margine posteriore degli urotergiti II-V (quelle di quest’ultimo urotergite sono
30 D. GUIGLIA
piccole, particolarmente le laterali), una macchia all’apice dei femori, la faccia anteriore delle tibie del I paio, parte delle tibie del II paio e porzione apicale di quelle del III paio, tutti i tarsi sono gialli ferruginei. Ali ialine, appena lievemente infoscate. Stigma e nervature brune. Capo (Fig. 17): clipeo densamente e grossolanamente punteggiato eccettuato i margini laterali dove la punteggiatura é piu fina; fronte a punti densi profonda-
(Fot. A. Margiocco)
Fig. 14. - Meria lineata Sichel gd.
mente impressi, più piccoli ed irregolari sullo spazio interantennale; vertice a larghi spazii lucidi fra punto e punto. Funicolo delle antenne con gli articoli che vanno leggermente ingrossandosi verso l’apice.
Torace: margine anteriore con lamella distinta ma moderatamente svilup- pata, superficie a punti piuttosto grossolani e radi (lo spazio fra punto e punto è maggiore del diametro del punto) sulla parte dorsale, più densi ai lati. Meso-
LE MYZININAE D'ITALIA 31
noto a punti grandi ed assai radi al centro, più piccoli, piu fitti e più irregolari al lati; scutello a punteggiatura simile al mesonoto, i punti sono un poco più densi; mesopleure a punti grandi profondamente impressi; metapleure grossolanamente e densamente rugose.
Addome lucido a segmenti un poco strozzati. Urotergite I (visto di profilo) con la faccia declive raccordata alla faccia dorsale da un’ampia curva continua
Fig. 16. - Meria lineata Sichel. - Armatura genitale del 3 (Da D. Guiglia, 1957).
(Fot. A. Margiocco)
Fig. 15. - Meria lineata Sichel 2.
e superficie con pochissimi ed assai fini punti sparsi sul dorso, leggermente più numerosi e grossolani ai lati; urotergiti seguenti con punteggiatura irregolare e
nell’insieme profondamente impressa; urotergite VII con incisione a lobi ad apice arrotondato. Urosterniti irregolarmente punteggiati: urosternite I piuttosto densamente ed uniformemente punteggiato, urosternite II a punteggiatura un poco più grossolana ed irregolare, urosterniti seguenti con la metà anteriore a
32 D. GUIGLIA
fina microscultura fondamentale a cui si sovrappongono punti fini e finissimi e la meta posteriore lucida con pochi punti sparsi, irregolari.
Ali: cellula radiale ad apice acuto. Terzo segmento del radio più breve del secondo.
(Fot. A. Margiocco) Fig. 17. - Meria lineata Sichel. - Capo e parte del torace della 9.
Pubescenza bianca argentea.
Armatura genitale come nella fig. 16.
Lungh.: 8 mm.
©. - Riporto qui integralmente la diagnosi originale che completo mettendo in rilievo alcuni caratteri.
Capo a diametro trasversale superante quello longitudinale (54 : 43), su- perficie con reticolo fondamentale a maglie quadrangolari e pochi punti sparsi
«2. - Meria lineata, 2, nov. sp. - Nigra, subnitida, parcissime punctata; ore, antennis, pro-et mesothorace, scutellis, abdominis petiolo, ano, pedibus anticis tarsisque omnibus, rufis; meta- thorace postice profunde punctato, fere ruguloso-clathrato; abdominis fasciis albis 3 (segmento- rum 2-4), sinuatis, antice biemarginatis, secunda subinterrupta, tertia late interrupta; alisis fusc, minimis, fere nullis. - Long. 9 millim.
Ailes rudimentaires, peut-etre arrachées fortuitement, bien que leur troncature semble mousse et à peu près la meme des deux côtés.
Exemplaire unique, trouvé à Toulon, par M. le docteur Coquerel, et communiqué par M. Fairmaire. »
LE MYZININAE D’ITALIA 33
sulle guancie e sulle tempie. Distanza fra gli ocelli posteriori maggiore della di- stanza fra essi e l’ocello anteriore (8 : 6).
Torace: pronoto con reticolo fondamentale a maglie quadrangolari a CUI, anteriormente ed ai lati, si sovrappongono punti grossolani; mesonoto con reti- colo simile al pronoto; scutello a superficie lucida con reticolo assai fine e qualche punto grossolano ad esso sovrapposto. Epinoto a superficie dorsale chiaramente reticolata e solco mediano profondo, parti laterali con strie fini particolarmente sulla metà posteriore, punti grandi e profondamente impressi sulla faccia declive e lungo i margini laterali della superficie dorsale.
Addome con reticolo fondamentale simile al torace a cui si sovrappongono punti sparsi piuttosto grossolani, assai radi sul I urotergite, un poco più densi sul II urotergite; sugli urosterniti questi sono più grandi e più numerosi.
Il 3 della M. lineata Sichel si differenzia dal 3 della M. cylindrica Fabricius soprattutto per la conformazione dell’armatura genitale, per l'addome lucido a segmenti un poco strozzati e superficie degli urotergiti a punteggiatura nell’in- sieme più irregolare. Il carattere delle ali, la microscultura fondamentale della superficie del corpo, la maggiore diffusione del colore giallo ed il caratteristico aspetto di insieme contraddistinguono con facilità la 9 della M. lineata dalle 99 delle specie affini.
Distribuzione. - Oltre alla 9 di Toulon (Holotypus) e al 3 di St. Georges di Didonne (Allotypus), ho esaminato 19 di Banyuls-s-Mer (leg. Denis, 1926, Coll. Museo di Parigi). -
BERLAND (1925, p. 228) cita le seguenti località: « Var: Cavalaire; Bouches- du-Rhöne: Marseille, Miramas, Aix-en-Provence. Pyrenees (?). Espagne: Bar- celone, Uclés ».
DUSMET (l.c.) ha studiato 689 della Spagna catturate in provincia di Bar- cellona, di ‘Teruel e di Madrid.
DENIS (l.c.) dice che a Banyuls-s-Mer e precisamente nel giardino del Laboratorio Arago, le femmine di questa specie sono abbastanza comuni.
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ESTRATTO DALLE MEMORIE DELLA SOCIETA ENTOMOLOGICA ITALIANA VOLUME XL - 27 MAGGIO 1961
ESTRATTO DALLE MEMORIE DELLA SOCIETÀ ENTOMOLOGICA ITALIANA VOLUME XE] 1964
RENZO STEFANI e CARLO CONTINI
CARATTERI MORFOLOGICI DISTINTIVI NELLE FORME ANFIGONICA E PARTENOGENETICA DI HAPLOEMBIA SOLIERI Ramb.
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OCT 0 5 2006 3
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GENOVA FRATELLI PAGANO + TIPOGRAFI EDITORI S.A. $ 20«6-1961
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RENZO STEFANI e CARLO CONTINI |<
CARATTERI MORFOLOGICI DISTINTIVI NELLE FORME ANFIGONICA E PARTENOGENETICA DI HAPLOEMBIA SOLIERI Ramb.
Nella serie di ricerche riguardanti la partenogenesi dell’ Haploembia solieri, si è presentata la necessità di studiare accuratamente la morfologia esterna nei due biotipi anfigonico e partenogenetico allo scopo di fissare, con una precisione mag- giore di quanto non fosse stato fatto precedentemente, i caratteri morfologici distintivi delle due forme.
A tale scopo sono state esaminate due serie uflieienelene ampie di esem- plari adulti di sesso femminile provenienti da una popolazione mista di un’ unica località (Varigotti) della riviera ligure di ponente. à
La discriminazione dei due biotipi è stata eseguita a priori per via cario- logica, in base al conteggio dei cromosomi nelle uova deposte da ogni individuo preso in considerazione.
Della forma partenogenetica, sono stati esaminati esclusivamente esemplari del biotipo tetrasomico diploide, essendo gli individui triploidi del tutto portiera nella località citata.
L’esame completo della morfologia esterna ha messo in evidenza una serie di caratteri differenziali che prenderemo ora in considerazione, comparando, per ognuno di essi, i due biotipi.
1. DIMENSIONI DEL CORPO..
Le dimensioni riguardano esclusivamente la lunghezza del corpo compresa tra il labbro superiore e l’estremità posteriore dell’ultimo segmento addominale. Negli esemplari del biotipo anfigonico la lunghezza varia tra 10 mm e 12 mm con una media di 10,9 mm. Negli esemplari partenogenetici (diploidi tetraso- mici) la lunghezza risulta compresa tra 12,2 mm e 14 mm con una media di 12,7 mm. Sono stati inoltre misurati 14 esemplari partenogenetici triploidi di altre località allo scopo di stabilire, almeno approssimativamente, se il poliploi- dismo fosse correlato ad un gigantismo somatico. Le dimensioni di tali esemplari risultarono comprese tra 10,5 mm e 14 mm con una media di 12,6 mm.
Da questi dati possiamo dedurre che il biotipo partenogenetico diploide presenta un leggero aumento nelle dimensioni corporee rispetto al biotipo anfi- gonico, almeno per la popolazione presa in esame. Non risulta invece aversi un aumento delle dimensioni corporee in correlazione con la triploidia.
2. COLORAZIONE GENERALE DEL CORPO.
La femmina adulta del biotipo anfigonico presenta una colorazione gene- rale bruno-rossastra con tendenza al ferrugineo, con parti più o meno intensa- mente pigmentate ma a tonalità generale piuttosto uniforme. Il capo si distingue dal resto del corpo per una colorazione più intensamente ferruginea.
37 HAPLOEMBIA SOLERI
Nelle femmine del biotipo partenogenetico si riconosce a colpo d’occhio una colorazione generale a toni più sbiaditi, piu pallidi, per quanto alcune parti (scleriti dorsali) siano pigmentate come nella forma anfıgonica.
Tale colorazione generale più pallida è dovuta ad una caratteristica depigmen- tazione di tutte le parti tegumentali non sclerificate del corpo (es. membrane intersegmentali, regioni articolari, ecc.). La depigmentazione però interessa anche alcune particolari zone degli scleriti dorsali, zone che si presentano costanti per forma e posizione, come verrà più sotto specificato.
RENT: 2 EE à Ge
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Fig. 1 - Haploembia solieri. Capo veduto dorsalmente: a) (a sinistra) 2 anfigonica, b) (a destra) 9 partenogenetica.
Concludendo, quindi, per quanto riguarda la colorazione generale, pos- siamo dire che la forma partenogenetica è caratterizzata nel complesso da una depigmentazione generale del tegumento. Dobbiamo aggiungere però che tale carattere, data la variabilità individuale, non è da solo sufficiente a discriminare con sicurezza gli individui dei due biotipi esaminati singolarmente. Come carat- tere diagnostico differenziale, la colorazione generale del corpo ha valore solo
se valutata statisticamente. )
3. CARATTERI DIFFERENZIALI NEL CAPO.
a) Depigmentazione tegumentale in alcune regioni del capo.
Il capo, esaminato dorsalmente, presenta, in corrispondenza della fronte due zone simmetriche che sono intensamente depigmentate nel biotipo parte- nogenetico (Fig. 1b) a contorno netto. Tali zone sono invece normalmente pig- mentate nel biotipo anfigonico o, talvolta, appena più chiare, ma senza contorni definiti (Fig. 1a).
Nella metà craniale posteriore (vertice, occipite e parietali) si notano, in entrambi i biotipi, delle zone depigmentate simmetricamente disposte in numero complessivo di dieci più un'area minuta circolare all'angolo interno dell’occhio (Fig. 15). Questi disegni appaiono ben evidenti e marcati nella femmina parte- nogenetica appunto per una loro più intensa depigmentazione. Il disegno appare invece appena percettibile nel biotipo anfigonico. Trattandosi anche in questo caso di fenomeno riguardante la depigmentazione tegumentale e quindi suscetti- bile di variazione individuale, ad esso va attribuito un valore solamente su base statistica.
R.i STEFANI = ‚EC. CONTINI 38
b) Microscultura dell’ipofaringe.
L’ipofaringe negli Embiotteri è corta e compressa lateralmente. Nella sua faccia ventrale essa presenta un ampio solco longitudinale che attraversa la su- perficie inferiore dell’organo in tutta la sua estensione.
In corrispondenza di tale depressione la cuticola presenta una microscul- tura che, all'esame comparativo, è risultata essere diversa nei due biotipi e co- stante nella forma per ognuno di essi in modo da costituire un carattere diagno- stico ben definito. La microscultura è rappresentata dalla fig. 2. Nel biotipo
é > ee Cut ME « 0 RI Sa E Su E > È © ne Ra > > as eo = stra > «re + > > > ‘ yes RE N È is E Uta win LL m Be Er ee = À £ >
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Fig. 2 - H. solieri. Microscultura della depressione longitudinale inferiore dell’ipofaringe: a) (sopra) © anfıgonica, b) (sotto) 2 partenogenetica.
partenogenetico (Fig. 2b), partendo dalla base verso l’estremità dell’ ipofaringe, si osservano, sul fondo della depressione, delle spicole disposte irregolarmente su tre file, le quali, nel terzo basale, sono corte e minute. Passando dal terzo basale al terzo mediano, esse cambiano bruscamente di grandezza diventando più lunghe ed appuntite. Nel terzo distale, infine, esse assumono gradualmente una forma piu complessa di scaglia con un margine a 2-4 punte. Nel biotipo anfigonico (Fig. 2a), le minute spicole del tratto basale si mantengono costanti nella loro struttura e grandezza per quasi tutta la superficie del solco. Soltanto nell’ultimo tratto, esse assumono una forma più complessa di scaglia che però è diversa da quella del corrispondente tratto dell’altro biotipo in quanto le punte sono più minute ed irregolari, spesso in forma di semplici ondulazioni marginali.
Sulla superficie dell’ipofaringe esistono, in varie zone, altre strutture simi- lari, in forma di squamette, spicole, ecc. le quali, però, all'esame comparativo, non presentano differenze degne di considerazione.
c) Microscultura della lacinia mascellare.
Nella lacinia mascellare abbiamo riscontrato una differenza di scultura nei due biotipi consistente nella diversa struttura di minute creste disposte irregolar- mente su linee trasversali nella faccia dorsale del corpo della lacinia. 'Tali minute creste sono appena accennate in forma di minutissimi tubercoli nel biotipo anfi- gonico (Fig. 3a) mentre appaiono più vigorose e ben marcate e di ampiezza mag- giore nel biotipo partenogenetico (Fig. 3b).
39 HAPLOEMBIA SOLERI
4, CARATTERI DIFFERENZIALI NEL TORACE.
Il VERHOEFF (1904) ha distinto nel torace degli Embiotteri, oltre ai tre segmenti tipici: pro-meso- e metatorace, un microtorace, uno stenotorace ed un criptotorace. Il primo é situato anteriormente al protorace, il secondo e posto tra il pro- ed il mesotorace, il terzo tra il meso- ed il metatorace.
Fig. 4 - H. solieri. Pronoto: a) (a sinistra) £ anfigonica, b) (a destra) 9 partenogenetica.
Tutti 1 segmenti toracici sono rappresentati dorsalmente da scleriti ben distinti. Lo stesso autore distingue ancora degli scleriti intercalari dei quali, dor- salmente, sono riconoscibili: un intercalare primo tra stenonoto e mesonoto, ed un intercalare secondo tra criptonoto e metanoto.
L’esame morfologico comparativo dei segmenti toracici ci ha permesso di riconoscere le seguenti differenze nei due biotipi:
a) Depigmentazione tegumentale del pronoto.
La pigmentazione appare qui molto diversa nei due biotipi. In quello anfi- gonico il pronoto ha una colorazione bruna più intensa ed uniforme come appare
R. STEFANI - C. CONTINI — | 40
dalla Fig. 4a mentre nel biotipo partenogenetico, seguendo la regola generale da noi precedentemente indicata, il pronoto presenta una depigmentazione in corrispondenza di determinati tratti che sono rappresentati dalla Fig. 46. Una analoga, seppur meno intensa depigmentazione, esiste pure nel meso e nel me- tanoto del biotipo partenogenetico.
Valgono per questo carattere le considerazioni fatte a proposito della depig- mentazione delle aree del capo.
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Fig. 5 - H. solieri. Tratto del torace veduto dal dorso: a) (a sinistra) 9 anfigonica, b) (a destra) ® partenogenetica. Sono indicati con: ms il mesonoto, cr il eriptonoto, in l’intercalare secondo, mt il metanoto.
b) Intercalare secondo.
Tra il criptonoto ed il metanoto è situato uno sclerite pigmentato, l’inter- calare secondo, che presenta diversa forma e diversa estensione nei due biotipi con una costanza tale da essere preso in particolare considerazione ai fini diagno- stici. Nel biotipo anfigonico, l’intercalare secondo si presenta in forma di banda’ sclerificata trasversale, intensamente pigmentata, che comprende tutto il tratto toracico dorsale, come dimostra la Fig. 5a. Nella femmina del biotipo parteno- genetico, invece, l’intercalare secondo è ridotto, sia come sclerificazione che come pigmentazione, ad un breve tratto mediano rappresentato dalla figura 52.
5. CARATTERI DIFFERENZIALI NELL’ADDOME.
L’addome degli Embiotteri è costituito da 10 segmenti comprendenti uno sternite, un tergite ed un pleurite sclerificati e pigmentati. Il 9; ed il 10; seg- mento sono privi di pleuriti. Secondo il VERHOEFF, il 10; urite è privo di sternite. Per quanto riguarda il pleurite, i primi tre segmenti addominali presentano sol- tanto due scleriti pleurici superiori, uno anteriore ed uno posteriore, come rap- presentato dalle figure 6a e b, mentre i segmenti 4;, 5;, 6;, 7; presentano, oltre ai detti scleriti superiori, uno sclerite pleurico inferiore. L’8; segmento possiede un solo sclerite pleurico superiore oltre allo sclerite pleurico inferiore.
Nei due biotipi della nostra specie non si notano differenze per quanto riguarda la disposizione e la forma degli scleriti addominali in generale.
Si ha invece in corrispondenza della regione pleurica, la presenza di stria- ture, irregolarmente disposte, corrispondenti a linee di depigmentazione del te- gumento le quali sono tipicamente rappresentate nel biotipo anfigonico.
41 HAPLOEMBIA SOLERI
Osservando attentamente talı striature pleuriche si nota come esse si di- partono irregolarmente da una linea depigmentata laterale disposta longitudinal- mente tra gli scleriti pleurici superiori e quelli inferiori (Fig. 6a).
_ Nel biotipo partenogenetico queste striature sono completamente irricono- scibili in quanto tutta la regione pleurica, ad eccezione degli scleriti omonimi, € depigmentata cosi intensamente da permettere addirittura la visione, per traspa- renza, degli organi interni.
Fig. 6 - H. solieri. Addome veduto di lato: a) (sopra) 2 anfigonica, b) (sotto) 9 partenogenetica.
Per quanto riguarda gli urotergiti, la depigmentazione nel biotipo parte- nogenetico, come gia accennammo più sopra, si manifesta in forma di chiazze biancastre disposte regolarmente e simmetricamente negli scleriti stessi (Fig. 65), chiazze che sono completamente assenti o quasi nel biotipo anfigonico (Fig. 6a).
Nell'ultimo segmento addominale il disegno delle aree depigmentate nel biotipo partenogenetico assomiglia lontanamente ad una T.
6. CARATTERI DIFFERENZIALI NELL’UOVO.
I caratteri morfologici dell'uovo nei due biotipi sono stati già messi in evi- denza in lavori precedenti. Nell’uovo noi troviamo un carattere morfologico di-
stintivo che si è dimostrato rigorosamente costante. Esso consiste nella forma del cercine opercolare.
R. STEFANI - C. CONTINI 42
Nell’uovo deposto da femmina del biotipo partenogenetico, il cercine ap- pare come una ribordatura subcircolare esile, appena accennata, come è rappre- sentato nella figura 7b. Nell’uovo deposto da femmina anfigonica invece, il cer-. cine è più rigorosamente circolare, a bordo più rialzato e di maggior spessore
(Fig. 7a).
Fig. 7 - H. solieri. Uovo veduto di fronte: a) (a sinistra) di 9 anfigonica, b) (a destra) di 9 par- tenogenetica.
CONCLUSIONI.
I caratteri distintivi dei due biotipi messi in evidenza nelle pagine prece- denti, si possono riunire in tre gruppi: un primo gruppo comprendente le dimen- sioni del corpo, un secondo riguardante la colorazione generale o di determinate parti somatiche ed infine un terzo gruppo comprendente caratteri morfologici strutturali come la microscultura di alcuni organi, l'ampiezza e la forma di deter- minati scleriti. In questo gruppo rientra anche il carattere strutturale del cercine opercolare dell’uovo.
Per la variabilità individuale delle dimensioni corporee e della colorazione, i caratteri del primo e del secondo gruppo sono validi, agli scopi diagnostici, scltanto se presi in considerazione statistica su un ampio numero di individui.
