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DIZIONARIO

DI ERUDIZIONE

STO RICO -ECCLESIASTICA

DA S. PIETRO SINO Al NOSTRI GIORNI

SPECIALMENTE INTORNO

AI PRINCIPALI SANTI, BEATI, MARTIRI, PADRI, AI SOMMI PONTEFICI, CARDINALI E PIÙ CELEBRI SCRITTORI ECCLESIASTICI, AI VARI! GRADI DELLA GERARCHI \ DELLA CHIESA CATTOLICA, ALLE CITTA. PATRIARCALI, ARCIVESCOVILI E VESCOVILI, AGLI SCISMI, ALLE ERESIE, AI CONC1LII , ALLE FESTE PIÙ SOLENNI, AI RITI, ALLE CEREMONIE SACRE, ALLE CAPPELLE PAPALI , CARDINALIZIE F. PRELATIZIE, AGLI ORDINI RELIGIOSI, MILITARI, EQUESTRI ED OSPITALIERI, NON CUE ALLA CORTE E CURIA ROMANA ED ALLA FAMIGLIA PONTIFICIA, EC. EC. EC.

COMPILAZIONE

DEL CAVALIERE GAETANO MORONI ROMANO

PRIMO AIUTANTE DI CAMERA DI SUA SANTITÀ

GREGORIO XVI.

AOL. XXXI.

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DIZIONARIO

DI ERUDIZIONE

STORICO -E CC LE SI ASTICA

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GIO

(jUOVANNI (s.), apostolo ed e- Tnn^elista. tacque a Belsaida nella Galilea, era figlio di un semplice pescatore nomato Zebedeo, e di Snlome, e fratello cadetto di s. Giacomo detto il Maggiore. Pare che prima di traini al Salvatore egli fosse discepolo di s. Giovanni Battista. Alcuni scrittori lo pren- dono per quell'altro discepolo col quale s. Andrea seguitò Gesù Cri- sto. Egli aveva circa venticinque anni quando fu chiamato con Gia- como suo fratello ad essere disce- polo del Signore, che die loro il soprannome di Boanerges, che si- gnifica figli del tuono, indicando con ciò quella viva fede e quello zelo ardentissimo con cui avrebbe- ro annunziato la legge di Dio senza temere la possanza degli uo- mini. S. Gioranni fu testimonio dei principali miracoli del Salva- tore, e n' ebbe contrassegni parti- colari d' affetto, per cui nel santo ▼angelo è distinto col titolo di discepolo diletto del Signore. Ge*ù

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lo scelse con s. Pietro e s. Giaco- mo per essere testimonio di sua trasfigurazione sul Tabor, e di sua agonia nell'orto degli Ulivi ; fu incaricato con s. Pietro di allesti- re l' ultima Pasqua, e durante la cena posò il suo capo sul seno del Salvatore. Allorché Gesù dichiarò che uno di quelli che erano a mensa con lui lo avrebbero tradito, s. Pietro, secondo s. Girolamo, de- siderando conoscere chi sarebbe stato il traditore, si rivolse a Gio- vanni, cui sapeva avere col Signo- re una santa familiarità. 11 Signo- re gli disse essere colui al quale avrebbe dato un boccone di pane intinto nel piatto, e questi lispo- sta non fu intesa che da Giovan- ni. Leggesi in s. Gio. Crisostomo eh' egli fa il solo degli apostoli (In1 non abbandonò Ge>ù durante la m passione. Parecchi credono ch'egli fosse quel giovine corni!» di una tonaca di lino, che se- guiva C.cmi, e che si salvò qua»i nudo per uon cadere in mano dflì

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soldati. Eia a piedi della croce quando il Salvatore morendo gli commise la cura di sua madre , dandolo ad essa qual figlio. Ge- sù non ha sdegnato, come osser- va san Paolo, di chiamarci suoi fratelli, e ci ha tutti raccomanda- ti in questa qualità alla sua bea- tissima Madre ; ma s. Giovanni è il primogenito dei suoi figli adottivi. Egli solo ebbe il privilegio di es- serne trattato come s' ella fosse sta- ta sua madre naturale, e di ren- derle reciprocamente tutti i dove- ri del più tenero e rispettoso fi- gliuolo. Questo privilegio fu la ri- compensa del suo coraggio e del suo fervore nel servigio del suo divino Maestro. Secondo s. Giro- lamo, la sua castità gli procurò quest' insigne favore : Gesù, egli dice, commise la cura di una ma- dre vergine ad un discepolo ver- gine. S. Ambrogio, s. Gio. Griso- stomo, s. Epifanio ed altri padri hanno fatto la stessa osservazione. Allorché Maria Maddalena e le al- tre sante donne annunziarono che non aveano trovato il corpo di Gesù Cristo nel sepolcro, Giovan- ni fu il primo a recarvisi. Egli, illuminato dall'amore, riconobbe Gesù che gli apparve sotto finto sembiante sulla riva del lago di Tiberiade, e lo additò a s. Pietro. Fu con lo stesso Pietro imprigio- nato per aver guarito un zoppo in nome di Gesù Cristo; ma i magistrati non osando punirli li posero in libertà, proibendo loro con minaccie di continuar a pre- dicare. Siccome s. Giovanni non tenne in conto tali minaccie, fu messo in carcere una seconda vol- ta e battuto con verghe. Accom- pagnò s. Pietro a Samaria per comunicare lo Spirito Santo a quel-

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li che il diacono Filippo avea con- vertiti, e vi annunziò il vangelo. Intervenne nell'anno 5i al primo concilio di Gerusalemme, e erede- si che quivi sia rimasto assai tempo, allontanandosene però qualche volta per predicare il vangelo. Dicesi che la Partia sia stato il teatro principa- le delle sue apostoliche fatiche. Le relazioni dei missionari che in que- sti ultimi tempi si sono recati alle Indie orientali, contengono che gli abitanti di Bassora sono persuasi, giusta un'antica tradizione, che s. Giovanni abbia piantato la fede nel loro paese. Fece in seguito predicazioni in diverse parti del- l' Asia minore , e vi istituì dei pastori. Dimorava abitualmente in Efeso, si allontanava da quella città che per visitare le chiese vi- cine. Sappiamo dal greco Apollonio ch'egli risuscitò un morto ad Efeso. S. Epifanio accerta che il santo e- vangelista venne in Asia per una disposizione speciale dello Spirito Santo, a fine di opporsi alle ere- sie di Ebione e di Cerinto. Nella seconda persecuzione generale che si accese nel g5, s. Giovanni fu preso per ordine del proconsole d'Asia; e mandato a Roma fu con- dannalo ad essere tuffato in una caldaia d'olio bollente , ma ne usci incolume. Questo miracolo non com- mosse punto i pagani, i quali lo attribuirono a magia, e s. Giovan- ni venne esiliato neh' isola di Pat- mos. Colà ebbe quelle visioni che riferisce nell'Apocalisse, opera alle- gorica nella quale consigli alle chiese d'Asia, predice la grandezza futura, i progressi del cristianesi- mo, e le cose che devono succe- dere nella consumazione de' secoli. L'anno 97 s. Giovanni ritornò in Efeso, e prese la cura di quella

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chiesa, giacché s. Timoteo che n'e- ra vescovo avea ottenuto la palma del martirio. Egli portava, secon- da Policrate, una piastra d'oro so- pra la fronte, ad esempio del som- mo sacerdote de' giudei , e questa era come il segno distintivo del sommo sacerdozio presso i cristia- ni. Secondo l'opinione più comu- ne, egli scrisse il suo vangelo quan- do ritornò dall' isola di Patmos , principalmente per confutare gli errori sparsi da lìbione e Cerinto contro la divinità di Gesù Cristo, perciò incomincia dalla generazio- ne eterna del Verbo creatore del mondo. Egli si propose ancora di supplire alle omissioni degli altri tre evangeli , quindi insiste parti- colarmente sulle azioni del Salva- tore, dal principio del suo mini- stero infino alla morte di s. Gio- vanni Battista. Lo scrisse in greco, lingua parlata dai popoli a' quali lo destinava, ma ne fu fatta quasi subito una versione in siriaco. Teo- doreto lo chiama una teologia, che la mente umana non può affatto intendere, e che le sarebbe stato impossibile d' immaginare. Perciò gli antichi hanno paragonato il santo evangelista ad un'aquila che s' innalza nell'aere, e che 1' occhio dell' uomo non può seguire. Per la stessa ragione i greci gli hanno dato il titolo di Teologo per ec- cellenza. Abbiamo altresì di s. Gio- vanni tre epistole : la prima è in- dirizzata a tutti i cristiani, massi- me a quelli ch'egli avea converti- ti ; le altre due sono dirette una ad Eletta, l'altra a Caio: in tutte e de raccomanda l' adempimento del precetto della canta. Egli in- culcava altrui quella carità di cui ridi sloso avvampava, e per la quale intraprese lunghi viaggi, sop-

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portò tante fatiche, vinse tante dif- ficoltà, affrontò tanti pericoli. Racco- mandavala come il grande e prin- cipale precetto del cristianesimo ; e quando per l'avanzata sua età non poteva più fare lunghi discorsi, fa- ceasi portare alle adunanze de' fe- deli, e sempre ripetea loro di a- marsi scambievolmente. S. Giovan- ni morì in pace ad Efeso, il terzo anno di Traiano, in età di circa novantaquattr'anni. Fu seppellito sopra un monte fuori della città. Si portava via per divozione la polvere della sua tomba, la quale operava miracoli, e si edificò sopra questa tomba una magnifica chiesa, che poscia i turchi convertirono in moschea. I greci celebrano la di lui festa a' 26 di settembre, ed i lati- ni a' 27 dicembre. La Chiesa com- memora inoltre il suo martirio , cioè il glorioso trionfo da lui ripor- tato uscendo miracolosamente in- colume dall'olio bollente, come si è detto; e nel luogo dove accadde questo miracolo, presso la porta det- ta dai romani Latina, venne eretta una chiesa sotto i primi imperatori cristiani , chiamata Chiesa di san Giovanni avanti Porta Latina {Vedi). La festa di san Giovan- ni avanti la porta Latina celebra- si a' 6 di maggio : è stata , già è moltissimo tempo, celebrata in mol- te chiese coli' astinenza dalle opere servili, ed era una volta di obbli- go in Inghilterra.

GIOVANM Crisostomo o Cri- sostomo (s.), celebre dottore della Chiesa. Nacque in Antiochia verso il 3 i i ; il padre suo, chiamato Secondo, era generale di cavalleria e coman- dava in Sina le truppe dell'impero, e sua madre aomavasi Antusa Rimasta < *> 1 vedova all'età di ven- l'annij avendo oltre a Giovanni an-

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che una figlia, prese saggia cura di essi. Giovanni studiò l'eloquen- za sotto Libanio, uno de' più fa- mosi oratori di quel tempo, ed in breve superò il suo maestro; pari avanzamenti fece nella filosofia sot- to Andragazio. A vent'anni prati- cò ai tribunali, e vi disputò anche con straordinario successo. La sua nascita illustre e il suo raro ta- lento avrebbero potuto fargli con- seguire i primi posti dell'impero; ma conosciuti i pericoli della vita mondana , abiurò le vanità del se- colo, e vestito un abito da peni- tente, con lunghe veglie e frequenti digiuni distrusse in stesso l'imperio delle passioni, applicandosi alla me» ditazione delle divine scritture. S. Melezio vescovo d'Antiochia, che il conobbe, lo trasse al servigio del- la Chiesa, e dopo averlo egli me- desimo istruito, tenendolo tre anni nel suo palazzo, Io ordinò lettore. Sebbene dotato di somma facon- dia e ricco di preziose cognizioni, amava la taciturnità; ciò non per- tanto s' intratteneva volentieri sulle verità eterne con persone virtuose, e in particolar modo con Basilio, uno de'suoi compagni di studio, ed intimo amico, il quale aveva ab- bracciato la vita monastica. Una stretta amicizia legava s. Gio. Gri- sostomo eziandio con Massimo, che fu poscia vescovo di Seleucia, e con Teodoro, che divenne vescovo di Mopsuesta, anch'essi suoi condi- scepoli; e fu per ricondurre que- st'ultimo alla sua vocazione , che indirizzogli due patetiche esortazio- ni, nelle quali trovasi, dice Sozo- meno, un'eloquenza soprannaturale. I vescovi della provincia, che co- noscevano il merito di Giovanni e del suo amico Basilio, adunaronsi per innalzarli all'episcopato. Il pri-

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mo se ne fuggì, e si tenne nasco- sto fino a che furono riempite le sedi vacanti ; il secondo fu fatto vescovo di Raffanea , e siccome do- vette la sua nomina ad un pio stratagemma del suo amico, si la- gnò con esso per aver verso di lui così adoperato. S. Gio. Grisostomo fece la sua apologia, scrivendo l'am- mirabile trattato del Sacerdozio: egli non avea allora che ventisei anni. Nel 3 74 si ritirò presso al- cuni santi anacoreti che abitavano sulle montagne vicine ad Antiochia, e dopo aver passato quatti*' anni con essi, due altri ne passò in un antro. L' umidità del luogo e le austerità che praticava gli cagio- narono una pericolosa malattia, per cui nel 38 1 fu costretto ritornare ad Antiochia per rimettersi in sa- lute. In quell'anno stesso fu ordi- nato diacono da s. Melezio; poscia Flaviano, che a questo succedette sulla sede di Antiochia, lo innalzò al sacerdozio nel 386, lo nominò suo vicario, ed incaricollo di an- nunziare ai popoli la divina paro- la. Egli sostenne questo importan- te uffizio col più grande successo, ed ebbe sempre per uno de'suoi più essenziali doveri la cura e l'am- maestramento de' poveri. Per do- dici anni fu la mano, V occhio, la bocca del suo vescovo. Predicava più volte alla settimana, e sovente anche parecchie fiate in un gior- no; la sua eloquenza faceva accor- rere a' suoi sermoni i giudei, i pa- gani, gli eretici, che trovavano le più solide confutazioni de' loro er- rori; e tale fu il frutto della sua predicazione, che giunse a far cam- biar faccia ad Antiochia. Nel se- condo anno del suo ministero apo- stolico una forte sedizione scoppiò ad Antiochia, a cagione di una

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gabella imposta dall' imperatore Teodosio I. Il popolo nel suo fu- rore stritolò la statua dell' impera- tore, de' suoi due figli, e dell'im- peratrice Flacilla morta poco tem- po innanzi. I magistrati procedet- tero colla maggior severità contro i colpevoli, e già parlavasi di con- fisca di beni, di abbruciare vivi i sediziosi, e di smantellare la città; per cui la costernazione era gene- rale. Il vescovo Flaviano , benché in età molto avanzata, tocco dalla disperazione del suo gregge, si re- cò a Costantinopoli per implorare la clemenza dell'imperatore, ed in- dirizzogli quel celebre discorso, la cui compilazione vieue principal- mente attribuita a s. Gio. Griso- stomo, e che trovasi in gran par- te nella sua omelia XXI sulla se- dizione d'Antiochia. Teodosio, com- mosso fino alle lagrime, rimandò il vescovo col perdono generale del suo popolo. Durante l'assenza di Flaviano, il nostro santo fu inca- ricato della cura d'istruire il po- polo, e continuò dopo il di lui ri- torno le sue fatiche evangeliche collo stesso zelo e col medesimo successo: egli era l'ornamento e la delizia d'Antiochia e di tutto 1' o- riente, perchè la sua rinomanza s'e- ra estesa fino ai confini dell'impe- ro. Rimasta vacante la sede di Co- stantinopoli nel 397, per la morte di Nettario, l'imperatore Arcadio volle innalzarvi s. Gio. Crisosto- mo; quindi commise al conte d'O- riente d impossessarsi di esso con qualche stratagemma. Il conte a- dunque, col pretesto di visitare in sua comprimila le tombe de'martiri, lo trasse fuori della città, e lo mise in mano don officiale che lo con- durr a Costantinopoli , tfavfl In

consacrato nel 16 febbraio 3q8, da

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Teofilo patriarca di Alessandria. Incominciò il suo episcopato col re- golare la sua casa diminuendone le esorbitanti spese; riformò i co- stumi del clero, raffrenò l'immode- sto vestire delle femmine, tolse l'a- buso de' giuramenti, convertì un gran numero di pagani e d'ereti- ci, e ridusse sul buon sentiero mol- ti indurati peccatori. Fra le vedo- ve che si consacrarono a Dio sot- to la sua direzione, contavasi O- limpiade, Salvina, Procula, Panta- dia, tutte e quattro distinte per la loro nascita: l'ultima, vedova di Timaso primo ministro dell'impe- ratore , fu fatta diaconessa della chiesa di Costantinopoli. S' Gio- vanni Grisostomo, strettamente vi- vendo, profondeva le sue rendite a sollievo de' poveri; se Antiochia avealo veduto spendere per essi tutto il suo patrimonio, lo vide Costantinopoli vendere per il me- desimo oggetto la ricca suppelletti- le che gli avea lasciato .Nettario , ed in una gran carestia anche dei vasi sacri. Fondò parecchi spedali, fra cui due per gli stranieri ; e le sue larghe limosine gli meritarono, dice Palladio, il soprannome di I:- lemoainierc. Infiammato da un san- to zelo per la propagazione del van- gelo, mandò un vescovo missiona- rio presso i goti, un altro in mez- zo agli sciti nomadi , altri ancora nella Persia e nella Palestina.

Intanto l'imperatore Arcadio la» sciavasi governare dai suoi favoriti: l'eunuco Eutropio, successo nella carica di primo ministro al tradi- tore Rufino, fu eziandio innalzato alla dignità console; ma il Ilio orgoglio e la sua ambiaionc ca- aionarongli la ma perdita, e l'im- peratrice Eudossia pure ti coutil

fui. II popolo lolleTOtsi cullilo di

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lui, e l'armata chiedeva la sua mor- te. Cercò Eutropio un asilo presso gli altari di cui avea violato tante volte i privilegi; la chiesa venne bentosto investita da una banda di soldati furibondi contro di lui, e fu d'uopo di tutta 1' eloquenza del santo arcivescovo perchè quello sciagurato potesse godere dell' im- munità del santuario. S. Giovanni Grisostomo pronunziò in questa occasione un eloquente discorso sul falso splendore e sulla nullità delle grandezze mondane, indi rivoltosi al popolo, lo esortò a perdonare al colpevole : il popolo ne fu com- mosso, e si calmò la sedizione. Eu- tropio fu rilegato nell'isola di Ci- pri ; ma il suo avversario Gaina, che comandava i goti al servizio dell' imperatore , trovò modo di fàrnelo richiamare dopo pochi me- si, e di farlo condannare a per- dere la testa . Gaina divenuto potente, ed imbaldanzito per la debolezza di Arcadio , si fé' a credere che tutto gli dovesse es- ser permesso , e osò domandare una chiesa per gli ariani; ma il santo arcivescovo, sempre inflessi- bile quando il richiedea il suo do- vere, seppe resistergli ; ed allor- quando questo superbo favorito, essendosi ribellato al suo signore, pose l'assedio a Costantinopoli, Gio- vanni si recò da lui , e parlogli con tale energia che lo fece ritrarsi colle sue truppe.

