"SUPPLEMENTO AL BOLLETTINO DELLA SOCIETÀ ENTOMOLOGICA ITALIANA re TRS % , LI IS j HA LE Aig RH ind’ Be pra 5 Sidi 3 > da Lor al Garieuici, 120 MEMORIE. i DELLA SOCIETÀ ENTOMOLOGICA ITALIANA FONDATA NEL 1869 - ERETTA IN ENTE MORALE CON R. DECRETO 28 MAGGIO 1936 VOLUME XL - 1961 Sede della Società Genova — Via Brigata Liguria, 9 Pubblicato col contributo del Consiglio Nazionale delle Ricerche GENOVA FRATELLI PAGANO - TIPOGRAFI EDITORI 1964 Sr Se INDICE © "BERIO E. - Faunula di Noctuidae della regione del Monte Penice negli Appennini I.1- guri - Primo Contributo (25-XI-1961) | : : 5 : ; i À Pag. 65 ConTINI C. - Vedi STEFANI R. e CONTINI C. | i GuicLia D. - Le Myzininae d’Italia (27-V-1961) . à i io i ‘ } » n 4} GuicLia D. - Luigi Masi (1879-1961) (25-XI-1961) . Hu : 3 . . » 51 pd STEFANI R. e CONTINI C. - Caratteri morfologici distintivi nelle forme anfigonica e par- | tenogenetica di Haploembia solieri Ramb. (20-VI-1961) . ; ; à : 3 * 1130 9 TAMANINI L. - Ta anomalie dello scutello nelle specie del genere Carpocoris Kol. (Hemiptera Heteroptera, Pentatomidae) (25-XI-1961) . h ‘ À : EN Sa 4 TAMANINI L. - Alcune osservazioni sulla biologia dell Oxycarenus lavaterae (Fabr.) (Heteroptera, Lygaeidae) (25-XI-1961) . > \ È À : à 2 À wae 4 Vipano C. - Descrizione di una nuova specie di Typhlocyba (subg. Edwardsiana) dei Pipanes (Hemiptera Homoptera Typhlocybidae) (20-VII-1961) . : N » 44 % Vipano C. - L’influenza microclimatica sui caratteri tassonomici in Tiflocibidi sperimentalmente saggiati (Hemiptera Typhlocybidae) (25-XI-ı961). i À bi BAA La data che segue i titoli è quella di pubblicazione dell’estratto. “da OCT 05 se à n Lj DI OR Nor! a “us a Fi Dott. EMILIO BERIO - Direttore responsabile oo eee er nn. —__—————————— EE REGISTRATO AL TRIBUNALE DI GENOVA AL N. 76 (14 LUGLIO 1949) FRATELLI PAGANO - TIPOGRAFI EDITORI - Via Monticelli, 11 - GENOVA STAMPATO IN ITALIA UN N IU n Mer ay, eh ni Hh ig ih ia Men M | APN Lost an è fila — € — ESTRATTO & DALLE MEMORIE DELLA SOCIETÀ ENTOMOLOGICA | VOLUME XL - 1961 | DELFA GUIGLIA . LE MYZININAE D'ITALIA SMITH SON, Pr OCT 05206 ) Br A | GENOVA FRATELLI PAGANO = TIPOGRAFI EDITORI S.A. S. 27-5-1961 ITALIANA EV = : à he “xl Uri È DELFA GUIGLIA LE MYZININAE D'ITALIA (Hymenoptera : Tiphiidae) Fino a pochissimi anni fa le nostre conoscenze sulle Myzininae italiane erano molto limitate; gli Autori citavano in genere due sole specie, assai superfi- cialmente interpretate: la « Myzine tripunctata Rossi» e la « Myzine erythrura Costa» le cui caratteristiche differenziali erano quasi esclusivamente basate sul colore. Per quanto la notevole variabilita attribuita alla M. tripunctata Rossi avesse fatto nascere il sospetto che sotto questo nome si potesse celare più di una specie, pure la notoria difficolta del gruppo, accresciuta dall’intricatissima sinonimia, non aveva indotto nessuno ad affrontare a fondo la questione. Solo recentemente (GUIGLIA, 1957) si è tentato di risolvere il problema basando lo studio sistematico sull’armatura genitale maschile. Si è così giunti a risultati chiari e positivi che hanno permesso di fissare con sicurezza non poche specie fra di loro confuse. Nel mio lavoro preliminare sulle Myzimnae d’Italia (1957) mi ero limitata a dare le microfotografie delle armature genitali maschili senza prendere in con- siderazione i caratteri esterni. Ora l’esame di nuovo ed abbondante materiale di località diverse mi ha dato la possibilità di completare le caratteristiche dei ma- schi delle specie individuate e di chiarire, almeno in parte, la tanto controversa sistematica delle femmine, problema questo che, come in altri casi di forte di- morfismo sessuale, presenta difficoltà talora insormontabili. Il materiale esaminato appartiene ai Musei di Copenaghen (Museo zoolo- gico dell’Università), Genova, Leida, Londra, Milano, Parigi, Roma, Vienna ed all'Istituto Nazionale di Entomologia (Roma). Si aggiunge inoltre quello di colle- zioni private (Coll. Castellani, Roma; Coll. De Beaumont, Losanna; Coll. Roth, Pau; Coll. Verhoeff, den Dolder). Ai direttori delle sezioni entomologiche di questi Musei ed Istituti, ai pri- vati ed a tutti coloro che hanno voluto agevolarmi nello studio e nella ricerca, vada l’espressione della mia più viva riconoscenza. Gen. Meria Illiger | Illiger, 1807, p. 194. - Latreille, 1809, p. 114. - Guérin, 1839, p. 362. - Krombein,. 1937, p. 27. - Guiglia, 1959, p. 5. - Tachus Jurine, 1807, p. 153. - Spinola, 1808, p. 31 N. 20. Species Typus: Tiphia tripunctata Rossi (= Meria tripunctata Rossi). LATREILLE nel 1805 descrive il Gen. Myzine e dice che appartengono a questo genere più specie dell’ America Settentrionale fra cui la principale la «tiphie tachetée de Fabricius » (= Tiphia maculata Fabricius, 1793) e una specie del mezzogiorno della Francia di cui conosce solo il maschio e che riferisce alla figura della « scolia sexfasciata » Rossi (1793, Tav. 3 fig. c). 6 D. GUIGLIA Nel 1807 ILLIGER (l.c.) crea per il Bethylus Latreillü Fabricius, 1804 (= Tiphia tripunctata Rossi, 1790) il nuovo genere Merita lasciando nel Gen. Myzine la Tiphia maculata Fabricius, 1793, del Nord America. Questa scissione del Gen. Myzine non è seguita da tutti gli Autori; allo stesso genere sono difatti il più delle volte ascritte indifferentemente le specie del vecchio e del nuovo mondo. Non entro, per il momento, in merito alla controversa questione dei generi della Subfam. Myzininae e mi attengo alla classificazione stabilita da KROMBEIN (l.c.), riferendo al Gen. Myzine le specie neartiche e al Gen. Meria le specie del vecchio mondo, per quanto, come gia ho detto (l.c., p. 1), resto dubbiosa circa il valore generico da questo Autore attribuito ad alcuni caratteri differenziali. Biologia. - I dati biologici sulle Merie italiane sono scarsi. SPINOLA (1806, p. 32) dice per il « Tachus dimidiatus » « ...marem cum faemina cepi, in sabuletis prope Genuam ». JURINE (1807, p. 154) per il Tachus staphylinus dice «On a trouvé cet insecte sur les fleurs du daucus ». LEPELETIER (1825) per le Merie in generale dice « On les rencontre sur les fleurs et dans les endroits sa- blonneux ». GIRARD (1879), a proposito della « M. sexfasciata Rossi» scrive « Cette espèce est du midi de la France, le mâle très-commun à Cette et à Béziers, sur les Eryngium campestre et maritimum, la femelle extrêmement rare ». DUSMET (1930) ha trovato la stessa specie abbondante sulla Thapsia villosa. La M. tripunctata Rossi è in generale facile a trovare su terreni sabbiosi. GRANDI (1951, p. 1095) dice che «la 6-fasciata Rossi è piuttosto comune lungo le spiagge marine ». FERTON (1911, pp. 409-411) ci offre un quadro particolareggiato dell’ interessante comportamento di una specie di Meria dell’ Algeria (Myzine Andrei n. sp.). Riassumo qui i punti principali. L’ Autore dice di aver visto il 7 Ottobre la 9 di questa Myzine inseguire nella sabbia una larva di Tentyria Latr. sp.? (Tenebrionidae) che, dopo un poco di fatica, riuscì ad afferrare vicino al capo e paralizzare con un solo colpo di aculeo. « Sans perdre de temps - continua l’Autore -, à la place même où il vient de la paralyser, le chasseur s’enfonce dans la poussière à un ou deux millimètres de l’extrémité du ver, dont il saisit le bout avec ses mandibules, et il pénètre dans le sable en l’entrainant. La longue larve s'enfonce peu à peu, et a vite disparu sous la poussière. Une demi-heure plus tard, la Myzine n'etait pas encore sortie; craignant de la perdre, et d’annuler ainsi cette observation déjà interessante, j’ai creusé à sa recherche. La larve était al- longée dans la poussière, et à un centimetre d’elle je trouvai la Guépe, préparant probablement la cellule où elle devait l’enfermer, mais le sable en croûlant m’a empêché de le constater. Le Tentyria s'était déjà presque rétabli de la piqûre de la Myzine ; à ma rentrée chez moi il paraissait inerte, sans doute parce que je I’ avais apporté dans un tube de verre placé dans ma poche chauffée par le soleil, car dans la soirée il avait de nouveau repris un peu de vie, et il pouvait exécuter quelques mouvements. Il était très gros (longueur 22 millim., largeur 1 millim.) en comparaison de la petite Guépe, qui n’avait que 6 millim. de long et un peu moins de 1 millim. de large. » GRANDI (1951, p. 1094) dice che, mentre la paraliz- ‘ zazione della vittima è temporanea nella Tiphia F., è «permanente (per quanto si sa) nelle Myzine Latr. ». Il comportamento del Gen. Meria appoggerebbe, come già aveva messo in rilievo FERTON (1911, p. 411), la tesi della parentela fra Meria e Methoca. Le larve dei Cicindelidi, preda, come è noto, delle Methoca, hanno analogie, sia mor- fologiche che biologiche, con la larva di Tentyria, nonostante la lontananza dei due gruppi di Coleotteri. LE MYZININAE D'ITALIA 7 BiscHorr (1927, p. 330) accenna alla cattura di larve di Tenebrionidi da parte delle 99 di Myzine. BERLAND (1925, p. 288) fa osservare che Lepeletier ha visto la M. tripunctata trasportare una larva d’insetto. SPINOLA (1806), JURINE (1807), LATREILLE (1825), FERTON (1911), BISCHOFF (1927), GRANDI (1951). Tabella delle spectre SÌ 1. Specie a complessione robusta. Statura di regola sui 14-15 mm. Ar- matura genitale come nelle figg. 9, 10 i Ra — Specie a complessione più gracile. Statura oe (9- 15 uni “A: matura: genitale. come nelle Noo 4.05, oh eal we er re 3 2. Clipeo e prominenza frontale di regola gialli. Pronoto a superficie me- diana con pochi punti sparsi. Urotergiti di regola a punteggiatura assai debolmente impressa. Armatura genitale come nella fig. 9 latifasciata Palma — Clipeo e prominenza frontale di regola neri. Pronoto a superficie mediana con punti numerosi e piuttosto uniformemente distribuiti. Urotergiti a punteggiatura normalmente impressa. Armatura genitale come nella fig. 10 volvulus Fabricius 3. Addome a lati leggermente convessi ed apice rosso ferrugineo. Armatura Benitale come nella ig, 8 ae a PO eri — Addome a lati subparalleli ed apice nero . . © AT RI RO A 4. Clipeo di regola giallo (solo eccezionalmente Li di nero). T'empie larghe (viste di profilo larghe quasi come l'occhio), di regola densamente punteggiate con intervalli lucidi fra punto e punto o ridottissimi o nulli. Funicolo delle antenne cilindrico, lungo e snello; penultimo articolo più di due volte più lungo che largo. Torace di regola con disegni gialli. Ul- timo urotergite di regola con macchia gialla ai lati. Ali ialine con stigma di regola giallo ferrugineo. Armatura genitale come nella fig. 5 tripunctata Rossi — Clipeo di regola nero (solo eccezionalmente macchiato di giallo). Tempie più strette (viste di profilo larghe circa la metà dell’occhio), di regola non densamente punteggiate con intervalli lucidi fra punto e punto larghi, maggiori del diametro dei punti. Funicolo delle antenne più corto, piutto- sto tozzo e leggermente clavato; penultimo articolo non più di due volte più lungo che largo. Torace di regola del tutto o quasi privo di disegni gialli. Ultimo urotergite di regola senza macchia gialla ai lati. Ali ialine leggermente infoscate con stigma di regola bruno. Armatura genitale co- me nella fig, 410 a ne ea Rare Fabricius PR 1. Capo subquadrato. ‘Torace ed addome senza colorazione rossa. Lungh.: 5-7 ma pi e e e ee Pa bricius — Capo con il diametro trasversale uri quello longitudinale. Torace e addome o solo il torace o solo l'addome colorati in rosso. Lungh.: 6-9 mm. 8 D. GUIGLIA 2. Capo, pronoto, mesonoto e scutello di regola rossi testacei. Addome senza colorazione rossa. Occhi piccoli: la distanza fra il margine superiore dell'occhio e l’ocello posteriore è il doppio circa della distanza fra gli ocelli posteriori. 2... ele ea da aiaidiatà Spinola — Capo nero, pronoto o rosso o nero, mesonoto e scutello neri. Addome con colorazione rossa. Occhi normali: la distanza fra il margine superiore dell’occhio e l’ocello posteriore è di poco maggiore della distanza fra el OC por. eo 3. Distanza fra gli ocelli posteriori quasi il doppio della distanza fra essi e l’ocello anteriore. Tempie largamente arrotondate. Pronoto di regola con colorazione rossa. Addome con solo i segmenti basali rossi. tripunctata Rossi — Distanza fra gli ocelli posteriori di 1/4 circa maggiore della distanza fra essi e l’ocello anteriore. Tempie meno largamente arrotondate. Pronoto di regola senza colorazione rossa. Addome intieramente rosso roussel Guérin Meria tripunctata Rossi (!) set 32595 Tiphia tripunctata Rossi, 1790, p. 69 N. 831; T. 6 Fig. 10. 9. - Scolia sexfasciata Rossi, 1792, p. 136; T. 3 fig. c. d. - Tiphia tripunctata Panzer, 1797, P. 47 T. 20. 9. - Bethylus Latreillei Fabricius, 1804, p. 237 N. 4. 2 (?). - Tachus staphylinus Jurine, 1807, p. 154; T. 14 fig. 2. 9. Meria nitidula Klug, 1810, p. 199, N. 2 2 (3). - Meria millefolii Lepeletier, 1825, p. 394 N. 1. 9. - Myzine sexfasciata Guérin, 1837, p. 9 N. 4 (estratto) (partim). - Meria tripunctata Guérin, 1839, pp. 363-364. ©. - Meria dimidiata Guérin, 1839, p. 364. 9. - Myzine sexfasciata Ach. Costa, 1858, p. 18 N. 1; T. 20 fig. 2. 3. - Meria tripunctata Ach. Costa, 1858, pp. 28-29; T. 20 fig. 6. ©. - Myzine tripunctata Mocsary, 1881, pp. 73-75. - Myzine sexfasciata Guiglia, 1955, pp. 150-153; figg. I, 3, 5. - Guiglia, 1957, p. 2; fig. 2. - Meria tripunctata Guiglia, 1960, pp. 72, 80; fig. 8 Loc. tip.: Italia: Toscana. 3. - Nero e giallo. Sono gialle le seguenti parti: mandibole, eccettuato l’apice che è bruno rossastro, clipeo, prominenza frontale in corrispondenza dell’inser- zione delle antenne, apice dello scapo, una fascia al margine anteriore e poste- riore del pronoto, tegule, una macchia sulle mesopleure, una fascia più o meno sinuosa ed espansa ai lati al margine posteriore del I-VI urotergiti, una macchia laterale sull’ultimo urotergite; le stesse fascie, di regola più ridotte ed irregolari, al margine posteriore degli urosterniti, porzione apicale dei femori, parte delle tibie e tarsi (questi con sfumature ferruginee) di tutte le paia di zampe. Ali ialine, stigma giallo-ferrugineo. (1) Diagnosi originale: « T. tripunctata. Long. 4. 1. - Nigra, thoracis lobo antico rufo, abdomine rufo, apice atro, punctis utrinque tribus albis. Statura T. Femoratae. Subpilosa. Antennae filiformes, breves, nigrae. Caput atrum nitens, maxillis tantum rufis. Thorax lobo antico rufo nitido, glabro, postice niger. Abdomen oblongum nitidum, antice rufum, postice atrum, punctis utrinque tribus albis lateralibus. Femora quatuor postica compressa, angulata, brevia, nigra. 'Tibiae nigrae. T'arsi subrufi. Alae vix fuscescentes, puncto nigro marginali. Tab. VI. f. ro. Habitat in silvis ad flores. m. Jul.» (Rossi, 1790, l.c.). (2) Del Bethylus Latreillei Fab. ho esaminato l’esemplare tipico (Coll. Museo zoologico dell’Universita di Copenaghen). (Loc. tip.: Malta). (3) Grazie alla cortesia del Dr. G. Steinbach ho potuto avere in esame il tipo della M. ni- tidula Klug (Coll. Museo zoologico della Humboldt-Universita, Berlino). (Loc. tip.: Austria). LE MYZININAE D’ITALIA Do | (Fot. A. Margiocco) Fig. 1. - Meria rousselii Guérin 9, Capo (in alto). - Meria tripunctata Rossi 9, Capo (in basso) 10 D. GUIGLIA Capo: clipeo a punti profondamente impressi, radi sulla porzione mediana, un poco più fitti ai lati; fronte a punti densi che vanno diradandosi verso il ver- tice, qui la punteggiatura è grossolana con intervalli lucidi fra punto e punto; tempie larghe (viste di profilo larghe quasi come l’occhio), densamente punteg- giate. Funicolo delle antenne cilindrico, lungo e snello; penultimo articolo più di due volte più lungo che largo. Torace a margine anteriore con lamella bene tini e punti grossolani e radi sulla superficie mediana, visibilmente più fini e più fitti ai lati; mesonoto a punti profondamente impressi, addensati specialmente sulle porzioni laterali, al centro la punteggiatura è più grossolana e rada; scutello a scultura simile a quella del mesonoto. Mesopleure, il più delle volte, con intervalli lucidi fra punto e punto, specialmente sulla metà anteriore. Addcme: urotergite I con punteggiatura astai rada, sulla parte mediana i punti sono sensibilmente più fini che ai lati; urotergiti TI-VI con punti piut- tosto fini, non molto densi, uniformemente distribuiti urotergite VII con pun- teggiatura più grossolana ed irregolare ed incisione a lobi ad apice arrotondato. Urosterniti irregolarmente punteggiati: urosternite I con punti piuttosto fini e densi, urosternite II a punti piuttosto radi e grossolani, sugli urosterniti seguenti a punti assai fini si alternano punti più grossolani irregolarmente distribuiti. Pubescenza bianca. Armatura genitale come nella fig. 5. Lungh.: 9-15 mm. ©. - Nera, rossa e gialla. Sono rosse o rossastre più o meno infoscate le seguenti parti: mandibole, eccettuato l’apice che è bruno, parte dorsale del pro- noto, tarsi, parte delle tibie e i tre primi segmenti dell’addome. Sono gialle le macchie ai lati del II, III, IV urotergiti. Ali ialine più o meno infoscate, nervature ferruginee, stigma bruno. Capo (Fig. 1) a diametro trasversale superante quello longitudinale (73:57), superficie lucida con punti sparsi di dimensioni varie solo sulle tempie e sulle guan- cie. Tempie largamente arrotondate. Distanza fra gli ocelli posteriori quasi il doppio della distanza fra essi e l’ocello anteriore. Torace lucido a punti nulli o quasi sul dorso, più numerosi ai lati del pro- noto e sulle mesopleure. Epinoto lateralmente a striatura fina e densa che si estende ai lati della superficie dorsale. Addome lucido, urotergiti con rari e finissimi punti sparsi, urosterniti a punti pure radi ma più profondamente impressi. Lungh.: 7-9 mm. L’intricatissima sinonimia e la conseguente confusione creata dagli Autori ha sempre resa assai difficile la giusta interpretazione della M. tripunctata Rossi, la cui valutazione dei caratteri specifici è stata resa possibile solo in base all'esame dei tipi dei vecchi Autori e di abbondante materiale di ambo 1 sessi. I caratteri riassunti in tabella sono sufficienti ad individuare, sia il g che la 9, di questa discussa specie. Variabilità. - Da quanto mi risulta dall’abbondante materiale esa- minato, il maschio di questa specie presenta una sensibile variabilità cromatica a carattere puramente individuale. MocsArY (l.c., p. 92) dice « Species colore ma- gnopere varians ). Il clipeo, anche in esemplari della stessa località, può variare dal completa- mente giallo al nero irregolarmente macchiato di giallo e la prominenza frontale dal giallo al nero. Lo scapo delle antenne può essere o completamente nero o LE MYZININAE D’ITALIA CI nero con macchia gialla apicale. Le fascie gialle del pronoto si presentano più o meno sviluppate e continue (particolarmente quella del margine anteriore è spesso interrotta); talora il pronoto è del tutto o quasi nero (233 dell’Etna: Pineta 1600 m.; M.te Sona 1350 m.); la macchia gialla sulle mesopleure può ridursi fino a scomparire completamente; le tegule sono talora leggermente in- foscate. Le fascie gialle al margine posteriore degli urotergiti possono presentarsi più o meno estese ed in qualche caso interrotte ai lati formando macchie e stri- scie isolate, il I urotergite può essere eccezionalmente privo di fascia gialla, anche la macchia ai lati del VII urotergite eccezionalmente manca; sugli urosterniti il giallo può ridursi ad una sola macchia ai lati del II-V urosterniti. Sulle zampe la colorazione gialla si estende talora alla faccia anteriore delle anche e negli esemplari chiari anche lo sterno è macchiato di giallo. La scultura, specialmente del torace, può presentare variazioni più o meno sensibili, la densità e la distri- buzione dei punti non sono sempre costanti. Le nervature alari presentano una certa variabilità ed i rapporti fra il se- condo e terzo segmento del radio non si mantengono costanti, come già ho messo in rilievo per altre specie del Gen. Meria (1960, l.c., pag. 75). Il colore dello stigma e delle nervature tende talora ad oscurarsi. Come nel maschio così anche nella femmina si osserva una certa variabilità cromatica a carattere individuale. La colorazione rossa può presentarsi più o meno estesa e più o meno infoscata; accanto ad esemplari in cui appare netta la distinzione fra le parti rosse e le parti nere, se ne notano altri in cui i due co- lori appaiono un poco confusi; il pronoto è talora del tutto o quasi nero. Le mac- chie gialle degli urotergiti sono piuttosto variabili: da esemplari, anche della stessa località, con queste, grandi e bene marcate e talora presenti pure ai lati del IV urotergite, si passa ad altri in cui le stesse si riducono fino a scomparire del tutto o in parte. GUERIN - MENEVILLE (1839, p. 363) separa per la Meria tripunctata Rossi (2) tre varietà la cui colorazione è così caratterizzata: « 1. - Prothorax entièrement rouge, avec l’extrémité antérieure seulement noiràtre; taches blanches des côtés de l’abdomen proportionnellement plus grandes, anguleuses, et au nombre de trois de chaque côté. - Var. Latreillii, Fab. Tachus staphylinus, Jurine. Long. de 634 à 11 mill. - Espagne, coll. Ser., Gènes, Coll. Spinola. 2. - Prothorax rouge avec le bord antérieur et le milieu noirs; taches blanches des côtés de l’abdo- men plus petites, plus arrondies, au nombre de trois. - a tripunctata Panz.; Egypte, pl. 15, fig. 20 Long. de 9 à 10 mill. - Marseille, Lyon, Coll. Serville. 3. - Prothorax presque entiérement noir, n’offrant qu'une faible bordure postérieure rougeätre plus au moins visible; taches blanches des côtés de l’abdomen plus petites que chez les précédentes, le plus souvent au nombre de deux arrondies. - Var. nitidula, Klug, M. mille- folit, Serv. - Long. de 7 à 8% mill. - Allemagne, Coll. Serville, Sicile, coll. Spinola. E per la Meria dimidiata Guérin (nec Spinola) (= Mera tripunctata Rossi) altre tre ‘varietà (1.05 pi 303% «1. - Prothorax d’un fauve un peu brunätre avec le bord antérieur plus obscur; premier segment abdominal ayant sa moitié postérieure d’un fauve pâle un peu obscur; trois taches blanches, petites et arrondies de chaque côté de l’abdomen. - Var. dimidiata, Spinola - Long. de 8% à 9 mill. - Genes. 2. - Prothorax n’ayant que le bord postérieur d’un jaune roussätre plus ou moins obscur; premier segment abdominal faiblement bordé de roussâtre très obscur en arrière: deux petites taches blanches de chaque côté de l’abdomen. - Var. Servillei, Nob. Long. de 7% à 8 mill. - Mar- seille. 3. - Prothorax faiblement bordé, en arrière, de jaunâtre obscur peu visible; abdomen entièrement noir, sans taches blanches sur les côtés. - Var. Soliertz, Nob. - Long.: 6 mill. - Marseille, 12 Pio, D. GUIGLIA (Fot. A. Margiocco) M 1a trıpunctata Rossi 4 - Capo e parte del torace. LE MYZININAE D’ITALIA (Fot. A. Margiocco) Fig. 3. - Meria cylindrica Fab. g. - Capo e parte del torace. 13 14 D. GUIGLIA Quest’ultima varietà potrebbe riferirsi alla 9 della M. cylindrica Fab. Le altre varieta rientrano nel quadro della variazione individuale e non meritano di essere tenute distinte. Distribuzione. - Specie diffusa sia nell’Italia continentale che in- sulare. Per quanto riguarda le altre regioni io credo che la distribuzione geogra- fica di questa Meria sia più limitata di quanto le citazioni degli Autori potrebbero far supporre; con il nome di M. tripunctata Rossi sono state difatti fino ad oggi confuse più specie. Esemplari esaminati: Italia: Lombardia (Pavia; Canonica d’Adda). Piemonte (Varinella, Valle Scrivia; Cambiano; — Susa; Molaretto; Cuneo; Paesana). Liguria (Savona; Cengio; Genova; Cavi di Lavagna). Toscana (Viareggio). Lazio (Roma, Lido; Fregene; Anzio; Montefiascone; T'arquinia). Cam- pania (Portici). Puglia (Trinitapoli). Calabria (Sambiase). Sicilia (Messina; M.te Etna, vers. merid.: M.te Sona 1350 m., M.te Vettore 1700 m., Sciarre di Mascalucia (Pedara) 600 m.; (vers. occ.: Pineta 1600 m., Alb. Serra la Nave 1700 m.; Catania: Plaia (Pineta). Sarde- gna (Chilivani; Posada, Sorgono; Is. Asinara). Francia: Dieulefit; Carpentras; Mérindol; Digne; Palavas; Cap Ferret; Corsica. Spagna: Burgos; Segovia; Daimiel; Siviglia; Villamartin; Zubia; Sierra Nevada, Val de Inferno; Alicante; Benidorm; Is. Majorca. Portogallo: Resende, Douro; Lisbona dint. Albania: Kopliku. | Marocco: Asni a Arround; Ifrane; Ksar es Souk; Midelt. Algeria: La Calle. Mocsàry (l.c., p. 92) dice: «In Hungaria centrali, septentrionali, occidentali et meridionali mense Junio et initio Julii sat rara... Specimina Faunae Hungaricae, exemplaribus e Germania ortis, congruentia sunt ». Biologia. - Le notizie sulle abitudini di questa, come delle altre specie di Meria italiane, sono assai scarse. La M. tripunctata Rossi si trova generalmente sui terreni sabbiosi. JURINE (l.c., p. 154) ha colto questa specie sui fiori di Daucus, GIRARD (l.c., p. 987) sull’ Eryngium campestre e maritimum. DUSMET (1930, p. 74) l’ha trovata abbondante sulla Thapsia villosa ed aggiunge che, secondo lo SCHLET- TERER, visita pure 1 Dorycnium e i Pahurus. Meria cylindrica Fabricius (4) Figg. 3, 4 Scolia cylindrica Fabricius, 1793, p. 238 N. 38. g. - Sapyga cylindrica Panzer, 1805, P. 87 T. 19. d. - Myzine cylindrica Spinola, 1806, p. 79. 5. - Mocsary, 1881, p. 75 N. 2. 3. - Meria tripunctata var. cylindrica Radoszkowski, 1886, p. 39. 4. - Sapyga cylindrica Dalla Torre, 1897, p. 191. - Myzine cylindrica Guiglia, 1957; fig. 1. Loc. tip.: « Habitat in Italia Dr. Allioni ». Loc, tip) ristr.: Piemonte (5), (4) Diagnosi originale: «S. atra abdominis segmentis margine punctoque laterali margine contiguo flavis. Habitat in Italia Dr. Allioni. Caput, antennae, thorax nigra, immaculata. Abdomen cylindricum, atrum segmentorum marginibus flavis punctoque laterali, margine connexo. In hoc puncto punctum minutissimum nigrum. Pedes nigri tibiis anticis flavis. Aculeus brevis, recurvus. » (Fabricius, l.c.). (5) È presumibile che il Dr. Carlo Allioni (1725-1804), medico e botanico di Torino, abbia raccolto in Piemonte gli esemplari inviati a Fabricius. LE MYZININAE D'ITALIA 15 3. - Nero e giallo. Sono gialle le seguenti parti: mandibole, eccettuata la metà apicale che è bruna rossiccia, macchie o fascie discontinue ed irregolari al margine posteriore degli urotergiti I-VI e allo stesso margine degli uroster- niti II-VI (qui sono in generale più ridotte e più irregolari), apice dei femori, faccia superiore delle tibie e tarsi di tutte le paia di zampe (su questi si osser- vano sfumature brune ferruginee più o meno accentuate). Ali ialine leggermente infoscate, stigma e nervature di regola brune, Fig. 4. - Meria cylindrica Fab. - Armatura Fig. 5. - Meria tripunctata Rossi. - Armatura genitale del &!. genitale del &!. (Da D. Guiglia, 1957). Capo: clipeo profondamente e non uniformemente punteggiato; fronte a punti irregolarmente conformati ed irregolarmente distribuiti; vertice a punti grandi e profondi con intervalli lucidi, più o meno ampi, fra punto e punto; tempie più strette rispetto alla M. tripunctata (viste di profilo larghe circa la metà dell’occhio) ed a punti piuttosto radi, gli intervalli fra i punti superano di regola il diametro dei punti. Funicolo delle antenne piuttosto tozzo e leggermente clavato; penultimo articolo quasi due volte più lungo che largo. Torace: pronoto a margine anteriore tagliente ma senza lamella bene di- stinta, superficie a punti grossolani e radi al centro, più fini e più fitti ai lati, particolarmente sulla metà posteriore; mesonoto a punti irregolarmente distri- buiti, addensati soprattutto lungo due striscie ai lati della porzione mediana, qui e sulle parti laterali i punti sono piuttosto grossolani ed assai radi; scutello con punteggiatura addensata ai lati, nulla o quasi sulla zona mediana. Mesopleure a punti più o meno densi, si osservano spesso larghi intervalli lucidi fra punto e punto. 16 D. GUIGLIA Addome: urotergite I con punti fini ed assai radi sul dorso, più densi ai lati; urotergiti seguenti a punteggiatura nell’insieme piuttosto regolare ed unifor- memente distribuita, i punti sono meno fini rispetto alla M. tripunctata ; uroter- gite VII con incisione a lobi ad apice arrotondato. Urosterniti irregolarmente pun- teggiati: urosterniti I-II a punti abbastanza grossolani, urosterniti seguenti con punti di dimensioni varie, distribuiti in maniera irregolare. Pubescenza bianca. | Armatura genitale come nella fig. 4. Lungh.: 10-14 mm. | ©. - Nera, ferruginea e gialla. Sono ferruginee le seguenti parti: mandi- bole, eccettuato l’apice che è bruno, margine anteriore del clipeo, tarsi di tutte le zampe; le antenne tendono al bruno ferrugineo. Sono gialle le macchie ai lati dei II-III urotergiti. Ali ialine leggermente infoscate, nervature ferruginee, stigma bruno. Capo (Fig. 6) subquadrato a superficie lucida con solamente pochi punti sparsi sulle guancie e sulle tempie. Distanza fra gli ocelli posteriori maggiore, di un terzo circa, della distanza fra essi e l’ocello anteriore. Torace lucido, la punteggiatura sul dorso é quasi nulla, ai lati del pronoto e sulle mesopleure i punti sono più numerosi. Epinoto lateralmente e lungo 1 mar- gini laterali della porzione dorsale a striatura finissima che scompare talora del tutto o quasi. Addome lucido, urotergiti a punti assai fini e radi, urosterniti a punteggiatura simile ma più profondamente impressa. Lungh.: 5-7 mm. | Mocsary (l.c., p. 75) dice che molto probabilmente la M. cylindrica Fab. é una varieta della M. tripunctata Rossi. I caratteri dati in tabella sono sufficienti a differenziare nettamente le due specie. Variabilità. - Il g della M. cylindrica presenta una certa variabilità cromatica che, come nella M. tripunctata, ha carattere puramente individuale; esemplari della medesima località e medesima data di cattura mostrano talora differenze di colore più o meno sensibili. Il clipeo, di regola completamente nero, può presentare macchie o striscie gialle irregolari. Anche sul torace si osservano in qualche individuo traccie gialle, più o meno evidenti, al margine anteriore e posteriore del pronoto, sulle tegule e sulle mesopleure. Le fascie gialle al margine posteriore degli urotergiti si presentano in qualche caso assai sottili e talora più o meno largamente interrotte ai lati, sugli urosterniti la colorazione gialla può scomparire del tutto o quasi e il VI segmento addominale può essere completa- mente nero. Sulle zampe il colore giallo può ridursi sensibilmente e le tibie pre- sentarsi quasi del tutto nere. La variabilità della scultura è lieve: i punti sul capo, sul torace e sul I urotergite possono essere più o meno numerosi. Nelle ali anteriori il terzo segmento del radio è di regola più lungo del se- condo, le proporzioni non sono però costanti. Il colore dello stigma e delle ner- vature tende in qualche caso a diventare più chiaro. La © presenta una certa variabilità nel numero delle macchie gialle sugli urotergiti: da esemplari con queste, anche ai lati del IV urotergite, si passa ad altri con gli urotergiti del tutto privi di macchie. Distribuzione. - Pocosisa sulla distribuzione geografica di questa specie rimasta fino ad oggi quasi sconosciuta. SPINOLA (l.c.) dice «In totà Li- guria, valde frequens » e MocsÀry (l.c.) « Apud nos praecedenti (tripunctata) LE MYZININAE D’ITALIA ‘7 rarior et cum ea in Hungaria centrali, orientali et meridionali mense Junio in- venta ». Cita inoltre: Sud della Germania, Italia, Austria. Esemplari esaminati: Italia: Piemonte (Stazzano; Cassano Spinola; Varinella, Valle Scrivia). Liguria (Genova; Borzoli; Sarissola, App. Ligure; Voltaggio, App. Ligure; Varazze; Spotorno; Cengio; Laigueglia; Oneglia). Toscana (Ronchi, Massa Carrara). Lazio (Tarquinia). Francia: Vernet; Dieulefit; Carpentras; Avignon; Esterel, Var; Roquebrune, Var.; Cette; Argelès-Plage; Banyuls-sur-Mer; Grenade. Spagna: Malaga, Marbella; Sierra Nevada, Val dell'Inferno; Barcellona; Majorca. Portogallo: Resende, Douro; Trafaria, Lisbona. Jugoslavia: Dubrovnik (Dalmazia); Hercegnovi (Montenegro). Biologia. - GERSTÄCKER (1872, p. 250) dice di avere osservato, nei dintorni di Berlino, la specie di Myzine raffigurata da PANZER (1805, l.c.) con il nome di Sapyga cylindrica, su fiori di Ombrellifere insieme alla « Tiphia glabrata » Fab. Non è però certo se l’interpretazione data da GERSTACKER alla M. cylindrica sia esatta. | Il maschio di questa specie io l’ho trovato sul greto di un torrente (Saris- sola, App. Ligure). Meria dimidiata Spinola (°) Fig. 6 Tachus dimidiatus Spinola, 1808, p. 31 N. 29; Tav. I fig. 1. 9 ($). - Meria dimidiata Klug, 1810, p. 201 N. 4. - Meria tripunctata Lepeletier var. 1°, 1845, p. 560. 9. Loc. tip.: Genova dint. Neotypus: Finale Borgo (Savona). Il tipo del Tachus dimidiatus Spinola, a quanto pare, più non esiste. Il giovane Massimiliano Spinola, che ha voluto cortesemente fare ricerche per me nella collezione del suo antenato (Coll. Museo Zoologico dell’ Università di Torino), mi ha riferito di avere trovato una sola femmina con il nome di Meria dimidiata Spinola. Questo esemplare, da me esaminato, porta il cartellino origi- «nale di mano del GUÉRIN (« Meria dimidiata var. Servillet - Marseille ») a cui si unisce un secondo cartellino che porta il nome « Solier », si tratta evidentemente della 9 descritta dal GuéRIN (1839, p. 365) che, come ho già detto (p. 11), rien- tra nel quadro della variabilità individuale della M. tripunctata Rossi. GUERIN (l.c., p. 364) riferisce alla Meria dimidiata Spinola « deux individus de la collection de M. de Spinola, et trois échantillons, qui ont été pris à Marseille et envoyés à M. Serville par M. Solier. Les deux types de M. de Spinola, les deux seuls qu’ il possède, sont des femelles à 12 articles aux antennes. Comme M. de Spinola et le seul auteur qui ait décrit le mâle de cet insecte, nous avions espéré étudier ce sexe d’après sa collection; mais il paraît qu'il l’a perdu... ». Nelle collezioni del Museo di Genova io ho avuto la fortuna di trovare 599 della Liguria e 299 del Piemonte che mi hanno permesso di fissare, in base alla descrizione dello Spinola e del Lepeletier (l.c.), il Neotypus del Tachus dimidiatus Spinola. (6) Dalla diagnosi originale: « Tachus niger, thorace capiteque antice rubro-testaceis, abdomine punctis albis. Habitat prope Genuam, rarus. | Long. 4 lin. Lat. 1. lin.». 18 Fig. 6. D. GUIGLIA Meria dimidiata Spinola 9, Capo (in alto). (Fot. A. Margiocco) Meria cylindrica Fab. 9, Capo (in basso). LE MYZININE D'ITALIA 19 Senza la conoscenza del maschio mi riesce difficile pronunziarmi sull’esatta posizione sistematica di questa specie; ritengo tuttavia, almeno dall’esame della femmina, che essa sia indipendente dalla M. tripunctata Rossi della quale è stata spesso considerata o sinonimo o varietà. ©. - Nera, rossa testacea e gialla. Sono rosse testacee le seguenti parti: capo, mandibole, funicolo delle antenne (lo scapo è rosso bruno), pronoto, pro- sterno, mesonoto, scutello, tarsi di tutte le paia di zampe, parte delle tibie (i femori hanno sfumature rosse brune). Sono gialle le macchie ai lati dei II-III-IV urotergiti. | Ali infoscate, nervature brune ferruginee, stigma bruno. Capo (Fig. 6) a diametro trasversale superante quello longitudinale (45 : 35), superficie lucida con solamente pochi punti sparsi sulle guancie e sulle tempie. Tempie arrotondate. Distanza fra gli ocelli posteriori maggiore, di 1/3 circa, della distanza fra essi e l’ocello anteriore. | Torace lucido: pronoto con punti assai scarsi sul dorso, un poco più nu- merosi sulle parti latero-posteriori, mesonoto non punteggiato, scutello con qualche rarissimo punto, mesopleure con punti sparsi. Dorso dell’epinoto con qualche punto sparso e margini laterali punteggiati-rugosi; faccia declive fina- mente ed irregolarmente striata, faccie laterali con striatura finissima limitata alla parte anteriore. Addome lucido: urotergite I con punti finissimi ed assai radi, urotergiti seguenti con punti sparsi abbastanza profondamente impressi. Urosterniti con punteggiatura più rada rispetto agli urotergiti. Lungh.: 8-6 mm. g a me ignoto. Finale Borgo (Savona), 7-VIII-1895, leg. A. Fiori. Neotypus nel Museo di Genova. | GUERIN - MENEVILLE (1839, p. 364) dice a proposito della Meria dimi- diata Spinola: « Cette espèce est très-voisine de la précedénte (M. tripunctata Rossi), et pourrait bien n’étre constituée que par des variétés chez lesquelles l’abdomen serait presque entièrement noir...». Come gia ho detto (p. 11) la Meria dimidiata Guérin non é altro che la Meria tripunctata Rossi con le diverse varietà di colore. | La colorazione rossa testacea del capo e di parte del torace, le ali infoscate, gli occhi singolarmente piccoli e la complessione di regola un poco più gracile differenziano con facilita le femmine della M. dimidiata Spinola da quelle della M. tripunctata Rossi. Variabilità. - La distribuzione del colore rosso, almeno negli esem- plari da me esaminati, si mantiene nell’insieme costante, solo in un esemplare di Finale Marina (Savona) il capo ha colorazione piu scura e lo scutello é bruno a leggere sfumature rossastre. Le zampe possono essere più o meno chiare e gli urotergiti privi di macchie gialle (1 esemplare di Genova). Sull’addome si os- servano talora sfumature rossastre. Distribuzione. - Gli esemplari esaminati sono esclusivamente del Nord Italia: Liguria: Genova 19; Cengio (Savona) 12; Spotorno 19; Finale Borgo 12 (Neotypus); Fi- nale Marina 19. Piemonte: Gavi 19; Stazzano (Alessandria) 19. Biologia. - Spinola (l.c., p. 32) dice «...marem cum faemina cepi, in sabuletis prope Genuam ». : 20 D. GUIGLIA Meria rousselii Guérin it res Myzine Roussel Guérin, 1838, p. 103. d. - Myzine ruficornis Smith, 1879, p. 178 N. 1. & (7). - Myzina Ghilianii Spinola, 1843, p. 135. g. - Myzina hispanica Spinola, 1843, p. 134 N. 22. 3. - Myzine erythrura Ach. Costa, 1858, pp. 20, 36 N. 2; T. 20 fig. 3. 4. - Ach. Costa, 1887, p. 119 N. 3. G 9. - Myzine hispanica Dusmet, 1930, pp. 68-73. 3. - Meria rousselii Guiglia, 1959, pp. 7, 22-24; fig. 12. g. - Guiglia, 1960, pp. 76-78, 81; figg. 14, 15. d. Loc. tip. : Alger. g. - Nero, giallo e ferrugineo. Sono gialle le seguenti parti: mandibole eccettuato l’apice che € bruno rossastro, due striscie trasverse al margine anteriore del pronoto che vanno assottigliandosi verso il centro, le tegule, una macchia su ciascun lato degli urotergiti I-VI, una sottile linea mediana al margine posteriore degli urotergiti II-VI, una piccola macchia a ciascun lato degli urosterniti II-V, parte della meta apicale dei femori, le tibie (queste sulla faccia inferiore sono pit o meno estesamente brune ferruginee) e 1 tarsi di tutte le paia di zampe. E fer- rugineo, più o meno annerito, il funicolo delle antenne ed è rosso ferrugineo l’a- pice dell’addome. Ali ialine con stigma bruno e nervature brune ferruginee. Capo: clipeo a punti piuttosto grossolani ed irregolari sulla parte mediana, più fini, più fitti e più regolari presso 1 margini laterali. Fronte anteriormente a punti densi e profondamente impressi che vanno notevolmente e gradatamente diradandosi e diventando più fini proseguendo verso il vertice, dove la punteg- giatura è assai fina. Funicolo delle antenne leggermente ingrossato verso l’apice e ad articoli più o meno gibbosi. Torace: pronoto a margine anteriore con lamella trasparente e superficie a punti piuttosto grossolani sulla porzione mediana, un poco più fini e più densi ai lati; mesonoto grossolanamente punteggiato; scutello a punti grandi e radi al centro, più densi e più fini lungo i margini laterali; mesopleure densamente pun- teggiate. Addome a segmenti un poco strozzati e lati leggermente convessi, punteg- giatura profondamente impressa. Urotergite I con punteggiatura densa, urotergiti seguenti a punti più radi e gradatamente più fini; urotergite VII con incisione a lobi ad apice arrotondato. Urosterniti con reticolo fondamentale a cui si sovrap- pongono punti densi e grossolani sul I urosternite, sui seguenti questi vanno gra- datamente diradandosi eccettuato presso il margine anteriore dove, particolar- mente sui III-VII urosterniti, si osserva una fina e fitta punteggiatura. Pubescenza bianca. Ali: cellula radiale ad apice acuto; terzo segmento del radio di regola mi- nore del secondo, le proporzioni non si mantengono costanti. Armatura genitale come nella fig. 8. Lungh.: 8-10 mm. 9. - Nera, rossa ferruginea e gialla. Sono rosse ferruginee, più o meno in- foscate, le seguenti parti: mandibole, eccettuato l’apice che è bruno, parte del clipeo, le antenne, le tibie e i tarsi di tutte le zampe e l’addome. Sono gialle le macchie ai lati dei II-IV urotergiti. Ali ialine leggermente infoscate, stigma bruno, nervature ferruginee. (7) Ho esaminato di questa specie un esemplare così etichettato di mano dello SMITH: « Myzine ruficornis Sm. (Type): Sicily ». LE MYZININAE D’ITALIA JÄN Capo (Fig. 1) a diametro trasversale superante quello longitudinale (72 : 52), superficie lucida con solamente pochissimi punti sulle guancie e sulle tempie. Di- stanza fra gli ocelli posteriori di 1/4 circa maggiore della distanza fra essi e l’oc- chio. Tempie moderatamente arrotondate. Fig. 7. - Merita rousselii Guérin 3 (Da D. Guiglia, 1960). Torace lucido, i punti sono assai scarsi sul dorso, un poco più densi ai lati del pronoto e sulle mesopleure. Lati dell’epinoto con striatura assai fina che si prolunga, più o meno regolarmente, lungo i margini laterali della superficie dorsale. | Addome lucido, con punti finissimi ed assai radi sugli urotergiti, un poco più grossolani sugli urosterniti. Lungh.: 6-9 mm. L’addome completamente rosso contraddistingue con facilità la © della A. rousselu Guérin. Il 3 è bene caratterizzato, oltre che dalla struttura dell’armatura genitale, dalla conformazione e scultura dell’addome, dalle antenne ad articoli più o meno gibbosi e dall’apice dell’addome rosso. 22 D. GUIGLIA Variabilità. - Per quanto riguarda la variazione cromatica del ma- schio di questa specie si passa gradatamente, come gia ho messo in rilievo (1960, p. 76), da esemplari a colore giallo ridotto ad altrı con questo notevolmente esteso (m. lutea Guiglia). Nel materiale da me esaminato il funicolo delle antenne varia dal ferrugineo al bruno, il margine posteriore del pronoto pud presentare una fascia gialla ta- lora spezzettata e 1 disegni gialli sui I-V urotergiti possono ridursi fino a scom- parire completamente. | Fig. 8. - Meria rousselii Guérin. - Armatura genitale del $ (Da D.. Guiglia, 1957). La punteggiatura varia lievemente sia nella densità che nella profondità. La gibbosità degli articoli del funicolo delle antenne pud essere più o meno sen- sibile. Nelle ali anteriori 1 rapporti fra i segmenti del radio non si mantengono, come gia ho detto sopra, sempre costanti. Nella femmina la colorazione rossa ferruginea dell’addome pud presentare sfumature brune e le macchie gialle possono ridursi fino a scomparire del tutto o quasi sul IV urotergite. DusMET (l.c., p. 74) descrive due varietà della M. hispanica Sea’ Var. castellana. « g. Son amarillos los bordes anterior y posterior del pronoto, escamillas del todo amarillas, y este color sustituye al ferruginoso en las tibias y metatarsos y esta mas extendido en los terguitos, ilegando casi a formar faja continua en el borde. Antenas ferruginosas, con el extremo mas obscuro. Asi es un ejemplar de Pozuelo de Calatrava; en otros de esa misma localidad y de Montarco se notan los señalodos caracteres, pero no tan marcados, asi que no es mas que una modificacidn extrema de los ejemplares mas claros ». LE MYZININAE D’ITALIA | 23 Var. obscura. «&. Es una modificaciön, en sentido inverso, de varios gg de Sierra Morena (La Vega, Peñarroya, El Soldado). En ellos no hay manchas en los terguitos, y las escamillas son ferruginosas. Es extrafio que las antenas, especialmente en uno, sean ferruginosas como en la variedad castellana, mas amarilla. Da la coincidencia de que esta forma obscura es de la misma region que la correspon- diente de M. tripunctata ». La var. castellana con colore giallo predominante potrebbe costituire una forma di passaggio alla m. lutea e la var. obscura la forma cromaticamente a questa opposta. morpha lutea Guiglia. Meria rousselü f. lutea Guiglia, (1960, p. 77). «&. - Clipeo giallo. Pronoto in massima parte giallo, scutello giallo, meso- pleure con grande macchia gialla. Addome con ampia fascia gialla regolare sulla superficie dorsale del I urotergite e fascie estese a tutta o quasi la superficie del disco sugli urotergiti II-VI, urotergite VII in massima parte giallo; urosterniti II-VI con fascie gialle ristrette sulla porzione mediana ed espanse ai lati. Zampe con femori più estesamente gialli rispetto alla forma tipica » (Guiglia, l.c.). Algeria (Biskra); Marocco (Marrakech, Oued Tensift). Distribuzione. - Anche per questa Meria l’interpretazione data dagli Autori non è sempre esatta per cui non è possibile basarsi, per la sua diffu- sione geografica, sulle citazioni tratte dalla letteratura. Esemplari esaminati: Italia: Lazio (Roma, Lido; Acilia). Puglia (Taviano). Italia meridionale (senza località pre- cisata). Sicilia (M.te Etna, vers. merid.: M.te Sona 1350 m.). Sicilia (senza località precisata). Sardegna (Cagliari; Sorgono; Is. Asinara). Francia: Cette; le Barcarés, Lido; Argèles-Plage (Pyrén. or.); Corsica, Ile Rousse. Spagna: Alcala, M.te Escalera; Madrid; Daimiel; Villamartin; Siviglia; Barcellona. Portogallo: Trafaria, Lisbona; Cascais, Boca do Inferno. Marocco: Marrakech; Qued Tensift. Algeria: Orano; Alger; Maison Carré; Bòne; La Calle. Tripolitania: Ain Zara. Biologia. - Lucas (1849, p. 284) dice di aver catturato questa specie in Algeria, nei mesi di marzo e aprile, sull’ Asphodelus ramosus. Meria volvulus Fabricius (8) Figg. 10, II Scolia volvulus Fabricius, 1798, p. 256, N. 38. - Myzine volvulus Guiglia, 1958, p. 2. - Meria volvulus Guiglia, 1959, pp. 5, 12-15. - Guiglia, 1960, pp. 72, 80; fig. 7. Loc. tip.: Tanger. | &. - Nero e giallo. Sono gialle le seguenti parti: le mandibole eccettuata la metà apicale che è rossa bruna e l’apice nero, una fascia, medialmente interrotta, (8) Diagnosi originale: «volvulus. 38. S. nigra cinereo hirta thorace flavo maculato, abdomine fasciis sex flavis. Habitat Tangier Dom. Schousboe Mus. Dom. de Schestedt. Statura et magnitudo omnino S. cylindricae. Antennae cylindricae, porrectae, nigrae. Caput nigrum, cinereo tomentosum. Tho- rax cinereo tomentosus antice fasciis duabus flavis. Abdomen cylindricum, atrum fasciis sex flavis aculeo parvo, recurvo. Alae abdomine breviores, albidae » (Fabricius, l.c.). La ridescrizione della presente specie già da me riportata (1959, l.c., p. 12), è stata basata, come già ho detto (l.c.), su esemplari topotipici comparati con il tipo. 24 “Di COTTA al margine anteriore ed una continua al margine posteriore del pronoto, una pic- cola macchia allungata sulle mesopleure, una fascia, espansa ai lati, al margine posteriore degli urotergiti I-VI, due macchie laterali sul VII urotergite, una fa- scia sinuosa al margine posteriore degli urosterniti II-VI, parte dei femori, tibie e tarsi di tutte le paia di zampe (il colore giallo presenta qui sfumature ferruginee più o meno estese). Ali ialine appena lievemente infoscate all’apice, stigma e nervature ferru- ginee, subcosta bruna. | Capo: clipeo a superficie piuttosto grossolanamente punteggiata, fronte a punti densi sulla parte anteriore, più radi e grossolani su quella posteriore, ver- tice a punti abbastanza fitti e profondi. Antenne cilindriche, regolari. | Torace: pronoto a margine anteriore con lamella sporgente e superficie a punti numerosi, grandi e profondamente impressi sulla porzione mediana, piu fini e notevolmente più fitti sulle parti laterali. Mesonoto a punti grandi e larga- mente spaziati al centro, notevolmente più densi ai lati. Scutello a punteggiatura simile a quella del mesonoto. Mesopleure densamente e profondamente punteg- giate. | 3 Addome: urotergite I a punti sparsi, urotergiti seguenti densamente e re- golarmente punteggiati (sul VI i punti sono un poco più radi, sul VIT più gros- solani). Urosterniti a punteggiatura più irregolare e meno uniforme rispetto a quella degli urotergiti. Pubescenza bianca frammista a peli giallastri, lunga ed abbondante parti- colarmente sull’epinoto. Ali: cellula radiale ad apice acuto. Terzo segmento del radio di 1/3 circa più breve del secondo (queste proporzioni sono, come per le altre specie, variabili). Armatura genitale come nella fig. 10. Lungh.: 13-14 mm. Q. - ignota. Il DaLLA TORRE (1897, p. 128) pone la M. volvulus Fabr. in sinonimia con la M. tripunctata Rossi. I caratteri differenziali fra le due specie sono evidentis- simi. Oltre che per la conformazione dell’armatura genitale e la complessione vi- sibilmente più robusta, la M. volvulus Fabr. si differenzia dalla M. tripunctata Rossi per il I urotergite (visto di profilo) con la faccia declive perpendicolare alla faccia dorsale e ad essa raccordata da un angolo smussato (nella M. tripunctata il I urotergite, visto di profilo, ha la faccia declive obliqua rispetto alla faccia dorsale e ad essa raccordata da un’ampia curva continua), per il margine anteriore del pronoto con lamella trasparente notevolmente elevata (nella M. tripunctata la lamella del margine anteriore del pronoto è più o meno trasparente, bene di- stinta ma non notevolmente elevata), per gli urotergiti II-V a punti di regola densi e profondi (nella M. tripunctata gli stessi urotergiti hanno i punti piutto- sto fini ed intervalli lucidi fra punto e punto più o meno ampi). Aggiungo che il funicolo delle antenne è nella M. volvulus proporzionalmente più breve e più tozzo. Variabilità. - Il maschio di questa specie presenta una sensibile variabilità cromatica: dalla forma tipica scura si passa gradatamente all’estrema forma chiara. Il clipeo varia dal completamente nero al completamente giallo con tutte le forme di passaggio. Il mesonoto e lo scutello possono essere privi di disegni gialli o presentare il mesonoto una macchia centrale e lo scutello due macchie la- LE MYZININAE D'ITALIA 25 terali gialle; il giallo puo estendersi anche al postscutello e all’epinoto. Le fascie gialle dell’addome occupano talora tutta o quasi la superficie del disco. Gli esemplari italiani da me esaminati, tutti della Sicilia, hanno il clipeo © che varia dal completamente nero al nero con disegni gialli più o meno estesi. Le fascie del pronoto possono essere o continue o largamente interrotte nel mezzo, la fascia posteriore può talora mancare. Il mesonoto, lo scutello e il postscutello sono neri, solo un esemplare del M.te Sona, 1350 m. (Etna) ha il mesonoto e lo scutello con due macchie gialle mediane a virgola e le mesopleure con grande macchia gialla. Questo esemplare già segna un passaggio alla m. guerini Lucas. Fig. 9 Fig. 10 Fig. 9. - Meria latifasciata Palma. - Armatura genitale del 3. Fig. 10. - Meria volvulus m. guerinii Lucas. - Armatura genitale del 4. (Da D. Guiglia, 1958). morpha guerinii Lucas. Meria volvulus f. guerinii Guiglia, 1959, pp. 6, 14; figg. 5, 6. Loc. tip.: Orano (Algeria). Questa forma è caratterizzata dal notevole sviluppo del colore giallo. Negli esemplari più chiari sono gialle le seguenti parti: clipeo, prominenza frontale, una macchia all’apice dello scapo, la massima parte del pronoto, due striscie sul mesonoto in corrispondenza delle tegule ed una macchia subrettangolare mediana a margine anteriore concavo, scutello, due macchie sul postscutello tendenti a congiungersi sulla linea mediana, una grande macchia sulle mesopleure, epinoto lateralmente, urotergiti del tutto o quasi. Ho notato così colorati esemplari di Biskra (Sud Algeria) (GuIGLIA, 1960, p. 72). 