Nel terzo gruppo invece abbiamo caratteri qualitativi strutturali di fonda- mentale importanza come la forma dell’intercalare secondo, la microscultura della ipofaringe e della lacinia mascellare, la forma del cercine opercolare dell’uovo.
Il primo di questi caratteri è immediatamente apprezzabile e si presenta co- stante in tutti gli individui senza forme intermedie di passaggio.
Anche la microscultura dell’ipofaringe, in corrispondenza dei tratti inter- medio e distale, offre la possibilità di distinguere biotipicamente anche singoli individui. Altrettanto dicasi della microscultura della lacinia mascellare. Il ca- rattere dell'uovo infine si è dimostrato pure di una costanza assoluta.
A questi caratteri morfologici che rivelano nette differenze strutturali nei due biotipi vanno aggiunti altri di diversa natura, già noti, e cioè: Caratteri etologici (diverso modo di trattamento delle uova), citologici (diversa entità del numero cromosomico e diverso modo di maturazione dell’uovo), parassitologici (diversa resistenza, ad una infezione parassitaria ” Diplocystis clerci” di carattere endemico).
43 HAPLOEMBIA SOLIERI
Tutti questi caratteri permettono di considerare i due biotipi anfigonico e partenogenetico dell Haploembia solieri come due entità ben differenziate.
_ Non è compito della presente nota discutere, sulla base di questi dati, il valore tassonomico di queste due entita. E sufficiente, per ora, aver messo in evidenza nei due biotipi l’esistenza di una serie di caratteri differenziali alcuni dei quali sono sufficienti a distinguere il biotipo anche dall’esame di singoli individui.
Cagliari, Istituto di Zoologia dell’ Università.
BIBLIOGRAFIA
STEFANI R. - 1953 - Nuovi Embiotteri della Sardegna. Boll. Soc. Ent. It. LXXXIII, N. 7-8, pp. 84-08. STEFANI R. - 1955 - Revisione del genere Haploembia Verh. e descrizione di una nuova specie
(Haploembia palaui n. sp.). Boll. Soc. Ent. It. LXXXV, N. 7-8, pp. 110-120.
STEFANI R. - 1956 - Il problema della partenogenesi in Haploembia solieri Ramb. + NOR Acc. Naz. Lincei. Vol. V fsc. 4, pp. 127-203.
VERHOEFF K. - 1904 - Zur vergleichenden Morphologie und Systematik der Embiiden. Abh. Kais. Leop. Carol. Deutsch. Akad. Naturf. LXXXII, N. 2, pp. 141-205.
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ESTRATTO DALLE MEMORIE DELLA SOCIETÀ ENTOMOLOGICA ITALIANA
VOLUME KE - 8961
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Istituto di Entomologia dell’Università di Torino
Direttore: prof. Athos Goidanich
| DESCRIZIONE DI UNA NUOVA SPECIE DI 3 TYPHLOCYBA (SUBG. EDWARDSIANA) ‘DEI PLATANUS
(Hemiptera Homoptera Typhlocybidae)
Pubblicazione N. 37 del Centro di Entomologia alpina e forestale del Consiglio Nazionale delle Ricerche (diretto dal Prof. Athos Goidanich )
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ESTRATTO DALLE MEMORIE DELLA SOCIETÀ ENTOMOLOGICA ITALIANA
VoLtume XL + 1961
CARLO VIDANO
Istituto di Entomologia dell’Universita di Torino. Direttore: prof. Athos Goidanich
DESCRIZIONE DI UNA NUOVA SPECIE DI TYPHLOCYBA (SUBG. EDWARDSIANA) DEI PLATANUS
(Hemiptera Homoptera Typhlocybidae)
Pubblicazione N. 37 del Centro di Entomologia alpina e forestale del Consiglio Nazionale delle Ricerche (diretto dal Prof. Athos Goidanich )
GENOVA FRATELLI PAGANO - TIPOGRAFI EDITORI S. A. S. 20 - 7 - 1961
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CARLO VIDANO
Istituto di Entomologia dell’Università di Torino Direttore: prof. Athos Goidanich
DESCRIZIONE DI UNA NUOVA SPECIE DI TYPHLOCYBA (SUBG. EDWARDSIANA) DEI PLATAN US
(Hemiptera Homoptera Typhlocybidae) (*)
In altra sede ho occasione di illustrare la biologia e la fitopatologia della entita specifica, Typhlocyba (Edwardsiana) platanicola n. sp., che qui descrivo. La entita sistematica in oggetto € nuova per la scienza, anche se si & rivelata una comunissima Cicalina finora sfuggita all’attenzione degli studiosi. Essa é ecologicamente molto evoluta e nelle localita indagate infesta, da giugno a no- vembre, i Platani: Platanus occidentalis e P. orientalis. La specie sembra denunciare nella sua fenologia la necessita di una ulteriore pianta ospite, non ancora identifi- cata, per lo svernamento che dovrebbe avere luogo allo stato di uovo. Essa po- trebbe pertanto soggiacere a un fenomeno di dioecia simile a quello recente- mente scoperto (VIDANO, 1960) per la Typhlocyba (Ficocyba) ficaria, Horvath che ha come ospite estivo il Ficus carica e come > ospite invernale alcune specie di Lonicera.
La nuova entità tassonomica dei Platani è molto prossima alla Typhlocyba (Edwardsiana) tersa Edwards dei Salici, più boreale e sinora non incontrata nel nostro Paese. Ringrazio vivamente l’amico dr. Wilhelm WAGNER di Hamburg per avermi offerto esemplari 3g di quest’ultima specie della quale ho così potuto esaminare direttamente e raffigurare qui con disegni originali le caratteristiche specifiche fondamentali. La nostra T. (E.) platanicola è altresì molto prossima alla Edwardsiana iranicola Zachvatkin ed alla E. tshinari Zachvatkin, rispettiva- mente della Persia e del Turkestan, delle quali sarà detto più avanti.
Typhlocyba (Edwardsiana) platanicola n. sp.
Lunghezza dal vertice all’estremita delle elitre mm 3,1-3,4 nel 3 e mm 3,3-3,6 nella 9. Corpo slanciato, 5 volte più lungo che largo, molto simile per forma. colore e dimensioni a quello di specie congeneri. Capo leggermente più stretto del pronoto, con vertice arrotondato in entrambi i sessi, ma nella 9 un poco più prominente che nel g.
Colore fondamentale bianchiccio. Capo, ich e scuto-scutello meso- notali solitamente molto candidi; addome e zampe con infiltrazioni più o meno notevoli di gialliccio. Elitre di color giallo-citrino pallido nel & e nel clavo della ®, con le cellule apicali leggermente infumate in entrambi i sessi.
(*) Pubblicazione N. 37 del Centro di Entomologia alpina e forestale del Consiglio Na zionale delle Ricerche (diretto dal prof. Athos Goidanich).
45 | | | TYPHLOCYBA DEI PLATANUS
g. Lobi del pigoforo (fig. I) arrotondati al margine posteriore, con una sporgenza mammellonare tozza all’estremita distale del margine ventrale; for- niti di 3-4 setole relativamente corte e sottili al margine posteriore e di un com- patto gruppo di una decina di setole molto robuste presso l’estremità prossimale del margine ventrale.
Lamine genitali (fig. 1) allungate, espanse nella meta prossimale, ristrette e compresse lateralmente in quella distale, relativamente poco incurvate verso il
Fig. I - Typhlocyba (Edwardsiana) platanicola n. sp. - 1) Blocco anale e genitale di 5 visto late- ralmente; sono evidenti il tubo anale, un lobo del pigoforo, una lamina genitale e, tratteggiati, l’edeago ed uno stilo. - 2) Lamina genitale destra vista ventralmente. - 3) Parte distale di addome di 2 visto ventralmente. - 4) Capo e pronoto di 4. - 5) Capo e pronoto di 2. (Figure variamente ingrandite).
C. VIDANO 46
dorso dopo la meta prossimale stessa, presentanti la parte apicale molto attenuata e rivolta lateralmente; fornite di una trentina di setole, di cui una molto grande all’angolo prossimale esterno, 9-11 piccole erette e fra loro allineate interessanti la metà distale del margine esterno o dorsale, 7-3 pure piccole allineate al centro della metà distale della faccia esterna, 11-13 (le prime 6-7 lunghette, le ultime 5-6 molto corte) allineate in prossimità del margine interno o ventrale.
| Stili (figg. I e IT) con la porzione libera relativamente lunga, notevolmente incurvata verso l’alto soprattutto nella porzione distale, la quale ultima appare rivolta lateralmente. La porzione distale stessa vista posteriormente (figg. II, 5) mostra il margine esterno armonicamente concavo, falcato, e quello interno pie- gato ad angolo leggermente ottuso. Forniti presso la meta prossimale del margine dorsale concavo di una dozzina di setole lunghette e sottili, allineate in due file.
Edeago (figg. I e IT) con la porzione prossimale ed il lungo e robusto apo- dema rivolto cranialmente diritti, formanti una notevole furca bifida, e con la porzione canalifera fortemente e armonicamente incurvata, con convessita cau- dale, dalla sua origine sino all’apice, che é rivolto dorsalmente e che presenta tre coppie di processi. La porzione canalifera stessa diminuisce gradatamente di diametro dalla base verso l’apice; in sezione trasversa risulta subtriangolare; é appiattita nella convessita dorsale, mentre nella concavita ventrale presenta un notevole rilievo laminare che è molto espanso soprattutto prossimalmente. Le tre coppie di processi apicali, di cui una laterale e due anteriori, si originano oltre un forte restringimento della porzione canalifera, vicino al gonoporo. Nell’edeago osservato di lato (figg. II, 1) la coppia laterale appare rivolta dorsalmente e, ri- spetto alla direzione del tratto distale della porzione canalifera, un poco all’indie- tro, formando un angolo decisamente ottuso con il braccio prossimale delle coppie anteriori; le coppie anteriori presentano un braccio prossimale comune relativa- mente lungo che si divide in due rami, apparentemente presso che diritti, di cui uno dorsale con la punta diretta verso l’apice della lunga apofisi dell’edeago e uno ventrale con la punta diretta verso l’estremità prossimale dell’edeago stesso. Nell’edeago osservato di prospetto e di scorcio (figg. II, 2-3) i processi della coppia laterale appaiono diritti e relativamente lunghi; quelli anteriori mostrano una base comune molto espansa e risultano rappresentati da quattro rami leggermente si- nuosi, formanti due coppie divergenti di cui una corta (ventrale) interna ed una
lunga (dorsale) esterna.
®. Settimo urosterno (fig. I) espanso, poco più largo che lungo, con il mar- gine distale prolungato in un notevole lobo mediano arrotondato. Guaina della terebra bruno-nerastra all’apice.
Ecologia. - Platanus occidentalis L. e P. orientalis L. di alberate cittadine e di pieno campo.
Corologia. - Torino, giugno-novembre 1957-1960; Sarzana (La Spezia), 10-IX-1957; Staglieno (Genova) 2-X-1957, 20-VII e 9- 1x 1958; Sanremo (Im- peria), 18-X-1958; Milano, 2-IX e 5-X-1959; Goito (Mantova), 6-VIII-1959 e 21-VII=1960. |
Olotipo 3, allotipo 9, paratipi Sg e 99 di Torino 7-X-1957: nell’Istituto di Entomologia dell’Università di Torino; paratipi Sg e 22 di Torino, Sarzana, Sta- glieno, Sanremo, Milano, Goito: nello stesso Istituto di Entomologia dell’Uni- versità di Torino, nell’Istituto Nazionale di Entomologia di Roma, nella colle- zione del prof. Antonio SERVADEI Direttore dell’Istituto di Entomologia della Università di Padova e nella mia raccolta personale.
47 ’ TYPHLOCYBA DEI PLATANUS
La T. platanicola è molto simile per forma colore e dimensioni a nume- rose specie del gruppo di 7. rosae di RiBAUT (1936) o meglio del sottogenere Edwardsiana Zachvatkin sensu DLABOLA (1958), sottogenere al quale (allo stato attuale delle conoscenze) essa va ascritta. Le sue caratteristiche morfologiche specifiche fondamentali sono fornite dall’edeago, che tuttavia presenta notevoli
/
A
Fig. II - Typhlocyba (Edwardsiana) platanicola n. sp. - 1) Edeago visto di lato. - 2) Lo stesso
visto dall’estremità distale, secondo la direzione della freccia. - 3) Ancora lo stesso osservato di
scorcio dall’estremità distale. - 4) Stilo sinistro visto lateralmente. - 5) Parte distale del medesimo stilo visto secondo la direzione della freccia. (Figure ugualmente ingrandite).
affinità con quello della summenzionata T. tersa Edwards. Quest'ultima, della quale ho potuto esaminare direttamente soltanto esemplari gg, ha adulti relati- vamente più grandi di quelli della platanicola ; la lunghezza degli adulti $3 e 99
C: VIDANO »» 48
di T. tersa è infatti, secondo OSSIANNILSSON (1946), di mm 3,9- 4, 4, an: confronto ai mm 3,1-3,6 di quelli di 7. platanicola.
| In T. tersa anche l’edeago è relativamente più grande che in T. platanicola, come risulta dalla comparazione delle unite figure interessate, le quali sono state eseguite al medesimo ingrandimento (figg. II e III). Per sottolineare il reale va- lore di questo dato ricordo che, almeno per quanto concerne la platanicola, sono state prese in considerazione parecchie decine di individui di differenti localita e date. Altre sono comunque le differenze fondamentali tra gli organi copulatori delle due specie in discorso. L’edeago della tersa visto di lato intanto non presenta il margine dorsale convesso incurvato armonicamente, ma quasi piegato ad an- golo all’inizio della porzione canalifera e diritto nel tratto distale assottigliato; inoltre all’apice si continua nelle coppie di processi anteriori senza strozzatura del suo margine ventrale; infine delle tre coppie di processi apicali, tutte notevol- — mente più lunghe di quelle corrispondenti della platanicola, la coppia laterale non risulta inclinata all’indietro rispetto alla direzione del tratto distale della porzione canalifera, bensì in avanti, mentre quella anteriore dorsale appare meno diver- gente di quella anteriore ventrale, che per giunta è composta da rami notevol- mente arcuati, come risulta dai prospetti della fig. III.
Le specie del sottogenere Edwardsiana Zachvatkin sensu DLABOLA (1958) note per l’Europa raggiungono la trentina; salvo alcune, come ad esempio la gratiosa Boheman, la geometrica Schrank e la bifasciata Boheman che posseggono ornamentazioni cromatiche inconfondibili, esse Edwardsiana si possono deter- minare con esattezza soltanto mediante l’esame dell’edeago. Sono fra loro vera- mente molto simili dal punto di vista morfologico, ma manifestano una spiccata specializzazione ecologica. La identificazione specifica delle medesime può per- tanto venire notevolmente agevolata dalla conoscenza delle rispettive piante ospiti normali, cioè dalle entità botaniche sulle quali ha luogo la moltiplicazione dell’in- setto. Particolarmente probante in proposito è il caso biologico in discorso della T. tersa e della T. platanicola, specie fra loro morfologicamente confondibili ma legate a differenti piante ospiti: a varie specie di Salix la nordica 7. tersa, come risulta dai reperti ecologici di Epwarps (1914), WAGNER (1935), OssIANNILSSON (1946) e RIBAUT (1952); a Platanus occidentalis e P. orientalis la nostra T. pla- tanicola.
Tuttavia un discorso particolare meritano a questo punto le summenzio- nate Edwardsiana iranicola e tshinari, entrambe descritte da ZACHVATKIN (1945), le quali sono molto affini alla platanicola non soltanto dal punto di vista morfo- logico ma anche da quello ecologico. Le due specie dell’Asia occidentale dell’ Au- tore russo risultano infatti anch’esse legate a Platanus.
Dalle descrizioni originali di ZACHVATKIN risulta che la zranicola e la tshi- nari differiscono fra loro, più che per i genitali maschili, per la statura e per il colore. Le lunghezze indicate sono: iranicola, 3 mm 3,52-3,58, © mm 3,43-3,74; tshinari, 3 mm 2,94, 9 mm 3,00. Slanciata è la sranicola : larghezza tra gli occhi contenuta 5,6-6 volte nella lunghezza totale; relativamente tozza è la tshinari : larghezza tra gli occhi contenuta soltanto 4-4,5 volte nella lunghezza totale. Circa il colore, la iranicola è fondamentalmente bianco-gialliccia: nel ¢ il clavo elitrale e lo scuto sono tinti di giallo e gli uroterghi sono debolmente brunicci; la © è interamente pallida; in entrambi i sessi le elitre sono leggermente infumate al- l'apice. La fshinari è invece più vivacemente colorata, specialmente nel sesso maschile. La nostra platanicola, che fra l’altro non ha uroterghi brunicci, è evi-
49 | TYPHLOCYBA DEI PLATANUS
dentemente più prossima alla iranicola come statura e alla fshinari come colore. Per quanto concerne l’edeago, confrontando quello raffigurato da ZACHVATKIN per la zranicola con quello della platanicola qui illustrato, si possono rilevare al- cune notevoli differenze. In E. iranicola la porzione canalifera è un poco pit corta, maggiormente incurvata ed all’apice è attenuata gradatamente; ancora in E. iranicola i processi apicali della coppia laterale sono decisamente più lunghi,
Fig. III - Typhlocyba (Edwardsiana) tersa Edwards. - 1) Edeago visto di lato. - 2-3) Lo stesso visto dall’estremita distale, rispettivamente dall’alto e posteriormente, secondo la direzione delle due freccie. (Figure ugualmente ingrandite).
più arcuati verso l’alto e, nell’edeago visto di lato, formano un angolo legger- mente acuto (anzichè fortemente ottuso) con il braccio prossimale comune delle coppie di processi diretti anteriormente; infine, sempre in E. iranicola il braccio prossimale comune delle coppie di processi anteriori forma con il tratto distale della porzione canalifera un angolo retto (anzichè un angolo decisamente acuto). A proposito dei genitali maschili della E. tshinari, ZACHVATKIN riferisce semplice- mente che sono molto simili a quelli della zranicola, ricordando comunque che la porzione canalifera dell’edeago è un poco più corta e più affusolata all’apice, e che i processi apicali sono notevolmente più slanciati. Da ciò appare che l’edeago della tshinari differisce da quello della nostra platanicola addirittura di più di quello della zranicola.
C. VIDANO | | 50
Prima di concludere, ritengo opportuno richiamare l’attenzione sul fatto che ZACHVATKIN (l.c.) indica esplicitamente l’entita botanica per la sola E. tshinarı, riferendo che quest’ultima è «a species common in Uzbekistan on Platanus orientalior Dode ». Che anche la E. tranicola sia legata a Platanus, appare implicita- mente dal nome « platani » impiegato una sola volta (non nel testo russo ma, per un evidente lapsus calami nel Summary) per indicare la zranicola stessa. È bene precisare infine che, come risulta dal IV suppl. dell’Index Kewensis 1913, il Platanus orientalior Dode è specie valida, dell’Asia occidentale.
BIBLIOGRAFIA CITATA
DLABOLA J., 1958 - A Reclassification of LAS Typhlocybinae. - Cas. Cesk. Spol. Entom. LV/1, Praha, 44-57.
Epwarps J., 1914 - Additional species of British Typhlocybidae. - Ent. Monthly Mag. L, 168-172, 6 figg.
OSSIANNILSSON F., 1946-1947 - Halvvingar. Hemiptera, Stritar Homoptera Auchenorrhyncha I-II. - In Svensk Insektfauna 7, Stockholm, 270 pp., 730 figg.
RiBAUT H., 1936 - Homoptères Auchénorhynques I. (Typhlocybidae). - In Faune de France 31, Paris, 228 pp., 629 figg.
RIBAUT H., 1952 - Homopteres Auchénorhynques II. (Jassidae). - In Faune de France 57, Paris, 494 DD:, 1212 figg, - Cir. p. 450:
Vipano C., 1960 - Dioecia obbligata in Typhlocyba (Ficocyba n. subg.) ficaria Horvath. - Boll. Est, Ein Univ. Bologna XXIV, 121-145, 12 figg.
WAGNER W., 1935 - Die Zikaden der Nordmark und Nordwest- Diari - Verh. d. Ver. FL datum. Heimatfor. Hamburg XXIV, 1-44, 5 figg.
ZACHVATKIN A.A., 1945 - Homoptera-Cicadina from north-western Peri I. - Rev. d’Ent. de l'URSS XXVIII, Mosca e Leningrado, 106-115, 22 figg.
RIASSUNTO
E descritta Typhlocyba (subg. Edwardsiana) platanicola n. sp. trovata in Piemonte, Lom- bardia e Liguria a vivere dannosamente sulle foglie di Platanus occidentalis L. e P. orientalis L. La nuova specie è molto affine a Typhlocyba tersa Edwards, più boreale in Europa e sinora non incontrata in Italia, che invece è ospite dei Salix spp. La T. platanicola è inoltre altrettanto pros- sima, non soltanto morfologicamente ma anche ecologicamente, alle congeneri iranicola Zachvatkin e tshinari Zachvatkin dell’Asia occidentale (rispettivamente Iran e Turkestan), entrambe legate a Platanus : precisamente a P. orientalior Dode, almeno per quanto concerne la tshinari.