Nel medesimo anno 4°°j i' n0" stro santo tenne un concilio in Costantinopoli in cui Antonino ar- civescovo d' Efeso fu accusato di simonia e di altri delitti. L'impor- tanza dell' accusa fece risolvere il santo di recarsi sul luogo, ad on- ta del rigore della stagione, e del cattivo stalo di sua salute, per iu-

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formarsi esattamente dei fatti. Si tennero molti sinodi ad Efeso che nelle vicine città : e Antonino convinto di simonia, vi fu deposto, ed altri vescovi dell' Asia, della Licia, e della Frigia subirono la stessa pena. Dopo la festa di Pa- squa del 40I> s- Giovanni Griso- stomo ritornò alla sua sede, es- sendone stato assente cento giorni, e il appresso montò il pulpi- to per dimostrare quanto fosse lie- to di rivedere 1' amato suo greg- ge. Ma la sua letizia venne ben presto turbata dalla malevolenza de'suoi nemici, per cui ebbe a sos- tenere fiere persecuzioni. Severia- no vescovo di Gabala in Siria , al quale era stata affidata la cu- ra della chiesa di Costantinopoli durante 1' assenza del santo, osò dalla cattedra evangelica attaccare s. Giovanni Grisostomo, e tentò di sollevare il popolo contro di lui ; ma venne scacciato come un ca- lunniatore. Altri due nemici più pericolosi aveva s. Gio. Grisostomo nelP imperatrice Eudossia ed in Teofilo patriarca di Alessandria. Quest' ultimo avea scacciato dal deserto di Nitria quattro abbati* accusati di origenismo, ed essendo essi stati ricevuti da s. Giovanni Grisostomo, che ne fece l'apologia, Teofilo punto ai vivo propose di vendicarsi. Eudossia dopo la ca- duta di Eutropio governò dispo- ticamente l'imperatore e l'impero. Questa principessa, la quale secon- do Zosimo, era di una insaziabile avarizia, avea riempita la corte di delatori, i quali dopo la morte dei ricchi impadronivansi dei loro be- ni a pregiudizio degli eredi. Il san- to pastore si accorava per tali a- busi, ed Eudossia risolvette di far- lo deporre. Perciò ella chiamò

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Teofìlo, che giunto a Costanlino- li nel mese di giugno del 4°3> con molti vescovi dell' Egitto, che erano a lui devoti, tenne il famo- so conciliabolo detto Sinodo del- la Quercia. S. Gio. Grisostorno venne accusato di aver deposto un diacono che avea percosso un suo servo ; ordinato dei sacerdoti nel- la sua cappella domestica ; vendu- to delle suppellettili appartenenti alla chiesa, e dissipatene le rendi- te ; comunicato delle persone, che non erano digiune ; e deposto dei vescovi che non erano nella giu- risdizione della sua provincia. In queste accuse tutto era frivolo o falso. 11 santo, che dal suo can- to aveva radunato quaranta ve- scovi a Costantinopoli , fu cita- to a comparire ; ma ricusò di pre- sentarsi, perchè eransi violate a- perta mente le leggi volute dai ca- noni. Ciò nulla meno il raggiro la vinse, e fu contro di lui pro- nunziata la sentenza di deposizio- ne, che venne approvata da Arca- dio, al quale fu accusato il santo per giunta d'aver paragonato l'im- peratrice a Gezabele. Fu segnato un ordine di esilio, ed il santo ar- civescovo congedossi dal suo greg- ge con un discorso il più commo- vente. Erano già passati tre giorni dall'ingiusta condanna, ed egli non era ancora partito, perciocché il popolo vi si opponeva minacciando una sedizione. Finalmente senza che il popolo se ne avvedesse an- dò egli stesso a mettersi nelle ma- ni dell' ullìziale incaricato di con- durlo in Bitinia. Tosto Severiano montò sulla cattedra per provare che Giovanni era stato deposto giustamente ; ma venne interrotto dai clamori dei cristiani, che ri- domandavano il loro pastore. Nel-

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la notte seguente essendosi fatte sentire delle scosse di terremoto, Eudossia pentita per lo spavento andò subilo da Arcadio per chie- dergli il richiamo dell'arcivescovo; locchè ottenuto scrisse subito al medesimo una lettera piena di sti- ma e di affetto , invitandolo a ri- tornare . Quando il popolo ven- ne a sapere che il suo arcivesco- vo ritornava, gli andò incontro con fiaccole accese, lo condusse trion- fante in città, ed i suoi nemici fuggirono: il di lui ristabilimento, secondochè riferisce Sozomeno, fu ratificato da una adunanza di ses- santa vescovi. Sventuratamente que- sta calma non durò molto. Essen- dosi eretta una statua d' argento in onore dell'imperatrice davanti la chiesa di s. Sofìa, se ne celebrò la dedicazione con giuochi pubbli- ci, e con istravaganti superstizioni che disturbavano il divino ofìizio : s. Giovanni Grisostorno non potè far a meno di disapprovare quegli abusi. L'imperatrice se ne tenne ol- traggiata, i nemici di Giovanni fu- rono richiamati a Costantinopoli, ed egli fu nuovamente condannato , abbenchè avesse quaranta vescovi in suo favore. Mandò Arcadio nel sabbato santo una banda di solda- ti per scacciare il pastore dalla sua sede : la chiesa fu profanata e contaminata di sangue. S. Giovan- ni Grisostomo ricorse al Pontefice Innocenzo I, il quale annullò le procedure fatte contro di lui. O- norio imperatore d'occidente di- chiarassi pure iu suo favore, ma Arcadio subornato ricusò la con- vocazione del concilio richiesto dal Pontefice e da Onorio, ed intimo al santo l'ordine espresso «li andar* sene ■•! luogo del suo esilio. Egli trovavasi in chiesa allorché na-

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vette quest'ordine, quindi salutati i vescovi che avea al suo fianco , entrò nel battistero per dare un addio a s. Olimpiade e alle diaco- nesse che si struggevano in lagri- me ; poscia usci per una porta se- greta, temendo che il popolo non si ammutinasse. Un offìziale noma- to Lucio il meno a Nicea in Bi- tinia, ove giunse ai 20 di giugno del 4°4- Poco tempo dopo la sua partenza s'appiccò il fuoco alla chiesa di s. Sofia e al palazzo in cui adunavasi il senato. Non si mancò di addossare agli amici del santo la colpa di quest'incen- dio, e parecchi di essi furono posti alla tortura per iscoprire i colpe- voli. Tigrio sacerdote, dopo essere stato crudelmente tormentato, fu mandato in bando ; Eutropio let- tore di s. Sofia morì in prigione, in conseguenza degli orribili stra- zi sofferti. Essi sono amendue no- minati nel martirologio romano ai 12 di gennaio. Nel mese di luglio del 4°5 s. Giovannni Grisostomo fu trasferito a Cucuso, piccola città d' Armenia nei deserti del monte Tauro, luogo destinatogli da Eu- dossia, ove arrivò dopo settanta giorni di penosissimo cammino sot- to un cielo cocente, estenuato dal- la febbre cagionatagli dalle fatiche del viaggio , dalla brutalità delle guardie, e dalla privazione quasi continua del sonno. Il vescovo ed il popolo di Cucuso rispettosamen- te 1' accolsero, e parecchi suoi a- mici vennero da Antiochia e da Costantinopoli per consolarlo. 11 suo zelo però non rimase ozioso colà: mandò dei missionari nelle contrade dei goti , nella Persia, e nella Fenicia, e nominò Costanzo prete di Antiochia superiore gene- rale delle missioni della Fenicia e

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dell' Arabia. Scrisse diecisette let- tere ad Olimpiade, che sono veri trattati di morale. Le incursioni degli isauri che devastavano l'Ar- menia lo costrinsero a rifugiarsi nel castello di Arabisso sul monte Tauro. Ritornato a Cucuso dopo la ritirata dei barbari , poco vi stette . I suoi nemici instigarono l' imperatore ad ordinare che fosse trasportato a Pitionto sulle rive del Ponto Eusino vicino alla Col- chide. Due offiziali incaricati di condurlo, lo facevano camminare colla testa nuda, calvo com' era, ora sotto un sole cocente, ora sotto la più dirotta pioggia. Le sue forze erano sfinite quando ar- rivò a Comana nel Ponto: tutta- via si volle farlo passar oltre, ma la sua debolezza divenne gran- de, che fu mestieri ritornare in- dietro, e fu alloggiato nell'oratorio di s. Basilisco martire, vicino a Comana, ove morì il giorno ap- presso, 14 settembre del 4°7> d°" aver ricevuta la santissima co- munione. Egli era stato arcivesco- vo nove anni e sette mesi circa, ed avea vissuto settantatre anni, secondo il p. Stilting. I suoi fu- nerali furono onorati da un con- corso prodigioso di vergini, di mo- naci e di persone d' ogni stato, eh' erano venute dalle piò remo- te contrade; e il suo corpo fu se- polto presso quello di s. Basilisco. A' 27 gennaio del 438 s. Proclo lo fece trasportare solennemente a Costantinopoli, ove venne deposto nella chiesa degli Apostoli in cui d'ordinario seppellivansi gl'impe- ratori e gli arcivescovi. In seguito le di lui reliquie furono traslatate a Roma, e collocate sotto l'altare che porta anche il nome di s. Giovanni Grisostomo, nella cappel-

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la del coro della basilica vaticana. J latini celebrano la sua festa ai 27 di gennaio, giorno in cui av- venne in Costantinopoli la trasla- zione del suo corpo , e i greci ai i3 di novembre: questi ulti- mi celebrano ancora la memoria di lui, di s. Basilio, e di s. Gre- gorio IN'azianzeno ai 3o di gennaio. 11 Dome di Crisostomo, che signi- fica Bocca d' oro, fu dato a s. Giovanni poco tempo dopo la sua morte, trovandosi negli scritti di s. Efiem, di Teodoreto e di Cas- siodoro.

Opere di s. Giovanni Grisostomo.

Giorgio e Niceforo ci assicurano che s. Gio. Grisostomo aveva com- posto più di mille libri. JN'oi dare- mo il catalogo di quelli che ci re- stano, giusta l'edizione del p. Mont- faucon, detta dei Benedettini, pub- blicata a Parigi dal 17 18 al 1738, in tredici volumi in foglio, in gre- co ed in latino.

Il tomo I contiene: 1. le due Esortazioni a Teodoro; 2. i due libri della Compunzione; 3. i tre libri della Provvidenza ; 4- ' *-ve 1'* bri contro i nemici della vita mo- nastica ; 5. il Paragone d'un re e d'un monaco; 6. il libro contro gli ecclesiastici che tengono nelle loro case in luogo di sorelle delle fem- mine che diconsi sottointrodotte; 7. che le femmine regolari non de- vono abitare cogli uomini ; 8. il trattalo della Virginità ; 9. i due libri ad una giovane vedova; io. i sei libri del Sacerdozio ; 1 1. il di- scorso pronunziato nel giorno di sua ordinazione; 1?.. cinque omelie sul- la natura incomprensibile di Dio ; 1 3. sette altre omelie contro gli anomei ; 1 \. il panegirico ili s. li-

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logono; 1 ">. il trattato contro i giu- dei e i gentili; 16. otto discorsi contro i giudei; 17. discorso sul- l'anatema ; 1 8. discorso sopra le strenne; 19. sette discorsi sopra Lazzaro. Vi sono ancora in que- sto tomo alcune opere falsamente attribuite a s. Gio. Grisostomo, co- me un settimo libro del Sacerdo- zio ; una omelia sopra gli scherzi; un trattato contro i giudei, i gen- tili e gli eretici, ec.

Il tomo II contiene: 1. vent'u- na omelia sopra le statue, o sulla sedizione d'Antiochia; 1. due ca- techesi , o istruzioni ai catecume- ni; 3. tre omelie contro il demo- nio; 4- nove omelie sulla Peniten- za; 5. un'omelia sulla nascita di Gesù Cristo; 6. un'altra sul bat- tesimo di Gesù Cristo; 7. due sul tradimento di Giuda; 8. le omelie sopra la Croce e sul buon Ladro- ne; 9. un'omelia sulla risurrezio- ne de' morti ; io. una sulla risur- rezione di Gesù Cristo; II. un'al- tra sull'Ascensione; 12. due ome- lie sulla Pentecoste; i3. sette pa- negirici di s. Paolo; i4- > panegi- rici dei santi Melezio, Luciano, Ba- bila, Giuventino e Massimino, Pe- lagia, Ignazio, Eustazio, Romano, martiri; dei Maccal>ei, e delle san- te Berenice, Prosdocia e Donnina ; i5. l'omelia sui martiri dell'Edit- to, 16. l'omelia sul tremuoto. Tro- vansi nel medesimo tomo altre o- melie che sono evidentemente sup- poste.

II tomo III può esser diviso in due parti : la prima contiene tren- taquattro belle omelie sopra di- vi-i tc>ti della Scrittura, e sopra molte virtà cristiane; la seconda delle altre omelie sopì a diverti ■r- gomenti, e le lettere del santo I diciassette che sono dirette a s O-

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limpiade, meritano piuttosto il no- me di trattati che di lettere; e quella al monaco Cesario non può attribuirsi al santo dottore, com- battendosi in essa l'eutichianismo che non era ancora noto ai tempi del Grisostomo.

Il tomo IV contiene: i. sessan- tasette omelie sulla Genesi ; 2. otto discorsi sulla Genesi; 3. cinque o- melie sopra Anna madre di Sa- muele, e tre sopra Saule e sopra Davidde: tutte recitate in Antiochia. II tomo V contiene cinquantot- to omelie sopra i salmi. 11 Griso- stomo ne aveva composto certa- mente un numero maggiore, per- chè aveva spiegato lutto il Salte- rio. Nell'appendice di questo tomo "vi sono delle altre omelie a lui falsamente attribuite.

11 tomo VI contiene: 1. delle eccellenti omelie sui sette primi capitoli d'Isaia; 2. le omelie so- pra alcuni passi di Geremia, sopra Daniele, sopra s. Giovanni ec; 3. due bei discorsi sopra l'oscurità delle profezie; 4- le omelie sopra Melchisedecco, contro gli spettacoli, ed alcuni altri subbietti ; 5. la Si- nopsi dell'antico Testamento. L'O- pera imperfetta sopra s. Matteo non è di s. Gio. Grisostomo, e di ciò ne convengono tutti i critici : ella è uscita dalla penna d'un a- riano {V. le omelie 19, 22, 28 ec), che insegna ancora coi donatisti (omelia i3 e 14) che conviene ribattezzare gli eretici. Quest'auto- re scriveva verso il cominciare del settimo secolo, e bisogna che fosse latino, perchè cita la Scrittura se- condo la Bibbia latina. La sua o- pera , divisa in cinquantaquattro omelie, porta il titolo $ imperfet- ta, perchè l'ultima omelia non i- spiega che una parte del cap. 2 5

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di s. Matteo, e nulla ci è nelle pre- cedenti sui cap. i4, i5, 16, 17, 18 dello stesso evangelista.

Il tomo VII contiene il Com- mentario sopra s. Matteo , distri- buito in novanta omelie: l'antica versione latina ne ha novant' una, perchè la decimanona v' è divisa in due. Tutte queste omelie furo- no predicate in Antiochia, proba- bilmente nell'anno 3go. Ci ha in questo commentario, oltre alla spie- gazione letterale del testo evange- lico, un compiuto trattato della morale cristiana.

Il tomo VIII contiene ottant'ol- to omelie sul vangelo di s. Gio- vanni. L'edizione latina di Morel non ne ha che ottantasette, perchè la prima ne forma la prefazione. Anche queste furono predicate in Antiochia, nell'anno 3o,4 : s' aggi- rano principalmente sopra la con- sustanzialità del Verbo. Avvi nello stesso tomo parecchie altre omelie a torto attribuite a s. Gio. Griso- stomo.

Il tomo IX contiene: 1. cinquan- tacinque omelie sugli atti degli a- postoli, che furono recitate a Co- stantinopoli nel 4ot '■> 2- trentadue omelie sull'epistola a' romani, com- poste in Antiochia , com' è facile avvedersene dalla Vili e dalla XXX. Seguono vari scritti attribuiti a s. Gio. Grisostomo, risguardanti la penitenza, l'elemosina il digiuno, i catecumeni, gli eretici, l'Annunzia- zione della B. Vergine, la remis- sione de' peccati, la fede, la spe- ranza e la carità.

Il tomo X contiene: 1. quaran- taquattro omelie sulla prima epi- stola a que' di Corinto; 2. altre trenta sulla seconda; 3. il Com- mentario sopra l'epistola ai galati , il quale non è diviso in omelie.

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Vi sono diverse altre opere in que- sto tomo erroneamente attribuite al santo dottore.

Il tomo XI contiene: i. venti- quattro omelie sull'epistola a quei d'Efeso, recitate in Antiochia; i. altre sedici, compreso il prologo, sull' epistola a quei di Filippi, det- te a Costantinopoli ; 3. dodici sul- l'epistola a quei di Colossi, ed al- tre sedici sulla prima e seconda a quei di Tessalonica , altresì re- citate a Costantinopoli; 4- vent'ot- to sulle due epistole a Timoteo, che pare sieno state dette in An- tiochia ; 5. sei sull'epistola a Tito, e tre su quella a Filemone. Se- guono poi altri scritti che portano il nome di s. Gio. Grisostomo.

Il tomo XII contiene: r. tren- taquattro omelie sull'epistola agli ebrei, predicate a Costantinopoli ; 2. undici altre omelie predicate pure a Costantinopoli , e pubbli- cate per la prima volta dal p. Montfaucon. Vi sono inoltre quat- tro omelie attribuite a Severino di Gabala, e quarant'otto sopra diverse materie, chiamate anche egloghe, le quali sono estratti di scritti di s. Gio. Grisostomo o veri o supposti. Più una liturgia, che fu composta dopo la di luì morte , come tutte le altre che ne porta- no il nome ; giacché nessun auto- re contemporaneo, quelli che scrissero la di lui vita, o parlaro- no delle sue azioni, dissero che a- vesse egli composta una liturgia. Vennero altresì aggiunte due ora- zioni, alcune altre omelie, tre di- scorsi in onore di s. Stefano, che non sono certamente scritti da s. Gio. Grisostomo.

Nel tom. XIII il p. Montfaucon conterza del suo lavoro, poi ci la vita del santo dottore

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scritta da Palladio, quindi quella che ha scritta egli stesso. Segue la sinopsi delle cose più notevoli. Poscia vi sono tredici omelie o discorsi ricavati da un mss. di set- te e più secoli, e tradotti in lati- no da Gualtiero Taylor inglese; ma ad eccezione della prima non sono del genio, dello stile di s. Gio. Grisostomo. Seguono va- ri estratti degli scritti del santo fatti da Fozio, coi giudizi pronun- ziati sui medesimi e colle testimo- nianze degli antichi , come Ndo, Sinesio, s. Cirillo d'Alessandria, s. Agostino, ec. intorno alla dottrina e alla pietà di s. Gio. Grisostomo. Trovasi poscia l' Onomasticon o Dizionario per la spiegazione dei vocaboli greci che questo santo usò in un significato non comune; il catalogo di tutte le opere stam- pate col nome di s. Giovanni Gri- sostomo in questa edizione; final- mente il dotto editore nota in una tavola generale ciò che avvi di più importante in ogni sorte di mate- rie in ciascun tomo.

Fra tutte le prime traduzioni latine di s. Gio. Grisostomo non avvi che quella del p. Fronton le Due (Parigi 1609-13, 6 voi. in foglio, gr. e lat. ), che sia esatta. Il p. Montfaucon l'ha seguita nella sua edizione, ch'é la più compiuta di quante ne abbiamo , e non ha tradotto se non le opere che non aveva tradotto quel dotto gesuita. Quelli che possono far a meno del- l' aiuto d'una traduzione preterisca- no 1' edizione greca l'atta dal cav. Enrico Saville ad Etone in Inghil- terra nel 1G12, in 9 voi. in foglio. Un'edizione greca fu fatta anche a Verona nel i52(), in 4 voi. in fo- glio. Varie opere di s. Gio. Griso* storno furono tradotte in francese;

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ed in italiano furono tradotti i sei libri del Sacerdozio, dal p. Scipio- ne d' Aflitto; i tre libri della Prov- videnza, da Cristoforo Serarrighi ; il trattato delle Virginità , da Sil- vestro Gigli ; alcune omelie ed al- tre cose. V. Argelati, Bibl. dei vol- garizzatori italiani.

GIOVANNI Damasceno (s.). Nac- que sul finire del secolo VII , e secondo alcuni verso l'anno 676, in Damasco, città della Siria,, per cui fu detto Damasceno ; da' sara- ceni fu altresì appellato Mansur , cioè riscattato. Suo padre, cbe seb- bene cristiano era tenuto in grande stima dagli stessi saraceni, ed aveva la carica di segretario o consigliere di stato, confidò la sua educazione ad un greco religioso, uomo di rara virtù e sapere , chiamato Cosimo , eh' era stato preso sul mare dai sa- raceni. Questo religioso formò il suo allievo nelle scienze e nelle virtù con tanto successo, che il califfo, ammirato del merito di Giovanni, Io fece governatore di Damasco. I pericoli da' quali Giovanni si vedeva attorniato, e il riflesso della falsità dei beni terreni, lo staccarono ben presto dal mondo, in guisa che di- spensati i suoi beni ai poveri ed alle chiese, si ritirò segretamente nella laura di s. Saba presso Ge- rusalemme, ove gli tenne dietro il suo maestro Cosimo, che fu poscia vescovo di Maiuma in Pa- lestina. Giovanni santificossi nel suo ritiro colla pratica di tutte le vir- tù, e specialmente di una profonda umiltà e di una cieca obbedienza , osservando scrupolosamente gli av- visi del suo direttore, che aveagli data per prima regola di sua con- dotta di non far mai la volontà propria. Fu innalzato al sacerdozio, e gli fu permesso d'impiegare i suoi

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talenti in difesa della Chiesa. L'im- peratore Leone l'Isaurico avea nel 726 pubblicato un editto contro il culto delle immagini. GÌ' iconoclasti insuperbiti per la protezione di que- sto principe , si erano fatti molli partigiani ; e siccome il guasto della loro eresia allargavasi ogni più, il sauto , affine di porre argine ai progressi del male, scrisse i suoi tre discorsi sopra le immagini. si contentò di scrivere soltanto contro gì' iconoclasti ; ma percorse tutta la Palestina per confortare i fedeli perseguitati da essi. Collo stesso di- segno si recò a Costantinopoli, sen- za lasciarsi impaurire dalla potenza di Costantino Copronirao, il quale favoreggiava apertamente i nemici della Chiesa ; e tornato in Palesti- na, eh' era sotto il dominio del ca- liffo dei saraceni, continuò a difen- dere la fede cattolica coi dotti suoi scritti. Dicesi che l' imperatoi'e Leo- ne fu talmente irritato del suo zelo, che ne fece contraffare la scrittura, e immaginata una falsa lettera in cui Giovanni gli prometteva di con- segnargli la città di Damasco , la rimise al califfo , il quale fece per ciò tagliare al santo la mano destra ; ma questo fatto non è certo. S. Giovanni Damasceno morì verso l'an- no 754, secondo alcuni, e secondo altri verso il 780 , neh' età di circa cento e quattr' anni, com' è notato ne' leggendari de' greci ; e la sua festa celebrasi ai 6 di maggio. Nel duodecimo secolo fu trovata la sua tomba davanti la facciala della chie- sa della laura , secondo che narra Foca nella sua descrizione di Pa- lestina.

Opere di s. Giovanni Damasceno.

1. Il libro della dialettica.

2. Il libro delle eresie, che è un

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compendio di s. Epifanio. Intor- no alle altre eresie posteriori a questo santo, prende ciò che ne dice dagli scritti di Teodoreto, di Timoteo da Costantinopoli, ec. Vi parla peraltro di parecchi ere- tici di cui nessun altro autore fa menzione , e vi confuta il mao- mettismo.

3. I quattro lihri della fede orto- dossa, i quali sono un corpo di teologia : il primo tratta di Dio e de' suoi attributi ; il secondo della creazione degli angeli, del- l' uomo , della libertà, della pre- destinazione; il terzo del mistero dell'Incarnazione; il quarto dei Sacramenti, ec.

4- I tre discorsi sulle immagini.

5. 11 libro della sana dottrina , il quale , propriamente parlando , non è che una professione di fede ragionata.

6. Il libro contro i monofisiti.

7. 11 libro o dialogo contro i ma- nichei.

8. La disputa contro un saraceno, f). Gli opuscoli sui dragoni e sui

maliardi , di cui non abbiamo che un frammento.

10. Il libro della Trinità, il quale se non è di s. Giovanni Dama- sceno, è almeno un estratto delle sue opere.

11. La lettera a Giordauo sul Trisagio.

12. La lettera sul digiuno della quaresima.

i3. Il libro degli otto vizi capita- li: il santo dottore ne contala otto perché distingueva la vana- gloria dalla superbia] con gli antichi autori ascetici.

14. 11 libro della virtù e del vizio.

1 5. 11 trattato della natura oom« posta, contro gli ai el ili 0 mono- fisiti ; il trattato delle due >o-

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Ionia, contro i monoteliti ; il li- bro contro i nestoriani : sono tutte confutazioni degli errori sul mistero dell'Incarnazione.