26 | D. GUIGLIA Distribuzione. - Esemplari esaminati: Italia: Sicilia (Messina; M.te Etna, vers. mer., Montagnola, 2400 m.; M.te Sona, 1350 m.; vers. occ., Pineta, 1600 m.); Sicilia (senza localita precisata). Nel Nord Africa ho notato tutte le forme di passaggio, dalla forma tipica scura alla guerinii Lucas che raggiunge nel sud-algerino (Biskra) la massima estensione del colore giallo. NEAT OCC oF Casablanca: Tanger; Fes; Ifrane. Algeria: Boghari; Tizi; Hodna; Biskra. Tunisia: Tunisi, Kairouan. T'ripolitania+ “Garian; Biologia. - Lucas (1849, p. 283) dice di avere raccolto, alla fine di marzo, nei dintorni di Orano, qualche esemplare della « Myzina Chern: » sull’ A- sphodelus ramosus. Meria latifaseiata Palma Figg. 9, 12 Myzine sexfasciata Rossi var. latifasciata Palma, 1869, p. 33, N. 1, & - Myzine latifasciata Ach. Costa, 1887, p. 118, N. 2, 3. - Meria anceps Gribodo, 1893, p. 184, d. - Meria latifasciata Guiglia, 1959, pp. 5,9-12; figg. 4, 7. - Guiglia, 1960, pp. 70, 80; fig. 6. Loc. tip.: Sicilia settentrionale. 3. - Nero e giallo. Sono gialle le seguenti parti: il clipeo, le mandibole ec- cettuato l’apice che è bruno rossastro, la prominenza frontale, una fascia al mar- gine anteriore del pronoto o smarginata o interrotta nel mezzo ed una continua al margine posteriore, una grande macchia sulle mesopleure, una fascia sinuosa al margine posteriore del I urotergite, una fascia espansa ai lati al margine po- steriore degli urotergiti II-VI, le tibie (la faccia inferiore è più o meno estesa- mente bruna rossastra), i tarsi e gran parte delle anche e dei femori di tutte le pala di zampe. Ali ialine con stigma e nervature in massima parte ferruginee, subcosta bruna. Capo: clipeo a margine anteriore con lieve concavità mediana e superficie a punti fini e piuttosto densi ai lati, più radi e grossolani al centro. Fronte sulla metà anteriore densamente e finamente punteggiata, su quella posteriore i punti sono notevolmente più radi (si osservano larghi intervalli lucidi fra punto e punto) e più grossolani, vertice con pochi punti sparsi. Antenne cilindriche ad articoli regolari. Torace: pronoto con lamella al margine anteriore moderatamente sporgente e superficie a punti assai radi ed abbastanza grossolani al centro, più fini e più densi ai lati. Mesonoto lucido con punti grandi e poco numerosi sulla porzione mediana, più piccoli e più densi ai lati, più irregolari presso il margine posteriore. Scutello lucido con punti grandi e radi al centro, più fini e più fitti sulle parti laterali. Mesopleure a punti piuttosto grossolani e radi sulla metà anteriore, più fini e più densi su quella posteriore. _ Addome lucido. Urotergite I con pochi e fini punti sparsi, urotergiti II-VI assai finamente e scarsamente punteggiati, urotergite VII a punti più grossolani e smarginatura a lobi ad apice arrotondato. Urosterniti a punteggiatura simile a quella degli urotergiti, a punti fini si alternano, specialmente sui segmenti ba- sali, punti più grossolani. Ali: cellula radiale ad apice subacuto. Secondo e terzo segmento del radio presso a poco di eguale lunghezza. LE MYZININAE D’ITALIA Fig. 12. - Meria latifasciata Palma. - Urotergite II. (Da D. Guiglia, 1958). 27 28 D. GUIGLIA Pubescenza bianca argentea. Armatura genitale come nella fig. 9. Lungh.: 14-15 mm. © ignota. Oltre che per i caratteri gia dati in tabella, la M. latifasciata Palma si diffe- renzia dalla M. volvulus Fabr. per la complessione più snella, il capo spiccatamente lucido a punteggiatura, particolarmente sul vertice, più rada e più fina e per il funicolo delle antenne nell’insieme più gracile. Variabilità. - Il maschio della M. latifasciata presenta una così sensibile variabilita cromatica da essere indotti, senza l’esame dell’armatura genitale, a riferire a specie diverse individui conspecifici. Dalla forma tipica con leggera variazione dell’estensione del colore giallo dell’addome, si passa all’estrema forma chiara gialla e ferruginea. morpha laeta Saunders. Myzine laeta Saunders, 1901, p. 532. - Meria latifasciata f. laeta Guiglia, 1960, pp. 70, 80. Loc. tip.: Biskra (Algeria). Ho contraddistinto con il nome di /aeta (1960, l.c.) gli esemplari chiari con la base dell'addome più o meno estesamente ferruginea e colorazione gialla di tutto il corpo sensibilmente estesa: pronoto del tutto o quasi giallo, macchia sulle mesopleure grande, urotergiti in gran parte gialli, zampe più estesamente colorate. Il mesonoto può presentare talora due macchie gialle al disotto delle tegule e lo scutello ed il postscutello possono essere macchiati. La punteggiatura, specialmente degli urotergiti, varia lievemente: i punti si presentano talora un poco più densi e più impressi. Distribuzione. - Specie descritta della Sicilia settentrionale. Co- STA (l.c.) dice di avere esaminato tre individui della Sicilia, non specifica la lo- calità. Esemplari esaminati: m. typica: Algeria (Biskra); Tunisia (Tunisi); Tripolitania (Homs); Egitto (Meadi). m. laeta: Algeria (Biskra, Tadjerouna); Libia occidentale (Beni Ulid); Sudan anglo-egiziano (Prov. di Darfur). Meria nigrifrons Smith Fig. 13 Myzine nigrifrons Smith, 1879, p. 178. 3. - Guiglia, 1955, pp. 149-151; figg. 4, 6. - Guiglia, 1957, p. 3, fig. 3. : Loc. tip.: Sicilia. Di questa specie ho attualmente a disposizione l’unico g di cui ho raffi- gurato l’armatura genitale (1957, l.c.), mi riesce di conseguenza difficile pronun- ziarmi circa il suo giusto valore sistematico e circa i suoi rapporti con la M. vol- vulus Fab., specie senza dubbio ad essa affinissima. SPECIE PROBABILE IN ITALIA Grazie alla cortesia della Signorina S. Kelner Pillault ho potuto avere in esame il tipo della M. lineata Sichel, specie la cui interpretazione è stata spesso discussa. LE MYZININAE D’ITALIA . 29 L’assenza totale nell’unica © delle ali posteriori e la riduzione di quelle an- teriori poteva far pensare, come dice l’Autore, ad una mutilazione non sostan- ziale. In seguito BERLAND (1922), dall’esame di altri esemplari, potè constatare come la riduzione delle ali fosse in realtà una caratteristica della specie. Denis (1930, p. 15) dice « A Banyuls-s-Mer, dans le jardin du Laboratoire Arago, les femelles de M. lineata sont assez communes et les mâles ailès, corre- spondant sans aucun doute a M. tripunctata, y sont tres abondants ». Fig. 13. - Meria mgrifrons Smith. - Armatura genitale del g. (Da D. Guiglia, 1957) è Ho recentemente (1957, p. 4, fig. 6) fissato, in base all’armatura genitale, l’Allotipo della M. lineata Sichel che ora qui dettagliatamente descrivo. L’esem- plare (Coll. Museo di Parigi) è così etichettato: « St. Georges de Didonne. - 4-8-27. - d’après M. Pigeot. - Myzine lineata 3». Meria lineata Sichel Hide: Ta, TR 20.79 Meria lineata Sichel, Ann. Soc. Entom. France (3) XVII, 1859, Bull. p. CCXIII N. 2, ©. - My- zine lineata Berland, 1922, p. 490. - Berland, 1925, pp. 286, 288; fig. 575. - Dusmet, 1930, pp. 68, 75. - Denis, 1930, pp. 15-22. - Guiglia, 1957, p. 3; fig. 6. Loc. tip.: Toulon (Holotypus); St. Georges de Didonne (Allotypus). 3. - Nero e giallo. Sono gialle le seguenti parti: le mandibole eccettuato l’apice che è bruno rossastro, una sottile linea al margine posteriore del pronoto, una fascia ristretta al margine posteriore del I urotergite e tre macchie isolate al margine posteriore degli urotergiti II-V (quelle di quest’ultimo urotergite sono 30 D. GUIGLIA piccole, particolarmente le laterali), una macchia all’apice dei femori, la faccia anteriore delle tibie del I paio, parte delle tibie del II paio e porzione apicale di quelle del III paio, tutti i tarsi sono gialli ferruginei. Ali ialine, appena lievemente infoscate. Stigma e nervature brune. Capo (Fig. 17): clipeo densamente e grossolanamente punteggiato eccettuato i margini laterali dove la punteggiatura é piu fina; fronte a punti densi profonda- (Fot. A. Margiocco) Fig. 14. - Meria lineata Sichel gd. mente impressi, più piccoli ed irregolari sullo spazio interantennale; vertice a larghi spazii lucidi fra punto e punto. Funicolo delle antenne con gli articoli che vanno leggermente ingrossandosi verso l’apice. Torace: margine anteriore con lamella distinta ma moderatamente svilup- pata, superficie a punti piuttosto grossolani e radi (lo spazio fra punto e punto è maggiore del diametro del punto) sulla parte dorsale, più densi ai lati. Meso- LE MYZININAE D'ITALIA 31 noto a punti grandi ed assai radi al centro, più piccoli, piu fitti e più irregolari al lati; scutello a punteggiatura simile al mesonoto, i punti sono un poco più densi; mesopleure a punti grandi profondamente impressi; metapleure grossolanamente e densamente rugose. Addome lucido a segmenti un poco strozzati. Urotergite I (visto di profilo) con la faccia declive raccordata alla faccia dorsale da un’ampia curva continua Fig. 16. - Meria lineata Sichel. - Armatura genitale del 3 (Da D. Guiglia, 1957). (Fot. A. Margiocco) Fig. 15. - Meria lineata Sichel 2. e superficie con pochissimi ed assai fini punti sparsi sul dorso, leggermente più numerosi e grossolani ai lati; urotergiti seguenti con punteggiatura irregolare e nell’insieme profondamente impressa; urotergite VII con incisione a lobi ad apice arrotondato. Urosterniti irregolarmente punteggiati: urosternite I piuttosto densamente ed uniformemente punteggiato, urosternite II a punteggiatura un poco più grossolana ed irregolare, urosterniti seguenti con la metà anteriore a 32 D. GUIGLIA fina microscultura fondamentale a cui si sovrappongono punti fini e finissimi e la meta posteriore lucida con pochi punti sparsi, irregolari. Ali: cellula radiale ad apice acuto. Terzo segmento del radio più breve del secondo. (Fot. A. Margiocco) Fig. 17. - Meria lineata Sichel. - Capo e parte del torace della 9. Pubescenza bianca argentea. Armatura genitale come nella fig. 16. Lungh.: 8 mm. ©. - Riporto qui integralmente la diagnosi originale che completo mettendo in rilievo alcuni caratteri. Capo a diametro trasversale superante quello longitudinale (54 : 43), su- perficie con reticolo fondamentale a maglie quadrangolari e pochi punti sparsi «2. - Meria lineata, 2, nov. sp. - Nigra, subnitida, parcissime punctata; ore, antennis, pro-et mesothorace, scutellis, abdominis petiolo, ano, pedibus anticis tarsisque omnibus, rufis; meta- thorace postice profunde punctato, fere ruguloso-clathrato; abdominis fasciis albis 3 (segmento- rum 2-4), sinuatis, antice biemarginatis, secunda subinterrupta, tertia late interrupta; alisis fusc, minimis, fere nullis. - Long. 9 millim. Ailes rudimentaires, peut-etre arrachées fortuitement, bien que leur troncature semble mousse et à peu près la meme des deux côtés. Exemplaire unique, trouvé à Toulon, par M. le docteur Coquerel, et communiqué par M. Fairmaire. » LE MYZININAE D’ITALIA 33 sulle guancie e sulle tempie. Distanza fra gli ocelli posteriori maggiore della di- stanza fra essi e l’ocello anteriore (8 : 6). Torace: pronoto con reticolo fondamentale a maglie quadrangolari a CUI, anteriormente ed ai lati, si sovrappongono punti grossolani; mesonoto con reti- colo simile al pronoto; scutello a superficie lucida con reticolo assai fine e qualche punto grossolano ad esso sovrapposto. Epinoto a superficie dorsale chiaramente reticolata e solco mediano profondo, parti laterali con strie fini particolarmente sulla metà posteriore, punti grandi e profondamente impressi sulla faccia declive e lungo i margini laterali della superficie dorsale. Addome con reticolo fondamentale simile al torace a cui si sovrappongono punti sparsi piuttosto grossolani, assai radi sul I urotergite, un poco più densi sul II urotergite; sugli urosterniti questi sono più grandi e più numerosi. Il 3 della M. lineata Sichel si differenzia dal 3 della M. cylindrica Fabricius soprattutto per la conformazione dell’armatura genitale, per l'addome lucido a segmenti un poco strozzati e superficie degli urotergiti a punteggiatura nell’in- sieme più irregolare. Il carattere delle ali, la microscultura fondamentale della superficie del corpo, la maggiore diffusione del colore giallo ed il caratteristico aspetto di insieme contraddistinguono con facilità la 9 della M. lineata dalle 99 delle specie affini. Distribuzione. - Oltre alla 9 di Toulon (Holotypus) e al 3 di St. Georges di Didonne (Allotypus), ho esaminato 19 di Banyuls-s-Mer (leg. Denis, 1926, Coll. Museo di Parigi). - BERLAND (1925, p. 228) cita le seguenti località: « Var: Cavalaire; Bouches- du-Rhöne: Marseille, Miramas, Aix-en-Provence. Pyrenees (?). Espagne: Bar- celone, Uclés ». DUSMET (l.c.) ha studiato 689 della Spagna catturate in provincia di Bar- cellona, di ‘Teruel e di Madrid. DENIS (l.c.) dice che a Banyuls-s-Mer e precisamente nel giardino del Laboratorio Arago, le femmine di questa specie sono abbastanza comuni. LAVORI CITATI BERLAND L. - 1922 - Notes sur les Hyménopteres de France. I. - Bull. Soc. Entom. France, p. 190. BERLAND L. - 1925 - Hyménopteres Vespiformes. I. In: Faune de France, 10. Edit. Lechevalier - Paris. BiscHorr H. - 1927 - Biologie der Hymenopteren. Eine Naturgeschichte der Hautfliiger. Verlag von Julius Springer. Costa Acu. - 1858 - Fauna del Regno di Napoli ossia enumerazione di tutti gli animali che abi- tano le diverse regioni di questo Regno e le acque che le bagnano e descrizione de’ nuovi © poco esattamente conosciuti, con figure ricavate da originali viventi e dipinte al naturale. Imenotteri Scoliidei, pp. 1-39. Napoli, dalla Stamperia di Antonio Cons. Costa AcH. - 1887 - Prospetto degli Imenotteri italiani da servire di Prodromo di imenottero- logia italiana. - Parte Seconda. 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Nella serie di ricerche riguardanti la partenogenesi dell’ Haploembia solieri, si è presentata la necessità di studiare accuratamente la morfologia esterna nei due biotipi anfigonico e partenogenetico allo scopo di fissare, con una precisione mag- giore di quanto non fosse stato fatto precedentemente, i caratteri morfologici distintivi delle due forme. A tale scopo sono state esaminate due serie uflieienelene ampie di esem- plari adulti di sesso femminile provenienti da una popolazione mista di un’ unica località (Varigotti) della riviera ligure di ponente. à La discriminazione dei due biotipi è stata eseguita a priori per via cario- logica, in base al conteggio dei cromosomi nelle uova deposte da ogni individuo preso in considerazione. Della forma partenogenetica, sono stati esaminati esclusivamente esemplari del biotipo tetrasomico diploide, essendo gli individui triploidi del tutto portiera nella località citata. L’esame completo della morfologia esterna ha messo in evidenza una serie di caratteri differenziali che prenderemo ora in considerazione, comparando, per ognuno di essi, i due biotipi. 1. DIMENSIONI DEL CORPO.. Le dimensioni riguardano esclusivamente la lunghezza del corpo compresa tra il labbro superiore e l’estremità posteriore dell’ultimo segmento addominale. Negli esemplari del biotipo anfigonico la lunghezza varia tra 10 mm e 12 mm con una media di 10,9 mm. Negli esemplari partenogenetici (diploidi tetraso- mici) la lunghezza risulta compresa tra 12,2 mm e 14 mm con una media di 12,7 mm. Sono stati inoltre misurati 14 esemplari partenogenetici triploidi di altre località allo scopo di stabilire, almeno approssimativamente, se il poliploi- dismo fosse correlato ad un gigantismo somatico. Le dimensioni di tali esemplari risultarono comprese tra 10,5 mm e 14 mm con una media di 12,6 mm. Da questi dati possiamo dedurre che il biotipo partenogenetico diploide presenta un leggero aumento nelle dimensioni corporee rispetto al biotipo anfi- gonico, almeno per la popolazione presa in esame. Non risulta invece aversi un aumento delle dimensioni corporee in correlazione con la triploidia. 2. COLORAZIONE GENERALE DEL CORPO. La femmina adulta del biotipo anfigonico presenta una colorazione gene- rale bruno-rossastra con tendenza al ferrugineo, con parti più o meno intensa- mente pigmentate ma a tonalità generale piuttosto uniforme. Il capo si distingue dal resto del corpo per una colorazione più intensamente ferruginea. 37 HAPLOEMBIA SOLERI Nelle femmine del biotipo partenogenetico si riconosce a colpo d’occhio una colorazione generale a toni più sbiaditi, piu pallidi, per quanto alcune parti (scleriti dorsali) siano pigmentate come nella forma anfıgonica. Tale colorazione generale più pallida è dovuta ad una caratteristica depigmen- tazione di tutte le parti tegumentali non sclerificate del corpo (es. membrane intersegmentali, regioni articolari, ecc.). La depigmentazione però interessa anche alcune particolari zone degli scleriti dorsali, zone che si presentano costanti per forma e posizione, come verrà più sotto specificato. RENT: 2 EE à Ge ni + ese. Le arts ze si doi: Fig. 1 - Haploembia solieri. Capo veduto dorsalmente: a) (a sinistra) 2 anfigonica, b) (a destra) 9 partenogenetica. Concludendo, quindi, per quanto riguarda la colorazione generale, pos- siamo dire che la forma partenogenetica è caratterizzata nel complesso da una depigmentazione generale del tegumento. Dobbiamo aggiungere però che tale carattere, data la variabilità individuale, non è da solo sufficiente a discriminare con sicurezza gli individui dei due biotipi esaminati singolarmente. Come carat- tere diagnostico differenziale, la colorazione generale del corpo ha valore solo se valutata statisticamente. ) 3. CARATTERI DIFFERENZIALI NEL CAPO. a) Depigmentazione tegumentale in alcune regioni del capo. Il capo, esaminato dorsalmente, presenta, in corrispondenza della fronte due zone simmetriche che sono intensamente depigmentate nel biotipo parte- nogenetico (Fig. 1b) a contorno netto. Tali zone sono invece normalmente pig- mentate nel biotipo anfigonico o, talvolta, appena più chiare, ma senza contorni definiti (Fig. 1a). Nella metà craniale posteriore (vertice, occipite e parietali) si notano, in entrambi i biotipi, delle zone depigmentate simmetricamente disposte in numero complessivo di dieci più un'area minuta circolare all'angolo interno dell’occhio (Fig. 15). Questi disegni appaiono ben evidenti e marcati nella femmina parte- nogenetica appunto per una loro più intensa depigmentazione. Il disegno appare invece appena percettibile nel biotipo anfigonico. Trattandosi anche in questo caso di fenomeno riguardante la depigmentazione tegumentale e quindi suscetti- bile di variazione individuale, ad esso va attribuito un valore solamente su base statistica. R.i STEFANI = ‚EC. CONTINI 38 b) Microscultura dell’ipofaringe. L’ipofaringe negli Embiotteri è corta e compressa lateralmente. Nella sua faccia ventrale essa presenta un ampio solco longitudinale che attraversa la su- perficie inferiore dell’organo in tutta la sua estensione. In corrispondenza di tale depressione la cuticola presenta una microscul- tura che, all'esame comparativo, è risultata essere diversa nei due biotipi e co- stante nella forma per ognuno di essi in modo da costituire un carattere diagno- stico ben definito. La microscultura è rappresentata dalla fig. 2. Nel biotipo é > ee Cut ME « 0 RI Sa E Su E > È © ne Ra > > as eo = stra > «re + > > > ‘ yes RE N È is E Uta win LL m Be Er ee = À £ > ca CO PA RE ie MER PTS > ds x ag pr ef, Cette La ER cr N = Er EF > RE Ra sg rs ese > + Es we PRE as Be cy = E =. x SRE FD > > & CARRE RON ae — = m =F > ® > se u ae TE = mn (SE am PSI x S > = N = K = == à "OUT gee Fig. 2 - H. solieri. Microscultura della depressione longitudinale inferiore dell’ipofaringe: a) (sopra) © anfıgonica, b) (sotto) 2 partenogenetica. partenogenetico (Fig. 2b), partendo dalla base verso l’estremità dell’ ipofaringe, si osservano, sul fondo della depressione, delle spicole disposte irregolarmente su tre file, le quali, nel terzo basale, sono corte e minute. Passando dal terzo basale al terzo mediano, esse cambiano bruscamente di grandezza diventando più lunghe ed appuntite. Nel terzo distale, infine, esse assumono gradualmente una forma piu complessa di scaglia con un margine a 2-4 punte. Nel biotipo anfigonico (Fig. 2a), le minute spicole del tratto basale si mantengono costanti nella loro struttura e grandezza per quasi tutta la superficie del solco. Soltanto nell’ultimo tratto, esse assumono una forma più complessa di scaglia che però è diversa da quella del corrispondente tratto dell’altro biotipo in quanto le punte sono più minute ed irregolari, spesso in forma di semplici ondulazioni marginali. Sulla superficie dell’ipofaringe esistono, in varie zone, altre strutture simi- lari, in forma di squamette, spicole, ecc. le quali, però, all'esame comparativo, non presentano differenze degne di considerazione. c) Microscultura della lacinia mascellare. Nella lacinia mascellare abbiamo riscontrato una differenza di scultura nei due biotipi consistente nella diversa struttura di minute creste disposte irregolar- mente su linee trasversali nella faccia dorsale del corpo della lacinia. 'Tali minute creste sono appena accennate in forma di minutissimi tubercoli nel biotipo anfi- gonico (Fig. 3a) mentre appaiono più vigorose e ben marcate e di ampiezza mag- giore nel biotipo partenogenetico (Fig. 3b). 39 HAPLOEMBIA SOLERI 4, CARATTERI DIFFERENZIALI NEL TORACE. Il VERHOEFF (1904) ha distinto nel torace degli Embiotteri, oltre ai tre segmenti tipici: pro-meso- e metatorace, un microtorace, uno stenotorace ed un criptotorace. Il primo é situato anteriormente al protorace, il secondo e posto tra il pro- ed il mesotorace, il terzo tra il meso- ed il metatorace. Fig. 4 - H. solieri. Pronoto: a) (a sinistra) £ anfigonica, b) (a destra) 9 partenogenetica. Tutti 1 segmenti toracici sono rappresentati dorsalmente da scleriti ben distinti. Lo stesso autore distingue ancora degli scleriti intercalari dei quali, dor- salmente, sono riconoscibili: un intercalare primo tra stenonoto e mesonoto, ed un intercalare secondo tra criptonoto e metanoto. L’esame morfologico comparativo dei segmenti toracici ci ha permesso di riconoscere le seguenti differenze nei due biotipi: a) Depigmentazione tegumentale del pronoto. La pigmentazione appare qui molto diversa nei due biotipi. In quello anfi- gonico il pronoto ha una colorazione bruna più intensa ed uniforme come appare R. STEFANI - C. CONTINI — | 40 dalla Fig. 4a mentre nel biotipo partenogenetico, seguendo la regola generale da noi precedentemente indicata, il pronoto presenta una depigmentazione in corrispondenza di determinati tratti che sono rappresentati dalla Fig. 46. Una analoga, seppur meno intensa depigmentazione, esiste pure nel meso e nel me- tanoto del biotipo partenogenetico. Valgono per questo carattere le considerazioni fatte a proposito della depig- mentazione delle aree del capo. wo tg cee EE UE Rats wis EN: SPS Ker < ia PY = SY pares] co. oe SE PRES 2 +" G f, tre. 2 î a \ A ee Ke È OT TA TE? u voi Ro bs RE 4 Seite? LUS Areata 3 Se 70 00 00009 2 ee SAH pt de iat SE me CIR Fig. 5 - H. solieri. Tratto del torace veduto dal dorso: a) (a sinistra) 9 anfigonica, b) (a destra) ® partenogenetica. Sono indicati con: ms il mesonoto, cr il eriptonoto, in l’intercalare secondo, mt il metanoto. b) Intercalare secondo. Tra il criptonoto ed il metanoto è situato uno sclerite pigmentato, l’inter- calare secondo, che presenta diversa forma e diversa estensione nei due biotipi con una costanza tale da essere preso in particolare considerazione ai fini diagno- stici. Nel biotipo anfigonico, l’intercalare secondo si presenta in forma di banda’ sclerificata trasversale, intensamente pigmentata, che comprende tutto il tratto toracico dorsale, come dimostra la Fig. 5a. Nella femmina del biotipo parteno- genetico, invece, l’intercalare secondo è ridotto, sia come sclerificazione che come pigmentazione, ad un breve tratto mediano rappresentato dalla figura 52. 5. CARATTERI DIFFERENZIALI NELL’ADDOME. L’addome degli Embiotteri è costituito da 10 segmenti comprendenti uno sternite, un tergite ed un pleurite sclerificati e pigmentati. Il 9; ed il 10; seg- mento sono privi di pleuriti. Secondo il VERHOEFF, il 10; urite è privo di sternite. Per quanto riguarda il pleurite, i primi tre segmenti addominali presentano sol- tanto due scleriti pleurici superiori, uno anteriore ed uno posteriore, come rap- presentato dalle figure 6a e b, mentre i segmenti 4;, 5;, 6;, 7; presentano, oltre ai detti scleriti superiori, uno sclerite pleurico inferiore. L’8; segmento possiede un solo sclerite pleurico superiore oltre allo sclerite pleurico inferiore. Nei due biotipi della nostra specie non si notano differenze per quanto riguarda la disposizione e la forma degli scleriti addominali in generale. Si ha invece in corrispondenza della regione pleurica, la presenza di stria- ture, irregolarmente disposte, corrispondenti a linee di depigmentazione del te- gumento le quali sono tipicamente rappresentate nel biotipo anfigonico. 41 HAPLOEMBIA SOLERI Osservando attentamente talı striature pleuriche si nota come esse si di- partono irregolarmente da una linea depigmentata laterale disposta longitudinal- mente tra gli scleriti pleurici superiori e quelli inferiori (Fig. 6a). _ Nel biotipo partenogenetico queste striature sono completamente irricono- scibili in quanto tutta la regione pleurica, ad eccezione degli scleriti omonimi, € depigmentata cosi intensamente da permettere addirittura la visione, per traspa- renza, degli organi interni. Fig. 6 - H. solieri. Addome veduto di lato: a) (sopra) 2 anfigonica, b) (sotto) 9 partenogenetica. Per quanto riguarda gli urotergiti, la depigmentazione nel biotipo parte- nogenetico, come gia accennammo più sopra, si manifesta in forma di chiazze biancastre disposte regolarmente e simmetricamente negli scleriti stessi (Fig. 65), chiazze che sono completamente assenti o quasi nel biotipo anfigonico (Fig. 6a). Nell'ultimo segmento addominale il disegno delle aree depigmentate nel biotipo partenogenetico assomiglia lontanamente ad una T. 6. CARATTERI DIFFERENZIALI NELL’UOVO. I caratteri morfologici dell'uovo nei due biotipi sono stati già messi in evi- denza in lavori precedenti. Nell’uovo noi troviamo un carattere morfologico di- stintivo che si è dimostrato rigorosamente costante. Esso consiste nella forma del cercine opercolare. R. STEFANI - C. CONTINI 42 Nell’uovo deposto da femmina del biotipo partenogenetico, il cercine ap- pare come una ribordatura subcircolare esile, appena accennata, come è rappre- sentato nella figura 7b. Nell’uovo deposto da femmina anfigonica invece, il cer-. cine è più rigorosamente circolare, a bordo più rialzato e di maggior spessore (Fig. 7a). Fig. 7 - H. solieri. Uovo veduto di fronte: a) (a sinistra) di 9 anfigonica, b) (a destra) di 9 par- tenogenetica. CONCLUSIONI. I caratteri distintivi dei due biotipi messi in evidenza nelle pagine prece- denti, si possono riunire in tre gruppi: un primo gruppo comprendente le dimen- sioni del corpo, un secondo riguardante la colorazione generale o di determinate parti somatiche ed infine un terzo gruppo comprendente caratteri morfologici strutturali come la microscultura di alcuni organi, l'ampiezza e la forma di deter- minati scleriti. In questo gruppo rientra anche il carattere strutturale del cercine opercolare dell’uovo. Per la variabilità individuale delle dimensioni corporee e della colorazione, i caratteri del primo e del secondo gruppo sono validi, agli scopi diagnostici, scltanto se presi in considerazione statistica su un ampio numero di individui. Nel terzo gruppo invece abbiamo caratteri qualitativi strutturali di fonda- mentale importanza come la forma dell’intercalare secondo, la microscultura della ipofaringe e della lacinia mascellare, la forma del cercine opercolare dell’uovo. Il primo di questi caratteri è immediatamente apprezzabile e si presenta co- stante in tutti gli individui senza forme intermedie di passaggio. Anche la microscultura dell’ipofaringe, in corrispondenza dei tratti inter- medio e distale, offre la possibilità di distinguere biotipicamente anche singoli individui. Altrettanto dicasi della microscultura della lacinia mascellare. Il ca- rattere dell'uovo infine si è dimostrato pure di una costanza assoluta. A questi caratteri morfologici che rivelano nette differenze strutturali nei due biotipi vanno aggiunti altri di diversa natura, già noti, e cioè: Caratteri etologici (diverso modo di trattamento delle uova), citologici (diversa entità del numero cromosomico e diverso modo di maturazione dell’uovo), parassitologici (diversa resistenza, ad una infezione parassitaria ” Diplocystis clerci” di carattere endemico). 43 HAPLOEMBIA SOLIERI Tutti questi caratteri permettono di considerare i due biotipi anfigonico e partenogenetico dell Haploembia solieri come due entità ben differenziate. _ Non è compito della presente nota discutere, sulla base di questi dati, il valore tassonomico di queste due entita. E sufficiente, per ora, aver messo in evidenza nei due biotipi l’esistenza di una serie di caratteri differenziali alcuni dei quali sono sufficienti a distinguere il biotipo anche dall’esame di singoli individui. Cagliari, Istituto di Zoologia dell’ Università. BIBLIOGRAFIA STEFANI R. - 1953 - Nuovi Embiotteri della Sardegna. Boll. Soc. Ent. It. LXXXIII, N. 7-8, pp. 84-08. STEFANI R. - 1955 - Revisione del genere Haploembia Verh. e descrizione di una nuova specie (Haploembia palaui n. sp.). Boll. Soc. Ent. It. LXXXV, N. 7-8, pp. 110-120. STEFANI R. - 1956 - Il problema della partenogenesi in Haploembia solieri Ramb. + NOR Acc. Naz. Lincei. Vol. V fsc. 4, pp. 127-203. VERHOEFF K. - 1904 - Zur vergleichenden Morphologie und Systematik der Embiiden. Abh. Kais. Leop. Carol. Deutsch. Akad. Naturf. LXXXII, N. 2, pp. 141-205. ii | PE À pai è ti 4 ; 3 (7 à N | ZU 8 i À wm cd an : # È A = Pi 1 EIA SR A LE OS. Nf 4 À ESTRATTO DALLE MEMORIE DELLA SOCIETÀ ENTOMOLOGICA ITALIANA VOLUME KE - 8961 + | CARLO VIDANO Istituto di Entomologia dell’Università di Torino Direttore: prof. Athos Goidanich | DESCRIZIONE DI UNA NUOVA SPECIE DI 3 TYPHLOCYBA (SUBG. EDWARDSIANA) ‘DEI PLATANUS (Hemiptera Homoptera Typhlocybidae) Pubblicazione N. 37 del Centro di Entomologia alpina e forestale del Consiglio Nazionale delle Ricerche (diretto dal Prof. Athos Goidanich ) OCT 0 5 2006 ) “x Li BR OR à GENOVA FRATELLI PAGANO:- TIPOGRAFI EDITORI S. A. 8. 20 - 7 - 1961 eax | 3 ER: 6 STEMI ESTRATTO DALLE MEMORIE DELLA SOCIETÀ ENTOMOLOGICA ITALIANA VoLtume XL + 1961 CARLO VIDANO Istituto di Entomologia dell’Universita di Torino. Direttore: prof. Athos Goidanich DESCRIZIONE DI UNA NUOVA SPECIE DI TYPHLOCYBA (SUBG. EDWARDSIANA) DEI PLATANUS (Hemiptera Homoptera Typhlocybidae) Pubblicazione N. 37 del Centro di Entomologia alpina e forestale del Consiglio Nazionale delle Ricerche (diretto dal Prof. Athos Goidanich ) GENOVA FRATELLI PAGANO - TIPOGRAFI EDITORI S. A. S. 20 - 7 - 1961 il MIAGE ve : br, itd 44 CARLO VIDANO Istituto di Entomologia dell’Università di Torino Direttore: prof. Athos Goidanich DESCRIZIONE DI UNA NUOVA SPECIE DI TYPHLOCYBA (SUBG. EDWARDSIANA) DEI PLATAN US (Hemiptera Homoptera Typhlocybidae) (*) In altra sede ho occasione di illustrare la biologia e la fitopatologia della entita specifica, Typhlocyba (Edwardsiana) platanicola n. sp., che qui descrivo. La entita sistematica in oggetto € nuova per la scienza, anche se si & rivelata una comunissima Cicalina finora sfuggita all’attenzione degli studiosi. Essa é ecologicamente molto evoluta e nelle localita indagate infesta, da giugno a no- vembre, i Platani: Platanus occidentalis e P. orientalis. La specie sembra denunciare nella sua fenologia la necessita di una ulteriore pianta ospite, non ancora identifi- cata, per lo svernamento che dovrebbe avere luogo allo stato di uovo. Essa po- trebbe pertanto soggiacere a un fenomeno di dioecia simile a quello recente- mente scoperto (VIDANO, 1960) per la Typhlocyba (Ficocyba) ficaria, Horvath che ha come ospite estivo il Ficus carica e come > ospite invernale alcune specie di Lonicera. La nuova entità tassonomica dei Platani è molto prossima alla Typhlocyba (Edwardsiana) tersa Edwards dei Salici, più boreale e sinora non incontrata nel nostro Paese. Ringrazio vivamente l’amico dr. Wilhelm WAGNER di Hamburg per avermi offerto esemplari 3g di quest’ultima specie della quale ho così potuto esaminare direttamente e raffigurare qui con disegni originali le caratteristiche specifiche fondamentali. La nostra T. (E.) platanicola è altresì molto prossima alla Edwardsiana iranicola Zachvatkin ed alla E. tshinari Zachvatkin, rispettiva- mente della Persia e del Turkestan, delle quali sarà detto più avanti. Typhlocyba (Edwardsiana) platanicola n. sp. Lunghezza dal vertice all’estremita delle elitre mm 3,1-3,4 nel 3 e mm 3,3-3,6 nella 9. Corpo slanciato, 5 volte più lungo che largo, molto simile per forma. colore e dimensioni a quello di specie congeneri. Capo leggermente più stretto del pronoto, con vertice arrotondato in entrambi i sessi, ma nella 9 un poco più prominente che nel g. Colore fondamentale bianchiccio. Capo, ich e scuto-scutello meso- notali solitamente molto candidi; addome e zampe con infiltrazioni più o meno notevoli di gialliccio. Elitre di color giallo-citrino pallido nel & e nel clavo della ®, con le cellule apicali leggermente infumate in entrambi i sessi. (*) Pubblicazione N. 37 del Centro di Entomologia alpina e forestale del Consiglio Na zionale delle Ricerche (diretto dal prof. Athos Goidanich). 45 | | | TYPHLOCYBA DEI PLATANUS g. Lobi del pigoforo (fig. I) arrotondati al margine posteriore, con una sporgenza mammellonare tozza all’estremita distale del margine ventrale; for- niti di 3-4 setole relativamente corte e sottili al margine posteriore e di un com- patto gruppo di una decina di setole molto robuste presso l’estremità prossimale del margine ventrale. Lamine genitali (fig. 1) allungate, espanse nella meta prossimale, ristrette e compresse lateralmente in quella distale, relativamente poco incurvate verso il Fig. I - Typhlocyba (Edwardsiana) platanicola n. sp. - 1) Blocco anale e genitale di 5 visto late- ralmente; sono evidenti il tubo anale, un lobo del pigoforo, una lamina genitale e, tratteggiati, l’edeago ed uno stilo. - 2) Lamina genitale destra vista ventralmente. - 3) Parte distale di addome di 2 visto ventralmente. - 4) Capo e pronoto di 4. - 5) Capo e pronoto di 2. (Figure variamente ingrandite). C. VIDANO 46 dorso dopo la meta prossimale stessa, presentanti la parte apicale molto attenuata e rivolta lateralmente; fornite di una trentina di setole, di cui una molto grande all’angolo prossimale esterno, 9-11 piccole erette e fra loro allineate interessanti la metà distale del margine esterno o dorsale, 7-3 pure piccole allineate al centro della metà distale della faccia esterna, 11-13 (le prime 6-7 lunghette, le ultime 5-6 molto corte) allineate in prossimità del margine interno o ventrale. | Stili (figg. I e IT) con la porzione libera relativamente lunga, notevolmente incurvata verso l’alto soprattutto nella porzione distale, la quale ultima appare rivolta lateralmente. La porzione distale stessa vista posteriormente (figg. II, 5) mostra il margine esterno armonicamente concavo, falcato, e quello interno pie- gato ad angolo leggermente ottuso. Forniti presso la meta prossimale del margine dorsale concavo di una dozzina di setole lunghette e sottili, allineate in due file. Edeago (figg. I e IT) con la porzione prossimale ed il lungo e robusto apo- dema rivolto cranialmente diritti, formanti una notevole furca bifida, e con la porzione canalifera fortemente e armonicamente incurvata, con convessita cau- dale, dalla sua origine sino all’apice, che é rivolto dorsalmente e che presenta tre coppie di processi. La porzione canalifera stessa diminuisce gradatamente di diametro dalla base verso l’apice; in sezione trasversa risulta subtriangolare; é appiattita nella convessita dorsale, mentre nella concavita ventrale presenta un notevole rilievo laminare che è molto espanso soprattutto prossimalmente. Le tre coppie di processi apicali, di cui una laterale e due anteriori, si originano oltre un forte restringimento della porzione canalifera, vicino al gonoporo. Nell’edeago osservato di lato (figg. II, 1) la coppia laterale appare rivolta dorsalmente e, ri- spetto alla direzione del tratto distale della porzione canalifera, un poco all’indie- tro, formando un angolo decisamente ottuso con il braccio prossimale delle coppie anteriori; le coppie anteriori presentano un braccio prossimale comune relativa- mente lungo che si divide in due rami, apparentemente presso che diritti, di cui uno dorsale con la punta diretta verso l’apice della lunga apofisi dell’edeago e uno ventrale con la punta diretta verso l’estremità prossimale dell’edeago stesso. Nell’edeago osservato di prospetto e di scorcio (figg. II, 2-3) i processi della coppia laterale appaiono diritti e relativamente lunghi; quelli anteriori mostrano una base comune molto espansa e risultano rappresentati da quattro rami leggermente si- nuosi, formanti due coppie divergenti di cui una corta (ventrale) interna ed una lunga (dorsale) esterna. ®. Settimo urosterno (fig. I) espanso, poco più largo che lungo, con il mar- gine distale prolungato in un notevole lobo mediano arrotondato. Guaina della terebra bruno-nerastra all’apice. Ecologia. - Platanus occidentalis L. e P. orientalis L. di alberate cittadine e di pieno campo. Corologia. - Torino, giugno-novembre 1957-1960; Sarzana (La Spezia), 10-IX-1957; Staglieno (Genova) 2-X-1957, 20-VII e 9- 1x 1958; Sanremo (Im- peria), 18-X-1958; Milano, 2-IX e 5-X-1959; Goito (Mantova), 6-VIII-1959 e 21-VII=1960. | Olotipo 3, allotipo 9, paratipi Sg e 99 di Torino 7-X-1957: nell’Istituto di Entomologia dell’Università di Torino; paratipi Sg e 22 di Torino, Sarzana, Sta- glieno, Sanremo, Milano, Goito: nello stesso Istituto di Entomologia dell’Uni- versità di Torino, nell’Istituto Nazionale di Entomologia di Roma, nella colle- zione del prof. Antonio SERVADEI Direttore dell’Istituto di Entomologia della Università di Padova e nella mia raccolta personale. 47 ’ TYPHLOCYBA DEI PLATANUS La T. platanicola è molto simile per forma colore e dimensioni a nume- rose specie del gruppo di 7. rosae di RiBAUT (1936) o meglio del sottogenere Edwardsiana Zachvatkin sensu DLABOLA (1958), sottogenere al quale (allo stato attuale delle conoscenze) essa va ascritta. Le sue caratteristiche morfologiche specifiche fondamentali sono fornite dall’edeago, che tuttavia presenta notevoli / A Fig. II - Typhlocyba (Edwardsiana) platanicola n. sp. - 1) Edeago visto di lato. - 2) Lo stesso visto dall’estremità distale, secondo la direzione della freccia. - 3) Ancora lo stesso osservato di scorcio dall’estremità distale. - 4) Stilo sinistro visto lateralmente. - 5) Parte distale del medesimo stilo visto secondo la direzione della freccia. (Figure ugualmente ingrandite). affinità con quello della summenzionata T. tersa Edwards. Quest'ultima, della quale ho potuto esaminare direttamente soltanto esemplari gg, ha adulti relati- vamente più grandi di quelli della platanicola ; la lunghezza degli adulti $3 e 99 C: VIDANO »» 48 di T. tersa è infatti, secondo OSSIANNILSSON (1946), di mm 3,9- 4, 4, an: confronto ai mm 3,1-3,6 di quelli di 7. platanicola. | In T. tersa anche l’edeago è relativamente più grande che in T. platanicola, come risulta dalla comparazione delle unite figure interessate, le quali sono state eseguite al medesimo ingrandimento (figg. II e III). Per sottolineare il reale va- lore di questo dato ricordo che, almeno per quanto concerne la platanicola, sono state prese in considerazione parecchie decine di individui di differenti localita e date. Altre sono comunque le differenze fondamentali tra gli organi copulatori delle due specie in discorso. L’edeago della tersa visto di lato intanto non presenta il margine dorsale convesso incurvato armonicamente, ma quasi piegato ad an- golo all’inizio della porzione canalifera e diritto nel tratto distale assottigliato; inoltre all’apice si continua nelle coppie di processi anteriori senza strozzatura del suo margine ventrale; infine delle tre coppie di processi apicali, tutte notevol- — mente più lunghe di quelle corrispondenti della platanicola, la coppia laterale non risulta inclinata all’indietro rispetto alla direzione del tratto distale della porzione canalifera, bensì in avanti, mentre quella anteriore dorsale appare meno diver- gente di quella anteriore ventrale, che per giunta è composta da rami notevol- mente arcuati, come risulta dai prospetti della fig. III. Le specie del sottogenere Edwardsiana Zachvatkin sensu DLABOLA (1958) note per l’Europa raggiungono la trentina; salvo alcune, come ad esempio la gratiosa Boheman, la geometrica Schrank e la bifasciata Boheman che posseggono ornamentazioni cromatiche inconfondibili, esse Edwardsiana si possono deter- minare con esattezza soltanto mediante l’esame dell’edeago. Sono fra loro vera- mente molto simili dal punto di vista morfologico, ma manifestano una spiccata specializzazione ecologica. La identificazione specifica delle medesime può per- tanto venire notevolmente agevolata dalla conoscenza delle rispettive piante ospiti normali, cioè dalle entità botaniche sulle quali ha luogo la moltiplicazione dell’in- setto. Particolarmente probante in proposito è il caso biologico in discorso della T. tersa e della T. platanicola, specie fra loro morfologicamente confondibili ma legate a differenti piante ospiti: a varie specie di Salix la nordica 7. tersa, come risulta dai reperti ecologici di Epwarps (1914), WAGNER (1935), OssIANNILSSON (1946) e RIBAUT (1952); a Platanus occidentalis e P. orientalis la nostra T. pla- tanicola. Tuttavia un discorso particolare meritano a questo punto le summenzio- nate Edwardsiana iranicola e tshinari, entrambe descritte da ZACHVATKIN (1945), le quali sono molto affini alla platanicola non soltanto dal punto di vista morfo- logico ma anche da quello ecologico. Le due specie dell’Asia occidentale dell’ Au- tore russo risultano infatti anch’esse legate a Platanus. Dalle descrizioni originali di ZACHVATKIN risulta che la zranicola e la tshi- nari differiscono fra loro, più che per i genitali maschili, per la statura e per il colore. Le lunghezze indicate sono: iranicola, 3 mm 3,52-3,58, © mm 3,43-3,74; tshinari, 3 mm 2,94, 9 mm 3,00. Slanciata è la sranicola : larghezza tra gli occhi contenuta 5,6-6 volte nella lunghezza totale; relativamente tozza è la tshinari : larghezza tra gli occhi contenuta soltanto 4-4,5 volte nella lunghezza totale. Circa il colore, la iranicola è fondamentalmente bianco-gialliccia: nel ¢ il clavo elitrale e lo scuto sono tinti di giallo e gli uroterghi sono debolmente brunicci; la © è interamente pallida; in entrambi i sessi le elitre sono leggermente infumate al- l'apice. La fshinari è invece più vivacemente colorata, specialmente nel sesso maschile. La nostra platanicola, che fra l’altro non ha uroterghi brunicci, è evi- 49 | TYPHLOCYBA DEI PLATANUS dentemente più prossima alla iranicola come statura e alla fshinari come colore. Per quanto concerne l’edeago, confrontando quello raffigurato da ZACHVATKIN per la zranicola con quello della platanicola qui illustrato, si possono rilevare al- cune notevoli differenze. In E. iranicola la porzione canalifera è un poco pit corta, maggiormente incurvata ed all’apice è attenuata gradatamente; ancora in E. iranicola i processi apicali della coppia laterale sono decisamente più lunghi, Fig. III - Typhlocyba (Edwardsiana) tersa Edwards. - 1) Edeago visto di lato. - 2-3) Lo stesso visto dall’estremita distale, rispettivamente dall’alto e posteriormente, secondo la direzione delle due freccie. (Figure ugualmente ingrandite). più arcuati verso l’alto e, nell’edeago visto di lato, formano un angolo legger- mente acuto (anzichè fortemente ottuso) con il braccio prossimale comune delle coppie di processi diretti anteriormente; infine, sempre in E. iranicola il braccio prossimale comune delle coppie di processi anteriori forma con il tratto distale della porzione canalifera un angolo retto (anzichè un angolo decisamente acuto). A proposito dei genitali maschili della E. tshinari, ZACHVATKIN riferisce semplice- mente che sono molto simili a quelli della zranicola, ricordando comunque che la porzione canalifera dell’edeago è un poco più corta e più affusolata all’apice, e che i processi apicali sono notevolmente più slanciati. Da ciò appare che l’edeago della tshinari differisce da quello della nostra platanicola addirittura di più di quello della zranicola. C. VIDANO | | 50 Prima di concludere, ritengo opportuno richiamare l’attenzione sul fatto che ZACHVATKIN (l.c.) indica esplicitamente l’entita botanica per la sola E. tshinarı, riferendo che quest’ultima è «a species common in Uzbekistan on Platanus orientalior Dode ». Che anche la E. tranicola sia legata a Platanus, appare implicita- mente dal nome « platani » impiegato una sola volta (non nel testo russo ma, per un evidente lapsus calami nel Summary) per indicare la zranicola stessa. È bene precisare infine che, come risulta dal IV suppl. dell’Index Kewensis 1913, il Platanus orientalior Dode è specie valida, dell’Asia occidentale. BIBLIOGRAFIA CITATA DLABOLA J., 1958 - A Reclassification of LAS Typhlocybinae. - Cas. Cesk. Spol. Entom. LV/1, Praha, 44-57. Epwarps J., 1914 - Additional species of British Typhlocybidae. - Ent. Monthly Mag. L, 168-172, 6 figg. OSSIANNILSSON F., 1946-1947 - Halvvingar. Hemiptera, Stritar Homoptera Auchenorrhyncha I-II. - In Svensk Insektfauna 7, Stockholm, 270 pp., 730 figg. RiBAUT H., 1936 - Homoptères Auchénorhynques I. (Typhlocybidae). - In Faune de France 31, Paris, 228 pp., 629 figg. RIBAUT H., 1952 - Homopteres Auchénorhynques II. (Jassidae). - In Faune de France 57, Paris, 494 DD:, 1212 figg, - Cir. p. 450: Vipano C., 1960 - Dioecia obbligata in Typhlocyba (Ficocyba n. subg.) ficaria Horvath. - Boll. Est, Ein Univ. Bologna XXIV, 121-145, 12 figg. WAGNER W., 1935 - Die Zikaden der Nordmark und Nordwest- Diari - Verh. d. Ver. FL datum. Heimatfor. Hamburg XXIV, 1-44, 5 figg. ZACHVATKIN A.A., 1945 - Homoptera-Cicadina from north-western Peri I. - Rev. d’Ent. de l'URSS XXVIII, Mosca e Leningrado, 106-115, 22 figg. RIASSUNTO E descritta Typhlocyba (subg. Edwardsiana) platanicola n. sp. trovata in Piemonte, Lom- bardia e Liguria a vivere dannosamente sulle foglie di Platanus occidentalis L. e P. orientalis L. La nuova specie è molto affine a Typhlocyba tersa Edwards, più boreale in Europa e sinora non incontrata in Italia, che invece è ospite dei Salix spp. La T. platanicola è inoltre altrettanto pros- sima, non