SUMMARY
Description of a new species of Typhlocyba (sbg. Edwardsiana) on the Plane-tree.
Typhlocyba (sbg. Edwardsiana) platanicola n. sp. is here described on material found in Pied- mont, Lombardy and Liguria where it lives on and damages the leaves of Platanus occidentalis L. and P. orientalis L. (Plane-tree or Button Wood). It is closely related to Typhlocyba tersa Edwards, which in Europe is more northern, has the Salix spp. (Willows) as host, and is so far not found in Italy. Typhlocyba platanicola is also as close, not only morphologically but ecologically, to the ‘| congeneric iranicola Zachvatkin and tshinari Zachvatkin of Western Asia (respectively Iran and Turkestan); both latter species are linked to Platanus and namely to P. orientalior Dode (at least the T. tshinari).
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FRATELLI PAGANO - TIPOGRAFI EDITORI - S.A.S. - Via Monticelli, 11 - GENOVA 20 LUGLIO 1961
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DELFA GUIGLIA
LUIGI MASI PIT Fo (1879 - 1961) |
Il 17 Marzo 1961, dopo lunghe sofferenze, sia fisiche che morali, decedeva in Genova il Prof. Luigi Masi, già 1° Conservatore del Museo Civico di Storia Naturale di Genova ed entomologo di chiarissima fama. = Erano ormai alcuni anni che penose circostanze avevano forzatamente co- stretto Luigi Masi ad abbandonare lo studio ed il lavoro. Collocato in pensione © per limiti di eta nel giugno del 1947, aveva ancora per qualche tempo frequentato il Museo con l’assiduità di sempre, poi le sue visite andarono gradatamente dira-
“dandosi; le traversie e le conseguenti gravi difficoltà del dopo guerra avevano co- stretto la famiglia ad abbandonare l’antica abitazione in città e trasferirsi in peri- feria. Lontano dall’Istituto che tanto amava non aveva più trovato nè la forza fisica nè la volontà di proseguire nelle sue ricerche e noi lo vedevamo di giorno in giorno sempre più staccarsi da tutto quello che aveva costituito l’essenza e lo scopo unico di tutta la sua vita.
Nelle nostre visite tentavamo ancora di discutere i problemi che tanto | l'avevano appassionato, ma ormai ogni cosa aveva perduto per lui sapore e si- gnificato. L’innata modestia, la singolare timidezza lo portavano, allora come sem-
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pre, a rifuggire dal parlare della sua attivita, del suo lavoro, giudicando ormai sorpassate ed inutili quelle sue pubblicazioni, conosciute, richieste ed apprezza-
| tissime da tutti i laboratori entomologici del mondo.
In questi ultimissimi tempi preferiva andare a ritroso nel passato e ricor- dare fatti ed episodi degli anni lontani della sua giovinezza. Ci parlava di quando : era studente all’ Universita di Roma, dei primordi della sua carriera e soprattutto, : con particolare compiacenza, del periodo trascorso al Laboratorio di Entomologia Agraria di Portici, accanto al grande Maestro, Prof. F. Silvestri. Pareva quasi che egli fosse improvvisamente passato da quell’ epoca, forse la più serena della sua travagliata esistenza, al triste traguardo della vecchiaia; la fecondissima età di mezzo per lui quasi più nôn esisteva.
Luigi Masi nacque a Roma il 9 Aprile 1379. Seguendo Pesempio del padre © Francesco, medico ma soprattutto appassionato naturalista, si dedico alle Scienze Naturali laureandosi, con pieni voti e lode, nell Universita di Roma il 24 Dicem-
bre 1904, Da questo anno fino al Giugno 1906 fu assistente volontario nella
-R. Stazione di Piscicoltura di Roma, diretta allora dal Prof. D. Vinciguerra e dal Giugno 1906 al settembre 1908 assistente straordinario nel Laboratorio di Entomologia della R. Scuola Superiore di Agricoltura di Portici. Fu poi assi- — stente di ruolo nell’Istituto Zoologico dell'Università di Roma dal 1909 al 1912 e quindi, in questo stesso anno, fu nominato, in seguito a concorso, Conservatore .. del Museo Civico di Storia Naturale di Genova, iniziando, dal 1° Febbraio 1913,
‚il servizio effettivo che conservd fino al suo collocamento in ‘pensione per limiti di eta (Giugno 1947).
Nel 1922 consegui la libera docenza in Zoologia e durante l’anno ua 1947-1948 fu assunto, come aiuto supplente, nell’Istituto di Zoologia dell’Uni- | versità di Genova. Ebbe a più riprese incarichi presso scuole medie superiori della nostra città: fu insegnante di Scienze Naturali nel R. Istituto Tecnico Vit- torio Emanuele II, nella Scuola Superiore di Magistero e nell’ Istituto Tecnico Superiore delle Scuole dei Fratelli Maristi.
. Dal 1917 fu alle dipendenze del Ministero dell'Agricoltura quale delegato speciale fitcpatologico per il Porto di Genova.
.Nell’estate del 1932 fu incaricato di studi entomologici nell’« European Parasite Laboratory » di Hyères. In occasione del centenario della Società Ento- mologica di Francia (1932) e del centenario della Reale Societa Entomologica di Londra (1933) fu inviato a Parigi e a Londra in rappresentanza del Museo Civico di Storia Naturale di Genova e della Società Entomologica Italiana.
Fu socio della Societa Zoologica Italiana dal 1904 al 1924, dell’Unione Zoo- logica Italiana dal 1923, della Società Entomologica Italiana socio dal 1922 e vice presidente da questo anno fino al 1948 e quindi consigliere fino al 1953. Fu inoltre socio corrispondente della Società Entomologica d’Egitto dal 1931 e socio straordinario dell’Accademia Nazionale Italiana di Entomologia dal 1951.
L'opera maggiore di Luigi Masi si svolse nel campo degli insetti; non bi- sogna però dimenticare che anche in altri campi delle scienze zoologiche egli lavorò con passione e grande competenza. Agli inizi della sua carriera e anche
dopo si occupò, sia come museologo che come studioso, di Aracnidi, Vermi e ‘soprattutto Crostacei, pubblicando importanti e pregevoli lavori sugli Ostracodi, come quelli giovanili sulla famiglia delle Cypridae. All’epoca del suo assistentato all'Istituto di Zoologia dell’ Università di Roma, diretto allora dal Prof. A. Car- ruccio, pubblicò inoltre qualche nota sui vertebrati, fra le quali è da ricordare quella riguardante due nuove specie di Amphisbaena della Repubblica Argentina.
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Ma la fama di Luigi Masi € soprattutto collegata al suo lavoro di entomologo, alle ricerche ed alla pcderosa sua produzione scientifica sugli imenotteri parassiti in generale e su quelli della superfamiglia Chalcidoidea in particolare. Ci propo- niamo di soffermzrci, in una seconda nota, su questa sua precipua attivita, dando possibilmente l’elenco dei generi e del grandissimo numero di specie da lui ma- gistralmente descritte.
Durante la sua lunga carriera Luigi Masi non conobbe nè riposo, nè svago. Attaccatissimo all’Istituto e al lavoro che concepiva come dovere assoluto, ri- fuggiva da tutto cio che potesse da esso distoglierlo. I primi anni della sua forzata inattivita furono per lui dolorosissimi. Su innumerevoli fogli e foglietti, di ogni qualita e dimensione, tentava ancora di prendere appunti, fare annotazioni ma, lontano dal Museo, il concludere diventava per lui impossibile. « Sono qui che non compiccio nulla - ci diceva spesso con profonda amarezza - e avrei ancora tante cose da dire, tante cose da fare! ».
Le difficolta, sempre dignitosamente sopportate, le asprezze ed altre an- gustie della vita, avevano fatto di Luigi Masi uno studioso solitario che amava lavorare nel silenzio e nell’ombra. Per natura timidissimo, un poco schivo e di- stante, aborriva da ogni esibizione, da riunioni, sedute, inutili discorsi, rifuggiva dal discutere problemi in cui intravvedeva faciloneria e leggerezza. Del suo tempo, di cui era particolarmente avaro, diventava solo prodigo quando a lui si rivolge- vano studiosi seri, appassionati ed entusiasti; lo vedevamo allora impartire, con solerte premura, i tesori della sua esperienza e del suo vasto e profondissimo sapere.
E così ad una ad una le nobili figure della vecchia scuola scompaiono la- sciando vuoti incolmabili, tanto più sentiti da chi a questa scuola è cresciuto e da questa scuola ha imparato l’onestà scientifica, il culto della verità, il senso del dovere, la rettitudine e da questa scuola ha assimilato il disinteressato amore allo studio, alla ricerca e ad ogni indagine alla Natura collegata.
ELENCO DELLE PUBBLICAZIONI ENTOMOLOGIA
1907 - Sugli Imenotteri parassiti ectofagi della mosca delle olive fino ad ora osservati nell’Italia meridionale e sulla loro importanza nel combattere la mosca stessa (in collab. con F. Silvestri e G. Martelli). - Boll. Labor. Zoolog. gen. e agrar. Portici, II, pp. 18-82.
1907 - Contribuzioni alla conoscenza dei Calcididi italiani. - Boll. Labor. Zoolog. gen. e agrar. Portici, I, pp. 231-295.
1908 - Sul numero e sulla denominazione dei parassiti della mosca delle olive. - Boll. Labor. Zoolog. gen. e agrar. Portici, II, pp. 185-194.
1908 - Contribuzioni alla conoscenza dei Calcididi italiani (24 parte). - Boll. Labor. Zoolog. gen. e agrar. Portici, III, pp. 86-149.
1908 - Sullo studio dei Calcididi con particolare riguardo alla fauna italiana. - Boll. Soc. Zoolog. Ital., IX (22), pp. 353-374.
1909 - Ditiscidi e Girinidi appartenenti al Museo Zoologico della R. Università di Roma. - Boll. Soc. Zoolog. Ital., X (22), pp. 494-506.
1909 - Contribuzioni alla conoscenza dei Calcididi italiani (3® parte). - Boll. Lab, Zoolog. gen. e agrar. Portici, IV, pp. 3-37.
1910 - Idrofilidi appartenenti al Museo Zoologico della R. Università di Roma. - Boll. Soc. Zoolog. Ital., XI (22), pp. 225-237.
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D. GUIGLIA
Dias di alcuni Imenotteri Calcididi. - Boll. Soc. Zoolog. Ital. XI (2%), pp. 238-241.
Coleotteri della famiglia Parnidae appartenenti al Museo Zoclogico della Università di Roma. - Boll. Soc. Zoolog. Ital., XI (22), pp. 289-293. Contribuzioni alla conoscenza dei Calcididi italiani (42 parte). - Boll. Lab. Zoolos. gen. € acrar, Portici. Vy pp. 14051710"
Due nuove specie di Calcididi dei generi Caenacis e Pseudocatolaccus. - Boll. Lab. Zoolog. gen. e agrar. Portici, V, pp. 205-208.
Diagnosi di specie nuove di Calcididi. - Boll. Soc. Zoolog. Ital., XII © (22), pp. 235-240.
Note bibliografiche: Descrizioni di nuovi Imenotteri Calcididi pubblicate dopo il 1909. - Boll. Soc. Zool. Ital., I (32), pp. 197-200.
Calcididi del Giglio. Prima serie: Toryminae, Leucospidinae, Chalcidinae, Eurytominae partim. - Ann. Mus. Civ. St. Nat. Genova, XLVII, pp. 54-69. Chalcididae of the Seychelles Islands. - Novitates Zoologicae, XXIV,
pp. 121-230.
A new species of Cerapterocerus Westw. (Eusemion Dablb.) (Encyrtidae: Chalcidoidea) from Italy. - The RIDERA LORIS Montly Magazine, HI (32), p. 80.
Note sui Calcididi raccolti in Liguria. Prima serie. - Ann. Mus. Civ. St. Nat. Genova, XLVIII, pp. 1-51.
Calcididi del Giglio. ee serie: Eurytominae (seguito), Eucharidinae, Encyrtinae, Eupelminae (partim). - Ann. Mus. Civ. St. Nat. Genova, XLVI, pp. 277-337.
Chalcididae raccolte in Cirenaica dal Dott. V. Zanon. - Ann. Mus. Civ. St. Nat. Genova, XLIX, pp. 168-193.
Spolia hymenopterologica. - Ann. Mus. Civ. St. Nat. Genova, XLIX, pp. 235-241.
Descrizione del maschio di Eupelmella schizomyiae e di una nuova Lepto- mastix della Cirenaica. - Ann. Mus. Civ. St. Nat. Genova, XLIX, pp. 298-303. |
Reperti di Chalcididae (Hym.) rare o poco note. - Boll. Soc. Entom. Ital., LIV, pp. 53-54.
Nuova specie di Dinarmus (Hymen. Chalcididae). - Boll. Soc. Entom. Ital., LIV, pp. 76-78.
Sui generi Colotrechnus e Zanonia (Hymen. Chalcididae). - Boll. Soc. Entom. -Ital., LIV, pp. 111-112.
Le specie del genere Dinarmus (Hymenoptera- -Chalcididae). - Boll. Lab. Zoolog. gen. e agrar. Portici, XV, pp. 268-278.
Calcididi del Giglio. Terza serie: Eupelminae (seguito), Pteromalinae (partim). - Ann. Mus. Civ. St. Nat. Genova, L, pp. 140-174.
Un nuovo Eupelmino, supposto femmina di Chuolopla us. (Hym. Chalci- didae). -. Boll. Soc. Entom, Ital., LV, pp. 9-11.
Reperti di Chalcididae (Hym.) rare 0 poco note. - Boll. Soc. Entom. Hal, LV, pp. 11-13. HAS |
Descrizione di due nuove specie africane di Metapelma. (Hymen. Chalci- didae). - Ann. Mus. Civ. St. Nat. Genova, LI, pp. 38-41. Descrizione di un nuovo genere di Eulofidi affine a Wichmannia (Hymen. Chalcididae). - Ann. Mus. Civ. St. Nat. Genova, LI, pp. 145-148.
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Note sul genere Megalocolus (Hym. Chalcididae). - Ann. Mus. Civ. St. Nat. Genova, L, pp. 182-186.
Nuove specie di Chalcis raccolte nella Persia dal March. G. Doria. - Ann. Mus. Civ. St. Nat. Genova, L, pp. 187-192.
Cal id’di del Giglic. Quarta serie: Pteromalinae (seguito). - Ann. Mus. Civ. St, Nat: Genova, Le pp. 213-235.
Note sui generi Bruchobius, Oedaule e Sphaerakis, con descrizione di nuove specie. - Ann. Mus. Civ. St. Nat. Genova, LI, pp. 149-160. Nuovo genere di Chalcididae affine ai Dirhinus. - Ann. Mus. Civ. St. Nat. Genova, LI, pp. 244-248.
Nuova specie di Trichomasthus. (Hymen. Chalcididae, Encyrtinae). - Boll. Soc. Entom. Ital., LVI, pp. 28-29.
Reperti di Chalcididae rare 0 poco note. - Boll. Soc. Entom. Ital., LVII, Pise
Sui caratteri del genere Astichus, con descrizione di una nuova specie. (Hymen. Chalcididae). - Boll. Soc. Entom. Ital., LVII, pp. 83-88. Su alcuni Calcididi della Tunisia. - Ann. Mus. Civ. St. Nat. Genova, L, pp. 281-290.
Descrizione di una nuova specie di ne (Hymen. Chalcididae). - Boll. Soc. Entom. Ital, LVIII, pp. 21-24.
Descrizione di un nuovo Antrocephalus della Somalia Italiana. - Boll. nec. Entom,. ital... LVII: pp. 116-119;
Reperti di Chalcididae rare o poco note. - Boll. Soc. Entom. Ital., LVIII, pp. 161-164.
Nuova specie di Chalcis della Cirenaica. - Boll. Lab. Zoolog. gen. e agrar. Portici, XVIII, pp. 301-304.
H. Sauter’s Formosa Ausbeute. - Chalcididae (Hym.), I. Teil. - Konowia, V, pp. 1-20; 170-178; 264-279; 325-381.
Note sul genere Pricroscytus ‘Thoms. con diagnosi di nuove specie. - Ann. Mus. Civ. St. Nat. Genova, LII, pp. 263-268.
Diagnosi di una nuova specie di Belaspidia. (Hymen. Chalcididae). - Boll. Soc. Entom. Ital., LIX, pp. 82-83.
Reperti di Chalcididae rare o poco note. - Boll. Soc. Entom. Ital., LIX, pp. 91-92,
Sul genere Simopterus Forster (Hymen. Chalcididae). - Ann. Mus. Civ. St, Nat. Genova, LIT, pp. 318-323.
Contributo alla conoscenza dei Durhinini orientali. - «Eos», Revista Espaî. de Entomologia, III, pp. 29-48. Sopra un nuovo genere di Haltichellini e sulle diverse forme attribuite al genere Euchalcis Duf. - Mem. Soc. Entom. Ital., pp. 208-222.
Su due nuovi Antrocephalus del "Turkestan (Hymen. Chalcididae). - Boll. Soc. Entom. Ital., LX, pp. 10-15.
Identità dei generi Eunotomyia mihi e Tomocera Howard. - Boll. Soc. Entom. Ital., LX, pp. 56-58.
Diagnosi di una nuova specie di Eunotus. - Boll. Soc. Eniaw: ital, LA; D. 128,
Sul significato del genere Haltichella Spinola. - Boll. Soc. Entom. Ital., LXI, pp. 11-16.
Descrizione di una nuova Brachymeria della Russia meridionale. - Boll. Soc. Entom. Ital., LXI, pp. 26-28.
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Contributo alla conoscenza delle specie etiopiche di Brachymeria (Gen. Chalcis Auct.). - Mem. Soc. Entom. Ital., VIII, pp. 114-144.
Nuova specie di Euchalcidia della Somalia italiana. - Ann. Mus. Civ. St. Nat. Genova, LIII, p. 264. | Contributo alla conoscenza dei Calcididi orientali della sottofamiglia Chalcidinae. - Boll. Laborat. Entom. del R. Istituto Sup. Agrario, Bo- logna, II, pp. 155-188.
Risultati zoologici della Missione inviata dalla R. Societa Geografica italiana per l’esplorazione dell’oasi di Giarabub (1926-1927) - Hyme- noptera Chalcididae. - Ann. Mus. Civ. St. Nat. Genova, LIII, pp. 195-240. Sur quelques Brachymertinae de l'Egypte. - Bull. Soc. Roy. Entomolo- gique d’Egypte, Nouv. Série, fasc. 4, pp. 214-218. | | Descrizione di un Tetrastichus parassita di Cassida vittata Villers. - Boll. Soc. Entom. Ital. LXH, pp. 26-32.
Descrizione di un’Allodage vivente nelle spine di un’acacia nella Somalia italiana. - Mem. Soc. Entom. Ital., IX, pp. 67-75.
Su due specie inedite di Phaenopria (Hymen. Proctotr. Diapriinae). - Boll. Soc. Entom. Ital., LXIII, pp. 69-72.
Omeosi unilaterale nelle ali di un Cinipede. - Boll. Soc. Entom. Ital., LXIII, pp. 112-114.
Descrizione di un nuovo genere appartenente al gruppo « Dimachus » Thomson. - Boll. Soc. Entom. Ital., LXIII, pp. 169-172.
Contributo alla sistematica degli Eunotini. - «Eos», Revista Españ. de Entomologia, VII, n. 4, pp. 411-459.
H. Sauter’s Formosa Ausbeute. Chalcididae (Hym.), II Teil. - Konowia, XI, pp. 33-47; 228-240.
Nuova specie europea del genere Perilampus Latr. - Boll. Soc. Entom. Ital. LXIV, pp. 131-133. |
Anomalia simmetrica delle antenne di una Elis. - Boll. Soc. Entom. Ital., LXIV, pp. 167-169.
Spedizione scientifica all’Oasi di Cufra (Marzo-Luglio 1931) - Imenot- terı terebranti di Gialo e Cufra. - Ann. Mus. Civ. St. Nat. Genova, LV, pp. 431-450.
Riferimento della Phanerotoma rufa Marsh. al genere Phanerotomella oe (Hymen. Braconidae). - Ann. Mus. Civ. St. Nat. Genova, LVI, pp. 11-13. |
Raccolte entomologiche nell’Isola di Capraia fatte da C. Mancini e F. Capra (1927-1931). III - Hymenoptera aculeata. - Mem. Soc. Entom. Ital., XI, pp. 181-205.
Raccolte entomologiche nell’Isola di Capraia fatte da C. Mancini e F. Capra (1927-1931). IV - Hymenoptera terebrantia et phytophaga. - Mem. Soc. Entom. Ital., XII, pp. 16-42.