1 6. 11 discorso sopra quelli che sono morti nella fede, il quale nou è di s. Giovanni Damasceno, come anche parecchi altri opuscoli che si trovano nel toni. II della nuova edizione delle sue opere.

17. Una Professione di fede, che alcuni autori non vogliono che sia del santo ; ed alcune Prose, Odi ed Inni per diverse feste , che non si può assicurare che sieno tutte di lui.

Nel secondo tomo si trova : 1 . un commentario sulle epistole di s. Paolo; 2. i Paralleli, cioè com- parazioni delle sentenze de' padri con quelle della Scrittura sopra un gran numero di Tenta mo- rali ; 3. parecchie omelie sopra differenti soggetti. II p. Le Quien, domenicano, ha dato una buona edizione greco-la- tina delle opere di s. Gio. Dama- sceno, con note e dissertazioni, Pa- rigi 17 12, due voi. in foglio, la quale fu riprodotta in Venezia nel 1748 con molti miglioramenti. Lo stesso p. Le Quien avea promesso un terzo tomo che avrebbe conte- nuto molie opere falsamente attri- buite al santo dottore , nel qual numero era la storia del santo ro- mito Barlaamo, e ili Giosalàtte fi- glio d'un re delle Indie. Nel Calii- logus mts. Bibliotlucar Bernensisi aiulore I. R. Sinnc bibliothccario, stampato nel 17O0, parlasi di un manoscritto di un Etymologicon di s. Giovanni Damaseeno , che soin-

miniitra delle correxioni importanti pei disionari d' Eskhio e di Sui la

<.ln\ \\\| >,, llrur.iM (1 \ 1 lo nel villaggio di Harnham, nella

vol un.

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provincia di Deirois , passò nel paese di K.ent, ove usò alla scuo- la di s. Teodoro di Cantorbcry, e vi studiò lettere ed insieme le massime di pietà sotto il sauto ab- bate Adriano. Tornalo in patria si ritirò nel monistero di Whitby, dal quale fu tratto per innalzarlo alla sede vescovile di Hagustad ; poscia passò a quella d' Yorck. La- sciò anche questo vescovato per chiudersi nel monistero di Beverley, che avea fatto fabbricare, e dal quale derivò il suo soprannome di Beverley. Ivi passò il resto de'suoi giorni negli esercizi della peniten- za e dell'orazione, terminando feli- cemente la sua mortale carriera ai 7 di maggio del 721, nel qual gior- no il martirologio romano fa men- zione di lui. Questo santo vesco- vo fu anche onorato del donò dei miracoli.

GIOVANNI di Biudlingtox (s.). Nato a Brindlington o Burlington, porto di mare dell' Yorckshire, stu- diò ad Oxford, e ritornato in pa- tria, vi prese l' abito de' canonici regolari di s. Agostino. Divenne ben presto modello d'ogni virtù, e fu successivamente precettore, limosiniere e priore del suo mo- nistero. Dopo aver esercitato que- sta carica per diciassette anni, chiu- se la sua santa vita a' io ottobre 1376. Nella sua vita scritta dal Surio, ed in Walsingham leggonsi molti miracoli operati per sua in- tercessione.

GIOVANNI Calidita (s.). Figlio di un ricco signore di Costantino- poli per nome Eutropio, ma dimo- rante in Roma ov'egli nacque, ab- bandonò in età ancor tenera la casa paterna per andai' a vivere tra gli acemcti, religiosi che dimoravano non lungi da Costantinopoli, i qua-

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li erano così chiamati perchè di- visi in molti cori cantavano gior- no e notte le laudi del Signore, significando un tal nome, uomini che non dormono mai. Giovanni coperto di poveri cenci tornò in patria sei anni dopo, e scelse ad abitazione una casuccia in vicinan- za o meglio un oscuro angolo della stessa casa dei suoi genitori e paren- ti, che senza sapere chi fosse lo man- tenevano colle loro limosiue. Viven- do in questo modo santificossi coll'o- razione continua e colla pratica del- la mansuetudine, dell'umiltà, della pazienza e della mortificazione. So- lo all'estremo del viver suo si die a conoscere a sua madre. Morì nel 4^° ? e come avea chiesto fu sepolto nel suo abituro, dal qua- le egli avea avuto il nome di Cu- libila. I suoi parenti fabbricarono in appresso nella di lui casa pa- terna e sulla sua tomba, nel rione di Trastevere a Roma, una chiesa che porta il suo nome. Appresso a questa chiesa i religiosi beuefratel- li fabbricarono il loro ospedale, e poscia nel 1 640 esseudo caduta la chiesa la riedificarono, ed allora tro- varono il di lui corpo; altri dico- no che si rinvenue prima. Una marmorea iscrizione che si legge nell'interno della chiesa attesta che il sacro corpo si venera sotto l'al- tare maggiore. Il capo di questo santo conservasi nella chiesa di s. Stefano a Besauzoue nella Franca Contea. Egli è onorato ai i5 gen- naio.

GIOVANNI da Cahstrano (s.). Ebbe per padre 1111 genlduomo d'Angiò eh' crasi stanzialo nel re- gno di Napoli, e nacque a Capi- strano nel 1 385. Recatosi a stu- diare a Perugia , ivi riportò la laurea dottorale nel diritto civile

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e canonico, e sposò la figlia d'uno la ed Alfonso di Aragona, rappa- dei più ragguardevoli della città, cilicò le famiglie degli Oronesi l JVelle contese insorte nel 1 4 1 3 Lanzicni, pose fine alle contese tra questa città e Ladislao re di che tenevano in discordia pareo- Napoli, fu incaricato di negoziare chic città, e calmò più fiate delle la pace, per cui fece più viaggi, violente sedizioni. Eletto due 'volte a ma non avendo ottenuto l'effètto vicario generale degli osservanti o che si aveva dapprima sperato, i francescani riformati d'Italia, eser- perugini insospettiti che favorisse citò questo impiego per lo spazio di segretamente il re di Napoli, lo sei anni, e contribuì non poco a imprigionarono nel castello di Bruf- consolidare la riforma eh' era sta- fà. Questa circostanza gli fece se- ta stabilita da s. Bernardino da riamente considerare la instabilità Siena, del quale imitava le virtù delle cose umane, e siccome avea e la divozione ai santi nomi di di fresco perduta la moglie, ri- Gesù e di Maria. 11 Papa Euge- sol vette di consagrarsi alla peni- nio IV lo fece suo nunzio in Si- tenza ìiell' ordine di s. Francesco, cilia, ed a Carlo VII re di Fran- ed impaziente d'ogni indugio si eia; lo spedì anche ai duchi di tagliò i capeUi e fece dare alla Borgogna e di Milano per distac- sua veste la forma d'un abito re- carli dal concilio di Basilea, e si ligioso. Ottenuta la libertà, ven- valse di lui nel concilio di Firen- dette tutti i suoi beni, con cui ze per la conciliazione dei greci pagò il suo riscatto, distribuendo coi latini. Giovanni da Capistrano il rimanente ai poveri; poscia en- dopo avere attraversato lo stato Irò nel convento dei francescani di Venezia, scorse la Carintia , del Monte in Perugia: egli era la Carinola, il Tirolo, la Baviera allora in età di treni' anni. Fu e l'Austria, predicando dovunque- provato con ogni sorta di umilia- con grandissimo frutto. Pari suc- zioni e di penitenze, che il suo cesso ebbero le sue apostoliche fa- fervore superò vittoriosamente. Do- tiche nella Boemia, nella Polonia la sua professione egli si fece e noli' Ungheria ; nella Moravia una legge di non più fare che un convertì quattromila ussiti. Avendo pasto il dì: solamente nei lunghi Maometto II preso d' assalto Co- e penosi viaggi faceva la sera una stantiuopoli nel maggio del i j leggiera colazione; e visse trenta- il Papa Nicolò V incaricò Gio- sei anni senza far uso di carne, vanni da Capistrano di esor tare Il suo sonno non eccedeva le tre i principi cristiani a prendere le o quattro ore, e questo lo pren- armi contro il comune nemico ; deva BOpra le nude tavole, inopie" e Calisto 111, che successe a Nico- gando il restò della notte nella lo V nel i.jn, lo mandò a pre- preghier* e nella contemplazione, dicare una crociata nell'Alemagna Egli possedeva lo spirito di coni- e neh' L agheria. La vittoria dai punuone, e lo inspirava coti le cristiani riportata sopra Maometto

sue prediche mi peccatori più in- 11, per CUI In Costretto di I

limati, aveva allusi un'attitudine vergognosamente l'assedio che

particolare pei estinguere gli odi!, posto » Belgrado, viene dagli

rimise la pace tra la cittì d'Aqui nei utuibuilu uuu meno all'ei

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valore del principe Uniade , che allo zelo ed attività di s. Giovan- ni da Capistrano, ch'era con lui e che incoraggiva i soldati in mez- zo ai pericoli, tenendo in mano la croce, ed esortandoli a vincere o morire. Tre mesi dopo questo fatto, Giovanni spirò tranquillamente nel convento di Villech presso Sirmich, ai 23 ottobre i/\.56, in età di settantun anno. Leone X approvò un officio in suo onore per la città di Capistrano, e per la dio- cesi di Sulmona ; Gregorio XV lo beatificò, Alessandro Vili lo ca- nonizzò nell'anno i6go, e Benedet- te XI II pubblicò la bolla di sua canonizzazione nel 1724. Il suo corpo trovasi presentemente ad Elloc, presso Vienna d'Austria, e la sua festa si celebra il 2 3 otto- bre, giorno della sua morte.

S. Giovanni da Capistrano com- pose diverse opere , di cui le principali sono: i.° un Trattato dell' autorità del Papa, contro il concilio di Basilea : 2.0 lo Specchio de' preti; 3.° un Penitenziale ; 4-° il Trattalo del giudizio finale ; 5.° il Trattato dell' Anticristo e della guerra spirituale ; 6.° alcuni tratta- ti sopra diversi punti di diritto civile e canonico. Le sue opere contro gli ussiti e contro Rockisa- na capo di questi eretici in Boe- mia , come pure i suoi libri Del- la Concezione della santa tergi- ne, e della Passione di Gesù Cri- sto, intorno a' quali si può vedere Benedetto XIV, De canon, sanct., non furono mai stampati.

GIOVANNI Climaco (s.). Nacque verso 1' anno 52 5, e credesi origi- nario della Palestina. La riputazio- ne che fino dalla sua gioventù acquistossi nelle scienze umane gli fecero dare l'onorevole soprannome

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di Scolastico. Rinunziò al mondo in età di sedici anni, per dedicarsi alla vita contemplativa nei deserti del Sinai, ove si pose sotto la di- rezione d' un vecchio anacoreta no- mato Martirio. Dopo quattr' anni di fervoroso noviziato , in cui s' era imposto il più rigoroso silenzio, e la più perfetta obbedienza, pronun- ziò i voti monastici. Morto Marti- rio nell' anno 56o, ritirossi nel ro- mitaggio di Thole, alle falde del monte Sinai. La sua celletla era forse cinque miglia lungi dalla chie- sa, ove si recava tutti i sabbati e le domeniche per ascoltarvi l'ofli- zio e comunicarsi co' monaci e co- gli anacoreti del deserto. Col con- tinuo esercizio della contemplazione ei si acquistò una perfetta purezza di cuore , e collo studio indefesso dei libri sacri e delle opere dei santi padri si rese uno dei più sa- pienti dottori della Chiesa. Tutta- via egli desiderava celare i suoi rari talenti e le grazie singolari ond'e- ra arricchita l'anima sua, per ti- more di perdervi il prezioso tesoro dell' umiltà. Scavossi una grotta in una vicina roccia, per rinchiuder- visi tratto tratto; e allorché ivi sog- giornava, abbandonavasi con fervore più che da uomo a tutti gli eser- cizi della contemplazione. Ma la sua santità e la sua dottrina ri- splendevano senza eh' ei lo volesse, per modo che molta gente veniva da tutte parti a consultarlo. Accu- sato di gittare il tempo in vani discorsi per mercarsi la stima degli uomini, condannossi ad un rigoro- so silenzio, e passò un anno intiero senza parlare mai con nessuno : questa prova di modestia die a di- vedere la falsità dell' accusa , e fu scongiurato di non tenere più oltre sepolto il talento che Dio aveagli

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dato, e di non privare del soccorso di sue cognizioni quelli che a lui ricorrevano. Poco appresso, cioè ver- so 1' anno 600, fu eletto abbate del monte Sinai, e superior generale di tutti i monaci e di tutti gli ana- coreti di quella contrada. Pregato dal beato Giovanni abbate di Rai- ta, monastero posto vicino al mar Rosso, di scrivere qualche trattato per la perfezione dei solitari , egli compose l'eccellente libro intitolato Climax , cioè Scala , per cui gli venne l' appellativo di Climaco. Questo libro è scritto a foggia di aforismi o di sentenze che com- prendono gran sensi in poche pa- role; lo stile n'è didascalico e con- ciso. Contiene due parti : la prima è la Scala santa, composta di tren- ta gradi , i quali sono altrettante virtù cristiane e religiose , di cui egli insegna la pratica per mezzo ili saggi consigli; la seconda è una lettera in particolare all'abbate di Raita, sulle qualità di un superio- re, e sulla maniera colla quale de- ve contenersi verso i suoi religiosi. S. Giovanni Climaco dopo aver go- vernato quattr* anni con straordi- naria saggezza il monistero del monte Sinai, ritornò nella sua pri- ma solitudine, ove mori ai 3o mar- zo del 6o5 , in età d' ottant' an- ni. In tal giorno celebrasi la sua festa.

GIOVANNI (s.), soprannominato Colobo o Nano per la piccolezza di sua statura. Ritirossi con un suo fratello nel deserto di Sceti, e quivi sotto la disciplina di un santo ro- mito, adoperossi di tutta forza a vincere stesso, spezialmente colla mortificazione e colla umiltà. Or- dinatogli dal suo direttole di pian- tare in un terreno arido il basto- ne che teneva iu mano, e di in-

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naffiarlo tutti i giorni insino a che producesse frutto, non esitò ad ob- bedire, tuttoché il fiume a cui do- vea attignere l' acqua fosse molto lontano. Narrasi che avendo ciò ese- guito per tre anni continui, il ba- stone produsse dei frutti , cui il vecchio romito portò alla chiesa, e dispensò ai fratelli, dicendo loro : « Prendete e mangiate il frutto dell'obbedienza". Leggesi in Sulpi- zio Severo, che Postumiano^ il qua- le era in Egitto nel 4°2> vide que- st' albero coperto di foglie. Questo santo divenne celebre fra gli anti- chi padri dei deserti d' Egitto, per la sua dolcezza, umiltà e pazienza. Avvicendava l'esercizio della pre- ghiera col travaglio delle sue ma- ni , ed occupavasi a tessere delle stuoie ; ma il suo spirito era assor- to nella contemplazione per modo, che sovente guastava il suo lavoro, perchè dimenticavasi ciò che faceva. Quando parlava di Dio, i suoi di- scorsi erano pieni di fuoco. Converfi una giovine per nome Paesia , la quale erasi data alla scorrettezza, e divenuta fervorosa penitente passò il rimanente de' suoi anni nelle austerità, e mori nel deserto. Quan- do s. Giovanni fu presso a morire, i suoi discepoli lo pregarono di la- sciar loro alcune massime proprie a condurli alla perfezione ; ond'e- gli disse loro : « Io non ho mai seguito la mia volontà, insegnato agli altri ciò che non ho prima praticato io stesso ". Spirò verso il cominciamento del quinto secolo ; è onorato a' i5 di settembre, e nel calendario de' cofli è menzionato ai 17 di ottobre.

GIOVANNI della Croce (s.). Figlio cadetto di Gonzales «li ,* pes, nacque nel 1 j ji a Fonlibera, presso Avila, nella Castiga vecchia.

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Di venturi anno vestì P abito dei carmelitani nel convento di Medina del Campo, avendo scello quest'or- dine religioso a preferenza di ogni altro per la gran divozione che aveva alla santa Vergine. Nessun novizio mostrò mai maggior sommissione di lui, maggiore umiltà, fervore, ed amore alla croce: virtù che in lui si accrebbero ognor più. Compi il suo corso teologico a Salamanca praticando le più austere penitenze, e in età di venticinque anni fu or- dinato sacerdote. Allorché s. Tere- sa, intesa alla riforma del Carme- lo, fondò il suo primo monistero di uomini in una povera casa del villaggio di Durvelle, Giovanni vi si ritirò, e passarono appena due mesi che vi si aggiunsero alcuni al- tri religiosi, che nella prima dome- nica d'avvento del i568 rinnova- rono con lui la loro professione. Tale si fu l'origine dei Carmelita- ni scalzi [Fedi). L'esempio e le esortazioni di Giovanni inspirarono agli altri lo spirito di ritiro, di umil- tà e di mortificazione. Ardente del fuoco della divina carità, nulla ago- gnava maggiormente che di imitare Gesù sofferente, d'essere a parte delle sue umiliazioni , di portar la sua croce, di servire il prossimo per amore di lui. La sua vita olTre un continuo avvicendamento di gra- vi tribolazioni e di favori celesti. Cooperò con s. Teresa pel buon successo della riforma, e nel i5y6 fu da lei fatto direttore del con- vento d' Avila, ove persuase le re- ligiose a rinunziare a' parlatori! , e corresse quegli abusi che non sono compatibili con una vita austera e penitente. Le sue prediche, piene di unzione, erano ascoltate con somma premura, e molte persone che vi- vevano nel mondo affidarono a lui

GIO la direzione della loro coscienza. Gli antichi religiosi dell' ordine, ri- guardando la riforma come una ri- bellione, nel loro capitolo tenuto a Placenzia condannarono Giovanni della Croce qual profugo ed apo- stata ; quindi mandarono uffiziali di giustizia a levarlo dal convento per trarlo in prigione. Se non che co- noscendo la venerazione che il po- polo d" Avila aveva per lui, lo fe- cero condurre a Toledo , ove fu chiuso in una oscura celletta, e te- nuto a pane ed acqua, con pochi pesciolini soltanto. Dopo nove mesi riebbe la libertà pel credito di s. Teresa, e fu fatto anche superiore del piccolo convento del Calvario posto nel deserto. Nel i5y9 fondò quello di Baesa, e due anni appres- so gli fu affidato il governo del convento di Granata. Nel i585 fu eletto vicario generale dell' Andalu- sia, e primo definitore dell'ordine nel i588, nel qual tempo fondò il convento di Segovia. Questi diversi uffizi non gli fecero mai scemare le sue austerità, i suoi fervorosi eser- cizi, il suo amore per l'abiezione, e l'insaziabile desiderio di patire. IN è ammiravasi meno in lui l' amore pel prossimo, massime pei poveri, per gli ammalati , pei peccatori ; amava teneramente eziandio i suoi stessi nemici, e sempre rendeva loro bene per male. Nondimeno le cat- tive disposizioni covate contro di lui, si ridestarono allorché nel ca- pitolo tenuto a Madrid nel l5gl , disse liberamente la sua sentenza contro gli abusi che si tolleravano o voleansi introdurre da alcuni ca- pi dell'ordine; laonde venne spo- gliato de'suoi impieghi . Ridotto al- lo stato di semplice religioso, i i- tirossi nel solingo convento di Pe- gnuela , posto nelle montagne di

GIO Sierra-Morena. Giovanili riguardane

do il suo esilio come una felicità, ne scusava gli autori, e non volle die i suoi amici informassero il padre vicario generale del modo in- giusto col quale era trattato. Alle accuse che gli venivano intimiate, null'altro rispose se non che sof- frirebbe con giubilo qualunque pe- na, e riponendo in Dio il suo uni- co conforto, si diede tutto alla au- sterità e alla contemplazione, e fu ricompensato coi più segnalati favo- ri spirituali. Finalmente cadde ma- lato, né potè a lungo celare il suo stato, e mancandogli aPegnuela i ne- cessari soccorsi, il suo provinciale gli propose di passare a Baesa o ad Ube- da. L'amore de patimenti gli fece sce- gliere il convento ili Ubeda, appunto perchè governato da uno de' suoi contrari. La fatica del viaggio ac- crebbe l'enfiagione che avea ad una gamba, e che fu bentosto accom- pagnata da ulcere, cosicché si do- vette ricorrere ad operazioni dolo- rose, eh' ei sopportò senza mandare un lamento, come con invitta pa- zienza soffrirà eziandio i duri trat- tamenti del priore. Ma venuto al convento di Ubeda il provinciale, co- nobbe quanto ingiustamente il nostro santo fosse stalo perseguitato, e disse che un tale modello di viriti dorerà ormai essere conosciuto non solo d,\ suoi fratelli, ma eziandio da tut- to il mondo. Allora il priore com- prese l'indegnità ili sua condotta, ne chiese perdono al santo, e non tesso mai di deplorare le sue pas- sile stranezze. Giovanni sempre lie- to in mezzo a' suoi dolori, spirò

placidamente a' i \ dicembre i5qi,

in età di f<) anni. Dopo la SU i morte fu glorificato da Dio con molli miracoli Benedetto \lll ca- nonizzollo \\ 27 dicembre 1726, e

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la sua festa si pose nel Breviario romano a' 1 \ novembre. Il suo cor- po trovasi a Segovia, ed un brac- cio ed una gamba sono ad Ubeda. S. Giovanni della Croce aveva com- poste alcune opere spirituali in lin- gua spaglinola, che furono tradotte in italiano, in latino ed in france- se. Le principali sono : La salita al Carmelo j La notle oscura del- l' anima ; La viva fiamma dell'a- more j L.a cantica del divino amo- re. Vi si trovano eccellenti massime ed importanti istruzioni intorno a tutto ciò che avviene nella vita spi- rituale fino al più eminente grado di perfezione. Egli stabilisce delle regole sicure contro le insidie del demonio, della carne, del mondo e dell' amor proprio. I suoi libri so- no pieni di saviezza e dottrina ce- leste , come si espresse la sagra congregazione de'rili; essi sono scrit- ti con uno stile così sublime ed am- mirabile, che si giudica ben a ra- gione aver egli avuta una scienza infusa.