soltanto morfologicamente ma anche ecologicamente, alle congeneri iranicola Zachvatkin e tshinari Zachvatkin dell’Asia occidentale (rispettivamente Iran e Turkestan), entrambe legate a Platanus : precisamente a P. orientalior Dode, almeno per quanto concerne la tshinari. SUMMARY Description of a new species of Typhlocyba (sbg. Edwardsiana) on the Plane-tree. Typhlocyba (sbg. Edwardsiana) platanicola n. sp. is here described on material found in Pied- mont, Lombardy and Liguria where it lives on and damages the leaves of Platanus occidentalis L. and P. orientalis L. (Plane-tree or Button Wood). It is closely related to Typhlocyba tersa Edwards, which in Europe is more northern, has the Salix spp. (Willows) as host, and is so far not found in Italy. Typhlocyba platanicola is also as close, not only morphologically but ecologically, to the ‘| congeneric iranicola Zachvatkin and tshinari Zachvatkin of Western Asia (respectively Iran and Turkestan); both latter species are linked to Platanus and namely to P. orientalior Dode (at least the T. tshinari). ihe LA RU € FRATELLI PAGANO - TIPOGRAFI EDITORI - S.A.S. - Via Monticelli, 11 - GENOVA 20 LUGLIO 1961 |. LUIGI MASI % a Kr 29 > a ee 0 FRATELLI PAGANO - TIPOGRAFI EDITORI S.A.S. 5] DELFA GUIGLIA LUIGI MASI PIT Fo (1879 - 1961) | Il 17 Marzo 1961, dopo lunghe sofferenze, sia fisiche che morali, decedeva in Genova il Prof. Luigi Masi, già 1° Conservatore del Museo Civico di Storia Naturale di Genova ed entomologo di chiarissima fama. = Erano ormai alcuni anni che penose circostanze avevano forzatamente co- stretto Luigi Masi ad abbandonare lo studio ed il lavoro. Collocato in pensione © per limiti di eta nel giugno del 1947, aveva ancora per qualche tempo frequentato il Museo con l’assiduità di sempre, poi le sue visite andarono gradatamente dira- “dandosi; le traversie e le conseguenti gravi difficoltà del dopo guerra avevano co- stretto la famiglia ad abbandonare l’antica abitazione in città e trasferirsi in peri- feria. Lontano dall’Istituto che tanto amava non aveva più trovato nè la forza fisica nè la volontà di proseguire nelle sue ricerche e noi lo vedevamo di giorno in giorno sempre più staccarsi da tutto quello che aveva costituito l’essenza e lo scopo unico di tutta la sua vita. Nelle nostre visite tentavamo ancora di discutere i problemi che tanto | l'avevano appassionato, ma ormai ogni cosa aveva perduto per lui sapore e si- gnificato. L’innata modestia, la singolare timidezza lo portavano, allora come sem- SY ae x DI en pre, a rifuggire dal parlare della sua attivita, del suo lavoro, giudicando ormai sorpassate ed inutili quelle sue pubblicazioni, conosciute, richieste ed apprezza- | tissime da tutti i laboratori entomologici del mondo. In questi ultimissimi tempi preferiva andare a ritroso nel passato e ricor- dare fatti ed episodi degli anni lontani della sua giovinezza. Ci parlava di quando : era studente all’ Universita di Roma, dei primordi della sua carriera e soprattutto, : con particolare compiacenza, del periodo trascorso al Laboratorio di Entomologia Agraria di Portici, accanto al grande Maestro, Prof. F. Silvestri. Pareva quasi che egli fosse improvvisamente passato da quell’ epoca, forse la più serena della sua travagliata esistenza, al triste traguardo della vecchiaia; la fecondissima età di mezzo per lui quasi più nôn esisteva. Luigi Masi nacque a Roma il 9 Aprile 1379. Seguendo Pesempio del padre © Francesco, medico ma soprattutto appassionato naturalista, si dedico alle Scienze Naturali laureandosi, con pieni voti e lode, nell Universita di Roma il 24 Dicem- bre 1904, Da questo anno fino al Giugno 1906 fu assistente volontario nella -R. Stazione di Piscicoltura di Roma, diretta allora dal Prof. D. Vinciguerra e dal Giugno 1906 al settembre 1908 assistente straordinario nel Laboratorio di Entomologia della R. Scuola Superiore di Agricoltura di Portici. Fu poi assi- — stente di ruolo nell’Istituto Zoologico dell'Università di Roma dal 1909 al 1912 e quindi, in questo stesso anno, fu nominato, in seguito a concorso, Conservatore .. del Museo Civico di Storia Naturale di Genova, iniziando, dal 1° Febbraio 1913, ‚il servizio effettivo che conservd fino al suo collocamento in ‘pensione per limiti di eta (Giugno 1947). Nel 1922 consegui la libera docenza in Zoologia e durante l’anno ua 1947-1948 fu assunto, come aiuto supplente, nell’Istituto di Zoologia dell’Uni- | versità di Genova. Ebbe a più riprese incarichi presso scuole medie superiori della nostra città: fu insegnante di Scienze Naturali nel R. Istituto Tecnico Vit- torio Emanuele II, nella Scuola Superiore di Magistero e nell’ Istituto Tecnico Superiore delle Scuole dei Fratelli Maristi. . Dal 1917 fu alle dipendenze del Ministero dell'Agricoltura quale delegato speciale fitcpatologico per il Porto di Genova. .Nell’estate del 1932 fu incaricato di studi entomologici nell’« European Parasite Laboratory » di Hyères. In occasione del centenario della Società Ento- mologica di Francia (1932) e del centenario della Reale Societa Entomologica di Londra (1933) fu inviato a Parigi e a Londra in rappresentanza del Museo Civico di Storia Naturale di Genova e della Società Entomologica Italiana. Fu socio della Societa Zoologica Italiana dal 1904 al 1924, dell’Unione Zoo- logica Italiana dal 1923, della Società Entomologica Italiana socio dal 1922 e vice presidente da questo anno fino al 1948 e quindi consigliere fino al 1953. Fu inoltre socio corrispondente della Società Entomologica d’Egitto dal 1931 e socio straordinario dell’Accademia Nazionale Italiana di Entomologia dal 1951. L'opera maggiore di Luigi Masi si svolse nel campo degli insetti; non bi- sogna però dimenticare che anche in altri campi delle scienze zoologiche egli lavorò con passione e grande competenza. Agli inizi della sua carriera e anche dopo si occupò, sia come museologo che come studioso, di Aracnidi, Vermi e ‘soprattutto Crostacei, pubblicando importanti e pregevoli lavori sugli Ostracodi, come quelli giovanili sulla famiglia delle Cypridae. All’epoca del suo assistentato all'Istituto di Zoologia dell’ Università di Roma, diretto allora dal Prof. A. Car- ruccio, pubblicò inoltre qualche nota sui vertebrati, fra le quali è da ricordare quella riguardante due nuove specie di Amphisbaena della Repubblica Argentina. LUIGI MASI 53 Ma la fama di Luigi Masi € soprattutto collegata al suo lavoro di entomologo, alle ricerche ed alla pcderosa sua produzione scientifica sugli imenotteri parassiti in generale e su quelli della superfamiglia Chalcidoidea in particolare. Ci propo- niamo di soffermzrci, in una seconda nota, su questa sua precipua attivita, dando possibilmente l’elenco dei generi e del grandissimo numero di specie da lui ma- gistralmente descritte. Durante la sua lunga carriera Luigi Masi non conobbe nè riposo, nè svago. Attaccatissimo all’Istituto e al lavoro che concepiva come dovere assoluto, ri- fuggiva da tutto cio che potesse da esso distoglierlo. I primi anni della sua forzata inattivita furono per lui dolorosissimi. Su innumerevoli fogli e foglietti, di ogni qualita e dimensione, tentava ancora di prendere appunti, fare annotazioni ma, lontano dal Museo, il concludere diventava per lui impossibile. « Sono qui che non compiccio nulla - ci diceva spesso con profonda amarezza - e avrei ancora tante cose da dire, tante cose da fare! ». Le difficolta, sempre dignitosamente sopportate, le asprezze ed altre an- gustie della vita, avevano fatto di Luigi Masi uno studioso solitario che amava lavorare nel silenzio e nell’ombra. Per natura timidissimo, un poco schivo e di- stante, aborriva da ogni esibizione, da riunioni, sedute, inutili discorsi, rifuggiva dal discutere problemi in cui intravvedeva faciloneria e leggerezza. Del suo tempo, di cui era particolarmente avaro, diventava solo prodigo quando a lui si rivolge- vano studiosi seri, appassionati ed entusiasti; lo vedevamo allora impartire, con solerte premura, i tesori della sua esperienza e del suo vasto e profondissimo sapere. E così ad una ad una le nobili figure della vecchia scuola scompaiono la- sciando vuoti incolmabili, tanto più sentiti da chi a questa scuola è cresciuto e da questa scuola ha imparato l’onestà scientifica, il culto della verità, il senso del dovere, la rettitudine e da questa scuola ha assimilato il disinteressato amore allo studio, alla ricerca e ad ogni indagine alla Natura collegata. ELENCO DELLE PUBBLICAZIONI ENTOMOLOGIA 1907 - Sugli Imenotteri parassiti ectofagi della mosca delle olive fino ad ora osservati nell’Italia meridionale e sulla loro importanza nel combattere la mosca stessa (in collab. con F. Silvestri e G. Martelli). - Boll. Labor. Zoolog. gen. e agrar. Portici, II, pp. 18-82. 1907 - Contribuzioni alla conoscenza dei Calcididi italiani. - Boll. Labor. Zoolog. gen. e agrar. Portici, I, pp. 231-295. 1908 - Sul numero e sulla denominazione dei parassiti della mosca delle olive. - Boll. Labor. Zoolog. gen. e agrar. Portici, II, pp. 185-194. 1908 - Contribuzioni alla conoscenza dei Calcididi italiani (24 parte). - Boll. Labor. Zoolog. gen. e agrar. Portici, III, pp. 86-149. 1908 - Sullo studio dei Calcididi con particolare riguardo alla fauna italiana. - Boll. Soc. Zoolog. Ital., IX (22), pp. 353-374. 1909 - Ditiscidi e Girinidi appartenenti al Museo Zoologico della R. Università di Roma. - Boll. Soc. Zoolog. Ital., X (22), pp. 494-506. 1909 - Contribuzioni alla conoscenza dei Calcididi italiani (3® parte). - Boll. Lab, Zoolog. gen. e agrar. Portici, IV, pp. 3-37. 1910 - Idrofilidi appartenenti al Museo Zoologico della R. Università di Roma. - Boll. Soc. Zoolog. Ital., XI (22), pp. 225-237. 54 1910 1911 1911 1911 1911 1912 1916 1917 1917 1919 1919 1921 1923 1921 1922 1922 1922 1922 1922 1923 1923 1923 1923 D. GUIGLIA Dias di alcuni Imenotteri Calcididi. - Boll. Soc. Zoolog. Ital. XI (2%), pp. 238-241. Coleotteri della famiglia Parnidae appartenenti al Museo Zoclogico della Università di Roma. - Boll. Soc. Zoolog. Ital., XI (22), pp. 289-293. Contribuzioni alla conoscenza dei Calcididi italiani (42 parte). - Boll. Lab. Zoolos. gen. € acrar, Portici. Vy pp. 14051710" Due nuove specie di Calcididi dei generi Caenacis e Pseudocatolaccus. - Boll. Lab. Zoolog. gen. e agrar. Portici, V, pp. 205-208. Diagnosi di specie nuove di Calcididi. - Boll. Soc. Zoolog. Ital., XII © (22), pp. 235-240. Note bibliografiche: Descrizioni di nuovi Imenotteri Calcididi pubblicate dopo il 1909. - Boll. Soc. Zool. Ital., I (32), pp. 197-200. Calcididi del Giglio. Prima serie: Toryminae, Leucospidinae, Chalcidinae, Eurytominae partim. - Ann. Mus. Civ. St. Nat. Genova, XLVII, pp. 54-69. Chalcididae of the Seychelles Islands. - Novitates Zoologicae, XXIV, pp. 121-230. A new species of Cerapterocerus Westw. (Eusemion Dablb.) (Encyrtidae: Chalcidoidea) from Italy. - The RIDERA LORIS Montly Magazine, HI (32), p. 80. Note sui Calcididi raccolti in Liguria. Prima serie. - Ann. Mus. Civ. St. Nat. Genova, XLVIII, pp. 1-51. Calcididi del Giglio. ee serie: Eurytominae (seguito), Eucharidinae, Encyrtinae, Eupelminae (partim). - Ann. Mus. Civ. St. Nat. Genova, XLVI, pp. 277-337. Chalcididae raccolte in Cirenaica dal Dott. V. Zanon. - Ann. Mus. Civ. St. Nat. Genova, XLIX, pp. 168-193. Spolia hymenopterologica. - Ann. Mus. Civ. St. Nat. Genova, XLIX, pp. 235-241. Descrizione del maschio di Eupelmella schizomyiae e di una nuova Lepto- mastix della Cirenaica. - Ann. Mus. Civ. St. Nat. Genova, XLIX, pp. 298-303. | Reperti di Chalcididae (Hym.) rare o poco note. - Boll. Soc. Entom. Ital., LIV, pp. 53-54. Nuova specie di Dinarmus (Hymen. Chalcididae). - Boll. Soc. Entom. Ital., LIV, pp. 76-78. Sui generi Colotrechnus e Zanonia (Hymen. Chalcididae). - Boll. Soc. Entom. -Ital., LIV, pp. 111-112. Le specie del genere Dinarmus (Hymenoptera- -Chalcididae). - Boll. Lab. Zoolog. gen. e agrar. Portici, XV, pp. 268-278. Calcididi del Giglio. Terza serie: Eupelminae (seguito), Pteromalinae (partim). - Ann. Mus. Civ. St. Nat. Genova, L, pp. 140-174. Un nuovo Eupelmino, supposto femmina di Chuolopla us. (Hym. Chalci- didae). -. Boll. Soc. Entom, Ital., LV, pp. 9-11. Reperti di Chalcididae (Hym.) rare 0 poco note. - Boll. Soc. Entom. Hal, LV, pp. 11-13. HAS | Descrizione di due nuove specie africane di Metapelma. (Hymen. Chalci- didae). - Ann. Mus. Civ. St. Nat. Genova, LI, pp. 38-41. Descrizione di un nuovo genere di Eulofidi affine a Wichmannia (Hymen. Chalcididae). - Ann. Mus. Civ. St. Nat. Genova, LI, pp. 145-148. 1924 1924 1924 1924 1924 1924 1925 1925 1925 1926 1926 1926 1926 1926 1927 1927 1927 1927 1927 1927 1928 1928 1928 1929 1929 LUIGI MASI 55 Note sul genere Megalocolus (Hym. Chalcididae). - Ann. Mus. Civ. St. Nat. Genova, L, pp. 182-186. Nuove specie di Chalcis raccolte nella Persia dal March. G. Doria. - Ann. Mus. Civ. St. Nat. Genova, L, pp. 187-192. Cal id’di del Giglic. Quarta serie: Pteromalinae (seguito). - Ann. Mus. Civ. St, Nat: Genova, Le pp. 213-235. Note sui generi Bruchobius, Oedaule e Sphaerakis, con descrizione di nuove specie. - Ann. Mus. Civ. St. Nat. Genova, LI, pp. 149-160. Nuovo genere di Chalcididae affine ai Dirhinus. - Ann. Mus. Civ. St. Nat. Genova, LI, pp. 244-248. Nuova specie di Trichomasthus. (Hymen. Chalcididae, Encyrtinae). - Boll. Soc. Entom. Ital., LVI, pp. 28-29. Reperti di Chalcididae rare 0 poco note. - Boll. Soc. Entom. Ital., LVII, Pise Sui caratteri del genere Astichus, con descrizione di una nuova specie. (Hymen. Chalcididae). - Boll. Soc. Entom. Ital., LVII, pp. 83-88. Su alcuni Calcididi della Tunisia. - Ann. Mus. Civ. St. Nat. Genova, L, pp. 281-290. Descrizione di una nuova specie di ne (Hymen. Chalcididae). - Boll. Soc. Entom. Ital, LVIII, pp. 21-24. Descrizione di un nuovo Antrocephalus della Somalia Italiana. - Boll. nec. Entom,. ital... LVII: pp. 116-119; Reperti di Chalcididae rare o poco note. - Boll. Soc. Entom. Ital., LVIII, pp. 161-164. Nuova specie di Chalcis della Cirenaica. - Boll. Lab. Zoolog. gen. e agrar. Portici, XVIII, pp. 301-304. H. Sauter’s Formosa Ausbeute. - Chalcididae (Hym.), I. Teil. - Konowia, V, pp. 1-20; 170-178; 264-279; 325-381. Note sul genere Pricroscytus ‘Thoms. con diagnosi di nuove specie. - Ann. Mus. Civ. St. Nat. Genova, LII, pp. 263-268. Diagnosi di una nuova specie di Belaspidia. (Hymen. Chalcididae). - Boll. Soc. Entom. Ital., LIX, pp. 82-83. Reperti di Chalcididae rare o poco note. - Boll. Soc. Entom. Ital., LIX, pp. 91-92, Sul genere Simopterus Forster (Hymen. Chalcididae). - Ann. Mus. Civ. St, Nat. Genova, LIT, pp. 318-323. Contributo alla conoscenza dei Durhinini orientali. - «Eos», Revista Espaî. de Entomologia, III, pp. 29-48. Sopra un nuovo genere di Haltichellini e sulle diverse forme attribuite al genere Euchalcis Duf. - Mem. Soc. Entom. Ital., pp. 208-222. Su due nuovi Antrocephalus del "Turkestan (Hymen. Chalcididae). - Boll. Soc. Entom. Ital., LX, pp. 10-15. Identità dei generi Eunotomyia mihi e Tomocera Howard. - Boll. Soc. Entom. Ital., LX, pp. 56-58. Diagnosi di una nuova specie di Eunotus. - Boll. Soc. Eniaw: ital, LA; D. 128, Sul significato del genere Haltichella Spinola. - Boll. Soc. Entom. Ital., LXI, pp. 11-16. Descrizione di una nuova Brachymeria della Russia meridionale. - Boll. Soc. Entom. Ital., LXI, pp. 26-28. 56 1929 1929 1929 1929 1930 1930 1930 1951 1931 1931 1931 ‘1992 1932 1932 1932 1052 1932 1933 1933 1933 1933 1933 D. GUIGLIA Contributo alla conoscenza delle specie etiopiche di Brachymeria (Gen. Chalcis Auct.). - Mem. Soc. Entom. Ital., VIII, pp. 114-144. Nuova specie di Euchalcidia della Somalia italiana. - Ann. Mus. Civ. St. Nat. Genova, LIII, p. 264. | Contributo alla conoscenza dei Calcididi orientali della sottofamiglia Chalcidinae. - Boll. Laborat. Entom. del R. Istituto Sup. Agrario, Bo- logna, II, pp. 155-188. Risultati zoologici della Missione inviata dalla R. Societa Geografica italiana per l’esplorazione dell’oasi di Giarabub (1926-1927) - Hyme- noptera Chalcididae. - Ann. Mus. Civ. St. Nat. Genova, LIII, pp. 195-240. Sur quelques Brachymertinae de l'Egypte. - Bull. Soc. Roy. Entomolo- gique d’Egypte, Nouv. Série, fasc. 4, pp. 214-218. | | Descrizione di un Tetrastichus parassita di Cassida vittata Villers. - Boll. Soc. Entom. Ital. LXH, pp. 26-32. Descrizione di un’Allodage vivente nelle spine di un’acacia nella Somalia italiana. - Mem. Soc. Entom. Ital., IX, pp. 67-75. Su due specie inedite di Phaenopria (Hymen. Proctotr. Diapriinae). - Boll. Soc. Entom. Ital., LXIII, pp. 69-72. Omeosi unilaterale nelle ali di un Cinipede. - Boll. Soc. Entom. Ital., LXIII, pp. 112-114. Descrizione di un nuovo genere appartenente al gruppo « Dimachus » Thomson. - Boll. Soc. Entom. Ital., LXIII, pp. 169-172. Contributo alla sistematica degli Eunotini. - «Eos», Revista Españ. de Entomologia, VII, n. 4, pp. 411-459. H. Sauter’s Formosa Ausbeute. Chalcididae (Hym.), II Teil. - Konowia, XI, pp. 33-47; 228-240. Nuova specie europea del genere Perilampus Latr. - Boll. Soc. Entom. Ital. LXIV, pp. 131-133. | Anomalia simmetrica delle antenne di una Elis. - Boll. Soc. Entom. Ital., LXIV, pp. 167-169. Spedizione scientifica all’Oasi di Cufra (Marzo-Luglio 1931) - Imenot- terı terebranti di Gialo e Cufra. - Ann. Mus. Civ. St. Nat. Genova, LV, pp. 431-450. Riferimento della Phanerotoma rufa Marsh. al genere Phanerotomella oe (Hymen. Braconidae). - Ann. Mus. Civ. St. Nat. Genova, LVI, pp. 11-13. | Raccolte entomologiche nell’Isola di Capraia fatte da C. Mancini e F. Capra (1927-1931). III - Hymenoptera aculeata. - Mem. Soc. Entom. Ital., XI, pp. 181-205. Raccolte entomologiche nell’Isola di Capraia fatte da C. Mancini e F. Capra (1927-1931). IV - Hymenoptera terebrantia et phytophaga. - Mem. Soc. Entom. Ital., XII, pp. 16-42. Prima lista d’Icnenmonidi libici raccolti da Geo. C. Krüger (Hymen. Terebrantia). - Boll. Soc. Entom. Ital. LXV. pp. 64-66. Un nuovo Braconide della Tripolitania riferibile al genere Euphorus. - Boll. Soc. Entom. Ital., LXV, pp. 130-133. Commensali e parassiti di galle di «Andricus lucidus». - Boll. Soc. Entom. Kal.) LXV, pp. 212-213, Prima lista di Chalcididae raccolte nella Sila dal Sig. Agostino Dodero. - Boll. Soc. Entom. Ital., LXV, pp. 218-220. 1933 1933 1933 1934 1934 1934 1934 1935 1935 1935 1936 1936 1936 1936 1936 1936 1937 1937 1937 1937 1937 1938 LUIGI MASI ee Descrizione di una nuova specie di Hemimeria (Hymen. Scoliidae) (Spe- dizione scientifica all’Oasi di Cufra). - Ann. Mus. Civ. St. Nat. Genova, LVI, pp. 341-346. Diagnosi di una nuova Hemimeria dell’Himalaya (Hymen. Scoliidae). - Ann. Mus. Civ. St. Nat. Genova, LVI, pp. 347-348. H. Sauter’s Formosa Ausbeute. Chalcididae (Hym.), II Teil. - Konowia, XII, pp. 1-15. Calcididi dell’Isola di Cipro raccolti dal Sig. G.A. Mavromoustakis. - Ann. Mus. Civ. St. Nat. Genova, LVII, pp. 5-22. Reperti di Calcididi con note critiche e sinonimiche. - Boll. Soc. Entom. Ital., LX VI, pp. 86-89. Descrizione di alcuni Calcididi del Marocco. - Boll. Soc. Entom. Ital., LXVI, pp. 97-102. Nota sui Calcididi dell’ Isola di Rodi. - Boll. Soc. Entom. Ital., LX VI, p.210. Note diverse per la sistematica delle Leucospis (Hymen. Chalcididae). - Boll. Soc. Entom. Ital., LXVII, pp. 36-43. Sopra un nuovo Podagrion della Regione mediterranea e sul Pachytomus klugianus Westw. (Hymen. Chalcididae). - Boll. Soc. Entom. Ital., LXVII, pp. 68-71. Nuovo Elasmus ottenuto da un nido di Polistes (Hymen. Chalcididae). - Boll. Soc. Entom. Ital., LXVII, pp. 131-133. Risultati scientifici delle caccie entomologiche di S.A.S. il Principe Ales- sandro della Torre e Tasso in Egitto e Palestina. - Nuovo genere di Chalcodectini raccolto nel Sinai (Hymen. Chalcididae). - Boll. Soc. Entom. Ital., LXVIII, pp. 67-71. Chalcidinae raccolte dal Dott. Alberto Mochi nell’Eritrea (Hymen.). - Ann. Mus. Civ. St. Nat. Gencva, LIX, pp. 118-135. Spedizione zoologica del Marchese Saverio Patrizi nel Basso Giuba e nell’Otregiuba (Giugno-Agosto 1934) - Nuova specie di Mesitius (Hymen. Bethylidae). - Ann. Mus. Civ. St. Nat. Genova, LVIII, pp. 132-134. Notes sur les Hockeria, avec description d’une nouvelle espèce d'Egypte (Hymenoptera-Chalcididae). - Bull. Société Roy. Entomologique d’E- gypte, pp. 252-258. On a supposed new species of Melittobia from Japan. - « Mushi », IX, p. 38-39. On some Chalcidinae from Japan (Hymenoptera, Chalcididae). - « Mushi », IX, pp. 48-51. Reperti di Calcididi ed altri Imenotteri parassiti. - Boll. Soc. Entom. Ital., LXIX, pp. 132-137. A tele at of Cerapteroceroides japonicus Ashmead (Hymenoptera). - « Muschi» X, pp. 98-100. On a new variety of Monodontomeus obscurus (Hymenoptera). - « Mu- shi», X, pp. 101-102. A new Dirhinus from Japan (Hymenoptera). - « Mushi », X, pp. 103-104. Descrizione di un nuovo genere di Pieromalini. (Hymen. Chalcididae) con note sui generi affini al Catolaccus Thoms. - Festschrift. zum. 60. Geburtstage ron Professor Dr. Embrik Strand, III, Riga, pp. 360-372. Spedizione zoologica del Marchese Saverio Patrizi nel Basso Giuba e nell’Oltregiuba (Giugno-Agosto 1934). Imenotteri Calcididi. - Ann. Mus. Civ. St. Nat. Genova, LVIII, pp. 207-214. 58 1939 1939 1959 1940 1940 1940 1940 1941 1941 1941 1941 1941 1942 1942 1942 1942 1942 1945 1943 1943 1944 D. GUIGLIA Descrizione di una nuova specie di Pseudeniaca (Hymen. Chalcididae). - Boll. Soc. Entom. Ital., LXXI, pp. 96-98. Descrizione di un nuovo Dirhinus di Cipro (Hymen. Chalcididae). - Boll. Soc. Entom. Ital., LXXI, 166-168. Missione biologica nel Paese dei Borana. Hymenoptera: Chalcididae, Cynipidae, Ichneumonidae, Braconidae, Bethylidae. - KR. Accademia d’I- talia, Roma, III, pp. 21-44. Descrizione di una nuova specie del genere Poly moria (Hymen. Chalci- didae). - Boll. Soc. Entom. Ital., LXXII, pp. 169-172. Descrizioni di Calcididi raccolti in Somalia dal Prof. G. Russo con note sulle specie congeneri. - Boll. Labor. Entom. agraria Portici, III, pp. 247-324. | On some Chalcididae of Botal- Tobago Island. - « Mushi », XIII, pp. 1-2. Description of a new Tanaostigmine from Japan. (Hymen. Chalcidoi- dea). - «Mushi», XIII, pp. 29-32. Reperti di Imenotteri parassiti e note varie. - Boll. Soc. Entom. Ital., LXXIII, pp. 45-49. Note sugli Osprynchotus e diagnosi preliminare di una nuova specie. (Hymen. Ichneumonidae). - Boll. Soc. Entom. Ital., LXXIII, pp. 92-96. Un nuovo Eupelmus parassita del Dacus oleae nella Circhatéa, (Hymen. Chalcididae). - Boll. Soc. Entom. Ital., LXXIII, pp. 109-111. Descrizione di un nuovo genere di Delia Lai Somalia. (Hymen. Chalcididae). - Ann. Mus. Civ. St. Nat. Genova, LXI, pp. 153-158. Note su alcuni Imenotteri parassiti raccolti nella Sila con descrizione di una nuova Polymoria. (Hymen., Chalcididae). - Atti Soc. Ital. Sc. Nat. Milano, LXXX, pp. 181-188. Diagnosi di un nuovo Picroscytus paleartico e note su alcune specie con- generi. (Hymen. Chalcididae). - Ann. Mus. Civ. mY Nat. Genova, LXI, pp. 285-286. Uno sciame di Stenomalus muscarum in una casa in Piemonte. (Hymen. Chalcididae). - Boll. Soc. Entom. Ital., LXXIV, pp. 29-30. Sul nome generico e sui caratteri della Phasganophora gallica Sich. e di una nuova specie di ‘Tunisi. (Hymen. Chalcididae). - Boll. Soc. Entom. Ital., LX XIV, pp. 81-86. Descrizione di un nuovo {sodromus parassita di Chrysopa formosa Brauer. (Hymenoptera Chalcididae). - Boll. Istituto Entomologia R. Univ. Bo- logna, XIII, pp. 106-109. Un nuovo Dirhinus della fauna europea. (Hymen. Chalcididae). - Boll. Soc.: Entom. Ital’, LXXIV, pp, 132-134, Descrizione di una nuova Phanerotoma etiopica. (Hymen. Braconidae). - Boll. Soc. Entom. Ital., LXXV, pp. 58-61. Missione biologica Sagan Omo diretta dal Prof. E. Zavattari. Nuove specie di Imenotteri Calcididi. Diagnosi preventive. - Boll. Soc. Entom. Ital, LXXV, pp. 65-68. Note sui Calcididi raccolti in Albania dal Dott. Felice Capra (Hyme- noptera). - Boll. Soc. Entom. Ital., LXXV, pp. 81-85. Materiali per lo studio di due generi di Brachymerinae: Cerachalcis Schmied. in litt. e Macrochalcis n. (Hymen. Chalcididae). - Ann. Mus. Civ. St. Nat. Genova, LXII, pp. 112-139. 1944 1944 F945 1946 1947 1948 1949 1950 1951 1951 1952 1952 1905 LUIGI MASI Se Missione biologica Sagan-Omo diretta dal Prof. E. Zavattari. Nuove specie d’Imenotteri Braconidi. Diagnosi preventive. - Ann. Mus, Civ. St. Nat. Genova, LXIL pp. 211-215. Nuovi reperti di Calcididi nella Liguria (Hymen. Parasit.). - Mem. Soc. Entom. Ital., XXIII, pp. 82-84. Note e descrizioni per lo studio delle Phanerotoma africane. (Hymen. Braconidae). - Mem. Soc. Entom. Ital., XXIV, pp. 42-51. Nuova specie di Eupelmus. (Hymen. Chalcididae). - Boll. Soc. Entom. Ttal., LXXVE pp, 27-28, Nuovo contributo alla conoscenza dei Dirhinini (Hymen. Chalc.). - «Eos » Revista Españ. de Entomologia, XXIII, pp. 39-78. Reperti d’Imenotteri parassiti e note varie. - Boll. Soc. Entom. Ital., LXXVIII, pp. 13-15. Nota sui Calcididi della Palestina (Chalcididae Ashm. ed Eucharidae Ashm.). - Boll. Soc. Entom. Ital., LXXIX, pp. 91-93. Materiali per una monografia delle Brachymeria paleartiche. (Hymen. Chalcidoidea). - « Eos » Revista Españ. de Entomologia. Tomo extraor- dinario, pp. 27-58. Missione biologica Sagan-Omo diretta dal Prof. Edoardo Zavattari (1939). Hymenoptera: Braconidae. - Ann. Mus. Civ. St. Nat. Genova LXIV, pp. 310-326. Missione biologica Sagan-Omo diretta dal Prof. Edoardo an (1959). Hymenoptera: Chalcidoidea. - Ann. Mus. Civ. St. Nat. Genova, LXV, pp. 173-210. Descrizione di una nuova specie di « Derostenus Westw. » Pee omis Chalcidoidea). Derostenus appendigaster n. sp. - Boll. Istituto Entomolo- gia R. Univ. Bologna, XIX, pp. 145-146. Descrizione di una nuova specie del genere « Lanceosoma » Di (Hy- menoptera: Chalcidoidea, Pteromalidae). - Boll. Istituto Entomologia R. Univ. Bologna, XIX, pp. 391-394. VERTEBRATI Notizie sui Rettili Loricati del R. Museo Zoologico di Roma. - Boll. Soc. Zoolog. Ital., XI (22), pp. 87-92. Aggiunte alla collezione ittiologica - Symoranchus marmoraius Bl. - Boll. Soc. Zoolog. Ital., XI (22), pp. 97-102. Alcuni Anfibi introdotti recentemente nel Museo Zoologico di Roma (Gimnofioni ed Anuri). - Boll. Soc. Zoolog. Ital., XI (22), pp. 294-299. Notizie su alcuni Cheloni donati al R. Museo ‘Zoologico di Roma. : Boll. Soc. Zoolog. Ital., XII (22), pp. 29-39. Nuove aggiunte alla collezione erpetologica del Museo (Sauri e Che- loni). - Boll. Soc. Zoolog. Ital., XII (22), pp. 125-130. Osservazıonı su due esempları En Sternothaerus, - Roll. Soc. Zool 08: Ital.,. XII (24), pp.. 131-139. | Due nuove specie di Amphisbaena della Repubblica BTS - Boll. Soc. Zoolog. ‘Ttal., XII (22), pp. 229-234. CROSTACEI Nota sopra una nuova specie di Cypris e sulla Cypris bispinosa. - Moni- tore Zoologico Italiano, XVI, pp. 241-244. 60 1905 1906 1906 1906 1906 1907 1909 1910 1925 1925 1925 1929 1952 1952 1972 1913 1925 1937 1950 1954 D. GUIGLIA Nota sugli Ostracodi viventi nei dintorni di Roma ed osservazioni sulla classificazione delle « Cypridae ». - Boll. Soc. Zoolog. Ital., VI (22), pp. 115-128; 191-204. Sulla presenza della Podopsis Slabberi V. Ben. nello stagno di Macca- rese - Boll. Soc. Zoolog. Ital., VII (22), pp. 11-20. Contributo alla sistematica delle « Ilyocyprinae ». - Boll. Soc. Zoolog. Ttal;, VII (2%), pp. 133-146 e pp. 249-268, Sulla presenza della Meganyctiphanes norvegica (M. Sars) nelle acque del Giglio. - Ann. Mus. Civ. St. Nat. Genova, XLII, pp. 149-156. Ostracodes récoltés par Mr. Jaquet et déterminés par Mr. le Dr. Masi. - Bull. Société des Sciences de Bucarest, XIV, pp. 647-665. Contributo alla sistematica delle « Ilyocyprinae » (continuazione e fine). - Böll. Soc. -Zoolog;- Ital. VITI (2%), pp. 55557. Descrizione di alcune « Cypridae » italiane. - Archivio Zoologico Italiano, III, fasc, 4, pp. 377-407. : Notizie su alcune Cypridae raccolte a Maccarese. - Boll. Soc. Zoolog. ital, XT pp. 93-006. La Nyctiphanes Couchi nel Mare Ligure. - Ann. Mus. Civ. St. Nat. Genova, LII, pp. 17-19. | Descrizione di tre nuovi Ostracodi africani. - Ann. Mus. Civ. St. Nat. Genova, LII, pp. 50-63. Descrizione di due Fillopodi anostraci della la italiana. - Ann. Mus. Liv. St. Nat. Genova, LIL pp. 95-99. Ricerche faunistiche nelle isole italiane dell'Egeo - Ostracodi. - Archivio Zoologico Italiano, XIII, fasc. 1-2, pp. 283-285. Spedizione scientifica all’Oasi di Cufra (Marzo-Luglio 1931) - Ostracodi. - Ann. Mus. Civ. St. Nat. Genova, LV, pp. 310-328. Escursione zoologica all’Oasi di Marrakesch nell’ Aprile 1930 - Ostracodi. - Bollettino di Zoologia, Napoli, III, pp. 213-223. ARACNIDI Note sugli Scorpioni appartenenti al R. Museo Zoologico di Roma. - Boll. Soc. Zoolog. Ital., I (32), pp. 88-108; 120-144. ELMINTI Sulla presenza del « Dinobothrium septaria » in una « Selache maxima ». - Boll. Soc. Zoolog. Ital., I (32), pp. 323-328. COMMEMORAZIONI Battista Grassi - Necrologia. - Boll. Soc. Entom. Ital., LVII, pp. 81-83. Raffaello Gestro. - Rivista di Biologia, XXII, fasc. 10, pp. 183-195. Filippo Silvestri. - Mem. Soc. Entom. Ital., XXIX, pp. 125-135. VARIA A proposito del nome di una roccia vulcanica dei Monti Albani. - « Na- tura» - Riv. Sc. Nat. Milano, XXXVI, pp. 71-76. LUIGI MASI 61. Recensioni di opere e articoli di ioni vario in: Bollettino della Società Zoologica Italiana (1908, 1910, 1911, 1912). Rivista di Biologia (1919, 1920, 1921, 1922, 1924, 1926, 1937). Bollettino della Società Entomologica Italiana (1922, 1923, 1924, 1926, 1027 4930, 1942). | Medicina Nuova (E928, 1950); Note diverse nella « Rassegna delle pubblicazioni entomologiche riguar- danti la fauna dell’Italia e delle colonie mediterranee » in Boll. Soc. Entom. Ital. (dal 1927) e nel « Repertorio di notizie entomologiche » in Boll. Soc. Entom. Ital. (da) 1933). Sy a wae À 25 N AA Fy ¥ à Yd ied sey ESTRATTO DALLE MEMORIE DELLA SOCIETÀ ENTOMOLOGICA ITALIANA : Ä SD VOLUMEISTL = 1901 Livio TAMANINI LE ANOMALIE DELLO SCUTELLO NELLE SPECIE DEL GENERE CARPOCORIS KOL. (Hemiptera Heteroptera, Pentatomidae) ; / $ GENOVA FRATELLI PAGANO = TIPOGRAFI EDITORI S. A, S 25-11-1961 62 Livio 'TAMANINI LE ANOMALIE DELLO SCUTELLO NELLE: SPECIE DEL GENERE CARPOCORIS KOL. (Hemiptera Heteroptera, Pentatomidae) Nel mio lavoro sul genere Carpocoris del 1958 (+) vengono discusse le anomalie dello scutello, che si hanno con frequenza nel C. fuscispinus (BOH.). Ritenni allora che tali deformazioni potessero essere considerate quasi un carat- tere della specie, non avendo riscontrate quelle anomalie nelle altre entità eu- ropee. | | Nei Carpocoris inviatimi successivamente per la revisione potei constatare però che anche nel C. mediterraneus ‘TAM. si possono avere dei casi di anomalia analoghi a quelli del C. fuscispinus (BoH.) (figg. 3, 4). Su circa 1000 esemplari di mediterraneus esaminati, 47 maschi e 46 fem- mine, provenienti dalla Russia caucasica e transcaspica, hanno la porzione distale dello scutello variamente raccorciata, il margine posteriore assai irregolare, di colore chiaro, provvisto nel mezzo di un callo che si prolunga talvolta in una costa sulla linea mediana. Non sono rari gli esemplari nei quali il callo assume la forma di un’apofisi dentiforme rivolta più o meno verso l’alto (fig. 5). Il mag- giore raccorciamento per anomalia non sorpassa il terzo della lunghezza che pud avere lo scutello normale. | Nel fuscispinus il margine distale dello scutello anomalo è variamente ar- rotondato, ma assai di rado ha nel mezzo un piccolo callo. La riduzione della lunghezza è spesso maggiore, e nei maschi più che nelle femmine (figg. 1, 2). L’areale del fuscispinus va dalla Penisola Iberica alla Siberia orientale. La sua maggiore diffusione si ha in una fascia che attraversa la parte media della Euroasia; manca nelle regioni fredde più settentrionali ed ha le sue stazioni più meridionali nell’Italia centrale, nell’Anatolia, nella Transcaucasia e nel Kirghi- sistan. Ma fino ad ora si sono riscontrati degli esemplari con lo scutello raccor- ciato solo nel materiale europeo. Il mediterraneus è diffuso in tutto il bacino del Mediterraneo e nella Sotto- regione Mediterranea orientale. A Nord giunge fino in Cecoslovacchia ed a Sud fino in Eirtra; ma è solo fra gli esemplari delle regioni caucasiche e caspiche che si sono trovate delle anomalie nello scutello. L’ampiezza delle deformazioni è inoltre diversa nelle due specie: nel me- diterraneus interessa tutt’al più il terzo distale dell’organo, mentre nel fuscispinus si estende anche oltre la metà. Nei paesi nei quali le due entità sono colpite dalle anomalie vivono altri Carpocoris. In Europa, con il fuscispinus, si rinviene il C. purpureipennis (DE G.), (1) L. TAMANINI, 1958. Revisione del genere Carpocoris KLT. con speciale riguardo alle specie italiane (Hemiptera Heter., Pentatomidae). Memorie Museo Civico St. Nat., Verona, VI, pp. 333-388, 17 gr. figg. 63 ANOMALIE IN CARPOCORIS il C. pudicus (Popa) e il C. melanocerus Muts. Nella Caucasia, con il mediterra- neus, convivono il C. purpureipennis (DE G.), il C. coreanus iranus 'Tam. ed il C. melanocerus Muts.; nella 'Transcaspia vi è il C. coreanus iranus ‘Tam. Ma per quanto è finora noto, nessuna delle specie che si trovano con il fuscispinus e con il mediterraneus sono colpite da anomalie allo scutello. Scutello nella sua forma normale (linea marcata) con sovrapposte (linee sottili) alcune delle forme anomale riscontrate nel materiale esaminato. Figg. 1, 2: Carpocoris fuscispinus (BoH.). - Fig. 3, 4, 5: Carpocoris mediterraneus Tam.; la fig. 5 corrisponde allo scutello più breve disegnato nella fig. 3, visto di lato. La mancanza di ricerche sperimentali non ci permette di avanzare delle ipotesi sulle cause di queste anomalie, ma la circoscrizione del fenomeno ad aree determinate ed il fatto che vengono colpite solo due specie e non le congeneri che convivono con esse, ci lascia ritenere che tali atrofie siano favorite anche da fattori ereditari. I mediterraneus anomali sopra citati vennero raccolti nella provincia di Novorossiisk (Caucaso sett.), nel Daghestan, nella Georgia, nell’ Armenia, nella L. TAMANINI 64 Aserbaigian e nel Turkestan. Essi si conservano nelle collezioni del Museo Na- zionale Ungarico di Budapest, nel Museo Zoologico dell’ Università di Helsinki, nel Naturhistorisches Museum di Vienna e nella collezione del Prof. Hakan Lindberg di Helsinki Del fuscispinus ho esaminato esemplari con lo scutello anomalo dell’Italia, Francia, Svizzera, Austria, Germania, Cecoslovacchia, Ungheria, Jugoslavia, Bulgaria e Russia centrale europea, e si trovano sparsi un po’ in tutte le colle- zioni esaminate. 3 PRO weed 4 DS ee ESTRATTO. DALLE MEMORIE DELLA SOCIETÀ ENTOMOLOGICA ITALIANA | VOLUME XL n 06h 2. EMILIO BERIO FAUNULA DI NOCTUIDAE DELLA REGIONE DEL MONTE PENICE NEGLI APPENNINI LIGURI bars Primo contributo | | Pubblicazione N. 41 del Centro di Entomologia alpina e forestale del Con- _siglio Nazionale delle Ricerche (diretto dal Prof. Athos Goidanich ). GENOVA FRATELLI PAGANO - TIPOGRAFI EDITORI S.A. S. 25-11-1961 ESTRATTO DALLE MEMORIE DELLA SOCIETÀ ENTOMOLOGICA ITALIANA Wok. UM. ba Rie m0 6.1 EMILIO BERIO FAUNULA DI NOCTUIDAE DELLA REGIONE DEL MONTE PENICE NEGLI APPENNINI LIGURI Primo contributo Pubblicazione N. 41 del Centro di Entomologia alpina e forestale del Con- siglio Nazionale delle Ricerche (diretto dal Prof. Athos Goidanich ). GENOVA FRATELLI PAGANO - TIPOGRAFI EDITORI S. A. S. 25-11-1961 65 EMILIO BERIO FAUNULA DI NOCTUIDAE DELLA REGIONE DEL MONTE PENICE NEGLI APPENNINI LIGURI (*) Primo contributo Nota. - La necessità di illuminare ogni aspetto delle caratteristiche faunistiche delle nostre montagne, requisito primo per interpretare, con elementi ecologici alterati in misura minima dall’insediamento umano sovvertitore, la storia geologica e biologica della terra su cui viviamo, mi ha indotto a concentrare gli sforzi del Centro di studio del C.N.R. da me diretto nell’ottenere la preparazione di singoli contributi di ricerca su gruppi disparati e lontani nei diversi ordini di Insetti. La preziosa collaborazione dell’universalmente conosciuto specialista italiano nei Lepi- dotteri Nottuidi, Emilio Berio, reca sin da ora un notevole apporto di risultati faunistici, cui for- tunatamente si aggiunge una ingente documentazione sistematica e nomenclatoria. La famiglia dei Noctuidae, una delle più vaste e difficili a studiarsi in tutto l’ordine, rappresenta un nucleo ento- matico di importanza fondamentale in qualunque fauna, cosi come ogni chiarificazione sulla sua complicata ed ingarbugliata nomenclatura apre nuove prospettive di indagine agli entomologi. Sono grato all’avv. Berio per la sua fatica di raccolte e di studio. ATHOS GOIDANICH Invitato dal Centro di studio per la Entomologia alpina e forestale del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Torino, diretto dal Prof. Athos Goidanich, ad illustrare le faunule di Lepidotteri di alcune zone alpine ed appenniniche poco conosciute, ho tratto lo spunto per occuparmi della faunula della regione del Monte Penice, negli Appennini Liguri, dal reperto di una Aleucanitis cailino Lef., (specie che non ho mai prima d’ora incontrato in Liguria) catturata pro- prio sul Passo del Penice. L’esemplare interessante faceva parte di un piccolo lotto di Noctuidae trasmessomi per la determinazione dal Prof. Domenico Ro- berti della Facoltà Agraria di Piacenza dell’Università Cattolica del Sacro Cuore. Lo stimolo che il reperto mi diede al compiere ricerche nella regione, nella convinzione che essa, sinora lepidotterologicamente inesplorata, nasconda cose notevoli, si incontrò con l’invito rivoltomi dal Prof. Goidanich inducendomi ad una indagine originale da cui si sono avuti i primi importanti frutti. Ho intrapreso così una prima serie di ricerche a carattere preliminare ed esplorativo nella zona del Monte Penice le quali, pure essendo solamente un preludio a indagini più approfondite, hanno già dato risultati che merita far conoscere, in relazione alla grande affluenza di varie specie più o meno comuni, che porta interessanti rilievi sulle date di schiusura, e alla limitata ma preziosa cattura di specie molto poco comuni o addirittura mai prese in Italia Settentrio- nale. (*) Pubblicazione N. 41 del Centro di Entomologia alpina e forestale del Consiglio Nazio- nale delle Ricerche (diretto dal Prof. Athos Goidanich). 66 E. BERIO Purtroppo il programma che riguardava le cacce primaverili-estive e le cacce autunnali non potè essere perseguito che per la prima parte e anche con poco sviluppo, per la frequenza delle piogge che, specialmente in autunno, ha troncato molto presto le ricerche. Hanno partecipato alle cacce mio figlio Renato e qualche volta anche la Sig.na Chiara Cassano fi al Museo di Storia Naturale di Genova, che qui ringrazio. Ci siamo serviti di una lampada a vapori di mercurio da 250 W. alimentata per mezzo di un lungo cavo, da un survoltore a 220 Volt azionato dalla dinamo di una 1400 FIAT che ci servì sia per recarci sulle stazioni di caccia col materiale, sia anche per dormire, col ribaltamento del sedile anteriore. Il programma del primo anno comprendeva ricerche nelle seguenti sta- zioni: A) Torriglia (e più precisamente i boschi intorno alla valle di Mar- zano) che doveva fornirci elementi di raffronto della faunula del versante marino. B) S. Salvatore, un gruppo di casupole immerse nelle anse della valle del Trebbia destinato a rappresentare i reperti pedemontani. AyPendier del Penice; l'obbiettivo: centrale: della ricerca, -da suddividere in varie stazioni, compreso il Passo e le zone più elevate. D) Pendici e Passo del Bra llo, obbiettivo concomitante e di raffronto per l’indagine sulle relazioni tra zone vicine ma dissimili. Lo sviluppo del programma prevedeva una ricerca primaverile-estiva (mesi da aprile a luglio) nelle stazioni A-B-C ed estivo autunnale (agosto- novembre) nelle stazioni C e D nel 1960 e l’inverso nel 1961 con estensione oc- casionale nella parte alta della valle dello Staffora (Pianostano ecc.) nella valle di Rezzoaglio e sino al passo del Bocco, per un collegamento con i reperti di passaggio tra le zone studiate e il versante marino, attraverso la zona del Bocco, interessantissima per il suo aspetto alpino, da raffrcntare anche con le rese delle cacce alpine propriamente dette. Come ho già accennato il programma del 1960 si è notevolmente ridotto, perchè solo le cacce primaverili su Torriglia, S. Salvatore e Penice (quest’ultima limitatissima) furono eseguite; mancarono le cacce di aprile e maggio e quasi totalmente quelle autunnali, a causa delle piogge. In autunno andammo sulle basse pendici del Penice nella zona di Pecorara e nella valle dello Staffora, ma dovemmo fuggire benchè le catture fossero interessantissime. Di queste cacce autunnali non ho dato qui resoconto, ritenuto il loro carattere incompleto e ac- cidentale. Ringrazio il Prof. Athos Goidanich dell’ Università di Torino che col suo invito mi ha dato lo spunto per iniziare questa indagine la quale, sin dal primo momento, mi pare sia oltremodo promettente. LEPIDOPTERA Fam. N OCTUTIDAE Il nome Noctuidae, che è certo il più antico dato alla famiglia di cui é caso, è divenuto ufficialmente valido da quando, al Congresso di Copenhaghen, è stato messo nella lista dei nomi generici validi il n. Noctua Linn. 1758. NOCTUIDAE DEL MONTE PENICE TS Subfam. EUXOINAE È meno pacifico invece l’impiego del nome Euxoinae, dato da WARREN alla sottofamiglia, nei confronti di Noctuinae che, adottato da HAMPSON per una altra sottofamiglia nel 1904 viene da alcuni autori attualmente usato per questa, nella quale sta il genere che ora deve essere indicato con Noctua L. Secondo la legge della priorità, infatti, il nome Euxoinae dovrebbe avere impiego perchè è il più antico valido. 'Tale nome era stato preceduto da Agrotinae proposto da Hampson nel 1904, ma il genere che in quell’epoca portava il nome di Agrotis Ochs. 1816 ha dovuto cambiare in Scotta Hb., per causa di omonimia con Agrotis Hb. 1809/13, e così Agrotinae, per questa sottofamiglia, non può esercitare alcun diritto di precedenza. Senonchè oggi si obietta che il cosiddetto principio di concordanza o di coordinazione esige che la famiglia delle Noctuidae abbia una sottofamiglia Noctur- nae in cui sia il gen. Noctua, il che può anche essere logico: ma qui sono di fronte due principi; la legge di priorità che è stata accolta come principio fonda- mentale del Codice Internazionale di Nomenclatura Zoologica, e il principio di concordanza o coordinazione che ha formato oggetto di raccomandazione nel congresso di Copenhaghen; nel nostro caso accogliere l’uno vuol dire sacrificare l’altro e pure lasciando aperta la questione e senza pretendere con questo di dire alcunchè di dirimente, nel conflitto fra i due, sento di dover seguire la legge prima del consiglio, e adottare Euxoinae Warr. 1909 anzichè Noctuinae. T'anto più poi che, come ho già accennato sopra, il nome Noctuinae è stato creato da HAMPSON nel 1904 per un’altra sottofamiglia, quella che oggi deve portare il nome di Othreinae (= Ophiderinae), e l'adozione di Noctuinae per questa O pci contribuisce a confondere le cose, già abbastanza confuse. Gen. Euxoa Hb. Euxoa Hübner: Verz. p. 209 (2 spp.) (1821). Lectogenotypus: Hampson, 1904: N. decora Schff. — Mimetes Hübner: Vetz. p. 210 (= Mimetis err. Hamps. IV.153) (3 spp.) (1821). Lectogenotypus: Hampson, 1904: N. nubilosa Hbn. (= decora Schff.). = Metaxyja Hübner: Verz. p. 223 (= Metaxyia err. Hamps. IV.153) (9 spp) (1821). Lectogenotypus: Hampson, 1904: N. vitta Hbn. (= "Esp, = Exarnis Hübner: Verz. p. 224 (5 spp.) (1821). Lectogenotypus: Hampson, 1904: N. ruris Hbn. (= obelisca Schiff.). = Brotis Hübner: Verz. p. 226 (2 spp.) (1821). Lectogenotypus: Hampson, 1904: N. fumosa Hbn. (= nigricans 1..). Sono inclusi solo i sinonimi apparenti dalla sistematica di Boursın (Bull. Lyon 1953). Le sinonimie specifiche sopra indicate hanno solo portata di eguaglianza nomenclatoria soggettiva, e possono essere anche sistematicamente errate. Infatti, se nella lista originale è contenuto il nome specifico a, esso diviene lectotipo sia che l’autore lo abbia scelto con una diretta indicazione (lectotipo a) sia che lo abbia scelto con una indicazione indiretta, anche se sistematicamente errata (lectotipo x = a). Io ho indicato pertanto come lectotipo il nome specifico contenuto nella lista originale, e tra parentesi la sinonimia ritenuta giusta, dall’autore della scelta, tra il nome della lista originale e quello da lui indicato come lectotipo. 68 E. BERIO 1. Euxoa aquilina Schiff. (1775). L’interpretazione di questa specie € stata cosi varia e confusa tra gli autori in passato come forse nessun’altra mai. Individuata nel 1775 da ScHIFFER- MULLER, venne più o meno bene riconosciuta dai primi revisori e mantenuta come entità distinta sino a GUENEE, sebbene tenuta unita con vitta Esp., TUTT (B. Noct. II 23,55), STAUDINGER: (Cat. p. 150) Hampson (IV,293) e WARREN in Seitz (p. 32) la considerarono una forma di tritici Linn. ritenuta una multi- forme specie, formata persino di maschi portanti antenne diverse l’uno dall’altro, probabilmente a seguito di due grandi infestioni, una in Moravia citata da TREITSCHKE (vol. X pt. II p. 19) e un’altra presso Bringen citata da RÒSSLER in Jahrb. Nass. Ver. fur Natkunde XXXIII-XXXIV p. 87. E possibile che nelle due infestioni vi fossero più specie mescolate, ma gli osservatori ritennero che si trattasse di una sola e, riconoscendo nei vari individui molte delle specie cono- sciute, passarono tutte queste in sinonimia, seguiti dagli autori successivi, sia pure in parte. Più recentemente pare che il bandolo sia stato un po’ districato, ma di concreto pare non vi sia che la conclusione che aquilina Schff. non sia cospecifica nè con fritici L., nè con eruta Hb., nè con vitta Esp., nè con obelisca nè con cursoria ; è invece ancora piuttosto incerto a quali di queste specie appar- tengano le innumerevoli forme che sono state descritte e raggruppate al grande gruppo di tritici ecc. Nel territorio studiato, si è catturato solo un esemplare: 13 Torriglia 20/7/60. Gen. Scotia Hbn. = Agrotis Ochs.: Schm. Eur. IV/66 (1816) nec Hübner (1809-13). Scotia Hbn.: Verz. p. 226 (1821) (4 spp.). Lectotypus: Hampson 1904: N. cinerea Schff. = Agronoma Hbn.: Verz. p. 227 (1821). Lectotypus: Hampson 1904: N. crassa Hbn. (= Tr.). = Georyx Hbn.: Verz. 227 (1821). Lectotypus: Hampson 1904: N. segetis Hbn. (= segetum Schff.). Per molto tempo, da Ochsenheimer in poi, questo genere porto il nome di Agrotis Ochs. Solo recentemente si è rilevato che quel nome cade per omonimia con Agrotis Hbn. (Erste Zutrage). 2. Scotia cinerea Schff. (1775). Noctua cinerea Schiffermüller: p. 80 n. 8 (1775). » obscura Hiibner: Noct. n. 157, 490 (1800/3; 1809/13). ? Phalena denticulata Haw.: p. 133 n. 95 (1803). Agrotis fusca Boisd.: Jc. pl. 78 f. 4 (V. Boursin: Bull. Lyon 1953 p. 118). A. cinerea var. pallida Tutt: B. Noct. II, 76 (1892). » var. virgata ‘Tutt: lc. (1892). Orthosia murina Eversm: Bull. Mosc. III 213 (1847). Agrotis alpigena Tur.: Bull. Ent. It. XVI, 75. A. livonica 'Teich.: St. e Zt. 1886, p. 169. A. tephrina Staud.: Cat. p. 148 (1901). ? A. turatü Staud.: Iris. I 216 pl. 10-5 (1884). | A. cinerea ab. variegata Schaw.: Int. Ent. Ztschr. 28. 416 (1934). » ab. aragonensis Schaw.: l.c. E specie variabile nell’intensita del fondo che passa da grigio molto chiaro con inflessioni cerulee sino al bruno-nero profondo. Il suo abitato copre l’intera Europa e l’Asia minore. NOCTUIDAE DEL MONTE PENICE 69 Si & presentata in massa sino dal principio di giugno, come sempre in Li- guria, per cessare verso la meta del mese; gli esemplari trattenuti sono: Torriglia, 5/VI/60 433, 19; 3992 ab. obscura Hbn. Torriglia, 10/VI 299. Penice, 15/N P3357 te. Torriglia, 24/VI 19 obscura Hbn. S. Salvatore Val Trebbia 19/VI 333, 19 obscura Hbn. 3. Scotia segetum Schff. (1775) Noctua segetum Schiff.: Wien Verz. 81 n. 12; 252 Tav. 1a, 3; 1b, 3 (1775). ? Phalaena clavis Hufn.: Berl. Mag. III 426 n. 47 (1767). | Noctua segetis Fab.: Spec. Ins. II 223, n. 78 (1781). Bombyx caliginosa Esp.: III, 323, Tav. 64 f. 5 (1785). » fuscosa sip. 2.6. 524. 4:2 (1785). » catenatus Haworth: Lep. Brit. p. 54 (1803). » pectinatus Haworth: Lep. Brit. p. 55. » spinulus Haworth: Lep. Brit. p. 57. » monileus Haworth: Lep. Brit. p. 56. » subatratus Haworth: Lep. Brit. p. 61. » nigricornutus Haworth: Lep. Brit. p. 62. Noctua sordida Hbn. fig. 154 (1800/3). Bombyx connexus Haworth: l.c. p. 116. » corticcus Haworth: l.c. p. 116 (corticeus ?). » venosus Haworth: l.c. p. 116. Noctua nigricornis Villers: Linn. Ent. (1789). Agrotis dividens Walker: Lep. Het. X.342. » aversa Walker: Lep. Het. X.345. » marginalis Walker: Lep. Het. X.339. > obliviosa Walker: Lep. Het. X.340. » correcta Walker: Lep. Het. X.345. » conspurcata Walker: Lep. Het. XXXII.696. » repulsa Walker: Lep. Het. XXX1II.696. » certificata Walker: Lep. Het. XXXII.697. Bombyx fervida Hbn. Noct. 146 (1800-3). » praecox Hbn. Noct. 359 (1803-8). Agrotis dimidia Zeller: Isis 439 (1847). ) sicula Bdv.: Gen. p. 109 (1829). > sicania Guen.: Vol. I 275 (1852). » pallida Stauding.: St. e Zt. (1881). 423. > ingrata Butler A.M.N.H. (5) I-ı62 (1878) [secondo Hiroshi Inoue é b. sp. [Check List. Lep. Japan V.444 (1958)]. » denticulosa Wallgr.: Wien e Mon. IV-168 (1860). » lassa Swinhoe: P.Z.S. (1886). 