Prima lista d’Icnenmonidi libici raccolti da Geo. C. Krüger (Hymen. Terebrantia). - Boll. Soc. Entom. Ital. LXV. pp. 64-66.
Un nuovo Braconide della Tripolitania riferibile al genere Euphorus. - Boll. Soc. Entom. Ital., LXV, pp. 130-133.
Commensali e parassiti di galle di «Andricus lucidus». - Boll. Soc. Entom. Kal.) LXV, pp. 212-213,
Prima lista di Chalcididae raccolte nella Sila dal Sig. Agostino Dodero. - Boll. Soc. Entom. Ital., LXV, pp. 218-220.
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LUIGI MASI ee
Descrizione di una nuova specie di Hemimeria (Hymen. Scoliidae) (Spe- dizione scientifica all’Oasi di Cufra). - Ann. Mus. Civ. St. Nat. Genova, LVI, pp. 341-346.
Diagnosi di una nuova Hemimeria dell’Himalaya (Hymen. Scoliidae). -
Ann. Mus. Civ. St. Nat. Genova, LVI, pp. 347-348.
H. Sauter’s Formosa Ausbeute. Chalcididae (Hym.), II Teil. - Konowia,
XII, pp. 1-15.
Calcididi dell’Isola di Cipro raccolti dal Sig. G.A. Mavromoustakis. - Ann. Mus. Civ. St. Nat. Genova, LVII, pp. 5-22.
Reperti di Calcididi con note critiche e sinonimiche. - Boll. Soc. Entom. Ital., LX VI, pp. 86-89.
Descrizione di alcuni Calcididi del Marocco. - Boll. Soc. Entom. Ital., LXVI, pp. 97-102.
Nota sui Calcididi dell’ Isola di Rodi. - Boll. Soc. Entom. Ital., LX VI, p.210. Note diverse per la sistematica delle Leucospis (Hymen. Chalcididae). - Boll. Soc. Entom. Ital., LXVII, pp. 36-43.
Sopra un nuovo Podagrion della Regione mediterranea e sul Pachytomus klugianus Westw. (Hymen. Chalcididae). - Boll. Soc. Entom. Ital., LXVII, pp. 68-71.
Nuovo Elasmus ottenuto da un nido di Polistes (Hymen. Chalcididae). - Boll. Soc. Entom. Ital., LXVII, pp. 131-133.
Risultati scientifici delle caccie entomologiche di S.A.S. il Principe Ales- sandro della Torre e Tasso in Egitto e Palestina. - Nuovo genere di Chalcodectini raccolto nel Sinai (Hymen. Chalcididae). - Boll. Soc. Entom. Ital., LXVIII, pp. 67-71.
Chalcidinae raccolte dal Dott. Alberto Mochi nell’Eritrea (Hymen.). -
Ann. Mus. Civ. St. Nat. Gencva, LIX, pp. 118-135.
Spedizione zoologica del Marchese Saverio Patrizi nel Basso Giuba e nell’Otregiuba (Giugno-Agosto 1934) - Nuova specie di Mesitius (Hymen. Bethylidae). - Ann. Mus. Civ. St. Nat. Genova, LVIII, pp. 132-134. Notes sur les Hockeria, avec description d’une nouvelle espèce d'Egypte (Hymenoptera-Chalcididae). - Bull. Société Roy. Entomologique d’E- gypte, pp. 252-258.
On a supposed new species of Melittobia from Japan. - « Mushi », IX, p. 38-39.
On some Chalcidinae from Japan (Hymenoptera, Chalcididae). - « Mushi », IX, pp. 48-51.
Reperti di Calcididi ed altri Imenotteri parassiti. - Boll. Soc. Entom. Ital., LXIX, pp. 132-137.
A tele at of Cerapteroceroides japonicus Ashmead (Hymenoptera). -
« Muschi» X, pp. 98-100.
On a new variety of Monodontomeus obscurus (Hymenoptera). - « Mu-
shi», X, pp. 101-102.
A new Dirhinus from Japan (Hymenoptera). - « Mushi », X, pp. 103-104.
Descrizione di un nuovo genere di Pieromalini. (Hymen. Chalcididae)
con note sui generi affini al Catolaccus Thoms. - Festschrift. zum. 60.
Geburtstage ron Professor Dr. Embrik Strand, III, Riga, pp. 360-372. Spedizione zoologica del Marchese Saverio Patrizi nel Basso Giuba e nell’Oltregiuba (Giugno-Agosto 1934). Imenotteri Calcididi. - Ann. Mus. Civ. St. Nat. Genova, LVIII, pp. 207-214.
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1943 1944
D. GUIGLIA
Descrizione di una nuova specie di Pseudeniaca (Hymen. Chalcididae). - Boll. Soc. Entom. Ital., LXXI, pp. 96-98.
Descrizione di un nuovo Dirhinus di Cipro (Hymen. Chalcididae). - Boll. Soc. Entom. Ital., LXXI, 166-168.
Missione biologica nel Paese dei Borana. Hymenoptera: Chalcididae, Cynipidae, Ichneumonidae, Braconidae, Bethylidae. - KR. Accademia d’I- talia, Roma, III, pp. 21-44.
Descrizione di una nuova specie del genere Poly moria (Hymen. Chalci- didae). - Boll. Soc. Entom. Ital., LXXII, pp. 169-172.
Descrizioni di Calcididi raccolti in Somalia dal Prof. G. Russo con note sulle specie congeneri. - Boll. Labor. Entom. agraria Portici, III, pp. 247-324. | On some Chalcididae of Botal- Tobago Island. - « Mushi », XIII, pp. 1-2. Description of a new Tanaostigmine from Japan. (Hymen. Chalcidoi- dea). - «Mushi», XIII, pp. 29-32.
Reperti di Imenotteri parassiti e note varie. - Boll. Soc. Entom. Ital., LXXIII, pp. 45-49.
Note sugli Osprynchotus e diagnosi preliminare di una nuova specie. (Hymen. Ichneumonidae). - Boll. Soc. Entom. Ital., LXXIII, pp. 92-96. Un nuovo Eupelmus parassita del Dacus oleae nella Circhatéa, (Hymen. Chalcididae). - Boll. Soc. Entom. Ital., LXXIII, pp. 109-111. Descrizione di un nuovo genere di Delia Lai Somalia. (Hymen. Chalcididae). - Ann. Mus. Civ. St. Nat. Genova, LXI, pp. 153-158. Note su alcuni Imenotteri parassiti raccolti nella Sila con descrizione di una nuova Polymoria. (Hymen., Chalcididae). - Atti Soc. Ital. Sc. Nat. Milano, LXXX, pp. 181-188.
Diagnosi di un nuovo Picroscytus paleartico e note su alcune specie con- generi. (Hymen. Chalcididae). - Ann. Mus. Civ. mY Nat. Genova, LXI, pp. 285-286.
Uno sciame di Stenomalus muscarum in una casa in Piemonte. (Hymen.
Chalcididae). - Boll. Soc. Entom. Ital., LXXIV, pp. 29-30.
Sul nome generico e sui caratteri della Phasganophora gallica Sich. e
di una nuova specie di ‘Tunisi. (Hymen. Chalcididae). - Boll. Soc. Entom. Ital., LX XIV, pp. 81-86.
Descrizione di un nuovo {sodromus parassita di Chrysopa formosa Brauer. (Hymenoptera Chalcididae). - Boll. Istituto Entomologia R. Univ. Bo- logna, XIII, pp. 106-109.
Un nuovo Dirhinus della fauna europea. (Hymen. Chalcididae). - Boll. Soc.: Entom. Ital’, LXXIV, pp, 132-134,
Descrizione di una nuova Phanerotoma etiopica. (Hymen. Braconidae). - Boll. Soc. Entom. Ital., LXXV, pp. 58-61.
Missione biologica Sagan Omo diretta dal Prof. E. Zavattari. Nuove specie di Imenotteri Calcididi. Diagnosi preventive. - Boll. Soc. Entom. Ital, LXXV, pp. 65-68.
Note sui Calcididi raccolti in Albania dal Dott. Felice Capra (Hyme- noptera). - Boll. Soc. Entom. Ital., LXXV, pp. 81-85.
Materiali per lo studio di due generi di Brachymerinae: Cerachalcis Schmied. in litt. e Macrochalcis n. (Hymen. Chalcididae). - Ann. Mus. Civ. St. Nat. Genova, LXII, pp. 112-139.
1944
1944 F945 1946 1947 1948 1949 1950
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1952
1952
1905
LUIGI MASI Se
Missione biologica Sagan-Omo diretta dal Prof. E. Zavattari. Nuove specie d’Imenotteri Braconidi. Diagnosi preventive. - Ann. Mus, Civ. St. Nat. Genova, LXIL pp. 211-215.
Nuovi reperti di Calcididi nella Liguria (Hymen. Parasit.). - Mem. Soc. Entom. Ital., XXIII, pp. 82-84.
Note e descrizioni per lo studio delle Phanerotoma africane. (Hymen. Braconidae). - Mem. Soc. Entom. Ital., XXIV, pp. 42-51.
Nuova specie di Eupelmus. (Hymen. Chalcididae). - Boll. Soc. Entom. Ttal., LXXVE pp, 27-28,
Nuovo contributo alla conoscenza dei Dirhinini (Hymen. Chalc.). - «Eos » Revista Españ. de Entomologia, XXIII, pp. 39-78.
Reperti d’Imenotteri parassiti e note varie. - Boll. Soc. Entom. Ital., LXXVIII, pp. 13-15.
Nota sui Calcididi della Palestina (Chalcididae Ashm. ed Eucharidae Ashm.). - Boll. Soc. Entom. Ital., LXXIX, pp. 91-93.
Materiali per una monografia delle Brachymeria paleartiche. (Hymen. Chalcidoidea). - « Eos » Revista Españ. de Entomologia. Tomo extraor- dinario, pp. 27-58.
Missione biologica Sagan-Omo diretta dal Prof. Edoardo Zavattari (1939). Hymenoptera: Braconidae. - Ann. Mus. Civ. St. Nat. Genova LXIV, pp. 310-326.
Missione biologica Sagan-Omo diretta dal Prof. Edoardo an (1959). Hymenoptera: Chalcidoidea. - Ann. Mus. Civ. St. Nat. Genova, LXV, pp. 173-210.
Descrizione di una nuova specie di « Derostenus Westw. » Pee omis Chalcidoidea). Derostenus appendigaster n. sp. - Boll. Istituto Entomolo- gia R. Univ. Bologna, XIX, pp. 145-146.
Descrizione di una nuova specie del genere « Lanceosoma » Di (Hy- menoptera: Chalcidoidea, Pteromalidae). - Boll. Istituto Entomologia R. Univ. Bologna, XIX, pp. 391-394.
VERTEBRATI
Notizie sui Rettili Loricati del R. Museo Zoologico di Roma. - Boll. Soc. Zoolog. Ital., XI (22), pp. 87-92.
Aggiunte alla collezione ittiologica - Symoranchus marmoraius Bl. - Boll. Soc. Zoolog. Ital., XI (22), pp. 97-102.
Alcuni Anfibi introdotti recentemente nel Museo Zoologico di Roma (Gimnofioni ed Anuri). - Boll. Soc. Zoolog. Ital., XI (22), pp. 294-299. Notizie su alcuni Cheloni donati al R. Museo ‘Zoologico di Roma. : Boll. Soc. Zoolog. Ital., XII (22), pp. 29-39.
Nuove aggiunte alla collezione erpetologica del Museo (Sauri e Che- loni). - Boll. Soc. Zoolog. Ital., XII (22), pp. 125-130.
Osservazıonı su due esempları En Sternothaerus, - Roll. Soc. Zool 08: Ital.,. XII (24), pp.. 131-139. |
Due nuove specie di Amphisbaena della Repubblica BTS - Boll. Soc. Zoolog. ‘Ttal., XII (22), pp. 229-234.
CROSTACEI
Nota sopra una nuova specie di Cypris e sulla Cypris bispinosa. - Moni- tore Zoologico Italiano, XVI, pp. 241-244.
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1905
1906 1906 1906 1906 1907 1909 1910 1925 1925 1925 1929 1952 1952
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1925 1937 1950
1954
D. GUIGLIA
Nota sugli Ostracodi viventi nei dintorni di Roma ed osservazioni sulla classificazione delle « Cypridae ». - Boll. Soc. Zoolog. Ital., VI (22), pp. 115-128; 191-204.
Sulla presenza della Podopsis Slabberi V. Ben. nello stagno di Macca- rese - Boll. Soc. Zoolog. Ital., VII (22), pp. 11-20.
Contributo alla sistematica delle « Ilyocyprinae ». - Boll. Soc. Zoolog. Ttal;, VII (2%), pp. 133-146 e pp. 249-268,
Sulla presenza della Meganyctiphanes norvegica (M. Sars) nelle acque del Giglio. - Ann. Mus. Civ. St. Nat. Genova, XLII, pp. 149-156. Ostracodes récoltés par Mr. Jaquet et déterminés par Mr. le Dr. Masi. - Bull. Société des Sciences de Bucarest, XIV, pp. 647-665.
Contributo alla sistematica delle « Ilyocyprinae » (continuazione e fine). - Böll. Soc. -Zoolog;- Ital. VITI (2%), pp. 55557.
Descrizione di alcune « Cypridae » italiane. - Archivio Zoologico Italiano, III, fasc, 4, pp. 377-407. :
Notizie su alcune Cypridae raccolte a Maccarese. - Boll. Soc. Zoolog. ital, XT pp. 93-006.
La Nyctiphanes Couchi nel Mare Ligure. - Ann. Mus. Civ. St. Nat. Genova, LII, pp. 17-19. | Descrizione di tre nuovi Ostracodi africani. - Ann. Mus. Civ. St. Nat. Genova, LII, pp. 50-63.
Descrizione di due Fillopodi anostraci della la italiana. - Ann. Mus. Liv. St. Nat. Genova, LIL pp. 95-99.
Ricerche faunistiche nelle isole italiane dell'Egeo - Ostracodi. - Archivio Zoologico Italiano, XIII, fasc. 1-2, pp. 283-285.
Spedizione scientifica all’Oasi di Cufra (Marzo-Luglio 1931) - Ostracodi. - Ann. Mus. Civ. St. Nat. Genova, LV, pp. 310-328.
Escursione zoologica all’Oasi di Marrakesch nell’ Aprile 1930 - Ostracodi. - Bollettino di Zoologia, Napoli, III, pp. 213-223.
ARACNIDI
Note sugli Scorpioni appartenenti al R. Museo Zoologico di Roma. - Boll. Soc. Zoolog. Ital., I (32), pp. 88-108; 120-144.
ELMINTI
Sulla presenza del « Dinobothrium septaria » in una « Selache maxima ». -
Boll. Soc. Zoolog. Ital., I (32), pp. 323-328.
COMMEMORAZIONI
Battista Grassi - Necrologia. - Boll. Soc. Entom. Ital., LVII, pp. 81-83. Raffaello Gestro. - Rivista di Biologia, XXII, fasc. 10, pp. 183-195. Filippo Silvestri. - Mem. Soc. Entom. Ital., XXIX, pp. 125-135.
VARIA
A proposito del nome di una roccia vulcanica dei Monti Albani. - « Na- tura» - Riv. Sc. Nat. Milano, XXXVI, pp. 71-76.
LUIGI MASI 61.
Recensioni di opere e articoli di ioni vario in:
Bollettino della Società Zoologica Italiana (1908, 1910, 1911, 1912). Rivista di Biologia (1919, 1920, 1921, 1922, 1924, 1926, 1937). Bollettino della Società Entomologica Italiana (1922, 1923, 1924, 1926, 1027 4930, 1942). |
Medicina Nuova (E928, 1950);
Note diverse nella « Rassegna delle pubblicazioni entomologiche riguar- danti la fauna dell’Italia e delle colonie mediterranee » in Boll. Soc. Entom. Ital. (dal 1927) e nel « Repertorio di notizie entomologiche » in Boll. Soc. Entom. Ital. (da) 1933).
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ESTRATTO DALLE MEMORIE DELLA SOCIETÀ ENTOMOLOGICA ITALIANA : Ä SD VOLUMEISTL = 1901
Livio TAMANINI
LE ANOMALIE DELLO SCUTELLO NELLE SPECIE DEL GENERE CARPOCORIS KOL.
(Hemiptera Heteroptera, Pentatomidae) ; /
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GENOVA FRATELLI PAGANO = TIPOGRAFI EDITORI S. A, S 25-11-1961
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Livio 'TAMANINI
LE ANOMALIE DELLO SCUTELLO NELLE: SPECIE DEL GENERE CARPOCORIS KOL.
(Hemiptera Heteroptera, Pentatomidae)
Nel mio lavoro sul genere Carpocoris del 1958 (+) vengono discusse le anomalie dello scutello, che si hanno con frequenza nel C. fuscispinus (BOH.). Ritenni allora che tali deformazioni potessero essere considerate quasi un carat- tere della specie, non avendo riscontrate quelle anomalie nelle altre entità eu- ropee. | | Nei Carpocoris inviatimi successivamente per la revisione potei constatare però che anche nel C. mediterraneus ‘TAM. si possono avere dei casi di anomalia analoghi a quelli del C. fuscispinus (BoH.) (figg. 3, 4).
Su circa 1000 esemplari di mediterraneus esaminati, 47 maschi e 46 fem- mine, provenienti dalla Russia caucasica e transcaspica, hanno la porzione distale dello scutello variamente raccorciata, il margine posteriore assai irregolare, di colore chiaro, provvisto nel mezzo di un callo che si prolunga talvolta in una costa sulla linea mediana. Non sono rari gli esemplari nei quali il callo assume la forma di un’apofisi dentiforme rivolta più o meno verso l’alto (fig. 5). Il mag- giore raccorciamento per anomalia non sorpassa il terzo della lunghezza che pud avere lo scutello normale. |
Nel fuscispinus il margine distale dello scutello anomalo è variamente ar- rotondato, ma assai di rado ha nel mezzo un piccolo callo. La riduzione della lunghezza è spesso maggiore, e nei maschi più che nelle femmine (figg. 1, 2).
L’areale del fuscispinus va dalla Penisola Iberica alla Siberia orientale. La sua maggiore diffusione si ha in una fascia che attraversa la parte media della Euroasia; manca nelle regioni fredde più settentrionali ed ha le sue stazioni più meridionali nell’Italia centrale, nell’Anatolia, nella Transcaucasia e nel Kirghi- sistan. Ma fino ad ora si sono riscontrati degli esemplari con lo scutello raccor- ciato solo nel materiale europeo.
Il mediterraneus è diffuso in tutto il bacino del Mediterraneo e nella Sotto- regione Mediterranea orientale. A Nord giunge fino in Cecoslovacchia ed a Sud fino in Eirtra; ma è solo fra gli esemplari delle regioni caucasiche e caspiche che si sono trovate delle anomalie nello scutello.
L’ampiezza delle deformazioni è inoltre diversa nelle due specie: nel me- diterraneus interessa tutt’al più il terzo distale dell’organo, mentre nel fuscispinus si estende anche oltre la metà.
Nei paesi nei quali le due entità sono colpite dalle anomalie vivono altri Carpocoris. In Europa, con il fuscispinus, si rinviene il C. purpureipennis (DE G.),
(1) L. TAMANINI, 1958. Revisione del genere Carpocoris KLT. con speciale riguardo alle specie italiane (Hemiptera Heter., Pentatomidae). Memorie Museo Civico St. Nat., Verona, VI,
pp. 333-388, 17 gr. figg.
63 ANOMALIE IN CARPOCORIS
il C. pudicus (Popa) e il C. melanocerus Muts. Nella Caucasia, con il mediterra- neus, convivono il C. purpureipennis (DE G.), il C. coreanus iranus 'Tam. ed il C. melanocerus Muts.; nella 'Transcaspia vi è il C. coreanus iranus ‘Tam. Ma per quanto è finora noto, nessuna delle specie che si trovano con il fuscispinus e con il mediterraneus sono colpite da anomalie allo scutello.
Scutello nella sua forma normale (linea marcata) con sovrapposte (linee sottili) alcune delle forme anomale riscontrate nel materiale esaminato. Figg. 1, 2: Carpocoris fuscispinus (BoH.). - Fig. 3, 4, 5: Carpocoris mediterraneus Tam.; la fig. 5 corrisponde allo scutello più breve disegnato nella fig. 3, visto di lato.
La mancanza di ricerche sperimentali non ci permette di avanzare delle ipotesi sulle cause di queste anomalie, ma la circoscrizione del fenomeno ad aree determinate ed il fatto che vengono colpite solo due specie e non le congeneri che convivono con esse, ci lascia ritenere che tali atrofie siano favorite anche da fattori ereditari.