GIOVANNI Colombi*! (s.). Usci va \\^\ una delle più antiche lànn- glje di Siena, e funse la primaria magistratura del suo paese mollo onorevolmente, ma con poca reli- gione. Tatto proposito di mutai sita, rinunziò la sua canea, dispen- sò ai poveri una gran pule dei suoi beni , e diedesi alla più rigo- rosa penitenza, e all'esercizio delle opere di misericordia, accogliendo nella sua casa i poveri e ^li am- malati, ai quali prodigava le più tenere cure. Egli aveva un tìglio e una figlia, ed essendogli morto l'u- no, e fallisi l'altra religiosa, ven- dine il resto dei suoi hciii per im- piegariM il ricavato in opere di pietà. Sua moglie, eh '. »il

tuosa, erasi di già impegn ita al

a4 GIO

pari di lui a passare i suoi giorni in una perfetta continenza. Molte persone, tocche dai suoi esempli, si unirono a lui e si posero sulle sue orme. Tutti insieme soccorrevano i malati ed i poveri, li esortavano a far frutti degni di penitenza, a sof- ferire volentieri in espiazione dei loro peccati, e a consagrarsi al ser- vigio di Dio. Siccome essi aveano sempre sul labbro il sacro nome di Gesù, furono appellati Gesuati (Ve- di). Essendosi di molto accresciuto il loro numero, Giovanni ne formò una congregazione che abbracciò la re- gola di s. Agostino, e prese a pro- tettore s. Girolamo. Nel 1367 si recò a Viterbo, ove Urbano V ap- provò il suo istituto, accordandogli molti privilegi ; e trentacinque gior- ni dopo morì, ai 3r di luglio, nel qual giorno celebrasi la sua festa. GIOVANNI di Dio (s.). Nacque nel 1 49^ da poveri genitori a Mon- te Maggiore in Portogallo. Per vo- glia di viaggiare abbandonò in te- nera età la famiglia e la patria ; ma ben presto, privo d'ogni soc- corso, fu costretto porsi al servi- gio di un ricco personaggio in O- ropesa nella Castiglia, del quale custodì le mandre. Nel i522 si arruolò in una compagnia di fan- ti, e servì nelle guerre che allora dividevano la Fi-ancia e la Spa- gna ; militò anche nella guerra che 1' imperatore Carlo V fece contro i turchi in Ungheria. 11 mal esem- pio de' suoi compagni corruppe la sua virtù, e fecegli abbandonare quasi tutti gli esercizi di pietà. Ritiratosi dalla milizia, nel i536 passò nell'Andalusia, e si pose al ser- vigio di una ricca dama in qualità di pastore. Allora la rimembranza de' suoi disordini gli svegliò in cuo- re il più vivo pentimento, e co-

GIO

minciò a consacrare la maggior parte del giorno e della notte agli esercizi della preghiera e della mortificazione. A fine di soddisfa- re alla divina giustizia pensò re- carsi in Africa, per quivi procac- ciare agli schiavi cristiani tutti i soccorsi che per lui si potessero, sperando ancora di poter ottenere in queste contrade la corona del martirio. Trovandosi a Gibilterra, s'avvenne in un gentiluomo porto- ghese, che colla moglie e quattro figlie veniva condotto in esilio a Ceuta in Barbaria, e Giovanni per impulso di carità si offerì di ser- virlo. Appena arrivati a Ceuta il gentiluomo cadde malato, e ben presto trovossi ridotto ad un estre- mo bisogno. Giovanni dopo aver venduto il suo piccolo equipaggio per nutrire i suoi padroni, trava- gliò ne 'pubblici lavori e nell'arte del libraio, e li assistette col de- naro che ne ricavava. Ritorna- to in Ispagna vendette immagi- ni e libretti di pietà per gua- dagnar di che vivere. In Grana- ta udì l'anno i538 un sermone del celebre p. Giovanni d' Avila, e ne restò tanto commosso che struggendosi in lagrime riempì di grida e di lamenti la chiesa, e si mise a correre per le vie gridan- do, percuotendosi, e strappandosi i capelli come un forsennato , per cui la ciurmaglia credendolo pazzo Io inseguiva a colpi di ba- stoni e di pietre ; finche alcune caritatevoli persone, mosse a pietà di lui, lo condussero dal venera- bile Giovanni d' Avila, che conob- be non esser esso quale appariva, ne udì la confessione generale, e diegli salutari ricordi, prometten- dogli la sua assistenza. Ma ritor- nando poscia a dar segni di pa?-.

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zia fu rinchiuso nell'ospedale, e si adoperarono i più violenti rimedi per guarirlo da questa pretesta malattia , locchè egli sofferiva per ispirilo di penitenza in espiazione de' suoi peccati passati. Giovanni d'Avila, avvisato del fatto, andò a visitarlo, e consigliollo a cangiar pensiero e ad occuparsi di qualche cosa da cui potesse derivare mag- gior utile a ed al prossimo. Giovanni si giovò degli ammoni- menti del suo direttore , tornò nel suo stato naturale, e si pose a servire per qualche tempo i ma- lati dell' ospedale, dal quale uscì a'21 ottobre i53g. Dopo un pel- legrinaggio alla Madonna di Gua- dalupa in Estremadura , ritornato in Granata cominciò a vender legne sul mercato, impiegando in sollievo de'poveri il poco guadagno che ne ritraeva. Nel i54o prese a pigione una casa per ricoverarvi i poveri malati, a' bisogni de' quali con operosa carità provvedeva. Co- sì ebbe principio 1' Ordine della Carità. V. Benefratelli. Gli abi- tanti di Granata, edificati dello zelo di Giovanni, gareggiavano nel som- ministrare soccorsi a questo pio stabilimento. L'arcivescovo lo pre- se sotto la sua protezione, e som- ministrò somme considerabili per renderlo permanente; il qual e- sempio eccitò la carità di altre virtuose persone. Bella prova del- l'amore che Giovanni avea pe' suoi poveri malati, fu un giorno in cui appiccatosi il fuoco al suo ospizio, esponendo stesso al pericolo per salvarli, li trasporti) l'un dopo l'al- tro sul dorso frammezzo alle fiam- me. Né la sua carità reshingevasi entro i confini del suo spedale, ina si estendeva a tutti i poveri della pro- vincia, e a chi somministrava di

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che vivere, a chi procacciava lavoro ; premurosamente provvedeva alle giovanette che dall'inopia poteano esser tratte a peccare, e nulla intra- metteva per ritrarre dalla vita mal- vagia quelle che vi si erano lasciate trascinare. A vita operosa egli u- niva rigida penitenza, continua o- razione e profonda umiltà. Dopo essersi per dieci anni indefessamen- te affaticato nel servigio del suo spedale, cadde infermo; e di que- sta malattia furono cagione le fa- tiche che avea fatto all' occasione di un'inondazione, per trarre dal- l' acqua molti arnesi pertinenti ai poveri, e salvare la vita a un uo- mo che stava per affogarsi. Egli procurò dapprincipio di non dar a conoscere la sua malattia, per non essere obbligato di rallentare le sue fatiche e le sue austerità; ma divenne pericolosa che non potè più celarla. Essendosi di ciò sparsa la voce, una dama virtuo- sa, nomata Anna Ossorio, venne a visitarlo, e trovollo coricato co'suoi abiti , senza altra coperta che una sudicia casacca: il povero infermo non avea fatto altro che mettere in luogo della pietra che ordina- riamente servitagli di origliere, un cesto nel quale era uso riporre le limosine eh' ei raccoglieva fuori per la città. Gli ammalati e i po- veri si struggevano in lagrime in- torno al di lui letto. Anna Ossorio tocca a questo spettacolo, avver- tì segretamente 1' arcivescovo dello stato al quale era ridotto il sau- to, e colla di lui autorità lo per- suase di abbandonar lo spedale, e lo condusse in sua casa perchè1 fosse curato ; ma i rapidi prog si della sua malattia tolsero <>.;ni speranza della sua guarigione. Tut- ta la gente mostravasi costernata

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al pericolo in cui si trovava que- sto uomo di Dio ; tutta la nobil- tà e i magistrati vennero a visi- tarlo pregandolo di dare la sua benedizione alla città, il che fece, persuaso dall'arcivescovo. Indi si rivolse colle più patetiche esorta- zioni a tutti quelli ch'erano pre- senti , raccomandando ad essi i suoi poveri e i suoi fratelli che avevano la cura dello spedale. L'ar- civescovo celebrò la messa nella camera di lui, e gli amministrò gli ultimi sacramenti; e Giovanni stando in ginocchio davanti all'al- tare, spirò agli 8 di marzo i55o. I suoi funerali furono celebrali con molta solennità dall' arcivesco- vo, dal clero secolare e regolare di Granata, dalla corte e dalla no- biltà; e venne sepolto nella chiesa de' minimi di s. Francesco di Pao- la della stessa città. Avendo poscia Iddio glorificato il suo servo con molti miracoli, Urbano Vili lo beatificò nel i63o, e Alessandro Vili lo canonizzò nel 1690. II suo corpo fu trasportato nel 1664 nella nuova chiesa de'suoi discepo- li in Granata medesima dedicata al santo ; e il giorno della sua mor- te è consagrato alla celebrazione della sua festa.

GIOVANNI Dormiente (s.). V. Dormienti ( i sette ss. ).

GIOVANNI d'Egitto (s.). Nato nel 3o5 in bassa condizione, ap- prese il mestiere di falegname, ma in età di venticinque anni abban- donò il mondo, e si pose sotto la direzione di un antico anacoreta, col quale rimase circa dodici anni. Morto questo, passò altri quatlr'au- ni in diversi tnonisteri del vicina- to; poscia ritirassi soletto sopra un burrone presso Licopoli, e murò la porta della sua celletta, non la-

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sciandovi che una finestrella , per cui poter avere il necessario, e dal- la quale facea pure delle istruzio- ni a quelli che venivano a visi- tarlo. Cinque giorni della settima- na si tratteneva solo con Dio, ne si lasciava vedere che il sabba to e la domenica, e solo dagli uomi- ni. Non mangiava che una sola volta il dì, ne mai usava pane, cibo cotto. Possedeva il dono della profezia, e scuopriva a quelli che il visitavano finanche i loro più segreti pensieri ; aveva ancora il dono dei miracoli, e guariva le malattie coll'olio da lui benedetto, per cui il suo nome divenne ben presto famoso. L' imperatore Teo- dosio I lo consultò sull' esito della guerra ch'era per rompere al ti- ranno Massimo, e n'ebbe promessa di prospero successo, il che avve- ratosi, fermamente ritenne doversi le sue vittorie alle orazioni del santo. E quando Eugenio prese la porpora in occidente nell'anno 392, Teodosio mandò al santo eremita l'eunuco Eutropio, con ordine di menarglielo a Costantinopoli , o almeno di consultarlo per sapere se dovesse muovere contro Euge- nio , o aspettarlo in oriente. Gio- vanni, pregato il messo di non ob- bligarlo ad intraprendere tal viag- gio, gli disse che l'imperatore vin- cerebbe, ed aggiunse che morreb- be in Italia, e che uno de' suoi fi- gli regnerebbe in occidente : predi- zione che verificossi interamente. A Palladio, che fu poscia vescovo di Elenopoli, e che scrisse la vita del santo, predisse che sarebbe vesco- vo, ma che avrebbe a sostene- re gravi persecuzioni, come avven- ne. Molti distinti personaggi ed e- semplari anacoreti ricorrevano a lui nei loro spirituali e corporali bi-

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sogni ; anche s. Petronio con altri sci monaci , uno de' quali fu gua- rito da una terzana che lo tor- mentava , si recarono a visitarlo , e furono trattati colla più cordiale carità nell'ospizio eh 'erasi eretto vi- cino alla celletta del santo, ove i suoi discepoli ricevevano i forestie- ri. Così visse sino all'eia di no- vantanni. Nei tre ultimi giorni di sua vita non volle veder nessuno, e postosi in ginocchio per orare , rese tranquillamente Io spirito nel- l'anno 3cj4 o 3cp, probabilmente ai 18 di ottobre, in cui i cofti e gli egiziani ne celebrano la festa. I martirologi latini ne fanno men- zione ai 27 di marzo.

GIOVANNI (s.), detto Y Eterno- tiniere. Nacque in Amatunta nel- l' isola di Cipro, di nobile e ricca famiglia. Fu maritato ed ebbe dei Gglij morti i quali e rimasto ve- dovo, si segregò dal mondo, distri- buì a' poveri i suoi beni, e tutto si diede agli esercizi della cristia- na pietà. Rapidamente avanzossi nella perfezione, e divulgatasi la (ama della sua eminente santità venne eletto patriarca di Alessan- dria l'anno (iott. Arrivato in Ales- sandria fu suo primo pensiero di farsi dare una lista esatta dei po- veri della città, ed ahbenchè fos- sero in numero di oltre settemila e cinquecento, s'incaricò di provve- dere ai loro bisogni. \el giorno di sua consagrazione pubblicò un gio ordinamento contro la disu- guaglianza dei pesi e delle misure che davan luogo all'oppressione dei poveri, e proibì ai suoi officiali .k 1 1 ilare alcuna torta di presenti , per tema che vi si commettessero delle ingiustizie. Poscia distribuì ai mouisterì e agli spedali ottomila pezze doro, che si trovavano nel

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tesoro della sua chiesa. Dava un'u- dienza pubblica in ogni mercoledì ed in ogni venerdì, con una bon- tà straordinaria, e versava conti- nuamente nel seno de' poveri le ricche entrate della sua sede, co- me pure le considerabili somme che rimetteangli molte doviziose persone. Un mercante avendo rot- to il suo naviglio in mare due volte, a lui si rivolse, ed ebbe tan- to da poter racconciare i suoi affa- ri; accadutagli una terza volta si- imi sciagura , ricorse di nuovo al suo pastore, che gli fece dona- re un naviglio appartenente alla chiesa. La carila del santo pa- triarca si estese oltre i confini della sua diocesi, e sovvenne molti sventurati sudditi dell'impero d'o- riente ch'eransi riparali in Egitto dal furor de' persiani. Grandi som- me di danaro ed abbondanti prov- vigioni spedì a Gerusalemme sac- cheggiata dagl' infedeli , e molli operai egiziani per rifabbricarvi le chiese; atterrate. Incaricò due. ve- scovi ed un abbate d'andar iu Per- sia a riscattarvi i prigionieri. Li Provvidenza, iu cui confidava, gli porse sempre i mezzi di supplite a rilevanti spese che superavano le di lui forze. Quanto a vi\e- va poverissimamente e praticava tutte le austerità dei solitari. A- dempiva colla maggior esattei tutti gli uffizi del suo ministero, e il suo /elo per conservare intatto il deposito della fede, eguagliava il suo amore pei poveri kdop vasi ;i premunire 1 fedeli contro d veleno dell' errore, e a ricondurre

all'unità 1 nemici «Iella Chii 5 1 Col- l'opera di Sofronio e di Giovanni Mosco purgò li sua diocesi da ogni straniera dottrina, e convertì molli <- 1 etici, tra i quali 1 u va ì ini Pai ti

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con Nicela governatore di Alessan- dria pei* visitare 1' imperatore a Costantinopoli; ma avvertito in li- na visione della vicinanza di sua morie, lo lasciò a B.odi ; quindi passò in Cipro , e morì qualche tempo dopo ad Amatunta, verso il 6rg, in età di sessantaquattro anni. Jl suo corpo fu in appresso portato a Costantinopoli, dove fu conservato per molti anni. L' im- peratore de' turchi ne fece un do- no a Mattia Uniade re d' Unjjhe- ria, cho lo fece riporre nella sua cappella di Buda. Nel 1 53o fu trasferito a Toll vicino a Presbur- go, e nel i632 nella cattedrale medesima di Presburgo. I greci l'onorano agli n di novembre, giorno della sua morte; il marti- rologio romano ne fa menzione ai 23 di gennaio, in cui si pone la traslazione delle sue reliquie, e la sua festa si celebra a'3o dello stes- so mese.

GIOVANNI Francesco Regis (s.). Discendente di nobile casato, ebbe i natali nel villaggio di Fonteco- perta, diocesi di Narbona, a' 3 r gennaio i5g7. Studiò a Beziers sotto i gesuiti, e dimostrò fin dai suoi prim'anni uno straordinario fervore negli esercizi di pietà e di devozione. All'età di diciott'anni fu colto da una pericolosa malat- tia, da cui risanato fece gli eser- cizi spirituali per deliberare intor- no la scelta di uno stato di vita. Senti ardentissimo desiderio di fa- ticare per la salute delle anime nella compagnia di Gesù, e co- municollo al suo confessore, che lo confermò nella sua commendevole risoluzione. In questo tempo es- sendo venuto il p. Francesco Sua- rez, provinciale de' gesuiti, a visi- tare il collegio di Beziers, Regis

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domandò di poter entrare nella compagnia, il che accordatogli, si recò tutto lieto a Tolosa, e vi co- minciò il suo noviziato agli 8 di- cembre 1616. Due anni dopo, fat- ti i suoi voti, fu mandato a Ca- hors perchè vi terminasse la ret- torica, e il seguente anno a Tour- non per farvi il corso di filosofia, ove meritò per la sua santa con- dotta d' essere chiamato 1' angelo del collegio, e diede i primi saggi del suo zelo nell'evangelico mi- nistero. Le domeniche e le feste andava a predicare ne' vicini vil- laggi, e ragunava i fanciulli con un campanello, per ispiegar loro i primi elementi della dottrina cri- stiana. Imprese a santificare il bor- go d'Andance, da cui sbandi la crapula, tolse i giuramenti e l'im- purità; vi ristabilì l'uso frequente della comunione, v' istituì la con- fraternita del ss. Sagramento, e distese egli stesso le regole di quella santa pratica, che poi si sparse per tutto, ma di cui egli de- v'essere riguardato come istituto- re. Finito il suo corso di filosofia nel 1621, gli fu commessa la cu- ra di recarsi ad insegnare le uma- ne lettere a Billon, poscia ad Auch, e finalmente a Puy; nel qual im- piego non isfuggì fatica per inspi- rare a' suoi scolari in un colf a - more allo studio, quello della vir- tù, edificandoli col proprio esempio. Poich' ebbe insegnato per ben set- t'anni 1' umanità, diede mano ai suoi studi di teologia in Tolosa nel 1628, in cui fece rapidi avan- zamenti. Nel i63o fu ordinato sa- cerdote, ed apparecchiatosi colla preghiera e colla penitenza alla offerta del santo sagrifizio, celebrò la sua prima messa con grande fervore, che quelli che vi assiste-

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vano non poterono lasciare di piangere con esso lui. ÌN'ello stesso anno la peste fece sentire i suoi guasti nella città di Tolosa: Ilegis riguardando questo flagello come una occasione che presenta vagli Iddio di esercitare la sua carità, ottenne con molte istanze da'suoi superiori la permissione di dedi- carsi al servigio degli appestati. L'anno vegnente fece un terz'anno di noviziato, come si accostuma- va presso i gesuiti al compimento degli studi ; e mentre affa ti cavasi nel ritiro alla propria santificazio- ne, fu costretto di recarsi a Fon- tecoperla per dar sesto ad alcuni affari della sua famiglia. Quindi fu mandato al collegio di Pamiers per occuparvi il posto di un reg- gente ch'erasi ammalalo. Nel me- desimo tempo i suoi superiori , vedendo in lui una vera vocazio- ne per la vita apostolica, lo de- stinarono alle missioni. La ciltà di Montpellier divenne il primo teatro del suo zelo: i suoi discor- si erano pieni di tanta forza ed unzione , che i più indurati pec- catori ne uscivano vivamente com- punti; la sua carità non conosceva alcun limite, visitava le carceri e gli spedali, andava d'uscio in uscio a sollecitare le limosine a prò dei poveri, de' quali specialmente era sempre affollato il suo confessiona- le , e li assisteva in ogni modo possibile. Di passò a Sommic- res, capitale del Lavonage, dove trovò uni crassa ignoranza, con tutti i vizi che le tengono dietro : tolse a distruggerli, ed ebbe la dolce consola/ i< »iif ili vedere le sue fatiche coronai.- dal più felice suc- cesso; il rigore della stagione non impedivalo ili entrare ne I' più inaccessibili di tutto il pa

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In mezzo a tanti travagli le sue austerità erano straordinarie : tutto il suo nutrimento riducevasi in pa- ne ed acqua , cui aggiungeva tal- volta alcun po' di latte e qualche frutto; non lasciava mai il cilicio; e quel poco di riposo che accorda- va alla natura, pigliatalo sopra una panca o sopra il suolo. Nel i633 il vescovo di \ iviers lo chiamò nel- la sua diocesi, che da cinquantanni era il centro del calvinismo ed il teatro delle più crudeli rivoluzioni. 11 p. Regis fece dappertutto delle missioni che produssero ottimi 1 f- fetti, e rivolse le sue cure princi- pali alla riforma de' parrochi. Il conte De la Mothe-Brion entrò per lui nella via della penitenza, e col suo zelo e colle sue limosine con- tribuì non poco al buon esito del- le pie imprese del santo missio- nario. L'anno seguente fu chiamato dai suoi superiori a Puy ; quivi scrisse al generale della società, per essere impiegato nelle missioni del Canada, e mandato presso gli mo- ni e gì' irochesi. La risposta fu con- forme al suo desiderio; ma il conte De la Mothe insistette vivamente presso il provinciale di foiosa, che il santo ritornò nella diocesi di \ 1- viers. Ivi si diede alla conversione dei calvinisti, e ali istruzione >: _ abitanti della cittadella di Cliev- lard, eh' erano immersi in una pro- fonda ignoranza del cristianesimo ; e molto ebbe a soffrire in qi paese mezzo selvaggio. Il coni. la Mothe fondò una missione per- petua a Cbeylard, cedendo per tem- pre ai gesuiti un capitale di - mila Branchi pel mantenimento « l

due religiosi , e la elsa che BfCI ' in città per servir loro d Dopo qu> sta missione il p. I ne fece una a Privas, la quale BOB

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ebbe meno felice riuscita. Poscia il vescovo di Valenza lo chiamò nel- la sua diocesi, e pregollo di eser- citare il suo zelo nel borgo di san- ta Aggreva, posto in mezzo ai mon- ti, e ripieno di eretici, dove ebbe occasione di praticare molte eroi- che virtù. Verso la fine del i635 recossi a Marles nel Vivarese, e passato l' inverno fece ritorno a Puy- I quattro ultimi anni della sua vita furono impiegati a santi- ficare il Velay. Nelle stagioni estive faceva le missioni a Puy, e in quelle d'inverno trascorreva i borghi e i villaggi delle diocesi di Puy, di Vienna, di Valenza e di Viviers. La sua fidanza in Dio rendevalo intrepido in mezzo ai pericoli : viag- giava di giorno e di notte, cam- minava sovente siili' orlo dei pre- cipizi , valicava monti coperti di neve, e passava torrenti impetuosi per giungere ad un povero popolo che lo stava aspettando. Per la san- ta sua causa alfi dittava coraggiosa- mente l' ira e il disprezzo degli uo- mini perversi, e procurava ogni mezzo per convertirli. Il martirio eia l' oggetto de' suoi più ardenti desideri! ; ma alla fine consunto da tante fatiche e disagi fino all' ulti- mo sofferti, logoro da tante auste- rità praticate, restò vittima del suo zelo e della sua carità, e morì san- tamente alla Lousvec, dove avea cominciato l'ultima sua missione, verso la mezza notte dell' ultimo dell' anno i 640, avendo quasi qua- rantaquattr'anni di età. Fu seppel- lito il 2 gennaio nella chiesa della Lousvec, e la sua tomba divenne ben presto ogg<'lto di venerazione pe molti miracoli con cui piacque a Dio di glorificare il suo servo. L'eroismo delle virtù di s. Gio- vanni Francesco Regis essendo slato

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maturamente esaminato a Roma , e giuridicamente comprovata l'au- tenticità de' miracoli, fu beatificalo nel 17 16 da Clemente XI; e Cle- mente XII lo canonizzò nel 1737, supplicatone da Luigi XV re di Francia, da Filippo V re di Spa- gna, e dal clero di Francia. La sua festa si celebra il giorno 16 di giugno.