444. » anthracitica Alphér: Hor. Ross. V-38-590 (1908). » nocturna Stauder.: Int. e Zt. 9-16 (1915). » virilis Stauder.: Int. e Zt. 9-16 (1915). » unicolor Pillich. Rovart. Lap. 16-185 (1909). » albiptera Turati: Atti Soc. It. Sci. 60-226 f.6 (1921). > minorata Turati: Atti Soc. It. Sci. 63-61 f. 1-2 (1924). » pseudocos Turati: Atti Soc. It. Sci. 63-61 f. 1-3. > pallidaobsoleta Dann.: Ent. Z. 39-135 (1925). » glaucina Kozhanths: Jahrb. Martjan. 1, 31 (1923). La specie dovrebbe portare il nome clavis di HUFNAGEL, che fu messo in sinonimia dai primi revisori e poi abbandonato per l’incertezza della sua identi- ficazione. Boursın (Bull. Lyon 1953, p. 118) lascia aperto il problema; tuttavia a parte la sua osservazione che HUFNAGEL non cita altrimenti questa comunis- A sima e diffusissima specie (che d’altronde non è neppure citata da LINNEO), 70 E. BERIO mi pare che secondo le regole di nomenclatura l’interpretazione del primo revi- sore successivo debba essere dirimente al riguardo e, salvo errore, il primo è ROTTEMBURG (Naturfoscher 8.109 n. 47), la cui interpretazione è che si tratti di segetum. È strano invece che autori anche recenti come DRAUDT in Seitz Suppl. p. 43 portino la specie col nome segetis e per di più attribuito ad HUBNER, mentre è di FABRICIUS ed è comunque posteriore a SCHIFFERMULLER, la cui diagnosi, corroborata da figure, non lascia alcun dubbio al riguardo. Data la grande variabilità della specie, che si manifesta soprattutto nei di- segni delle ali anteriori più che nel colorito del fondo, sono state descritte molte forme e dati molti nomi, che non vale forse la pena di tener presenti. Essa non*è apparsa gran che numerosa nella zona studiata: Torriglia 5 giugno 1g. ‘) 10 ) 13 19. S. Salvatore Val Trebbia 24/VII 19. Pianostano IX 1954-1955 239, 499, queste ultime di statura notevole (47 mm. di apertura alare). 4. Scotia exclamationis Lnn. 1758. Ph. Noctua exclamationis Linn.: X® p. 515 n. 106 (1758). Phalaena murina De Geer: Mem. II di Ba gt Ave 6 ear). » clavus Hufnagel: Berl. Mag. III, 298 n. 48 (1766). » picea Haworth: Lep. Brit. p. 170 (1803). Noctua unicolor Hübner: Noct. fig. 544 (1800/3) sec. Tutt: Br. Noct. II-124. var. pallida Tutt: Br. Noct. II 124 (1892). var. costata ‘Tutt: l.c. var. rufescens "Tutt: l.c. var. brunnea Tutt: l.c. var. obsoleta Tutt. l.c. var. juncta Tutt: lc. var. lineolatus Tutt: l.c. ab. serena Alphér: Rom. Mém. V. 137. ab. conjuncta Hirschke: Verh, Ges. Wien 60-417 (1910). ab. cuspidata Culot: Noct. I - 70 tav. 11 f. 8 (1909). ab. dufranei Lambill.: Rev. Namur 20 (1907). ab. posteli Culot.: Noct. Eur. Tav. 11 f. 7. ab. wehrlii Vorbr.: Schm. Schweiz II, 622 (1914). ab. quadrimacula Wehrli: Mitt. ran Nat. Ges. 20. 248 Casi ab. nigriorbis Zerny: Ztschr. österr. Ent. Ver. 19. 45 (1934). ab. invertilinea Le Charles: Cat. Lep. Amat. Papill. p. 155 (1923). ssp. informis:Leech.;P:Z. Lond. zoo "Ti sot 1 (1880). f. kurodakeana Matsum: Ins. Mats. I, 110, 114 f. 3 (1927). f. confluens Leech.: l.c. Non vi sono grandi questioni sulle sinonimie; la unicolor di HUBNER è ritenuta sinonimo, per quanto mi consta, solo da TUTT. La forma serena di ALPHERAKY è stata ritenuta eguale a pallida ‘Tutt, ma in seguito si è ritenuto, e forse meglio, che la pallida sia una forma europea della razza orientale che prende il nome di serena Alph. È specie molto variabile di colorito e disegno, e specie molto diffusa in tutta Europa e l’Asia occidentale: si presenta spesso in nu- merosi esemplari. Nella zona studiata comparve subito in dosi massicce sino dalla fine di maggio, che deve essere considerata l’epoca della schiusura, poi decrebbe rapida- mente pur continuando nelle sue apparizioni anche più tardi. Gli esemplari | trat- tenuti furono: ~ NOCTUIDAE DEL MONTE PENICE 71 Torriglia 10/VI 18. S. Salvatore Val Trebbia 19/VI 19. Pendici N. del M. Penice 15/VI 733, 399. Torriglia 29/VII 18. 5. Scotia puta Hbn. Noctua puta Hübn.: Schmett.: Eur. IV 255 (1800-3). Bombyx radius Haw.: Lep. Brit. p. 119 (1803). Noctua lignosa God.: Lep. France V (II) 241 Pl. 67/6 (1821) nec. Hübn. » renitens Hiibn.: l.c. fig. 715-717 (1823-4). Xylina erythroxylea Treits: V (III) 31 (1826). Agrotis radiola Steph.: Ill. B. Ent. Haust. II, 119 PI. 20/3 (1829). Aporophyla catalaunensis Mill.: Rev. Mag. Zool. (III) T. 1 f. 4 (1873). Agr. puta var. obscura Tutt: B. Noc. II-75 (1892). » » var. nigra Tutt: l.c. » » var. meridionalis Spul.: Schm. Eur. I. 157 (1908). » » ab. amartia Schawda: Verh. Ges. Wien. 61, 82 (1911). Euxoa rotroui Rotsch.: Nov. Zool. XXVII, 29 Pl. 17 f. II (1920). » radius erythroxylea ab. major Rots.: l.c. XXVIII, 33 (1920). » siluestri Turati: Att. Sc. Nat. Milano 63 p. 62 (1094); » ©. hoggari minima Turati: lc. Pl. III fig. 7, 8 (1924). » radius andreasi Turati: l.c. p. 67 (1924). Agrotis puta ab. nuda Dennehl: Mitt. Miinch. Ent. Ges. 19 (1929). » » var. subrubra Dannehl: l.c. Euxoa puta ab. marianii Berio: Boll. Ent. It. 64 p. 146 (1932). Agrotis puta syricola Corti-Draudt: Seitz Suppl. 51 pl. 6 (1933). . unica Berio: Ann. Mus. Genova 59-90 (1936). . juncta Berio: l.c. . perfusa Berio: l.c. . cremea Berio: l.c. p. 91. . algerina Berio: l.c. . pheroa Berio: l.c. p. 92. toisca Berio: l.c. Tutti Berio: lc. p. 93. , obscurina. Berio: 1.c..-p, 93. . erythrosimilis Berio: l.c. . Agenjoi Berio: l.c. . transfixa Berio: LC. ‘p. (04. . debilis Berio: l.c. umbra Berio: l.c. p. 95. . tricolor Berio: l.c. monochroma Berio: l.c. p. 96. . uniformis Berio: l.c. . paupera Berio: l.c. . purolimbata Berio: l.c. p. 97. masculina Berio: l.c. . transiens Berio: l.c. . extrema Berio: l.c. p. 98. . feratra Berio: l.c. venata Berio: l.c. p. 99. . lignosina Berio: l.c. . composita Berio: l.c. . golignosa Berio n.n. per lignosa Godart. (preocc.). » » ssp. Predotai Byt. Salz.: Mem. Ent. It. XV 199 (1937). ) ) ) » f. subtusfasciata, Byt. Salz.: l.c. p. 200. Specie proteiforme, di cui ho trattato nella monografia del 1936 citata sopra, a cui rimando. Nell’area studiata si € rinvenuto un esemplare della razza renitens Hb. tipico: S. Salvatore Val Trebbia 19/VI 13. 72, E. BERIO 6. Scotia ipsilon Hufn. Phalaena ipsilon Hufnagel; Berl. Mag. III 416, 99 (1766). Noctua suffusa Schiffm.: p. 80 (1775). ? Noctua spinifera De Villers: Ent. Linn. II 174, 110 (1789). Bombyx spinifera Haworth: Lep. Brit. 51 (1803). Phalaena (Bombyx) spinula Esp.: Spinn. 320 T. 63, 6, 7 (1787). » idonea.-Cram. Uitl. Kap. f.. 275 H.° (1777). var. pallida Tutt: Br. Noct. II-7 (1892). Agrotis frivola Wallgr.: Wien Ent. Mon. IV, 69 (1860). ) bipars Walk.: List. X 334 (1856). var. pepoli Bert.: Bull. Ent. It. VI, 139-146 PI. III (1874). Agrotis aureolum Schaus.: Journ. N.Y. Ent. Soc. VI, 107 (1898). ab. fusca Dannehl: Ent. Z. 39 p. 135 (1925). ab. obscura Lenz: Ostheld. Schm. Südbayerns. II, 249 (1927). I primi autori distinsero questa specie col nome suffusa di SCHIFFERMÜLLER, pure identificandola con la Phalaena ipsilon di HUFNAGEL e di ROTTENBURG; (così June, DE VILLERS e BoRKHAUSEN) con TUTT, STAUDINGER, HAMPSON e WARREN (Seitz) venne riesumato il nome di ypsilon, ma attribuito a ROTTENBURG (Naturforscher IX 141 n. 99) che tuttavia è posteriore di 10 anni alla descrizione di HUFNAGEL. Boursin in Bull. Lyon 1953 p. 118 ha riconosciuto giustamente la priorità ad HuFNAGEL che proprio non si comprende come sia stata pretermessa prima. Per alcuni autori l’annexa di STEPHENS e quella di 'T'REITSCHKE, oppure solo quella di STEPHENS, vennero considerate forme di questa; e anche WARREN am- mette la annexa di STEPHENS come una forma piccola di zpsılon; in realtà la fi- gura di STEPHENS è ben lontana dal rappresentare qualcosa di riportabile a que- sta specie. | La specie non è molto variabile e i molti nomi avuti da autori americani o per esemplari extraeuropei si spiegano solo col suo cosmopolitismo. | Nella zona studiata si € presentata frequentemente; gli esemplari comparsi sino verso la fine di luglio furono pochi, il 29 luglio ne comparvero una trentina in una serata. Vennero conservati: Torriglia 24 giugno 1g. » 15 luglio 18. S. Salvatore Val Trebbia 24 luglio 234. Gen. Rhyacia Hbn. Rhyacia Hübner: Verz. 210 (1821) (2 spp.). Lectotypus: Hampson 1904: N. lucipeta Schiff. 7. Rhyacia lucipeta Schiff. Noctua lucipeta Schiffermüller: Wien. Verz. pag. 71 (1775). ab. bella Stephan; Iris 39, 18 (1924). ab. obscurior Druet: Rev. Namur 24 p. 43 (1924). ab. fallida Druet: l.c. Specie di identificazione non controversa. Europa ed Asia minore. GUENEE la dice rara, ma al Sud dell’abitato pare abbastanza frequente. Esemplari cat- turati: Pendici Nord del Penice 15/VI 1g, 19. NOCTUIDAE DEL MONTE PENICE 73 Gen. Peridroma Hbn. Peridroma Hübner: Verz. p. 227 (1821) (4 spp.). Lectotypus: Smith, 1888 N. saucia Hbn. 8. Peridroma saucia Hbn. Noctua saucia Hübn. fig. 378 (2) (1803-8). ? Noctua polygona Bork. Vol. IV - 520 n. 208 nec Schiffm. (1792). Noctua aequa Hübn. fig. 564, 811, 812 (1808-9; 1828-32; 1832-33). ue) margaritosa Haworth: Lep. Brit. p. 156 (1809). » majuscula Haworth: l.c. p. 157 (1809). Staelotis stictica Blanch, in Gay: Chile VII, 73 vol. 6 pag. 8 (1854). » infuscata Blanch. lc. p. 74 (1854). Brotis orophila Geyer: Zutr. Ex. Schmett. V, 7 ff. 809, 810 (1837). Agrotis inermis Harris: Rep. Ins. Mass. 323 (1841). » angulifera Wallgr.: Wien ent. Mon. IV, 169 (1860). » orton Packard: 1° Rep. Peab. Ac. Sci. 63 (1869). » impacta Wlk. X, 338 (1856). » intecta WIk. X, 338 (1856). » ambrosioides Wik. XI, 738 (1857). ab. nigrocosta Tutt: Br. Noct. II, 4 (1892). » ochrea-costa Tutt: l.c. » vufa "Tutt: Le; » brunnea Tutt: l.c. » philippsi Caspari: Jahrb. Nass. 52, 187, fig. 14, 15 (1899). » semifusca Butler: T.E.S., 129 (1882). » decolor Rebel: Rovart-Lapok 23, 108 (1916). » fuscobrunnea Strd. Arch. Nat. ges. V, 81 A. 12, 146 (1915). » cyrnaea Spul.: Iris V, 21, 287 T. 4 f. 3 (1908). » tenebricosa Schaw. Z. st. Ent. Ver. 14, 97 (1929). È specie che copre tutta l’Europa. La inclusione di polygona Bkh. operata da TREITSCHKE (Vol. V p. 149) è stata abbandonata da quando GUENÉE ha dichiarato di non riconoscervi la specie di cui è caso. È evidente però che la polygona di BORKHAUSEN non sia neppure la polygona di SCHIFFERMÜLLER e pertanto non è improbabile che si tratti proprio di questa specie. La identificazione, però, dal punto di vista puramente nomenclatorio, non ha importanza perchè polygona Bkh. non potrebbe avere im- piego essendo comunque omonimo di polygona SCHIFFERMÜLLER. Nelle località studiate la specie si è presentata sporadicamente colle seguenti apparizioni: Torriglia 10/VI 13 19 tipica. Pendici M. Penice 15/VI 13 della f. nigrocosta Tutt. S. Salvatore Val Trebbia 24/VII 19 della f. ochreicosta ‘Tutt. Gen. Lycophotia Hbn. Lycophotia Hiibner: Verz. 215 (1821) (5 spp.). Lectotypus: Hampson 1905: N. porphyrea Schff. (= porphyria Schiff.). = Scotophila Stph.: Brit. Haust. III (1829) nec Hübner. Verz. 209 (1821). Holotypus: N. porphyrea Schiff. 9. Lycophotia porphyrea Schiff. Noctua porphyrea Schifferm.: .Wien. Verz. p. 83 (1775). ? Noctua birivia Borkh.: Schm. Europ. vol. IV p. 206 n. 93 (1792). Noctua picta Fab.: Ent. Syst. III, 2, 91, 270 (1798). » concinna Esp.: IV, 152 Noct. 73, 1 p. 500 (1786). » lepida Espvy lcs fig. 2 0 $01: (1786), » varia De Villers: Ent. Linn. II, 276 n. 351 (1789). ? Phalaena artemisiae Cramer: Uitl. Kap. IV T. 396 fig. G p. 223 (1777). 74 E. BERIO Noctua ericae Haworth: Lep. Brit. p. 187 (1803). Phalaena strigula Thumberg: Mus. Naturalium 72 N. 19 (1788). : Noctua arnicae Osbeck: Göteb. Wet. Sam. Wet. Afd. I. 52 (1778). var. marmorea Grasl. Ann. Ent. France, p. 312 (1863). var. suffusa Tutt: Br. Noct. II 89 (1892). var. astur Culot: Noct. V, I p. 28 (1909). var. caucasica Spuler: Schm. Eur. V. I. 154 (1910). var. nitescens Dannehl: Ent. Z. 39, 120 (1925). Vi è un po’ di confusione nelle antiche sinonimie, perché i primi autori interpretarono in senso difforme dall’odierno la porphyrea di SCHIFFERMÜLLER (V. Esper; Eul. Tav. 145 Noct. 66/5; Lance: Verz. sein Schmett. 139 N. 1016; Goze: Ent. Beytt III, II; 217.N.. 164; June: Verz: Eur: Schmett.). HÜBNER nelle sue figure 93 e 473 della Sammlung Europ. Noct. dette una diversa inter- pretazione che è tutt’ora seguita, ma autori successivi dettero la paternità della specie a quest’ultimo autore pretermettendo SCHIFFERMÜLLER, e così TUTT, seguito da STAUDINGER, la fecero passare in sinonimia con la più antica strigula di THUNBERG. Anche le sinonimie che includono birivia di BORKHAUSEN, la arnicae di OsBECK (non meglio identificata e citata dallo stesso 'THUNBERG) e soprattutto la arnicae di CRAMER, che furono in un primo tempo instaurate rispettivamente da OCHSENHEIMER (vol. IV p. 75), da T'HUNBERG (l.c.) e da HUBNER (Verz. p. 215) nonchè da TREITSCHKE (vol. V p. 73) vennero conservate sino ad HEYDENREICH (Schm. Eur. p. 37), ma non compaiono più dal Catalogo di STAUDINGER in poi. Non è specie molto variabile, copre il Nord-Europa e scende sino ai Pirenei e all’ Italia del Nord. Non Pho mai trovata sul versante sud dei monti che sbarrano la Liguria, ed è solo in questa occasione che venne rinvenuta nell’immediato entro- terra ligure. Comparve con andamento nettamente affollato intorno ad una data, che può essere considerata come indice dell’epoca di schiusura: poi scomparve. Tutti i reperti si possono riferire alla forma tipica, e non differiscono nei colori dagli esemplari del centro Europa. Nel complesso però tutti gli esemplari della zona considerata sono di statura grande, mentre pare che gli esemplari nordici siano più piccoli. Torriglia: 24/VI 14. » 15/VII 738. » 17/VII 1033, 19. pe DONNE 1430772060, » 29/VII 238. 10. Lycophotia erythrina H-Schaff. Agrotis erythrina H-Schaff.: Schm. p. 543 (1843-56). ab. vulpecula Wagner: Z. öst. Ent. Ver. VIII, 69 (1923). var. dalmatina Wagner: l.c. f. corsicina Schawda: Ztschr. österr. Ent. Ver. 16, 3 (1931). F. arcana Schawda: l.c. Specie segnalata inizialmente per il Centro e Sud della Francia, poi Sviz- zera, Spagna, infine Dalmazia e Corsica. Secondo MARIANI, nel Lazio Toscana, e Trentino, in luglio. È anche specie di altitudine essendo la f. arcana di SCHAWDA stata catturata sui 1100 metri di altezza. Io ne ho catturata una © nel 1932 a Sa- rissola, nell'entroterra ligure, vicino a Busalla, in luglio. Nella località studiata si è presentata relativamente numerosa con esemplari molto freschi ed altri molto sciupati: è però specie facile a guastarsi. NOCTUIDAE DEL MONTE PENICE 25 Il colorito di questi esemplari è molto scuro e ben poco appare la tinta fulva che le ha dato il nome. È difficile poter dire se si tratti di una razza particolare o meno, sino a che non si disponga di maggior materiale di più località. Torriglia: 24 giugno 14 in perfette condizioni, tipico. ) 15 luglio 588 di cui due in buone condizioni, due in medie e 1 in cattive condizioni. Tutti colle ali ant. molto scure, quasi nere (ab. vul- pecula Wgr. ?). Fig. I - Lycophotia porphyrea Schiff.: a destra, valva destra. - Lycophotia erythrina H.S.: al centro, valva destra; a sinistra, penis. Torriglia: 20.VII 13 guasto della forma scura. ) 17.VII 833, 19; una coppia perfetta, 13 in buone condizioni, tutti gli altri più o meno guasti. Gen. Ochropleura Hbn.. Ochropleura Hbn.: Verz. 223 (2 spp.) (1821). Lectotypus: Grote 1895: N. plecta Linn. = Actebia Steph.: Ill. Haust. III. 20 (1929). Holotypus: N. praecox Linn. 11. Ochropleura plecta Linn. Noctua plecta Linn.: Fn. Suec. II® ed. 321. N. 1216 (1761). var. anderssoni Lampa: Ent. Tidskr. p. 54 (1885). var. unimacula Stgr. St. e Zt. p. 213 (1859). var. glaucimacula Graes: Berl. e Zt. 321 (1888). 76 E. BERIO Ochropleura vicaria Wk.: X. 409. » costalis Moore: P.Z.S. 56 (1867). ) ignota Swhoe: P.Z.S. 411 (1889). ab. fasciolata Heinrich: D.e. Zt. 512. Tav. 4, 9 (1916). ab. fuscicosta Hirschke: Vest. Ges. Wien. 60, 413 (1910). ab. strigata Hirschke: l.c. ab. plectella Strand: Arch. Nat. ges. 81. A. 12. 145 (1915). ab. rubricosta Fuchs: Jahrb Nassau 53. 216. var. mucidata Dannh.: Ent. Z. 39. 128 (1925). Specie ben individuata sino dai primi autori, non ha dato luogo a incer- tezze. Le forme descritte recentemente hanno carattere aberrativo e non portano peculiarità molto spiccate. Si estende all'Europa, Asia e Nord America. Nell’area studiata non si è mai presentata a grandi gruppi: Torriglia: 5.VI 34%. > 10. VI 299. » 24.VI 299. S. Salvatore Valtrebbia: 24.VII 234. Gen. Amathes Hbn. Amathes Hübn.: Verz. p. 222 (2 spp.) (1821). Lectotypus: Butler, 1889. N. baja Schff. = Megasema Hbn.: Verz. p. 222 (5 spp.) (1821). Lectotypus: Moore, 1881 Phal. triangulum Hufn. = Segetia Stph.: Brit. Haus II (1829) (2 spp.). Lectotypus: Boisduval; 1836 N. xanthographa Schiff. (= Espr), 12. Amathes c-nigrum Linn. Phal. Noctua c-nigrum Linn.: X® ed. 516 (1758). Bombyx nun-atrum Esper: III p. 385 (1777). » gothica var. singularis Esp.: tav. 76 f. 3 (1786). var. suffusa Tutt: Br. Noct. II 110 (1892). var. rosea Tutt: l.c. ab. umbrata Schultz: Soc. Ent. 22, 185 (1908). ab. fritschi Culot: Noct. I, 45 tav. 7, 4 (1909). ab. depravata B-Haas: Iris 26, 139 (1912). ab. nigrescens Buresch: Arb. Bulg. Not. Ges. 14, 90 (1914). ab. maerens Dannehl: Ent. Zt. 39, 123 (1928): ab. degenerata Staudg.: St. e Zt. 1889, 26 = Seitz III PI. 0, g Specie diffusa in Europa e Nord America, sovente a carattere di peste. Nelle località studiate e durante la stagione 1960 anche altrove in Italia si pre- sentò in quantità enormi, tanto che spesso furono necessari eccidii di migliaia di individui per poter tenere lo schermo relativamente sgombro per le altre specie. Non vennero trattenuti naturalmente molti esemplari sulle migliaia catturati a partire dalla metà di giugno in poi: l’acme si raggiunse alla fine di luglio e pro- seguì per tutto settembre. Trattenuti: Torriglia: 10/VI 18. Pendici Nord Penice: 15/VI 14 1%. S. Salvatore Val Trebbia: 24/VII; 934, 299. 13. Amathes triangulum Hufn. Phalaena triangulum Hufnagel: Berl. Mag. III, 306 (1766). var. intermedia Tutt: Br. Noct. II, 109 (1892). ab. avellana Hirschke: Verh. Ges. Wien 60, 413 (1910). var. obscurior Sälzl.: Mitt. Münch. Ent. Ges. 18, 62 (1928). NOCTUIDAE DEL MONTE PENICE 11 Molti autori antichi descrissero e figurarono questa specie credendo di avere a che fare con la Noctua sigma di SCHIFFERMULLER € cosi vi sono molte sigma che rientrano, come sinonimi, in questa. L’errore pare sia stato iniziato, come spesso, da ESPER e i suoi seguaci sono stati variamente interpretati in se- guito. TREITSCHKE ha confuso con questa anche la ditrapezium di SCHIFFERMULLER e di ILLIGER, ma con GUENEE le cose si sono chiarite. Data la varia interpretazione e il fatto che essendo esclusa una identità di questa con la vera sigma di SCHIF- FERMULLER, tutte le altre citazioni di sigma nel senso di triangulum sono prive di valore nomenclatorio (perchè omonimi o errate identificazioni) e le ho tralasciate dalla sinonimia, anche se gli autori moderni citano fra i sinonimi specialmente le sigma di EsPER, tanto più che pare che a questa, che data dal 1786, sia pre- cedente una analoga errata interpretazione di Knock (Beytr. III-94 Tav. IV, 7, 1783) che, comunque, dovrebbe eliminare anche l’attribuzione di ESPER alla sigma sinonimo di questa. Le varietà normanianus Grote (indicata come Normanniana) da STAU- DINGER ritenuta cospecifica e sinonimo di obtusa Speyer, è in realtà una specie a sè (vedi Forbes: Lep. N. York). La specie è molto comune secondo GUENÉE (vol. V p. 329); e copre tutta Europa. Nella zona studiata comparve solo a meta giugno ma solo alla meta luglio si presentò in quantità massive, per scemare poi verso la fine del mese. Gli esemplari catturati sono 1 seguenti: Pendici M. del Penice: 15/VI 14. Torriglia: 15/VII 1434, 19. ) NIE ASS AS » 20/VIL 333, 18; S. Salvatore Valtrebbia 24/VII 833. Torriglia: 29/VII 2033. Gen. Noctua Linn. Noctua Linneo: Syst. Nat. X (1758). Lectotypus: Latreille 1910 N. pronuba L. (= F.). = Triphaena Ochs. (1816) IV. Lectotypus: Duponchel, 1829: N. pronuba (= L.). = Lampra Hbn.; Verz; 221 (1821); Holotypus: N. fimbria L. (= fimbriata Schr.). =. Euschesis Hbn.: Verz. 221 (1821). Lectotypus: Hampson 1904 N. janthina Schiff. 14. Noctua pronuba Linn. (1758). Noctua pronuba Linn.: X p. 513 n. 87 (1758). Triphaena innuba Treitschke: vol. V p. 265 (1825). ) pronuba var. ochrea Tutt: Brit. Noct. II p. 99 (1892). » » puta lust Tie: » > brunnea Tutt l.c. » » coerulescens Tutt l.c. » » ab. hogei Herr. Schäff. Neue Schm. p. 117 (1856). ? Noctua connuba Hiibner. Noct. n. 680-681 (sec. Seitz.) (1818-19). [Il riferimento del Seitz secondo me è errato. A parte che la sua figura non ha nulla a che ve- dere con le figg. 680-681 di HUBNER, la mancanza della lunula nera nelle ali posteriori non è sufficiente indizio che si tratti di una pronuba che ha le ali anteriori molto più lunghe, il segno nero apicale ben marcato e una statura notevolmente maggiore. Vedasi nota alla specie orbona Hufn.] 78 . E. BERIO Noctua pronuba ab. denigrata Schultz Ent. Z. 21, 247 (1907). » » » maculina Wihan. Soc. Ent. V, 32, 4 (1917). » » » pallida Kaiser Mitt. Munch. Vv, 9; 13 i. 2 (1919). » » » cracoensis Prüffer. Bull. Ac. ae 10, 197 (1914). (forma chimica V. NiesiloskinStraw:ikorm: fiziogr. Krakau. 1928 p. 41) » » » decolorata, Turati: Atti Soc. It. 62, 49 (1923). . » » » nuba Kaiser: Mitt. Miinch. Ent. Ges. 9, 13 (1919). Specie sempre presente in tutte le località e sempre in molti esemplari, specialmente a meta giugno, epoca della probabile schiusura. Secondo TUTT la forma tipica è grigio pallido uniforme, la forma innuba Tr. è bruno-nera con- colore, e vi sono poi varie gradazioni di fondo e forme con la costa più chiara del fondo a cui egli attribuisce nomi distinti. La specie è estremamente variabile e diffusa in Europa e Asia. Data l’enorme frequenza al lume, molti esemplari si dovettero ate per non intralciare le cacce. I trattenuti furono i seguenti: Pendici M. Penice 15/VI: 299 var. ochrea Tutt. » ) ) 13 var. innuba Treits. » » > 333 var. ochrea-brunnea Tutt. » » » 2393 var. grisea-brunnea Tutt. S. Salvatore Valtrebbia 19/VI: 499 var. ochrea Tutt. ) » » 39g var. innuba Tutt. » ) » 1g. var. rufa Tutt. » » » ‘253 var. grisea-brunnea Tutt. » ) ) 19 var. coerulescens Tutt. Noctua orbona-subsequa-comes etc. Il gruppo delle due specie simili che hanno avuto dagli autori i nomi or- bona-subsequa-comes e altri ha dato luogo a grandi equivoci e confusioni da quando sono state scoperte in poi. L'origine del vero e proprio caos che avvolge le due specie è dato sia dall’uso inv.lso nei primi revisori di attribuire alle entità non già 1 nomi più antichi ma quelli ritenuti più conformi; sia dalle erronee identi- ficazioni dovute ad una imperfetta conoscenza delle specie, sia infine a veri e propri errori, anche in autori moderni e al loro perpetuarsi per semplice acco- glimento sotto l’egida dell’« ipse dixit ». Tuttavia, ci sembra che non sia impossibile stabilire quale sia l’esatta no- menclatura delle due specie, ora che si conoscono le date esatte dei nomi, dato che esse specie hanno un carattere distintivo assolutamente e perfettamente di- rimente. La situazione sembra, poi, più confusa di quanto non sia, perchè gli autori sono sempre andati in cerca delle sinonimie intese in un senso molto lato. Consi- derando infatti che l’errore di identificazione rende ceduco il nome male attri- buito, si potrebbero stabilire le sinonimie tenendo conto solo dei nomi validi e trascurando quegli altri che sono stati male attribuiti, il che semplificherebbe in- finitamente le cose. Nel caso concreto, i nomi da prendere in considerazione sono poi tre prin- cipali: orbona, subsequa e comes. Trovato l’autore di ciascuno dei tre si tratterà di stabilire, essendo in discussione due sole specie, quali siano i due nomi che, nella intenzione del loro autore, si riferiscono alla stessa specie, per avere chiarito definitivamente il problema. Tutte le altre attribuzioni degli stessi tre nomi fatte dagli autori successivi ai primi potranno poi essere considerate per semplice ri- ferimento o curiosità, ma in fondo, ai fini nomenclatorii, sono perfettamente NOCTUIDAE DEL MONTE PENICE 79 inutili perche o corrispondono cogli originali e allora sono semplici riferimenti o non corrispondono e allora debbono essere trascurati come dei semplici errori. La storia delle sinonimie, a grandi tratti, di queste due specie, pud essere cosi tratteggiata: BORKHAUSEN, uno dei primi revisori, non aveva ancora percepito la esistenza di due specie, e cosi passava come sinonimi 1 due nomi gia creati ai suoi tempi (1792), e cioè orbona e subsequa. Con OCHSENHEIMER, tra i revisori, e non tra gli speciografi, si distinsero le due, col nome rispettivamente di subsequa l’una e di comes (= orbona) l’altra. GUERNEE inverti la seconda sinonimia facendo da un lato subsequa e dall’altro orbona (= comes); come vedremo, questa fu la interpretazione giusta, secondo il principio di priorita. Senonchè, tra 1 moderni, STAUDINGER confuse le cose, fa- cendo orbona (= subsequa) e comes; e Hampson lo seguì, purtroppo errando nell’attribuzione delle paternita, e nelle date di pubblicazione dei nomi, seguito recentissimamente da Boursin (Bull. Lyon 1953 n. 5 p. 118) che ne ricalca in pieno gli errori. WARREN in Seitz, probabilmente rilevando e ritenendo le osser- vazioni di TUTT in Brit. Noct. II vol. tornò alla retta statuizione di GUENEE che, come or ora dimostreremo, è la giusta (subsequa - orbona (= comes) ). Cominciamo con lo stabilire le date e gli autori dei tre nomi: orbona fu creato da HuFNAGEL nel 1767, e applicato in seguito, fra gli altri primi autori, da Fasricius (Mantissa) 1777; da GOZE (1779), da DE VILLERS (1789) e ancora da FABRICIUS (Entom. Syst.) nel 1794. subsequa è di SCHIFFERMÜLLER (1775), ripreso poi, più o meno esattamente e conformemente, da Esper (1777), GÔZE (1779), BRAHM (1790), BORKHAUSEN (1792), HÜBnER (1800-1803), ILLIGER (1801), OCHSENHEIMER (1816) e TREITSCHKE (1825). comes è di HUBNER la cui data di edizione (1809-13) è accertata definitivamente da HEMMING nella sua critica « Hübner » Vol. I p. 260, ed è stato riprodotto da OCHSENHEIMER e da TREITSCHKE. Gli autori che, come HAMPSON, hanno attribuito quest’ultimo nome a TREITSCHKE, non hanno notato che, a parte le incertezze allora note sulle date di edizione di HÜBNER, vi era un elemento assoluto di priorità: che HÜBNER è citato da TREITSCHKE e da OCHSENHEIMER, il che vuol dire che li precede, senz'altro. Per attribuire rettamente questi tre nomi, nella loro accezione originale, è sufficiente ricercare nelle diagnosi la presenza del carattere discriminante che è dato da un segno nero ben distinto in forma di trattino ben apparente, alla costa, poco prima dell’apice, così come si trova nella specie pronuba, più grande ma simile alle due in esame. Orbene è facile rilevare subito che HUFNAGEL non ha veduto tale trattino, diagnosticando la orbona come una nottua con le ali bruno-rossastre, con reni- forme bruna e basta; e come invece SCHIFFERMULLER abbia rilevato tale carattere includendo la specie nelle « Noctue atrosignatae » ossia in quelle che portano ap- punto tale trattino. La conclusione, assolutamente incontrovertibile, è che, es- sendo la orbona di HUFNAGEL e la subsequa di SCHIFFERMULLER le due prime pub- blicate (1767 e 1775), le due specie debbono essere catalogate sotto questi due nomi, caducandosi il nome comes Hb. (1809-13) come sinonimo di uno qualunque dei due. L’esame della figura rispettiva di HÜBNER, n. 521, rende subito evidente che si tratta di orbona Hufn. © Trattando ora delle singole specie si esamineranno le sinonimie complete. 80 E. BERIO 15. Noctua subsequa Schiff. (1775). | Noctua subsequa Schff.: Wien. Verz. p. 79 (1775). Specie molto meno frequente che orbona Hufn., si è sempre presentata sporadicamente. Pendici del Penice 15/VI 19. S. Salvatore Val Trebbia JOVI LS ja Torriglia 17/VII 14. Pare che la specie presenti al Nord dell'anno maschi con la punta delle valve molto meno appuntita che in quelli meridionali; l’esame di molto materiale solo potrà stabilire se si tratta di differenze individuali o geografiche. Frattanto segnaliamo qui che gli esemplari della zona studiata hanno la punta delle valve appuntita come gli esemplari di Siria, mentre quelli provenienti dall'Olanda hanno le punte molto meno aguzze. 16. Noctua orbona Hufn. Phalaena orbona Hufnagel; Berl. Mag. III 304 n. 57 (1767). Phalaena pronuba minor De Villers: Ent. Linn. II, 279 n. 361 (1789). Noctua comes Hübner: Noctuae fig. 521 (1809-13). Noctua consequa Hübner: l.c. fig. 105 (1800-3). ? Noctua interposita Hübner: Beytr. I, 3,5 432 pi 118. Triphaena prosequa Ochs.: Vol. IV, I, p. 69 (1816). ) adsequa Treitschke: V p. 258 (1825); » orbona var. pallida Tutt: Br. Noct. II p. 96 (1892). ) » grisea Tutt: ibid. » » subvar. rufo-grisea Tutt: ibid. ) »- "var, ochrea Vutt; ibid. » » subvar. rufo-ochrea Tutt: ibid. ) » var. virescens Tutt: ibid. ) » var. rufescens ‘Tutt: ibid. > yi evar, 'rufa‘ Putt: abıd, » » var. nigrescens ‘Tutt: ibid. » » subvar. rufo-nigrescens Tutt: ibid. Noctua connuba Hübner Noct. N. 680-681 (sec. Guenée ed Heydenreich). [Il riferimento di connuba Hbn. (fig. 680-681) a questa specie fatto da GUENÉE ed HEYDENREICH secondo me è esatto, contrariamente all’opinione di WARREN che la riferisce a pronuba. La figura di HUBNER manca, è vero, della lunula nera nelle ali posteriori, il che è ritenuto elemento determinante di WARREN, ma la statura e la forma delle ali, la mancanza del segno nero all’apice, sono di orbona Hufn. senza contare che molte orbona portano realmente la lunula molto cancellata.] Triphaena orbona var. curtisi Newm. Entgist. V, 224. » » var. virgata Tutt: ibid. » » ab. demarginata Schultz: Ent. Z. 21, 246 fig. (1907). » » ab. non-marginata Lucas: Bull. Ent. Fr. p. 402 (1903). » i... DSP, gave Pieszeck ) Jahresb ent: Ver 175 213 DI: fig; » comes ab. corsatra Schaw.: Iris. 40 p. 150 (1926). Rhyacia orbona var. robusta Turati: Atti Soc. It. Sc. Nat. 63 P- Ma (1024). ) ) var. olivacea Turati: ibid. » » ab. bergensis Sp.-Schnd. » » ab. attenuata Warr. Seitz, 42 (1913). » » ab. conjuncta Warr. ibid. » » form. fumida Warr. ibid. Tav. 9,e. Specie quanto mai variabile e sparsa sul continente, nell’Africa del Nord, ecc. E comparsa sempre discretamente numerosa, in esemplari freschi. Abbiamo trattenuto solo una parte perchè, come per certe altre specie (c-nigrum, vitellina NOCTUIDAE DEL MONTE PENICE 81 ecc.) il gran numero di individui in certe sere era di ostacolo alla cattura di altre specie più importanti. Gli esemplari trattenuti sono: | Penice 15/VI 233 consequa. S. Salvatore Val Trebbia 19/VI 233 orbona tipica e 19 consequa. Torriglia: 24/VI 19 consequa. ) 15/VII 299 tipica e 833 consequa. 2 20/VII 12 consequa. | » 24/VII 13 tipica. | | Pianostano (1955) 1g tipica, 12 consequa e 19 adsequa all’esca. Fig. II - Noctua subsequa Schiff.: A, valva destra (ex. di Olanda); B, valva destra (ex. di Tor- riglia). 17. Noctua fimbriata (Schreber) Phalaena fimbriata, Schreber: Nov. Ins. Sp. 13 n. 11 fig. g. (1758). Ph. Noctua fimbria, Linn.: Syst. Nat. XII? 842, n. 123 (1767). Noctua solani, Fab.: Mant. II p. 150 (1787). Ph. domiduca Hufn.: Berl. Mag. III, 404 n. 81 (1767). Ph. N. parthenii, Schck: Berl. Gesell. I, 297 tav. 8 f. 1. Triphaena fimbria var. rufa Tutt: Brit. Noct. II, 92 (1892). D » » brunnea Tutt: Lec. » > » virescens Tutt: l.c. ) » » brunnea-virescens Tutt l.c. ) » ab. brunnea Rocci Atti Soc. Ligur. 24, 142 (1914). » ) » rufa Rocci Atti Soc. Ligur. 24, 142 (1914). » » » nigrescens Busse. Z. 6st. Ent. Ver. 10 p. 50 (1925). » > var. obscura Lenz: (Ostheld) Schm. Sudbayern. II, 234 T. 13 f. 3 (1927). ) > » variegata Lenz: loc. fig. 1. ) » ab. jago Cathérine: Amat. Papill. IV, 23% (19020) Il nome di SCHREBER è stato sempre trascurato, anche se riportato da certi autori (ad es. BORKHAUSEN; Tom. IV, 104 n. 41; HUBNER; Syst. Verz. p. 27; HEYDENREICH: Syst. Verz. p. 35 ecc.) e la specie indicata sempre col nome di LINNEO. Boursin: Bull. Lyon 1953 p. 118 ha riesumato il nome di SCHREBER, 82 E. BERIO doverosamente, il che cambia notevolmente la nomenclatura e la sinonimia delle forme interne che la specie presenta. Quella, infatti, che sinora è stata accettata come la forma tipica, riferita alla diagnosi di LINNEO, non corrisponde esattamente alla fimbriata di SCHREBER, come si vede dalle diagnosi rispettive. Schreber dice: « Phalaena ( fimbriata) seticornis spirilinguis, alis superioribus virente carneis, inferioribus fulvis: fascia nigra marginali » (cit. di BORKHAUSEN, Tom. IV, p. 104 n. a1): E Linneo: « Phalaena Noct. fimbria, spirilinguis, laevis, alis incumbentibus griseo fasciatis, inferioribus helvolis: macula lineari atra ». La tipica ha dunque le ali virente-carneis, ossia verdi e rosee, mentre la fimbria di Linneo le ha grigie. Quest’ultima è stata ritenuta da GUENÉE, che sembra essere il primo ad aver compiuto una scelta, la forma con le ali « nanchino chiaro, con pochi disegni, non figurata da HÜBNER ». (GUENÉE, Noctuél. V,318) e TUTT la identifica con la forma pallida giallastra-grigia (TUTT: Brit. Noct. 1197), La variabilita della specie si manifesta ordinariamente sulle ali anteriori che possono presentare infinite sfumature secondo due direttive: una che partendo da colori verdi oliva profondi, senza intonazioni rosse o rosee, si svolge schiarendo fino a presentare forme grigio pallide quasi bianche e senza disegni; un’altra che parte da colori rosso mattone cupi si schiarisce sino al rosa chiaro. Vi sono poi rari esemplari che mescolano i colori verdi coi rosa. Secondo WARREN (Seitz IV,63) le 99 sarebbero da giallo ocree a rosse e i Sg da rossobruno a verde oliva: ma in realtà, invece, i 44 portano sia le colo- razioni sul verde che sul rosso più o meno scuri (normalmente sempre scuri) e le 29 le colorazioni chiare, siano esse della linea verde che della rossa. La sinonimia che include la Ph. Noct. parthenii di SCHRANK è di qualche autore antico (BORKAUSEN, HEYDENREICH) ma sembra essersi perduta negli au- tori più recenti. Tutto sommato, le forme interne della specie parrebbero le seguenti: a) f. tipica fimbriata Schr. con ali verde oliva misto con rosa (= brunnea-vi- rescens T'utt). b) f. fimbria L. con le ali grige chiare con pochi disegni. c) f. solani F. con le ali verde oliva scure. d) f. virescens 'Tutt con le ali verde chiaro. e) f. rufa Tutt con le ali rosa chiare. f) f. brunnea Tutt con le ali rosso bruno scure. g) f. nigrescens Busse con le ali quasi nere. h) f. obscura Lenz con le ali scure. i) f. variegata Lenz con fondo biancastro distalmente e zona mediana scura. 1) ab. jago Cath. è una solani che porta le ali posteriori bruno caffè anzichè gialle. Le forme brunnea e rufa attribuite a Roccı da BANG Haas non possono es- sere mantenute trattandosi di omonimie primarie. La specie è molto diffusa, in Europa, Algeria e Asia Minore. Essa non si presentò alla lampada nè il 5 nè il 10 giugno; il giorno 15 comparve in massa tanto che in tre ore se ne catturarono 41 esemplari. La fre- quenza scese a 19 es. il giorno 19 giugno, e a 13 es. il 24: in seguito comparve con una decina di individui per tutto luglio, e qualche esemplare si presentò in agosto e settembre in altre località (Como-Alpi dolomitiche). NOCTUIDAE DEL MONTE PENICE 83 Gli esemplari catturati nella zona studiata furono 1 seguenti: 15 giugno: Pendici N. del Penice 933 (f. solani F.) } ), » 899 (f. virescens Tutt) » 19 grigia chiarissima (f. fimbria L.) ) 13353 (f. brunnea Tutt) | | » 233, 899 (f. rufa Tutt). 19 giugno: S. Salvatore Val Trebbia: 633 (solani F.). >» >» » » > 233, 799 (f. virescens Tutt). » 499 (f. rufa Tutt). 24 giugno: Torriglia: 14 (solam F.). ) ) » » 14, 499 (virescens Tutt). 13 (brunnea Tutt). 1g, 599 (rufa Tutt). 15 luglio: Torriglia: 233 (solani F.). » » 13 (f. tipica). » » 19 (virescens Tutt). 17 luglio: Torriglia: 235 (solani F.). » » 399 (virescens Tutt). » > 299 (fimbria L.). » » 15, 299 (rufa Tutt). 24 luglio: S. Salvatore Val Trebbia: 299 ( fimbria L.). » » » » » » 1g (brunnea 'Tutt). 299 (rufa Tutt). 18. Noctua interjecta Hbn. Noctua interjecta Hübner: Eur. Schm. Noct. f. 107 (4) (1800-3). Phal. Noctua fimbria minor, De Vill.: p. 359 (1789). Triphaena interjecta var. rufa Tutt: Br. Noct. IT 91 (1892). var. caliginosa Schawerda Verh. Ges. Wien V, 68 f. 3, 4. Specie ben poco variabile, la cui var. rufa è solo poco più rossa della ti- pica. Caliginosa Schaw. è una razza (sec. Seitz) con ali bruno chiare, molto fine- mente disegnate, e fascia sottile delle ali posteriori. Benché non abbiano ricevuto un nome, nelle serie si rinvengono esemplari con la fascia delle ali posteriori molto più larga del solito. Copre il centro e Sud Europa, come anche l'Inghilterra. È stata catturata isolatamente, e non ha dato indicazioni di schiusura. STEPHENS: Ill. Brit. Haust. Tom. II, p. 105 n. 6, dice di averne catturato un numero considerevole nel giugno 1826, il che potrebbe essere un indizio della epoca di schiusura. Torriglia: 24/VI 13. » 17/VII 13 e 19. In una serie di preparati si è notata una discreta variazione nella forma e numero di spine in uno dei cornuti dell’edeago. 19. Noctua janthina Schiff. Noctua janthina Schiffm.: Wien. Verz. p. 78 (1775). Phalaena Noctua fimbria-minor, De Vill.: Ent. Linn. II, 278 T. 5, 24 (1789). » » domiduca Knock: Beytr. II, 63 n. 13 (1782). » ) janthe Bkh.: Schm. Eur. IV, 109 (1792). Triphaena janthina var. rufa 'Tutt: Br. Noct. II, 92 (1892). Agrotis latimarginata Rôber: Ent. Nachr. 24. (1900). 84 | E. BERIO Triphaena janthina ab. flavomaculata Spul. Schm. Eur. (1908). » ) ab. obscura Culot: Noct. I, 30 tav. 3, 15. » » var. algirica Obth.: Lep. Comp. 16, 102 T. 493, 4087. » ) subsp. intermedia Rots.: Nov. Zool. 27, 35. Specie poco variabile, dal blu violaceo al rossastro nelle ali anteriori, e con la fascia più o meno larga nelle posteriori. Fig. III - Noctua interjecta Hiibn.: À, varie forme di cornuti penis. - Noctua janthina Schiff.: B, valva sinistra normale; C, valva sinistra anormale. Della forma tipica, data la laconica descrizione di SCHIFFERMÜLLER: « veilb- laulichte, graufleckigte Eule » si può solo dire che abbia le ali anteriori blu vio- lacee; per l'ampiezza della fascia si dovrà far ricorso alla prima scelta successiva, che probabilmente è quella di FaBRIcIUS in Mantissa Ins. II, 152 n. 124. In essa si dice delle ali posteriori: « posticis atris; macula media margineque ferrugineis ». Parrebbe dunque che FABRICIUS avesse scelto la forma con fascia molto ampia, se la sua attenzione fu attratta da un’ala nera con macchia gialla e non da un’ala gialla con fascia nera. Va però notato che la forma normale ha una fascia stretta, è così forse meglio, almeno per ora, ritenere f. tipica quella normale, ad ali an- teriori cerulee e fascia stretta nelle posteriori. NOCTUIDAE DEL MONTE PENICE 85 Dei vari sinonimi, domiduca di KNOCK non può avere impiego per omonimia con domiduca di HUFNAGEL, sinonimo di fimbriata Schreber; e janthe Bkh. è una varietà di bruco, come lo stesso autore riconosce a pag. 809 dell’opera: /atimar- ginata Rob. e flavomaculata Spul. sono le due forme con fascia larga e larghis- sima; obscura Culot è un nome dato ad un esemplare già di BoIspuvaL (vedi Banc Haas. Novit. Macrolep. Vol. I p. 169) molto oscuro; intermedia Rots. e algirica Obth. razze del Nord Africa; rufa Tutt, infine, è la forma con ali anteriori rossastre. £ 19 AI A MC em È À pil, 4 Fig. IV - Chersotis rectangula Schiff.: A, valva destra. - Chersotis andereggii Boisd.: B, valva sinistra; C, penis. La specie è diffusa in Europa. Si è presentata affollandosi attorno alla metà di luglio, dando probabile indicazione sull’epoca della schiusura. Ecco l’elenco delle catture: S. Salvatore Val Trebbia 19/VI 533 latimarginata Rob. 299. Torriglia: 17/VII 14 tipico, 43S latimarginata 19; » 20/VII 533 latimarginata. S. Salvatore Val Trebbia 24/VII 23¢ e 499 tipici; 13 latimarginata. Torriglia 29/VII 1% ed 19; 13 latimarginata. Valle Staffora Pianostano - Agosto 1955 233 e 399 alla melata. Eseguendo una serie di apparati genitali maschili ho notato che tra dieci esemplari con valve uniformi uno possiede l’apice della valva sinistra asimme- tricamente dotato di due punte. Nella zona studiata non si è presentata l’ab. rufa Tutt e la maggioranza degli esemplari gg appartiene alla var. latimarginata Rob. Gli esemplari sono di statura particolarmente grande specialmente le 99. 86 E. BERIO Gen. Chersotis Bdv. Chersotis Bdv.: Ind. Meth. 103 (1840) (10 spp.). Lectotypus: Hamps, 1904 N. rectangula F. (= Schiff.). 20. Chersotis rectangula Schiff. Noctua rectangula Schiffm.: Verz. Wien. Geg. p. 78 (1775). » rectangulata De Villers: Ent. Linn. IV, 466 (1789). var. acutangula Staudinger: Iris. V, 355. A Recentemente € stata riconosciuta vera la distinzione di GUENEE (vol. V p. 311) tra questa specie e la Agrotis andereggii di BoispuvaL (Icones Tav. 76 fig. 6-1834). La confusione tra le due è tuttavia rimasta sino alla compilazione del supplemento del Seitz dove a pag. 59 si mantiene andereggii come forma di rectangula ma, soprattutto, si ritiene la Agrotis exclamans di EVERSMAN (Bull. Moscou 1841 I, 27 PI. 3 f. 5) sinonimo di rectangula Schff. e non di andereggii Boisd. com'è in realtà. x La specie rectangula è rara, e si trova nel centro Europa, località elevate. È stata catturata in un unico esemplare: S. Salvatore Val Trebbia 19/VI/1960 14. Gen. Ogygia Hbn. Ogygia Hiibner: Verz. 224 (1821) (5 spp.). Lectotypus: (Grote: List N. Amer. 22, 1895) Noctua signifera Schff. 21. Ogygia forcipula Schiff. Noctua forcipula Schiffermüller: p. 78 (1775). » denticulosa Esper: IV T. 183 II, p. 14 (1786). » signifera Fab.: Ent. Syst. III 2, 71, 202 (1794). ab. bornicensis Fuchs: St. e Zt. 260 (1884). f. lithargyrula Turati: Nat. Sicil. T. 3 f. 17-20 (1919). var. helladica Reb.: Verh. Ges. Wien 50, 294 (1905). ab. samnitica Dannehl: Ent. Ztschr. 46. 247 (1933). f. hyrcana Draudt: Seitz. Suppl. 55 pl. 6. f. amasina Turati: Cit. Seitz. Suppl. 55 pl. 6 [Wagner?] ? f. robustior Draudt: Seitz. Suppl. 55 pl. 6. ? f. obscurior Draudt: l.c. f. atlantis Schwingh.: Mem. Sci. Nat. Maroc 42, 51 (1935). Per molto tempo la specie è andata confusa con la Ogygia nigrescens Höfn. (Soc. Ent. II, 121) che DRAUDT (Seitz. Suppl. p. 245) su segnalazione di BOURSIN ha staccato come buona specie. Vi è notevole differenza negli apparati genitali, e nell’aspetto generale oltre che nei particolari, tra le due specie, e probabilmente le forme grandi e scure come robustior Drdt. ed obscurior Drdt. appartengono alla nigrescens e non a questa. Nel territorio studiato si è presentata tanto l’una che l’altra specie e pre- cisamente, di questa: S. Salvatore Val Trebbia 19/VI 18, 19. La specie si trova nel Sud Europa e Ovest asiatico. 22. Ogygia nigrescens Hôfn. Agrotis nigrescens Hôfn.: Soc. Ent. II, 121 (1888). Di questa specie che da poco è stata riconosciuta come buona e separata dalla forcipula Schiff., l'habitat è è come per quella il Sud Europa e DIRI l’Asia occidentale. NOCTUIDAE DEL MONTE PENICE 87 Per l’Italia MARIANI indica, per tutta la penisola, la sola forcipula, senza considerare separatamente la nigrescens, quindi non si hanno da lui dati per questa. Per quanto ho riscontrato io, questa specie è stata trovata in Val Chisone e nelle Langhe (Cengio) a queste citazioni si aggiungono quelle della zona stu- diata che sono: | Torriglia: 24/VI 19. » IS/VIT 16, | » 29/VII 19. Tutte freschissime di schiusura. i A B u — x > gi ¥ ö / di DE da \ Rea SY A LS; Fig. V - Ogygia forcipula Schiff.: A, penis; B, valva sinistra. - Ogygia nigrescens Hôfn.: C, penis; D, valva destra. 88 E. BERIO Gen. Diarsia bon: Diarsia . Hübner: Verz. p. 222 (1821) (6 spp.). Lectotypus: Hampson, 1904: N. dahl Hbn. 23. Diarsia brunnea Schiff. Noctua brunnea Schiffermüller: pag. 83 (1775). » lucifera Esper: IV, 142 Noct. 63/6; 188 Noct. 109/4, 5 (1786). » fragariae Borkh.: IV, 497 n. 196 (1792). » arvensis Gmel.: Syst. Nat. 1.5.2569 (1788). > carnea Thumbg.: Diss. IV. 55 (1792). Agrotis hospitalis Grote: Can. Ent. XIV, 184 (1882). Cerastis subdolens Butler: T.E.S. p. 181 (1881). var. nigricans Lampa: Ent. Tidskr. 1885. var. rufa Tutt: Br. Noct. II. 112 (1892). ab. suffusa Strd.: Arch. Natges. 25.9.10 (1903). ab. norvegicola Strd.: l.c. 1915. A. 12, 146. f. urupina Bryk: Irıs 56, 37 (1942). f. distinctissima Bryk l.c. p. 38. La Noctua brunnea di SCHIFFERMULLER ha dato luogo a molte incertezze tra i primi revisori; BORKHAUSEN ha largamente equivocato, confondendola con altre specie e descrivendo poi una fragariae che corrisponde con questa e non ha nulla in comune con la fragariae di Esper che ne è ben lontana. La hospitalis di GROTE, secondo SMITH (riportato da Forges: Lep. N. York p. 53) è una brunnea europea, probabilmente col cartellino sbagliato, come la 1; di SMITH (nec GROTE). La specie è diffusa in Europa e Asia, giungendo «sino al Giappone. La var. nigricans che va sotto il nome di HOMEYER è stata descritta da LAMPA a seguito di una segnalazione in litt. quindi deve portare il nome di LAMPA. Si è presentata sporadicamente come segue: Torriglia: 15/VII 13. » IN TE 238. » 20/VII 333. » 2OIV 112355: 10. Gen. Spaelotis Bdv. Spaelotis Boisduval: Ind. Meth. 106 (1840) (23 spp.). Lectotypus: (1848: Dict. Univ. Vide Tams, 1929) Noctua ravida Schff. 24. Spaelotis senna Hb.-Geyer. Noctua senna (Hiibner) Geyer: Noct. figg. 771, 772 (1828-32). - prisca Auct Treitschke: vol. X (2) 18 (1835). Agrotis valdensis Bdv.: Ind. Méth. 63 (1829). (Rhyacia senna ssp. einsenbergeri Hartig: Bull. Soc. Ent. It. 66 (9) p. 230 (1934) ). La indicazione di prisca è fatta da TREITSCHKE senza indicazione dell’autore né del luogo di descrizione. Sulla priorita tra senna e valdensis ci sarebbe qualcosa da osservare perchè mentre Hampson (cat. IV, 461) assegna alle figure di GEYER la data del 1827, gli studi di HEMMING (HÜBNER : 1937) indicano la data appros- simativa del 1828-32 per tutte le figure dal n. 766 all’802. Tuttavia BOISDUVAL stesso, dopo avere incluso solo la valdensis nell’Ind. Meth. del 1829, l’anno 1940 nel Suo « Genera et Index meth. » metteva il suo nome in sinonimia sotto senna Geyer. Questo starebbe ad accertare che le figure della Sammlung di HÜBNER precedenti il n. 773 debbano essere datate 1828 e non 1828-32. NOCTUIDAE DEL MONTE PENICE 89 La einsenbergeri di HARTIG, stando alla figura che egli ne ha dato in Zeits. Oesterr. Ent. Ver. Wien 6,21,1936 tav. 2 probabilmente è una Spaelotis ravida Schiff., e non una senna. Secondo WARREN è una specie locale, trovata nel sud della Francia, Sviz- zera e S.W. Germania. In Italia è segnalata dal MARIANI per il Piemonte, il Mo- denese, il Trentino e regioni alpine in genere, in settembre. Fig. VI - Spaelotis senna Hb.-Gey.: valva destra e penis. Nella località studiata l'abbiamo rinvenuta sia in alto che nella valle, in pochi esemplari freschissimi che rappresentano una grande novità: Pendici Nord del Penice 15/VII 299. S. Salvatore Val Trebbia: 19/VI 14. » » 24/VII 19. Gen. Naenia Steph. Naenia Stephens: Brit. Haust. II (1829). Holotypus: Noctua typica Linn. 25. Naenia typica Linn. Noctua typica Linn.: X2 518 (1758). » venosa Hübn.: fig. 61 (1800-03). » excusa’ Esp.; IV T3193) pi 648: tam, "107 (1786): var. brunnea Tutt: Br. Noct. IV, 40 (1892). | var. issyca Pünglr.: Iris 13, 119. ssp. orientalis Krulik: Bull. Soc. Oural. 31.108 (1911). var. claricolor Schawda: Z. ost. Ent. Ver. 13.104 (1928). var. contaminatoides Schawda: (cit. Seitz Suppl. 89) (1931). Specie estesa a tutta l’Europa e parte dell’Asia..Per l’Italia MARIANI indica Lombardia, Trentino, Modenese in settembre. Abbiamo rinvenuto un esemplare tipico: Torriglia 15/VII 1960 13. 90 E. BERIO Subfam. HADENINAE Gen. Discestra Hmps. Discestra Hampson: Cat. V. 14 (1905). Monogenotypus: Mamestra chartaria Grote. Questo é il genere Scotogramma degli Autori, che hanno seguito la sistema- tica di Hampson. Recentemente BOURSIN ha detto che le specie europee comprese da Hampson nel gen. Scotogramma Smith non sono congeneriche col generotipo di questo genere (Anarta submarina Grt.), ma sono invece congeneriche col ge- nerotipo di Discestra Hmps. 26. Discestra trifolii Hufn. Phalaena Noctua trifolii Hufn.: Berl. Mag. III 398. N. 70 (1766). Noctua chenopodü : Schiffm.: p. 82 N. 6 (1775). » chenopodiata De Villers: Ent. Linn. IV. 467 (1789). » verna Esper: IV Noct. 38, p. 278 (1786). » saucia Esper: IV Noct. 73, p. 505. Mamestra farkasii Treitschke: X (2) 74 (1835). Hadena intermissa WIk.: XI. 587 (1857). ? Apamea inquieta Wlk.: XI. 730 (1857). Hadena albifusa WIk.: XII. 753 (1857). Apamea glaucovaria Wlk.: Can. Not. 8 Geol. V.255 (1860). Mamestra canescens Moore: A.M.N.H. (5) I. 233 (1878). » oregonica Grote: Can. Ent. XIII. 230 (1881). var. indistincta Tutt: Br. Noct. III. 82 (1892). f. fructicosae Dumont: Ann. Ent. Fr. 324 (1925). f. zermattensis Draudt: Seitz Suppl. 96 (1931). f. brunnescens Heydem: Int. Ent. Ztschr. 27. 330 (1933). Scotogramma cinnamomina Rots: Nov. Zool. 20. 