I mediterraneus anomali sopra citati vennero raccolti nella provincia di Novorossiisk (Caucaso sett.), nel Daghestan, nella Georgia, nell’ Armenia, nella
L. TAMANINI 64
Aserbaigian e nel Turkestan. Essi si conservano nelle collezioni del Museo Na- zionale Ungarico di Budapest, nel Museo Zoologico dell’ Università di Helsinki, nel Naturhistorisches Museum di Vienna e nella collezione del Prof. Hakan Lindberg di Helsinki
Del fuscispinus ho esaminato esemplari con lo scutello anomalo dell’Italia, Francia, Svizzera, Austria, Germania, Cecoslovacchia, Ungheria, Jugoslavia, Bulgaria e Russia centrale europea, e si trovano sparsi un po’ in tutte le colle- zioni esaminate.
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ESTRATTO. DALLE MEMORIE DELLA SOCIETÀ ENTOMOLOGICA ITALIANA | VOLUME XL n 06h 2.
EMILIO BERIO
FAUNULA DI NOCTUIDAE DELLA REGIONE DEL MONTE PENICE NEGLI APPENNINI LIGURI
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Primo contributo
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| Pubblicazione N. 41 del Centro di Entomologia alpina e forestale del Con- _siglio Nazionale delle Ricerche (diretto dal Prof. Athos Goidanich ).
GENOVA FRATELLI PAGANO -
TIPOGRAFI EDITORI S.A. S. 25-11-1961
ESTRATTO DALLE MEMORIE DELLA SOCIETÀ ENTOMOLOGICA ITALIANA Wok. UM. ba Rie m0 6.1
EMILIO BERIO
FAUNULA DI NOCTUIDAE DELLA REGIONE DEL MONTE PENICE NEGLI APPENNINI LIGURI
Primo contributo
Pubblicazione N. 41 del Centro di Entomologia alpina e forestale del Con- siglio Nazionale delle Ricerche (diretto dal Prof. Athos Goidanich ).
GENOVA FRATELLI PAGANO - TIPOGRAFI EDITORI S. A. S. 25-11-1961
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EMILIO BERIO
FAUNULA DI NOCTUIDAE DELLA REGIONE DEL MONTE PENICE NEGLI APPENNINI LIGURI (*)
Primo contributo
Nota. - La necessità di illuminare ogni aspetto delle caratteristiche faunistiche delle nostre montagne, requisito primo per interpretare, con elementi ecologici alterati in misura minima dall’insediamento umano sovvertitore, la storia geologica e biologica della terra su cui viviamo, mi ha indotto a concentrare gli sforzi del Centro di studio del C.N.R. da me diretto nell’ottenere la preparazione di singoli contributi di ricerca su gruppi disparati e lontani nei diversi ordini di Insetti. La preziosa collaborazione dell’universalmente conosciuto specialista italiano nei Lepi- dotteri Nottuidi, Emilio Berio, reca sin da ora un notevole apporto di risultati faunistici, cui for- tunatamente si aggiunge una ingente documentazione sistematica e nomenclatoria. La famiglia dei Noctuidae, una delle più vaste e difficili a studiarsi in tutto l’ordine, rappresenta un nucleo ento- matico di importanza fondamentale in qualunque fauna, cosi come ogni chiarificazione sulla sua complicata ed ingarbugliata nomenclatura apre nuove prospettive di indagine agli entomologi. Sono grato all’avv. Berio per la sua fatica di raccolte e di studio.
ATHOS GOIDANICH
Invitato dal Centro di studio per la Entomologia alpina e forestale del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Torino, diretto dal Prof. Athos Goidanich, ad illustrare le faunule di Lepidotteri di alcune zone alpine ed appenniniche poco conosciute, ho tratto lo spunto per occuparmi della faunula della regione del Monte Penice, negli Appennini Liguri, dal reperto di una Aleucanitis cailino Lef., (specie che non ho mai prima d’ora incontrato in Liguria) catturata pro- prio sul Passo del Penice. L’esemplare interessante faceva parte di un piccolo lotto di Noctuidae trasmessomi per la determinazione dal Prof. Domenico Ro- berti della Facoltà Agraria di Piacenza dell’Università Cattolica del Sacro Cuore. Lo stimolo che il reperto mi diede al compiere ricerche nella regione, nella convinzione che essa, sinora lepidotterologicamente inesplorata, nasconda cose notevoli, si incontrò con l’invito rivoltomi dal Prof. Goidanich inducendomi ad una indagine originale da cui si sono avuti i primi importanti frutti.
Ho intrapreso così una prima serie di ricerche a carattere preliminare ed esplorativo nella zona del Monte Penice le quali, pure essendo solamente un preludio a indagini più approfondite, hanno già dato risultati che merita far conoscere, in relazione alla grande affluenza di varie specie più o meno comuni, che porta interessanti rilievi sulle date di schiusura, e alla limitata ma preziosa cattura di specie molto poco comuni o addirittura mai prese in Italia Settentrio- nale.
(*) Pubblicazione N. 41 del Centro di Entomologia alpina e forestale del Consiglio Nazio- nale delle Ricerche (diretto dal Prof. Athos Goidanich).
66 E. BERIO
Purtroppo il programma che riguardava le cacce primaverili-estive e le cacce autunnali non potè essere perseguito che per la prima parte e anche con poco sviluppo, per la frequenza delle piogge che, specialmente in autunno, ha troncato molto presto le ricerche.
Hanno partecipato alle cacce mio figlio Renato e qualche volta anche la Sig.na Chiara Cassano fi al Museo di Storia Naturale di Genova, che qui ringrazio.
Ci siamo serviti di una lampada a vapori di mercurio da 250 W. alimentata per mezzo di un lungo cavo, da un survoltore a 220 Volt azionato dalla dinamo di una 1400 FIAT che ci servì sia per recarci sulle stazioni di caccia col materiale, sia anche per dormire, col ribaltamento del sedile anteriore.
Il programma del primo anno comprendeva ricerche nelle seguenti sta- zioni:
A) Torriglia (e più precisamente i boschi intorno alla valle di Mar- zano) che doveva fornirci elementi di raffronto della faunula del versante marino.
B) S. Salvatore, un gruppo di casupole immerse nelle anse della valle del Trebbia destinato a rappresentare i reperti pedemontani.
AyPendier del Penice; l'obbiettivo: centrale: della ricerca, -da suddividere in varie stazioni, compreso il Passo e le zone più elevate.
D) Pendici e Passo del Bra llo, obbiettivo concomitante e di raffronto per l’indagine sulle relazioni tra zone vicine ma dissimili.
Lo sviluppo del programma prevedeva una ricerca primaverile-estiva (mesi da aprile a luglio) nelle stazioni A-B-C ed estivo autunnale (agosto- novembre) nelle stazioni C e D nel 1960 e l’inverso nel 1961 con estensione oc- casionale nella parte alta della valle dello Staffora (Pianostano ecc.) nella valle di Rezzoaglio e sino al passo del Bocco, per un collegamento con i reperti di passaggio tra le zone studiate e il versante marino, attraverso la zona del Bocco, interessantissima per il suo aspetto alpino, da raffrcntare anche con le rese delle cacce alpine propriamente dette.
Come ho già accennato il programma del 1960 si è notevolmente ridotto, perchè solo le cacce primaverili su Torriglia, S. Salvatore e Penice (quest’ultima limitatissima) furono eseguite; mancarono le cacce di aprile e maggio e quasi totalmente quelle autunnali, a causa delle piogge. In autunno andammo sulle basse pendici del Penice nella zona di Pecorara e nella valle dello Staffora, ma dovemmo fuggire benchè le catture fossero interessantissime. Di queste cacce autunnali non ho dato qui resoconto, ritenuto il loro carattere incompleto e ac- cidentale.
Ringrazio il Prof. Athos Goidanich dell’ Università di Torino che col suo invito mi ha dato lo spunto per iniziare questa indagine la quale, sin dal primo momento, mi pare sia oltremodo promettente.
LEPIDOPTERA
Fam. N OCTUTIDAE
Il nome Noctuidae, che è certo il più antico dato alla famiglia di cui é caso,
è divenuto ufficialmente valido da quando, al Congresso di Copenhaghen, è stato messo nella lista dei nomi generici validi il n. Noctua Linn. 1758.
NOCTUIDAE DEL MONTE PENICE TS
Subfam. EUXOINAE
È meno pacifico invece l’impiego del nome Euxoinae, dato da WARREN alla sottofamiglia, nei confronti di Noctuinae che, adottato da HAMPSON per una altra sottofamiglia nel 1904 viene da alcuni autori attualmente usato per questa, nella quale sta il genere che ora deve essere indicato con Noctua L.
Secondo la legge della priorità, infatti, il nome Euxoinae dovrebbe avere impiego perchè è il più antico valido. 'Tale nome era stato preceduto da Agrotinae proposto da Hampson nel 1904, ma il genere che in quell’epoca portava il nome di Agrotis Ochs. 1816 ha dovuto cambiare in Scotta Hb., per causa di omonimia con Agrotis Hb. 1809/13, e così Agrotinae, per questa sottofamiglia, non può esercitare alcun diritto di precedenza.
Senonchè oggi si obietta che il cosiddetto principio di concordanza o di coordinazione esige che la famiglia delle Noctuidae abbia una sottofamiglia Noctur- nae in cui sia il gen. Noctua, il che può anche essere logico: ma qui sono di fronte due principi; la legge di priorità che è stata accolta come principio fonda- mentale del Codice Internazionale di Nomenclatura Zoologica, e il principio di concordanza o coordinazione che ha formato oggetto di raccomandazione nel congresso di Copenhaghen; nel nostro caso accogliere l’uno vuol dire sacrificare l’altro e pure lasciando aperta la questione e senza pretendere con questo di dire alcunchè di dirimente, nel conflitto fra i due, sento di dover seguire la legge prima del consiglio, e adottare Euxoinae Warr. 1909 anzichè Noctuinae. T'anto più poi che, come ho già accennato sopra, il nome Noctuinae è stato creato da HAMPSON nel 1904 per un’altra sottofamiglia, quella che oggi deve portare il nome di Othreinae (= Ophiderinae), e l'adozione di Noctuinae per questa O pci contribuisce a confondere le cose, già abbastanza confuse.
Gen. Euxoa Hb.
Euxoa Hübner: Verz. p. 209 (2 spp.) (1821).
Lectogenotypus: Hampson, 1904: N. decora Schff.
— Mimetes Hübner: Vetz. p. 210 (= Mimetis err. Hamps. IV.153) (3 spp.) (1821). Lectogenotypus: Hampson, 1904: N. nubilosa Hbn. (= decora Schff.).
= Metaxyja Hübner: Verz. p. 223 (= Metaxyia err. Hamps. IV.153) (9 spp) (1821). Lectogenotypus: Hampson, 1904: N. vitta Hbn. (= "Esp,
= Exarnis Hübner: Verz. p. 224 (5 spp.) (1821). Lectogenotypus: Hampson, 1904: N. ruris Hbn. (= obelisca Schiff.).
= Brotis Hübner: Verz. p. 226 (2 spp.) (1821). Lectogenotypus: Hampson, 1904: N. fumosa Hbn. (= nigricans 1..).
Sono inclusi solo i sinonimi apparenti dalla sistematica di Boursın (Bull.
Lyon 1953).
Le sinonimie specifiche sopra indicate hanno solo portata di eguaglianza nomenclatoria soggettiva, e possono essere anche sistematicamente errate.
Infatti, se nella lista originale è contenuto il nome specifico a, esso diviene lectotipo sia che l’autore lo abbia scelto con una diretta indicazione (lectotipo a) sia che lo abbia scelto con una indicazione indiretta, anche se sistematicamente errata (lectotipo x = a).
Io ho indicato pertanto come lectotipo il nome specifico contenuto nella lista originale, e tra parentesi la sinonimia ritenuta giusta, dall’autore della scelta, tra il nome della lista originale e quello da lui indicato come lectotipo.
68 E. BERIO
1. Euxoa aquilina Schiff. (1775).
L’interpretazione di questa specie € stata cosi varia e confusa tra gli autori in passato come forse nessun’altra mai. Individuata nel 1775 da ScHIFFER- MULLER, venne più o meno bene riconosciuta dai primi revisori e mantenuta come entità distinta sino a GUENEE, sebbene tenuta unita con vitta Esp., TUTT (B. Noct. II 23,55), STAUDINGER: (Cat. p. 150) Hampson (IV,293) e WARREN in Seitz (p. 32) la considerarono una forma di tritici Linn. ritenuta una multi- forme specie, formata persino di maschi portanti antenne diverse l’uno dall’altro, probabilmente a seguito di due grandi infestioni, una in Moravia citata da TREITSCHKE (vol. X pt. II p. 19) e un’altra presso Bringen citata da RÒSSLER in Jahrb. Nass. Ver. fur Natkunde XXXIII-XXXIV p. 87. E possibile che nelle due infestioni vi fossero più specie mescolate, ma gli osservatori ritennero che si trattasse di una sola e, riconoscendo nei vari individui molte delle specie cono- sciute, passarono tutte queste in sinonimia, seguiti dagli autori successivi, sia pure in parte. Più recentemente pare che il bandolo sia stato un po’ districato, ma di concreto pare non vi sia che la conclusione che aquilina Schff. non sia cospecifica nè con fritici L., nè con eruta Hb., nè con vitta Esp., nè con obelisca nè con cursoria ; è invece ancora piuttosto incerto a quali di queste specie appar- tengano le innumerevoli forme che sono state descritte e raggruppate al grande gruppo di tritici ecc.
Nel territorio studiato, si è catturato solo un esemplare:
13 Torriglia 20/7/60. Gen. Scotia Hbn.
= Agrotis Ochs.: Schm. Eur. IV/66 (1816) nec Hübner (1809-13). Scotia Hbn.: Verz. p. 226 (1821) (4 spp.). Lectotypus: Hampson 1904: N. cinerea Schff. = Agronoma Hbn.: Verz. p. 227 (1821). Lectotypus: Hampson 1904: N. crassa Hbn. (= Tr.). = Georyx Hbn.: Verz. 227 (1821). Lectotypus: Hampson 1904: N. segetis Hbn. (= segetum Schff.).
Per molto tempo, da Ochsenheimer in poi, questo genere porto il nome di Agrotis Ochs. Solo recentemente si è rilevato che quel nome cade per omonimia con Agrotis Hbn. (Erste Zutrage).
2. Scotia cinerea Schff. (1775).
Noctua cinerea Schiffermüller: p. 80 n. 8 (1775). » obscura Hiibner: Noct. n. 157, 490 (1800/3; 1809/13). ? Phalena denticulata Haw.: p. 133 n. 95 (1803). Agrotis fusca Boisd.: Jc. pl. 78 f. 4 (V. Boursin: Bull. Lyon 1953 p. 118). A. cinerea var. pallida Tutt: B. Noct. II, 76 (1892). » var. virgata ‘Tutt: lc. (1892). Orthosia murina Eversm: Bull. Mosc. III 213 (1847). Agrotis alpigena Tur.: Bull. Ent. It. XVI, 75. A. livonica 'Teich.: St. e Zt. 1886, p. 169. A. tephrina Staud.: Cat. p. 148 (1901). ? A. turatü Staud.: Iris. I 216 pl. 10-5 (1884). | A. cinerea ab. variegata Schaw.: Int. Ent. Ztschr. 28. 416 (1934). » ab. aragonensis Schaw.: l.c.
E specie variabile nell’intensita del fondo che passa da grigio molto chiaro con inflessioni cerulee sino al bruno-nero profondo. Il suo abitato copre l’intera Europa e l’Asia minore.
NOCTUIDAE DEL MONTE PENICE 69
Si & presentata in massa sino dal principio di giugno, come sempre in Li- guria, per cessare verso la meta del mese; gli esemplari trattenuti sono: Torriglia, 5/VI/60 433, 19; 3992 ab. obscura Hbn.
Torriglia, 10/VI 299.
Penice, 15/N P3357 te.
Torriglia, 24/VI 19 obscura Hbn.
S. Salvatore Val Trebbia 19/VI 333, 19 obscura Hbn.
3. Scotia segetum Schff. (1775)
Noctua segetum Schiff.: Wien Verz. 81 n. 12; 252 Tav. 1a, 3; 1b, 3 (1775). ? Phalaena clavis Hufn.: Berl. Mag. III 426 n. 47 (1767). | Noctua segetis Fab.: Spec. Ins. II 223, n. 78 (1781). Bombyx caliginosa Esp.: III, 323, Tav. 64 f. 5 (1785). » fuscosa sip. 2.6. 524. 4:2 (1785). » catenatus Haworth: Lep. Brit. p. 54 (1803). » pectinatus Haworth: Lep. Brit. p. 55. » spinulus Haworth: Lep. Brit. p. 57. » monileus Haworth: Lep. Brit. p. 56. » subatratus Haworth: Lep. Brit. p. 61. » nigricornutus Haworth: Lep. Brit. p. 62. Noctua sordida Hbn. fig. 154 (1800/3). Bombyx connexus Haworth: l.c. p. 116. » corticcus Haworth: l.c. p. 116 (corticeus ?). » venosus Haworth: l.c. p. 116. Noctua nigricornis Villers: Linn. Ent. (1789). Agrotis dividens Walker: Lep. Het. X.342. » aversa Walker: Lep. Het. X.345. » marginalis Walker: Lep. Het. X.339. > obliviosa Walker: Lep. Het. X.340. » correcta Walker: Lep. Het. X.345. » conspurcata Walker: Lep. Het. XXXII.696. » repulsa Walker: Lep. Het. XXX1II.696. » certificata Walker: Lep. Het. XXXII.697. Bombyx fervida Hbn. Noct. 146 (1800-3). » praecox Hbn. Noct. 359 (1803-8). Agrotis dimidia Zeller: Isis 439 (1847). ) sicula Bdv.: Gen. p. 109 (1829). > sicania Guen.: Vol. I 275 (1852). » pallida Stauding.: St. e Zt. (1881). 423. > ingrata Butler A.M.N.H. (5) I-ı62 (1878) [secondo Hiroshi Inoue é b. sp. [Check List. Lep. Japan V.444 (1958)]. » denticulosa Wallgr.: Wien e Mon. IV-168 (1860). » lassa Swinhoe: P.Z.S. (1886). 444. » anthracitica Alphér: Hor. Ross. V-38-590 (1908). » nocturna Stauder.: Int. e Zt. 9-16 (1915). » virilis Stauder.: Int. e Zt. 9-16 (1915). » unicolor Pillich. Rovart. Lap. 16-185 (1909). » albiptera Turati: Atti Soc. It. Sci. 60-226 f.6 (1921). > minorata Turati: Atti Soc. It. Sci. 63-61 f. 1-2 (1924). » pseudocos Turati: Atti Soc. It. Sci. 63-61 f. 1-3. > pallidaobsoleta Dann.: Ent. Z. 39-135 (1925). » glaucina Kozhanths: Jahrb. Martjan. 1, 31 (1923).
La specie dovrebbe portare il nome clavis di HUFNAGEL, che fu messo in sinonimia dai primi revisori e poi abbandonato per l’incertezza della sua identi- ficazione. Boursın (Bull. Lyon 1953, p. 118) lascia aperto il problema; tuttavia a parte la sua osservazione che HUFNAGEL non cita altrimenti questa comunis-
A
sima e diffusissima specie (che d’altronde non è neppure citata da LINNEO),
70 E. BERIO
mi pare che secondo le regole di nomenclatura l’interpretazione del primo revi- sore successivo debba essere dirimente al riguardo e, salvo errore, il primo è ROTTEMBURG (Naturfoscher 8.109 n. 47), la cui interpretazione è che si tratti di segetum.
È strano invece che autori anche recenti come DRAUDT in Seitz Suppl. p. 43 portino la specie col nome segetis e per di più attribuito ad HUBNER, mentre è di FABRICIUS ed è comunque posteriore a SCHIFFERMULLER, la cui diagnosi, corroborata da figure, non lascia alcun dubbio al riguardo.
Data la grande variabilità della specie, che si manifesta soprattutto nei di- segni delle ali anteriori più che nel colorito del fondo, sono state descritte molte forme e dati molti nomi, che non vale forse la pena di tener presenti.
Essa non*è apparsa gran che numerosa nella zona studiata:
Torriglia 5 giugno 1g. ‘) 10 ) 13 19. S. Salvatore Val Trebbia 24/VII 19. Pianostano IX 1954-1955 239, 499, queste ultime di statura notevole (47 mm. di apertura alare).
4. Scotia exclamationis Lnn. 1758.
Ph. Noctua exclamationis Linn.: X® p. 515 n. 106 (1758).
Phalaena murina De Geer: Mem. II di Ba gt Ave 6 ear). » clavus Hufnagel: Berl. Mag. III, 298 n. 48 (1766). » picea Haworth: Lep. Brit. p. 170 (1803).