GIOVANNI Gualberto (s.). U- scito da una nobile e ricca fami- glia stabilita a Firenze, fu allevato con molta cura nelle massime di pietà e nello studio delle umane let- tere ; ma appena entrò nel mondo restò affascinato da' suoi piaceri, e corse dietro alla corruzione del se- colo. Essendo stalo il suo fratello Ugo ucciso da un gentiluomo del paese, egli formò il disegno di ven- dicarlo colla morte dell' uccisore, e già scontratosi con esso in una via, tratta la spada, stava per compiere la meditata vendetta; quando quel- l' infelice, geltandosegli a' piedi, col- le braccia stese in forma di croce, lo scongiura in nome della passio- ne di Gesù Cristo, di cui in quel giorno, eh' era il venerdì santo, ce- lebra vasi la memoria , di non vo- lergli torre la vita. Un tal alto , tali parole commossero siffattamente Giovanni, che rientrato in stesso, perdonò al gentiluomo, ed abbrac- ciatolo in segno di amicizia , seguì il suo cammino fino alla badia di s. Minialo, che apparteneva all' or- dine di s. Benedetto, ove entrato in chiesa si pose fervorosamente ad orare. Uscito dalla chiesa, si reca dall'abbate, gli si getta ai piedi, e gli chiede l'abito monastico. Do- po qualche difficoltà pel timore che aveasi del di lui padre, gli fu per- messo di osservare in abito da se- colare gli esercizi della comunità.

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Passali alcuni giorni, egli si tagliò da i capelli , e venissi d' un abito da monaco che avea tolto a prestito. Suo padre, avvertito del fatto, corse irato al convento ; ma tocco dai motivi che aveano deter- minato il figlio a ritirarsi dal mon- do, vi acconsenti e diedegli la sua benedizione. Il giovane religioso colla più viva compunzione del cuore si abbandonò alle più austere pratiche della penitenza, continuan- do dì e notte la sua orazione , e divenne in poco tempo un compiu- to modello di tutte le virtù, sicché i religiosi del monistero lo desi- gnarono a successore del morto ab- bate. Ma egli rifiutò umilmente tale dignità, e desiderando di vivere af- fatto solingo, dopo aver visitato il romitaggio di Camaldoli, si ritirò a \allombrosa. Quivi trovò due romiti, coi quali si unì egli e il suo compagno; indi tutti insieme lòrmarono il disegno di fabbricarvi un piccolo convento, e radunarvi una comunità sotto la primitiva re- gola austera di s. Benedetta La badessa di s. Ilario donò loro il luogo necessario per la costruzione della fabbrica; e quando il moni- stero fu compiuto, il vescovo di Paderborn, ch'avea seguito l'impe- ratore Enrico 111 in Italia, venne a consagrarne la cappella. Il nuovo ordine ni approvato nel 1070 da Papa Alessandro II, come anco la regola che vi si osservava , la quale ora la medesima di s. Benedetto, con alcune costituzioni aggiunte da s. Giovanni Gualberto Egli ne fu il primo abbate, e coli edificante

suo esemplo condusse l suoi ino- liaci alla perfezione. Fondò il mo-

iiinUto di s. Salvi, quelli (Itila Aio- ila, ili l'assi^iiano, di Rozzuolo, di Monte Salano, e stabilì delle

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riforme m alcuni altri. Oltre ai re- ligiosi di coro riceveva anche dei fratelli conversi perché attendessero alle funzioni esteriori; e si tiene che questa sia la prima volta che si trovano per questo modo i mona- ci divisi in due classi. S. Giovanni Gualberto si distinse eziandio per la sua carità verso i poveri, per assistere i quali spesso vuotava i serbatoi del suo monistero. Assi- curasi che in una grave penuria egli moltiplicò le provvigioni del monistero di Rozzuolo, ove i po- veri accorrevano da ogni parte ; guarì molti malati colle sue ora- zioni, ed ebbe anche il dono della profezia. Egli per umiltà non ave- va voluto ricevere nemmeno gli ordini minori, tenendosi indegno di esercitare le mcnoine funzioni della Chiesa. Il Papa s. Leone IX, tratto dalla fama della di lui santità, fe- ce un viaggio a Passignano per ve- derlo e intertenersi con lui. Stefano

I X detto X , ed Alessandro II ebbero aneli' essi una particolare venerazio- ne per la sua persona. Morì a Pas- signano ai 12 di luglio 1073, in età di sessantaquattr' anni, e fu cano- nizzato nel 1 1 93 da Celestino III.

II giorno in cui passò di questa vita è consagrato alla celebra/ione della sua festa. V. Yu.LOMi!Ros\\f.

GIOVANNI Cwzio o di Kexti (s.). Xato circa il i4°3, nel villag- gio di cui porta il nome, nella dio- cesi di Cracovia, passò la sua v'me//a nell'innocenza, e compiuti i primi studi passò .1 quelli di filosofia e teologia nell'università di Cracovia, e divenne dottore e professore Qui- m insegnò pei più .inni con esito (èlice, illuminando la mente dei

suoi discepoli eolla sui dodi 111 1 .

formando 1 loro cuori alla piei >

co' suui discuisi e co siiui esempi-

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Elevato a! sacerdozio, ebbe il go- verno della parrocchia d'Ilkusi, in cui fece risplendere il suo zelo, la sua prudenza, la sua carità stra- ordinaria verso i poveri. Alcuni anni dopo, richiesto dall'università, riprese il suo offizio di professore e lasciò la parrocchia ; non trala- sciò per altro di occuparsi, in tut- ti i momenti che il suo impiego gli lasciava liberi, per il bene del prossimo, soprattutto colla predi- cazione. Fece il pellegrinaggio di Ge- rusalemme, ed ardendo del desiderio di terminare i suoi giorni col mar- tirio, non temette di predicare ai turchi Gesù crocefisso. Oltre que- sto viaggio fece quattro volte quel- lo di Roma per visitare le tombe de'santi apostoli, andando a piedi e portando egli stesso il suo fardel- lo. Questo santo prete, di cui tut- ti i giorni furono consagrati alla virtù, fu veduto più volte privar- si del suo cibo e delle sue vesti, per darli a quelli che ne aveano bisogno; praticava le più austere mortificazioni , era coperto di un cilicio, digiunava e si dava fre- quentemente la disciplina ; tren- t' anni innanzi la sua morte egli si astenne interamente dal mangiar carni. Morì a'24 dicembre i4?3, nel settantesimo anno di sua età, e molti miracoli furono operati per sua intercessione. La sua veste di porpora, eh' egli aveva portata co- me dottore, fu conservata religio- samente, e se ne vestiva il deca- no della scuola di filosofia il gior- no ch'entrava in possesso, facendo- gli giurare d' imitare gli esempi e le virtù di s. Giovanni Canzio odi Kenti, come ne indossava la veste. Fu canonizzato da Papa Clemente XIII, a' 16 luglio 1767; eia sua memo- ria è in grande venerazione nella

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Polonia e nella Lituania. Lasciò alta fama del suo sapere, ma nessuna delle sue opere giunse fi- no a noi.

GIOVANNI da Matua (s.). Sor- ti i natali a Faucon, sulle fron- tiere della Provenza , da genitori ragguardevoli per nobiltà e reli- gione, verso la metà del XII seco- lo. Egli fu sempre infiammato fin dalla sua giovinezza del desiderio di perfezionarsi nella pratica delle cristiane virtù, ed oltremodo cari- tatevole verso i poveri. Mentre studiava ad Aix recavasi ogni ve- nerdì allo spedale per servire gli ammalati, e procurar loro lutti que'soccorsi che poteva. Ritornato a casa del padre, ottenne il per- messo di ritirarsi in un picco- lo romitorio non molto lungi da Faucon, per darsi interamente a Dio; ma siccome le frequenti vi- site de* suoi amici non gli la- sciavano gustare quella solitudine cui desiderava, pensò di abbandonare la cella, e pregò il padre che il man- dasse a Parigi per istudiarvi teo- logia. Ivi fu addottorato, e poco dopo celebrò la sua prima messa. Nello stesso giorno per celeste in- spirazione divisò di adoperarsi a tutto suo potere pel riscatto di quegli sventurati cristiani che ge- mevano sotto il duro giogo degli infedeli, e ritiratosi si dispose col- la preghiera e colla penitenza a ricevere i lumi dello Spirito Santo a tant' uopo necessari. Avendo egli udito parlare del santo eremi- ta Felice di Valois ( Vedi) , re- cossi a lui per pregarlo di rice- verlo nel suo romitorio ed istruir- lo sui mezzi della perfezione. Fe- lice non riguardollo come disce- polo, ma come un compagno che Dio gli avea mandato ; ed en-

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trambi esercìtaronsi nella pratica di tutte le virtù. Giovanni comu- nicò a Felice il suo pensiero di dedicarsi alla liberazione degli schia- vi cristiani, e Felice non dubitan- do punto che un cotale disegno non provenisse da Dio 3 offerse lutto se stesso pel prosperevole riu- scimento. I due santi raddoppiaro- no le loro mortificazioni e pre- ghiere, alììne di ottenere da Dio novelli schiarimenti sulla condotta che doveano tenere per recare ad effetto il nobile desiderio inspira- togli dalla carità. Verso la fine del 1197 si partirono per Pcoma, ove il Pontefice Innocenzo III li accolse favorevolmente, appro- vò il loro disegno, e ne formò un nuovo ordine religioso, sotto gli auspicii della ss. Trinità, di cui Gio- vanni fu dichiarato primo mini- stro generale. Ritornati in Fran- cia, il re Filippo Augusto aggradi e favoreggiò l'instituzione del loro ordine nel suo regno. Valcario III, signore di Chutillon, donò loro un luogo nelle sue terre per edificar- vi un convento, e divenuto questo troppo angusto , diede ad essi Cerfroid, ove edificarono un mo- nistero che fu sempre riputato il centro dell' ordine dei trinitari. S. Giovanni di Matita recossi a Tu- nisi l'anno 1202, e liberò cento- dieci schiavi. Fieduce in Proven- za ammassò grandissima quantità di danaro, di che servissi a pro- curare la libertà ad una molti- tudine di sventurati oppressi sotto i furi de' mori di Spagna. Nel 12 io fece un secondo viaggio a Tunisi, ove i maomettani ^li fece- ro assai soffrire, irriluti dei 11 ardore con cui confortava i prigionieri a sostenere pazientemente i loro mali, ed a morire anziché rinnegare la vol, xxxi.

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fede. Allorché lo videro entrare in mare con centoventi schiavi da lui riscattati, quegli infedeli por- tarono via il timone del vascello e lacerarono le vele, affinchè perisse in mezzo alle onde. Giovanni pie- no di fiducia in Dio, fatti spiegare i mantelli de' suoi compagni a mo- do di vele, si mise ginocchioni sul- la tolda o tavolato del vascel- lo a cantar salmi col Crocifis- so in mano lungo tutto il cammi- no ; e il vascello in pochi ap- prodò felicemente al porto d' Ostia. Sentendo il santo venir meno le sue forze, passò a Pioma, ove vis- se ancora due anni, pure occupato neh' esercitare le opere di miseri- cordia, e nel predicare la peniten- za. Morì santamente a' 2 1 dicem- bre del I2i3, e fu seppellito in s. Tommaso, ove vedesi ancora la sua tomba; ma il corpo di lui venne poscia trasportato in Ispagna. 11 Pa- pa Innocenzo XI, nel 1679, ^ss" 'a sua festa agli b' febbraio. V. Tri- nitari.

GIOVACI (s), detto di Mou- lier. Prete che fioriva nel sesto se- colo. Sappiamo da s. Gregorio di Tours, eh' egli era uato nella Gran Lretagna, e menò vita ritirata a Chiuon o Caion, città della diocesi di Tours. Aveva presso la chiesa una cella ed un oratorio con un piccolo giardinetto che coltivava colle sue proprie mani, e in cui piantò alcuni allori, all'ombra dèi quali usava sedere per legl e far orazione. Fu seppellito nel- la sua solitudine , e più malati guarirono per di lui intercessio- ne. E menzionato nel martirolo- gio romano a' 27 di giugno, e pure in quelli di Francia e d' In- ghilterra.

GIOVANNI 1 P\()L<) ( )Ser-

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virono ambedue come officiali nel- le armate di Giuliano l'Apostata, e riportarono la palma del marti- rio in Roma. Essi ottennero una doppia vittoria, avendo conculcato gli onori del mondo e trionfato della crudeltà dei carnefici. Collo- casi comunemente il loro martirio nel 362, sotto il prefetto Apronia- no. Il martirologio romano dice ch'erano fratelli, e che Giovanni era prefetto del palazzo, e Paolo primicerio della vergine Costanza , figlia dell'imperatore Costantino. Nei sacramentari di s. Gelasio e di san Gregorio , come ancora nell'antica liturgia gallicana, evvi una messa propria per questi santi martiri, i cui nomi sono stati mai sempre celeberrimi nella Chiesa fi- no dal quinto secolo, e la loro fe- sta si celebra a' 26 di giugno.

GIOVANNI di Reomay (s.). Na- to nella diocesi di Langres, si fe- ce monaco a Lerino. Essendo poi stato richiamato dal suo vescovo, fondò la badia di Reomay in Ror- gogna, sotto la regola di s. Ma- cario. Divenne celebre per la sua santità e i suoi miracoli, e mori in età di quasi cento e vent'anni, verso la metà del sesto secolo. E- gli è uno dei fondatori della vita monastica in Francia, ed è men- zionato nel martirologio romano sotto il giorno 28 di gennaio.

GlOVANiM da s. Facondo di Suiagun (s.). Nacque a Sahagun 0 s. Fagnndez nel regno di Leo- ne in Ispagna. I suoi genitori , Giovanni Gonzalez da Castrillo, e Sanca Martinez , erano amendue ragguardevoli per la loro nascita e per le loro virtù. Fece i suoi studi tra' benedettini di s. Fagondez o Facondo, ed abbracciato lo stato ecclesiastico, si unì al vescovo di

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Rurgos, che gli diede delle prove di stima, conferendogli un cano- nicato della cattedrale: egli posse- deva ad un tempo tre piccoli be- nefizi, la cui nomina apparteneva all'abbate di s. Facondo. La sua condotta era stata mai sempre ir- reprensibile, ma volendo perfezio- narsi vieppiù , rinunziò i suoi be- nefìzi , non riserbandosi che una cappella , in cui diceva la messa ogni dì, predicava sovente, ed i- struiva nei misteri della fede. Po- scia domandò al suo vescovo la permissione di passare a Salaman- ca, ove attese per quattr'anni allo studio della teologia, e fu chia- mato alla direzione delle anime nella chiesa parrocchiale di s. Se- bastiano. Dopo aver praticato per ben nove anni delle grandi auste- rità, e prodotto dei frutti mera- vigliosi colle frequenti istruzioni che vi faceva, deliberò di lasciare in- tieramente il mondo, e nel 1 4^3 si ritiiò fra gli eremitani di s. A- gostino in Salamanca, dove a' 28 agosto 1 \6.\ professò i voti solenni. Avendogli i suoi superiori ordina- to di esercitarsi nella predicazio- ne, annunciò la parola di Dio con zelo straordinario. La sua indole soave rendevalo più atto d'ogni al- tro a spegnere i semi della discor- dia; e per lui videsi cessare quello spirito di odio e di animosità che regnava soprattutto tra i nobili in Salamanca, e che prodticeva tutto giorno eliciti funesti. Eletto nel r 47 r priore del convento, condusse santa- mente i suoi religiosi per la via dell'esempio , praticando il primo tuttociò ch'esigeva dagli altri. Pas- sò di questo secolo agli 1 1 di giu- gno '479, e molti miracoli, ope- rati innanzi e dopo la sua morte, fecero pubblica testimonianza della

GIO specchialo stia santità. Fu beatifi- cato da Clemente \!1I nel ilìoi, e canonizzalo nel if>qo ria Ales- sandro Vili. Benedetto XIII ordi- nò elio fòsse inserito il suo officio nel breviario romano, sotto il gior- no i?. di giugno.

GIOVANNI (s.), detto il Sileni zioso. Nato a Psicopoli nell'Alme- nia nel 4^4» restò assai giovine orbato rie' genitori, che con gran «■tira aveanlo cristianamente alleva- t«> ; e rimasto possessore «li consi- derabile facoltà, consacrolla ari usi |iii. Fabbricò a Nicopoli una chie- sa in onore della B. Vergine, e un uionislero nel quale, tulio in- tento alla propria santificazione, si rinchiuse con dieci persone anima- te dallo slesso fervore. L'arcivesco- vo «li Sebaste, conscio delle -virtù «li Giovanni, Io astrinse a lasciare la sua solitudine, e malgrado la sua ripugnanza innalzollo alla sede episcopale di Colonia in Armenia, benché non avesse ancora che ven- totz' anni. Governò la sua diocesi con molto fruito per Io spazio rli dieci anni, serbando lo spirito del sua slato primiero, e continuando negli stessi esercizi, per quanto gliel consentivano i doveri del suo mi* insterò. Poscia rinunziò l'episcopa- to per andare in Palestina, e riti- rossi nella laura rli s. Saba, il «pia- le avendolo accolto senza conoscer- lo, lo pose ai servigi dell'economo. Questi lo occupò ad attigner acqua, e portar pietre agli operai impie- gati a fabbricare un nuovo spella- le, e Giovanni obbediva con gì. ru- de semplicità, conservando un con- tinuo silenzio. S. Saba, conoscen- do poscia i rioni straordinari che trovatami in Ini, volle che'BOfl ti occupasse elio della contemplazione, «• permisegli rli andare a vivere in

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una cella separata. Ivi passò tre anni, stando fino a cinque giorni per settimana senza prender alcun cibo, e non uscendone che il sab- bato e la domenica per assistere all'uffizio pubblico della chiesa. Fu poscia fatto economo della laura , e per «piatirò anni esercitò quel- l'uffizio. S. Saba edificalo dalle sue virtù Io condusse ad Elia patriar- ca di Gerusalemme, per farlo or- dinare sacerdote. Allora Giovanni fu costretto di dichiarare al pa- triarca ch'egli era e lo pregò di tenere la cosa in se; laon- de Elia ricusò di consagrarlo, sen- za addinne il motivo. S. Saba tor- nossene molto rammaricato, ti tnendo ebe Giovanni avesse in pas- sato commesso qualche delitto; ma ricorso a Dio, seppe per rivelazio- ne la cosa, e lagnossi col suo di- scepolo perchè gliela avea tenuta occulta. Giovanni vergendosi sco- perto stava per abbandonare la laura, ma il «anto abbate ve lo trat- tenne promettendogli di serbare il segreto. Giovanni passò i qualtr'an- ni successivi senza mai parlare con nessuno, se non con quello chi portava da mangiare ; ed -svendo stato s. Saba costretto nel 5o3 ad allontanarsi dalla laura , a motivo di una sedizione colà insorta, Gio- vanni si ritirò in un deserto vici- no, ove visse sei anni in assoluto silenzio, d'altro si nutrì che rli erbe e «li radici. Richiamato s. Sa- ba alla laura nel 5 i o, andò subito a ritrovare Giovanni nella solitudi- ne, e lo ricondusse nella sua cel- letla, ove continuò a menare una vita «la angelo fino al 558, In cui morì nell età rli cento e «piattr'anni, ■etlantaaei «lei quali ne avea p

nel deserto. S. Giovanni il Silen- zioso è onoralo a' i 3 di ni

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GIOVANNI («.), martire. V. Ci- ro (s.).