121 (1913). Benchè BotspuvaL e GUENEE la distinguessero dalla treitschkii Bdv. (BoIs- DUVAL distingueva anche quest’ultima dalla pugnax Hb.-Gey: Vedi Gen. et Ind. Méth. N. 925-926) Hampson le riteneva un’unica specie, e cosi é difficile stabi- lire se la Apamea inquieta WIk., la provenienza del cui tipo non si conosce, ap- partenga a questa o all’altra specie. E specie comune in Europa, Asia e Nord America dove anche recente- mente è stata confermata (FORBES: Lep. of New York); il suo nome spetta a HurnAGEL che lo pubblicava nel 1766 mentre ROTTEMBURG nel Naturforscher vol. IX lo citava (1777) riferendolo ad una figura, molto scadente, di ROsEL. Nella zona studiata si è presentata nelle seguenti catture: — Pendici N. del Penice 19/VI 2533 tipici; 13 ab. farkasu Tr. Torriglia 24/VI 14 tipico. 27. Discestra pugnax Geyer. Noctua pugnax Geyer: Hbn. Samml. figg. 726-727 (1823-4). » treitschkit :Bdy.:. Ann, Soc. Linn... Paris (1827). p... WL: pl. 6 f.-3, » treitschkei Geyer: Hbn. Samml. fig. 850 (1834-35). ssp. ttalica Berio: Boll. Soc. Ent. It. 74 N. 9 pag. 125 (1942). f. petricolor Turati: Atti Soc. It. 62. 53 (1923). È segnalata dal sud della Francia. BoIspuvaL cita la pugnax Hb. tipica, con- siderandola specie differente dalla treitschkii, della Russia meridionale. In Pie- monte, Liguria, Emilia si presenta nella sottospecie italica, e a tale sottospecie appartengono gli esemplari della zona studiata, che sono: NOCTUIDAE DEL MONTE PENICE 91 Torriglia: 10/VI 14. S. Salvatore Valtrebbia: 19/VI 233 più scuri nel colore fondamentale. Torriglia: 24/VI 238. » 17/VII 14. 28. Discestra marmorosa Bkh. Phalaena Noctua marmorosa Bkh.: Schmett. Eur. IV. 424 (1792). Noctua nana Esp.: IV Tav. 149 (nec Hfn.) (1786). Hadena odontites Boisd.: Index, 71 (1840). ) » (Bdv) Treitschke: Schm. Eur. X (2) 248 (1835). var. microdon Guen.: Noctuél. VI 96 (1852). ab. obscura Hoffm.: Schm. Steirm. II 396 (1915). var. dalmatina Schwing: Ost. Ent. Ver. XI. 10 fg. (1926). Hampson ha confuso la nana di Esper con la nana di HUFNAGEL e ha dato questo nome alla specie ritenendolo più antico, mentre la nana Hufn. è la dentina. La var. microdon è, secondo gli autori, una forma più scura però se è vero che il tipo proviene dalla Lapponia non può appartenere a questa specie che è esclusivamente meridionale. Sud Europa, Asia Minore. Nella zona studiata solamente: Pendici M. Penice 19/VI 233. Gen. Heliophobus Bdv. BotspuvaL: Ind. Méth. 69 (1829) (7 spp.). Lectogenotypus: Phalaena saponarie Bkh. (= Phalaena reticulata Göze) [Duponchel: Lep. Pr. IV. (2) 71 G820)} 29. Heliophobus reticulata Göeze. Noctua reticulata Göeze: Ent. Beytr. III, 3. 254 n. 376 (1781). > saponarie Borkh.: IV 370 (1792). » calcatrippae View: Tab. Verz. II. 71 N. 111 (1790). » marginosa Haw. Lep. Brit. 195 N. ror (1803). Noctua typica Hbn.: fig. 58 (nec Linn.) (1800-3). ab. unicolor : Alph.: Rom. Mém. V. 147. Tutta Europa ed Asia. In Italia specie diffusa e frequente. La ab. Autti descritta da SCHAWERDA: Jahr. Wien ent. Ver. 24.125 (1914) è un sinonimo di texturata Alph., secondo DRAUDT: Seitz suppl. 109. Nella zona studiata è comparsa abbastanza numerosa. Valtrebbia S. Salvatore: 19/VI 833. | Torriglia: 24/VI 333. » 15/VII 1& 19. > 20/VIL 14 19: Gen. Polia Ochs. OCHSENHEIMER: Vol. IV. 76 (1816) (20 spp.). Lectogenotypus: Noctua nebulosa Ochs (— Phalaena nebulosa Hufn.). (Curtis: Brit. Entom. VI. 248 (1829 1828). = Aplecta Guén.: Ann. Ent. Fr. VII. 217 (1838) (11 ssp.). Lectogenotypus: Noctua nebulosa Hufn. (Guenée-Noctuél. II. 77. 1852). La data del Curtis, segnata sul volume in 1829 è, secondo Tams 1828, il che assicurerebbe la priorita della scelta di CURTIS su quella di DUPONCHEL: 92 E. BERIO Lep. Fr. IV (2) 71.1829 (Noctua comta Scff.) che porterebbe Pola in sinonimia con Hadena Schk. (1802) e renderebbe valido Aplecta per questo genere. 30. Polia nebulosa Hufn. Noctua nebulosa Hufnagel: Berl. Mag. III, 418 (1766). > bimaculosa Esp.: IV. 132 (1788) nec Linn. » thapsi Brahm: Ins. II. 135 (1791). » grandis Donov.: Brit. Ins. X. 34 (1801). » plebeja Hübn.: IV. f. 78 (1800-3). Aplecta askolda Obth.: Et. Ent. V. 79 (1890). » rosoni Coll.: Ent. Rec. II. 264 (1891). Mamestra lama Stgr.: Iris IX. 254 (1896). » asiatica Stgr.: Iris. X. 334 (1897). var. pallida Tutt: Br. Noc. III. 68 (1892). ab. conspicua Warr.: Seitz. 78 (1913). ab. calabrica Warr.: l.c. var. plumbosa Mansbridge: Entom. 50, 49 (1917). ab. thompsoni Arkle: cit. Seitz Suppl. 108 (1931). _ Specie europea, che presenta una certa variabilità nel colorito e nei disegni. Si è presentata in esemplari per la maggior parte vecchi: Pendici Nord M. Penice, 15/VI 14 fresco. Torriglia 24/VI 333, 399 un po’ passati. Gen. Pachetra Guen. Pachetra Gn.: Ann. Ent. Fr. 241 (1841). Monogenotypus: Noctua leucophaea Bkh. (= Schiff.; = Phalaena sagittigera Hufn.). 31. Pachetra sagittifera Hufn. Phalaena noctua sagittigera Hufn.: Berl. Mag. III. 400 (1766). Noctua leucophaea Schff.: p. 82 (1775). » fulminea Fab.: Gen. Ins. Mant. 282. N. 107 (1776). Phal. Bombyx vestigialis Esp.: III. 270 Tav. 53 (1785) nec Rott. (1776). » Noctua ravida Esp.: IV. 145. N. 66 (1786) nec Schff. (1775). ab: incana.‘Miull.:~ Cat. Suppl Il. 17. Hadena bombycina Ev.: Bull. Mosc. III. 58 (1847). var. pyrenaica Obth.: Et. Ent. VIII. 50. ab. grisescens Warr.: Seitz. III. 79 (1913). ab. conjuncta Hirschke: verh. Ges. Wien. 60. 616 (1910). ab. melaena Hartwig: Ent. Z. 26. 187 (1913). ab. syriensis Strand: Arch. Natges. 82 A. 2. 29 (1916). ab. hilaris Wehrli: Mitt. Naturf. Ges. Thurgau. 20. ab. quadrimaculata Kujau: Int. e Zt. 12. 105 (1918). ab. diluta Reb.: cit. Seitz. Suppl. 109 (1931). ab. brunnea Reb.: idem. ab. nigra Wagner: idem. ab. britannica Turner: Ent. Rec. 45. 284 (1933). Per molto tempo i nomi fulminea e leucophaea si sono avvicendati nei ca- taloghi, con date varie a seconda se attribuiti all’uno o all’altro autore: BOURSIN recentemente ha riesumato il nome di HUFNAGEL come più antico dei due. Specie europea e asiatica, di cui sono state descritte numerose aberrazioni la cui consistenza, soprattutto quando sono basate sul colore o sulla tonalita lascia spesso perplessi, quando si osserva che subito dopo la cattura gli esempları hanno un colorito diverso da quello degli esemplari catturati negli anni precedenti e che, col passare del tempo, si uniformano adagio adagio. NOCTUIDAE DEL MONTE PENICE 93 x Nella zona studiata non si è presentata molto abbondante, come spesso avviene: | Torriglia 10/VI 234, 299. Pendici Nord del M. Penice, 15/VI 433. Gen. Mamestra Ochs. Mamestra Ochs.: vol. IV. 76 (1816) (11 spp.) . Lectogenotypus: Phalaena Noctua brassicae Linn. [Duponchel: Lep. Fr. IV (2) 71-1829]. = Hada Billbg.: 1820 (8 spp.). Lectogenotypus: Phalaena nana Hufn. [Tams: Entom. 72. 1939]. = Lacanobia Billbg.: 1820 (7 spp.). Lectogenotypus: Phalaena w-latinum Hufn. [Tams: l.c.]. = Melanchra Hbn.: Verz. 207 (1820). Monogenotypus: Noctua persicariae Linn. = Barathra Hbn.: Verz. 218 (1821) (2 spp.). Lectogenotypus: Noctua brassicae Linn. [Hampson, Cat. V. 9. 1905]. = Mamistra Sodoffs.: Bull. Mosc. VI. 87 (1837) N. Nov. 32. Mamestra persicariae Linn. Phalaena Noctua persicariae Linn.: Fn. Suec. p. 319 (1761). » sambuci Hufn.: Berl. Mag. III. 308 N. 61 (1766). ab. unicolor Stgr.: Cat. II ed. p. 91 (1901). Specie notevolmente uniforme, presenta solo la varieta in cui la reniforme é concolore col fondo anzichè spiccatamente bianca sul nero dell’ala. Questa forma venne riferita alla accipitrina di Esper Tav. 129 fig. 4, benchè STAUDINGER avesse avvertito che si trattava di altra specie, ed è curioso notare che HAMPSON e WARREN riferiscono alla stessa figura di Esper sia la varietà di questa specie che la specie buona del tutto diversa e appartenente ad altra sottofamiglia. Poichè solo il secondo riferimento è giusto, la forma priva di reniforme bianca deve essere designata col nome di STAUDINGER. Comune in Europa. Nella zona studiata si presentò numerosa intorno ad una data, che va con- siderata come indice dell’epoca di chiusura. Torriglia 24/VI 838. » 15/VII 3538 tipici, 13 unicolor Stgr. » 20/VII 288. » 29/VII 388. 33. Mamestra contigua Schff. Noctua contigua Schff.: p. 82 (1775). ? Phalaena histrio Götze: Ent. Beytr. III, 3, 206 (1781). Noctua ariae Esp.: IV. I. 160 f. 8 (1786). ) spartiti Brahm: Ins. Kal. II. 323 (1791). » dives Haw.: 189 N. 82 (nec Donov.) (1809). Mamestra subcontigua Ev.: Bull. Mose. 1, 155 (1852). ssp. amurensis Spul: Schm. Enr. 172 (1907). ab. contiguella Krulik: Rev. Russ. Eut. 9. 305 (1909). var. decolor B-Haas: Ins. 26. 145 (1912). var. spuleri Wnukousky: n.n. pro amurensis Spul. nec. Stg.: Zool. Anz. 83. 224 (1929). Specie che copre il centro Europa, Inghilterra, Nord della Spagna, Italia, Asia minore. Vi é confusione nelle sinonimie. BORKHAUSEN cita la Ph. histrio di GÖTZE come sinonimo di spartii Brahm, ma negli Autori successivi questo nome non si rinviene più. Secondo PUNGELER riportato da DRAUDT di Seitz (Suppl. p. 99) Noctua w-latinum Hufn. sarebbe pure sinonimo, mentre HAMPSON la 94 E. BERIO riferisce a genistae ; HAMPSON d’altro canto non cita la N. dives Haw. e riporta alla genistae la dives di Donovan. Non è poi certo che il nome di SPULER amuren- sis ceda per omonimia con amurensis Stgr. riferito dal suo autore ed altra specie congenerica, come vorrebbe WNUKOUSKY, sostituendolo con spulerz. Deve ritenersi tipica la forma a fondo grigio, secondo la interpretazione del primo revisore che probabilmente è DE ViLLers (1789) la cui diagnosi è stata ripresa da FABRICIUS in Mantissa Ins.; Tom. II p. 156 w. 150. La forma col fondo più variegato e tendente al bruno è la f. dives Haw., il cui nome, trattan- dosi di aberrazione, non perde la possibilità di impiego di fronte all'omonimo dives di DONOVAN. Nella zona studiata tutti gli esemplari sono grigi senza alcuna sfumatura bruna o brunastra; furono piuttosto frequenti il che non è molto comune. Essi sono: Torriglia 24/VI 1433 299. > 10/VI 288. ) 15/VII 1053 19. » TAN 11385229 ) 20/VII 833, 499. ) 29/VII 233. 34. Mamestra w-latinum Hufn. Noctua w-latinum Hufn.: Berl. Mag. III. 492 (1766). » genistae Bkh.: IV. 355 (1792). Phalaena dives Donov.: Brit. Ins. X. 71 (1801). Noctua rectilinea Haw.: Lep. Brit. p. 189 (1809) nec Hbn. Il nome di BORKHAUSEN, benché molto più giovane di quello di HUFNAGEL, ha avuto fortuna a torto presso i primi revisori e, ancora più a torto, anche presso alcuni moderni. BORKHAUSEN aveva equivocato sulla identità di w-Jatinum Hufn. e descritto la sua genistae riferendosi a figure di SCRIBA. TREITSCHKE ha rile- vato l'identità delle due pur mantenendo il nome di BORKHAUSEN, ma allora la legge di priorità non veniva applicata. Il primo revisore che riesumò il nome di HUFNAGEL fu GUENÉE, che si rammaricava di dover sacrificare l’uso alla priorità. Ma non fu seguito che da HAMPSON, perchè STAUDINGER e WARREN (Seitz) con- tinuarono a far passare avanti il nome di genistae. E specie comunissima in Europa e assai poco variabile come avverte TUTT stesso che pure usava ricercare e denominare le minime variazioni individuali. Nella zona studiata si è presentata sempre molto numerosa. Gli esemplari trattenuti sono: Torriglia: 5/VI 14. » 10/VI-2035; 19. Pendici nord del Penice 15/VI 933. S. Salvatore Val Trebbia 19/VI 399. Torriglia 24/VI 13533, 599. > 15/Vil 208, » 24/VI 19 colle ali ant. cosparse di rosso bruno anche nella Csi limbale. 35. Mamestra luteago Schff. Noctua luteago Schff.: 86 (1775). Phalaena Noctua lutea Bkh.: IV. 684 (1792). Noctua brunneago Esp.: IV. 196 (1796). » argillacea Hbn.: Sammlg. Eur. 590 (1809-13). ) olbiena (albina ?) Geyer: Hbn. Sammlg. fg. 829 (1834). NOCTUIDAE DEL. MONTE PENICE 95 Dianthoecia barrettii : Doubl.: Ent. Ann. 124 (1864). f. andalusica Stgr.: St. e Zt. 214 (1859). var. nigrescens Wagner: Z. dst. Ent. Ver. XI. II. (1926). Europa, Asia Minore, Nord Africa. La forma più chiara è la tipica; quella più bruna la brunneago Esp. La variazione di intensità del colore luteo lo porta al bruno scuro: f. argillacea Hbn.; la sostituzione del detto colore con grigio più o meno profondo produce le f. andalusica e nigrescens. Nella zona studiata si è presentata solo in 5 esemplari, tutti della f. brun- neago più o meno carica: Torriglia 10/VI 333, 19. » 24/VI 14. 36. Mamestra oleracea Linn. Phalaena Noctua oleracea Linn.: X® p. 517 (1757). Noctua monstrosa Vill.: Ent. Linn. II. 248 N. 256 (1789). » barbata Gotze: Ent. Beytr. III, 3 165 N. 171 (1781). Phalaena Noctua spinaciae Bkh.: IV. 454 N. 181 (1792). Mamestra variegata Aust.: Le Natur. III. 142 (1885). ab. rufa Tutt: Br. Noct. III. 89 (1892). ab. brunneomaculata Heinrich: D. e. Zt. 514 (1916). ab. obscura Spul: Schm. Eur. 170 (1908). Specie comunissima in tutta Europa, Asia Minote, Siria, Nord Africa. Si è presentata nella zona poco frequentemente. Trattenuti solo due reperti per campione: Torriglia 19/VI 19. S. Salvatore Valtrebbia 24/VII 1g. 37. Mamestra suasa Schff. Noctua suasa Schff.: 83 (1775). > dissimilis Knock: Beitr. I. 4 (1781). » w-latinum Esp.: IV. 136 (1786) nec Hufn. » leucographa Esp.: IV. 150 (1786) nec Schff. > dens-canis Haw.: Lep. Brit. 190 (1809). » permixta Geyer: Hbn. f. 803 (1826). Mamestra aliena Dup.: Lep. Fr. Suppl. III. 323 (1836) nec Hbn. > confluens Ev.: Fn. Volg. Ur. 245 (1844). Hadena pavida Bdv.: Gen. 943 (1840). Mamestra extincta Stgr.: Rom. Mém. VI. 425 (1892). » laeta Reuter: Acta Fen.. IX. 42. » turanica Spul: Schm. Eur. 171 (1908). ab. distincta Heinrich: D. e Zt. 77 (1923). Specie europea e asiatica, notevolmente variabile. Molti autori hanno at- tribuito il nome suasa a BORKHAUSEN (1792) e hanno dato quindi la priorità al nome di Knocu (1781); in realtà anche BORKHAUSEN si riferiva a SCHIFFERMULLER e la sua diagnosi serve solo come interpretazione di quella che, essendo stata in- .dividuata solo sulla larva, non dava indicazioni sull’apparenza esteriore dell’in- setto perfetto. ade La tipica suasa Schff. (= suasa Bkh.) è dunque la forma quasi priva di disegni, a fondo uniforme, mentre la f. dissimilis Kn. è scura, con disegni ap- parenti. I nomi w-latinum Esp., leucographa Esp., aliena Dup. non possono avere impiego per omonimia. Da notare che Hampson cita la pavida di GUENEE come cosa diversa dalla pavida di BoisDUVAL, mentre GUENEE ridescriveva l’entità sugli esemplari stessi di BOISDUVAL medesimo. 96 E. BERIO Nella zona studiata la specie non è stata particolarmente numerosa: S. Salvatore Valtrebbia 24/VII 1g, 399 della f. dissimilis Kn. 38. Mamestra bicolorata Hufn. Phalaena bicolorata Hufn.: Berl. Mag. HI. 410 (1766). Noctua serena Schff.: 84 (1775). Phalaena bicolor Rott.: Naturf. IX. 137. 89 (1777). Noctua placida Esp.: IV. pl. 166 (1789). » hieracii Scriba: Beytr. III. Tav. 13 (1793). Mamestra monticola Dup.: Lep. Fr. VI. 315 pl. 92 (1826). Polia corsica Ramb.: Ann. Ent. Fr. 279 (1832). » leuconota Ev.: Bull. Mosc. 39 (1837). Hecatera intermedia Walk.: List. XV. 1716 (1858). ab. obscura Stgr.: Cat. I. ed. p. 40 (1861). f. leucomelaena Spul: Schm. Eur. 175 (1908). f. albicans Spul: l.c. f. weissi Draudt: Seitz suppl. 101 (1934). La specie è stata per molto tempo indicata col nome serena di SCHIFFER- MULLER, e il nome bicolorata passato in sinonimia sotto la paternita di LEDERER, benché questo Autore a pag. 32 del suo Noct. Eur. (1857) attribuisca ben chiara- mente detto nome a HUFNAGEL. Molto variabile, copre Europa e Asia, abbastanza comune. Nella località studiata si è presentata solo tre volte, nella forma tipica: Torriglia 5/VI 14. » 25/VII 12. » ZOIVIT 19. Gen. Hadena Schrk. Hadena Schrk.: Fauna Boica (2) II. 158 (1808) (12 spp.). Lectogenotypus: Noctua cucubali Schiff. [Butler. 1885. Vide Tams, 1939]. = Harmodia Hbn.: Verz. 207 (1820) (3 spp.). Lectogenotypus: Noctua compta Schff. [Hampson: Cat. V. 60 (1905)]. = Dianthoecia Bdv.: Silberm. Rev. Ent. II. 246 (1834). Monogenotypus: Noctua cucubali Schff. Le scelte, per Hadena, di DuPONCHEL (1829); Curtis (1830): BOISDUVAL (1836) pagg. 135 e 144; GUENÉE (1852) non sono valide perche riferite a specie non incluse nel lotto originale. 39. Hadena albimacula Bkh. Noctua compta Esp.: Schm. Abb. IV. pl. 117 (1790) nec Schff. 1775. Phalaena Noctua albimacula Bkh.: IV. 149 (1792). Noctua concinna Hbn.: Samml. fg. 51 (1800-3). ) conserta Hbn.: Samml. fig. 175 (1800-03). ab. albicincta Motschl.: Int. Ent. Z. XIX. 26 (1925). f. grisescens Turätı; Atti Soc, It. LXIT. 50, Tav..B (1923): ab. ochrea Zweigelt: Z. Ost. Ent. ver. III. 30 (1914). Europa, Asia Minore. Non è mai frequente nè in campagna nè nelle colle- zioni. Non è molto variabile, tuttavia il bianco delle ali anteriori è più o meno esteso e può essere sostituito dal giallo (ochrea Zweig.). Il colore del fondo varia un poco, tra il bruno dorato e il bruno scuro. Secondo Tutt la concinna di HÜBNER porta le ali di un colore scuro, ma egli evidentemente si è basato sui colori della figura senza avere un esemplare davanti con quel colore, che pro- babilmente non esiste. NOCTUIDAE DEL MONTE PENICE 97 Nella zona studiata i pochi esemplari, freschissimi, hanno il colore del fondo bruno-oliva scuro, come tutti gli esemplari dell’entroterra ligure che ho veduto sinora, più scuro di quello degli esemplari alpini o austriaci che posseggo. Torrigha- SIN IS 48: > 10/VI 14. Pendici del Penice 15/VI 14. 40. Hadena confusa Hufn. Phalaena Noctua confusa Hufn.: Berl. Mag. III. 414 (1766). Noctua conspersa Schff.: p. 71 (1775). » nana Rott.: Naturforscher. IX. 132 (1776) nec Hufn. Bombyx annulata Fab.: Gen. Ins. Mant. 281 (1776). var. ochrea Gregson: Young. Nat. 1885-6; Ent. Rec. II. 306 (1891). var. obliterae Robson: l.c. VIII. 178. var. albimaculoidae Gregson: l.c. var. obscurae Gregson: Ent. Rec. II. 306 (1891). var. fasciata Tutt: Br. Noct. III. 37 (1892). var: suffusa ‘Tutt: Lc, subvar. grisea- suffusa 'Tutt: l.c. var. intermedia Tutt: lc. 38. ab. dealbata Stgr.: Iris. V. 365 (1892). ab. hethlandica Stgr.: lc. 366 (1892). Questa specie è sempre stata indicata col nome di conspersa, sia pure at- tribuito ad ESPER o a SCHIFFERMULLER. Recentemente BOURSIN ha fatto rilevare che la confusa di HUFNAGEL è la stessa perchè la diagnosi parla di più macchie bianche, il che fa escludere che si tratti di compta Schff. Specie normalmente uniforme che pud presentare perd occasionalmente e raramente molte variazioni. Copre Europa e Asia. Nella zona studiata si è pre- sentata sempre nella forma tipica. Torriglia 5/VI 333 19. » 10/VI 19. 41. Hadena filigramma Esp. Noctua filigramma Esp.: Schmett. Abb. IV. 396 pl. 130 (1788). ) polymita Hbn.: Noct. f. 48 nec Linn. (1800-3). ) flavivibica Hbn.: l.c. f. 171 (1800-03). » xanthocyanea Hbn.: f. 640-1 (1813-17). Dianthoecia luteocincta Rmb.: Ann. Ent. Fr. 382. Pl. 8 (1834). » xanthofusca Gn.: Ann. Ent. Fr. 243 (1841). ) melanochroa Stgr.: Iris IV. 273 (1891). var. karagaia B-Haas: Iris. 26. 146 (1912). ab. morosa Schaw.: Z. 6st. Ent. Ver. 4. 31 f. 8 (1919). Europa, Russia, Asia. Specie variabile non molto comune: WARREN in Seitz la scinde in due, che distingue coi nomi filigramma Esp. e xanthocyanea Hb. Nella zona studiata si presenta la forma xanthocyanea Hbn.; la tipica pare confinata all’Ungheria meridionale. Torriglia 5/VI 499. » 10/VI 399. S. Salvatore Valtrebbia 19/VI 19. Pendici N. del Penice 15/VI 19. Torriglia 17/VII 14. > ZIVIL 19, 98 E. BERIO 42. Hadena caesia Schff. Noctua caesia. Schff.: 82 (1775). » dichroma Esp.: Schm. Abb. IV. 510 Pi 155 (1790). var. mananii Gregson: Ent. III. 103 (1866). Mamestra auredo Parry: Ent. III. 103 (1866). var. doubledayi Mill.: Nat. Sic. VI. 2 (1886). var. nigrescens Stgr.: Cat. 162 (1902). var. Clara Stet.; Lc, f. maritima Turati-Verity: Bull. Soc. Ent. di 43. 180 (1911). var. xanthophoba Schaw.: Verh. Ges. Wien. 71. 154 (1921). ab. pecirkai Joukl.: Cas. Ceské Spol.. Ent. 96 (1908). f. abruzzensis Draudt: Seitz. Suppl. 105 (1934). f. nevadensis Draudt: l.c. . urumovi Dren: Mitt. Bulg. Ent. Ges. VIL BF (4031). . atlantis Draudt: l.c. . salmonea Draudt: l.c. es Ph Specie molto variabile che copre Europa e Asia minore. La forma tipica dovrebbe essere quella scelta da BORKHAUSEN (IV.279) che è forse il primo re- visore dopo SCHIFFERMULLER. Questo autore caratterizza la specie dal colore delle Ali anteriori formato da una mistura molto indistinta di grigio e bluastro chiaro in cui sono mescolati larghi e piccoli punti nerastri e arancioni. Non vi € dunque nella tipica una distinzione di fondo tra le aree basale, mediana o distale delle ali. La f. mananti Gregson (= auredo Doubl. = doubledayi Mill.) secondo la diagnosi ha il colore bluastro piombo, senza segni distinti, con qualche punto o chiazza giallastra: è spruzzata e ruvida «come un vestito spiegazzato ». Non pare, almeno dalle diagnosi, che la tipica e questa differiscano gran che, se pure differiscono. Di nigrescens STAUDINGER dice: «molto più scura, ali grigionere (tendenti al nero) cosparse di ceruleo e grigio » e di clara Staudinger: «ali cine- rascenti, colla fascia mediana biancastra, cosparsa appena di rosaceo » (Libano). Maritima Tur- “Verity, (= xanthophoba Schaw.) € blu grigia coll’area me- diana quasi bianca e senza segni gialli: macchie contornate di bianco; abruzzensis Draudt è simile, ma ancora più chiara. Nevadensis, urumovi, atlantis sono forme locali della Serra Nevada, Bul- garia e Atlante; salmonea Draudt ha il colore rosa sporco; e pecirkai Joukl. è blugrigia chiara con area mediana biancastra a forma di trapezio. ‘Tutte queste forme si fondono attraverso una infinita gamma di forme di passaggio, cosicchè è ben difficile fissarne la consistenza. Nella zona studiata si è presentato un solo maschio, tipico, con le ali uni- formi e senza segni visibili. Pendici Nude): Peniee. 15°VL 13, 43. Hadena cucubali Schff. Noctua cucubali Schff.: p. 84 (1775). ? Noctua triangularis Thunbg.: Nov. Sp. Ins. 3 nec Hbn. Noctua rivularıs Fab.: Spec. Ins. II. 234 (1781). » rivosa Ström.: Dansk. Vid. Selsk. 77 (1783). » behensis Frey.:: Beitr. V. 142. 467 (1831). subsp. mandarina Leech: Em, 51. (1000). ab. conjuncta Klem: Spraw. Kom. Ak. Krakow. 46. II (1912). Dall’Inghilterra al Giappone, specie diffusa. La riunione sinonimica di N. triangularis, porposta da BORKHAUSEN, è stata. mantenuta da TREITSCHKE e si deve ritenere da lui verificata, perd non compare più da STAUDINGER in pol. Non è molto variabile, benché presenti una razza peculiare in lt (mandarina Leech). NOCTUIDAE DEL MONTE PENICE 99 Nella zona studiata non € stata allo A Torriglia 17/VII 1g. "o | ci, > LIVER Tele. | rit on | RE 44. Hadena perplexa Schff. Noctua perplexa Schff.: 313 (1775). » lepida Esp.‘ Schmett. IV. 152 (1786). Phalaena Noctua carpophaga Bkh.: IV. 422 (1792). Noctua ochracea Haw.: Lep. Brit. 199 (1800). Dianthoecia capsophila Bdv.: Ind. 125 (1840). er | » nisus H-Schäff.: Schm. Eur. II. 249 (1845) nec Gel Opigena repanda H-Schäff.: l.c. 330. Dianthoecia capsophoba Rmb.: Cat. pl. 9 (1858). Dianthoecia carpophaga var. pallida Tutt: Br. Noct. III. 30 (1892) » » subvar. ochrea-pallida Tutt: l.c. » » subvar. fusca-pallida Tutt: Lc... » » subvar. virgata-ochacea Tutt: l.c. » » var. brunnea ‘Tutt: lc. ree » » subvar. virgata-brunnea Tutt: l.c. » capsophila var. suffusa Tutt: l.c. ab. virgata-pallida Wight: Ent. Rec. 40. 22 (1928). f. sicula Draudt: Seitz suppl. 102 (1934). Specie discussa. TUTT, seguito da WARREN in Seitz la RT in due, che denomind rispettivamente carpophaga Bkh. e capsophila Dup. (WARREN sosti- tuiva al primo nome il nome /efida Esp.) DRAUDT però nel supplemento del Seitz riconosceva trattarsi di una sola specie, non essendovi differenze nell’apparato genitale delle due entità. La conclusione è accettata da Bourstn (Bull. Lyon, 1954) e può considerarsi definitiva. | x Ma le vicende nomenclatorie non finiscono qui. BORKHAUSEN descrisse per primo la larva e l’insetto perfetto e diede come dubbiosa la possibilità che si trattasse della /epida di Esper. 'TREITSCHKE (V.1.306) adotta il nome perplexa di SCHIFFERMULLER, come figurato da HÜBNER (fig. 89, pag. 173) senza discutere l’identità della specie di SCHIFFERMÜLLER e senza compiere rilievi nella collezione di questo autore, come invece fece in molti altri casi. BOURSIN ritiene lepida Esp. come sinonimo, che adotta come più antico, e non fa parola della perplexa nè di HÜBNER nè di SCHIFFERMULLER. Il nome capsophila viene attribuito da GUENÉE a DUPONCHEL, e così pure da STAUDINGER (Cat. 163) mentre è di BoIsDUVAL che lo ha fatto due anni prima (1840). Infine BOURSIN mette il nome nisus Germ. in sinonimia, mentre HAMPSON ritiene sinonimo la msus di HERRICH-SCHAFFER, che reputa ben diversa da nısus Germ. A sua volta, nisus Germ. è ritenuta. specie buona da STAUDINGER, HAMPSON, e WARREN, e questi due ultimi autori la collocano addirittura in un genere a parte (Epia). | ‘Tutto considerato è da ritenere che i nome più antico sia sales di SCHIF- FERMÜLLER. Questo autore non è stato molto preciso nella individuazione, perchè non conosceva il bruco; tuttavia HÜBNER ha dato una interpretazione che salvo errore è la prima nel tempo successivo e fa stato. E poichè tutti gli autori che hanno studiato la figura di HUBNER: GUENEE (Vol. VI.19) STAUDINGER (l.c.) ed HAMPSON (Cat. V.196) la ritengono rappresentare questa specie, sembra che il nome di SCHIFFERMÜLLER e DENIS debba prevalere sugli altri. È specie molto variabile, e non è facile una distinzione precisa tra le infinite forme che presenta. 100 E. BERIO La tipica, secondo HÜBNER, ha i disegni spiccanti in bianco sullo sfondo scuro, e corrisponde, per quanto & dato di vedere dalla diagnosi, alla carpophaga da BORKHAUSEN, il che non implica mutamenti nei nomi delle varie forme cosi come sono stati ricevuti sinora. È specie che copre l’Europa, dall’Inghilterra all’Asia settentrionale, varia- bilissima di statura e colore. Nella zona studiata si sono presentati solo 3 esemplari della f. lepida Esp. e cioè col fondo chiaro e le linee e disegni spiccanti: Pendici N. del Penice 15/VI 19. S. Salvatore Valtrebbia 19/VI 19. Torriglia 17/VII 14. Gen. Mythimna Ochs. Mythimna Ochs.: IV. 71 (1816) (10 spp.). Lectogenotypus: Phalaena Noctua turca Linn. [Samouelle, 1819]. = Borolia Moore: Pr. Zool. Soc. 334 (1881). Monogenotypus: Borolia furcifera Moore. = Hyperiodes Warr.: Seitz Pal. 94 (1910). Monogenotypus: Phalaena Noctua turca Linn. = Hypopteridia Warr.: Nov. Zool. XIX, II (1912). Monogenotypus: Aletia reversa Moore. = Hyphilare Hbn.: Verz. 239 (1821) (2 Spp.). Lectogenotypus: Noctua albipuncta Schff. [Hmps.: Cat. V. 436. 1905]. = Pseudaletia Franclem.: Pr. E. S. Washingt. 53 (2) 64 (1915). Monogenotypus: Noctua unipuncta Haw. 45. Mythimna vitellina Hbn. Noctua vitellina Hbn.: fg. 379; 589 (1803-8; 1809-13). ab. pallida Warr.: Seitz p. 97 (1919). sbsp. decolorata Dannh.: Mitt. Miinh. ent. 19. 113 (1929). ab. grisescens Dannh.: lc. var. saturatior Dannh.: l.c. var. lecteicolor Rots.: cit. Seitz suppl. 119 (1931). Questa specie, figurata nel 1779 da ERNST ed ENGRAMELLE sotto il nome non binomiale de « la delicate » e ritenuta rara dagli autori d’oltralpe, fu catturata dall'abate MazzoLA in Italia ed etichettata, evidentemente latinizzando il nome volgare. del 1779, col nome di « Noctua fragilis » (V. Treitschke, vol. V (2) p. 356). HUBNER la figurò nei primi anni del secolo scorso col nome vitellina e dopo di lui gli autori furono, per una volta, concordi fino ai nostri giorni. Ai tempi di GUENÉE (1852) era ancora considerata rara, benchè fossero state segnalate due catture massive, a Châteaudun, negli anni 1834 e 1835. Più tardi si riconobbe come un insetto mediterraneo (Tutt Br. Noct. 1.92) ed oggi, in Italia si presenta come un insetto molto comune. In Liguria poi è una vera e propria peste nelle cacce al lume di tarda primavera. Si presenta in una forma molto robusta, grande, bene disegnata con un fondo giallo-rossiccio acceso (saturatior Dannh.), oppure un po’ meno forte (la tipica), come pure in esemplari molto pallidi, quasi bianchi e sbiaditi (pallida Warr.) talora molto piccoli di statura e minuti (decolorata Dannh.). È segnalata una forma grigiastra (grisescens Dannh.). Nella zona studiata si presentò specialmente nelle prime cacce in quantità notevole, tale da ostacolare la caccia. Gli esemplari conservati furono: Torriglia 5/VI 234, 19 saturatior ; 19 tip. Pendici N. del Penice 15/VI 13, 299 ee di 299 tipici. S. Salvatore Valtrebbia 19 tipica. NOCTUIDAE DEL MONTE PENICE 101 46. Mythimna conigera Schff. Noctua conigera Schff.: 84 (1775). » floccida Esp.: Schm. Abb. IV. 332. Tav. 123 N. 44 (1786). ab. intermedia Tutt: Br. Noct. I. 30 (1892). var. flavipunctum ‘Tutt: l.c. var. suffusa Tutt: lic. ab. obscura Hoffm-Klos.: Schm. Steirm. IJ. 111 (1916). ab. mezeyi Diozh.: Verh. Siedenb. Ver. Nat. 79-80, 233. Europa e Sud Asia; comune. Molto variabile nel colore del fondo che va da giallastro (tipica) a rossastro-arancione (intermedia 'Tutt) a rosso ferruginoso (suffusa Tutt) e bruno scuro (obscura Hffm-Kl.) la macchia bianca può essere eccezionalmente gialla (flavipunctum Tutt) o molto aguzza (mezeyi Diozh). Nella zona studiata si sono presentati i seguenti esemplari: Torriglia 24/VI 19 tipica; 399 intermedia 'Tutt. » 15/VII 19 tipica; 19 intermedia; 299 suffusa ‘Tutt; 299 brunnea Hf. » 17/VII 19 suffusa Tutt. 47. Mythimna albipuncta Schff. Noctua albipuncta Schff.: 84 (1775). » lithargyria Esp.: IV. 341 Noct. Tav. 124 f. 5 nec fg. 6 (1786). var. ıtalo-gallica Mill.: Cat. Alp. II. Suppl. 21 (1872). Leucania flecki Carad.: Iris IX. 31 (1896). ab. rufa Tutt: Br: Noct. I. 31. (1801). var. suffusa Tutt: l.c. var. grisea ‘Tutt: l.c. ab. fasciata Spul: Schm. Eur. 227 (1908). ab. ochrea Warr.: Seitz p. 95 (1909). ab. expallidata Warr.: l.c. subsp. rufotincta Wagner: Verh. Ges. Wien. 70, 42. ab. albilinea Wehrl.: Mitt. Thurg. Naturf. Ges. 20. ab. Corti Krüger: Soc. Ent. 34, 33 (1919). ab. repicta Krüger: l.c. Specie comune in Europa, Asia Minore, Nord Africa. Nella zona studiata si è presentata in esemplari freschi, come segue: Torriglia 5/VI 19 f. rufa Tutt; 10/VI 19 tipica. S. Salvatore Valtrebbia 19/VI 19 tipica; 253 rufa ‘Tutt. Torriglia 20/VII 19 rufa ‘Tutt. S. Salvatore Valtrebbia 24/VII 333 tipici; 333 rufa Tutt; 1¢ italogallica Mill. ; 299 grisea Tutt; 19 fasciata Spuler; 333 ochrea Warr. 48. Mythimna lythargyria Esp. Noctua lythargyria Esp.: Vol. IV. Tav. 124 N. 45 (1786). » ferrago Fab.: Mant. II. 160 N. 170 (1787). Phalaena Noctua punctum-album De Vill.: Ent. Linn. II. 282 N. 376 (1789). » » albipuncta Scriba: Beytr. II. 188 tav. 12 nec Schff. » ferruginea Scriba: l.c. pl. 10. Noctua grisea Fab.: Ent. Syst. II. 193 (1793). Leucania lythargyria var. anargyria Bdv.: Ind. Meth. 132 (1840). ) argyritis Rmb.: Cat: Tav; 8, f. 2 (1858). var. pallida Tutti Br.. Noct. 1.22 (1801), var. extralinea Tutt: l.c. var. fulvescens Tutt: l.c. ab. marginata Tutt: l.c. ab. amota Strand: Schr. Ges. Danzrg. 10. 285 (1910). ab. demaculata Hoffm-Klos: Schm. Skeierm. II. 113 (1916). ab. deinographa Dannh.: Ent. Z. 39. 172 (1925). ab. meridionalis Dannh.: l.c. ab. myopolia Dannh.: loc. 102 ni E. BERIO \ Specie d’Europa ed Asia. Il nome grisea, è stato attribuito ora a FABRI- CIUS, ora a STEPHENS (benchè abbia citato FABRICIUS, pure dubbiosamente) ora ad HAWORTH. Anargyria Bdv., come osservava gia GUENEE, non è che una 9, dato che il carattere distintivo, è la mancanza del ciuffo nero addominale; argyritis Rmb. è stata considerata (WARREN) specie a sè mentre è certamente questa, come PUNGELER ha dimostrato, e probabilmente pallida ‘Tutt (che non conosceva ar- gyritis) è un sinonimo, come pure meridionalis Dannh. Molti autori hanno corretto il nome in hthargyria il che pare a Infine BOURSIN recentemente ha indicato la specie col nome di FaBRICIUS che però è di un anno più recente di quello di ESPER, salvo errore. Nella zona studiata si è è presentata frequente; sono stati trattenuti: Torriglia 10/VI 1g della f. tipica, e cioè di colorito I SNNERIO tra il rosa Pa e il rosso della f. ferrago Fab. | | N 20/VII 19 tipica. — | ) 15/VII 354 dell È pallida er e cioè di colorito pallido come ar- gyritis Ramb. ma senza riga di punti neri sulle vene delle Ali posteriori. S. Salvatore Valtrebbia 24/VII 234, 19 tipici; 353, 19 grisea Fab. Torriglia 29/VII 1g, 19 tipici. 49. Mythimna l-album Linn. Phalaena Noctua l-album Linneo: Syst. Nat. XII (1767). » comma Hufn.: Berl. Mag. III. 294 N. 42 (1766) nec Linn. 1761. ? Leucania bistrigata Moore: P.Z.S. 1881. 334. ) penicillata Moore: lc. 335. Specie fissata; non presenta variabilità. Europa, meno Inghilterra, Asia minore, Mediterraneo. Comune. Torriglia DIVI 14, 18. » 10/VI 499. S. Salvatore Valtrebbia 19/VI 1g. Torriglia 15/VII 19. 50. Mythimna sicula Treits. Leucania sicula Treitschke: X (2) 90 (1835). nr sevpi Dun, Lep. Pr! Suppl TEE :640 (1836). » sicula var. cyperi Bdv.: Ind. 133 (1840). » dactylidis Bdv.: l.c. » montium Bdv.: l.c. ) caricis H-Schäff.: Noct. 324-5 nec T'reitschke. ) albivena Grasl.: Ann. Ent. Fr. 1852. 409. » fuscilinea Grasl.: l.c. 411. f. cinnamomea Turati: Atti Soc. It. 51. 313 (1913). ab. virata Costantini: Atti Nat. Modena (5) 3. 15 (1916). ab. serratilinea Wagner: Z. 6st. Ent. Ver. XI. 13 (1926). Sino ai tempi moderni (e più precisamente sino agli studi di Rocci) sicula e scirpi sono state ritenute due specie ben distinte la prima da una linea nera longitudinale sulle ali anteriori e la seconda con dette ali quasi immacolate. Si è così fatta parecchia confusione nelle forme e aberrazioni. La specie nel complesso si presenta in 5 aspetti principali: quello caratte- rizzato dalla linea longitudinale nera che ombreggia la vena inf. della cell. e pro- segue con un trattino che parte dalla chiusura della cell. stessa (sicula Tr.); quello con ali cineree-rosate (cinereo-fuscescentes di BOISDUVAL) prive di linee, con un punto bianco minuto in chiusura di cell. e una riga arcuata di punti piccoli oltre NOCTUIDAE DEL MONTE PENICE 103 la remiforme (scirpi Dup.) quella simile ma con ali rosate (luteo-rufescentes Bors- DUVAL) e linea bianca sottile seguente la vena inf. della cell. (cypert Bdv.); quello di colore rossastro (dactylidis Bdv.) e infine quello con ali simili a scirpt ma co- sparse di atomi neri (montium Bdv.). Nello studio di questo difficile complesso va tenuto presente che il colore degli esemplari si altera col PRE e tutti tendono ad assumere una tinta rosata uniforme. Torriglia 24/VI 14 tipico anche se le linee longitudinali sono leggere. » 5/VI 18 scirpi Dup. » 10/VI 338 id., 19 montium B. » 241 VAs? scirpi Dup. » 15/VII 19 id. S. Salvatore Valtrebbia 10/VI 13 montium B. Gen. Leucania Ochs. Leucania Ochs.: Vol. IV. 81 (1816) (7 spp.). Lectogenotypus: Phalaena Noctua comma Linn. [Samouelle, 1819. Vedi Franclemont: Pr.-B. Si Wash. 33° 13): So Tıgsr)l. = Leucadia Sodoffs.: Bull. Mosc. 87 (1837) N. Nov. . Leucania comma Linn. Noctua comma Linn.: Fn. Suec. II. We sere Noctua pallens Esp.: Schm. Abb. IV. 110. Noct. II. p. 78 (1786) nec Linn. oa » turbida Hbn.: Shm. Noct. f. 617 (1814-17). » + congener’ Hbn.: lc. N: 618 (1814-17). Leucania nigrofasciata Hmps.: Moths. Ind. II. 279 Cats var. engadinensis Wagner: Ent. Z. 23, 19 (1909). var. suffusa Tutt: Br. Noct. À 37 (1891). var. ochracea Tutt: l.c. p. 38. var. rigropuncta ‘Tutt: l.c. Secondo Hampson anche la L. rhodocomma Ping. appartiene a questa spe- cie, ma WARREN in Seitz la tiene distinta come specie a sè. Non è molto varia- bile: copre l’Europa e parte dell’Asia. Pendici N. del Penice 15/VI 338. Torriglia 10/VI 18. ) 24/VI 14. 52. Leucania (Acantholeucania) Loreyi Dup. Noctua Loreyi Dup.: Lep. Fr. VII. 81 pl. 105 (1827). » caricis Treitschke: X (2) 91 (1835). ? Leucania exsanguis Gn.: 1. 82 (1852). HAMPSON (cat. V.492) mette in sinonimia altri 6 nomi di WALKER, ma la specie è stata scissa da RuNGs (Bull. Ent. France 1953, p. 138) in tre di cui una europea (la vera loreyz, che copre anche Asia ed Africa) una solo asiatica, e lul- tima solo africana, per cui è difficile, senza la verifica dei tipi di WALKER (che Runcs non ha fatto) lo stabilire a quale delle tre essi si riferiscono. Il dubbio sulla identità di exsanguis Guen. è espresso pure da Runcs nel lavoro citato. La loreyi è specie dannosa sparsa in Europa, Asia ed Africa. Nella zona studiata si sono rinvenuti due soli esemplari: Torriglia 10/VI 19. » 15/VII 14. 104 E. BERIO Subfam. CUCULLIINAE Gen. Cucullia Schk. Cucullia Schk.: Fauna Boica II. (2) 157 (1802) (15 spp.). Lectogenotypus: Phalaena Noctua umbratica Linn. [Curtis: Br. Ent. 45. 1824]. 53. Cucullia lychnitis Rmb. Cucullia lychnitis Rmb.: Ann. Ent. Fr. 1832. p. 17 Pl. 1. f. 3. » scrophulariae Esp.: IV. pl. 180/4 nec pl. 154 (1786). STAUDINGER ed Hampson hanno ritenuto che la f. rivulorum descritta da GUENEE: vol. VI p. 129 sia una semplice varietà di larva. WARREN in Seitz l’ha se- parata come buona specie, non so se a seguito di esperimenti o per ragionamento. Per mio conto, finchè un allevamento non dimostrerà che da larve di lychinitts discendono larve di rivulorum le due debbono essere tenute distinte come specie separate anche se le imago sono molto somiglianti perchè tutte le specie del gruppo somigliano molto ed è appunto nello stadio di larva che vengono differenziate. Nella zona si sono presentati solo esemplari molto guasti: Penice 19/ V1 353. 16 54. Cucullia prenanthis Bdv. Cucullia prenanthis, Bdv.: Gen. et Ind. 154 (1840). » blattariae Dup.: IV. pl. 401 124. nec Esp. ) caramanthea Frey.: Neu. Beytr. V. 432. Specie del Centro e Sud Europa, non pare segnalata ancora per l’Italia. Due esemplari freschissimi si sono presentati a Torriglia il 10 giugno 14, 19. Nella descrizione di HAMPSON non si fa cenno alla spolveratura di grigio che copre le tegole, che invece è stata rilevata da Guenée ed esiste realmente nei due esemplari catturati. 55. Cucullia umbratica Linn. Phal. Noct. umbratica Linn. X® ed. p. 515 (1757). Noctua lucifuga Esp.: IV. 178/6 (nec Schff.) (1786). » lactucae Hbn.: 264 (nec Esp.) (1800-03). Cuc. tanaceti Steph.: III. 88 (nec Schff.) (1829). » sonchi Hein.: Schm. Deuts. I. 400 (1859). ab. albida Spuler: Schm. I. 271 (1908). ab. obscura Buresch: Arb. Nat. Ges. Bulgar. 7. 81 (1925). ab. rhodana Cabeau: Rev. Namur. 23. 14 (1923). Una esatta sinonimia di questa specie richiederebbe la verifica di molti testi, come gia ha notato GUENEE: quella qui riferita è appunto quella di questo autore, che poi è stata presa di sana pianta da STAUDINGER, HAMPSON e SEITZ. È specie sparsa in Europa e Asia, comune. Nella zona studiata si è presentata ad un certo momento in grandi masse, il che indica la data di schiusura. Ecco l’elenco degli esemplari, tutti della f. tipica: Torriglia 5/VI 233, 19. » 10/VI 233. Penice 15/VI 1233; 499. Torriglia 24/VI 6833, 499. » 15/VII 433, 19. > 17/VIl 433, 19. » 20/VII 18. NOCTUIDAE DEL MONTE PENICE 105 56. Cucullia cineracea Frey. Noctua cineracea Frey.: Neu. Beytr. IV. 110. pl. 352 f. 2 (1841). Cucullia mixta Ev.: Fn. Volg. Ur. 307 nec Frr. (1844). ?v.. defecta Steri: tise: Xs 338-7. 2: 8127 STAUDINGER era indeciso se la defecta fosse o no una specie buona, e HAMPSON la lasciò in sinonimia. WARREN la separa come specie a sè. Da STAUDINGER al SEITZ si indicano come localita di questa specie le Alpi del Sud della Francia, gli Urali e il Turkestan. Nel supplemento del Seitz, p. 122 si fa cenno che la specie sia stata tro- vata anche in Italia. MARIANI non la include nel catalogo. Nella zona se ne presentò un superbo esemplare in perfette condizioni insieme alla umbratica : Torriglia 24/VI 14! Gen. Calophasia Steph. Calophasia Steph.: Ill. Brit. Ent. Haust. III, 93 (1829). Monogenotypus: Noctua linariae Schff. (= Noctua lunula Hufn.). 57. Calophasia lunula Hufn.: Phal. lunula Hufn.: Berl. Mag. III. 394 N. 66 (1766). Noctua linariae Schff.: p. 73 (1775). ab. nigrata Kiefer: Ent. Rundsch. 30, 12 (1913). ab. melanotica Stgr.: Arch. Natgesch. 81. A. 12. 147 (1915). ab. atrivestis Dannh.: Ent. Z. 39. 198 (1926). ab. stempfferi Bours.: Encycl. Ent. B. Lep. I. 109 (1926). ab. atrifascia Reb.: Cit. Seitz suppl. 129 (1931). ab. cana Dannh.: Ent. Ztschr. 47, 19 (1933). ab. bilunulata Warn: Int. Ent. Ztschr. 27, 369 (1933). Copre l’intera Europa e la parte Nord dell’Asia. Non si è mai presentata in massa. Torriglia 5/VI 19; 299. » 10/VI 19. » 29/VII 234. 58. Calophasia platyptera Esp. Noctua platyptera Esp.: Schm. IV. 396. Pl. 130 f. 5 (1788). » canterius Vill.: Linn. Ent. Pl. 5/11 (1789). » tenera Hbn.: Eur. Schm. 254 (1808-3). Cleophana olbiena Dup.: Lep. Fr. Suppl. IV. 230. pl. 70-3 (1842). var. subalbida Stgr.: Cat. 213 (1901). f. signata Costantini: Atti Soc. Nat. Modena (5) 3. 16 (1916). Specie mediterranea che si estende alla Germania al Nord, all’ Algeria, Creta e Asia minore. Si è presentata ma solo una volta nella sua forma tipica: Penice 15/VI 14. Gen. Omphalophana Hmps. Omphalophana Hmps.: Cat. VI. 109 (1906). Autogenotypus: Noctua antirrhini Hbn. 59. Omphalophana antirrhinii Hbn. Noctua antirrhinii Hbn.: Eur. Schmett. Noct. N. 253 (1800-3). ssp. asiatica Osth.: Mitt. Miinch. Ent. Ges. 23, 52 (1933). 106 DEAN E. BERIO Specie mediterranea che si estende dalla Spagna alla Siria; MARIANI la segnala per le Alpi Marittime, oltre che per Piemonte, Trentino, Centro e Si- cilia. Si è presentata una sola volta: Pemce 13/9112. Gen. Lamprosticta Hbn. Lamprosticta Hbn.: Verz. 207 (1820). Monogenotypus: Noctua culta Schff. = Chariptera Gn.: Ann. Ent. Fr. VII. 124 (1838) ù spp.). il Sa yt Lectogenotypus: Noctua culta Schff. [Gn.: Noct. II. 56. 1852]. 60. Lamprosticta culta Schff. Noctua: culta SEE: ps 7o' (1745) Phalaena viridana Walch.: Naturforscher, XIII. 28. I. n. 3 f. 5. Ph. Noct. tridactylion Bkh.: IV. 145 e p. = Se Mamestra adjuncta Wlk.: XI. 726 (1857). Specie non frequente, sud europea e balcanica. MARIANI la segnala per la parte Nord Orientale d’Italia e per il Modenese. Io ne ho catturato un esem- plare prima d’ora a Busalla. Nella località studiata si è presentata una sola volta: Torriglia 20/VII 18. Subfam. APATELINAE La sottofamiglia ha portato per molto tempo il nome di Aia (= He cronyctinae), che si è dovuto abbandonare per la priorità di Apatele Hb. su Acro- nicta Ochs. | Gen. Craniophora Snell. Craniophora Snell.: Vlind Ned. 262 (1872). Monogenotypus: Noctua ligustri Schff. 61. Craniophora ligustri Schff. Noctua ligustri Schff.: p. 70 (1775). Phalaena atropos minor Göze: Ent. Beytr. III (3) 205. » litterata Panzer: Schäffer II. 105 f. 34. Se coronula Haw.: Lep. Brit. 179 (1802). ab. olivacea Tutt: Br, Nocts. 1.126 (1891). var. nigra ‘Tutt: l.c. ab. sundevalli Lampa: Tidskr. p. 50. 1885. ab. troni Huene: Berl. e Zt. 1901. 310. ab. roseoradiata Dannehl.: Ent. Z. 39. 120 (1925). ab. viburni Dannh.: l.c. var. effusior Dannh.: l.c. p. o. ab. obscura Mellaert: Lambill. 28. 117 (1928). Il nome di GÖZE non € pervenuto nelle sinonimie dopo BORKHAUSEN, ma non puo essere preso in considerazione per ovvie ragioni. Sundevalli Lampa pare debba comprendere tutte le denominazioni di forme intermedie tra la tipica, che ha le macchie apicali col fondo bianco e la forma estrema quasi totalmente nera (nigra Tutt), e cosi olivacea Tutt, troni, obscura ecc. E specie diffusa in tutta Europa e Asia fino al ee Nella zona studiata abbiamo rinvenuto: Torriglia 5/IV 288 tipici, 253 f. sundevalh Lampa. » 10/VI 233, 299 tipici. ) 24/VI 1433, 399 tipici, 333, 499 sundevalli uns » 15/VII 299 tipiche. » 29/VII 1g tipico. NOCTUIDAE DEL MONTE PENICE 107 Gen. Apatele Hbn. Apatele Hbn.: Erste Zutr. (1809-13). Monogenotypus: Apatele tritona Hbn. = Acronicta; Ochs.: Schm. Eur. IV. 62 (1816) (12° spp.). ’- Lectogenotypus: Noctua leporina Linn. [Curtis: Brit. Ent. III. 136 1826]. Acronycta Treitschke (nov. graf.): Schm. Eur. V. 3 (1825). Acronyctia Meigen: (err. pro Acronycta Tr.): III. 65 (1832). Cometa Sodoffs.: Bull. Mosc. VI. 85 (1837) n. nov. ll tl 62. Apatele aceris Linn. Phalaena Noctua aceris Linn.: X® ed. 514 (1758). Noctua candelisequa Esp.: IV. 30. T. 191. Noct. 112 (1790). Agrotis paradoxa Boisd.: Ind. Méth. 60 add, 3 (1840). Noctua infuscata Haw.: Lep. Brit. 117 (1802)., var. intermedia ‘Tutt: Br. Noct. I 14 (1891). var. judaea Staud: Cat. 131. | ab. asignata Hirschke: Versh. Ges. Wien. 60. 413 (1910). ab. elineata Dufr.: Rev. Neamur 25. 32 (1925). amet ssp. calceata Dannh.: Mitt. Münch. Ent. Ges. 19. 104 (1929). ab. virgata Dannh.: l.c. Tutta Europa, ovest centro Asia, comune. Gli esemplari presentano la tinta di fondo delle ali anteriori o di un bianco sporco tendente all’ocreo pallido, con disegni brunastri, oppure un bianco livido, tendente al verdastro pallidissimo, con disegni grigi. Esse inoltre hanno una spolveratura diffusa di scaglie del co- lore dei disegni, la quale può essere eccezionalmente tanto fitta da rendere le ali nel complesso più brune, più grigie o ‘addirittura nerastre. . Il colore fondamentale della tipica è diagnosticato da LINNEO con 1 frase «alis canis», HAWORTH dice, della infuscata: «alis fuscis, alae anticae omnino fuscae »; ed Esper, della candelisequa: «alis cinereis »; TUTT di intermedia dice «wings dark, af a more yellow (or ochreus) tint. ». Sulla interpretazione di queste forme si sono fatte molte confusioni, mi pare tuttavia che con canis si debbano indicare gli esemplari col fondo bianco-grigio; con cinereis i fondi bianco sporco tendenti all’ocreo, con dark of a more yellow or ochreus tint, i fondi di quest’ul- timo tipo ma più carichi e con fuscis le ali del primo tipo, ma più scure. Avremmo allora: La f. tipica con fondo bianco tendente al verde con disegni grigi. La f. infuscata Haw. con fondo simile largamente coperto di spolveratura grigia. La f. candelisequa Esp. col fondo tendente all’ocreo e disegni bruni. La f. intermedia 'Tutt eguale ma col fondo largamente coperto di spolveratura bruna. Gli esemplari della zona studiata sono tutti del primo tipo, e hanno tutti una tinta bianca cruda brillante con disegni e spolveratura grigia tendenti al verde, senza il minimo segno ocreo o bruno. Essi sono: Torriglia 5/VI 338. > 10/VI 233. San Salvatore Valtrebbia 19/VI 1543, 499. Torriglia 24/VI, 638. 63. Apatele megacephala Schff. Noctua megacephala Schff.: p. 67 (1775). Phalaena Noctua macrocephala De Vill.: Ent. Linn. II. 249. N. 259 (1789). Noctua rumicis Esp.: IV. Noct. 38 fig. 7 nec Linn. ee (var. turanica Steger.) Tutt: Br. Noct. I. 15. (1891). | ab. rosea Tutt: l.c. : 108 E. BERIO ab. ochrea Tutt: l.c. ab. grumi Alph.: Rom. Mém. IX, 3. ab. pulla Strand: Archiv. Natges. Christ. XXV, .9, 9 (1903). ab. aethiopa Krulik: Soc. Ent. 21. 50 (1906). ab. schlumbergeri Schultz: Ent. Z. 20, 73. fig. (1906). : var. warpachowskyi Krulik.: Soc. Ent. 23. 123 (1908). ab. albidior Wagner: Z. Ost. Ver. 8. 21 (1923). ab. nigra Schaw.: Ent. Rec. 14. 103 (1902). E difficile accertare la colorazione della forma tipica. TUTT cita la descri- zione di FABRICIUS in Mantissa che dice le ali anteriori essere cineree con disegni neri, «alae anticae obscure cinereae strigis variis undatis nigris ». La descrizione è riportata da FaBRIcIUS nella Entomologia Systematica III (2) 108 N. 325, dove l’autore si rifà ad esemplari esistenti nella raccolta di SCHIFFERMÜLLER. FABRICIUS pare dunque abbia veduto i tipi e li abbia descritti come aventi le ali anteriori oscuramente cineree con disegni neri. Cinereo ri- chiama un colore piuttosto brunastro che un grigio assoluto, quale viene dagli antichi autori indicato con « canuto » (canus); pertanto il tipo parrebbe essere la forma tendente sia pure leggermente al bruno, e non certo molto chiara se si bada a quella parola « obscure » che accompagna la diagnosi. Gli esemplari più chiari, sul grigio assoluto, dovranno essere indicati col nome albidior di WAGNER, mentre quelli ocrei o rosati con ochrea e rosea Tutt. Le forme molto scure potranno essere indicate con pulla Strand, sulle cui ali anteriori di chiaro non si dice essere rimasto che il contorno della reniforme. nigra Schw. (che Seitz considera sinonimo di aethiopa di KRULIKOWSKYI) par- rebbe la forma melanica più estrema; Schlumbergert è una forma teratologica. Comune in Europa. Nel territorio studiato la specie non è apparsa molto numerosa, e i suoi esemplari tutti di un grigio assoluto, senza bruno e senza melanismo. Essi sono quindi qualche cosa di intermedio tra le forme sopra elencate, perchè sono più bianchi e più chiari della tipica, più scuri delle albidior e tuttavia non sono più scuri nè come le pulla nè come le nigra. Essi sono: Torriglia . S/VI dg. » 10/VI 233. » 24/VI 288. 