Noctua unicolor Hübner: Noct. fig. 544 (1800/3) sec. Tutt: Br. Noct. II-124.
var. pallida Tutt: Br. Noct. II 124 (1892).
var. costata ‘Tutt: l.c.
var. rufescens "Tutt: l.c.
var. brunnea Tutt: l.c.
var. obsoleta Tutt. l.c.
var. juncta Tutt: lc.
var. lineolatus Tutt: l.c.
ab. serena Alphér: Rom. Mém. V. 137.
ab. conjuncta Hirschke: Verh, Ges. Wien 60-417 (1910).
ab. cuspidata Culot: Noct. I - 70 tav. 11 f. 8 (1909).
ab. dufranei Lambill.: Rev. Namur 20 (1907).
ab. posteli Culot.: Noct. Eur. Tav. 11 f. 7.
ab. wehrlii Vorbr.: Schm. Schweiz II, 622 (1914).
ab. quadrimacula Wehrli: Mitt. ran Nat. Ges. 20. 248 Casi
ab. nigriorbis Zerny: Ztschr. österr. Ent. Ver. 19. 45 (1934).
ab. invertilinea Le Charles: Cat. Lep. Amat. Papill. p. 155 (1923).
ssp. informis:Leech.;P:Z. Lond. zoo "Ti sot 1 (1880).
f. kurodakeana Matsum: Ins. Mats. I, 110, 114 f. 3 (1927).
f. confluens Leech.: l.c.
Non vi sono grandi questioni sulle sinonimie; la unicolor di HUBNER è ritenuta sinonimo, per quanto mi consta, solo da TUTT. La forma serena di ALPHERAKY è stata ritenuta eguale a pallida ‘Tutt, ma in seguito si è ritenuto, e forse meglio, che la pallida sia una forma europea della razza orientale che prende il nome di serena Alph. È specie molto variabile di colorito e disegno, e specie molto diffusa in tutta Europa e l’Asia occidentale: si presenta spesso in nu- merosi esemplari.
Nella zona studiata comparve subito in dosi massicce sino dalla fine di maggio, che deve essere considerata l’epoca della schiusura, poi decrebbe rapida- mente pur continuando nelle sue apparizioni anche più tardi. Gli esemplari | trat- tenuti furono:
~ NOCTUIDAE DEL MONTE PENICE 71
Torriglia 10/VI 18.
S. Salvatore Val Trebbia 19/VI 19. Pendici N. del M. Penice 15/VI 733, 399. Torriglia 29/VII 18.
5. Scotia puta Hbn.
Noctua puta Hübn.: Schmett.: Eur. IV 255 (1800-3). Bombyx radius Haw.: Lep. Brit. p. 119 (1803). Noctua lignosa God.: Lep. France V (II) 241 Pl. 67/6 (1821) nec. Hübn. » renitens Hiibn.: l.c. fig. 715-717 (1823-4). Xylina erythroxylea Treits: V (III) 31 (1826). Agrotis radiola Steph.: Ill. B. Ent. Haust. II, 119 PI. 20/3 (1829). Aporophyla catalaunensis Mill.: Rev. Mag. Zool. (III) T. 1 f. 4 (1873). Agr. puta var. obscura Tutt: B. Noc. II-75 (1892). » » var. nigra Tutt: l.c. » » var. meridionalis Spul.: Schm. Eur. I. 157 (1908). » » ab. amartia Schawda: Verh. Ges. Wien. 61, 82 (1911). Euxoa rotroui Rotsch.: Nov. Zool. XXVII, 29 Pl. 17 f. II (1920). » radius erythroxylea ab. major Rots.: l.c. XXVIII, 33 (1920). » siluestri Turati: Att. Sc. Nat. Milano 63 p. 62 (1094); » ©. hoggari minima Turati: lc. Pl. III fig. 7, 8 (1924). » radius andreasi Turati: l.c. p. 67 (1924). Agrotis puta ab. nuda Dennehl: Mitt. Miinch. Ent. Ges. 19 (1929). » » var. subrubra Dannehl: l.c. Euxoa puta ab. marianii Berio: Boll. Ent. It. 64 p. 146 (1932). Agrotis puta syricola Corti-Draudt: Seitz Suppl. 51 pl. 6 (1933). . unica Berio: Ann. Mus. Genova 59-90 (1936). . juncta Berio: l.c. . perfusa Berio: l.c. . cremea Berio: l.c. p. 91. . algerina Berio: l.c. . pheroa Berio: l.c. p. 92. toisca Berio: l.c. Tutti Berio: lc. p. 93. , obscurina. Berio: 1.c..-p, 93. . erythrosimilis Berio: l.c. . Agenjoi Berio: l.c. . transfixa Berio: LC. ‘p. (04. . debilis Berio: l.c. umbra Berio: l.c. p. 95. . tricolor Berio: l.c. monochroma Berio: l.c. p. 96. . uniformis Berio: l.c. . paupera Berio: l.c. . purolimbata Berio: l.c. p. 97. masculina Berio: l.c. . transiens Berio: l.c. . extrema Berio: l.c. p. 98. . feratra Berio: l.c. venata Berio: l.c. p. 99. . lignosina Berio: l.c. . composita Berio: l.c. . golignosa Berio n.n. per lignosa Godart. (preocc.). » » ssp. Predotai Byt. Salz.: Mem. Ent. It. XV 199 (1937). ) ) ) » f. subtusfasciata, Byt. Salz.: l.c. p. 200.
Specie proteiforme, di cui ho trattato nella monografia del 1936 citata sopra, a cui rimando. Nell’area studiata si € rinvenuto un esemplare della razza renitens Hb. tipico:
S. Salvatore Val Trebbia 19/VI 13.
72, E. BERIO
6. Scotia ipsilon Hufn.
Phalaena ipsilon Hufnagel; Berl. Mag. III 416, 99 (1766). Noctua suffusa Schiffm.: p. 80 (1775). ? Noctua spinifera De Villers: Ent. Linn. II 174, 110 (1789). Bombyx spinifera Haworth: Lep. Brit. 51 (1803). Phalaena (Bombyx) spinula Esp.: Spinn. 320 T. 63, 6, 7 (1787). » idonea.-Cram. Uitl. Kap. f.. 275 H.° (1777). var. pallida Tutt: Br. Noct. II-7 (1892). Agrotis frivola Wallgr.: Wien Ent. Mon. IV, 69 (1860). ) bipars Walk.: List. X 334 (1856). var. pepoli Bert.: Bull. Ent. It. VI, 139-146 PI. III (1874). Agrotis aureolum Schaus.: Journ. N.Y. Ent. Soc. VI, 107 (1898). ab. fusca Dannehl: Ent. Z. 39 p. 135 (1925). ab. obscura Lenz: Ostheld. Schm. Südbayerns. II, 249 (1927).
I primi autori distinsero questa specie col nome suffusa di SCHIFFERMÜLLER, pure identificandola con la Phalaena ipsilon di HUFNAGEL e di ROTTENBURG; (così June, DE VILLERS e BoRKHAUSEN) con TUTT, STAUDINGER, HAMPSON e WARREN (Seitz) venne riesumato il nome di ypsilon, ma attribuito a ROTTENBURG (Naturforscher IX 141 n. 99) che tuttavia è posteriore di 10 anni alla descrizione di HUFNAGEL.
Boursin in Bull. Lyon 1953 p. 118 ha riconosciuto giustamente la priorità ad HuFNAGEL che proprio non si comprende come sia stata pretermessa prima.
Per alcuni autori l’annexa di STEPHENS e quella di 'T'REITSCHKE, oppure solo quella di STEPHENS, vennero considerate forme di questa; e anche WARREN am- mette la annexa di STEPHENS come una forma piccola di zpsılon; in realtà la fi- gura di STEPHENS è ben lontana dal rappresentare qualcosa di riportabile a que- sta specie. |
La specie non è molto variabile e i molti nomi avuti da autori americani o per esemplari extraeuropei si spiegano solo col suo cosmopolitismo. |
Nella zona studiata si € presentata frequentemente; gli esemplari comparsi sino verso la fine di luglio furono pochi, il 29 luglio ne comparvero una trentina in una serata. Vennero conservati:
Torriglia 24 giugno 1g. » 15 luglio 18. S. Salvatore Val Trebbia 24 luglio 234.
Gen. Rhyacia Hbn.
Rhyacia Hübner: Verz. 210 (1821) (2 spp.). Lectotypus: Hampson 1904: N. lucipeta Schiff.
7. Rhyacia lucipeta Schiff.
Noctua lucipeta Schiffermüller: Wien. Verz. pag. 71 (1775). ab. bella Stephan; Iris 39, 18 (1924).
ab. obscurior Druet: Rev. Namur 24 p. 43 (1924).
ab. fallida Druet: l.c.
Specie di identificazione non controversa. Europa ed Asia minore. GUENEE la dice rara, ma al Sud dell’abitato pare abbastanza frequente. Esemplari cat- turati:
Pendici Nord del Penice 15/VI 1g, 19.
NOCTUIDAE DEL MONTE PENICE 73
Gen. Peridroma Hbn.
Peridroma Hübner: Verz. p. 227 (1821) (4 spp.). Lectotypus: Smith, 1888 N. saucia Hbn.
8. Peridroma saucia Hbn.
Noctua saucia Hübn. fig. 378 (2) (1803-8).
? Noctua polygona Bork. Vol. IV - 520 n. 208 nec Schiffm. (1792).
Noctua aequa Hübn. fig. 564, 811, 812 (1808-9; 1828-32; 1832-33).
ue) margaritosa Haworth: Lep. Brit. p. 156 (1809). » majuscula Haworth: l.c. p. 157 (1809).
Staelotis stictica Blanch, in Gay: Chile VII, 73 vol. 6 pag. 8 (1854). » infuscata Blanch. lc. p. 74 (1854).
Brotis orophila Geyer: Zutr. Ex. Schmett. V, 7 ff. 809, 810 (1837).
Agrotis inermis Harris: Rep. Ins. Mass. 323 (1841). » angulifera Wallgr.: Wien ent. Mon. IV, 169 (1860). » orton Packard: 1° Rep. Peab. Ac. Sci. 63 (1869). » impacta Wlk. X, 338 (1856). » intecta WIk. X, 338 (1856). » ambrosioides Wik. XI, 738 (1857).
ab. nigrocosta Tutt: Br. Noct. II, 4 (1892).
» ochrea-costa Tutt: l.c.
» vufa "Tutt: Le;
» brunnea Tutt: l.c.
» philippsi Caspari: Jahrb. Nass. 52, 187, fig. 14, 15 (1899).
» semifusca Butler: T.E.S., 129 (1882).
» decolor Rebel: Rovart-Lapok 23, 108 (1916).
» fuscobrunnea Strd. Arch. Nat. ges. V, 81 A. 12, 146 (1915).
» cyrnaea Spul.: Iris V, 21, 287 T. 4 f. 3 (1908).
» tenebricosa Schaw. Z. st. Ent. Ver. 14, 97 (1929).
È specie che copre tutta l’Europa.
La inclusione di polygona Bkh. operata da TREITSCHKE (Vol. V p. 149) è stata abbandonata da quando GUENÉE ha dichiarato di non riconoscervi la specie di cui è caso. È evidente però che la polygona di BORKHAUSEN non sia neppure la polygona di SCHIFFERMÜLLER e pertanto non è improbabile che si tratti proprio di questa specie. La identificazione, però, dal punto di vista puramente nomenclatorio, non ha importanza perchè polygona Bkh. non potrebbe avere im- piego essendo comunque omonimo di polygona SCHIFFERMÜLLER.
Nelle località studiate la specie si è presentata sporadicamente colle seguenti apparizioni: Torriglia 10/VI 13 19 tipica. Pendici M. Penice 15/VI 13 della f. nigrocosta Tutt. S. Salvatore Val Trebbia 24/VII 19 della f. ochreicosta ‘Tutt.
Gen. Lycophotia Hbn.
Lycophotia Hiibner: Verz. 215 (1821) (5 spp.). Lectotypus: Hampson 1905: N. porphyrea Schff. (= porphyria Schiff.). = Scotophila Stph.: Brit. Haust. III (1829) nec Hübner. Verz. 209 (1821). Holotypus: N. porphyrea Schiff.
9. Lycophotia porphyrea Schiff.
Noctua porphyrea Schifferm.: .Wien. Verz. p. 83 (1775). ? Noctua birivia Borkh.: Schm. Europ. vol. IV p. 206 n. 93 (1792). Noctua picta Fab.: Ent. Syst. III, 2, 91, 270 (1798). » concinna Esp.: IV, 152 Noct. 73, 1 p. 500 (1786). » lepida Espvy lcs fig. 2 0 $01: (1786), » varia De Villers: Ent. Linn. II, 276 n. 351 (1789). ? Phalaena artemisiae Cramer: Uitl. Kap. IV T. 396 fig. G p. 223 (1777).
74 E. BERIO
Noctua ericae Haworth: Lep. Brit. p. 187 (1803).
Phalaena strigula Thumberg: Mus. Naturalium 72 N. 19 (1788).
: Noctua arnicae Osbeck: Göteb. Wet. Sam. Wet. Afd. I. 52 (1778). var. marmorea Grasl. Ann. Ent. France, p. 312 (1863).
var. suffusa Tutt: Br. Noct. II 89 (1892).
var. astur Culot: Noct. V, I p. 28 (1909).
var. caucasica Spuler: Schm. Eur. V. I. 154 (1910).
var. nitescens Dannehl: Ent. Z. 39, 120 (1925).
Vi è un po’ di confusione nelle antiche sinonimie, perché i primi autori interpretarono in senso difforme dall’odierno la porphyrea di SCHIFFERMÜLLER (V. Esper; Eul. Tav. 145 Noct. 66/5; Lance: Verz. sein Schmett. 139 N. 1016; Goze: Ent. Beytt III, II; 217.N.. 164; June: Verz: Eur: Schmett.). HÜBNER nelle sue figure 93 e 473 della Sammlung Europ. Noct. dette una diversa inter- pretazione che è tutt’ora seguita, ma autori successivi dettero la paternità della specie a quest’ultimo autore pretermettendo SCHIFFERMÜLLER, e così TUTT, seguito da STAUDINGER, la fecero passare in sinonimia con la più antica strigula di THUNBERG.
Anche le sinonimie che includono birivia di BORKHAUSEN, la arnicae di OsBECK (non meglio identificata e citata dallo stesso 'THUNBERG) e soprattutto la arnicae di CRAMER, che furono in un primo tempo instaurate rispettivamente da OCHSENHEIMER (vol. IV p. 75), da T'HUNBERG (l.c.) e da HUBNER (Verz. p. 215) nonchè da TREITSCHKE (vol. V p. 73) vennero conservate sino ad HEYDENREICH (Schm. Eur. p. 37), ma non compaiono più dal Catalogo di STAUDINGER in poi.
Non è specie molto variabile, copre il Nord-Europa e scende sino ai Pirenei e all’ Italia del Nord. Non Pho mai trovata sul versante sud dei monti che sbarrano la Liguria, ed è solo in questa occasione che venne rinvenuta nell’immediato entro- terra ligure. Comparve con andamento nettamente affollato intorno ad una data, che può essere considerata come indice dell’epoca di schiusura: poi scomparve. Tutti i reperti si possono riferire alla forma tipica, e non differiscono nei colori dagli esemplari del centro Europa. Nel complesso però tutti gli esemplari della zona considerata sono di statura grande, mentre pare che gli esemplari nordici siano più piccoli.
Torriglia: 24/VI 14. » 15/VII 738. » 17/VII 1033, 19. pe DONNE 1430772060, » 29/VII 238.
10. Lycophotia erythrina H-Schaff.
Agrotis erythrina H-Schaff.: Schm. p. 543 (1843-56).
ab. vulpecula Wagner: Z. öst. Ent. Ver. VIII, 69 (1923).
var. dalmatina Wagner: l.c.
f. corsicina Schawda: Ztschr. österr. Ent. Ver. 16, 3 (1931). F. arcana Schawda: l.c.
Specie segnalata inizialmente per il Centro e Sud della Francia, poi Sviz- zera, Spagna, infine Dalmazia e Corsica. Secondo MARIANI, nel Lazio Toscana, e Trentino, in luglio. È anche specie di altitudine essendo la f. arcana di SCHAWDA stata catturata sui 1100 metri di altezza. Io ne ho catturata una © nel 1932 a Sa- rissola, nell'entroterra ligure, vicino a Busalla, in luglio.
Nella località studiata si è presentata relativamente numerosa con esemplari molto freschi ed altri molto sciupati: è però specie facile a guastarsi.
NOCTUIDAE DEL MONTE PENICE 25
Il colorito di questi esemplari è molto scuro e ben poco appare la tinta fulva che le ha dato il nome. È difficile poter dire se si tratti di una razza particolare o meno, sino a che non si disponga di maggior materiale di più località. Torriglia: 24 giugno 14 in perfette condizioni, tipico.
) 15 luglio 588 di cui due in buone condizioni, due in medie e 1 in cattive condizioni. Tutti colle ali ant. molto scure, quasi nere (ab. vul- pecula Wgr. ?).
Fig. I - Lycophotia porphyrea Schiff.: a destra, valva destra. - Lycophotia erythrina H.S.: al centro, valva destra; a sinistra, penis.
Torriglia: 20.VII 13 guasto della forma scura. ) 17.VII 833, 19; una coppia perfetta, 13 in buone condizioni, tutti gli altri più o meno guasti.
Gen. Ochropleura Hbn..
Ochropleura Hbn.: Verz. 223 (2 spp.) (1821). Lectotypus: Grote 1895: N. plecta Linn. = Actebia Steph.: Ill. Haust. III. 20 (1929). Holotypus: N. praecox Linn.
11. Ochropleura plecta Linn.
Noctua plecta Linn.: Fn. Suec. II® ed. 321. N. 1216 (1761). var. anderssoni Lampa: Ent. Tidskr. p. 54 (1885).
var. unimacula Stgr. St. e Zt. p. 213 (1859).
var. glaucimacula Graes: Berl. e Zt. 321 (1888).
76 E. BERIO
Ochropleura vicaria Wk.: X. 409.
» costalis Moore: P.Z.S. 56 (1867).
) ignota Swhoe: P.Z.S. 411 (1889). ab. fasciolata Heinrich: D.e. Zt. 512. Tav. 4, 9 (1916). ab. fuscicosta Hirschke: Vest. Ges. Wien. 60, 413 (1910). ab. strigata Hirschke: l.c. ab. plectella Strand: Arch. Nat. ges. 81. A. 12. 145 (1915). ab. rubricosta Fuchs: Jahrb Nassau 53. 216. var. mucidata Dannh.: Ent. Z. 39. 128 (1925).
Specie ben individuata sino dai primi autori, non ha dato luogo a incer- tezze. Le forme descritte recentemente hanno carattere aberrativo e non portano peculiarità molto spiccate.
Si estende all'Europa, Asia e Nord America.
Nell’area studiata non si è mai presentata a grandi gruppi:
Torriglia: 5.VI 34%. > 10. VI 299. » 24.VI 299. S. Salvatore Valtrebbia: 24.VII 234.
Gen. Amathes Hbn.
Amathes Hübn.: Verz. p. 222 (2 spp.) (1821). Lectotypus: Butler, 1889. N. baja Schff. = Megasema Hbn.: Verz. p. 222 (5 spp.) (1821). Lectotypus: Moore, 1881 Phal. triangulum Hufn. = Segetia Stph.: Brit. Haus II (1829) (2 spp.). Lectotypus: Boisduval; 1836 N. xanthographa Schiff. (= Espr),
12. Amathes c-nigrum Linn.
Phal. Noctua c-nigrum Linn.: X® ed. 516 (1758). Bombyx nun-atrum Esper: III p. 385 (1777). » gothica var. singularis Esp.: tav. 76 f. 3 (1786). var. suffusa Tutt: Br. Noct. II 110 (1892). var. rosea Tutt: l.c. ab. umbrata Schultz: Soc. Ent. 22, 185 (1908). ab. fritschi Culot: Noct. I, 45 tav. 7, 4 (1909). ab. depravata B-Haas: Iris 26, 139 (1912). ab. nigrescens Buresch: Arb. Bulg. Not. Ges. 14, 90 (1914). ab. maerens Dannehl: Ent. Zt. 39, 123 (1928): ab. degenerata Staudg.: St. e Zt. 1889, 26 = Seitz III PI. 0, g
Specie diffusa in Europa e Nord America, sovente a carattere di peste. Nelle località studiate e durante la stagione 1960 anche altrove in Italia si pre- sentò in quantità enormi, tanto che spesso furono necessari eccidii di migliaia di individui per poter tenere lo schermo relativamente sgombro per le altre specie. Non vennero trattenuti naturalmente molti esemplari sulle migliaia catturati a partire dalla metà di giugno in poi: l’acme si raggiunse alla fine di luglio e pro- seguì per tutto settembre. Trattenuti:
Torriglia: 10/VI 18. Pendici Nord Penice: 15/VI 14 1%. S. Salvatore Val Trebbia: 24/VII; 934, 299.