GIOVANNI ($.), martire. V. An- tonio, Giovanni ed Eustachio (ss.). GIOVANNI Nepomuceno ( s. ). Trasse i natali nella piccola città di Nepomuck in Boemia, posta al- cune leghe lungi da Praga , verso l'anno i33o. 1 suoi virtuosi geni- tori nulla risparmiarono per dargli una eccellente educazione , ed egli al pronto ingegno e alla costante applicazione accoppiava somma dol- cezza, pietà e candore. Fu man- dato alla celebre università di Pra- ga, ove oltre la filosofìa studiò an- che teologia e diritto canonico , nelle quali facoltà prese il grado di dottore. Egli avea diretto tutti ì suoi studi collo scopo di abbrac- ciare il sacerdozio, e consacrarsi senza riserva a procurare la glo- ria di Dio; e raddoppiando il fer- vore si dispose colla orazione e col digiuno a ricevere 1' unzione sa- cerdotale. Tosto il suo vescovo gli affidò il pergamo della Madonna di Tein ; e i primi travagli del suo zelo produssero ammirabili fruiti. Fatto canonico della cattedrale non cessò di travagliare per la salute delle anime. Il giovane imperatore Venccslao IV udì parlare del me- rito di questo servo di Dio, e vo- lendo conoscerlo lo nominò predi- catore nell'avvento alla 6ua corte. Giovanni si avvide pur troppo quanto questa commissione doves- se essergli ardua e pericolosa, nul- lameno accettolla , e la sostenne con applauso del principe e dei cortigiani; anzi Venceslao se ne senti tocco per modo, che rallcn- ne per alcun tempo il corso del- le sue sregolate passioni, e per dare al Nepomuceno un attestalo di sti- ma olFcrsegli la sede vescovile di

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Leilmeritz. Il virtuoso canonico, che non cercava le dignità e le grandezze, ricusò il vescovato , e così pure la cospicua prevostura di Wischcradt coli' onorevole titolo di cancelliere ereditario del regno. Accettò in seguito il posto di li- mosiniere maggiore dell' impera- tore ed imperatrice , perchè quel- l' uffizio gli dava modo di sod- disfare alla sua tenerezza verso i poveri, dei quali fu 1' avvocato ed il padre. La pia imperatrice Gio- vanna, figlia d'Alberto di Baviera, scelse Giovanni a direttore della sua coscienza, ed avea bisogno di tal guida in mezzo ai gravi ram- marichi che cagionavale la gelosia dell'imperatore suo sposo. Ella a- vanzò sempre più nella perfezione; ma la di lei pietà non fece che iu- nasprire la ferocia di Venceslao, il quale accecato dalla sua malnata passione, prese in sinistro senso le più sante azioni della sua sposa, e concepì il sacrilego disegno di ob- bligare Giovanni a rivelargli le di lei confessioni. Il santo rabbrividì d'orrore alla strana ricerca, e rap- preseulogli colla più rispettosa ma- niera, che ciò offendeva del pari la ragione e la religione. L' imperatore, che nou avrebbe mai credulo che nessuno osasse resistere alla sua vo- lontà, restò fortemente sdegnato della ripulsa del suo elemosiniere; tuttavia dissimulò il suo dispetto, e lo rimandò senz'altro dirgli. Ma non lardò molto a rinnovale con minaccie l'assalto, e ritrovando il santo fermo egualmente a serbare l' inviolabile sdeuzio , ordinò che fosse tratto in prigione e barba- ramente tormentalo. I carnefici lo stesero su d'una specie di cavalletto, e gli bruciarono i fianchi e le parti più delicate del corpo con torcia

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ardenti. In mezzo a questo suppli- zio, Giovanni non pronunciava che i sacri nomi di Gesù e di Maria. Alla fine fu staccato dal cavalletto ch'era quasi spirante. Il Signore visitò il suo servo in prigione, e riempillo delle più dolci consola- zioni. L'imperatrice venuta a sa- pere ciò ch'era accaduto, andò a gittarsi ai piedi dell' imperatore, e le riuscì di ottenere che il sauto fosse posto in libertà. Alcun tempo dopo Giovanni ricomparve ^lla cor- te, ma ben prevedeva che quella calma non sarebbe di lunga du- rata ; quindi si dispose alla morte consagrandosi intieramente agli e- sercizi di pietà, e raddoppiando il suo zelo nella predicazioue. Nell'ul- timo suo discorso prese per testo le parole : Ancora qualche incunea- to, poi non mi vedrete piuj al fi- ne dello stesso discorso, preso quasi da Un entusiasmo profetico, pian- gendo dirottamente, predisse i mali che doveano presto piombare sul- la Boemia, e si accommiatò dal suo uditorio. Poco appresso* men- tre ritornava verso sera da Bunt- zel, ov'erasi recato a visitare la celebre immagine della B. Vergine eh' è in gran venerazione per tutta la Boemia, fu veduto dall' impe- ratore che stava ad una finestra del suo palazzo. Costui sentì risve- gliarsi tutto in un colpo il suo sdegno e la sua sagrilega curiosi- tà; e fattoselo all'istante condurre dinanzi , intimogli di svelare la confessione dell' imperatrice , o di morire. Il santo , fermo nel suo proposito, nulla rispose, per cui \ eoceslao cicco d' ira ordinò che fosse gettalo nel fiume, lostochè le tenebre impedissero al popolo di accorgersene. Giovanni fu precipi- tato nel Moldava, culi: numi e coi

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piedi legati, dal ponte che unisce la grande alla piccola città di Pra- ga, a' 16 maggio i3S3, ch'era la vigilia dell'Ascensione. Appena ri- mase soffocato dalle onde , il suo corpo ondeggiante lunghesso il fiu- me fu circondato da uno splendo- re che attirò gran folla di spetta- tori. Allo spuntare del giorno si svelò l'orrendo mistero, e gli stessi esecutori tradirono il segreto del principe. Tutta la città accorse per vedere il santo corpo ; i canonici della cattedrale vennero a levarlo con pompa solenne, e portaronlo nella vicina chiesa di s. Croce dei Penitenti , insino a che gli avesse- ro preparato nella loro chiesa un sepolcro più degno di lui. Allor- ché tutto fu pronto, i canonici e il clero, accompagnati da una iu- numerabile moltitudine di popolo, recaronsi in processione alla chiesa di s. Croce, e trasportarono solen- nemente il corpo dell'invitto marti- re alla metropolitana. Durante la traslazione parecchi malati di morbi incurabili ricuperarono la sanità, e simigliatiti miracoli si fecero dipoi alla sua tomba. Si attribuisce alla di lui intercessione la compiuta vit- toria che gì' imperiali , comandati dal duca di Baviera, riportarono nel 1620 sotto le mura di Piaga, e che fece ad essi ricuperare il regno di Boemia. Da quel tempo f illustre casa d'Austria ha sempre avuto una singolare divozione per s. Giovanni Nepomuceno, protomar- tire de! sigillo sagramentale della confessione, e protettole della buo- na fama. Gl'imperatori Ferdi- nando Il e Ferdinando III sol- lecitarono la di lui canonizzazio- ne, che fu poi ottenuta da Car- lo VI. A' 1 \ aprile dell'anno 1719 fu aperto il suo sepolcro, e fu Uro-

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vato il suo corpo affatto spolpato, ma le ossa erano ancora intiere e perfettamente unite, e la lingua n'era freschissima e ben conserva- la. Egli era stato onorato in Boe- mia come martire subito dopo la sua morte; ma per rendere più autentico e più generale il suo cul- to, si domandò la sua canonizza- zione, e si produssero nuovi mi- racoli di cui fu provata la verità giuridicamente a Roma ed a Pra- ga. Innocenzo XIII confermò il cul- to che gli si rendeva, con un de- creto equivalente a un decreto di beatificazione, e Benedetto XIII a'19 marzo del 1729 ne celebrò solennemente nella basilica latera- nense la sua canonizzazione. Esiste nella basilica medesima un alta- re ehe porla il nome di s. Gio- vanni JN'epomuceno, e che fu de- dicato dallo stesso Benedetto XIII. Anche nella chiesa di s. Paolo di Venezia avvi un altare dedicato a questo santo martire, e se ne ce- lebra la fèsta, assegnata a' x6 mag- gio, con di voto otta vario. Ne am- pliarono il culto Benedetto XIV e Clemente XIII, il quale ordinò nel 1763 che nello stato pontifì- cio se ne celebrasse l'uffizio a' 1 7 maggio, permettendo poi nel 1766 a'gesuiti, che veuerano questo san- to per protettore della buona fa- ma, di conformarsi al clero seco- lare in tal celebrazione.

GIOVANNI GIUSEPPE della Croce (san). Nacque da ragguar- devoli genitori circa l'anno i654 ad Isola, isola dipendente dal regno di Napoli. Fin dai primi auni abi- tuossi alla mortificazione e alla pre- ghiera, e giovane ancora era forni- to delle più sublimi virtù. Abbrac- ciò l'ordine di s. Francesco, nella 1 dònna stabilita in Ispagna da s.

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Pietro d'Alcantara, e da poco tem- po introdotta in Italia ; e nel suo noviziato si rese ammirabile colla perfezione della penitenza , della contemplazione e dell' umiltà. Tre anni dopo la sua professione fu mandato dai suoi superiori a fon- dare in Piemonte il convento di Alila, che divenne per le sue cure immagine perfetta di quello che s. Pietro d' Alcantara, ancor semplice chierico, avea un tempo fondato a Pedroso nell' Estremadura. Elevalo Giovanni, malgrado la sua reniten- za, alla dignità del sacerdozio, ot- tenne permesso di edificare, alquan- to lungi dal convento, e sid pendio di una montagna assai elevata, un romitorio, cui fabbricò egli stesso, portando sopra le proprie spalle, per terminarlo più prestamente, le le- gna, le pietre e la calce, e dandosi tanta pena, che le tracce de suoi passi erano tinte di sangue. Essen- do stato pregato da'suoi fratelli di scrivere alcune regole particolari per la loro casa, ne fece di così sa- vie, che furono approvate dalla santa Sede. Incaricato poscia della direzione de' novizi, li condusse con tanta prudenza alla perfezione del loro stato, che molti di essi acqui- starono grande riputazione di san- tità. Allorché giunse , dopo molte difficoltà , a riunire in provincia sotto il titolo di s. Pietro d' Alcan- tara i conventi dell'osservanza d'I- talia stanziati nel regno di Napoli, egli ne divenne il primo superio- re ; ma ebbe a soffrire le più nere calunnie. Giunto finalmente colla pazienza a far tacere gli avversa- ri, diedesi con novello ardore alla contemplazione, alla penitenza e al- la più esatta osservanza della re- golare disciplina. Questo perfetto religioso, favorito di grazie straor-

GIO dinarie, del dono di profezia e di quello de' miracoli, prolungò il cor- so della sua vita i tifino agli anni ottanta, e santamente si addormen- tò nel Signore il 5 marzo del l'joy, nel convento del monte s. Lucia nella città di Napoli. Il Papa Pio VI lo inscrisse nel catalogo dei bea- ti il giorno i5 maggio del 1789; e il regnante Pontefice Gregorio XVI, solennemente canouizzollo ai 26 maggio del i83p.

GIOVANNI BATTISTA della Concezione (beato). Nacque ad Al- niodovar del Campo, vicino a Ca- latrava, li io giugno i56i, da Mar- co Garzias e da Isabella Lopez, am- bedue di antica ed illustre famiglia. Cominciò da fanciullo a praticare austere penitenze: portava il cili- cio, davasi ogni giorno la discipli- na, dormiva sopra un asse con una pietra per guanciale , e digiunava <piasi continuamente in pane ed acqua. Sillatta maniera di vivere gli produsse una malattia di languore, da cui perì> si rimise in capo a di\c anni. Intanto avendo compiuto il corso di umanità e di filosofìa sotto la direzione dei carmelitani scalzi, fu mandato dai suoi genitori al- l' università di Baeza. Terminali i suoi studi, fece ritorno in patria e risolvette di rendersi religioso. Do- po qualche perplessità nella scelta dell' ordine , entrò in quello dei trinitari nel convento di Toledo, ove passalo con fervore ammirabi- le l'anno di prova, ricevette il sa- cerdozio, e fu impiegato dai supe- riori nella predicazione e nella di- rezione delle coscienze. Il suo raro ingegno e la perfezione delle sue virtù lo resero tosto predicatore là- inoso e confessore rinomato , ope- rando numerose conversioni, e cor- rendo in folla il popolo ai suoi di-

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scorsi. Siccome da qualche tempo erasi introdotta la rilassatezza nella maggior parte dei conventi dei tri- nitari, i principali membri dell' or- dine si radunai 0110 nel i5q£, e presero risoluzione di fondare due o tre case in ciascuna provincia , nelle quali fosse messa in vigore 1' osservanza delle regole, e fossero aperte a tutti i religiosi, ma colla permissione di lasciarle per ritorna- re nel loro primo convento. Allor- ché la rifórma fu stabilita, il p. Gio. Battista fu uno dei primi ad ab- bracciarla , e venne incaricato di governare come superiore il nuovo convento di Val-de-Pegnas. Veden- do egli che la riforma poco pro- sperava, e che non si sarebbe ot- tenuto miglior effetto finché non si avesse tolta ai religiosi la libertà di ritornare ai loro antichi conventi, si recò a Roma nel i5g8, per rap- presentarlo al Papa Clemente Vili. Ottenuta da questo Pontefice una bolla che l'autorizzava a stabilire una riforma intera nel suo moni- stero ed in alcuni altri , riformò otto case : numero che fu poscia notevolmente accresciuto. Ma per riuscirvi egli dovette superate gran- di opposizioni per parte del governo di Spagna e dei membri dell'ordine, e soffrire eziandio molte persecu- zioni ed insulti. 11 b. Giovanni del- la Concezione è chiamato il fondato- re dei Trinitari scalzi, perchè una delle pratiche di mortificazione pre- scritte dalle regole della riforma era che i religiosi dovessero camminare a pie nudi; e menta egualmente questo titolo per le cine che si pie>e nel rassodarla. Impiegò il re- stante della sua vita nel governo delle case da lui riforniate, e mo- li a Cordova n'i4 febbraio 16 Fu glorificalo da Dio coU* operasi*»

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ne di molti miracoli, e beatificato da Papa Pio VII ai 29 aprile 1819.

GIOVANNI di Dukla ( beato ). Nacque in Polonia, nella città di Dukla, e giovine ancora entrò fra i minori conventuali. Di poi per con- siglio di s. Giovanni di Capistrano, che predicava allora in Polonia, si unì agli osservanti. Ammira vasi so- prattutto in lui un vivo amore per la sua regola, somma premura di conservare la pace, purezza ed ob- bedienza perfetta. Le sue prediche produssero parecchie conversioni di persone d' alto affare. Divenuto cie- co qualche tempo prima di morire, non ristette perciò di esercitare le funzioni del santo suo ministero infino alla beata sua morte, che avvenne a' 29 settembre 1484, nel- la città di Leopoli. Il Papa Cle- mente XII approvò il di lui culto, e concesse ai polacchi, non che agli abitanti della Lituania, di onorarlo come uno dei loro patroni. La sua festa si celebra ai 19 di luglio.

GIOVANNI MarÌnone (beato). Nacque in Venezia a' i5 dicembre 1490, e dopo aver studiato nell'u- niversità di Padova, abbracciò Io stato ecclesiastico, e servi due anni la patria chiesa di s. Pantaleone. Quindi accettò il posto di superio- re dello spedale, dove si riceveva- no gl'incurabili e gli orfani; e du- rante la pestilenza che nel i528 desolò Venezia, diede chiare prove della sua carità. Fu poscia fatto canonico di s. Marco, ma presto la- sciò questo benefìcio per entrare nella congregazione dei chierici re- golari, nuovamente inslituila in que- sta città da s. Gaetano Tiene, nel- la quale fu ricevuto a' 9 dicembre i5?.8, e fece i suoi voti ai 29 maggio i53u. Egli fu nominalo

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P'ò volte superiore, e fu zelante religioso ed austero penitente : s. Andrea Avellino, che si gloriava di averlo avuto a maestro e diret- tore nelle vie della pietà , diceva parlando di lui, eh' era per le sue parole e per le sue azioni un' im- magine della santità. In Napoli gli venne commessa la direzione di un convento di religiose che gui- dò alla perfezione , ed istituì un Monte di pietà che divenne assai celebre. Ricusò l' arcivescovato di quella città, a cui il Papa volea nominarlo, e continuò ad esercita- re colà il santo suo ministero. Le sue virtù gli meritarono da Dio grazie singolari; per cui egli ot- tenne la guarigione di molti am- malati, e fu favorito del dono della profezia. Assistito nell'ultima sua malattia da s. Andrea Avellino e dal b. Paolo di Arezzo, morì ai 1 3 di- cembre i56i. Clemente XIII au- torizzò il culto del b. Giovanni Marinone , con decreto degli 1 1 settembre 1762.

GIOVANNI de Paado (b.). Vir- tuoso francescano della stretta os- servanza, nato nel regno di Leone nella Spagna, il quale fu spedito dalla congregazione di propaganda a predicare la fede nel regno di Fez e di Marocco. Il suo zelo per la conversione degl' infedeli gli con- citò contro il furore dei maomet- tani. Sopportò colla più invilla pa- zienza la prigionia, le battiture ed altri tormenti , e finalmente con- sumò il suo sagrifizio col martirio del fuoco nel iG3i, a' 34 di mag- gio , sotto il qual giorno Benedet- to XIV inserì il suo nome nel martirologio romano, essendo già stato riconosciuto il suo martirio da Clemente XI, solennemente bea- tificato da Benedetto XIII nell auuo

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1728, ed elevato il suo uffizio al lito doppio per l' ordine france- scano.

GIOVANNI da Parma (beato). Nato a Parma dond' ebbe il so- prannome, dell' illustre famiglia dei Buratti, fu allevato nella pietà, ed entrò nell'ordine di s. Francesco. Venne scelto per insegnare pubbli- camente la teologia a Bologna, a Napoli, a Roma, ed ovunque mo- strassi non meno santo ebe dotto. Nel 1^4^ intervenne al concilio di Lione per rappresentare il suo ge- nerale die non potè recarvisi a ca- gione di sua vecchiezza, e due an- ni dopo fu eletto egli stesso supe- riore generale dell'ordine. Prima sua cura fu di visitare tutti i con- venti soggetti alla sua giurisdizione, e di rimettervi la severa disciplina. Convocò parecchi capitoli generali, fra' quali quello di Metz, e contri- bui con essi possentemente a ri- chiamare i frati minori alla perfe- zione del loro istituto. Il Papa In- nocenzo IV, nel r 1 j.6, lo spedì le- gato in oriente per trattare il di- licatissimo affare della riunione dei greci alla Chiesa romana. Egli si procacciò talmente la slima ed il rispetto de' greci, e condusse bene il suo negoziato, che l'impe- ratore Ducas e il patriarca di Co- stantinopoli spedirono degli inviati al Pontefice. Dopo sett'anni ritorni» dalla stia legazione, e si diede a to- gliere gli abusi introdotti nel suo ordine, e moltiplicati durante la sua assenza. Convocò perciò un capito- lo generale a Boma, Del ia56; ma 1 nemici della subordinazione si sollevarono contro di lui, lo accusarono di credere alle predi- zioni dell'abbate Gioachino, che faceva allora grande rumore, e lo sforzarono a lasciare 1' ullizio. Sgra-

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vato di tanto peso, si ritirò nel convento di Gracchio, dove menò per trentanni una vita più ange- lica che umana. Quindi avendo inteso che i greci ritornavano ai loro antichi errori, chiese a Papa Nicolò IV la permissione di faro un nuovo viaggio in oriente; ma cessò di vivere a Camerino nel 1289, in età di ottantanni. Mol- ti miracoli attestarono la santità di Giovanni, per cui i camerinesi gli eressero un marmoreo monu- mento, e gli renderono pubblico culto, che fu poscia approvato dal Pontefice L'io VI, con un decreto che pubblicò la congregazione dei riti li 5 agosto 1 78 r .

GIOVANNI di Perugia e PIE- TR.0 di S.\ssorF.Kr.\To (beati), am- bedue dell'ordine de' frati minori: sacerdote il primo, semplice frale converso il secondo. Furono di quelli che s. Francesco inviò in [spagna nel 12 ir) e 1220 per propagare il suo ordine, e procurare ai po- poli nuovi mezzi di salute. Essi avviaronsi a Tutolo, città elei re- gno di Aragona, e ^corsero il pae- se spargendovi la divina parola. Il loro zelo di dilatare la lede li condusse a Valenza, città allora occupata dai mori, e nella (piale regnava Azoto, nemico dichiaralo de' cristiani. Essi cominciarono an- nunziare a questo popolo le veri- tà del vangelo, e mostrare la fal- sità della dottrina niaouiellau 1 . ina tosto furono presi ed impri- gionati per online ilei re, il (pia- le adoperatosi invano per espugna- re la loro costanza con lusinghe e minaccio, li lece decapitare, circa l'anno 1 i3o. Il Papa Clemente \l confermò il culto che si rende- v 1 .1 questi santi martiri : bene- detto XIV approvi! pel loro "ili-

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ne, come pure per la diocesi di Valenza, in cui soffrirono il mar- tirio, e per quella di Tutolo, in cui sono custodite le loro reliquie, l'officio composto in loro onore; finalmente Pio VI a' 2 aprile 1783 pubblicò il decreto della loro bea- tificazione. Se ne celebra la festa a' 3 di settembre.

GIOVANNI da Pemma-saw-Gio- vanivi (beato). Nacque nel borgo di tal nome nella diocesi di Fer- mo, e fu sino da' più ver d'anni favorito di grazie straordinarie. Entrò nell'ordine di s. Francesco, e ne divenne uno dei sostegni col- le sue virtù, e zelo per la regola- rità di esso. Fu mandato in Fran- cia per fondare dei conventi nella Provenza e nella Linguadoca , e per insegnarvi le pratiche dell' i- stituto. Egli passò ventici nqu'anni in questo uffizio, poi ad istanza dei religiosi della provincia della Marca fu richiamato in Italia. Questo santo religioso, dopo avere degnamente occupati diversi posti, morì nella sua patria, in età di settant'anni, a' 3 aprile 127 1. Pa- pa Pio VII confermò il culto che si rendeva a questo beato, e per- mise di celebrarne 1' officio. La sua festa è stabilita a' 5 d'ottobre.

GIOVANNI di Ribera (beato). Nacque a Siviglia nel mese di mar- zo del i532. L'illustre suo genito- re, d. Pietro Para fan di Ribera , duca di Alcala, marchese di Ta- riffa e conte di Meralles, che fu governatore dell' Andalusia , per qualche tempo viceré di Catalogna e poscia di Napoli, pose ogni sol- lecitudine nell'educazione del lidio.