64. Apatele euphorbiae Schiff. Gia ai tempi di GUENÉE, quando i nomi in discussione si riducevano a cinque (euphorbiae, euphrasiae, cyparissiae, esulae, abscondita) questo Autore dichiarava inestricabile la sinonimia, soggiungendo che le varie interpretazioni avevano creato una confusione a cui poche cose in entomologia potevano essere paragonate. Gli autori successivi hanno fatto quanto si pud immaginare per au- mentare la confusione che con la considerazione di altri nomi (myricae, montivaga, obscura, paradoxa, parisiensis, debilis, xanthomista, ottomana, apennina, korlana, fasciata, acerbata, farinosa, andalusica, glaucoptera) hanno condotto le cose ad un punto tale che forse l’unica soluzione sarebbe di buttar via tutto e ricomin- ciare daccapo. Si può ben dire che non vi è nessuno che sia d’accordo, a meno che non si tratti di seguaci che hanno preso le cose di un autore anteriore senza alcuna verifica. | Per limitare l’esame alle forme e nomi classici (euphorbiae Schff.; euphrasiae Brahm.; montivaga Guen.; esulae Hbn.; cyparisstae Hbn.; mygricae Gn.; abscon- NOCTUIDAE DEL MONTE PENICE 109 dita Tr.) ed escludendo abscondita Tr. che pare si possa ritenere una specie a sè, esistente al Nord-Est dell'Europa, il quadro che si presenta ad osservare le opi- nioni di alcuni revisori è il seguente: euphorbiae Shff. per TREITSCHKE è rappresentata dalla fig. 12 di HÜBNER (euphorbiae) e dalle sue due figure 529, 615 (cyparissiae); per GUENEE non risponde nè alla fig. 12 di HUBNER nè alla 529, la prima delle quali egli, sia pure con dub- bio, riferisce alla sua montivaga e la seconda alla euphrasiae, come pure la 615. Per STAUDINGER la forma tipica corrisponde alla fig. 529 e 615 di HUBNER; per Hampson e WARREN pare corrisponda alla 615, 629 e 12; si ritorna così alla opinione di TREITSCHKE. WARREN definisce la forma come « grigia, spolverata di scuro »; DRAUDT la dice « grigio fumo ». La figura di WARREN è decisamente giallastra e di statura media. Le figure di HUBNER misurano; la 12 mm. 40; la 615 mm. 36,5 e la 529 mm. 35 di apertura alare. La figura di WARREN mm. 30 (3), 35 (9). La figura del 3 di WARREN porta le ali anteriori bruno scure, come quelle della femmina. Poichè non si può risalire all’origine perchè l’esemplare o la serie di SCHIF- FERMÜLLER non sono stati visti da alcun revisore, e la sua diagnosi si riferisce solo alla larva, e alla località, dovrebbe valere la legge del primo Revisore a fis- sare la consistenza del tipo. Nell’ordine, pare vi sia primo GÔZE: Ent. Beytr. III. 3 p. 209 N. 75 (1781) e poi Fasricius: Mant. II. 174 N. 260 (1787) che è stato preso come autore an- cora da TUTT e STAUDINGER. La sua diagnosi però non è affatto differenziale e l’unico elemento caratteristico è il colore: « alis cinereis ». Sarebbe giusta la definizione di WARREN e DRAUDT (grigia spolverata di scuro, e grigio fumo) ma errata la figura di WARREN, che è grigia giallastra, e ha le ali posteriori nel ¢ completamente sbagliate. euphrasiae Brahm. Per 'TREITSCHKE è la fig. 613 di HÜBNER (esulae); per GUENEE le fig. 529 e 615 di HUBNER (cyparissiae); per STAUDINGER è « dilutior, al- bido ( flavesenti-) grisea; per Hampson « parler, whitish or yellowish grey »; per WARREN più pallida e più giallastra e per DRAUDT più piccola più giallastra e più pallida. Per GUENÉE abita il centro della Francia, per gli altri, il Sud o il Sud-ovest d'Europa. Anche questa è descritta allo stadio di larva; il primo revisore parrebbe BORKHAUSEN (1892) che a pag. 232 del vol. IV dice che ha la statura di euphorbiae, le ali anteriori grigio chiaro sparso di polvere bruna. Di euphorbiae BORKHAUSEN aveva detto a pag. 228 avere la statura della N. rumicis, però fa un errore di cita- zione, riferendosi alla sua n. 105 Noctua rumicis : la rumicis porta il N. 108 e il N. 105 si riferisce invece alla auricoma, che è molto più piccola dell’altra. Quindi nessuna conclusione si può fare sulla statura della euphrasiae, se non, che non deve essere inferiore a quella di auricoma la quale ha sempre una apertura che si aggira intorno ai 35 mm. Sarebbe allora errata la sinonimia di TREITSCHKE (euprasiae = esulae) perchè la esulae ha 30 mm. di apertura ed è la più piccola di tutte, e il colore giallastro escluso. La forma dovrebbe dunque essere grigia più pallida e la statura normale. montivaga Gn. L’Autore dice grigio-ardesia scura, mista a bianco bluastro; se è identica ad obscura Stròm dovrebbe portare questo nome, ma forse la sino- nimia si basa solo sul nome, ed è poco probabile che si identifichi la forma di Chamonix con quella Norvegese. Secondo GuENEE potrebbe essere identica alla fig. 12 di HÜBNER, e la stessa sinonimia dubbiosa riporta STAUDINGER nel Catalogo. Tenendo conto che la 110 E. BERIO figura 12 di Hüsner ha una grande apertura alare (40 mm.) è da ritenere che si tratti di una forma di grande statura. In questo dato sono concordi STAUDINGER, Hampson, WARREN e DRAUDT, come pure sul colore anche se le espressioni degli autori sono differenti. Vi esulae Hb. La figura di HUBNER (613) è di soli 30 mm. di apertura, è quindi la più piccola tra quelle passate ora in rassegna, tanto più che si tratta di una 9. Secondo GUENÉE è una f. rara di tono bistrato; per STAUDINGER è più scura e sfumata; HAMPSON la fa con le ali anteriori spolverate di bruno; WARREN non parla di colore e DRAUDT la dice un po’ più scura, più spolverata di brunastro, col tono giallastro. myricae Guen. La figura di GUENÉE si riferisce ad un insetto di 37 mm. di apertura alare, e tale misura si ottiene facendo ruotare le ali sino a portarle alla posizione normale dell’ esemplare disteso: si tratta quindi di media statura come euphrasiae (e forse euphorbiae) e non ha ragione l'indicazione di STAUDINGER (« minor ») nè quella di HAMPSON (« smaller »); rettamente WARREN dice che essa non è più piccola; e DRAUDT che è blugrigia. In conclusione le forme qui esaminate pare si polarizzino attorno ad esem- plari aventi le seguenti rispettive caratteristiche: euphorbiae : statura giusta, colore grigio cenere. euphrasiae : statura media (35 mm.), colore grigio chiaro. montivaga : statura grande (40 mm.), colore grigio. scuro. esulae : statura piccola (30 mm.), grigio brunastro chiaro. | myricae : statura normale (35 mm.), colore grigio ardesia scuro. Noctua euphorbiae Schff.: p. 67 (1775). à Ph. N. euphrasiae Brahm: Ins. Kal. II. 1. 143. 73. Ph. lunulata minor Goze: Ent. Beytr. III (3) 203. N. cyparissiae Hbn.: fg. 529, 615. p. 158 (1809-13). N. esulae Hbn.: fg. 613 (1809-13). Acr. montivaga Gn.: V. 56 (1852). Acr. myricae Gn.: V. 58. pl. 3-10 (1832). N. obscura Ström.: Dansk Vid. Selsk. Skr. 79 (1783). ab. parisiensis Culot (Oberth): Noct. 1. 23. T. 2-9. (1909). ab. debilis Dalmaison: Ann. Ent. Fr. 308 (1925). ab. xanthomista Draudt: Seitz. Suppl. 12 (1931). f. ottomana Draudt: l.c. f. apennina Draudt: l.c. f. korlana Draudt: l.c. ? ab. fasciata Hannemann: Int. Eat. Z x, 63 (1916). ab. acerbata Schaw.: Z. òst. Ent. Vez. 16, 81 (1931). ab. farinosa Byt. Salz: Int. Ent. Ztschr. 28. 106 (1934). f. andalusica Schaw.: l.c. 28. 416 (1934). ab. virgata Dannh.: Mitt. München. ent. Ges. XIX, 104 (1929). \ Nella zona studiata si è presentato un solo esemplare: Torriglia 17/VII 13 euphrasiae Brahm. 65. Apatele alni Linn. ssp. italica nova. Phalaena Noctua alni Linn.: XII? 845 N. 134 (1766). Noctua degener Schff.: p. 70 (1775). vat. suffusa Tutti -Ent..-Reci 1,190. var. obsoleta ‘Tutt: Br. Noct. I. 16 (1891). Acron. steinerti Caspari: Soc. Ent. XIII. 3 (1898). » carola Philipps: Soc. Ent. XIII. 50 (1898). ab. eothina Dannh.: Ent. Z. 39. 6 (1920). ; ab. nigromarginata Gelin: Cat. Lucas. 89 (1912) (= nigromaculata err. Draudt in Seitz, suppl. 11). NOCTUIDAE DEL MONTE PENICE 111 Europa. La diagnosi di LINNEO non € molto chiara, come gia GUENÉE notava (Noctuélites. v. p. 51, 1852); essa parla infatti di due aree cineree: « Alae sup. fuliginosae-nigricantes: areis 2 versus marginem exteriorem, priore cinereo- albida, oblonga puncto marginali nigro; posteriore subrotunda, albo cinera- scente » ma soprattutto poco comprensibili gli 8 punti neri del margine interno. Alcune delle forme descritte dagli autori si confondono tra di loro: suffusa Tutt ha le due aree molto spolverate di nerastro grigio scuro e si confonde, se non si identifica, con steinerti Caspari che ha, a detta di WARREN (Seitz. III. 13), il fondo bruno grigio scuro e carola Philipps che, secondo detto autore, è inter- media fra la tipica e la steinertı. Ä La eothina Dannh. è spolverata fonemiente di rosa, mentre nigromarginata Gelin (per errore riportata nel Supplemento del Seitz. come nıgromaculata) ha una banda bruna più o meno cospicua alle ali inferiori e obsoleta ‘Tutt manca della orbicolare. o Gli esemplari catturati nella zona studiata hanno 1 un colore fondamentale decisamente privo di qualsiasi accenno al rosa, mentre gli esemplari del centro Europa sono più o meno tinti di rosa anche leggero, senza giungere alla diagnosi di DANNEHL; ma ciò che differenzia soprattutto gli esemplari catturati dalle altre forme è la assoluta mancanza della macchia nera costale situata davanti alla macchia chiara basale a cui già LINNEO accennava nella diagnosi: « areis duabus cinerascentibus: priore puncto marginali nigro ». Di tale mancanza non fanno cenno gli autori delle forme sopra elencate ed essa è presente negli esemplari che abbiamo veduti, provenienti da Dresda, Eperies, Stiria, Linz, Innsbruck. Gli esemplari descritti presentano tutte le gradazioni di sviluppo della fascia bruna delle ali posteriori indipendentemente del sesso, per cui la variazione è da con- siderarsi a carattere aberrativo. La forma o sottospecie si è trovata anche nei dintorni di Como (M. Bisbino) e nell’entroterra di Albenga (Caprauna). Ecco l’elenco delle catture: Torriglia 5/VI 234. » 10/VI 13 della ab. nigromarginata. » 24/VI 833 di cui 6 della ab. nigromarginata. S. Salvatore Valtrebbia 19/VI 233, 19 della ab. de Hdi con Caprauna 30/VI 1959 14. M. Bisbino (Como) 22/VII/1960 18. 66. Apatele psi Linn. Phalaena Noctua psi Linn.: X® ed. p. 514 (1758). Noctua tridens Hbn.: fg. 4. p. 157. N. 3 nec Schff. (1800-03). var. virga Tutt: Br. Noct. I. 20 (1902). var. juncta Tutt: l.c. var. bivirgae ‘Tutt: l.c. var. suffusa ‘Tutt: l.c. var. bidens Tutt: l.c. var. vosea Tutt: l.c. Noctua cuspis Steph.: Brit. Haust. III. 39 nec Hbn. (1829). ssp. altaica Stgr.: Cat. 132 (1901). sup. batnana Draudt in Seitz: Suppl. 10 (1931). sup. iliensis Draudt: l.c.. Benchè la specie sia assai difficile a distinguere da tridens Schiff. nello stato di imago, le interpretazioni degli Autori non hanno dato luogo a notevoli divergenze e lo stato attuale delle sinonimie è lo stesso dei primi revisori. Sin dalle prime opere infatti si sono distinte le immagini delle due specie in base al 112 E. BERIO colore fondamentale; per pst già Linneo diceva «alis canis » mentre FABRICIUS per la tridens parlava di « cinereis ». Stranamente TREITSCHKE, che pure accetta le sinonimie di BORKHAUSEN, te alla pe ui cineree e alla tridens ali « ci- nereis, luteo mixtis ». L'accordo è dimostrato dal fatto che su 34 autori (BORKHAUSEN, FABRICIUS, DE VILLERS, SCHIFFERMÜLLER, ESPER, MÜLLER, GEOFFROY, FISCHER, FUESSLY, GLEDITSCH, LANG, MADEN, ‘Goze, FRISCH, TREITSCHKE, HÜBNER, FREYER, IL- LIGER, WILKES, DONOVAN, Rossi, PANZER, SCHRANCK, VIEWEG, BRAHM, SCHWARZ, BECHSTEIN, FUESSLY, HARRIS, DUPONCHEL, STEPHENS, GUENEE, BOISDUVAL, SEPP) anteriori al 1900 solo due (HUBNER e SEPP) hanno confuso le due specie. La forma virga di TUTT è stata ritenuta da HAMPSON appartenere alla tridens, non sappiamo con quale fondamento, visto che TUTT ha descritto e denominato le sue forme basandosi su materiale di allevamento avuto da CHAPMAN, il quale per molti anni si è dedicato ad allevare le Acronicta. Oggi, con la dissezione dell’apparato la distinzione tra le due specie è molto semplice; tridens ha l’arpagone con tre e pst con due sole punte. Per confronto sono qui figurate le valve di tridens, pst e della vicina cuspis, nonchè le unghie di pst. La specie è comune e copre Europa e parte dell’Asia. | Nella zona studiata sono stati reperiti 1 seguenti esemplari: Torriglia 5/VI; 388. » 10/VI 633. S. Salvatore Valtrebbia 19/VI 634, 19. Torriglia IS NT 219, » 24/VI 1733. Dalla frequenza parrebbe doversi Heure che la schiusura si verifica a fine di giugno; in luglio non si é più presentato alcun esemplare. 67. Apatele rumicis Linn. Phalaena N. rumicis Linn.: XII? 852 N. 164 (1766). ? Acron. salicis Curt.: Brit. Ent. pl. 136 (1826). var. euphorbiae Steph. nec Schff.: Brit. Ent. Haust: III. 42 (1829). var. euphrasiae Steph. nec Brahms: l.c. Acron. diffusa Wlk.: XI. 708 (1857). » indica Moore: P.Z.S. 1867 p. 47. » alsinoides Geest: Allg. Zeit. Ent. VIII. 310 (1903). ab. marginata Lambill.: Rev. Neam. 22 (1909). f. surianna Gillnr: Ent. Rec. XIX, 91 (1907). var. oriens Stgr.: Arch. Natges. 81. A. II 157 (1915). subsp. pallida Rots.: Nov. Zool. 27. 7 (1920). f. meridionalis Dannh.: Ent. Z. 39. 119 (1925). ab. priifferi Maslow: Polsk Pisno. 2. 130-10 (1923). var. polonica Prüffer: Bull. Ac. Pol. 201 (1918-9). Modernamente si ritiene che la salicis Curt. sia una aberrazione scura di questa specie, anche se l’insetto è stato rappresentato col bruco di menyanthidis e anche se la figura di Curtis è tutt’altro che scura, per essere una rumicis; CHAP- MAN scrivendo a TUTT emetteva l’ipotesi che Curtis avesse confuso le larve, e dichiarava che, secondo lui, l’insetto perfetto di CURTIS è una rumicıs, figurata insieme con un bruco di menyanthidis. TUTT accettò questa tesi e fu seguito da tutti, e dopo aver chiamato la salicis una « melanic form » indusse STAUDINGER a dire « molto obscurior » e così gli altri. Tuttavia anche se CURTIS dice che ci sono esemplari più scuri ed altri più brillanti, la sua figura è certamente poco più NOCTUIDAE DEL MONTE PENICE 113 Fig. VII - Apatele tridens Schiff.: A, valva sinistra. - Apatele psi Linn.: B, unghie; C, valva ; sinistra. Fig. VIII - Apatele cuspis Hübn.: valva sinistra. scura della normale rumicis L. e non ha nulla a che vedere con le aberrazioni scure di questa specie. Anzi, confrontando il colore della sua figura con le tipiche rumicis si di- rebbe che si tratti di un puro e semplice sinonimo che Curtis ha descritto solo perchè, avendo visto larve tanto differenti di quelle di rumicis, la ritenne una specie a sè. 114 i E. BERIO L’interpretazione di CHAPMAN non è molto convincente. Se Curtis ha allevato più esemplari, come dice affermando che il colore varia, è ben difficile che non fossero tutti eguali e che ve ne fosse uno ben diverso, da lui preso come modello per il disegno; piuttosto sarebbe il caso di vedere se non vi sia stata con- fusione tra bruchi di menyanthidis e di auricoma, che sono molto più simili tra loro che non menyathidis e rumicis, e la salicis non sia una auricoma. Non va di- menticato che l’insetto, come CURTIS stesso avverte, è stato piuttosto ingrandito nel disegno. Comunque sia, gli esemplari di rumicis molto scuri, sino a che le cose non siano chiarite, non potranno essere determinati che sahcis Auct. nec. Curtis, se si vuol mantenere questo nome per la rumicis. Specie comune e diffusissima in Europa e Asia. Nella zona è apparsa comune in tutto il periodo. Esemplari trattenuti, tutti tipici, sono: Torriglia 10/V 14. re 2 ASIVIL LS i > MINS S. Salvatore Valtrebbia 24/VII 234. Gen. Diphtera Ochs. Diphtera Ochs.: Schm. Eur. IV (1816) nec Diphthera Hbn. Samm, Exot. I. pl. 193 (1809) et Hbn.: Ertste Zutrage (1809- 13) (app). >: Lectogenotypus: Noctua orion Esp. (— Sepp.; — Norte alpium Osb.) [Duponchel: ep. Pr IV (2) 71 (1829) | Come risulta dall’epigrafe, ritengo che Diphthera Hb.; non faccia priorità su Diphtera Ochs. non essendo esattamente omonimo. In Mem. Soc. Ent. It. 1957 li ho considerati omonimi perchè ho errato nel rilevare la grafia di OCHSENHEIMER. Se le due grafie dovessero essere considerate omonime a malgrado della differenza, se Daseochaeta Warr. non si considera sinonimo, questo genere che si è ballottato per tanto tempo i nomi Moma e Diphtera resterà senza nome. In tal caso pro- pongo fin d’ora il nome Diphteramoma n. nov. Genot. N. orion Esper (= alpinum Osb. = orion Sepp). BoursIn include la sp. viridis Leech e fa quindi = Daseochaeta Warr.; ma INOHUE in Check List. Lep. Japan ne fa due generi separati. Il nome Moma Hb. che gli autori moderni considerano avere per tipo la alpium Osb. (= orion Sepp.) in realtà, come ho dimostrato in Mem. Soc. Ent. It. 36 (1957) ha per genotipo Noctua ludifica Linn. perchè le scelte di LEDERER (1857) (così preteso da Prout in Bull. Hill Mus. I 227) e Grote in Bull. Buff. II.I.1874 si riferiscono alla orton Esp. che non è inclusa nel lotto originale, e così diviene valida la scelta di Hampson: Moths Ind. II. 453 (1894). 68. Diphtera orion Sepp. Noctua orion Sepp.: Ned. Ins. 1 (4) 41 pl. 9/1-8 (1762). N. aprilina Schff.: 70 (1775) nec Linn. i N. albtum Osb:: Gôteb. Sammi. Hand. 1/52. PL 1 fe. 2 (1778). Ph. aprilina minor Hufn.: Berl. Mag. III. 555. f. 1, 2, 3 (1766). Ph. ludifica minor Göze: Ent. Beytr. III (3) 145. B. » » Schaefter; Icon. 1.:92 f.. 3. Noct. runica Grae... Ed, Syst, Nat. I sip. 25635 (1788). v. murrhina Graes.: Berl. E. Zt. 1888 p. 314. f. glauca Turati: Ann. Mus. Napoli V. 3, 18. © f. designata Turati: Atti Soc. It. 62; 45 Tav. D. f. 7 (1925). var. fasciata Lenz, Ostheld: Schm. Siidbayerns I. (2) 2. 226 (1927). NOCTUIDAE DEL MONTE PENICE 115 Secondo le citazioni di BORKHAUSEN, 'TREITSCHKE, CURTIS e GUENÉE il nome dato da Sepp fu orion e non ludifica come citato da HAMPSON e ritenuto da WARREN e DRAUDT. Pertanto questo nome di orion che venne attribuito ad ESPER con la data del 1786 e che fu passato in sinonimia di alpium Osb. 1778 paro donba datare dal 1762 ed essere attribuito a SEPP. La specie è citata per Europa ed Asia, sparsa ma locale. Nel territorio studiato venne rinvenuta come segue: Torriglia 5/VI 14. > 10/VI 233. > 24/VI 18. Subfam. AMPHIPYRINAE Gen. Amphipyra Ochs. Amphipyra Ochs.: vol. IV. 70 (1816) (7 spp.): Lectotypus: Phalaena ui tragopoginis Linn. [Duponchel: Lep. Fr. IV ©) "I (1829)]. 69. Amphipyra tragopoginis Linn. Noctua tragopoginis Linn.: Fn. Suec. 316 (1761). » tragopogonis Schff.: 85 (1775). » luciola Hufn.: Berl. Mag. III. 204 ossi Agrotis repressus Grote: Can. Ent. III. 192 (1871). ab. turcomana Stgr.: St. e Zt. 1888 p. 32. ab. nigrescens Spul: Schm. Eur. 237 (1908). ab. brayi Lambill.: Rev. Man. 29 (1907). subsp. distincta Rots.: Nov. Zool. 27, 90 (1920). f. grisea Vorbr.: Mitt. Schweiz. ent. Ges. 13. 190 (1921). Tutta Europa, Asia sino all’India. Specie assai poco variabile. Un solo esemplare: Torriglia 15/VII 18. Gen.: Rusina Steph. Rusina Steph.: Ill. Brit. Ent. Haust. II. 111 (1829). En Monogenotypus: Noctua ferruginea Esp. (= tenebrosa Hbn.; — umbratica Goeze). = Stygiostola Hmps.: Cat. VII. 44 (1908). Autogenotypus: Noctua umbratica Goeze (= ali Hbn.). 70. Rusina tenebrosa Hbn. Noctua umbratica Goeze: Beytr. III. 3. 67 (1781) nec Linn. Bombyx ferruginea Esp.: III. Tav. 47. P. 256 (1785) nec Schff. Noctua tenebrosa Hbn.: Noct. fg. 158, 503 (1800-3). Bombyx phaeus Haw.: Lep. Brit. 133 N. 94 (1803). Noctua obsoletissima Haw.: lc. p. 207 N. 129 (1809). ab. obscura Tutt: Br. Noct. II. 2 (1892). | ab. bellieri Culot: cit. Draudt Seitz. pupal 155 (1931). La specie è stata sempre indicata col nome di: GOEZE, ma si tratta di un omonimo primario che non puo avere impiego. La ferruginea di Esper dovrebbe avere diritto di priorita, perd la interpre- tazione della sua figura non è pacifica. T'REITSCHKE la ritiene senz’altro sinonimo, GUENÉE pure: STAUDINGER la esclude e così pure Hampson, che ritiene che STEPHENS abbia errato nel citare EsPER. WARREN in Seitz la cita con un punto interrogativo, mentre BOURSIN la dà come un sinonimo senz'altro, e ‘tuttavia 116 E. BERIO la considera un sinonimo primario della Noctua Jerruginea Schiffm. Resta come primo nome valido tenebrosa Hübner, che perd non & certo che sia precedente a phaeus Haw. Copre Europa e Russia, si estende sino all America. Nella zona studiata si sono presentati: Torriglia 17/VII 19. > 20/VII 14, 299. San Salvatore Valtrebbia 24/VII 19. Gen. Euplexia Steph. Euplexia Steph.: Ill. Brit. Ent. Haust. III, 3 (1829). Monogenotypus: Phalaena Noctua lucipara Linn. 71. Euplexia lucipara Linn. Phalaena Noctua lucipara Linn.: X? 5 18 aa » dubia Hufn.: Berl. Mag. III. 404 N. 80 Gabbe Bombyx flavomacula Fab.: Mant. II. 117. N. 104 (1787). var. exotica Strand: Arch. Natges. 81. A. II. 153 (1915). Specie sparsa su tutta Europa ed Asia ritenuta estesa anche al Nord America, dove pare, invece, secondo Mc DoNNOUGH, sia sotituita da una specie simile ma distinta (benesimilis Mc.D.). Nella zona studiata si sono presentati: Torriglia 10/VI 19. ) 24/VI 13. ) 15/VII 14. » 17/VII 14. » 20/VII 18. » 29/VII 13. Gen. Apamea Ochs. Apamea Ochs.: Vol. IV. p. 70 (1816) (2i spp.). Lectogenotypus: Noctua basilinea Schff. [Samouelle 1819 Vide Tams, 1939]. = Abromias Billbg.: 1820 (13 spp.).. Lectogenotypus: Phalaena Noctua ee Linn. [Tams, 1939]. — Agroperina Hmps.: Cat. VII. 398 (1908). Autogenotypus: Phalaena lateritia Hufn. — Xylophasia Steph.: Ill. Brit. Ent. Haust. II. 174 (1829) (9 spp.). Lectogenotypus: Noctua rurea Fab. (= crenata Hufn.) [Guenée Nocwiei: E 199-(18<2)]: 72. Apamea monoglypha Hufn. Phalaema Noctua polyodon Linn.: Fn. Suec. II® ed. 1219 (1760) nec Clerck. » » monoglypha Hufn.: Berl. Mag. III. 308 (1766). Noctua radicea Schff.: p. 81 (1775). » occulta Esp.: Schm. IV. 132. N. 53 (1786) nec Linn. Hadena infuscata B. White: Faun. Perthens. part. I (1871). » uniformata Weyn: Jharb. Noct. Ver. Elberf. 78 (1878). » obscura Th. Mieg.: Le Nat. 237 (1886). » polyglypha Stgr.: Iris. IV 286 (1891). > aethiops Stgr.: sec. Tutt: Br. Noct. I. 74 (1891). ab. obscura Tutt: lc. (1891). | ab. brunea Tutt: lc. ab. pallida Fuchs: Jahrb. Nass. 94 '(1892). ab. intacta Peters: cit. Warren Seitz 165 (1910). ab. dissoluta Krulik.: Rev. Russ. Ent. 7. 10 (1907). ab. pallida Bodart: Rev. Namur; 48 (1906). NOCTUIDAE DEL MONTE PENICE ale ab. inversa Derenne: Lambill. 29. 74 (1929). . ab. rosea Schönfeldt: Int. Ent. Zschr. 11, 167 (1917). ab. abruzzorum Dannh.: Ent. Ztschr. 46. 259 (1933). ab. sardoa Turati: Nat. Sic. 21. 89 (1909). ab. corsica Turati: l.c. eg ab. sicula Turati: l.c. ab. syriaca Osth.: Mitt. Miinch. Ent. Ges. 23, 70 (1933). ab. pallida Osth.: Le. Specie diffusa e comunissima; variabile specialmente nella intensità del colore e nel colore stesso del fondo delle ali anteriori. Non è possibile dalla dia- gnosi di HUFNAGEL capire a quale delle forme egli si riferisce, perchè dice solo che ha una tinta bluastra parte chiara e parte grigio scura, con un W nel margine distale. Tuttavia dei successivi autori che hanno ripreso il suo nome, dopo i primi (RoTTEMBURG, 1777; GÔTZE, 1781; Lang, 1782; Knock, 1783; Esper, 1786) TuTT pare aver fissato la forma tipica in modo soddisfacente (Brit. Noct. 1.73) attribuendola a quegli esemplari, del resto i più comuni, che hanno un campo più chiaro al torno delle ali anteriori. Infatti le forme più o meno melaniche hanno sfondo per lo più uniforme, il che non darebbe ragione della diagnosi di HUFNAGEL che parla di parti più chiare e parti più scure delle ali anteriori. Tra i nomi vi è da notare che occulta Esp. non può avere impiego per omonimia (LINN. 1758); radicea Schff. 1775 è stata fissata, dopo GÖTZE (1781) da HUBNER con la sua fig. 82; che infuscata White pare sia un sinonimo di unzfor- mata Weyn; obscura Th. Mieg sia eguale ad obscura Tutt; aethiops, che tutti gli autori, compreso STAUDINGER, attribuiscono a TUTT. è di STAUDINGER, come lo stesso TUTT dice nel Br. Noct. I. 73; che pallida Bodart non può avere impiego di fronte alla pallida di Fucus. Nella zona studiata si sono avuti molti esemplari, secondo l’elenco che segue: ui | Torriglia 5/VI 14, 19 tipici, 12 obscura Th. M. ) 10/VI 233, 599 tipici; 1¢ f. intacta Peters. Pendici N. del Penice 15/VI 344, 299 tipici, 14 obscura Th. M. S. Salvatore Valtrebbia 19/VI 233 obscura Th.-M. Torriglia 24/VI 19 tipica; 14, 19 obscura Th.-M. » 10/VII 399 tipiche. » 15/VII 433, 1099 tipici, 14, 19 obscura Th.-M. » 17/VII 333, 492 tipici. | S. Salvatore Valtrebbia 24/VII 499 tipiche. Torriglia 29/VII 1g, 19 tipici. 73. Apamea anceps Schff. Noctua anceps Schff.: 81 (1775). » sordida Bkh.: IV. 578 (1792). ) contigua Haw.: Lep. Br. 192 (1809) nec Schff. (1775). Apamea infesta Ochs.: IV. 76 (1816). Luperina renardii Bdv.: Ind. Meth. add. 5 (1829). Hadena engelhartii Durloo: Ent. Medd. II. 86 (1889). var. ochracea Tutt: Br. Noct. I. 112 (1891). ab. mediana Warr.: Seitz; 167 (1910). f. nigrescens Hannem.: Int. ent. Z.X. 121 (1917). 118 E. BERIO Anche per i nomi di questa specie vi è stata in passato qualche confusione, attribuendosi il nome anceps ad HUBNER, il che lo rendeva meno antico di sordida Bkh. Anche HAWORTH e DUPONCHEL errarono nell’attribuirla a contigua e aliena Hbn. BORKHAUSEN fece di anceps Schff. un sinonimo di saponariae (= Helio- phobus reticulata Goeze). Copre l’Europa dall’ Inghilterra alla Siberia e [Asia meridionale. In Liguria non è frequente. Nella zona studiata si è presentata tre volte: Pendici del M. Penice 15/VI 23& tipici. S. Salvatore Valtrebbia 19/VI 19 tipica. 74. Apamea sordens Hufn. Nt | Noctua sordens Hufn.: Berl. Mag. III. 306 (1766). » basilinea Schff.: 78 (1775). » nebulosa View.: Tab. Verz. II. 55. Pl. 1 (1789). Hadena cinefacta Graes.: Berl. e Zt. 334 (1888) nec Grote. ab. grisescens Stgr.: St. e Zt. 42 (1889). ‘ab. pallida Tutt: Br. Noct. I. 85 (1891). ab. basistriga Stgr.: Rom. Mém. VI. 439 een var. unicolor ‘Tutt: l.c. var. cinerascens "Tutt: l.c. var. dubiosa B-Haas.: Iris, XXV, 149 dia Recentemente Boursin ha riesumato il nome di HUFNAGEL che non è stato sinora dagli autori citato, ne da BORKHAUSEN, TREITSCHKE, GUENEE, STAUDINGER. Sinora la specie è stata designata col nome di SCHIFFERMÜLLER. Dall’Inghilterra al Giappone; non rara; in Lin poco abbondante. Nella zona studiata solo due esemplari: Torriglia 10/VI 19 f. cinerascens Tutt. » 15/VII 1g f. cinerascens Tutt. Gen. Amphipoea Billbg. Amphipoea Billbg.: 1820 (6 spp.). . Lectogenotypus: Phalaena Noctua secalis Linn. [Tams. 1939]. 75. Amphipoea secalis Linn. Phalaena Noctua secalis Linn.: X® 519 (1758). Noctua nictitans Esp.: Schmett. Abb. IV. 126 (1788) nec Linn. » didyma Esp.: l.c.: » lamda View.: Tab. A II. 81 (1789). » leucostigma Esp.: l.c. pl. 159 (1791). » lancea Esp.: l.c. pl. 174 (1791). » secalina Esp.: l.c. » rava Haw.: Lep. Brit. 139, 209 (1809). Phalaena brunnea Hufn.: Berl. Mag. III. 396 (1765). Noctua furca Haw.: l.c. 209 (1809). ) I-niger Haw.: lc. 211 (1809). » lugens Haw.: lc. 212 (1819). Parastichtis vilis Hbn.: Verz. 213 (1823). Apamea moderata Ev.: Bull. Mosc. III. 547 (1843). » oculea Gn.: V. 210 (1852) nec Linn. Hadena struwei Ragusa: Nat. Sci. IV. 274 (1885). var. grisea (grisea-albo ; grisea-flavo) Tutt: Br. Noct. I. 93 (1891). var. reticulata (ret- alba, ret-flavo) ‘Tutt: l.c. var. secalina-flavo Tutt: 10; var. virgata (virgata-flavo) Tutt: l.c. var. I-niger-albo ‘Tutt: l.c. NOCTUIDAE DEL MONTE PENICE 119 var. oculea-flavo "Tutt: l.c. var. rufa (rufa-albo, rufa-flavo) Tutt: l.c.. var. nictitans-linea ‘Tutt: l.c. var. secalina linea Tutt: l.c. var. rava-flavo ‘Tutt: l.c. var. didyma-flavo Tutt: l.c. var. furca-flavo ‘Tutt: l.c. var. nigra (nigra-albo, nigra-flavo) Tutt: loc. var. lugens-flavo ‘Tutt: lc. var. uniformis Spul: Schm. Eur. I. 195 (1908). ab. pulverosa Warr.: Seitz 171 (1910). ab. lilacina Warr.: l.c. ab. armoricae Obth.: Culot. Noct. I. 164. Tav. 30 Ws 13). ab. atrocyanea Krulik.: Rev. Russ. Ent. 9. 307 (1909). ab. ochracea Turner: Ent. Rec. 44. 223 (1932). ab. xanthostigma Schaw.: Ztschr. dst. Ent. Ver. 17. 30 (1932). ab. struwei excessa Turner: l.c. ab. binota Turner: l.c. f. struvoculea Aubert: Pap. d’Europe II. 29 (1952). Specie proteiforme, come dimostra la quantità enorme di forme e aberra- zioni descritte che a loro volta, come già notava GUENÉE, potrebbero essere an- cora divise e suddivise in numerosissime sottoforme. Copre dall’Inghilterra al Giappone, frequente. Nella zona studiata si sono rinvenuti i seguenti esemplari: S. Salvatore Valtrebbia 19/VI 19 f. nictitans Esp. Torriglia 15/VII 19 lugens Haw. » 17/VII 13 nictitans Esp. » 20/VII 13 nictitans Esp. : Gen. Procus Oken. Procus Oken.: Lehrb. Nat. III (1) 682 (1815). Monogenotypus: Noctua latruncula Schff. = "Olga Fiba.: Vers. 213 (1825) ‘epn,); Lectogenotypus: Noctua strigilis Cl. (= Linn.) [Hampson: Cat. VII. a (1908)]. = Miana Steph.: Ill. Brit. Ent. Haust. III, 11 (1829) (8 spp.). Lectogenotypus: Noctua strigilis Linn. [Boisduval Spec. Gen. 144 (1330) | 76. Procus strigilis Linn. Phalaena noctua strigilis Linn.: X® p. 516 (1758). Miana strigilis var. fasciata Tutt: Br. Noct. I. 102 (1891). ab. suffumata Warr.: Seitz 172 (1910). ab. ferrea Warr.: l.c. ab. amoena Krulik.: Soc. Ent. 23, ıı (1908). ab. aethiops Osth.: nec Haw. Schm. Süd-Bay. II. 269. Le sinonimie di questa specie non sono ancora complete da quando HEYDE- MANN ha scisso in tre l’antica «specie» strigihs L. (= strighs Cl. Auctorum). L’elenco in epigrafe € ricavato da DRAUDT (Suppl. Seitz p. 159). Nell’area studiata sono state rinvenute: Torriglia 5/VI 13 ab. fasciata ‘Tutt. » 10/VI 13 tipico; 434, er ab. Fascita » 24/VI 333 ab. fasciata... ) 15/VII 13 ab. fasciata. Pendici N. del Penice 15/VI 1g tipico. 120 E. BERIO 77. Procus versicolor Bkh. | Phaiaena Noctua versicolor Bkh.: Noct. IV. 188 (1892). ab. fasciata Lenz: Schmet. Süd-Bay. II. 260. ab. pseudolatruncula Heyd.: Ent. Ztschr. 46, 56 (1932). ab. roseo-suffumata Heyd.: l.c. ab. aethiops Heyd.: l.c. (nec Haworth). Questa è la seconda specie del gruppo dell’antica strigihs, staccata da HEY- DEMANN come b.sp. Il nome di BORKHAUSEN non pare sia stato mai recensito prima di HEYDEMANN. Anche per questa le sinonimie sono prese da DRAUDT che a sua volta le ha prese da HEYDEMANN. Nella zona studiata si € rinvenuto un solo esemplare che A ne appartiene a questa specie: | Torriglia 24/VI 19. 78. Procus latruncula Schff. Noctua latruncula Schff.: 89 (1775). | » aerata:Esp.:.1V pl 146 .(1790).: . Phalaena Noctua meretricula Bkh.: IV. 187 (1792). ab. aethiops Haw.: Lep. Brit. 215 (1809). var. unicolor Tutt: Brit. Noct. I. ror (1892). var. intermedia Horm.: Seitz. Suppl. 159 (1931). ab. victiuncula Heyd.: Ent. Ztschr. 46. 80 (1932). ab. grisescens Heyd.: l.c. È la terza dell’antico gruppo strigilis. Neppure per questa la sinonimia è completa, ed è tratta da DRAUDT (Seitz Suppl. 159). Nella zona studiata si sono rinvenuti: Torriglia 10/VI 13 tipico; 499 unicolor ‘Tutt. » ii 348 tipici; 399 umcolor. » 17/VII 333 tipici. » 20/VII 13 untcolor. 79. Procus furuncula Schff. Noctua furuncula Schff.: 89 (1775). ) bicoloria De Vill.: Linn. Ent. II. 288 (1789). » vinctuncula Hbn.: f. 96 (1800-3). » humeralis Haw.: Lep. Brit. 215 (1809). » terminalis Haw.: l.c. » rufuncula Haw.: l.c. 216. » erratricula Frey.: Neu. Schm. 142 nec Hbn. Apamea suffuruncula Bdv.: Ind. Méth. 116 (1840) nec Treitschke. ab. insulicola Stgr.: Cat. 103 (1871). ab. pallidior Stgr.: St. e Zt. 42 (1882). ab. semicretacea Alph.: Rom. Mem. IX. 29 (1897). var. pallida Tutt: Br. Noct. I. 105 (1892). var. albicans Tutt: l.c. var. reticulata Tutt: l.c. Copre Europa e Asia, specie molto variabile, di cui sono state descritte moltissime aberrazioni. Nella zona solo un esemplare: Torriglia, 24/VII 19 rufuncula Haw. Gen. Hydraecia Gn. Hydraecia Gn.: Duponchel, Cat. p. 114 (1844) (5 'spp.). Lectotypus: Noctua micacea Esp. [Guenée: Noctuél I. 128 (1852)]. NOCTUIDAE DEL MONTE PENICE 12k 80. Hydraecia nictitans Linn. ? Phalaena Noctua oculea Linn.: Fn. Suec. 321 (1761). Phalaena Noctua nictitans Linn.: XII? 847 (1766). Noctua chrysographa Schff.: 313 (1775). » myopa Fab.: Ent. Syst. IV, 2, 116 (1794). ) cinerago Fab.: lc. Suppl. 445 (1798). » auricula Donov.: Nat. H. Brit. Ins. XII. 5 pl. 397 (1807). » erythrostigma Haw.: Lep. Brit. 240 (1809).. ab. pallida (et pallida-flava; pallida-rufo) Tutt: Br. Noct. I. 60 (1891). ab. rosea (et rosea-flavo; rosea-rufo) ‘Tutt: l.c. ab. obscura (et obsc.-flavo ; obsc.-rufo) Tutt: l.c. var. albtcosta ‘Tutt: l.c. ab. pallescens Stgr.: Iris. XII. 342 (1899). ab. crinanensis Burrows: Ent. Rec. XX. 184 (1908). ab. anomala Krulik.: Bull. Nat. Mosc. N. 1. (1893). Le sinonimie di questa specie sono notevolmente confuse e dibattute. Per molto tempo essa è stata indicata col nome mictitans, attribuito a BORKHAUSEN e poi giustamente a LINNEO; recentemente BoursIN ha ripreso l’interpretazione della oculea L. come intesa da BORKHAUSEN e TREITSCHKE, passando nictitans in sinonimia. Ho preferito indicare ancora la specie col nome nictitans L. in attesa che l’interpretazione di BORKHAUSEN, TREITSCHKE e BOURSIN sia più sicura. E stata dibattuta la identita di fucosa Frey, lucens Frey e paludis Tutt con questa specie; BOURSIN pero le considera a parte; pure a parte vanno considerati i nomi dati dagli autori americani (americana Speyer; lusca Smith, atlantica Smith ecc.) dopo che Forses ha dimostrato che si tratta di specie distinta. Con queste esclusioni, la specie resta europea e asiatica. | E molto variabile sia nel colore del fondo che in quello della reniforme che varia da bianchissimo a rosso ruggine. Nella zona studiata abbiamo rinvenuto: Torriglia 15/VII 13 tipico; 23¢ erythrostigma Haw. » 17/VII 13 erythrostigma ; 299 tipiche. Gen. Trigonophora Hb. Trigonophora Hbn.: Verz. 217 (1821) (8 spp.). Lectotypus: Noctua empyrea Hbn. (Grote, 1874). — Phlogophora Treitschke: Vol. V (I) 369 (1825) (6 spp.). Lectotypus: Noctua meticulosa Linn. [Duponchel: Lep. Fr. IV (2) (1829)]. = Brotolomia Lederer: Noct. Eur. 35, 115 (1857). Monogenotypus: Noctua meticulosa Linn. 81. Trigonophora meticulosa Linn. Phalaena Noctua meticulosa Linn.: X* 513 (1758). ab. pallida Tutt: Br. Noct. III. 63 (1892). ab. suffusa Warr.: Seitz 190 (1910). ab. roseobrunnea Warr.: l.c. . Specie non controversa e assai poco variabile. Copre Europa, Nord Africa e Asia. Comunissima ovunque, si € presentata sempre in tutte le cacce compiute nella zona studiata, nella forma tipica e in numerosi esemplari. Gen. Actinotia Hbn. Actinotia Hbn.: Verz. 244 (1821) (2 spp.). Lectogenotypus: Noctua perspicillaris L. (Grote, 1874). = Cloantha: Bsdv.: Icon. Chenill. (1832) (3 spp.). Lectogenotypus: Xylina hyperici Fab. [Gn.: Ann. Ent. Fr. VIII, 509 (1839)]. 122 E. BERIO 82. Actinotia hyperici Schff. Noctua hyperici Schff.: p. 76 (1775). ab. laetior Warr.: Seitz p. 65 (1910). f. alba Riblbre: us 23.734... 263 (1912), ab. brunnescens Ribbe: l.c. AD. nigra BRibbe:- Ke. sh: siegenfeldi Schaw.: Versh. vb) Wien. 56: 239 (1916). yar. dilutior Wagner: Ent. Z. p. 18 (1909). g. quaetior Dannh.: Ent. Z. = dA (1925). Sparsa in Sud Europa e sud dell'Asia occidentale. Citata « anticamente » per la Scandinavia (?) (V. Hampson Cat. IV. 124). MARIANI la cita per Sicilia, Sardegna, Toscana, Modenese, a Trentino e Lazio, da Maggio ad Agosto. È stata catturata anche sulla riviera di Levante (Cavi di Lavagna). | Nella zona studiata: S. Salvatore Valtrebbia 24/VII 14! Gen. Caradrina Ochs. Caradrina Ochs.: Vol. IV. 170 (1816) (14 spp.). Lectogenotypus: Noctua morpheus Hufn. feti 1819 Vide Tams, 1939]. 83. la (Hymenodrina) aspersa Rmb. Caradrina aspersa Rmb.: Ann. Ent. Fr. (1834) 385 PI. 8 ER a Specie mediterranea, non molto numerosa nelle apparizioni normalı, si è presentata in quantità massive nella zona studiata. Torriglia 24/VI 14, 699.’ » SIV II 700, 22%. » 17/VII 2533, 1399. » 20/VIT 638, 178. S. Salvatore Valtrebbia 24/VII 18, 19. Torriglia 29/VII 19. Gen. Hoplodrina Bours. . Hoplodrina Boursin: Ent. Rundsch. 54 (1937). Autogenotypus: Noctua alsines Brahm. 84. Honlodrine ambigua Schff. Noctua ambigua Schff.: 77 (1775). » plantaginis Hbn.: Noct. 576 (1800-3). ab. uniformis Swoe.: Tr. E.S. 350 (1885). ab. hilaris Stgr.: Cat. 197 (1901). f. confluens Vorbr.: Mitt. Schw. ent. Ges. XIII. 189. (1921). Specie comunissima che copre Europa ed Asia. Si presenta certe volte in quantita enormi, a seguito di schiusure contemporanee di migliaia di individui. Nella zona studiata si è presentata molto numerosa. Trattenuti: Torigia "SANT 1g, » (EN A Pendici Penice 15/VT 15,19. Torriglia 24/VI 299. 85. Hoplodrina respersa Schff. Noctua respersa Schff.: 314 (1775). ab. robusta Warr.: Seitz 209 (1910). NOCTUIDAE DEL MONTE PENICE PE Europa centro-meridionale e Asia minore; non frequente. Nella zona stu- diata si sono presentati: | Pendici Nord del Penice 15/VI 18. Torriglia 7/VII 14! » 20/VIT- TE: S. Salvatore Valtrebbia 24/VII 14. Gen. Atypha Hbn. Atypha Hbn.: Verz. 213 (1821) (3 spp.). Lectotypus: Noctua pulmonaris Esp. [Hampson: Cat. VIII, 299 (don) 86. Atypha pulmonaris Esp. Noctua pulmonaris Esp.: Noct. IV. 151 Coat » fuscago Esp.: l.c. 176 (1791). » pulmonariae Hbn.: IV. 98 (1800-3). Specie mediterranea non frequente. Nella zona studiata si è presentata in tre esemplari molto passati: Torriglia LWA 1202 » 20/VII 18. Gen. Meristis Hbn. Meristis Hbn.: Verz. 239 (1821). Monogenotypus: Phalaena trigrammica Hufn. (= bilinea dba = Grammesia Steph.: Ill. Brit. Ent. Haust. II. 151 (1829). Monogenotypus: Phalaena trigrammica Hufn. 87. Meristis trigrammica Hufn. Phalaena trigrammica Hufn.: Berl. Mag. III. 408 (1766). Noctua.trilinea Schff.: 84 (1776). » quercus Fab.: Sp. Ins. II. 214 (1781). ». notacula Fab.: Mant. II. 138 (1787). Phalaena querciola Gmel.: Ed. Syst. Nat. ı. 5. 2535 (1788). Noctua bilinea Hbn.: Noct. 217 (1800-3). | » evidens Thumbg.: Ins. Suec. 1, 2 (1798). ) approximans Haw.: Lep. Brit. 249 N. 263 (1803). » semifuscans Haw.: lc. 249 N. 264 (1803). var. obscura Tutt: Br. Noct. 1. 142 (1891). var. pallida-grisea ‘Tutt: l.c. ab. fringsii Schultz: Soc. Ent. XIII. 153 (1899). ab. perrufa Warr.: Seitz 229 (1910). ‘ ‘ ab. erubescens Turati: Nat. Sicil. XXI. 103 (1909). ab. basivoluta Wihan: Soc. Ent. 32. 4 (1917). ab. convergens Wihan: l.c. f. fasciata Krombach: Int. ent. Z. XIII. 189 (1920). ab. oculata Wihan: l.c. var. albescens Lenz.: Schm. dida II/304 (1917). var. brunnea Lenz: l.c. var. quadrigrammica Lenz: l.c. var. venata Lenz: l.c. Specie molto variabile, come appare subito dalla lunga lista dei nomi dati alle sue aberrazioni. In Liguria essa si presenta estremamente uniforme, e in molti anni di raccolte non ho mai avuto occasione di osservarne esemplari che si scostino anche leggermente dalla tipica. Dall’Inghilterra all’Asia Minore. 124 E. BERIO Nella zona studiata si è presentata numerosa nelle prime cacce e poi è presto sparita. Gli esemplari trattenuti sono: ‘Torriglia 5/VI 329. Pendici M. Penice 19/VI 19. Torriglia 24/VI 19. Gen. Dicycla Gn. Dicycla Gn.: Noctuél II. 7 (1852). Monogenotypus: Phalaena Bombyx oo Linn. 88. Dicycla oo Linn. Phalaena Bombyx oo Linn.: X. 507 (1758). Noctua ferruginago Hbn.: Noct. 195 (1800-3). ) renago Haw.: Lep. Brit. 238 (1809). ab. sulphurea Stgr.: Cat. 203 (1901). ab. griseago Schulz: Soc. Ent. XXI, 3 (1907). f. confluxa Holze: Int. ent. Zt. 15. 79 (1921). f. rufocanago Dannh.: Ent. Z. 39. 184 (1926). Media e Sud Europa, Asia Minore e Persia; diffusa ma non molto comune. Specie molto variabile nella colorazione del fondo, da un giallo pallidissimo, quasi bianco, ad un grigio cenere più o meno esteso. Secondo WARREN (Seitz p. 233) la f. tipica sarebbe color giallo smorto leggermente spolverato di ruggine; ma la diagnosi di Linneo parla di ali « cinerea- scenti » ossia tendenti al cinereo, il che parrebbe identificarla con la griseago di SCHULTZER. Nella zona studiata si sono presentati: S. Salvatore Valtrebbia 19/VI 299 renago Haw; 19 sulphurea Stgr. Subfam. MELICLEPTRIINAE Secondo la sistematica di Boursin (1954) che ho generalmente seguito, la sottofamiglia dovrebbe portare il nome di Heliothidinae da Heliothis Ochs. 1816. Ma Heliotms Ochs. è omonimo di Hehothis Hbn. 1809-13 che ha per mo- nogenotipo Heliothis jucunda Hbn. che non appartiene a questa sottofamiglia. Torna valido quindi Melicleptrinae da Melicleptria Hbn. genotipo Noctua cardui Hbn. Gen. Chloridea Duncan Chloridea Duncan in Westwood: Jardine’s Nat. Libr. XXXII, 198 (1841). Genotypus: Noctua virescens Fab. = Aspila Gn.: Noctuél: II. 175 (1852) (3 spp.). Lectogenotypus: Noctua virescens Fab. [Hampson: Cat. IV. 35. 1904]. x Heliothis Hb. come contenuto nel Tentamen, inedito, è stato scartato da Hampson in pro di Chloridea Westw. 1841. 'TREITSCHKE, GUENÉE e STAUDINGER hanno invece adottato Heliothis di OCHSENHEIMER (1816); ma questo nome viene soppiantato da Heliothis Hbn., (typ. jucunda) 1909-13. ‘Torna dunque ad esser Chloridea il nome valido per questo genere (typ. virescens F.). 89. Chloridea dipsacea Linn. Phalaena Noctua dipsacea Linn.: XII® p. 856 n. 185 (1766). » viriplaca Hufn.: Berl. Mag. III, 406 n. 84 (1766). Heliothis adaucta Butler: Ill. Het. III, 19 tav. 45, 4 (1878). var. albida Fuchs: (cit. Seitz Suppl. 245). ab. canariensis Draudt: Seitz I.c. pl. 50. ab. salmantina Fernand: Relig. y Cultura II. 216, f. 20 (1928). NOCTUIDAE DEL MONTE PENICE 125 Boursin (Bull. Lyon XXII, n. 5 p. 124) richiama il nome di HUFNAGEL viriplaca come precedente a quello di LINNEO. Per quanto risulta l’anno di pub- blicazione del III volume del Berliner è il 1766 e nello stesso anno apparve la XII edizione del Systema Naturae di Linneo. Mantengo quindi questo nome, tanto più che è sempre stato accettato da tutti gli autori sia antichi che moderni. La specie copre Europa e parte dell'Asia meridionale sino al Giappone. In Italia è diffusissima. Abbiamo catturato: S. Salvatore Val Trebbia 24/VII 18. 90. Chloridea peltigera Schff. Noctua peltigera Schff.: p. 89 (1775). » barbara Fab.: Ent. Syst. III. 2 III. 334 (1794). » florentina Esp.: IV, 135, 422 N. 56 (1786). Phalaena scutigera Bkh.: IV, 93 N. 37 (1792). ) Noctua alphaea Cram.: Pl: 250 F. (1777). » straminea Donov.: Brit. Ins. II. pl. 6. » charmione Stoll.: Cram. pl. 36 f. ro (1791). var. pallida Cokll: Entgist. XII, 4. Specie circummediterranea pochissimo variabile. Esemplari catturati nella area studiata: Torriglia 20/VI/1960 14. Gen. Pyrrhia Hbn. Pyrrhia Hbn.: Verz. 233 (1821) (3 spp.). Lectogenotypus: Noctua rutilago Schff. (Phalaena umbra Hufn.) (Grote, 1874). gt. Pyrrhia umbra Hufn. Phalaena umbra Hufn.: Berl. Mag. III. 294 (1766). Noctua rutilago Schff.: 86 (1775). » marginata Fab.: Syst. Ent. 610 (1775). ? Noctua conspicua Bkh.: IV. 123 (1792). Noctua umbrago Esp.: Schm. IV. 185 (1796). ) marginago Haw.: Lep. Brit. 235 (1809). ? Heliothis cilisca Gn.: II. 179 (1852). Hydroecia tibetana Moore: A.M.N.H. (5) 1. 232 (1878). Chariclea vexilliger Crist.: Iris. VI. 92 (1893). ab. aconiti Holtz.: Allg. Zeit. Ent. VII. 212 (1902). Vi è stata in passato. parecchia confusione nella interpretazione delle varie entità. Tra le sinonimie di Hampson debbono essere tolte la H. exprimens Wk. e P. angulata Grote, che appartengono e formano una specie diversa. Probabil- mente la M. cilisca di GUENÉE appartiene a quella specie, e in tal caso il suo nome dovrà fare priorità. La specie si estende in Europa e Asia; e anche in Nord America dove convive con l’altra di cui sopra. Non è molto variabile ma si segnalano le forme marginata F. e rutilago Haw. La prima di un giallo oro più chiaro e la seconda con la base delle ali anteriori scura. _ | Il collocamento della specie tra la Melicleptrinae, fatto recentemente da BOURSIN con criteri moderni non è nuovo, perchè da GUENÉE in poi molti au- tori collocano la specie nel Gen. Heliothis ritenendola ad esso affine. 120 E. BERIO A Nella zona studiata si è Torriglia 5/VI 19 tipica. | S. Salvatore Valtrebbia 19/VI 14 tipico. Fo 24/VI 233, 19 tipici; 14, 19 marginata F. » ASNIT 23%); tipici, 434, 19 marginata F. -» 17/VIL 13 marginata 19 tipica. » 20/VII 1g tipico. » 29/VII 19 marginata F. Gen. Axylia Hbn. Axylia Hbn.: Verz. 240 (1821) (3 spp.). Lectogenotypus: Noctua putris L. [Guenée: Noctuél. I. 132, 1852]. presentata discretamente. abbondante: 92. Axylia putris Linn. Phalaena Noctua putris Linn.: Fn. Suec. II. ed. N. 1187 (1760). » subcorticalis Hufn.: Berl. Mag. III. 307. N. 63 (1766). Noctua lignosa Hbn.: Noct. fig. 245 (1800-03). Axylia triseriata Moore: P.Z.S. p. 409 (1888). Alcuni Autori, come STAUDINGER (Cae p. 148): day (Cat. IV 432) e WARREN (Seitz. p. 466) danno al nome di LINNEO la sede nella I edizione della Fauna Suecica (p. 315); ma quest’opera € anteriore al 1758 (data dal 1746) e quindi anteriore al punto di partenza del Sistema binominale pie dalle leggi di Nomenclatura. La specie copre Europa ed Asia; in Liguria si trova che fe acte nelle località sul mare e meno massiva nell’interno. Nella zona studiata se ne trovò un solo esemplare: Torriglia 24/VI 14. e ce Subfam. JASPIDIINAE Gen. Eublemma Hbn. Eublemma Hbn.: Verz. 256 (1821) (2 spp.). Lectogenotypus: Noctua amoena Hbn. [Moore: Lep. Ceyl. 1884]. = Microphisa Boisduval: Gen. Ind. Méth. 170 (1840) (5 spp.). Lectogenotypus: Noctua arcuinna Esp. [Hampson: Cat. X. 63, 1910]. = Microphysa Guenée: Ann. Ent. Fr. X. 233 (1841) (4 spp.). Lectogenotypus: Noctua arcuinna Hbn. (= Esp.) [Hampson: l.c.]. 93. Eublemma suava Hbn. Noctua suava Hbn.: Samml. Eur. Noct. f. 578 (1809-13). ab. virilis Strand: Arch. Natges. 81. A. 24 p. 32 (1916). Specie estesa in tutta Barona meridionale. ee 15/VII 19. Gen. Porphyrinia Hbn. Porphyrinia Hbn.: Verz. 256 (1821) (2 app.), Lectogenotypus: Noctua purpurina Schff. [Hampson: Cat. X. Pe: EE 94. Porphyrinia purpurina Schff. Noctua purpurina Schff.: pag. 88. (1775). var. secunda Stgr.: Cat. 228 (1901) (II? gen. ?). Si trova in sud Europa e nord Africa, Balcani, Asia minore, Turkestan. Si è presentata una volta sola, nella f. tipica. i S. Salvatore Valtrebbia: 19/VI 19. NOCTUIDAE DEL MONTE PENICE 127 95. Porphyrina elychrysi Rmb. Erastria elychrysi. Rmb.: Ann. Ent."Er. 183 RP. 24. ple fee xs. var. e f.t. Schawerdae Byt-Salz: Mem. Soc. Dis It. Dev zo, var. e ft. Dannehli Byt-Salz: l.c. Le forme di questa specie segnalata sinora solo per Corsica e Sardegna, Toscana e Dalmazia sono state studiate da ByTINSKI-SALZ nel lavoro citato. Egli è giunto alle conclusioni seguenti: Sardegna.;in.b'asso0; 1° gen. (maggio) ignota 20 gen. (VI-VII) f. tipica 3° gen. (VIII) f. Dannehh. Sardegna in montagna: 1° gen. (maggio-giugno) f. Schawerdae 20 gen. (VII-VIII) f. tipica 30 (4°) gen. (IX-X) f. Dannehlı. ltalia Centrale: 1° gen. (?) (VI) f. elychryst e Dannehk. _ (VII-VIII) f. Dannehh. La differenza fra le tre sarebbe nel colorito, più scura la f. Schawerdae, più chiara la tipica e ancora più chiara la f. Dannehli. Io ho catturato questa specie anche sulla Riviera Ligure (Cavi di Lavagna) in settembre e ottobre, nonche ad Arquata Scrivia in Agosto; e tutte queste sono più chiare della Schawerdae di cui posseggo dei cotipi, ma più scure della forma di luglio di Aritzo che sarebbe la tipica, secondo ByTINSK]. In Valtrebbia, a S. Salvatore la sera del 19 giugno si è presentata, in condi- zioni sfavorevolissime soprattutto per una specie così piccola, una serie di esem- plari che hanno la fascia bianca uncinata prevalentemente immacolata, e le fasce scure di un verde pieno, più verde e più scuro che in Scawerdae e che nelle altre elychrysi di Sardegna, di Arquata Scrivia e di Cavi di Lavagna. Dato che la cattura non ebbe nè precedenti nè seguito e fu discretamente numerosa, pure essendo una sera molto ventosa, è da ritenere che si trattasse di una schiusura, e probabilmente di I generazione. Ritengo. di poterla denominare f. olivescens nov. ritenendola per ora come la razza della Val Trebbia, generazione primaverile. S. Salvatore Valtrebbia 24/VI 1633, ‘490. Gen. Calymma Hbn. Calymma Hbn.: Verz. 281 (1821) (2 spp.). Lectogenotypus: Noctua communimacula Schff. [Hampson: Cat. X. 63, 1910]. 96. Calymma communimacula Schff. Noctua communimacula Schff.: p. 85 (1775). Specie sud-europea, è segnalata per l’Italia Centrale e Dalmazia. Non è stata mai segnalata per la Liguria. S. Salvatore Valtrebbia 24/VII 19. Gen. Emmelia Hbn. Emmelia Hbn.: Verz. 254 (1821). Monogenotypus: Noctua sulphurea Schff. (= trabealis Scop.). = Erastria Ochs. 1816: IV, 92. nec Hbn. Geometr. 1808. Lectogenotypus: Tortrix uncana Linn. [Curtis: III. pl. 140, 1826]. 128 E. BERIO = Erotvla Hbn.: Alph. Verz. (1822) (10 spp.). Lectogenotypus: Noctua trabealis Hbn. [Tams, 1939]. = Agrophila Bdv.: Ind. Méth. 175 (1840) (4 spp.). Lectogenotypus: Noctua sulphuralis Linn. (= trabealis Scop.) [Guenée: Noctuel. II. 206, 1852]. L 97. Emmelia trabealis Scop. Phalaena trabealis Scopoli: Ent. Carn. 240 (1763). Pyralis sulphuralis Linn.: XII 881 (1667). Phalaena arabica Hufn.: Berl. Mag. III. 412 (1666). Noctua sulphurea Schff.: 93 (1775). » trabeata Scriba: Beytr. 153 pl. 10/8 (1790). Bombyx lugubris Fab.: Ent. Syst. III (I) 467 (1793). Erastria pardalina WIk.: XXXIII, 794 (1865). - Agrophila nigra Ersch.: Fedtsch. Reis. 52 pl. 4/50 (1874). ab. confluens Stauder: Ent. Anz. 4. 110 (1924). ab. crassistriga Stauder: l.c. f. nigricostata Stauder: l.c. f. unculata Dannh.: Ent. Z. 40, 15 (1926). subsp. sheljuzhkoi Stauder: l.c. Comune in Europa e Asia. M. Penice 15/VI/1958 di giorno 34%. Subfam. BENINAE Il nome è stato creato da BOURSIN per una delle sue divisioni (Tribus) della subfam. Sarrothripinae (recte Westermanninae, primo nome valido, dopo la caduta di Sarrothripus Curt. di fronte a Nola Hbn.), secondo la sistematica di Mell, 1943. Mantengo però qui la divisione di Hampson in due sottofamiglie, Con Barias fbn: Earias Hbn.: Verz. 395 (1825) (2 spp.). Lectogenotypus: Tortrix chlorana Linn. [Hampson: Moths S. Africa, 393. 1902]. 