13. Amathes triangulum Hufn.
Phalaena triangulum Hufnagel: Berl. Mag. III, 306 (1766). var. intermedia Tutt: Br. Noct. II, 109 (1892).
ab. avellana Hirschke: Verh. Ges. Wien 60, 413 (1910). var. obscurior Sälzl.: Mitt. Münch. Ent. Ges. 18, 62 (1928).
NOCTUIDAE DEL MONTE PENICE 11
Molti autori antichi descrissero e figurarono questa specie credendo di avere a che fare con la Noctua sigma di SCHIFFERMULLER € cosi vi sono molte sigma che rientrano, come sinonimi, in questa. L’errore pare sia stato iniziato, come spesso, da ESPER e i suoi seguaci sono stati variamente interpretati in se- guito. TREITSCHKE ha confuso con questa anche la ditrapezium di SCHIFFERMULLER e di ILLIGER, ma con GUENEE le cose si sono chiarite. Data la varia interpretazione e il fatto che essendo esclusa una identità di questa con la vera sigma di SCHIF- FERMULLER, tutte le altre citazioni di sigma nel senso di triangulum sono prive di valore nomenclatorio (perchè omonimi o errate identificazioni) e le ho tralasciate dalla sinonimia, anche se gli autori moderni citano fra i sinonimi specialmente le sigma di EsPER, tanto più che pare che a questa, che data dal 1786, sia pre- cedente una analoga errata interpretazione di Knock (Beytr. III-94 Tav. IV, 7, 1783) che, comunque, dovrebbe eliminare anche l’attribuzione di ESPER alla sigma sinonimo di questa. Le varietà normanianus Grote (indicata come Normanniana) da STAU- DINGER ritenuta cospecifica e sinonimo di obtusa Speyer, è in realtà una specie a sè (vedi Forbes: Lep. N. York). La specie è molto comune secondo GUENÉE (vol. V p. 329); e copre tutta Europa. Nella zona studiata comparve solo a meta giugno ma solo alla meta luglio si presentò in quantità massive, per scemare poi verso la fine del mese. Gli esemplari catturati sono 1 seguenti: Pendici M. del Penice: 15/VI 14. Torriglia: 15/VII 1434, 19.
) NIE ASS AS
» 20/VIL 333, 18; S. Salvatore Valtrebbia 24/VII 833. Torriglia: 29/VII 2033.
Gen. Noctua Linn.
Noctua Linneo: Syst. Nat. X (1758).
Lectotypus: Latreille 1910 N. pronuba L. (= F.). = Triphaena Ochs. (1816) IV.
Lectotypus: Duponchel, 1829: N. pronuba (= L.). = Lampra Hbn.; Verz; 221 (1821);
Holotypus: N. fimbria L. (= fimbriata Schr.). =. Euschesis Hbn.: Verz. 221 (1821).
Lectotypus: Hampson 1904 N. janthina Schiff.
14. Noctua pronuba Linn. (1758).
Noctua pronuba Linn.: X p. 513 n. 87 (1758). Triphaena innuba Treitschke: vol. V p. 265 (1825).
) pronuba var. ochrea Tutt: Brit. Noct. II p. 99 (1892).
» » puta lust Tie:
» > brunnea Tutt l.c.
» » coerulescens Tutt l.c.
» » ab. hogei Herr. Schäff. Neue Schm. p. 117 (1856). ? Noctua connuba Hiibner. Noct. n. 680-681 (sec. Seitz.) (1818-19).
[Il riferimento del Seitz secondo me è errato. A parte che la sua figura non ha nulla a che ve- dere con le figg. 680-681 di HUBNER, la mancanza della lunula nera nelle ali posteriori non è sufficiente indizio che si tratti di una pronuba che ha le ali anteriori molto più lunghe, il segno nero apicale ben marcato e una statura notevolmente maggiore. Vedasi nota alla specie orbona Hufn.]
78 . E. BERIO
Noctua pronuba ab. denigrata Schultz Ent. Z. 21, 247 (1907). » » » maculina Wihan. Soc. Ent. V, 32, 4 (1917). » » » pallida Kaiser Mitt. Munch. Vv, 9; 13 i. 2 (1919). » » » cracoensis Prüffer. Bull. Ac. ae 10, 197 (1914). (forma chimica V. NiesiloskinStraw:ikorm: fiziogr. Krakau. 1928 p. 41) » » » decolorata, Turati: Atti Soc. It. 62, 49 (1923). . » » » nuba Kaiser: Mitt. Miinch. Ent. Ges. 9, 13 (1919).
Specie sempre presente in tutte le località e sempre in molti esemplari, specialmente a meta giugno, epoca della probabile schiusura. Secondo TUTT la forma tipica è grigio pallido uniforme, la forma innuba Tr. è bruno-nera con- colore, e vi sono poi varie gradazioni di fondo e forme con la costa più chiara del fondo a cui egli attribuisce nomi distinti.
La specie è estremamente variabile e diffusa in Europa e Asia. Data l’enorme frequenza al lume, molti esemplari si dovettero ate per non intralciare le cacce. I trattenuti furono i seguenti:
Pendici M. Penice 15/VI: 299 var. ochrea Tutt.
» ) ) 13 var. innuba Treits.
» » > 333 var. ochrea-brunnea Tutt.
» » » 2393 var. grisea-brunnea Tutt.
S. Salvatore Valtrebbia 19/VI: 499 var. ochrea Tutt.
) » » 39g var. innuba Tutt. » ) » 1g. var. rufa Tutt. » » » ‘253 var. grisea-brunnea Tutt. » ) ) 19 var. coerulescens Tutt.
Noctua orbona-subsequa-comes etc.
Il gruppo delle due specie simili che hanno avuto dagli autori i nomi or- bona-subsequa-comes e altri ha dato luogo a grandi equivoci e confusioni da quando sono state scoperte in poi. L'origine del vero e proprio caos che avvolge le due specie è dato sia dall’uso inv.lso nei primi revisori di attribuire alle entità non già 1 nomi più antichi ma quelli ritenuti più conformi; sia dalle erronee identi- ficazioni dovute ad una imperfetta conoscenza delle specie, sia infine a veri e propri errori, anche in autori moderni e al loro perpetuarsi per semplice acco- glimento sotto l’egida dell’« ipse dixit ».
Tuttavia, ci sembra che non sia impossibile stabilire quale sia l’esatta no- menclatura delle due specie, ora che si conoscono le date esatte dei nomi, dato che esse specie hanno un carattere distintivo assolutamente e perfettamente di- rimente.
La situazione sembra, poi, più confusa di quanto non sia, perchè gli autori sono sempre andati in cerca delle sinonimie intese in un senso molto lato. Consi- derando infatti che l’errore di identificazione rende ceduco il nome male attri- buito, si potrebbero stabilire le sinonimie tenendo conto solo dei nomi validi e trascurando quegli altri che sono stati male attribuiti, il che semplificherebbe in- finitamente le cose.
Nel caso concreto, i nomi da prendere in considerazione sono poi tre prin- cipali: orbona, subsequa e comes. Trovato l’autore di ciascuno dei tre si tratterà di stabilire, essendo in discussione due sole specie, quali siano i due nomi che, nella intenzione del loro autore, si riferiscono alla stessa specie, per avere chiarito definitivamente il problema. Tutte le altre attribuzioni degli stessi tre nomi fatte dagli autori successivi ai primi potranno poi essere considerate per semplice ri- ferimento o curiosità, ma in fondo, ai fini nomenclatorii, sono perfettamente
NOCTUIDAE DEL MONTE PENICE 79
inutili perche o corrispondono cogli originali e allora sono semplici riferimenti o non corrispondono e allora debbono essere trascurati come dei semplici errori.
La storia delle sinonimie, a grandi tratti, di queste due specie, pud essere cosi tratteggiata:
BORKHAUSEN, uno dei primi revisori, non aveva ancora percepito la esistenza di due specie, e cosi passava come sinonimi 1 due nomi gia creati ai suoi tempi (1792), e cioè orbona e subsequa.
Con OCHSENHEIMER, tra i revisori, e non tra gli speciografi, si distinsero le due, col nome rispettivamente di subsequa l’una e di comes (= orbona) l’altra. GUERNEE inverti la seconda sinonimia facendo da un lato subsequa e dall’altro orbona (= comes); come vedremo, questa fu la interpretazione giusta, secondo il principio di priorita. Senonchè, tra 1 moderni, STAUDINGER confuse le cose, fa- cendo orbona (= subsequa) e comes; e Hampson lo seguì, purtroppo errando nell’attribuzione delle paternita, e nelle date di pubblicazione dei nomi, seguito recentissimamente da Boursin (Bull. Lyon 1953 n. 5 p. 118) che ne ricalca in pieno gli errori. WARREN in Seitz, probabilmente rilevando e ritenendo le osser- vazioni di TUTT in Brit. Noct. II vol. tornò alla retta statuizione di GUENEE che, come or ora dimostreremo, è la giusta (subsequa - orbona (= comes) ).
Cominciamo con lo stabilire le date e gli autori dei tre nomi:
orbona fu creato da HuFNAGEL nel 1767, e applicato in seguito, fra gli altri primi autori, da Fasricius (Mantissa) 1777; da GOZE (1779), da DE VILLERS (1789) e ancora da FABRICIUS (Entom. Syst.) nel 1794.
subsequa è di SCHIFFERMÜLLER (1775), ripreso poi, più o meno esattamente e conformemente, da Esper (1777), GÔZE (1779), BRAHM (1790), BORKHAUSEN (1792), HÜBnER (1800-1803), ILLIGER (1801), OCHSENHEIMER (1816) e TREITSCHKE (1825).
comes è di HUBNER la cui data di edizione (1809-13) è accertata definitivamente da HEMMING nella sua critica « Hübner » Vol. I p. 260, ed è stato riprodotto da OCHSENHEIMER e da TREITSCHKE.
Gli autori che, come HAMPSON, hanno attribuito quest’ultimo nome a TREITSCHKE, non hanno notato che, a parte le incertezze allora note sulle date di edizione di HÜBNER, vi era un elemento assoluto di priorità: che HÜBNER è citato da TREITSCHKE e da OCHSENHEIMER, il che vuol dire che li precede, senz'altro.
Per attribuire rettamente questi tre nomi, nella loro accezione originale, è sufficiente ricercare nelle diagnosi la presenza del carattere discriminante che è dato da un segno nero ben distinto in forma di trattino ben apparente, alla costa, poco prima dell’apice, così come si trova nella specie pronuba, più grande ma simile alle due in esame.
Orbene è facile rilevare subito che HUFNAGEL non ha veduto tale trattino, diagnosticando la orbona come una nottua con le ali bruno-rossastre, con reni- forme bruna e basta; e come invece SCHIFFERMULLER abbia rilevato tale carattere includendo la specie nelle « Noctue atrosignatae » ossia in quelle che portano ap- punto tale trattino. La conclusione, assolutamente incontrovertibile, è che, es- sendo la orbona di HUFNAGEL e la subsequa di SCHIFFERMULLER le due prime pub- blicate (1767 e 1775), le due specie debbono essere catalogate sotto questi due nomi, caducandosi il nome comes Hb. (1809-13) come sinonimo di uno qualunque dei due. L’esame della figura rispettiva di HÜBNER, n. 521, rende subito evidente che si tratta di orbona Hufn. ©
Trattando ora delle singole specie si esamineranno le sinonimie complete.
80 E. BERIO
15. Noctua subsequa Schiff. (1775). | Noctua subsequa Schff.: Wien. Verz. p. 79 (1775).
Specie molto meno frequente che orbona Hufn., si è sempre presentata
sporadicamente.
Pendici del Penice 15/VI 19.
S. Salvatore Val Trebbia JOVI LS ja Torriglia 17/VII 14.
Pare che la specie presenti al Nord dell'anno maschi con la punta delle valve molto meno appuntita che in quelli meridionali; l’esame di molto materiale solo potrà stabilire se si tratta di differenze individuali o geografiche. Frattanto segnaliamo qui che gli esemplari della zona studiata hanno la punta delle valve appuntita come gli esemplari di Siria, mentre quelli provenienti dall'Olanda hanno le punte molto meno aguzze.
16. Noctua orbona Hufn.
Phalaena orbona Hufnagel; Berl. Mag. III 304 n. 57 (1767). Phalaena pronuba minor De Villers: Ent. Linn. II, 279 n. 361 (1789). Noctua comes Hübner: Noctuae fig. 521 (1809-13). Noctua consequa Hübner: l.c. fig. 105 (1800-3). ? Noctua interposita Hübner: Beytr. I, 3,5 432 pi 118. Triphaena prosequa Ochs.: Vol. IV, I, p. 69 (1816). ) adsequa Treitschke: V p. 258 (1825);
» orbona var. pallida Tutt: Br. Noct. II p. 96 (1892). ) » grisea Tutt: ibid.
» » subvar. rufo-grisea Tutt: ibid.
) »- "var, ochrea Vutt; ibid.
» » subvar. rufo-ochrea Tutt: ibid.
) » var. virescens Tutt: ibid.
) » var. rufescens ‘Tutt: ibid.
> yi evar, 'rufa‘ Putt: abıd,
» » var. nigrescens ‘Tutt: ibid.
» » subvar. rufo-nigrescens Tutt: ibid.
Noctua connuba Hübner Noct. N. 680-681 (sec. Guenée ed Heydenreich).
[Il riferimento di connuba Hbn. (fig. 680-681) a questa specie fatto da GUENÉE ed HEYDENREICH secondo me è esatto, contrariamente all’opinione di WARREN che la riferisce a pronuba. La figura di HUBNER manca, è vero, della lunula nera nelle ali posteriori, il che è ritenuto elemento determinante di WARREN, ma la statura e la forma delle ali, la mancanza del segno
nero all’apice, sono di orbona Hufn. senza contare che molte orbona portano realmente la lunula molto cancellata.]
Triphaena orbona var. curtisi Newm. Entgist. V, 224. » » var. virgata Tutt: ibid. » » ab. demarginata Schultz: Ent. Z. 21, 246 fig. (1907). » » ab. non-marginata Lucas: Bull. Ent. Fr. p. 402 (1903). » i... DSP, gave Pieszeck ) Jahresb ent: Ver 175 213 DI: fig; » comes ab. corsatra Schaw.: Iris. 40 p. 150 (1926). Rhyacia orbona var. robusta Turati: Atti Soc. It. Sc. Nat. 63 P- Ma (1024).
) ) var. olivacea Turati: ibid.
» » ab. bergensis Sp.-Schnd.
» » ab. attenuata Warr. Seitz, 42 (1913). » » ab. conjuncta Warr. ibid.
» » form. fumida Warr. ibid. Tav. 9,e. Specie quanto mai variabile e sparsa sul continente, nell’Africa del Nord, ecc.
E comparsa sempre discretamente numerosa, in esemplari freschi. Abbiamo trattenuto solo una parte perchè, come per certe altre specie (c-nigrum, vitellina
NOCTUIDAE DEL MONTE PENICE 81
ecc.) il gran numero di individui in certe sere era di ostacolo alla cattura di altre specie più importanti. Gli esemplari trattenuti sono: | Penice 15/VI 233 consequa. S. Salvatore Val Trebbia 19/VI 233 orbona tipica e 19 consequa. Torriglia: 24/VI 19 consequa.
) 15/VII 299 tipica e 833 consequa.
2 20/VII 12 consequa. |
» 24/VII 13 tipica. | |
Pianostano (1955) 1g tipica, 12 consequa e 19 adsequa all’esca.
Fig. II - Noctua subsequa Schiff.: A, valva destra (ex. di Olanda); B, valva destra (ex. di Tor- riglia).
17. Noctua fimbriata (Schreber)
Phalaena fimbriata, Schreber: Nov. Ins. Sp. 13 n. 11 fig. g. (1758). Ph. Noctua fimbria, Linn.: Syst. Nat. XII? 842, n. 123 (1767). Noctua solani, Fab.: Mant. II p. 150 (1787). Ph. domiduca Hufn.: Berl. Mag. III, 404 n. 81 (1767). Ph. N. parthenii, Schck: Berl. Gesell. I, 297 tav. 8 f. 1. Triphaena fimbria var. rufa Tutt: Brit. Noct. II, 92 (1892). D » » brunnea Tutt: Lec. » > » virescens Tutt: l.c. ) » » brunnea-virescens Tutt l.c. ) » ab. brunnea Rocci Atti Soc. Ligur. 24, 142 (1914).
» ) » rufa Rocci Atti Soc. Ligur. 24, 142 (1914).
» » » nigrescens Busse. Z. 6st. Ent. Ver. 10 p. 50 (1925).
» > var. obscura Lenz: (Ostheld) Schm. Sudbayern. II, 234 T. 13 f. 3 (1927). ) > » variegata Lenz: loc. fig. 1.
) » ab. jago Cathérine: Amat. Papill. IV, 23% (19020)
Il nome di SCHREBER è stato sempre trascurato, anche se riportato da certi autori (ad es. BORKHAUSEN; Tom. IV, 104 n. 41; HUBNER; Syst. Verz. p. 27; HEYDENREICH: Syst. Verz. p. 35 ecc.) e la specie indicata sempre col nome di LINNEO. Boursin: Bull. Lyon 1953 p. 118 ha riesumato il nome di SCHREBER,
82 E. BERIO
doverosamente, il che cambia notevolmente la nomenclatura e la sinonimia delle forme interne che la specie presenta.
Quella, infatti, che sinora è stata accettata come la forma tipica, riferita alla diagnosi di LINNEO, non corrisponde esattamente alla fimbriata di SCHREBER, come si vede dalle diagnosi rispettive. Schreber dice: « Phalaena ( fimbriata) seticornis spirilinguis, alis superioribus virente carneis, inferioribus fulvis: fascia nigra marginali » (cit. di BORKHAUSEN, Tom. IV, p. 104 n. a1):
E Linneo: « Phalaena Noct. fimbria, spirilinguis, laevis, alis incumbentibus griseo fasciatis, inferioribus helvolis: macula lineari atra ».
La tipica ha dunque le ali virente-carneis, ossia verdi e rosee, mentre la fimbria di Linneo le ha grigie. Quest’ultima è stata ritenuta da GUENÉE, che sembra essere il primo ad aver compiuto una scelta, la forma con le ali « nanchino chiaro, con pochi disegni, non figurata da HÜBNER ». (GUENÉE, Noctuél. V,318) e TUTT la identifica con la forma pallida giallastra-grigia (TUTT: Brit. Noct. 1197),
La variabilita della specie si manifesta ordinariamente sulle ali anteriori che possono presentare infinite sfumature secondo due direttive: una che partendo da colori verdi oliva profondi, senza intonazioni rosse o rosee, si svolge schiarendo fino a presentare forme grigio pallide quasi bianche e senza disegni; un’altra che parte da colori rosso mattone cupi si schiarisce sino al rosa chiaro. Vi sono poi rari esemplari che mescolano i colori verdi coi rosa.
Secondo WARREN (Seitz IV,63) le 99 sarebbero da giallo ocree a rosse e i Sg da rossobruno a verde oliva: ma in realtà, invece, i 44 portano sia le colo- razioni sul verde che sul rosso più o meno scuri (normalmente sempre scuri) e le 29 le colorazioni chiare, siano esse della linea verde che della rossa.
La sinonimia che include la Ph. Noct. parthenii di SCHRANK è di qualche autore antico (BORKAUSEN, HEYDENREICH) ma sembra essersi perduta negli au- tori più recenti.
Tutto sommato, le forme interne della specie parrebbero le seguenti:
a) f. tipica fimbriata Schr. con ali verde oliva misto con rosa (= brunnea-vi- rescens T'utt).
b) f. fimbria L. con le ali grige chiare con pochi disegni.
c) f. solani F. con le ali verde oliva scure.
d) f. virescens 'Tutt con le ali verde chiaro.
e) f. rufa Tutt con le ali rosa chiare.
f) f. brunnea Tutt con le ali rosso bruno scure.
g) f. nigrescens Busse con le ali quasi nere.
h) f. obscura Lenz con le ali scure.
i) f. variegata Lenz con fondo biancastro distalmente e zona mediana scura.
1) ab. jago Cath. è una solani che porta le ali posteriori bruno caffè anzichè gialle.
Le forme brunnea e rufa attribuite a Roccı da BANG Haas non possono es- sere mantenute trattandosi di omonimie primarie.
La specie è molto diffusa, in Europa, Algeria e Asia Minore.
Essa non si presentò alla lampada nè il 5 nè il 10 giugno; il giorno 15 comparve in massa tanto che in tre ore se ne catturarono 41 esemplari. La fre- quenza scese a 19 es. il giorno 19 giugno, e a 13 es. il 24: in seguito comparve con una decina di individui per tutto luglio, e qualche esemplare si presentò in agosto e settembre in altre località (Como-Alpi dolomitiche).
NOCTUIDAE DEL MONTE PENICE 83
Gli esemplari catturati nella zona studiata furono 1 seguenti:
15 giugno: Pendici N. del Penice 933 (f. solani F.)