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Gli fece cominciare gli studi a Sa- lamanca, lo mandò a continuarli a Siviglia, indi lo richiamò a Sa- lamanca, nella cui celebre univer-

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sita ricevette la laurea dottorale. D. Giovanni abbracciò lo stato ec- clesiastico, e a' 7 maggio i55j fu ordinato sacerdote. L'edificante ma- niera colla quale esercitò il suo santo ministero., e la stima gene- rale che si acquistò, mossero Fi- lippo li re di Spagna a nominar- lo alla sede vescovile di Badajoz ; ma poco dopo egli fu chiamato ad occupare un posto più eminente. Pri- ma ch'ei fosse stato consacrato e che avesse preso possesso della sede di Badajoz, l'anno 1 568, il titolo del patriarcato d' Antiochia in parli- bus venne a vacare, come altresì l'arcivescovato di Valenza. Lo sta- to di questa ultima diocesi esige- va delle cure particolari. I mori, che avevano per sette secoli signo- reggiata quasi tutta la Spagna , sebbene fossero stati nel i^()i in- teramente soggiogati da Ferdinan- do il Cattolico, conservavano tut- tavia, sotto la fede dei trattati , i loro costumi e la loro religione ; essi erano ancora possenti pel lo- ro numero, per le loro ricchezze, e andavano sempre crescendo, a malgrado dell'oppressione. Di que- sti ve ne aveva soprattutto un gran numero a Valenza, dove la mescolanza delle due religioni por- tava molta rilassatezza fra' cattolici. Un tale stalo di cose recava in- quietudine al consiglio di Spaglia ; le ragioni politiche e religiose fa- ceano desiderare la conversione dei mori, e si pensava die la colloca- zione di Ribera sulla sede di Va- lenza avrebbe potuto affrettare il compimento di questo desiderio. Il Pontefice s. Pio V secondò le intenzioni del re di Spagna, e men- tre Filippo II nominava Ribera al- l' arcivescovato di Valenza, il santo Padre gli dava il titolo del patriar-

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calo d' Antiochia. La cerimonia della sua consacrazione si fece l'an- no i5tìg, e il Papa gli mandò subito dopo il pallio, con una let- tera affettuosa. Il santo prelato ap- pi icossi tosto indefessamente a to- gliere i disordini della sua diocesi, e rimettervi i buoni costumi. Mul- to travagliò per procurare la con- versione de' mori , ma scarso frut- to raccolse ; per cui disperando della buona riuscita , approvò e persuase l'espulsione totale di que- gl' infedeli ostinati ed incorreggibi- li , che venne rigorosamente ese- guila d'ordine di Filippo III, suc- ceduto a suo padre Filippo 11 Sili trono di Spagna. Ribera fu in- vestito da Filippo 111 della digni- tà di viceré della provincia di Va- lenza. Fondò nella sua città arci- vescovile il collegio del Corpus Chri- sli, lo dotò riccamente, e lo prov- vide di saggi professori. Egli fa- voriva tutte le pratiohe di pietà, spezialmente la divozione al ss. Sagramento: la sua dolcezza, la sua umiltà, la sua pazienza, le sue cure pei poveri, le sue abbondanti limosino edificavano tulli. Morì nell'età di ottant'anni, a' 6 gennaio 1611, e fu onorato con magnifici funerali. Il Papa Pio VI lo bea* tifico ai 3o agitilo del 1796.

GIOVANNI RATT1STA de Ros- si ( il ven. ). Nacque a Voltaggio, nella diocesi di Genova li 22 feb- braio [698, e fin dalla sua fan- ciullata mostrò in riunite le più belle prerogative. Lgli aveva dieci anni, allorché un nobile genovese chiamalo Scorsa, ch'era venuto col- la sua .sjMtvi a passare parte della state a Voltaggio, edificato dalla di* \o7Ìi)iii! con cui Giovanni era solito servire alla messa nella chiesa par- rocchiale di s. Maria, lo domandò

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a' suoi genitori per condurlo seco a Genova; e il padre essendo sialo accertato che avrebbe ricevuto una educazione cristiana, acconsentì alla sua partenza. 11 pio fanciullo pas- sati eh' ebbe tre anni nella casa dei suoi protettori, fu chiamato a Ro- ma da un suo cugino per nome Lorenzo de Rossi, ch'era canonico di s. Maria in Cosrnedin, e aveva saputo il bene che si diceva del suo giovane parente. Collocato nel col- legio romano, vi fece grandi pro- gressi nelle virtù e nelle lettere; ina mentre occupa va>>i della teologia scolastica, una infermità che gli sopravvenne, cagionatagli da sover- chie austerità , lo costrinse ad ab- bandonare tale scienza. Intanto de- siderando di avanzarsi sempre più nella perfezione, associossi alla con- gregazione della Scaletta, fondata in questo collegio, e ne divenne uno de' più fervorosi. Sempre in- tento alla propria santificazione , procurava eziandio in ogni guisa possibile quella dei suoi condiscepo- li, per cui fu chiamato l'apostolo del collegio romano. Da questo col- legio passò in quello dei domeni- cani, per seguirvi la spiegazione che faceva allora della Somma di san Tommaso un celebre religioso chia- mato il p. Gordon : dalla (piale spieg*zione trasse tanta utilità, che diede poscia prove del suo sapere in parecchie circostanze, in cui fu necessitato farlo palese. In età di M'dici anni ricevette la tonsura cle- ricale, e li 8 marzo 1721 pervenne al sacerdozio. Esercitando con an- gelico fervore il santo suo ministe- ro, crebbe di molto il SUO zelo pn la salute delle- anime; e la fonda- zione dell' Oipìtio di S. Luigi (ìcu-

Mgti pei- alloggiarvi le povere gio- vani (he 111 Ruma accanavano il

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pane, fu uno dei frutti della sua carità verso i poveri. Condiscese con grande fatica ad accettare la coa- diutoria del canonicato di suo cu- gino in s. Maria in Cosmedin t alla morte del quale, nel 1787, ne di- venne titolare. Egli donò al capi- tolo una casa che aveagli lasciata il defunto, e scelse invece per sua dimora un granaio. La fama della santità del De Rossi trasse la gente in folla a questa collegiata , fino allora quasi deserta, e quando si persuase di ascoltare le confessioni, tanta divenne l'affluenza de' peni- tenti, che per potervi attendere fu costretto a domandare un breve per essere dispensato dal coro. La situazione della chiesa di s. Maria in Cosmedin, iti un rione lontano dal centro di Roma, e le gravi infermità ch'egli aveva contratto in questo luo- go, lo foizarono a lasciare il suo vi- cinalo, e ritornò a dimorare alla Tri- nità dei pellegrini. Egli non tralasciò tuttavia le sue opere eli carità in que- sta collegiata; ma la fatica che più gli andava a grado era il dirigere i poveri degli spedali e le persone piìi miserabili del popolo. Quindi i prigionieri, i giovani detenuti nel- la casa di correzione di s. Michele, le femmine di mala vita rinchiuse nella casa a questa vicina, prova- rono gli effetti dello zelo del santo prete. Allorché Benedetto XIV sta- bilì un catechismo pubblico pei bir- ri, a preferenza d' ogni altro scelse il De Rossi. Egli faticava ancora nel- le missioni, faceva spesso gli esercizi spirituali d' un anno in più moni- steri, sia a Roma, sia nelle diocesi vicine, e continuando nella pratica di ogni opera buona, chiuse la sua carriera mortale in età di sessanta- sei anni, a' 23 maggio 1764. A spese dell'ospitale della ss. Trinità,

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poiché egli mori allatto povero, gli furono fatte solennissime esequie, e fu seppellito nella chiesa dello stesso spedale. La sua santità par- ve si certa, che Papa Pio VI per- mise l'anno 1781 di cominciare il processo della sua canonizzazione , che venne proseguito sotto il pon- tificato di Pio VII, e da ultimo il regnante Papa Gregorio XVI con decreto ne ha approvato le virtù in grado eroico, per cui si spera di vederne sollecita la beatifica- zione.

GIOVANNI Leowudi (il ven. ). Figlio cadetto di Giovanni Leonar- di e di Giovanna Lippi , nacque l'anno [543, nel villaggio di Die- cimo, così chiamato perchè a dieci miglia da Lucca. Perfettamente corrispose alle cure che si presero i suoi genitori per formarlo alla virtù; e la sua candidezza d'animo, e la sua premura di porsi fin dalla prima giovinezza con divozione spe- ciale sotto il patrocinio della santa Vergine, rende credibilissima l' o- pinione eh' egli abbia sempre con- servato la battesimale innocenza. Egli desiderava di abbracciare lo stalo religioso ; ma per ubbidire il padre s' iniziò nella professione di speziale sotto un dabbeo uomo di Lucca. Quivi il p. Francesco Rer- nardini, celebre domenicano, lo fe- ce entrare nella confraternita da lui istituita, che si chiamava dei Colombini, perchè i membri di essa colla purezza della loro vita si sforza- vano d'imitare la semplicità della colomba. Essi erano uomini affatto spirituali , i quali si davano all' o- razione e alla pratica di diverse opere di pietà e di penitenza, unen- dosi tutte le mattine e tutte le sere in casa di un tessitore chiamato Forami, il quale viveva celibe nel

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ritiro, unicamente occupato in Dio. Leonardi visse cos'i fino all'età di ventisei anni ; allorché perduto il padre, seguì il consiglio del suo confessore che confortavalo ad in- traprendere gli studi, e vi fece rapidi avanzamenti. Ai 22 dicembre 1572 fu ordinato prete , e ritiratosi in campagna compì il suo corso di teologia; poscia fu incaricalo del- l' assistenza di una chiesa di Lucca. Eletto capo della confraternita dei Colombini, a cagione del suo zelo e della sua abilità, vi facca frequen- temenle delle conferenze spirituali, come pure in un oratorio ed in una chiesa ch'egli officiava. Gua- dagnatasi colle sue edificanti i- struzioni la generale ammirazione e l' approvazione del vescovo , ot- tenne il possesso di una chiesa chia- mata la Madonna della Rosa , e presa a pigione una casa a questa unita, istituì il primo settembre del 1 574 la congregazione de' Chieri- ci regolari della Madre di Dio [Vedi). La città di Lucca non fu la sola che raccolse i fruiti del suo zelo: altre parti d'Italia ne pro- varono i felici effetti. A Pescia egli fondò una congregazione di vergi- ni, sotto il titolo stesso della Ala- tire di Dio , ed un' altra di preti che si unì poscia ai barnabiti ; ri- formò la congregazione di Monte "V ergine, quella di "\ allombrosa, ed altre case religiose. Fu incaricato per qualche tempo dell'amministra* zione spirituale della chiesa di Sie- na e di quella della diocesi d' A- versa nel regno di Napoli. Leonardi si occupava così a tutto suo potere in procurare la gloria di Dio ; ma a riuscirvi ebbe d' uopo di tutta la sua costanza per superale le con- traddizioni che dovette sopportare. Finalmente l' iuslituio de' chierici

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della Madre di Dio fu approvato dalla santa Sede, e ottenne anche una casa per istabilirsi in Pioma. S. Filippo Neri servì utilmente Leonardi in queste difficili circo- stanze; e il ciotto cardinale Baro» nio divenne il protettore di questa novella congregazione. Una malat- tia contagiosa, la quale nel 1609 lece grandi guasti in Roma, cagionò molte fatiche al zelante Leonardi, che si trovava allora colà , e che divenne l'infermiere di parecchi dei suoi fratelli ai quali s' era appicca- to il contagio. Egli stesso fu preso da una lenta febbre che lo con- dusse alla tomba ai 9 d' ottobre dello stesso anno, in età di sessan- tasei anni. 11 processo per la sua canonizzazione fu cominciato nel 1G23 e continuato sino al 1707, nel quale Benedetto XIV pubblicò il decreto che prova l'eroismo del- le virtìi di questo servo di Dio. 11 venerabile Giovanni Leonardi è au- tore di alcune opere di pietà e di morale.

GIOVANNI I (s. ), Papa LV. Giovanni, cui alcuni, confondendolo con Giovanni 111, gli danno il no- me di Catelino , e che l'Ugurgieri chiama Bernardino, nacque in Sie- na, città della Toscana, ed ebbe per padre Costanzo. Disputandosi sulla di lui patria, il p. Lgurgieri nelle sue Pompe senesi Jo disse nativo di Siena, e nell'appendice die la- sciò mss. a tale opera confermò la precedente sua opinione, ed aggiun- se che fr. Pietro Castrucci fioren- tino nella sir.i Settimana stanca, stampata in Todi nel l655, a p. $53, lo conta parimente per sane- sc. All'opposto Sigismondo Tizio nel t. I delle sue Storie inedite, a p. 1 "•. lo erede nativo di Populo- nia j città distrutta nella !

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scrivendo: «Joanne.s praelerea Pon- tifex M. ejus nominis primus , et inarlyr gloriosns, sentcntia cunclo- j um scribentium Tuscus, et ut opi- mo quorundam est recentium Po- puloniensis ". Papa s. Gelasio I lo creò cardinale prete del titolo dei ss. Gio. e Paolo in Pammachio , quindi a' i3 agoslo del 523 fu eletto Pontefice. Chiamato in Ra- venna da Teodorico re ariano, fu da questi mandato in Costantino- poli nel 57.5, a richiedere tre cose all'imperatore Giustino I; cioè, che gli ariani costretti da Cesare a ri- cevere la cattolica religione avessero il permesso di ritornare alla loro setta; che agli ariani fossero resti- tuite le chiese loro lolle nell'orien- te; e che ninno per l'avvenire fosse costretto ad abiurare l'arianesimo. Sulla prima richiesta non fece Gio- vanni I alcun molto all'imperato- re, ma bensì parlò delle altre due. e dicesi che le ottenesse, come ri- porta l'autore dell' Istoria Miserila, presso il Muratori , Script, rcr. Italie, toni. I, pag. 2o3. Il Papa fu costretto da prudenti riflessi a concedere qualche cosa agli stra- nieri polenti dominatori , per non perdere all'alio i suoi, poiché il re Teodorico avrà stabilito esercitare coi cattolici d'Italia, quanto Giusti- no I avesse operato contro gli ariani nell'oriente: vegga n si il Baronio, ed il Pagi all'anno 528, n. 8.

Giunto Giovanni I a Corinto col Cavallo (Vedi), che gli avea im- prestalo un signore, e che poi nin- no potè cavalcare, si portò nel 525 a Costantinopoli , ove fu ricevuto con sommo onore. Dodici miglia prima delle porte della città fu in- contralo da tutto il popolo con cerei, e poi dall'imperatore, che prostralo sino a terra gli rese qnc-

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gli omaggi che prestalo avrebbe allo stesso s. Pietro» In Costantino- poli celebrando Giovanni I nella cattedrale, il giorno di Pasqua che cadea a' 3o marzo, la gran messa in lingua latina col rito romano , coronò Giustino 1, essendo il primo Papa che ornò l' imperatore con le insegne imperiali. Giustino I con gran solennità ornò il Pontefice delle vesti augustali, e ne concesse I' uso anche ai di lui successori : Io regalò d'una patena (T'oro or- nata di gemme del peso di venti libbre, d'un calice d'oro di cinque libbre, di cinque vasi d'argento, e di quindici pallii tessuti in oro, i quali doni Giovanni I mandò po- scia in Roma alle patriarcali basi- liche de' ss. Pietro e Paolo, di s. Maria Maggiore , e di s. Lorenzo fuori le mura. Tornato il Ponte- fice a Ravenna , fu per ordine di Teodorico messo in disagiata pri- gione, in cui dopo aver crealo quin- dici vescovi, fra' quali Lucifero di Siena, e governato due anni, nove mesi, e quattordici giorni, consu- mato dai travagli rese lo spirito a' 27 maggio del 526. Il suo cor- po qnattr' anni dopo fu trasportato in Roma e sepolto nella basilica di s. Pietro. Vacò la sanla Sede un mese e ventisette giorni.

GIOVANNI Il(s.), Papa LVIII, cognominato Mercurio per la sua eloquenza. Nacque in Roma da Pro* jello della contrada di Monte Celio, e fu annoveralo d'alcuni fra i Pon- tefici della famiglia Conti. Essendo cardinale prete del (itolo di s. Cle- mente, fu creato Papa nella chiesa di s. Pietro in Vincoli a' 3 1 di- cembre del 532. Dichiarato nemico della simonia , che in que' tempi ammorbava le elezioni de' vescovi e de'Pontefìei, ottenne da Malarico

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re fi' Italia, che questo punisse con la regia autorità i simoniaci, cui le pene ecclesiastiche non giungessero a correggere, ed emanasse analoghe provvidenze. Approvò Giovanni li come cattolica la proposizione dei monaci della Scizia : Uniti de Tri- ni tale criicifixus est rarney e signi- ficò ai monaci acemeti che se non desistevano dal condannarla li se- parerebbe dalla Chiesa. Veggasi il Iforis , in P'indie. Muglisi, tom. I, cap. 3, p. 924, tom. Ili, cap. 1, p. 882 ; Pelavio, Theol. dogmat. tom. IV, lib. 4 j caP- 6 e 7 ; e Lupo, in not. ad cap. io Synodi V. Leggonsi le lettere di s. Gio- vanni Il all' imperatore Giustinia- no I, e al senato di Costantinopoli su questo punto, nel Labbé, Cone. tom. IV, col. 1746 e 17D1. Gio- vanni li in una ordinazione nel di- cembre creò ventuno vescovi , e quindici preti. Governò due anni, quattro mesi, e venlisei giorni. Mo- rì a 27 maggio del 535, e fu se- polto nella basilica di s. Pietro. Vacò la se(]e romana sei giorni.

GIOVANNI 111, Papa LXÌlI. Nac- que in Roma da Anastasio Cate- rino nobile romano, come nana Evagrio nell' Hist. eerl. lib. 5, ca- pitolo 16, p. 435, e fu creato Pon- tefice a' 18 luglio del 56o. Rice- vette l'appellazione di Sagittario vescovo di Gap, e di Salonio ve- scovo di Ambrati, deposti dal loro vescovato dal concilio di Lione II. Confermò il quinto concilio gene- rale, di cui fu zelante difensore. Consacrò la basilica de' ss. XII Apo- stoli, e V eresse in titolo cardinali- zio ; e dicesi avere ordinato che gli usurpaturi de' beni ecclesiastici fossero tenuti a restituirli in ragio- ne quadrupla. Nel nono anno del suo pontificalo ebbe principio il re-

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gno de' longobardi in Italia. Tu due ordinazioni nel dicembre Giovan- ni III creò sessant'uno vescovi, treni' otto preti, e tredici diaconi. Governò dodici anni , undici mesi, e venlisei giorni. Morì a' i3 luglio del ">-3, v. fu sepolto nel Valica* no. La santa Sede vacò dieci me- si, e venti giorni.

GIOVANNI IV, Papa LXXIV. Figliuolo di Venanzio Scolare da Zara o Salona nella Dalmazia , diacono cardinale, fu eletto Ponte- fice a' ^4 dicembre del 6{o. Prima di consecrarsi, con lettera ai vesco- vi della Scozia, condannò quelli che celebravano la Pasqua all'uso degli ebrei, ed esortò quei fedeli a cau- telarsi dalla rinascente eresia dei pelagiani. Condannò in un concilio V Ertesi (Fedi), e l'errore de'monote- liti. Dimostrò conforme alla retta fe- de la dottrina di Onorio I, delle cui lettele abusavano gli eretici, e lo purgò dalle calunnie impostegli, con lettera che si legge presso il Lab- be', Conni, tom. V, col. 1659, che spedì a Costantino figlio e succes- sore di Eraclio, pregandolo di rivo- care l'Eclesi. Dichiarò che i monaci potevano amministrare le parroc- chie che a loro venissero commes- se. Fece Giovanni IV trasportare dalla Dalmazia le reliquie de" SS. Venanzio, Anastasio e Mauro nella basilica Lateranense. Creò dieciotto vescovi, un prete, e cinque diaco- ni. Governò un anno , nove mesi , e dieciotto giorni; e morì agli ir ottobre del 64? , venendo sepolto nel Vaticano. Vacò la sede un me- se, e tredici giorni.

GIOVANNI V. PapaLXWIY. Ebbe per padre Ciriaco d' Antio- chia, fu arcidiacono cardinale del Pontefice s. igatone, il quale lo Mudi al concilio generale \ I qual

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uomo di singolare religione e man- suetudine, erudito in tutte le scienze. Ritornato da questa legazione nel 683 nel pontificato di s. Leone II, portò seco le imperiali costituzioni con le quali l' imperatore Costanti- no liberò i patrimoni della Chiesa romana in Sicilia e in Calabria dai tributi ed altre gravezze da cui per l' avarizia de' ministri im- periali venivano oppressi. Conosciu- tasi in tal favorevole circostanza la sua rettitudine, abilità e valore venne impiegalo in altri rilevantis- simi affari in vantaggio della Chiesa romana; indi venne eletto Papa a'a3 luglio del 685, e fu il primo conse- crato senza aspellare l'abusiva con- ferma della corte imperiale di Co- stantinopoli. In una ordinazione nel dicembre creò Giovanni V tredici vescovi. Governò, quasi sempre in- fermo, un anno e nove giorni ; e inori nel primo agosto del 686. Era di singoiar pietà , prudenza , zelo e dottrina. Fu sepolto in s. Pietro. Vacò la santa Sede due mesi, e dieciotto giorni.

GIOVANNI VI, Papa LXXXVII. Greco, figlio di Petronio, fu eletto Pontefice a' 28 ottobre del 701. Dopo la sua esaltazione l' impera- tore Tiberio Apsimaro spedì subito a Roma l'esarca di Ravenna Teo- iìlato, per ottenere anche con la forza l'approvazione d'un adare. Ma l'esercito italiano con tal energia si oppose all'esarca, che senza l' in- terposizione di Giovanni VI i soldati l'avrebbero ucciso. Nel concilio che celebrò in Roma nel 708, dichiarò innocente s. Wilfrido vescovo di Yorck, il quale essendo stato de- posto sino dal 692 , appellò alla Sede apostolica. La sua carità lo mosse a riscattare tutti gli schiavi fatti da Gisullo duca di Beueveu*

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to, nelle barbare scorrerie sulle ter- re romane. Governò tre anni, due mesi, e dodici giorni, dopo aver in una ordinazione creati quindici ve- scovi ti nove preti, e due diaconi. Mori a' g gennaio del 705 , e fu sepolto nelle catacombe di s. Se- bastiano nella via Appia , o piut- tosto nella basilica di s. Pietro come scrive Anastasio Bibliotecario. La s. Sede vacò un mese e venti giorni. GIOVANNI VII, P. LXXXV1II. Nacque da Platone Ianidega, greco secondo alcuni , o meglio nato in Rossano nella Calabria , chiamata anticamente Magna Grecia, diacono cardinale di s. Maria Nuova, e per- sonaggio eloquente ed assai erudi- to, fu eletto Pontefice il primo marzo del 705. Nell'anno 707 Ariberto re de' longobardi gli re- stituì le Alpi Cozie. Ricusò di ac- cettare e di esaminare i canoni del concilio Trullano, che gli spedì l'imperatore Giustiniano II, al qua- le temeva dispiacere nel condannar- li, per lo che venne criticato da Anastasio Bibliotecario, perchè fra tali canoni molli ve n'erano ottimi, come confessa il Lupo, in IVolis et scholiis ad canone* concila Ind- ianij laonde doveva approvare quel- li che ne fossero stati degni, e con apostolica autorità condannare quel- li che lo meritavano, per separare il grano dalla paglia, eoin'esprimesi 1' Anastasio, che col p. Lupo l'ac- cusa di timidezza. Governò Gio- vanni VII due anni, sette mesi, e diecisette giorni. In un' ordinazione creò quindici vescovi , nove preti e due diaconi. Morì a' 17 ottobre del 707, e fu sepolto nel Vaticano avanti l'altare della Madonna, chia- malo oggi del Sudario, che da lui era stato fabbricato. Vacò la sanla Sede tre mesi.