98. Earias chlorana Linn. Tortrix chlorana Linn.: Fn. Suec. 343 (1761). Phalaena viride Retzius: Gen. Spec. Ins. 52 (1783). ab. flavimargo De Joann.: Bull. Ent. Fr. 46 (1908). ab. hemixantha De Joann.: Ann. Ent. Fr. 752 pl. 15/8 (1908). Specie diffusa in tutta Europa, Inghilterra, Asia minore, Siberia. Un solo esemplare: Torriglia 24/VI 19. Gen. Bena Billbg. Bena Bllbg.: 1820 (3 spp.). Lectogenotypus: Noctua prasinana L. [Tams. 1939]. = Hylophila Hbn.: Verz. 396 (1825) (2 spp.). Lectogenotypus: Tortrix prasinana Linn. [Hampson: Moths. Ind. II. 132 1894]. 99. Bena prasinana Linn. Tortrix prasinana Linn.: Syst. Nat. X# 875 N. 285 (1757). Pyralis fagana Fab.: Ent. Syst. HI 2. 243. 5 (1794). Phalaena viridis-lineata Retz: Gen. Sp. Ins. 45 (1783). Pyralis sylvana Fab.: Int. Syst. III. 2. 244 (1794). Hylophila Millierei Capr. C-r. Soc. Ent. Belg. XXVII. 99 (1883). NOCTUIDAE DEL MONTE PENICE 129 subsp. britannica Warr.: Seitz. III. 297 (1910). ab. rufilinea Warr.: l.c. — ab. albidula Strd.: Arch. Nat. gesch. 82 A. I. p. go (1916). ab. dorsilutea Strd.: l.c. Pare che alcune ee di questo genere non possano essere distinte tra di loro attraverso l’esame dell’apparato genitale del 3, che appare identico in prasinana L. come in fiorü Cost. (= hongarica Warr.) e in japonica Warr. Si è detto che fiorii Cost. sarebbe una seconda generazione di prasinana ma ho cat- turato esemplari di fior: anche alle date del 20/VII (Recco); 20/VII (Cassano Sp.); 13/VIII (Cengio, sopra Millesimo) come il 20/VIII (Cavi di Lavagna) 1.IX (Cavi di Lavagna) ecc. Nella zona studiata si è trovata per ora solo la prasinana, come dall’elenco che segue: gli esemplari gg sono tutti col rosso delle ali anteriori solo sulle frange, come descritti da Hampson alla ab. 1, che poi venne da STRAND denominata dorsilutea. 'Tra le 99 ve ne sono colle ‘ali anteriori gialle dorate anzichè verdi. Questa forma, non infrequente nelle collezioni, pare non abbia avuto an- cora un nome, ma prima di crearne uno sarà bene controllare che non debba es- serle attribuito o fagana Fab. o sylvana Fab. o milherei Capr. Torriglia 5/VI 19 con ali gialle dorate. S. Salvatore Valtrebbia 10/VI 19 tipica. Torriglia 24/VI 1433, ab. dorsilutea Strd. 499 tipiche. » 17/VII 233, dorsilutea, 12 con ali dorate. La specie è molto più variabile di quanto non risulti dai trattati. HAMPSON dà per la forma tipica una descrizione secondo cui la costa delle ali-ant. e il mar- gine posteriore delle dette ali sono rosa nel 3 e segnala due aberrazioni, col rosa che si estende sulla linea postmediana e una senza rosa ella costa verso l’apice, e col margine posteriore giallo. Ma vi sono maschi colle ali d’oro anzichè verdi, altri col rosa al margine posteriore e non alla costa, molti col rosa alla costa solo all’apice. Gen. Pseudoips Hbn. Pseudoips Hbn.: Alph. Verz. 1822 (5 spp.). Lectogenotypus: Noctua bicolorana Fuessly. [Tams. Entomol. 72, 8 1939]. = Hylophilina Warr.: Seitz Pal..207.(10912). Autogenotypus: Noctua bicolorana Fuessly. 100. Pseudoips bicolorana Fuessly. Phalaena bicolorana Fuessly: Schweitz. Ins. 41. 798 (1775). Tortrix quercana Schff.: p. 125 (1775). ) prasina Poda: Mus. Graec. 43 Pl. 43 2/10 F. (1761) nec prasinana Linn. ssp. conspersa Warr.: Seitz p. 297 (1910). ab. intersectana Costantini: Atti Soc. Nat. Modena (5) 3. 17 (1916). Il nome specifico di questa entità deve essere attentamente rivisionato. Anticamente venne indicata col nome di ScHIFFERMULLER (ad es. HÜBNER, IL- LIGER, SCHRANK, BRAHM, FRÔLICH, BECHSTEIN); STAUDINGER nel Catalogo fece passare avanti quello di FurssLy, datandolo 1775 e ritenendo che il libro dei Te- resiani fosse del 1776; oggi si sa che del Syst. Verz. Wiener Geg. si ebbe una prima edizione nel 1775 ed è importante accertare quale dei due lavori sia edito precedentemente. Un'altra questione sorge per il nome, di Popa che è del 1761 e quindi anteriore agli altri, ma può cadere per omonimia con prasinana L. In realtà non vi & identità di nome tra prasina e prasinana però Popa può avere compiuto un errore di identificazione e il suo nome cadere per tale motivo. 130 E. BERIO La specie copre tutta l’Europa. Non mi risulta sia stato mai notato che gli individui di questa specie portano quasi sempre delle spine nella II® e III tibia. Nella zona si sono presentati: S. Salvatore Valtrebbia 13/VI 143, 399. Torriglia 24/VI, 299. Subfam. MOMINAE Recentemente BoursIN ha proposto di cambiare questo nome in Panthei- nae, ritenendo Moma Hb. avere per tipo la specie alpium Osb. che va collocata tra le Apatelinae. Ma come ho dimostrato in Mem. Soc. Ent. It. 36 (1957), il gen. Moma ha per tipo la Noctua ludifica Linn. per la scelta di Hampson, Moths Ind. II 435 (1894), dato che le scelte di LEDERER (citata erroneamente da PROUT in Hill Mus. I.227) e GroTE: Bull. Buff. II.1 (1874) non sono valide riferendosi esse a specie non contenuta nel lotto originale. Gen. Colocasia Ochs. Colocasia Ochs.: Schm. Eur. IV (1816) (2 spp.). Lectogenotypus: Bombyx coryli Linn. [? Germar: Gruber Encycl. 1832, e Boisduval: spec. Gen. 135, 1836]. = Calocasia Hmps.: Cat. XIII. 360 (1913) err. pro Colocasia Ochs. or. Colocasia coryli Linn. Phalaena Bombyx coryli Linn.: X® p. 503 (1758). v. melanotica Hawerkampf: Ann. Ent. Belg. I. 158 (1906). ab. avellanae Huene: Berl. e Zt. 309 (1901). ab. weymeri Hold.: Int. ent. Zt. 240 (1910). ab. medionigra Vorbr.: Schm. Schweitz. I. 237 (1911). f. umbrosissima Turati: Nat. Sicil. 63 (1919). f. uniformis Turati: l.c. ab. wautersi Dufr.: Rev. Namur. 25 p. 31 (1925). ab. alba Derenne: Lambill. 26, 42 (1926). subsp. ussuriensis Kardak: Ent. Mitt. Dohlem 17. 418 Tav. 8 (1928). ab. goisescens Kardak: l.c. ab. betulae Lenz: Mitt. Miinch. Ent. Ges. 8, 45. Specie di tutta Europa ed Asia minore. Presenta delle notevoli variazioni di colore, sia per il tono dello spazio basale che può essere bruno marrone più o meno chiaro, bruno nerastro, nero-grigio o addirittura grigio come l’altra metà dell’ala (avellanae Huene), sia per quello dello spazio distale che può essere grigio biancastro o grigio cenere: le ali posteriori possono pure essere brune o grigie, con la base più chiara o concolore. Gli esemplari catturati nella zona in studio sono tutti decisamente sul grigio, con la metà distale delle anteriori piuttosto scura e la metà basale grigio-nera appena tinta di bruno; le ali posteriori sono grigie leggermente tinte di bruno. Pendici Nord del Penice 15/VI 14 coll’area basale chiara e il colore bruno-nero confinato al contorno della orbicolare, orlo prossimale della reniforme, linea postmediana sotto la reniforme e un tratto della piega mediana tra l’ante e la postmediana. Torriglia 15/VII 14. ) 17/VII 18. S. Salvatore Valtrebbia 24/VII 544! | Stando alla descrizione originale di LINNEO è da ritenere che la forma si avvicini molto alla tipica, la quale dovrebbe avere la metà basale delle ali ante- riori grigio nebuloso, con l’orbicolare nera annulare, e la metà distale glauca tendente al ceruleo. NOCTUIDAE DEL MONTE PENICE Subfam. PLUSIINAE Gen. Chrysaspidia Hbn. Chrysaspidia Hbn.: Verz. 252 (1821) (3 spp.). Lectogenotypus: Noctua bractea Schff. [Hampson: cat. XIII 452, 1913]. 102. Chrysaspidia chryson Esp. Noctua chryson Esp.: IV. 446 Tav. 141 (1786). ) orichalcea Hbn.: Beytr. II. I Tav. 4 nec Fabricius. Phalaena Noctua aerifera Sowerby: Brit. Mis. 59 Tav. 29. ab. coreae Strand.: Arch. Naturg. 82 A. 2. 50 (1916). Copre l'Inghilterra, il Sud Europa, Sud asiatico, Giappone. Nella zona studiata si presentò un unico esemplare. Torriglia 17/VII/1960 19. Gen. Autographa Hbn. Autographa Hbn.: Verz. 251 (1821) (13 spp.). Lectogenotypus: Noctua parilis Hbn. [Hampson: Cat. XIII. 404, (1913)]. 103. Autographa gamma Linn. Phalaena Noctua gamma Linn.: X2 513 (1758). var. pallido "Tuttr Br, Noet. Vi 32 (1802). var. rufescens ‘Tutt: lc. . var. (ab?) gammina Stgr.: Cat. 238 (1901). ab. alepica Nitsche: Verh. Z. boll. Wien LXI. 52 (1911). ab. nigricans Spul.: Schm. Eur.: I, 304 (1908). ab. purpurissa Warr.: Seitz. 351 (1910). ab. rufa Verity: Boll. Soc. Ent. It. 36. 77 (1904). ab. bipartita Orstadius: Ent. Tdskr. 50. 251 (1929). ab. comma Ostrejkowka: Trav. Soc. Sc. Lett. C. Sci. Math. Nat. I. I p. 1 (1929). ab. gartneri Skala: Ent. Z. 42. 317 (1929). 131 Specie europea e asiatica. Nella zona studiata è stata trovata generalmente e frequentemente in tutte le località. Gen. Plusia Ochs. Plusia Ochs.: Schm. Eur. IV (1816) (19 spp.). Lectogenotypus: Noctua chrysitis Linn. [Duponchel: Lep. Fr. IV (2) 71, (1820)]: 104. Plusia chrysitis Linn. Phalaena Noctua chrysitis Linn. X® p. 513 (1758). ab. juncta Tutt: Br. Noct. IV. 24 (1892). ab. disjuncta Schultz: Ill. Zeitsch. Ent. V. 349 (1900). ab. scintillans Schultz: Intern. E. Zt. 1. 32 (1907). ab. aurea Huene-Schultz: l.c. ab. croesus Bryk: Ent. Tidskr. 44. 116 (1923). var. splendidior Fenn.: Mem. Esp. St. N. 15. 598 (1929). ab. decorata Dannh.: Ent. Ztschr. 20 (1933). ab. rosea Kaucki: Polsk Pismo 7. 185 (1929). La var. nadeja Obth. Et. Ent. V. 84 T. 3f 10 (1880) ritenuta appartenere a questa specie da STAUDINGER e HAMPSON, è stata staccata come b. sp. da WARREN (Seitz III.348) e modernamente da I. INOHUE (Check List. Lep. Japan, 1958, p. 558). Il tipo, secondo la diagnosi di Linneo ha le due fasce staccate e di colore «orichalceo », dette anche « pallido auratae »; si tratta dunque della forma con le fasce giallo dorate. 132 E. BERIO La f. juncta Tutt porta, secondo la diagnosi, le due fasce congiunte nel centro da una banda trasversale. Poichè TUTT non parla del colore, e fa seguire la sua diagnosi a quella di LINNEO, & da ritenere che le due fasce abbiano il co- lore giallo dorato come il tipo. La f. disjuncta Schulz. secondo HAMPSON porta le due fasce color oro brillante metallico; questo autore perd riteneva la tipica avere fasce metalliche d’oro metallico verdastro, e cosi WARREN mantiene la f. disjuncta Schultz, perche ritiene la tipica fornita di fasce verde ottone; poiche però ciò non è vero, perchè la tipica ha le fasce giallo dorate, è da ritenere la disjuncta un sinonimo della tipica. Scintillans Schulz per Hampson è più pallida con le fasce metalliche blu argento, mentre per WARREN le ha bluverde cupo. Aurea Huene-Schultz secondo Hampson e WARREN ha le fasce congiunte nel mezzo e auree; ma secondo questi Autori la forma juncta di TUTT avrebbe le fasce verdastro dorate, mentre abbiamo visto che essa le ha giallo d’oro; quindi aurea Huene è una pura ripetizione di juncta Tutt. Secondo DRAUDT (Seitz) la ab. croesus Bryk porta un segno aureo in chiu- sura di cell.; la ab. splendidior Fenn. è di colore più vivace, col verde metallico di straordinaria intensità; la linea esterna che limita la fascia metallica, è forte- mente ondulata, e la banda mediana è fortemente purpurea; decorata Dannhl ha la fascia dorata così dilatata, che manca completamente la macchia fondamentale dell’orlo interno; infine rosea Kaucki è più rosea della tipica. Sostanzialmente vi sono allora quattro possibilità per colore e rapporti delle fasce metalliche, e precisamente: fasce staccate, color giallo-oro - chrysitis Linn. (= disjuncta Schtz). fasce staccate, color verde-bluastro - scintillans Schultz. fasce riunite, color giallo-oro - juncta Tutt (= aurea Huene). fasce riunite, color verde-bluastro - non ancora denominata. Nella zona studiata si sono presentati: i, tipica: Pendiei Nord del Penice, 15/VI 13. S. Salvatore Valtrebbia, 24/VII 234, 19. f. juncta : Torriglia 10/VI 19. Pendici. nord del Penice 15/VI 14. Torriglia, 24/VI 1g. f. scintillans : "Torriglia 10/VI 238. » 24/VI 13. Pendici N. del. Penice 15/VI 1a, f. con fasce verdastre, riunite in centro: Torriglia 5/VI 19. 105. Plusia chalcites Esp. Noctua chalcites Esp.: Eulen. Tav. 141 N. 62 f. 3 pag. 447 (1780). » bigutta Schff.: MSS (V. Treitschke V. 3. 163). » bengalensis Rossi: Mant. II. 387 Tav. III fig. P. (1794). » chalsytis Hbn.: Noct. fig. 276 (1800-03). ) quaestionis Fab. Ent. Syst. LIT, 2,81 (1794). Plusia chalcytes Esp., Staud.: Cat. p. 238. ? Plusia buchholzi Plotz: Stett. e Ztg. XLI, 298 (1880). ab. cohaerens Schultz: Intern. Ent. Ztg. I, 32 (1907). Gli autori seguono STAUDINGER nella grafia e fanno chalcytes anzichè chal- cites come pare sia la lezione originale. Gli antichi revisori inclusero altre entità come la Phalaena oo Cram. (TREITSCHKE); la Plusia eriosoma Doubld (STAU- DINGER), le Plusia verticillata e rogationis Guen. (STAUDINGER, Hampson); la NOCTUIDAE DEL MONTE PENICE 133 _bimaculata Steph. (STAUDINGER) le vicende del cui tipo di Hab. ignotus sono state riferite da TUTT: Br. Noct. IV.30; le integra e adjuncta Wlk. (Hampson) la Plusia agnata Stg. (Hampson) nonchè la Plusia dinawa Beth. Bak. (Hampson). Tutte queste perd sono state poi abbandonate perchè riconosciute specie a se, come risulta da WARREN (Seitz III.349) e gia in parte da HAMPSON stesso: Cat. XIII. E specie sud Europea centro-occidentale ele citazioni di Hampson per Ame- rica e Malesia, Asia ecc. si riferivano alle specie esotiche staccate dalla sinonimia. Nel territorio studiato abbiamo rinvenuto: Torriglia 5/VI 14 della ab. cohaerens. S. Salvatore Valtrebbia 19/VI 14 della f. tipica. Torriglia 24/VI 399 della f. tipica. Gen. Abrostola Ochs. Abrostola Ochs.: Schm. Eur. IV (1816) (5 spp.). Lectogenotypus: Noctua triplasia Linn. [Duponchel: Lep. Fr. IV (2) (1829)]. Abrostola triplasıa Linn. » asclepiadis Schff. A malgrado dei recentissimi studi di BOURSIN, AUBERT e DUFAY vi sono ancora molte incertezze nella identificazione e sinonimia delle specie centro- europee e mediterranee di Abrostola. E indubbio che attraverso l’esame degli apparati genitali del maschio si riconosce l’esistenza di quattro specie distinte abitanti l’Europa, delle quali una sola è distinguibile dalle altre tre da un esame normale all’aspetto esteriore del- l’insetto. Le altre tre sono esternamente così simili che solo l’esame dell’apparato dà un elemento diagnostico sicuro. Di due di queste, poi, si conosce il bruco che è facilmente diagnosticabile, mentre della terza il bruco è ignoto o per lo meno sembra che tale sia. I nomi che sono stati attribuiti alle entità sono: 1) Phalaena Noctua triplasia Linn.: X® ed. p. 517. I caratteri e gli ele- menti distintivi di questa entità sono: Dalla diagnosi originale: « Ali superiori con un duplice arco contrario e tre macchie glauche intermedie ». Riferimento a MERIAN: Eur. Schm. tav. 97; De Geer: Ins. I. t. 6 f. 20, 21; RoesEL: Ins. I. phal. 2 t. 24. Bruco: nudo, verde con due gibbosità scure sul dorso e una sul cremastere. Descrizione originale: « Ali ant. grigio cenere con un arco ferruginoso nell’ala anteriore e posteriore. Tre macchie interposte glauche, due delle quali verso il margine laterale ». GUENÉE dice che l'esemplare di LINNEO esistente nella sua collezione e la citazione di ROESEL tolgono ogni dubbio. Pianta: Soncho, Humulo. 2) Noctua asclepiadis Schiffm. bruco dell’ Asclepiadis vincetoxici p. 91 non vi è altra indicazione originale (1775). 3) Phalaena tripartita Hufnagel: Berl. Magaz. III.414 N. 94 (1766). Il tipo è descritto da ROTTEMBURG nel Naturforscher, IX.139: « Somiglia alla triplasia : sole differenze sono che il fondo alla base e al margine delle ali anteriori è interamente bianco e vi sono anche spolverature e punteggiature bianche in altre parti. Per quanto HUFNAGEL la consideri distinta e pare abbia notato delle variazioni nelle larve, io sono propenso a considerarla una varietà di quella finchè non avrò compiuto un allevamento, il che potrebbe farmi cambiare opinione ». 4) Noctua urticae Hbn. fig. 625. 134 E. BERIO 5) Noctua trıgemina Werneburg: Beitr. Schmetterl. 1.247 (1864) n.n. per triplasta Auct. nec. Linn. 6) Abrostola agnorista Dufay: Bull. Linn. Lyon 1956 p. 89. Abbiamo quindi 6 nomi per 4 specie. Le opinioni dei revisori sono molto varie. Secondo BORKHAUSEN ripartita Hufn. = asclepiadis Schiff.; secondo TREITSCHKE e GUENEE urticae è b. sp.; STAUDINGER fa tripartita Hufn. ie urticae Hb.) come TUTT ed Hampson. Boursin (Lep. Jura) si basa sul rilievo di WERNE- BURG secondo cui triplasia (= tripartita Hufn.) e fa triplasia L. (= tripartita Hufn. = urticae Hb.). oe maggiore influenza nelle diverse soluzioni del problema sinonimico è data dall’interpretazione proprio della triplasia di LINNEO. Sino ai nostri giorni, trascurata l’opinione di WERNEBURG, si è ritenuto che la specie esternamente di- stinguibile dalle altre fosse la tripartita di HUFNAGEL e che la triplasia di LINNEO appartenesse al gruppo esternamente omogeneo di asclepiadis e urticae. Così ancora WARREN in Seitz tav. 65 K. Ma se si segue l’interpretazione di WERNEBURG e cioè che la triplasia di LINNEO sia proprio la specie esternamente distinguibile, allora il nome di tripartita Hufn. cade in sinonimia di questa, e subentra il nome nuovo di WERNEBURG stesso (trigemina) per la specie di HUFNA- GEL. La posizione di urticae è comunque incerta. Stando agli elementi ricavabili dalle diagnosi, l’opinione di WERNEBURG sembrerebbe errata. La specie distinguibile dalle altre porta un segno nero prea- picale nelle ali anteriori e LINNEO non ne fa cenno: è vero che le altre specie por- tano normalmente la base dell’ala e una zona al torno più chiare del fondo e LINNEO non ne parla, però questo carattere può attenuarsi molto mentre il segno nero non manca mai. Ciò deporrebbe per l’antica interpretazione secondo cui la specie individuabile dovrebbe portare il nome di tripartita Hufn. e triplasia L. attirerebbe in sinonimia il nome trigemina Werneb. Per risolvere tutto questo occorrerebbero allevamenti e osservazioni più estese. Data la impossibilità di sciogliere per ora l’incertezza, seguo l’interpretazione di Boursin e Duray che ha il pregio di essere riferita ai reperti morfologici dell’apparato genitale: se non altro questo è un punto di riferimento assolutamente sicuro. Nell’area studiata si sono presentate due sole specie, e sono: 106. Abrostola triplasia Linn. Phalaena Noctua triplasia Linn.: X® 517 (1758). N » tripartita Hufn.: Berl. Mag. III. 414 (1766). » wurticae Hbn.: Samml. Eur. IV fig. 625 (1814-17). Torriglia 5/VI 19. pe MINT 14 107. Abrostola asclepiadis Schff. Noctua asclepiadis Schff.: Pag. 91 n. 2 (1775). Torriglia 10/VI 14. Pendici N. del M. Penice 15/VI 14. Torriglia 24/VI 14, 299. Subfam. CATOCALINAE A questa sottofamiglia dò qui il significato che le ho attribuito in Ann. Mus. Storia Nat. Genova LXXI (1959) p. 276, considerando cioè ad essa aggre- gati i generi già ritenuti appartenenti alla subfam. detta Othreinae (= Ophide- NOCTUIDAE DEL MONTE PENICE 235 6 rinae) ma che debbono ritenersi strettamente affini ad altri generi appartenenti a questa sottofamiglia. Gen. Dysgonia Hbn. Dysgonia Hbn.: Verz. 269 (1823) (3 spp.). Lectogenotypus: Noctua algira Linn. [Moore: Lep. Ceyl. (1884)]. Fig. IX - Abrostola trigemina Wein.: A, valva sinistra; B, penis. - Abrostola triplasia Linn. C, valva sinistra; D, penis. 108. Dysgonia algira Linn. Noctua algira Linn.: XII® 836 N. 98 (1766). Phalaena agatina Göze: Ent. Beytr. III (3) p. 208 N. 70. » achatina Sulze: Abgek. Geslh. Ins. 160 Tav. 22 f. 4. Noctua triangularis Hbn.: Samml. Eur. Noct. f. 323 (1800-03). 136 E. BERIO » achatata Sulz-Roem.: p. 72 pl. 2 (cit. Guenée). Grammodes algiroides Schultz: Soc. Ent. XXII 185 (1905). ab. .viquerra Wagner. lat, enti 7, 13.0158 TL: 7 (roro). var. europa Schaw.: Verh. Ges. Wien. 62. 142 (1912). f. defecta Stauder: Ent. Auz. Ill, 44 (1923). f. leptotaenia Dannh.: Ent. Z. 40. 18 (1926). f. leucotaenia Dannh.: l.c. ab. selenitaenia Dannh.: l.c. Sono state messe in sinonimia con questa specie anche la Ophiusa torrida Guen. Noctuél VII.269; Ophiusa albivitta Guén. l.c. p. 271; la Ophiusa festina Wk. XIV, 1425; la Ophiusa olympia Swhoe: P.Z.S. 1885 p. 466 da Hampson, Cat. XII.596. Ma ho dimostrato in Bull. Soc. Ent. It. 1955 p. 140 e segg. che si tratta di altre specie; da STAUDINGER è stata pure passata in dubbia sinonimia la sua mandschuriana (che WARREN trattiene in sinonimia come mandschurica Stgr.) ma ho pure dimostrato (l.c.) trattarsi di specie a se. La f. europa di ScHA- WERDA che dovrebbe rappresentare la forma europea in contrasto con la tipica che secondo lui sarebbe di Siria e rappresentata da WARREN in Seitz Tav. 61/B, è frutto di equivoco, perchè il tipo di LINNEO, conservato al Museo Britannico, proviene dall’Algeria, come del resto dice il nome, e l'esemplare di WARREN appartiene, come ho dimostrato nel citato lavoro, alla specie torrida Gn. Le altre forme descritte da SCHULTZ, WAGNER, e DANNEHL, sono alcune delle migliaia di aspetti che questa specie variabilissima presenta normalmente nell’abitato. Come ho dimostrato (l.c.) la specie copre solamente l’Algeria, Tunisia, Sud Europa, Turchia, Malta, Libano e Mesopotamia; le altre citazioni di HAMPSON e SEITZ si riferiscono ad altre specie. S. Salvatore Valtrebbia 19/VI 1%. Torriglia 24/VI 299. Gen. Anua WIk. Anua WIk,: List. XV. 1788 (1858). Monogenotypus: Anua amplior WIk. = Minucia Moore: Lep. Ceyl. III. 159 (1884). Monogenotypus: Noctua lunaris Schff. 109. Anua lunaris Schff. Noctua lunaris Schff.: p. 94 (1775). » augur Esp.: IV. 67 pl.87, 88 (1786) nec Fab. ab.. rufa. Obth,; Et. Ent... YX, 30. pl. 3. (7884). ab. murina Obth.: l.c. ab. maura Obth.: l.c. ab. bitincta Dannh.: Ent. Z. 40-371 (1926). t. privata: Dannb. ; le pi (370, ab. albilinea Wagner: In. Ent. Z. 13. 188 rav. 1 fig. 4 (1919). ab. olivescens Wart.: Seitz III, 327 tav. 60~- (1913). subsp. inconspicua Warr.: l.c. Specie di Sud e Media Europa, Algeria; Asia minore e Siria; qualche esemplare è stato preso in Inghilterra (V. Tutt: Brit. Noct. IV). S. Salvatore Valtrebbia 19/VI 14. Gen. Lygephila Billbg. Lygephila Billberg: 1820 (3 spp.). Lectogenotypus: Noctua lusoria Linn. [Tams, 1939]. = Toxocampa Gn.:. Ann. Ent. Fr: #s (18471). (7 spp.). Lectogenotypus: Noctua limosa Treits [Duponchel in D’Orbigny - Vide Tams; 1939]. NOCTUIDAE DEL MONTE PENICE [37 Fig. X - Abrostola asclepiadis Schiff.: valva sinistra e penis. Fig. XI - Abrostola agnorista Duf.: valva sinistra e penis. 138 E. BERIO 110. Lygephila craccae Schff. Noctua craccae Schff.: p. 94 (1775). ab. immaculata Stgr.: Cat. 252 (1901). subsp. laevigata Warr.: Seitz 373 (1910). ab. grisea Warr.: l.c. SHE ab. brunnea Warr.: l.c. subsp. lutosa Warr.: l.c. f. perstrigata Reb.: Ann. Hofm. Wien. 25. 345 pl. 7 (1911). ab. plumbea Bankes: Ent. Rec. 18. 68 (1908). caliginosa Schaw.: Ztschr. österr. Ent. Ver. 16. 54 (1931). Copre tutta Europa e Asia continentale. Comune. Pendici Sud del Penice 15/VI 14. Torriglia 24/VI 299. Gen. Aleucanitis Warr. Aleucanitis Warr.: Seitz Pal. 389 (1913). Autogenotypus: Heliothis carlino Lef. 111. Aleucanitis cailino Lef. Heliothis cailino Lefebv.: Ann. Linn. Paris VI. 94 PI. V (1827). Leucanitis caylino Lederer: Noct. Eur. 199 (1857). var. obscura Stgr.: Cat. 243 (1901). var. philippina Aust.: Le Nat. 237 (1880). f. baigakumensis John: Rev. Russ. Ent. 17/45 (1917). Specie pontico-asiatica segnalata per il Sud della Francia, Spagna, Grecia, Algeria, Asia minore, Armenia; Siria, Transcaspio (WARREN) - MARIANI riferisce le sole segnalazioni di Sicilia e del Modenese. Il primo esemplare di questa specie che mi risulta essere stato catturato in Liguria, è una © presa dal Dott. Domenico ROBERTI il 22/VI/1959 sul passo del Penice, a poca distanza dall’ Albergo, di mattina. La cortesia dello scopritore al quale confermo la mia gratitudine, lo ha aggregato alla mia collezione. Debbo aggiungere che il reperimento di tale esemplare ha stimolato la ri- cerca nella zona del Penice, per il suo carattere indiziale di zona inesplorata e capace di ulteriori sorprese. Nella zona è stata rinvenuta solamente una seconda o, freschissima, al lume, nella notte del 24/VII a S. Salvatore Valtrebbia. Nessun maschio purtroppo è stato sinora rinvenuto. I due reperti sono estremamente importanti perchè si mostrano molto di- versi dalla serie nord africana della specie. Soprattutto caratteristici sono il co- lorito della banda trasversale delle ali anteriori che è grigio appena tinto di una sfumatura ruggine verso il limite distale, mentre le serie nordafricane presentano una fascia nettamente giallo-bruna, nonchè la spiccante segnatura in nero delle vene delle ali posteriori nell’area basale bianca, segnatura che manca completamente nelle serie africane. Non ho potuto ancora fare raffronti con materiale spagnolo o francese; però la descrizione fatta da WARREN in Seitz, se non si riferisce ad esemplari africani, è ben diversa dagli esemplari del Penice e Valtrebbia. Subfam. OTHREINAE Sta per Ophiderinae proposto da Miss Prout quando Noctuinae fu caducato dal trasferimento di Noctua Linn. tra le Euxoinae, in quanto Ophideres Bdv. è soppiantato da Othreis Hbn. NOCTUIDAE DEL MONTE PENICE 139 Gen. Acontia Ochs. Acontia Ochs.: Schm. Eur. IV. 91 (1816) (6 spp.). Lectogenotypus: Noctua luctuosa Hbn. [Curtis: Brit. Ent. VI. 276. (1829)]. 112. Acontia luctuosa Schff. Noctua luctuosa Schff.: p. 90 (1775). » italica Fab.: Spec. Ins. Tom. II. 218 n. 49. var. ochracea Tutt: Br. Noct. IV. 2 (1892). ab. augustifascia Warr.: Seitz 286 (1910). Specie comune centro europea e mediterranea. Nella zona studiata: Torriglia 5/VI 14, 19. | Subfam. HYPENINAE Gen. Zanclognatha Led. Zanclognatha Led.: Schm. Eur. (1857) (6 spp.). Lectogenotypus: Paracolax tarsiplumalis Hbn. (Grote, 1874). 113. Zanclognatha lunalis Scop. Pyralis lunalis Scop.: (1763). P. ventilabris Fab. P. tarsitlumalis Hbn.: fig. 125 (1827). Tutta Europa meno al Nord, ed Asia. Comune. Nota sinora col nome di HUBNER; la sinonimia di lunalis Scop. è, per quanto mi risulta, opera di BOURSIN ma non è seguita nella Lista di IROSHI INOHUE. Nella zona è comparsa in massa attorno ad una sera; poi è gradualmente sparita: Torriglia 24/VI 1534, 899. > 15/VII 334, 19. ) 17/VII 353. » ZO0VII 324, 25%. S. Salvatore Valtrebbia 24/VII 19. Torriglia 29/VII 19. Gen. Paracolax Hbn. Paracolax Hbn.: Verz. 344 (1825) (4 spp.). Lectogenotypus: Noctua derivalis Hbn. [Westwood, 1840. Vide ‘Tams, (1939)]. 114. Paracolax glaucinalis Schff. Pyralis glaucinalis Schff.: p. 120 (1775). Crambus glaucinatus Fab.: Ent. Syst. Suppl. 464. I (1794). Pyralis derivalis Hbn.: fig. 19 p. 2 N. 2 (1800-03). ab. virgata Heinr.: D. ent. Z. 523 t. 4 (1916). ab. alternalis Dannh.: Ent. Z. 40. 398 (1926). ab. delicata Dannh.: lc. 39. 12 (1925). ab. fangalis Dannh.: lc. | ab. misera Dannh.: l.c. La specie è stata sempre designata col nome di HÜBNER, benchè già TREITSCHKE (vol. VII p. 15) avesse rilevato la sua probabile identità con la glau- cinalis Schiffm. Recentemente BOURSIN ha esumato il nome di SCHIFFERMÜLLER, ma non è stato seguito ad es. da IRosHi INOUE (Chek List. of. Lep. Japan) (1858) che pure lo ha seguito generalmente in sistematica e nomenclatura. 140 E. BERIO Copre Europa e Asia centrale, comune. Nella zona si € presentata in quantita massive limitatamente ad alcune date che debbono essere ritenute indici di schiu- sura. S. Salvatore Valtrebbia: 19/VI 14. Torriglia 24/VI 1433 2399. > 15/VII 1038. S. Salvatore Valtrebbia 24/VII 19. RIASSUNTO Per allargare le ancora limitate notizie pubblicate sulla corologia italiana dei Lepi- doptera Noctuidae, VA. ha intrapreso una indagine faunistica nella zona del Monte Penice sugli Appennini Liguri. Questa presenta uno spiccato interesse zoogeografico per l’incontro di faunule italiane distinte, settentrionali e meridionali, che si mescolano oltre i crinali. Il primo contributo segnala, coi dati fenologici, 114 specie di particolare interesse. L’A. pone una speciale cura nell’aggiornare la complicata nomenclatura generica della fami- glia e nel districare, anche con descrizioni e con figure originali delle gonapofisi di entrambi i sessi delle Nottue in causa, le controversie sinonimie specifiche, alla luce della letteratura e della personale interpretazione. SUMMARY In order to increase the still limited information published on the distribution of the Noctuid Lepidoptera in Italy, the A. has undertaken a faunistic investigation in the Monte Penice area on the Ligurian Appennines. This region is of special zoogeographic interest because of the coming together of distinct northern and southern Italian faunae, which intermix on both sides of the mountain crests. This first contribution reports the presence of 114 species of particular interest, together with data concerning the seasonal changes and development. The A. has taken great care to bring up to date the com- plicated nomenclature of the genera of the Noctuidae family and to straighten out, with the help of new descriptions and original drawings of the gonapophyses of both sexes of the recorder Moths, the controversies concerning the specific synonymy, in the light of literature and his personal interpretation. ESTRATTO DALLE MEMORIE DELLA SOCIETA ENTOMOLOGICA ITALIANA VOLUME XL - 25 NOVEMBRE 1961 Elin HR DALLE MEMORIE DELLA SOCIETÀ ENTOMOLOGICA VOLUME Xu.“ 1961 Livio TAMANINI ALCUNE OSSERVAZIONI SULLA BIOLOGIA DELL’OX YCAREN US LAVATERAE (FABR. (Hoatroltera, Hate) SMITH SO Ny A N OCT 0 5 2006 418 Dan Frs nés o Bi ET TE zu hd \ dé SR: Pe pp newyork i GENOVA FRATELLI PAGANO = TIPOGRAFI EDITORI 8. A.S. - 25-11-1961 ITALIANA 141. Livio 'TAMANINI ALCUNE OSSERVAZIONI SULLA BIOLOGIA DELL’OXYCARENUS LAVATERAE (FABR.) (Heteroptera, Lygaeidae) L’Oxycarenus lavaterae (Fabr.) è ritenuto un elemento comune della Sotto- regione mediterranea occidentale. Il suo ritrovamento non è però frequente in tutte le regioni ed in tutti gli anni. Esso si rinviene, in generale, in grandi masse ora in una zona ora nell’altra o anche in più contemporaneamente; ma spesso con lunghi intervalli di tempo tra una cattura e l’altra. PERINI & TAMANINI (!) condussero nel 1958 una serie di ricerche su al- cune masse di lavaterae, che avevano infestati dei tigli nel Trentino meridionale, - e constatarono che tutte le femmine ibernanti erano prive di uova. Essi notarono inoltre, come l’anno seguente, tutti i ligeidi fossero completamente scomparsi in tutta la valle. Secondo la bibliografia neppure in altre regioni si osservò, nella stessa zona, la comparsa in massa dell’emittero in due anni consecutivi. A Trento, dopo la infestazione del 1958, la specie venne nuovamente ri- trovata su due tigli nella seconda metà del 1961. Su una delle piante i primi esemplari vennero osservati già il 20 di agosto; in ottobre incominciarono a riu- nirsi sui rami centrali della pianta; il primo di novembre la massa, raccolta nella biforcazione dei rami e sulla parte alta del tronco, si aggirava sui 90-100 mila esemplari. Il gruppo non era composto solamente di adulti, ma anche di larve. Dal prelevamento di alcuni campioni (più di 8.000 esemplari) risultò che la massa era composta per il 43,31% di larve e il 56,69% di adulti. La maggior parte delle larve (89%) apparteneva all’ultimo stadio, poche erano quelle del quarto ed ancora meno quelle del terzo stadio. Circa la comparsa dei lavaterae sul secondo tiglio di Trento, alquanto lon- tano dal primo, non si poterono raccogliere dei dati certi; ma anche su questo, il primo di novembre, i ligeidi erano riuniti sulla biforcazione dei rami o erano stipati nelle screpolature d:Îla corteccia. Essi erano di poco più numerosi di quelli del primo tiglio. Ma, fatto strano, gli adulti erano qui molto più numerosi delle larve; queste non sorpassavano l’1,7% ed appartenevano quasi tutti all’ultimo stadio. Numerose larve del quinto stadio, tenute in allevamento, raggiunsero in pochi giorni lo stadio adulto. Esse vennero isolate e mantenute sotto controllo e dopo una ventina di giorni furono sezionate: nessuna conteneva delle uova. Una quindicina di femmine, che il 5 novembre erano state raccolte completamente rosee (per cui è evidente che dovevano avere subita in quel giorno la trasforma- zione), risultarono, in seguito, anch’esse prive di uova. Tra le femmine adulte (1) PERINI & TAMANINI L., Osservazioni sulla comparsa in massa dell’Oxycarenus lavaterae (F.), (Hemiptera Heteroptera, Lygaeidae). Studi Trentini Sc. Nat., XXXVIII, Trento, 1961, pp. 57-66, 2 tav. 142 L. TAMANINI prelevate sui due tigli (diverse centinaia) vi erano esemplari che avevano subita Pultima muta da un giorno o due ed altri da qualche settimana, ma tutti erano privi di uova ed avevano l’ovario molto esile, molle e piatto. E quindi evidente che le femmine che svernano non sono prive di uova per avere gia provveduto alla ovodeposizione, ma semplicemente perchè sono sessualmente immature. Secondo Fig. 1 - Oxycarenus lavaterae (Fabr.) riunitisi per svernare sulla biforcazione dei rami di un gio- vane tiglio (Trento, 5 novembre 1961, foto Tamanini). le osservazioni condotte sul materiale prelevato nelle infestazioni del 1958, le gonadi non raggiungono il completo sviluppo prima di 7-8 mesi dall’ultima muta. I maschi, per tutta la durata del periodo di ibernazione (ottobre-giugno), non furono mai visti in copula per cui si deve dedurre che pure essi completano lo sviluppo sessuale dopo la diapausa invernale. La causa della comparsa irregolare, e talvolta con lunghi intervalli di tempo, dell’ Oxycarenus lavaterae (FBR.) è per ora inspiegabile. Sarebbe utile che venis- BIOLOGIA OXYCARENUS LAVATERAE 143 sero pubblicati con una certa esattezza tutti i dati sull’apparizione in massa nelle diverse regioni italiane, come sulle catture isolate ed 1 biotopi della specie. Con i soli tentativi di allevamento non é possibile si possa arrivare a chiarire tutta la strana biologia di questo ligeide. Saro in ogni caso riconoscente a tutti coloro che mi comunicheranno le loro osservazioni sulla specie. MAIS wag: dpi En ON LE MEMORIE DELLA $ VOLUME XL - 25 Nov RUN pe PRE Oe i i NA 2 A RAT Banh, a AR Pie Cats ESTRATTO DALLE. MEMORIE DELLA SOCIETÀ ENTOMOLOGICA ITALIANA VOLUME, XL -: Pool; x CARLO VIDANO Istituto di Entomologia dell’Università di Torino Direttore: prof. Athos Goidanich L'INFLUENZA MICROCLIMATICA : SUI CARATTERI TASSONOMICI IN TIFLOCIBIDI SPERIMENTALMENTE SAGGIATI (Hemiptera Typhlocybidae) Pubblicazione N. 48 del Centro di Entomologia alpina e forestale del Con- siglio Nazionale delle Ricerche (diretto dal Prof. Athos Goidanich ). GENOVA FRATELLI PAGANO = TIPOGRAFI EDITORI S.A.S. 25-11-1961 4 Ù > ESTRATTO DALLE MEMORIE DELLA SOCIETÀ ENTOMOLOGICA ITALIANA Vee LUN ESCI: BBS T CARLO VIDANO Istituto di Entomologia dell’ Università di Torino Direttore: prof. Athos Goidanich | L'INFLUENZA MICROCLIMATICA SUI CARATTERI TASSONOMICI IN TIFLOCIBIDI SPERIMENTALMENTE SAGGIATI (Hemiptera Typhlocybidae) Pubblicazione N. 48 del Centro di Entomologia alpina e forestale del Con- siglio Nazionale delle Ricerche (diretto dal Prof. Athos Goidanich ). GENOVA FRATELLI PAGANO - TIPOGRAFI EDITORI S.A.S. 25-11-1961 ER he tah fish Sa ah 4 FAR, i # oe 144 CARLO VIDANO Istituto di Entomologia dell Università di Torino Direttore: prof. Athos Goidanich . L'INFLUENZA MICROCLIMATICA SUI CARATTERI TASSONOMICI IN TIFLOCIBIDI SPERIMENTALMENTE SAGGIATI (Hemiptera Typhlocybidae) (*) I Tiflocibidi, similmente ad altri raggruppamenti entomatici, sono oggi portati verso un ordinamento tassonomico via via più stabile dalla moderna si- stematica la quale vi analizza, unitamente alle altre caratteristiche, anche le pe- culiarità morfologiche dei genitali esterni. Nei Tiflocibidi stessi, risultano degni della maggiore attenzione soprattutto i genitali esterni maschili ed in modo par- ticolare l’edeago. Per determinate specie le caratteristiche morfologiche della sfera genitale si possono considerare complementari, per altre invece sono di si- curo fondamentali; a tale proposito basti ricordare che circa tre decine di specie di Typhlocyba sensu lato della fauna europea si possono identificare con sicurezza soltanto mediante l’esame dell'organo copulatore maschile. Presentemente nell’ambito di un medesimo genere di T'iflocibidi esistono purtroppo anche specie, o più prudentemente entità tassonomiche, fra loro molto affini per forma, dimensioni e ornamentazioni cromatiche, in cui non sono ancora state scoperte buone differenze morfologiche nemmeno nella sfera genitale dei rispettivi maschi. Esempi a tale riguardo sono forniti, tra i Typhlocybidae Erythro- neurini, dalle Erythroneura del gruppo E. flammigera di RIBAUT (1936), equivalenti alle F lammigeroidia di DLABOLA (1958). La stessa comunissima Erythroneura (Flammigeroidia) flammigera Geoffr. è confondibile, soprattutto trattandosi di esemplari cromaticamente non differenziati in maniera tipica, con le congeneri discolor Horv. e pruni Edw. Difficilmente distinguibili fra loro sono anche le Erythroneura (Flammigeroidia) tiliae Geoffr. e ordinaria Ribaut. Per quanto con- cerne altre due entità tassonomiche del genere in discorso, le Erythroneura (Flam- migeroidia) rhamnicola Horv. e inconstans Rib., dimostro ora che non soltanto di affinità si deve parlare, ma addirittura di identità specifica, risultando la seconda semplicemente una forma cromatica della prima, come ho già accennato in un altro lavoro (VIDANO, 1959) e come in quello presente specificherò con dati ri- cavati da apposita sperimentazione. Per l’esatto inserimento della Erythroneura rhamnicola nell’ambito del ge- nere rimando al mio lavoro summenzionato, in cui la specie è stata indagata comparativamente con la Zygina rhamni Ferr.; nome quest’ultimo che per l’in- nanzi veniva erroneamente impiegato dagli AA. per la rhamnicola in oggetto. Nonostante il nome specifico attribuitole, la Zygina rhamni Ferr. (= Erythroneura simplex Rib.) non è affatto legata ai Rhamnus, ma alla Vitis vinifera, come ho di- mostrato in un lavoro sulle Cicaline italiane della Vite (Vipano, 1958), in cui la (*) Pubblicazione N. 48 del Centro di Entomologia alpina e forestale del Consiglio Nazio- nale delle Ricerche (diretto dal prof. Athos Goidanich). 145 INFLUENZA MICROCLIMATICA IN TIFLOCIBIDI specie è stata indagata principalmente sotto l’aspetto biologico e fitopatologico. Come vedremo, effettivamente legata ai Rhamnus risulta invece la Erythroneura (Flammigeroidia) rhamnicola (= rhamni Rib., = inconstans Rib.) in questione. + * * Che la inconstans fosse semplicemente una forma cromatica della rhamni- colare per i risultati ottenuti da approfondite indagini pluriennali da me condotte sull’intero ciclo biologico della Cicalina dei Ramni. Un giudizio chiaro e afferma- tivo in proposito posso esprimerlo ora, documentandolo con una probante serie di dati, frutto di allevamenti della entità specifica in oggetto condotti parallela- mente in condizioni naturali da un lato e in condizioni microclimatiche control- late, in ambiente modificato ad arte, dall’altro. Dei risultati dei miei esperimenti ho presentato già una nota preventiva nella Accademia delle Scienze di Torino (Vıpano, 1961). Non ridö qui la descrizione tecnica della specie, ma per ovvie ragioni mi conviene trascrivere almeno le caratteristiche differenziali con cui, nell’ultima monografia della famiglia, RIBAUT (1936, pp. 41-42) distingue la inconstans dalla rhamnicola (= rhamni Rib.). — Metanotum enfumé (sauf sur son scutellum ou quelquefois sur toute la region mediane). - d: Moitié distale des lames génitales fortement enfumée. Tarses postérieurs presque toujours entièrement grisâtres avec un obscur- cissement de cette teinte sur leur moitié distale. Taches des élytres le plus souvent carminées . inconstans — Metanotum non enfumé. - 3: Lames génitales entièrement blanches. Article basal des tarses postérieurs et moitié basale du suivant toujours absolument privés de teinte fumeuse. T'aches des élytres jaunes ou oran- gées, très rarement carminée . . + rhamni (leggi rhamnicola) È evidente che le differenze fra le due entità tassonomiche sono soltanto di di Non su altre particolarità, ma appunto esclusivamente sulle ornamenta- zioni cromatiche verterà anche la nostra disamina. Nella mia raccolta personale ho sinora raggruppato parecchie centinaia di esemplari che, classificati seguendo la tabella di determinazione di RIBAUT, do- vevano venire attribuiti in parte alla Erythroneura inconstans Rib., in parte alla Erythroneura rhamnicola Horv. (= rhamni Rib.) e in parte inoltre, per la pre- senza di individui aventi caratteristiche intermedie o comunque ‘differenti, a eventuali ulteriori forme cromatiche che con i criteri usati precedentemente dagli AA. sarebbero state da denominare. Tutte le catture sono state effettuate da me dal 1955 a tutt’oggi, con assiduità, nei diversi mesi dell’anno. Gli esemplari attribuibili all’inconstans sono stati catturati quasi esclusivamente nei mesi au- tunno-inverno-primaverili, da settembre ad aprile; quelli attribuibili alla rhamni- cola principalmente nei mesi estivi di giugno-luglio; quelli con caratteristiche cro- matiche intermedie, infine, in vari mesi dell’anno, ma soprattutto in agosto. Mediante il semplice esame degli esemplari catturati allo stato immaginale, | su differenti entità botaniche, non era agevole dimostrare chiaramente l’apparte- nenza dei medesimi ad un’unica specie. Identificate nei Rhamnus frangula e cathartica le piante ospiti delle cicaline interessate ed estese le indagini al campo biologico mediante acconci allevamenti, ho finalmente potuto risolvere il problema appurando che la Erythroneura rhamnicola, oltre a soggiacere a variazioni croma- tiche intese nel senso di somazioni, è suscettibile di notevoli cambiamenti di co- C. VIDANO 146 lore nella vita postmetamorfica. Un fenomeno analogo l’ho osservato anche in ulteriori specie di Eritroneurini, prime fra tutte quelle giudicate dagli speciografi maggiormente ricche di forme o varietà cromatiche, come la Zygina tithide Ferr. e la Zygina rhamni Ferr. Sia per la Zygina rhamni che per la Erythroneura rhamni- cola ho già fornito in proposito alcune informazioni (VIDANO 1959), ma soltanto in base a risultati ottenuti allevando le specie interessate in condizioni naturali d’ambiente. I. INDAGINI SPERIMENTALI Allo scopo di chiarire meglio il problema ho ritenuto utile sottoporre ad apposita sperimentazione la Erythroneura rhamnicola in discorso mediante l’im- piego della cella climatica Brabender tipo KSK/GTI del nostro Istituto. La scelta è caduta su questa specie sia perchè disponevo di abbondante materiale vivo, sia perchè la costatata notevole variabilità offriva particolari vantaggi dal punto di vista sperimentale. Non va dimenticato che uno studio approfondito in tal senso forniva finalmente la possibilità di formulare un giudizio inequivocabile sulla validità di specie di una sola delle due entità tassonomiche di ‘Tiflocibidi ritenute legate ai Ramni. i Attraverso le prove sperimentali con la cella climatica suddetta si è mirato a indurre in condizioni controllate, negli esemplari sottoposti all’indagine, quelle modificazioni cromatiche alle quali l’insetto in natura va di norma incontro sol- tanto nella successione cronologica dei fatti fenologici specifici. In particolare si è voluto saggiare da un lato l’influenza di un microclima a temperature relativa- mente basse sulle generazioni estive, sottoponendo all’indagine neanidi e ninfe, e dall’altro lato l’influenza di un microclima a temperature relativamente alte su adulti ibernanti. Alle prove sono stati sottoposti, in tre differenti periodi, due lotti di stati giovanili, nell’estate del 1959, e un lotto di adulti di entrambi i sessi nel- l’inverno 1960-61. Le prove in discorso hanno avuto luogo parallelamente nella cella climatica e in condizioni naturali d'ambiente, suddividendo ogni volta in due gruppi presso che uguali i lotti di individui da indagare; ciò evidentemente per facilitare al massimo l’esame delle differenze cromatiche esistenti tra gli indi- vidui sottoposti all'influenza del microclima prescelto e gli individui testimoni. Per gli esperimenti compiuti nel periodo estivo è stata impiegata la pianta ospite normale prediletta dalla Cicalina, il Rhamnus frangula; per la prova inver- nale, invece, è stato impiegato il Juniperus communis, entità botanica prediletta dall’Insetto durante la fredda stagione. Nella cella climatica gli allevamenti hanno dovuto ricevere particolari cure. Allo scopo di evitare alla vegetazione e quindi agli insetti le vibrazioni e gli spostamenti d’aria provocati rispettivamente dal compres- sore per il raffreddamento e dalla ventola per la omogeneizzazione dell’umidità relativa e della temperatura, come camere d’allevamento sono stati impiegati, con risultati molto soddisfacenti, grandi cristallizzatori di vetro poggiati su letti di spugne sintetiche. Con i cristallizzatori in discorso, inoltre, si è potuto regolare agevolmente il microclima, il quale nella cella climatica originale a causa degli sbalzi ritmici e fra loro alternati dell’umidità relativa e della temperatura risultava, almeno per quanto concerne questi due fattori fondamentali del clima, troppo instabile. Il microclima voluto rimaneva sufficientemente stabile nei cristalliz- zatori grazie a particolari accorgimenti impiegati nella chiusura dei medesimi. Merita ricordare qui che tre sono i fattori climatici regolabili nella nostra cella Brabender: la luce di una lampada Sol-lux, nonchè la temperatura e l’umidità relativa coordinate in un clima stazionario oppure ciclico (ad orologeria) da due 147 INFLUENZA MICROCLIMATICA IN TIFLOCIBIDI gruppi termo-psicrometrici. In tutti gli esperimenti € stato adottato il sistema del clima ciclico. Prima di scegliere i microclimi per 1 diversi esperimenti ho oppor- tunamente effettuato numerose prove orientative, che non ritengo necessario descrivere; ricordo comunque che a proposito del microclima a basse temperature per gli stati giovanili di generazioni estive, temperature inferiori a quelle defini- Fig. I - Erythroneura (Flammigeroidia) rhamnicola Horvath. - 2 e 3 di generazione estiva, mode- ratamente pigmentati, allevati in condizioni naturali d’ambiente: forma typica. Torino 2 luglio 1959. (Lungh. nat. mm 3). tivamente adottate, e indicate in testa alle tabelle A e C dei due allevamenti interessati, rallentavano eccessivamente la durata dello sviluppo degli stadi gio- vanili in esperimento. I risultati delle indagini condotte parallelamente nella cella climatica e in condizioni naturali d’ambiente sono esposti in forma sintetica nelle unite tabelle A, B, C, D, E, F. Per quanto concerne gli adulti, sia gg che 99, in tutte le ta- belle sono state fatte quattro suddivisioni adottando i simboli + — x p. Il simbolo + per gli esemplari riferibili alla forma inconstans (figg. II e IV, 1), cioè quelli maggiormente pigmentati, con colore fondamentale gialliccio, orna- mentazioni cromatiche interessanti capo, pronoto ed elitre molto estese e di C. VIDANO 148 color rosso-aranciato, metanoto infumato, lamine genitali maschili e tarsi delle zampe metatoraciche dei gg nerastri distalmente e brunicci prossimalmente (fig. III). Il simbolo — per gli esemplari riferibili alla forma typica o rhamnicola (fig. I), con colore fondamentale cremeo o bianchiccio, ornamentazioni cromatiche più o meno fortemente ridotte e di color gialliccio o giallo-aranciato, metanoto non infumato, lamine genitali maschili completamente chiare, tarsi delle zampe metatoraciche maschili brunicci o nerastri soltanto distalmente (fig. III). Il simbolo x per gli esemplari aventi, rispetto a quelli delle due forme predette, caratteristiche cromatiche intermedie oppure diverse soprattutto per quanto concerne gli organi infumati o bruni: gg e 99 con colore fondamentale cremeo o bianchiccio, ornamentazioni cromatiche dell’avancorpo e delle elitre solitamente molto ridotte (figg. IV, 2 e V) e di color gialliccio, metanoto infumato legger- mente, lamine genitali e tarsi delle zampe metatoraciche maschili entrambi ne- rastri distalmente e brunicci prossimalmente (come nella inconstans), oppure lamine genitali chiare (come nella rhamnicola) e tarsi scuri, oppure ancora lamine genitali più o meno scure (come nella inconstans) e tarsi brunicci o nerastri sol- tanto distalmente (come nella rhamnicola). Infine, il simbolo p per gli esemplari parassitizzati da un Imenottero Driinide, Aphelopus sp., per cui entrambi i sessi assumono generalmente le caratteristiche cromatiche della forma typica o rhamni- cola e inoltre 1 33 mostrano di solito i tarsi delle zampe metatoraciche completa- mente chiari. Le due serie di esperimenti concernenti gli stati giovanili sono state impo- state nello stesso modo, ma compiute in periodi differenti. Entrambe le prove am- bientate nella cella climatica, una con inizio il 18 giugno e termine il 22 luglio 1959, l’altra con inizio il 16 agosto e termine il 20 settembre 1959, si sono svolte, co- me risulta dalle rispettive tabelle A e C, sotto l’influenza del microclima ciclico seguente: temperatura 16°C, umidità relativa 60-65%,, luce artificiale di lampada Sol-lux nelle ore 8-18; temperatura 12°C e umidità relativa 70-75%, nelle ore 18-8. Le due corrispondenti prove di controllo o testimoni compiute in condizioni naturali d'ambiente, nell’arboreto del nostro Istituto, sono invece state ovviamente influenzate in misura diversa dai tre fattori climatici summenzionati: prescindendo dalle punte termiche e igriche minime e massime di breve durata, e pertanto non prese in considerazione, la temperatura e l’umidità relativa sono oscillate rispet- tivamente tra i 22°C e i 30°C e tra il 50% e 70% nel corso della prima prova, durata dal 18 giugno al 17 luglio (tabella B), tra i 14°C e i 28°C e tra il 50-75% nel corso della seconda prova durata dal 16 agosto al 10 settembre (tabella D); per quanto concerne la luce, entrambi gli allevamenti hanno ricevuto quella diurna diffusa, ma evidentemente in quantità maggiore a vantaggio del primo. Gli allevamenti di cui alle tabelle A, B, C e D, oltre che esaminati con molta assiduità per garantirne il regolare andamento, sono stati ispezionati minu- ziosamente ogni cinque giorni per le registrazioni degli sfarfallamenti e degli stati giovanili nelle successive età. Tutti gli adulti, acconciamente isolati in gruppi per date di sfarfallamento, sono stati lasciati nei rispettivi allevamenti più di due settimane, permettendo così a ciascun individuo di acquisire con un margine di parecchi giorni la propria completa ornamentazione cromatica. Commentando brevemente i dati riportati nelle suddette tabelle, si può innanzi tutto rilevare che quelli concernenti gli esemplari allevati nella cella Bra- bender presentano in comune notevoli affinità. Infatti nei due esperimenti di cui alle tabelle A e C, compiuti in periodi diversi ma alle stesse condizioni microcli- matiche, la durata dello sviluppo neanidale e ninfale è risultata presso che uguale 149 INFLUENZA MICROCLIMATICA IN TIFLOCIBIDI nonchè relativamente lunga; inoltre gli adulti relativi hanno acquisito nella mag- gior parte dei casi una ornamentazione cromatica molto intensa (figg. II, 2 e IV, 1). Invero nel primo allevamento (tab. A) sono comparsi più adulti riferibili alla forma inconstans che nel secondo (tab. C); ma evidentemente la differenza é in gran parte dovuta al fatto che in quest’ultimo allevamento alcuni esemplari sono risultati parassitizzati. E interessante rilevare che in entrambi gli esperimenti Fig. II - Erythroneura (Flammigeroidia) rhamnicola Horvath. - 1, g ibernante: forma inconstans. Torino 10 febbraio 1959. 