}
),
» 899 (f. virescens Tutt)
» 19 grigia chiarissima (f. fimbria L.) ) 13353 (f. brunnea Tutt) | |
» 233, 899 (f. rufa Tutt).
19 giugno: S. Salvatore Val Trebbia: 633 (solani F.).
>» >»
» »
> 233, 799 (f. virescens Tutt). » 499 (f. rufa Tutt).
24 giugno: Torriglia: 14 (solam F.). )
) » »
14, 499 (virescens Tutt). 13 (brunnea Tutt).
1g, 599 (rufa Tutt).
15 luglio: Torriglia: 233 (solani F.). » » 13 (f. tipica). » » 19 (virescens Tutt). 17 luglio: Torriglia: 235 (solani F.). » » 399 (virescens Tutt). » > 299 (fimbria L.). » » 15, 299 (rufa Tutt). 24 luglio: S. Salvatore Val Trebbia: 299 ( fimbria L.).
» » » » » »
1g (brunnea 'Tutt). 299 (rufa Tutt).
18. Noctua interjecta Hbn.
Noctua interjecta Hübner: Eur. Schm. Noct. f. 107 (4) (1800-3). Phal. Noctua fimbria minor, De Vill.: p. 359 (1789). Triphaena interjecta var. rufa Tutt: Br. Noct. IT 91 (1892).
var. caliginosa Schawerda Verh. Ges. Wien V, 68 f. 3, 4.
Specie ben poco variabile, la cui var. rufa è solo poco più rossa della ti- pica. Caliginosa Schaw. è una razza (sec. Seitz) con ali bruno chiare, molto fine- mente disegnate, e fascia sottile delle ali posteriori. Benché non abbiano ricevuto un nome, nelle serie si rinvengono esemplari con la fascia delle ali posteriori molto più larga del solito.
Copre il centro e Sud Europa, come anche l'Inghilterra.
È stata catturata isolatamente, e non ha dato indicazioni di schiusura.
STEPHENS: Ill. Brit. Haust. Tom. II, p. 105 n. 6, dice di averne catturato un numero considerevole nel giugno 1826, il che potrebbe essere un indizio della epoca di schiusura.
Torriglia: 24/VI 13. » 17/VII 13 e 19.
In una serie di preparati si è notata una discreta variazione nella forma e numero di spine in uno dei cornuti dell’edeago.
19. Noctua janthina Schiff.
Noctua janthina Schiffm.: Wien. Verz. p. 78 (1775).
Phalaena Noctua fimbria-minor, De Vill.: Ent. Linn. II, 278 T. 5, 24 (1789). » » domiduca Knock: Beytr. II, 63 n. 13 (1782). » ) janthe Bkh.: Schm. Eur. IV, 109 (1792).
Triphaena janthina var. rufa 'Tutt: Br. Noct. II, 92 (1892).
Agrotis latimarginata Rôber: Ent. Nachr. 24. (1900).
84 | E. BERIO
Triphaena janthina ab. flavomaculata Spul. Schm. Eur. (1908). » ) ab. obscura Culot: Noct. I, 30 tav. 3, 15. » » var. algirica Obth.: Lep. Comp. 16, 102 T. 493, 4087. » ) subsp. intermedia Rots.: Nov. Zool. 27, 35.
Specie poco variabile, dal blu violaceo al rossastro nelle ali anteriori, e con la fascia più o meno larga nelle posteriori.
Fig. III - Noctua interjecta Hiibn.: À, varie forme di cornuti penis. - Noctua janthina Schiff.: B, valva sinistra normale; C, valva sinistra anormale.
Della forma tipica, data la laconica descrizione di SCHIFFERMÜLLER: « veilb- laulichte, graufleckigte Eule » si può solo dire che abbia le ali anteriori blu vio- lacee; per l'ampiezza della fascia si dovrà far ricorso alla prima scelta successiva, che probabilmente è quella di FaBRIcIUS in Mantissa Ins. II, 152 n. 124. In essa si dice delle ali posteriori: « posticis atris; macula media margineque ferrugineis ». Parrebbe dunque che FABRICIUS avesse scelto la forma con fascia molto ampia, se la sua attenzione fu attratta da un’ala nera con macchia gialla e non da un’ala gialla con fascia nera. Va però notato che la forma normale ha una fascia stretta, è così forse meglio, almeno per ora, ritenere f. tipica quella normale, ad ali an- teriori cerulee e fascia stretta nelle posteriori.
NOCTUIDAE DEL MONTE PENICE 85
Dei vari sinonimi, domiduca di KNOCK non può avere impiego per omonimia con domiduca di HUFNAGEL, sinonimo di fimbriata Schreber; e janthe Bkh. è una varietà di bruco, come lo stesso autore riconosce a pag. 809 dell’opera: /atimar- ginata Rob. e flavomaculata Spul. sono le due forme con fascia larga e larghis- sima; obscura Culot è un nome dato ad un esemplare già di BoIspuvaL (vedi Banc Haas. Novit. Macrolep. Vol. I p. 169) molto oscuro; intermedia Rots. e algirica Obth. razze del Nord Africa; rufa Tutt, infine, è la forma con ali anteriori rossastre.
£ 19 AI A MC
em È À pil, 4
Fig. IV - Chersotis rectangula Schiff.: A, valva destra. - Chersotis andereggii Boisd.: B, valva sinistra; C, penis.
La specie è diffusa in Europa. Si è presentata affollandosi attorno alla metà di luglio, dando probabile indicazione sull’epoca della schiusura. Ecco l’elenco delle catture:
S. Salvatore Val Trebbia 19/VI 533 latimarginata Rob. 299. Torriglia: 17/VII 14 tipico, 43S latimarginata 19;
» 20/VII 533 latimarginata. S. Salvatore Val Trebbia 24/VII 23¢ e 499 tipici; 13 latimarginata. Torriglia 29/VII 1% ed 19; 13 latimarginata. Valle Staffora Pianostano - Agosto 1955 233 e 399 alla melata.
Eseguendo una serie di apparati genitali maschili ho notato che tra dieci esemplari con valve uniformi uno possiede l’apice della valva sinistra asimme- tricamente dotato di due punte.
Nella zona studiata non si è presentata l’ab. rufa Tutt e la maggioranza degli esemplari gg appartiene alla var. latimarginata Rob. Gli esemplari sono di statura particolarmente grande specialmente le 99.
86 E. BERIO
Gen. Chersotis Bdv.
Chersotis Bdv.: Ind. Meth. 103 (1840) (10 spp.). Lectotypus: Hamps, 1904 N. rectangula F. (= Schiff.).
20. Chersotis rectangula Schiff.
Noctua rectangula Schiffm.: Verz. Wien. Geg. p. 78 (1775). » rectangulata De Villers: Ent. Linn. IV, 466 (1789). var. acutangula Staudinger: Iris. V, 355.
A
Recentemente € stata riconosciuta vera la distinzione di GUENEE (vol. V p. 311) tra questa specie e la Agrotis andereggii di BoispuvaL (Icones Tav. 76 fig. 6-1834). La confusione tra le due è tuttavia rimasta sino alla compilazione del supplemento del Seitz dove a pag. 59 si mantiene andereggii come forma di rectangula ma, soprattutto, si ritiene la Agrotis exclamans di EVERSMAN (Bull. Moscou 1841 I, 27 PI. 3 f. 5) sinonimo di rectangula Schff. e non di andereggii Boisd. com'è in realtà.
x
La specie rectangula è rara, e si trova nel centro Europa, località elevate. È stata catturata in un unico esemplare:
S. Salvatore Val Trebbia 19/VI/1960 14.
Gen. Ogygia Hbn.
Ogygia Hiibner: Verz. 224 (1821) (5 spp.). Lectotypus: (Grote: List N. Amer. 22, 1895) Noctua signifera Schff.
21. Ogygia forcipula Schiff.
Noctua forcipula Schiffermüller: p. 78 (1775). » denticulosa Esper: IV T. 183 II, p. 14 (1786). » signifera Fab.: Ent. Syst. III 2, 71, 202 (1794). ab. bornicensis Fuchs: St. e Zt. 260 (1884). f. lithargyrula Turati: Nat. Sicil. T. 3 f. 17-20 (1919). var. helladica Reb.: Verh. Ges. Wien 50, 294 (1905). ab. samnitica Dannehl: Ent. Ztschr. 46. 247 (1933). f. hyrcana Draudt: Seitz. Suppl. 55 pl. 6. f. amasina Turati: Cit. Seitz. Suppl. 55 pl. 6 [Wagner?] ? f. robustior Draudt: Seitz. Suppl. 55 pl. 6. ? f. obscurior Draudt: l.c. f. atlantis Schwingh.: Mem. Sci. Nat. Maroc 42, 51 (1935).
Per molto tempo la specie è andata confusa con la Ogygia nigrescens Höfn. (Soc. Ent. II, 121) che DRAUDT (Seitz. Suppl. p. 245) su segnalazione di BOURSIN ha staccato come buona specie.
Vi è notevole differenza negli apparati genitali, e nell’aspetto generale oltre che nei particolari, tra le due specie, e probabilmente le forme grandi e scure come robustior Drdt. ed obscurior Drdt. appartengono alla nigrescens e non a questa.
Nel territorio studiato si è presentata tanto l’una che l’altra specie e pre- cisamente, di questa:
S. Salvatore Val Trebbia 19/VI 18, 19.
La specie si trova nel Sud Europa e Ovest asiatico.
22. Ogygia nigrescens Hôfn. Agrotis nigrescens Hôfn.: Soc. Ent. II, 121 (1888).
Di questa specie che da poco è stata riconosciuta come buona e separata
dalla forcipula Schiff., l'habitat è è come per quella il Sud Europa e DIRI l’Asia occidentale.
NOCTUIDAE DEL MONTE PENICE 87
Per l’Italia MARIANI indica, per tutta la penisola, la sola forcipula, senza considerare separatamente la nigrescens, quindi non si hanno da lui dati per questa. Per quanto ho riscontrato io, questa specie è stata trovata in Val Chisone e nelle Langhe (Cengio) a queste citazioni si aggiungono quelle della zona stu- diata che sono: | Torriglia: 24/VI 19. » IS/VIT 16, | » 29/VII 19. Tutte freschissime di schiusura.
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Fig. V - Ogygia forcipula Schiff.: A, penis; B, valva sinistra. - Ogygia nigrescens Hôfn.: C, penis; D, valva destra.
88 E. BERIO
Gen. Diarsia bon:
Diarsia . Hübner: Verz. p. 222 (1821) (6 spp.). Lectotypus: Hampson, 1904: N. dahl Hbn.
23. Diarsia brunnea Schiff.
Noctua brunnea Schiffermüller: pag. 83 (1775). » lucifera Esper: IV, 142 Noct. 63/6; 188 Noct. 109/4, 5 (1786). » fragariae Borkh.: IV, 497 n. 196 (1792). » arvensis Gmel.: Syst. Nat. 1.5.2569 (1788). > carnea Thumbg.: Diss. IV. 55 (1792). Agrotis hospitalis Grote: Can. Ent. XIV, 184 (1882). Cerastis subdolens Butler: T.E.S. p. 181 (1881). var. nigricans Lampa: Ent. Tidskr. 1885. var. rufa Tutt: Br. Noct. II. 112 (1892). ab. suffusa Strd.: Arch. Natges. 25.9.10 (1903). ab. norvegicola Strd.: l.c. 1915. A. 12, 146. f. urupina Bryk: Irıs 56, 37 (1942). f. distinctissima Bryk l.c. p. 38.
La Noctua brunnea di SCHIFFERMULLER ha dato luogo a molte incertezze tra i primi revisori; BORKHAUSEN ha largamente equivocato, confondendola con altre specie e descrivendo poi una fragariae che corrisponde con questa e non ha nulla in comune con la fragariae di Esper che ne è ben lontana.
La hospitalis di GROTE, secondo SMITH (riportato da Forges: Lep. N. York
p. 53) è una brunnea europea, probabilmente col cartellino sbagliato, come la 1; di SMITH (nec GROTE). La specie è diffusa in Europa e Asia, giungendo «sino al Giappone.
La var. nigricans che va sotto il nome di HOMEYER è stata descritta da LAMPA a seguito di una segnalazione in litt. quindi deve portare il nome di LAMPA.
Si è presentata sporadicamente come segue:
Torriglia: 15/VII 13. » IN TE 238. » 20/VII 333. » 2OIV 112355: 10.
Gen. Spaelotis Bdv.
Spaelotis Boisduval: Ind. Meth. 106 (1840) (23 spp.). Lectotypus: (1848: Dict. Univ. Vide Tams, 1929) Noctua ravida Schff.
24. Spaelotis senna Hb.-Geyer.
Noctua senna (Hiibner) Geyer: Noct. figg. 771, 772 (1828-32).
- prisca Auct Treitschke: vol. X (2) 18 (1835).
Agrotis valdensis Bdv.: Ind. Méth. 63 (1829).
(Rhyacia senna ssp. einsenbergeri Hartig: Bull. Soc. Ent. It. 66 (9) p. 230 (1934) ).
La indicazione di prisca è fatta da TREITSCHKE senza indicazione dell’autore né del luogo di descrizione. Sulla priorita tra senna e valdensis ci sarebbe qualcosa da osservare perchè mentre Hampson (cat. IV, 461) assegna alle figure di GEYER la data del 1827, gli studi di HEMMING (HÜBNER : 1937) indicano la data appros- simativa del 1828-32 per tutte le figure dal n. 766 all’802. Tuttavia BOISDUVAL stesso, dopo avere incluso solo la valdensis nell’Ind. Meth. del 1829, l’anno 1940 nel Suo « Genera et Index meth. » metteva il suo nome in sinonimia sotto senna Geyer. Questo starebbe ad accertare che le figure della Sammlung di HÜBNER precedenti il n. 773 debbano essere datate 1828 e non 1828-32.
NOCTUIDAE DEL MONTE PENICE 89
La einsenbergeri di HARTIG, stando alla figura che egli ne ha dato in Zeits. Oesterr. Ent. Ver. Wien 6,21,1936 tav. 2 probabilmente è una Spaelotis ravida Schiff., e non una senna.
Secondo WARREN è una specie locale, trovata nel sud della Francia, Sviz- zera e S.W. Germania. In Italia è segnalata dal MARIANI per il Piemonte, il Mo- denese, il Trentino e regioni alpine in genere, in settembre.
Fig. VI - Spaelotis senna Hb.-Gey.: valva destra e penis.
Nella località studiata l'abbiamo rinvenuta sia in alto che nella valle, in pochi esemplari freschissimi che rappresentano una grande novità: Pendici Nord del Penice 15/VII 299. S. Salvatore Val Trebbia: 19/VI 14.
» » 24/VII 19.
Gen. Naenia Steph.
Naenia Stephens: Brit. Haust. II (1829). Holotypus: Noctua typica Linn.
25. Naenia typica Linn. Noctua typica Linn.: X2 518 (1758).
» venosa Hübn.: fig. 61 (1800-03).
» excusa’ Esp.; IV T3193) pi 648: tam, "107 (1786): var. brunnea Tutt: Br. Noct. IV, 40 (1892). | var. issyca Pünglr.: Iris 13, 119. ssp. orientalis Krulik: Bull. Soc. Oural. 31.108 (1911). var. claricolor Schawda: Z. ost. Ent. Ver. 13.104 (1928). var. contaminatoides Schawda: (cit. Seitz Suppl. 89) (1931).
Specie estesa a tutta l’Europa e parte dell’Asia..Per l’Italia MARIANI indica Lombardia, Trentino, Modenese in settembre. Abbiamo rinvenuto un esemplare tipico:
Torriglia 15/VII 1960 13.
90 E. BERIO
Subfam. HADENINAE
Gen. Discestra Hmps.
Discestra Hampson: Cat. V. 14 (1905). Monogenotypus: Mamestra chartaria Grote.
Questo é il genere Scotogramma degli Autori, che hanno seguito la sistema- tica di Hampson. Recentemente BOURSIN ha detto che le specie europee comprese da Hampson nel gen. Scotogramma Smith non sono congeneriche col generotipo di questo genere (Anarta submarina Grt.), ma sono invece congeneriche col ge- nerotipo di Discestra Hmps.
26. Discestra trifolii Hufn.
Phalaena Noctua trifolii Hufn.: Berl. Mag. III 398. N. 70 (1766). Noctua chenopodü : Schiffm.: p. 82 N. 6 (1775). » chenopodiata De Villers: Ent. Linn. IV. 467 (1789). » verna Esper: IV Noct. 38, p. 278 (1786). » saucia Esper: IV Noct. 73, p. 505. Mamestra farkasii Treitschke: X (2) 74 (1835). Hadena intermissa WIk.: XI. 587 (1857). ? Apamea inquieta Wlk.: XI. 730 (1857). Hadena albifusa WIk.: XII. 753 (1857). Apamea glaucovaria Wlk.: Can. Not. 8 Geol. V.255 (1860). Mamestra canescens Moore: A.M.N.H. (5) I. 233 (1878). » oregonica Grote: Can. Ent. XIII. 230 (1881). var. indistincta Tutt: Br. Noct. III. 82 (1892). f. fructicosae Dumont: Ann. Ent. Fr. 324 (1925). f. zermattensis Draudt: Seitz Suppl. 96 (1931). f. brunnescens Heydem: Int. Ent. Ztschr. 27. 330 (1933). Scotogramma cinnamomina Rots: Nov. Zool. 20. 121 (1913).
Benchè BotspuvaL e GUENEE la distinguessero dalla treitschkii Bdv. (BoIs- DUVAL distingueva anche quest’ultima dalla pugnax Hb.-Gey: Vedi Gen. et Ind. Méth. N. 925-926) Hampson le riteneva un’unica specie, e cosi é difficile stabi- lire se la Apamea inquieta WIk., la provenienza del cui tipo non si conosce, ap- partenga a questa o all’altra specie.
E specie comune in Europa, Asia e Nord America dove anche recente- mente è stata confermata (FORBES: Lep. of New York); il suo nome spetta a HurnAGEL che lo pubblicava nel 1766 mentre ROTTEMBURG nel Naturforscher vol. IX lo citava (1777) riferendolo ad una figura, molto scadente, di ROsEL.
Nella zona studiata si è presentata nelle seguenti catture: —
Pendici N. del Penice 19/VI 2533 tipici; 13 ab. farkasu Tr. Torriglia 24/VI 14 tipico.
27. Discestra pugnax Geyer.
Noctua pugnax Geyer: Hbn. Samml. figg. 726-727 (1823-4). » treitschkit :Bdy.:. Ann, Soc. Linn... Paris (1827). p... WL: pl. 6 f.-3, » treitschkei Geyer: Hbn. Samml. fig. 850 (1834-35).
ssp. ttalica Berio: Boll. Soc. Ent. It. 74 N. 9 pag. 125 (1942).
f. petricolor Turati: Atti Soc. It. 62. 53 (1923).
È segnalata dal sud della Francia. BoIspuvaL cita la pugnax Hb. tipica, con- siderandola specie differente dalla treitschkii, della Russia meridionale. In Pie- monte, Liguria, Emilia si presenta nella sottospecie italica, e a tale sottospecie appartengono gli esemplari della zona studiata, che sono:
NOCTUIDAE DEL MONTE PENICE 91
Torriglia: 10/VI 14. S. Salvatore Valtrebbia: 19/VI 233 più scuri nel colore fondamentale. Torriglia: 24/VI 238.
» 17/VII 14.
28. Discestra marmorosa Bkh.
Phalaena Noctua marmorosa Bkh.: Schmett. Eur. IV. 424 (1792). Noctua nana Esp.: IV Tav. 149 (nec Hfn.) (1786). Hadena odontites Boisd.: Index, 71 (1840).
) » (Bdv) Treitschke: Schm. Eur. X (2) 248 (1835). var. microdon Guen.: Noctuél. VI 96 (1852). ab. obscura Hoffm.: Schm. Steirm. II 396 (1915). var. dalmatina Schwing: Ost. Ent. Ver. XI. 10 fg. (1926).
Hampson ha confuso la nana di Esper con la nana di HUFNAGEL e ha dato questo nome alla specie ritenendolo più antico, mentre la nana Hufn. è la dentina.
La var. microdon è, secondo gli autori, una forma più scura però se è vero che il tipo proviene dalla Lapponia non può appartenere a questa specie che è esclusivamente meridionale. Sud Europa, Asia Minore.
Nella zona studiata solamente:
Pendici M. Penice 19/VI 233.
Gen. Heliophobus Bdv.
BotspuvaL: Ind. Méth. 69 (1829) (7 spp.). Lectogenotypus: Phalaena saponarie Bkh. (= Phalaena reticulata Göze) [Duponchel: Lep. Pr. IV. (2) 71 G820)}
29. Heliophobus reticulata Göeze.
Noctua reticulata Göeze: Ent. Beytr. III, 3. 254 n. 376 (1781). > saponarie Borkh.: IV 370 (1792). » calcatrippae View: Tab. Verz. II. 71 N. 111