2, & di generazione estiva allevato in condizioni microambientali speri- mentali a medie termiche basse (12°C - 16°C): forma inconstans. 'Torino 2 luglio 1959. (Lungh. Naty. 3); compiuti nella cella climatica gli esemplari non riferibili alla forma inconstans, e mostranti pertanto ornamentazioni cromatiche meno intense, sono comparsi soltanto nella fase iniziale delle rispettive prove; ciò, prescindendo momentanea- mente dagli esemplari parassitizzati per i quali sarà fatta menzione più avanti, starebbe a significare che gli stati preimmaginali relativi (per lo più ninfe di ul- tima età) non hanno subito l’effetto del microclima per un periodo sufficientemente lungo. Degni di rilievo e naturalmente utilissimi ai fini di una migliore interpreta- zione dei dati delle diverse prove in discorso, sono i risultati ottenuti dagli alleva- C. VIDANO 150, menti di stati giovanili in condizioni naturali d’ambiente di cui alle tabelle B e D. Come appare dalle tabelle B e D stesse, i due rispettivi allevamenti, a differenza di quelli corrispondenti parallelamente seguiti nella cella climatica, non hanno fornito risultati fra loro concordanti. Invero la durata dello sviluppo neanidale e ninfale è risultata presso che uguale e relativamente breve in entrambi; comunque per quanto concerne gli ‘adulti, nel primo allevamento (tab. B) sono comparsi in maggioranza quelli della forma typica e la forma inconstans non è nemmeno Fig. III - Erythroneura (Flammigeroidia) rhamnicola Horvath. - Zampe metatoraciche rispettiva- mente di & della forma inconstans, con tarsi completamente bruno-nerastri, e di g della forma typica, con tarsi bruno-nerastri soltanto distalmente. stata rappresentata, mentre nel secondo (tab. D) sono comparsi rappresentanti delle varie forme cromatiche della specie, nonchè alcuni esemplari parassitizzati, la cui presenza tuttavia non è ovviamente utile ai fini di questa comparazione. A questo punto conviene per altro osservare che gli esemplari parassitizzati degli esperimenti di cui alle tabelle C e D sono sfarfallati tutti nei primi giorni dei ri- spettivi allevamenti. Ciò evidentemente perchè fra gli stati giovanili delle diverse età messi in allevamento soltanto quelli più avanti nello sviluppo, come le ninfe di IV e di V età, erano stati interessati in natura dall’Imenottero parassita sum- menzionato. Come ho già riferito, i due allevamenti di cui alle tabelle B e D sono serviti principalmente a fornire esemplari testimoni da comparare con quelli gemelli dei più impegnativi allevamenti parallelamente condotti nella cella climatica. Gli allevamenti in condizioni naturali d’ambiente sono di facilissima attuazione; oltre ai due predetti ne ho allestiti, in annate differenti, molti altri con un numero 151 INFLUENZA MICROCLIMATICA IN TIFLOCIBIDI vario di esemplari, partendo da neanidi e ninfe di maggio-giugno, luglio-agosto, settembre-ottobre, cioè da stati giovanili di tutte le generazioni della specie. E tenendo conto delle date di sfarfallamento ho potuto appurare che gli adulti di giugno-luglio erano da attribuire in gran parte alla forma cromatica rhamnicola, quelli di settembre-ottobre principalmente alla forma cromatica inconstans; a- dulti con ornamentazioni cromatiche intermedie comparivano da giugno a ot- tobre, ma soprattutto in agosto. Questi reperti, che mi hanno permesso di confer- mare la validità dei dati di cattura già menzionati e, quindi, indotto a indagare l'influenza dei fattori climatici sugli stati giovanili delle due entità tassonomiche più volte nominate, e ormai riunite in un’unica entità specifica, si riallacciano, integrandosi vicendevolmente, con quelli analoghi dei due allevamenti di cui alle tabelle Be D stesse. Fatte le precisazioni suddette, con la scorta dei significativi dati riportati nelle quattro tabelle A, B, C e D in discorso è agevole comprendere che la tem- peratura gioca senza dubbio un ruolo importantissimo nella comparsa delle dif- ferenti forme cromatiche della Cicalina. Comparando fra loro soltanto i dati delle tabelle B e D (ricordo ancora che le condizioni climatiche in cui hanno avuto luogo i due allevamenti rispettivi sono quelle dell’arboreto del nostro Istituto), si può logicamente supporre che oltre alla temperatura anche la luce e, forse, la umidità relativa abbiano avuto la loro parte di influenza nel fenomeno. E invero, a parte l’umidità relativa che in entrambe le prove è oscillata entro limiti varia- bilissimi, la luce è diminuita notevolmente dall’inizio del primo esperimento al termine del secondo, passando dal fotoperiodo di massima del solstizio estivo al fotoperiodo ovviamente più breve della prima decade di settembre. Comunque, pur non escludendo che il fenomeno possa venire regolato anche da altri fattori climatici, dalle esperienze compiute mediante la nostra cella climatica risulta che il fattore temperatura è sufficiente, da solo, a determinare le variazioni cromatiche in esame. L’altro esperimento, quello concernente l’influenza di un microclima a temperatura relativamente alta su adulti in fase ibernante, ha fornito risultati non meno significativi riguardo alla suscettibilità cromatica della Cicalina alle variazioni termiche. L'esperimento ha avuto inizio il 10 febbraio e termine il 12 marzo 1961, come risulta dalle tabelle E e F, nelle quali sono rispettivamente indicati i dati della prova compiuta alle condizioni microclimatiche nella cella Brabender e quelli della prova di controllo o testimone compiuta alle condizioni naturali d'ambiente nell’arboreto del nostro Istituto. Gli adulti sottoposti all’in- dagine, complessivamente 112, di cui 4733 e 6599, tutti molto pigmentati e at- tribuibili alla forma inconstans, sono stati catturati su Juniperus communis il 9 feb- braio 1961 a Ternavasso, una delle località piemontesi in cui ho studiato l’intero ciclo biologico della specie di Tiflocibide in esame. Gli esemplari della prova di controllo, 2333 e 3399, hanno potuto conti- nuare regolarmente lo svernamento all’aperto, nell’arboreto dell’Istituto (dove nel periodo dell’esperimento la temperatura è oscillata fra 1°C e 14°C, l’umidità relativa è oscillata fra il 40% e il 75% e la luce è stata quella diurna diffusa); gli esemplari messi nella cella Brabender, 2433 e 3299, sono invece stati sottoposti all’influenza del seguente microclima ciclico: temperatura 25°C, umidità relativa 60-65%, luce artificiale di lampada Sol-lux nelle ore 8-20; temperatura 21°C e umidità relativa 65-70% nelle ore 20-8. | Tanto l’allevamento in condizioni naturali d’ambiente (tab. F) quanto quello della cella climatica (tab. E), entrambi con adulti viventi su Juniperus com- C. VIDANO QUADRO I 152 Stati giovanili (neanidi e ninfe) della prima generazione di Erythroneura (Flammigeroidia) rhamnicola Horvath sottoposti a sperimentazione in cella cli- matica (tabella A) e in condizioni naturali d'ambiente (tabella B) il 18-VI-1959, TABELLA:A --Cella climatica biliare Clima ciclico \ ore 8-18: temperatura 16°C, umidità relativa 60-65% / ore 18-8: temperatura 12°C, umidità relativa 70-75% Luce artificiale di lampada Sol-lux dalle ore 8 alle ore 18. Stati giovanili: Dai età e numero I SIEH DER AN TE Tr 18 Jun. i. Ga bat Oe Zan RRQ à UE CINE 2 RS n Panta I 2 Jul au 3 mi» 2 0,0 4 12.03 3 4 i AO 2 ; 22 » I Totale 13 Immagini 3d Re X p sp n X p I f 2 2 2 I 4 I 4 I I 3 12 4 TABELLA B -. Condizioni naturali d’ambiente Temperatura 220-300C, umidità relativa 50-70%, luce naturale diffusa diurna. Data I 12 » Totale Spiegazione dei simboli: | Immagini Stati giovanili: eta e numero dg 29 Tho tte PA NV + — 3" p + — x p fee aay A \ ; idea I 2 N RN RE 7 I 2 I 2:4 38 7 2 5 ’ 3 I 5 I i I I I 12 + 15 3 + forma inconstans — forma rhamnicola x forme intermedie p esemplari parassitizzati. 133 INFLUENZA MICROCLIMATICA IN TIFLOCIBIDI QUADRO II Stati giovanili (neanidi e ninfe) della seconda generazione di Erythroneura (Flammigeroidia) rhamnicola Horvath sottoposti a sperimentazione in cella cli- matica (tabella C) e in condizioni naturali d’ambiente (tabella D) 1l 16 agosto 1959. [TRABBLEA C'& Cellaveclimatica’Brabender ore 8-18: temperatura 16°C, umidità relativa 60-65% ore 18-8: temperatura 12°C, umidità relativa 70-75% Luce artificiale di lampada Sol-lux dalle ore 8 alle ore 18. Cline din | Immagini Stati giovanili: Da età e numero ad 99 On LEE: ENT ey + — x p +e va X p 16 Aug. oe Bam Re ee US ER À ar... : I AO . 2 I è I 201 PIRA OI] I I I I I 2 212) AROS oo 2 I I I 5 Sept I 2 FO.) 3 2 3 18.5) 2 I 20. 19 3 3 I ; 1 I Totale a } : ; A n i 4 2 9 2 3 Taperta D - Condizioni naturali d’ambiente Temperatura 140-28°C, umidità relativa 50-75%, luce naturale diffusa diurna. Immagini Stati giovanili: Data età e numero dd Q9 N +. — xp + — x p ı6 Aus. È 2 5 CO GE: ge i ; à È BI) SORGONO I 2 2 I 2 26, ; : aa? gay! I I I 2 2 I dui j : ; À 5 I I 2 I I, 5; Sept. À f i : 2 à i I È I I IO » } ; - i : I . ; f I Totale | x ; ; 3 3 2 5 4 3 2 5 3 Spiegazione dei simboli: + forma znconstans — forma rhamnicola x forme intermedie p esemplari parassitizzati. C. VIDANO 154 munis, sono stati esaminati con assiduita e ogni cinque giorni ispezionati accurata- mente come quelli delle prove precedentemente descritte; nelle due rispettive tabelle i dati concernenti il numero di esemplari delle differenti forme cromatiche della Cicalina non sono pero stati trascritti ad ogni controllo, ma soltanto in corrispondenza del primo e dell’ ultimo giorno dell’esperimento. Va detto che nella tabella F si sarebbe semplicemente dovuto trascrivere piu volte la medesima cop- Fig. IV - Erythroneura (Flammigeroidia) rhamnicola Horvath. - 1, 2 di generazione estiva allevata in condizioni microambientali sperimentali a medie termiche basse (12°C - 16°C): forma in- constans. ‘Torino 2 luglio 1959. 2, 9 della generazione ibernante, in origine anch’essa molto pig- mentata, ma poi schiaritasi per effetto del microclima sperimentale a medie termiche elevate (21°C = 2500). Torino 12 marzo 1061: (Lungh, nat) mm 3). pia di dati; mentre per quanto concerne la tabella E sarebbe stato necessario potere assegnare di volta in volta ciascun esemplare a una delle forme cromatiche considerate; compito quest’ultimo non agevole, trattandosi di esaminare troppo a fondo e ripetutamente soggetti molto delicati e mostranti oltre tutto caratteri- stiche cromatiche di transizione e quindi di problematico incasellamento. A pro- posito degli esemplari sottoposti alle condizioni microclimatiche in discorso posso comunque precisare che le variazioni cromatiche sono state graduali, generalmente un poco piu lente nelle 99 che nei gg. 155 INFLUENZA MICROCLIMATICA IN TIFLOCIBIDI Come risulta dalla tab. F, tutti gli esemplari allevati in condizioni naturali d'ambiente hanno conservato inalterata la vivace ornamentazione cromatica ini- ziale. Riguardo agli adulti di cui alla tab. E, le modificazioni cromatiche sono in- vece risultate notevolissime: lievi, e invero stimabili soltanto mediante un accu- rato confronto con gli esemplari dell’allevamento testimone, dopo i primi 5 giorni; già molto evidenti dopo 10 giorni; via via più accentuate durante i controlli suc- Fig. V - Erythroneura (Flammigeroidia) rhamnicola Horvath. - © della generazione ibernante (in origine vivacemente colorata: forma inconstans) e 4 di generazione estiva (in origine modera- tamente pigmentato), entrambi notevolmente depigmentati al termine della loro attività sessuale. Torino, rispettivamente 10 giugno 1958 e 28 luglio 1958. (Lungh. nat. mm 2,9). cessivi, rispettivamente del quindicesimo, ventesimo, venticinquesimo e trente- simo giorno. In tutti gli esemplari sottoposti all’influenza del microclima a tem- perature relativamente alte in oggetto, il colore fondamentale del corpo (inizial- mente gialliccio) è divenuto cremeo o bianchiccio, le ornamentazioni cromatiche di colore rosso-aranciato interessanti l’avancorpo e le elitre sono regredite, virando al giallo pallido, o addirittura senza lasciare tracce (fig. IV, 2); le aree infumate del metanoto si sono schiarite completamente nella maggior parte degli esemplari, C. VIDANO 156 QUADRO III i Adulti ibernanti di Erythroneura (Flammigeroidia) rhamnicola Horvath sottoposti a sperimentazione in cella climatica (tabella E) e in condizioni naturali d’ambiente (tabella F) il 10 febbraio 1961. TABELLA E.- Cella elimatıca Brabender Ta ore 8-20: temperatura 250C, umidità relativa 60-65% Clima. ciclico ore 20-8: temperatura 21°C, umidità relativa 65-70% Luce artificiale di lampada Sol-lux dalle 8 alle 20. Immagini Data dd j oe AR P ET Rigs P 10 Febr. _ 24 e A 32 12 Mart. i a 17 : 23 9 FABELLA F = Condizioti natural: dad ambrente Temperatura 1°-14°C, umidità relativa 40-75%, luce naturale diffusa diurna. Immagini Data | 84 29 + veri X p oe mu x p 10 Febr. 23 À i 43 ı2 Mart. 23 ? ‘ an Spiegazione dei simboli: + forma inconstans — forma rhamnicola x forme intermedie p esemplari parassitizzati. tra cui in 23 delle 3299; il colore bruno o nerastro delle lamine genitali e dei tarsi prossimali delle zampe metatoraciche è invece rimasto più o meno carico in ben 17 dei 2438. | I risultati ottenuti dall’esperimento teste illustrato permettono di dimostrare chiaramente che la Erythroneura rhamnicola è suscettibile di sorprendenti modifi- cazioni o meglio riduzioni cromatiche nella vita postmetamorfica. Oltre che sog- giacere a notevoli variazioni cromatiche per stimoli ricevuti nella vita preimma- ginale come è stato appurato con la serie di prove compiute su neanidi e ninfe, la Cicalina va dunque incontro a cambiamenti di colore anche dopo aver raggiunto l’ornamentazione cromatica apparentemente definitiva. Esemplari attribuibili alla forma inconstans o comunque con vivaci disegni di color rosso-aranciato pos- sono infatti passare alla forma typica.o addirittura perdere completamente o quasi 151 INFLUENZA MICROCLIMATICA IN TIFLOCIBIDI i caratteristici colori della:forma inconstans di origine. Il fenomeno, che in espe- rimento si è registrato nella stagione invernale sottoponendo adulti molto pigmen- tati all’azione di un microclima a medie termiche elevate, ha solitamente luogo an- che in natura, dove tuttavia per vari motivi sfugge all’attenzione dell’osservatore; esso è sempre molto intenso negli individui che hanno compiuto lo svernamento (fig. V, 1), ma interessa altresì gli adulti delle generazioni estive (fig. V, 2). In- fatti gli adulti non destinati a subire lo svernamento, ma a concludere la loro atti- vità riproduttiva prima della fine della buona stagione, conservano la loro dote massima di pigmenti, fra l’altro di norma non molto ricca, per un periodo relati- vamente breve. Le modificazioni cromatiche regressive a cui essi soggiaciono non sono però influenzate dalle condizioni climatiche o meglio dal fattore tempe- ratura dei mesi estivi interessati, bensì evidentemente dal particolare stato fisio- logico dell'organismo nella laboriosa ultima fase dell’attività immaginale, cioè in concomitanza con l’attività sessuale. II. REPERTI COROLOGICI, ECOLOGICI ED ETOLOGICI La Erythroneura (Flammigeroidia) rhamnicola (Horvath, 1903) Haupt (1935), meglio nota ai sistematici come Zygina rhamni Melichar (1896), Erythroneura rhamni Ribaut (1936) e Erythroneura inconstans Ribaut (1936), è specie della Regione Paleartica. E certamente molto diffusa nell'Europa meridionale, dove si incontra comunemente nella vasta gamma delle sue variazioni cromatiche, dagli esemplari meno colorati della forma typica o rhamnicola a quelli intensamente pig- mentati della forma inconstans. Non sembra invece molto comune al Nord; co- munque la sua presenza, nella forma cromatica inconstans, è stata segnalata oltre che per la Germania settentrionale (WAGNER, 1935) anche per la Svezia (OSSIAN- NILSSON, 1946) e per la Finlandia (LINNAVUORI, 1950); in quest’ultimo Paese è stata segnalata pure la presenza della sua forma typica o rhamnicola (LINNA- VUORI, 1952). Nel Catalogo di OsHANIN (1912) è citata come rhammicola per Fran- cia, Germania, Austria e Bulgaria. Nelle opere di RIBAUT (1936 e 1952) la specie, notoriamente sdoppiata, è indicata come rhamni (leggi rhamnicola) per l'Europa meridionale e come inconstans oltre che per la Francia e per la Svizzera anche per le già ricordate Germania e Svezia, nonchè per la Cecoslovacchia, dove DLA- BOLA (1954) ha continuato a reperire la sola inconstans medesima. Nel nostro Paese la Erythroneura rhamnicola risulta molto diffusa, ma non è mai stata osservata attentamente; anzi, a causa della nota confusione tassono mica ormai risolta, si può dire che per l’innanzi non venisse distinta con certezza dalla Zygina rhamni Ferr., altrettanto comunissima da noi, precipuamente negli areali viticoli, e assente nell’Europa del Nord. Merita qui ricordare che nella importante collezione di Ferrari, conservata nel Museo Civico di Storia Naturale di Genova e da me esaminata, non esistono come si credeva entrambe le specie, ma soltanto esemplari di sesso opposto della attuale Zygina rhamni Ferr., fra loro cromaticamente molto differenti, e quindi stati erroneamente attribuiti a due en- tità tassonomiche distinte, come ho dimostrato in un mio lavoro summenzionato. I dati corologici, come d’altra parte quelli ecologici ed etologici, concernenti la Erythroneura rhamnicola da me raccolti si riferiscono principalmente al Pie- monte. Ho compiuto catture dell’insetto anche in altre regioni della Penisola, ma soltanto saltuariamente nei mesi estivi e all’inizio dell’autunno: in Liguria, a Calizzano, al Colle di Melogno e al Passo del Bracco; in Toscana, a S. Rossore; in Campania, a Ravello; in Puglia, al Monte Gargano. In Piemonte ho compiuto analoghe catture estive e autunnali in località montane e premoniane, come a C. VIDANO 158 Molère m 1190 nella Valsavaranche, a Funghera m 502 e a Cantoira m. 750 nella Val Grande di Lanzo, a Exilles m 873 nella Valle della Doria Riparia, a Perosa argentina m 614 e al Colle di Prà Martino (m 1035) nella Valle del Chi- sone; inoltre ho seguito l’intero ciclo della specie mediante indagini pluriennali in località di pianura e collinari presso Caluso, Caselette, Stupinigi e Ternavasso. Fig. VI - Erythroneura (Flammigeroidia) rhamnicola Horvath. - Porzione di foglia di Rhamnus frangula, vista dalla pagina inferiore, con uova infisse nel mesofillo (1 a sinistra e 3 a destra); altra porzione della medesima foglia con un uovo messo allo scoperto ad arte. Torino 10 giugno 1958. (Lungh. nat. dell'uovo mm 0,55). Gli adulti della specie di Tiflocibide in indagine sono notevolmente polifagi; schiettamente fillocoli, essi si possono osservare in attività trofica non soltanto su svariate Latifoglie ma anche su Conifere. Però le piante ospiti normali della specie stessa, cioè quelle sulle quali ha certamente luogo lo sviluppo preimmaginale della Cicalina, appartengono al genere Rhamnus: il comunissimo À. frangula in primo luogo, poi il R. cathartica. Pur non escludendo che l’insetto possa evolversi oc- casionalmente anche a spese di altre entità botaniche, rilevo che esso non è rap- presentato nelle località in cui mancano i Rhamnus; invece dove abbondano questi ultimi la specie diviene ubiquista allo stato immaginale. In tali circostanze, oltre che ovviamente sulle piante ospiti normali, le sole sulle quali nel corso delle mie numerosissime indagini ho osservato la Cicalina in tutti i suoi stati di sviluppo, si possono infatti reperire, più o meno frequentemente a seconda delle stagioni, 159 INFLUENZA MICROCLIMATICA IN TIFLOCIBIDI adulti di rhamnicola anche su altre piante, arbustive o per lo più arboree cespu- gliose, che si possono indicare come ospiti occasionali. Il fenomeno allotopico, che ripeto interessa 1 soli adulti, varia notevolmente nel corso dell’anno: si registra soprattutto a spese di Quercus spp., Alnus glutinosa, Carpinus betulus, Corylus avellana nei mesi autunnali, e di Juniperus communis in quelli invernali. Tra gli ospiti occasionali estivi e autunnali ricordo anche |’ Acer campestre, V Ulmus cam- pestris, la Sophora japonica, la Tilia cordata, il Populus nigra; tra quelli invernali il Pinus silvestris, il Laurus nobilis, la Lonicera xylosteum. QUADRO IV Erythroneura (Flammigeroidia) rhamnicola Horvath - Schema di ciclo biologico. Gen Feb | Mar | Apr Mag | Giu Lug | Ago Set Ott Now | Dic +++ +++ +++ +++ +++) 44 re en +|+++|+++|+++ Spiegazione dei simboli: . uovo, — stati giovanili, + immagine. Il ciclo biologico della Erythroneura rhamnicola nelle località piemontesi di pianura e di collina in cui ho svolto la maggior parte delle indagini sulla fenologia della specie risulta polivoltino. Oltre che in campagna, a Caluso, a Caselette, a Stupinigi e a Ternavasso, l’ho seguito con facilità anche in sede, nell’arboreto e nei laboratori dell’Istituto, mediante acconci allevamenti. Esso presenta tre ge- nerazioni all’anno, delle quali le prime due complete e la terza parziale, come ap- pare dal quadro IV. | Lo svernamento ha luogo allo stato immaginale; viene compiuto dagli adulti di entrambi i sessi della terza generazione, nonché da quelli della seconda generazione sfarfallati dopo la fine di agosto. L’ insetto abbandona annualmente del tutto le piante ospiti normali, la più comune delle quali nelle localita da me in- dagate è il Rhamnus frangula, alla fine di ottobre o all’inizio di novembre, cioè quando l’entità botanica interessata si spoglia completamente, e vi fa ritorno in maggio allorchè l’arbusto ridiventa foglioso. La reimmigrazione viene compiuta soltanto dalle femmine poichè i maschi, pur sopravvivendo in massa sino a tutto marzo, scompaiono scalarmente entro il mese di aprile. La Cicalina permane poi sulle sue piante ospiti fondamentali fino al termine della buona stagione, interes- sandovi costantemente soltanto le foglie; essa, fillocola in tutti i suoi stati di svi- luppo, vive sulla pagina inferiore delle foglie stesse. Le femmine che hanno compiuto lo svernamento incominciano a ovideporre verso la metà di maggio; si sgravano gradatamente in poco più di un mese, dopo di che soccombono. Non ho ottenuto sufficienti dati sulla prolificità della specie: ciascuna femmina non dovrebbe comunque deporre più di 30-40 germi. Le uova, lunghe mm 0,50-0,55, strette ed allungate, leggermente reniformi, bianchicce, C. VIDANO 160 vengono conficcate, sempre dalla pagina inferiore, isolatamente nello spessore del mesofillo oppure, ma più di rado, nelle nervature (fig. VI). Una stessa foglia puo venire interessata da una o più femmine, ma generalmente non più di 4-5 volte — in tutto; anzi nella maggior parte dei casi viene deposto un solo uovo per foglia, non soltanto nel corso della generazione iniziale in oggetto, ma anche in quelle successive, allorchè la popolazione risulterà ovviamente aumentata. La durata dello sviluppo embrionale è di 11-14 giorni e quella dello sviluppo neanidale e ninfale di 3 settimane circa. La schiusura delle neanidi della prima generazione ha inizio entro la terza decade di maggio e termine verso la fine del mese di giugno. La comparsa degli adulti della stessa prima generazione ha luogo scalarmente, dalla metà di giugno - cioè quando sono ormai scomparse tutte le femmine ibernanti che hanno riportato la specie sui Ramni - alla terza decade di luglio. Dalla prima decade di luglio all’inizio di settembre vengono deposte le uova della seconda generazione, i cui adulti compaiono scalarmente nei mesi di agosto, settembre e ottobre. Una terza generazione parziale ha luogo ad opera delle femmine di seconda generazione nate all’inizio di agosto, con ovideposizioni nell’ultima decade di agosto e nelle prime due di settembre. Gli stati giovanili dell’Erythroneura rhamnicola sono rappresentati da due età neanidali e da tre età ninfali. Il corpo è allungato e depresso in tutti gli stati giovanili, i quali hanno antenne relativamente lunghe e, a differenza di quelli di altre specie di Tiflocibidi (Zygina rhamni Ferr., Empoasca flavescens F. e Empoasca pteridis Dahlb., ad esempio), sono dotati di setole molto corte, soprattutto nel- l'addome. Le neanidi di prima età misurano mm 0,65-0,75, sono bianchicce ed hanno antenne lunghe circa il doppio del corpo (fig. VII, 1). Le ninfe di ultima età misurano mm 2-2,6, sono cremee, presentano tre coppie sublaterali di ampie macchie brunicce interessanti rispettivamente pro-, meso- e metatorace ed hanno anch’esse antenne lunghe, ma non molto più del corpo (fig. VII, 2). Sia gli adulti che le neanidi e le ninfe sono solitamente plasmomizi. Per nutrirsi pungono le foglie dalla pagina inferiore, conficcano gli stiletti boccali nel mesofillo e vi svuotano gruppi di cellule, principalmente quelle del tessuto a pa- lizzata, che private del contenuto protoplasmatico e riempite di aria divengono bianco- -argentee. Compaiono così areole depigmentate più o meno estese a seconda della intensità degli attacchi, le quali si notano molto bene esaminando le foglie dalla pagina superiore con luce incidente (fig. VIII), mentre risultano poco evi- denti osservando le foglie stesse per trasparenza; ciò perchè le cellule del tessuto lacunoso non vengono interessate affatto o comunque molto meno di quelle del tessuto a palizzata. Le macchie bianco-argentee più estese sono quelle cagionate dagli stati giovanili; esse compaiono soprattutto ai lati delle nervature di primo e di secondo ordine. Relativamente piccole e di solito isolate sono invece le areole declorofillate provocate dagli adulti, i quali contrariamente alle neanidi e alle ninfe, che sono stazionarie, cambiano sovente dimora. Gli adulti, per altro, non frequentano soltanto le foglie dei Ramni; come ho già accennato, essi si incontrano su parecchie altre entità botaniche. Nei cedui misti in cui non mancano gli arbusti della pianta ospite fondamentale è facile reperirne su svariate altre Latifoglie, specialmente su Alnus glutinosa, Carpinus betulus, Quercus pedunculata, O. sessiliflora, anche durante i mesi estivi. Invero si può dire che gli adulti di E. rhamnicola si incontrano esclusivamente sui Ramni all’inizio della buona stagione, in maggio-giugno, allorchè sono rappresentati soltanto da femmine ovideponenti che hanno subito lo svernamento. Il fenomeno allotopico non è comunque notevole nemmeno dalla fine di giugno all’inizio di 161 INFLUENZA MICROCLIMATICA IN TIFLOCIBIDI settembre; lo diviene invece dalla meta di settembre in poi, ad opera degli adulti di seconda e terza generazione destinati a svernare. III, CONSIDERAZIONI GENERALI I risultati ottenuti dalle serie di esperimenti suddescritti e quelli delle in- dagini condotte in natura o comunque in condizioni naturali d’ambiente permet- tono innanzi tutto di chiarire in maniera inequivocabile che le due entità tasso- nomiche note come Zygina rhamnicola Horvath (1903) e Erythroneura inconstans Fig. VII - Erythroneura (Flammigeroidia) rhamnicola Horvath. - Neanidi di prima età (a sinistra) e ninfa di ultima eta, tutte con caratteristiche lunghe antenne, sulla pagina inferiore di foglia di Rhamnus frangula. Torino luglio 1958 (Lungh. nat.: neanide minore mm 0,65; ninfa mm 2,25). Ribaut (1936) costituiscono un’unica entita specifica. Entita che modernamente va denominata Erythroneura (Flammigeroidia) rhamnicola Horvath. Inoltre gli stessi risultati consentono di dimostrare che il Tiflocibide in esame, apparente- mente soltanto soggetto a interessanti ma normali variazioni intese nel senso di somazioni, è suscettibile di sorprendenti cambiamenti di colori nella vita post- C. VIDANO 162 metamorfica. Per questo motivo l’intricato problema tassonomico sarebbe stato di difficile soluzione mediante il consuetudinario esame delle caratteristiche mor- fologiche o meglio cromatiche di esemplari uccisi subito dopo la cattura. A scanso. di equivoci, è bene precisare che la Cicalina morendo, e quindi in collezione, con- © serva inalterati, per quantità e distribuzione, i colori che aveva al momento della morte. Le suddette modificazioni nella ornamentazione cromatica avvengono in- vece durante l’attività immaginale della Cicalina stessa. Ed ecco appunto la con- gruenza, in tema di esame squisitamente sistematico, del metodo biologico di indagine adottato. | Le ricerche compiute in natura e gli allevamenti condotti in condizioni na- turali d’ambiente sull’intero ciclo biologico dell’Insetto hanno fornito la possi- bilità di scorgere, nell’ambito della notevole variabilità cromatica infraspecifica in esame, una duplice norma di reazione nel fenomeno; l'interessante reperto ha avuto piena conferma con gli esperimenti effettuati in cella climatica. Una prima norma di reazione risulta essere annuale e coinvolge l’intero ciclo della specie; l’altra interessa invece i singoli individui adulti. L’Erythroneura rhamnicola, che come ho precisato si moltiplica a spese dei Ramni (Rhamnus frangula, principal- mente) e per lo svernamento predilige (almeno nelle località da me indagate) il Juniperus communis, si incontra allo stato immaginale durante tutto l’anno. Essa è specie bivoltina-trivoltina: risulta rappresentata normalmente da adulti della forma inconstans, con ornamentazioni cromatiche vivaci ed espanse, longevi e destinati a subire lo svernamento, nella fase individualmente più lunga del suo ciclo biologico che va dalla fine di agosto alla metà di maggio; nei restanti mesi, ma principalmente in giugno-luglio, risulta invece rappresentata soprattutto da adulti della forma typica o rhamnicola con ornamentazioni cromatiche pallide e ridotte. Nell’ambito della specie esistono, in percentuali più o meno alte a seconda delle stagioni, individui con ornamentazioni cromatiche intermedie per intensità e distribuzione, o comunque differenti, rispetto a quelle delle due forme summen- zionate. Qualcuno potrebbe essere indotto a moltiplicare la distinzione e denomi- nazione di forme in seno alla nostra Erythroneura rhamnicola. Occorre però tenere presente che le diverse supposte forme di colore debbono essere conside- rate semplicemente come rappresentazioni istantanee di altrettante fasi cromatiche che gradatamente si succedono nell’insetto durante la sua vita immaginale. Il fenomeno per certi aspetti ricorda, quindi, quello molto noto dell’Eurydema ornatum auct. studiato da SERVADEI (1935) e da altri AA. Il fenomeno stesso ri- corda anche quelli ben conosciuti degli Odonati (esempi la «var. lactea » e la «var. bilineata » dello Zigottero Platycnemis pennipes Pallas che corrispondono semplicemente agli individui neosfarfallati e agli individui sessualmente maturi della libellula) e degli Ortotteri Celiferi, nei quali con il progredire della matura- zione sessuale la pigmentazione dominante gradualmente si modifica. I singoli adulti di Erythroneura rhamnicola, tanto quelli delle generazioni estive solitamente poco pigmentati quanto quelli destinati a subire lo svernamento sempre vivace- mente colorati, acquisiscono infatti per gradi la rispettiva ornamentazione croma- tica; ma inoltre di solito altrettanto gradatamente la perdono prima del termine dell’attività immaginale, potendo divenire addirittura candidi come erano su- bito dopo lo sfarfallamento. La regressione dell’ornamentazione cromatica è ov- viamente molto più accentuata negli individui vivacemente colorati della genera- zione ibernante che in quelli delle generazioni estive. Ma mentre il colore fonda- mentale del corpo vira costantemente dal gialliccio al bianchiccio e i disegni rosso- aranciati possono scomparire del tutto o quasi, principalmente nelle 99 che sono 163 INFLUENZA MICROCLIMATICA IN TIFLOCIBIDI molto più longeve dei gg, i pigmenti brunicci o nerastri non regrediscono sem- pre in maniera altrettanto netta, soprattutto nei tarsi e nelle lamine genitali dei $3 ibernanti attribuibili alla forma inconstans. A proposito del problema della ornamentazione cromatica più accentuata negli individui destinati a subire lo svernamento che in quelli delle generazioni Fig. VIII - Foglia di Rhamnus frangula con areole declorofillate, bianco-argentee, cagionate dalle punture di nutrizione di neanidi, ninfe e adulti di Erythroneura (Flammigeroidia) rhamnicola Horvath. Torino 27 luglio 1958. (Lungh. nat. della foglia cm 4). E. VIDANO 164 estive, la soluzione va cercata nel campo fenologico, trovandoci evidentemente di fronte a un fenomeno di somazioni stagionali. Il meccanismo della pigmenta- zione più intensa ricorda il fenomeno di ossidazione e di scomparsa alle tempe- rature elevate della carotina la quale, secondo KNIGHT (1923), normalmente rende rossi gli individui adulti del Pentatomoideo nordamericano Perillus bioculatus Fabr., che a sua volta ricava il pigmento succhiando l’emolinfa della Leptinotarsa decemlineata, che a sua volta ancora lo ricava dalla Solanacea. Però sino al mo- mento in cui avremo dati ben più precisi e modernamente intesi sulla esatta strut- tura chimica dei pigmenti che ci interessano, possiamo ricordare il parallelo citato senza assimilarlo al caso nostro. T'ra 1 fattori climatici, quali la temperatura, l'umidità e l’illuminazione, quest’ultima ha secondo WIGGLESWORTH (1953) una influenza predominante nelle variazioni cromatiche degli insetti. Il nostro caso si accosta però a quelli osservati da KNIGHT (1924) in Emitteri Eterotteri, i quali risultano interessati principalmente dal fattore temperatura. Senza voler escludere che in natura anche altri fattori climatici, in primo luogo la luce solare attraverso fotoperiodi notoriamente più lunghi per gli individui delle generazioni estive che per quelli delle generazioni autunnali, possano esercitare la loro influenza nel fenomeno stesso, i risultati ottenuti nelle nostre prove condotte parallelamente in condizioni microclimatiche e in condizioni naturali d’ambiente ci permettono infatti di affermare che il fattore temperatura è sufficiente, da solo, a determinare le somazioni cromatiche in oggetto. Il Tiflocibide di generazioni estive, destinate a dare adulti solitamente poco pigmentati, sottoposto negli stati neanidali e nin- fali all'influenza di temperature relativamente basse, oscillanti in un clima ciclico fra il 12°C e i 160C, per un periodo di tempo sufficientemente lungo, cioè almeno dalla terza età preimmaginale sino allo sfarfallamento e alla acquisizione completa della ornamentazione cromatica degli esemplari interessati, fornisce costante- mente adulti vivacemente colorati e, se non parassitizzati, attribuibili alla forma inconstans. Alle condizioni termiche dei mesi estivi con temperature oscillanti almeno fra i 22°C e i 300C normalmente non compaiono individui appartenenti alla forma inconstans stessa, la quale invece incomincia a essere rappresentata alla fine di agosto e all’inizio di settembre, allorchè si registrano 1 primi abbassamenti termici, e nei successivi mesi più freddi predomina incontrastata. Quanto alle modificazioni cromatiche regressive postmetamorfiche a cui possono praticamente soggiacere tutti gli adulti dell’intero ciclo biologico della specie, il fenomeno è evidentemente legato a processi metabolici sia negli individui delle generazioni estive che in quelli che hanno subito lo svernamento. Il colore fondamentale gialliccio dell’intero corpo e i pigmenti rosso-aranciati dell’avancorpo e delle elitre risultano infatti fisiologicamente labili; essi scompaiono lentamente ma inesorabilmente anche negli esemplari maggiormente dipinti, purchè gli in- dividui interessati rimangano in vita sino al termine della rispettiva attività ri- produttiva. Contemporaneamente anche i pigmenti brunicci e nerastri del me- tanoto di entrambi i sessi, nonchè quelli delle lamine genitali e dei tarsi delle zampe metatoraciche dei maschi soggiaciono a regressioni, ma in misura di gran lunga inferiore. I colori tegumentali giallicci e rosso-aranciati di cui sopra, che sono certamente di natura chimica, vanno quindi considerati come materiale metabolico paraplasmatico. Essi nell’insetto portato a morte rimangono, come ho già detto, inalterati nella condizione (quantità e distribuzione) in cui si trovavano al momento della uccisione, il che vale a dire che permangono immutati anche in collezione; ma nell’organismo vivente vengono nuovamente metabolizzati in funzione dell’attività sessuale. 165 INFLUENZA MICROCLIMATICA IN TIFLOCIBIDI Invero dalle nostre ricerche sperimentali compiute nei mesi invernali me- diante l’impiego della cella climatica è risultato che gli esemplari ibernanti molto pigmentati della forma inconstans perdono comunemente i loro vivaci colori te- gumentali sotto l’influenza di temperature relativamente alte, oscillanti in un clima ciclico fra i 21°C e i 25°C. E d’altra parte gli stessi adulti che subiscono regolar- mente il completo svernamento soggiaciono anche nell'ambiente naturale ad analoga regressione cromatica in concomitanza con le migliorate condizioni ter- miche primaverili. Occorre però tenere presente che un acconcio innalzamento della temperatura per un periodo confacente alla bisogna promuove, attraverso alle mutate condizioni biotiche dell'ambiente interessato, un’adeguata accentuazione dei processi metabolici nella Cicalina. La Cicalina stessa superata la stasi inver- nale, vuoi regolarmente e lentamente in natura vuoi artificiosamente e anticipa- tamente nel microambiente sperimentale, giunge così alla fase ultima dell’atti- vità immaginale nella quale si registrano finalmente le modificazioni cromatiche regressive, ancora in funzione dell’attività sessuale. In definitiva si può dire che i pigmenti vengono acquisiti e scompaiono tanto negli esemplari meno longevi delle generazioni estive quanto in quelli a lunga attività immaginale destinati a subire lo svernamento. Nei primi, di norma scarsamente pigmentati, la duplice variazione cromatica - che, è importante ri- cordare, ha luogo in un clima a temperature relativamente alte della medesima stagione - appare dipendere prettamente da stimoli intrinseci, cioè dell’organismo dell'insetto. Negli individui della generazione ibernante, solitamente molto pigmen- tati, l'analogo fenomeno della duplice variazione cromatica dipende anch'esso da stimoli intrinseci, ma nella sua accentuazione è inoltre accertatamente influen- zato per lo meno dalle notevoli modificazioni termiche stagionali. RIASSUNTO L’Emittero Omottero Tiflocibide Erythroneura (Flammigeroidia) rhamnicola Horvath (1903) è un'entità biologica di valore specifico indiscusso. Esso è però difficile da distinguere da altre specie congeneri, di norma ecologicamente ben differenziate ma fra loro molto simili per forma, dimensioni e ornamentazioni cromatiche; e d’altra parte soggiace a notevoli variazioni cromatiche ‘ infraspecifiche ed individuali. Dopo averlo esaminato dal punto di vista morfologico e tassonomico in altre due occasioni, prima distinguendolo dall’affine Eritroneurino Zygina rhamni Ferrari (1882), che è una Cicalina europea della Vite, poi scoprendo tra i suoi sinonimi quello di Erythroneura inconstans Ribaut (1936), l’Autore giunge a indagarne le variazioni cromatiche infraspecifiche e individuali medesime. Variazioni sorprendenti, documentate con una probante serie di dati otte- nuti da apposite sperimentazioni condotte parallelamente in condizioni naturali da un lato e in condizioni microclimatiche controllate in ambiente artificiale dall’altro. Fillocola come gli altri Tiflocibidi in generale, la E. rhamnicola si moltiplica con due-tre generazioni all’anno a spese dei Ramni (Rhamnus frangula e R. cathartica). Lo svernamento ha luogo allo stato immaginale su altre entità botaniche, con predilezione per i cespugli di Juniperus communis. La specie studiata da un punto di vista fenologico ha rivelato la presenza di adulti con livree vivacemente colorate nei mesi autunno-inverno-primaverili e di adulti solitamente poco pig- mentati nei mesi estivi. La Cicalina in oggetto, che per l’innanzi, appunto in base alle suddette differenti ornamentazioni cromatiche, veniva distinta in E. rhamnicola e in E. inconstans, ha rive- lato inoltre di soggiacere a forti variazioni cromatiche postmetamorfiche. Sottoponendo l’insetto ad adeguati microclimi ottenuti mediante l’impiego della cella Bra- bender tipo KSK/GTI, PA. è riuscito a modificarne le caratteristiche cromatiche ritenute tassono- micamente differenziali. Con una prima serie di esperimenti ha saggiato d’estate l’effetto di un microclima a medie termiche basse (da 12°C a 16°C) su stati giovanili di due generazioni estive della Cicalina ambientati su Rhamnus frangula. In entrambe le prove si è avuta la comparsa molto significativa di individui di tipo « înconstans », i quali in natura sono propri dei mesi autunno- inverno-primaverili. Con un altro esperimento ha saggiato in febbraio l’effetto di un microclima a medie termiche elevate (da 21°C a 25°C) su adulti ibernanti di tipo « inconstans », perfettamente ambientati su Juniperus communis. Gli esemplari sottoposti a questa prova hanno subìto una gra- duale riduzione cromatica virando al tipo « rhamnicola », che è prprio dei mesi estivi. C. VIDANO 166 Dimostrato sperimentalmente che le due entità tassonomiche considerate, inconstans e rhamni- cola, costituiscono un’unica entità specifica, l’A. rileva che le modificazioni cromatiche regressive in natura interessano, prima che abbia termine la rispettiva attività immaginale, sia gli esemplari molto pigmentati che hanno subito lo svernamento, sia quelli più chiari delle generazioni estive. La comparsa dei pigmenti in causa, rosso-aranciati e bruno-nerastri, in misura più o meno accen- tuata risulta dipendere da condizioni ecologiche abiotiche e più precisamente termiche; non si esclude comunque che nel fenomeno possano entrare in giuoco altri fattori climatici, quali la luce e Pumidita relativa. Le modificazioni cromatiche regressive possono risultare anch’esse influenzate dal fattore temperatura (medie termiche elevate); comunque in concomitanza con l’attività ses- suale le modificazioni cromatiche regressive medesime si registrano negli individui di tutte le ge- nerazioni. I pigmenti in discorso, principalmente quelli rosso-aranciati, tegumentali, sono quindi fisiologicamente labili, oltre che suscettibili di accentuazioni o regressioni in funzione del mi- croclima che agisce sull’insetto. Lo studio sistematico delle entità biologiche di questo gruppo non può pertanto prescindere nè dalla ecologia della specie indagata nè dalla fase del peculiare metabolismo degli adulti che si prendono in esame. SUMMARY The microclimatic influence on taxonomic characters in experimentally tested Typhlocybids. The Erythroneura (Flammigeroidia) rhamnicola Horvath (1903) (Hem. Hom. Typhlocyb.) is a biological unit of undoubted specific value. It is however difficult to distinguish from other congeneric species, which are ecologically well differentiated but very similar among themselves in shape, size and color markings. On the other hand it is liable to considerable infraspecific and individual color variations. The Author had earlier examined this species both morphologically and taxonomically on two occasions, first distinguishing it from the related Erythroneurine Zy- gina rhamni Ferrari (1882), which is a European Leafhopper of Grapes, then discovering among its synonyms that of Erythroneura inconstans Ribaut (1936). He now inquires intot he nfraspecific and individual chromatic variations of this species. These variations are very remarkable, being documented with a convincing series of facts obtained by suitable experiments carried out in natural conditions and parallelly in microclimatically controlled equipment. A leaf-inhabitant as the other Typhlocybids in general, the Erythroneura rhamnicola breeds with two-three generations yearly at the expense of the Buck-thorns (Rhamnus frangula and R. cathartica). Overwintering take place in the imaginal form on other botanical entities, preference being given to bushes of the Common Juniper, Juniperus communis. À phenological study of the species has shown the presence of brightly colored adults in the autumn-winter-spring months, _ while in the summer months adults are usually only slightly pigmented. Our Leafhopper, which earlier was divided, on the basis of the above color differences, into E. rhamnicola and E. inconstans, is now shown to be liable to great postmetabolic color variations. By submitting the insect to suitable microclimates in the Brabender cell KSK/GTI, the A. has succedet in modifying the chromatic characteristic considered until now of specific value in taxonomy. In the first series of experiments he has tried during summer the effect of a low average temperature microclimate (from 12°C to 16°C) on the young stages of two summer gene- rations of the Leafhopper settled on Rhamnus frangula. In both generations tested, there was the very indicative appearance of « inconstans »-type individuals, which in Nature are typical of the autumn-winter-spring months. In another experiment carried out in February, the effect of a high average temperature microclimate (from 21°C to 25°C) was tried on overwintering adults of the « inconstans »-type perfectly settled on Juniperus communis. The insects that were subjected to this test underwent a gradual color reduction, turning to the « rhamnicola »-type, which is cha- racteristic of the summer months. Having shown experimentally that the two taxonomic units, inconstans and rhamnicola, form a single specific entity, the A. shows that the regressive color modifications in Nature involve both the much pigmented overwintered individuals, and the lighter ones of the summer gene- rations, before any have completed their imaginal activity. The more or less accentuated appear- ance of these pigments, orange-red and brownish-black, depends on abiotie ecological conditions and more exactly thermal ones. However it is not to be excluded that other climatic factors, such as light and relative humidity, can play their part. The regressive chromatic modifications can also be influenced by the temperature factor (high averages); nevertheless, in conjunction with the sexual activity, the regressive chromatic modifications appear in individuals of all the gene- rations. These pigments, especially the orange-red ones, of a tegumental nature, are therefore physiologically labile, besides being susceptible to increases and decreases according to the in- fluencing microclimate. Thus the systematic study of the biological entities of this group cannot leave out of consideration the ecology of the species investigated nor the particular metabolism of the adults examined. 167 INFLUENZA MICROCLIMATICA IN TIFLOCIBIDI BIBLIOGRAFIA DLaBoLA J., 1954 - Krisi-Homoptera. - In Fauna CSR I, Praha, 339 pp., 1411 figg. DLABOLA J., 1958 - A reclassification of palaearctic 'Typhlocybinae. - Cas. Cesk. Spol. Entome LV/I, Praha, pp. 44-57. | | FERRARI P.M., 1882 - Cicadaria agri ligustici. - Ann. Mus. Civ. St. Nat. Genova XVIII, pp. 76-175. Haupt H., 1935 - Unterordnung Gleichflügler, Homoptera. - In Die Tierwelt Mitteleuropas IV /3, Leipzig, pp. X, 115 - X, 262; 379 figg. HorvaTH G., 1903 - Adnotationes synonymicae de Hemipteris palaearcticis. - Ann. Mus. Nat. 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