GIO GIOVANNI Vili, Papa CX. Romano, figlio di Guido o Gondo arcidiacono cardinale di Sergio III, Tu eletto concordemente Pontefice, e consacrato a'i4 dicembre del- l'872. Dicesi avere ordinato che l' omicida fosse perpetuamente ir- regolare, ed essendo prete fosse pri- vo di celebrare. Impose pena di sacrilegio a chi rubasse dai luoghi sacri qualunque cosa. Il Baronio ed altri scrivono che fu il primo a pubblicare i diritti e le preminen- ze de' cardinali. Coronò ed unse imperatore Carlo II il Calvo redi •Francia neh' 875, col quale si por- tò in Pavia a celebrare un conci- lio, e dopo essersi riveduti in Vercelli, il Papa tornò in R.oma. ]Neir 876 scomunicò Formoso [Ve- di), che gli successe neh' 891; ed assalito negli stati della Chiesa dai saraceni, ^abbandonato dai principi per la parzialità mostrata per Cur- io li, fu costretto domandare la pace da quei barbari coli' annuo tributo di venticinquemila mancuzi d'argento, moneta di quel tempo, ed inoltre fuggire dalla prigione in cui l'avevano posto Lamberto con- te di Spoleto, e Adalberto mar- chese di Toscana da lui condannati per predatori delle città dello sta- to pontificio. Quindi dovette pure uscire da Roma per sottrarsi dalle insidie di alcuni signori romani, e portatosi per la seconda volta in Francia, giunse ad Arles nel del- la Pentecoste dell'877 o 8-8; po- scia tornò in Roma col conte Bosone, che avea adottato per figlio, al modo detto al voi. XXVI, p. 178 e 279 del Dizionario. In Roma Giovanni X 111 ricevette gli amba- sciatori dell'imperatore Basilio, il quale ingannato dall' impostore l'<> rio, Io avea rimesso nella scile di

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Costantinopoli (Fedi), pregando il Papa a confermarne il possesso. A questo fine con aperto dolo assicu- rò Giovanni Vili che non solo i partigiani di Fozio, ma quelli an- cora del partito d' Ignazio e di .Aletodio avevano consentilo clic Fozio fosse restituito alla sua sede. A tuli rimostranze il Papa si lasciò sedurre, e senza ricercare altro, eb- be la debolezza di scrìverle per mez- zo del cardinal Pietro del titolo di s. Grisogono , suo legato all'impe- ratore, a' patriarchi d' oliente, e a tutti coloro che ricusavano di co- municare coli' empio Fozio, che con lui liberamente comunicassero, e lo restituì alla sede Costantinopolita- na ; credendo ciò necessario per la pace della Chiesa, a condizione pe- rò che Fozio ai legati domandasse perdono dell'iniqua sua condotta contra la Chiesa romana.

Questa debolezza d' animo nel Pontefice fece dire ad alcuni , che la Chiesa in quel tempo era go- vernata da una donna , come si legge nel Lenglet, Princ. della sto- ria tom. VII, p. Ij e fu una del- le cause che die origine alla (àvola di Giovanna papessa (Pedi), il Baronio rilevò il disdoro die in; provenne alla santa Sede per la restituzione di Fozio, e monsignor de Marca, De concord. sac. et imo lib. 3, cap. i4, § 4> s'ingegnò di giustificare Giovanni Vili: questa controversia venne benissimo trat- tata dal p. Nardi, l'ite de' Ponte* fici, tom. II, p. 1 5. Conosciuto-i da Giovanni Nili il passo falso che avea fatto, e rientralo in stej proscrive ?\\ atti del conciliabolo di Fo/10. il (piale corruppe 1 legati della Chiesa romana, ed iu\iù Ma lino in Costantinopoli ad annuii. 11 - lo. Presse in metropoli Oviedo I

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ronò imperatori olire Carlo II, an- che Lodovico III , e Carlo III il Grosso, e donò al duca di Gaeta Docibile il patrimonio di Traetto e la città di Fondi, acciocché guer- reggiasse contro i saraceni. Gover- nò dieci anni e un giorno, moren- do a' 1.5 dicembre dell' 882, men- tre si disponeva a partire per la Francia per riconciliare i principi discordi. Fu sepolto nel portico Va- ticano. Vacò la santa Sede sette giorni.

GIOVANNI IX, Papa CXIX. Fi- gliuolo di Rampoaldo da Tivoli , Cu monaco benedettino, e poi dia- cono cardinale. Alla morte del pre- decessore Teodoro s' intruse Ser- gio III; ma cacciato questi da Ro- ma, fu eletto Papa Giovanni a' 1 2 marzo dell'898, e consacrato nel fine di agosto. Abrogò tutto quello che era stato fatto principalmente da Stefano VI detto VII, contro il Pontefice Formoso , e per cagione di esso ordiuò nel concilio romano che nessun vescovo potesse passare dalla sua chiesa alla cattedra pon- tificia : legge che ben presto restò annullata. Dopo di avere in detto concilio restituito ai primi ordini quelli che ri erano stati degradati come ordinati da Formoso, scomu- nicò i cardinali Sergio, Benedetto, Martino, Giovanni, Pasquale, ed al- tro Giovanni, come violatori del sepolcro e cadavere del medesimo Formoso. Ratificò l'unzione di Lam- berto, ed annullò come sorrettizia quella di Berengario; proibì che nel- la morte de' vescovi e dei Papi fos- sero rubati i loro palazzi , ed or- dinò che per ovviare ai disturbi che talora seguivano uella consa- crazione de' Pontefici , si facesse questa con l'assistenza degli amba- sciatori imperiali. Dappoiché 1* assi-

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slenza dei commissari o ambascia- tori imperiali nella cousacrazione de' Papi essendo caduta in disuso, ad onta del decreto di Adriano II che 1' avea proibita, volle ristabi- lirla, perchè la possente famiglia dei marchesi di Toscana s' intromette- va nelle pontificie elezioni, cacciando il Papa eletto dai suffragi del po- polo , e sostituendovi altri , come avea fatto col suddetto Stefano VI detto VII; cosi Giovanni IX, per prevenire futuri disordini, emanò nel concilio il seguente decreto , presso il Labbé, Condì, tom. IX, p. 5o5, can. X. « Siccome la san- ta Chiesa romana che noi governia- mo per la grazia di Gesù. Cristo, si trova esposta ad ogni morte di Pon- tefice alla violenza ed alle corruzioni dell' oro, perchè le manca l' assi- stenza de'commissari imperiali, trop- po necessari a reprimere i tumulti e gli scandali delle elezioni , cos\ noi vogliamo che d'ora innanzi il Pontefice , eletto dai vescovi e da tutto il clero dietro la domanda del senato e del popolo romano , venga consacrato in presenza dei commissari imperiali e al cospetto di tutti i fedeli ". Le riflessioni che fece il Tommasini su questo de- creto di Giovanni IX , le ripor- tammo al volume I, p. 299 del Dizionario. Vedi Elezione dei Poxtefici, ove pure si tratta di que- sto argomento. I principi aleman- ni dopo la morte di Arnolfo aven- do eletto il giovane Luigi IV, fi- glio legittimo di quell' imperatore, scrissero al Papa una lettera, colla quale nel tempo stesso che si scu- savano d'essere stati per prepotenti ragioni di sana politica costretti ad agire senza ordine o permissione del Pontefice , lo pregavano osse- quiosamente che volesse confermare

GJO la loro eler.ionc. Nel concilio che relebrò in Ravenna, ov' erasi riti- iato per timore dei partigiani di «Sergio III, ratificò il romano , e confermò nella dignità imperiale Lamberto, ivi presente. Giovanni IX governò due anni e quindici giorni, e mori a' 26 marzo, ovvero sul principio di agosto del 900. Fu sepolto nel Vaticano, e vacò la s. Sede dieci giorni.

GIOVANNI X, Papa CXXVI. Egli al dire del Novaes non fu già romano, della famiglia Cenci, come da alcu- ni si scrive., ma di Ravenna, secondo die lo prova l'Amadesi nella Cro- lìolaxi drgli arcivescovi di Ravenna tom. II, p. 80, ed ebbe per padre Giovanni. Però nelle Memorie sto- riche intorno la terra di Tossi gua- no, stampate nel 1840 in Imola dalla tipografia Renacci, a pag. 9, 10, r5q e seg., coli' autorità di molti scrittori si vuol provare cbe Giovanni X sia di Tossignano, della famiglia Cinci o Cenci ori- ginaria romana, feudataria co' tito- li di marchesi o di conti di detta terra, e nato nella medesima; ag- giungendosi cbe la famiglia Cenci furono senatori d'Imola dal 912 ni 1272. La nobilissima famiglia Cenci-Rolognetti incomincia il suo albero genealogico con questo Gio- vanni X. Da vescovo eletto di Bo- logna, per opera della famosa im- pudica e polente Teodora che n' e- ra invaghila, passò all'arcivescovato di Ra\enna , e quindi col favore della medesima in que' Iagrimevoli tempi anche al pontificato li 3o aprile del 91 4. a^ dire di Luitpran- do, Histor. lib. 2, cap. i3. Alcuni riferiscono l' elezione di Giovanni X all'anno 912, ina il Muraioli, Annal. d'Italia all'anno 914 e 917, riporta una bolla, che dimostra es-

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sere stala latta nell'anno 9 1 4- Il Ra- ronio ed il Papebrochio credettero sulla fede di Luitprando, che que- sto Pontefice avesse da Teodora un figlio chiamato Crescenzio , ma il p. ab. d. Felice Pierini nella storia De tempio et coenobio ss. Bonif. et Alexii, mostra non esser ciò vero, come anche aver Crescenzio con sacrilego attentalo fatto morire Re- nedetto VII, del qual delitto lo vuo- le reo Ermanno Contratto. Giovan- ni X coronò nel 916 in impera- tore Rerengario re d' Italia, il qua- le dopo la funzione confermò alla Chiesa romana le restituzioni e do- nazioni fatte da Pipino, da Carlo Magno, e da altri imperatori. Col di lui soccorso, e con quello di Co- stantino Porfirogenito e di altri principi, Giovanni X sconfisse in- teramente i saraceni, che da qua- rant'anni si erano annidati nel ca- stello di Garigliano nella Terra di Lavoro, aggiungendo alcuni scrittori, ch'egli si mise alla fronte dell'ar- mata, e vi si portò egualmente da Papa, che da generale. Spedi un legato a Compostella per venerare in suo nome il corpo di s. Giaco- mo, e dopo aver incontrato in Mantova Lgo re d'Italia, con lui si collegò. Secondo i più critici , Giovanni X confermò l' arcivesco- vato di Reims ad Ugone figlio del conte d' Aquitania , il quale non avea ancor compito cinque anni di età, e perciò il Baronie» disse al- l'anno 92 ~, n. 9, che questo fu il primo mostro che si vide nella Chiesa di Dio.

Dopo il governo di quattordici anni, due mesi e tre giorni, Gio- vanni X morì. Il progresso fu più lodevole del principio, giacché ot- tenuto il pontificato con mezzi pen- simi , non Io amministrò poi <

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male; oo ti 'ebbe a dire il Baronio, all'anno 9t5, n. 3, che essendovi entrato come invasore, col soprav- venuto consenso del clero comin- ciò ad essere venerato per legittimo Pontefice. Per opera di Marozzia moglie di Guido marchese di To- scana , la quale era subentrata a dominare Roma dopo sua madre Teodora, fu Giovanni X messo in prigione, e soffocato con un guan- ciale a' 2 luglio del 928, come scrive Luitprando nel lib. 3, cap. 11, detronizzando in tal guisa l'o- dio d' una donna , chi aveva in- tronizzato 1' amore di un' altra, sic- come osserva il Rossi, Hìst. Raven- nat. lib. I, pag. 255, adoperando le parole di Luitprando. Da questi infelici tempi fino al secolo passato si propagò per tutti gli scrittori l' infamia di cinque illustri perso- naggi accusati di laidissima vita , cioè Adalberto II duca di Tosca- na , le due Teodore madre e fi- gliuola, e i due Pontefici Sergio III e Giovanni X ; ma dopo tanti se- coli si trovò nel 1753 un vendi- catore della fama di questi, nel p. d. Fedele Soldani monaco vallom- brosano, il quale con rara erudi- zione e sodezza di ragioni si sforza di purgarli dalle apposte calunnie, nella Lettera nona verificante la discendenza de' serenissimi duchi Estensi, e della real casa di Bruii- swickj dagli antichi duchi di To- scana ec, Arezzo iy53. Il Mura- tori, Annali d' Italia an. 928, di- fende ancora questo Pontefice, e lo dipinge con carattere di lodevole Papa. E nella summentovata sto- ria di Tossignano, a p. 160 si di- ce, che il Pontefice fu carcerato , e con un guanciale soffocato da Guido marchese di Toscana, figlio di Alberto il Ricco, il quale pri-

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ma aveagli fatto trucidare il fra- tello Pietro detto da Tossignano perchè ivi stanziava la famiglia. Giovanni X fu sepolto nella basili- ca Lateranense. Poco vacò la santa Sede.

GIOVANNI XI, Papa CXX1X. L' Anonymus Salemilanus in chr. cap. i43, e Leone Ostiense in Chron. Casin. lib. I, cap. 61, nar- ranno che Giovanni è romano del- la famiglia Conti, figlio di Alberi- co console romano , marchese e conte tusculano, non già di Sergio HI, e di Marozzia, come alcuni hanno copiato da una penna sati- rica, com'è quella di Luitprando, lib. 3 Hist. cap. 12. V. il Mura- tori, Annal. d'hai, an. 911, il quale osserva che ciò ammettendo, dovrebbe essere stato Giovanni troppo giovane, mentre che, dopo la morte di Guido marito di Ma- rozzia fu essa sposala da Ugo re d'Italia, ch'erasi ciecamente inva- ghito della sua bellezza, ciò che dimostra essere pur ella ancor gio- vane, e però non in istato di ave- re un figlio in età abile al pon- tificato, commesso a Giovanni XI verso i i5 marzo 93 1, in età se- condo alcuni di venti anni, al di- re di altri di venticinque. Tutta- volta sembra che Ugo non cono- scesse Marozzia prima del matri- monio, e che in conseguenza esso lo abbia fatto per signoreggiare Roma, essendo noto il disprezzo con cui il re trattò Alberico II, altro figlio di Marozzia. Vedendo Romano col- lega dell'imperatore Costantino VIII, che Alberico II fratello di Giovanni XI avea maggior autorità di que- sti, dappoiché morto il re Ugo si era usurpato la tirannia di Roma, cercò di godere di tale superiorità; quindi con preziosi doni ottenne che

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Alberico II scrivesse a nome del Papa suo fratello, a Teolilatto fi- glio di Romano, che questi avea fello patriarca di Costantinopoli, Ja concessione a lui e suoi succes- sori del pallio, senza ricorrere ai sommi Pontefici, onde i patriarchi costantinopolitani lo accordarono a tutti i vescovi greci. La Chiesa tol- lerò quest'abuso per otto secoli, finché nel concilio Lateranense con- cesse ai patriarchi d' oriente, che dopo aver ricevuto il pallio dal Papa, lo potessero dare ai loro suffragane!, previo il giuramento d'ubbidienza e fedeltà. Giovanni XI a\endo governato quattro an- ni e dieci mesi, soggetto ora a Maro/zia, che alcuni come dicem- mo suppongono sua madre, ora al principe suo fratello Alberico II, che tino dal 933 lo tenne prigio- ne, in essa miseramente mori cir- ca il principio del gennaio del 936, vittima dell'ambizione della ma- dre e della crudeltà di suo fratel- lo, e fu sepolto in s. Giovanni in Laterano. Poco vacò la romana Sede.

GIOVANNI XII, Papa CXXXIV. Ottaviano fìllio di Alberico II con- te tusculano, della famiglia Conti, della contrada Via Lata, diacono cardinale romano, pronipote di Ser- gio III e di Giovanni XI, fu elet- to, o piuttosto ad insinuazione dei romani si fece egli Pontefice, do- po i 20 agosto del 9^6, in età di sedici o diciotto anni, e prese il nome tli Giovanni XII : è forse il primo l'apa che nell'elezione lo mutasse. Per la disgrazia di quei tempi infelicissimi, dice il Baronio all'anno g55s nuin. j, fu stimato meglio tollerare questo potente in- vasore, che lacerare la Chiesa con Va pessimo scisma; e perciò la

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Chiesa cattolica lo venerò per Pon- tefice, considerando minor male di soffrire un capo, benché mostruo- so, che infamare con due capi un corpo solo. Nel 9Ì7 Giovanni XII con ardore giovanile, più conve- niente ad un militare, che al Vi- cario di Cristo, prese al suo soldo le truppe ausiliari del duca di Spoleto, ed unitele alle sue, guidolle in persona contro Pandolfo prin- cipe di Capua, il quale sostenuto dall'esercito di Gisolfo principe di Salerno, non solo resistè a quello del Papa, ma lo battè fortemente, e costrinse Giovanni XII a ritirar- si con disordine e con grave per- dila nel proprio dominio, e a do- mandargli proposizioni di pace , che Pandolfo gli accordò patteg- giando con lui amicizia e confe- derazione.

EssendoGiovanni XII travagliato da Berengario II, e dal suo figlio Adalberto, chiamò in Roma il re di Germania Ottone I, acciò con un esercito lo liberasse da tale vessazione. Ottone I si obbligò prima con giuramento di restituire alla Chiesa i beni che gli erano stati tolti, indi scacciò dall' Italia Berengario II ed Adalberto, e resti- tuì alla santa Sede il suo. Rico- noscente Giovanni XII al re, a'i3 febbraio del 962 lo coronò impe- ratore, essendo Ottone I, dopo Ar- nolfo, il primo tedesco che fu or- nato della corona imperiale, e Giovanni XII il primo Pontefice che trasferì 1' imperio ai tedeschi. Non andò guari che Giovanni XII, avvedutosi che Ottone I aspirava ni dominio d1 Italia e di Roma, pacificatosi con Ad. liberto ne segui le parti contro Ottone I, malgrado i giuramenti fatti; laonde adiratosi T imperatore partì alla volta di Ro-

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ma nel 963 con un esercito che fu ricevuto dai romani, i quali veden- do il Papa fuggitivo, giurarono di non eleggere più Pontefice alcuno senza l'approvazione dell'imperato- re. Questi, passati tre giorni, adu- nò un conciliabolo, in cui Giovan- ni XII fu accusato di enormi de- litti, fuorché d'eresia, e fu iniqua- mente degradato dal pontificato ai 6 novembre dello slesso 963, ed eletto in sua vece l'antipapa Leo- ne Vili (Vedi), che in capo a due mesi fu cacciato dai romani ripristinando Giovanni XII. Che questo Papa sia stato per somma ingiuria deposto, e che questa de- posizione dal Pontificato non sia stata di alcun vigore, lo dimo- strano il Baronio, Annali eccles. ad an. 963 ; Pietro de Marca, De concordia sacerdotii et imperii , lib. I, cap. 1 1 ; Natale Alessandro, Misi. eccl. saec. IX et X, dissert. 16 ; 1' abbate Francesco Antonio Mondelli con particolare dissertazio- ne ; se possa sostenersi legittima la deposizione di Giovanni XII fat- ta in un concilio romano da Ot- tone 1 il Grande, eh' è la VI del- la seconda decade par. II, p. 1, ed altri a' quali è contrario Gio- vanni Launoy, lib. Epist. ' a(l Lud. Maresium, t. V, par. 2, n. 27, p. 43o. Co'medesimi pregiu- dizi del Launoy contro la Chiesa, Giorgio Cristoforo Neller profes- sore di canoni nell' accademia di T reveri, a' 23 maggio 1766 pro- pose e sostenne pubblicamente que- sta proposizione : Et Papani acca- sari posse edam extra casum de- viationis a jide , docet inler alia exem pluni Joannis Xll et XXII (ossia XXIII) depositorum. Non ob- stante can. 7 , dist. 1 \ , can. 6, disi. 4°- Comparve tosto una ri-

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sposta alla falsità del Neller, me- diante la pubblica difesa della sen- tenza contraria , che fu sostenuta nel maggio dell' anno medesimo. Passali appena tre mesi, il Neller pubblicò e propose in disputa la sua apologia a'3 settembre, la qua- le diede occasione al libro intito- lato : Pythagoras novus excussiis,

sive disceptatio in apologiam

prò s. provincia romana Joan- neni XII Papam, ut apostalam , reprobante, et corani Ottone M. imp.

Leonem Vili canonice eligente

Praeside Georgio Chrislophoro Nel- ler quam Adeodatus Ens ca-

nonicus Leodiensis.... faciebat, stam- pato da Candido Blancarte a Liegi nel 1767, nel quale con iscelta erudizione si convince l'errore del Neller.

Rientrato in Roma Giovanni XII, si vendicò, come si dice, dei due principali motori della sua deposi- zione, facendo ad essi tagliar la lingua, il naso e le dita; ed in appresso celebrò a' 26 febbraio del 964 concilio, in cui condannò Ottone I, e l'antipapa, come an- cora i vescovi Sicone di Ostia , Benedetto di Porto, e Gregorio di Albano, per aver ordinato Leone Vili, ed inoltre privò di ogni gra- do ed onore gli ordinati dall'anti- papa, e spogliandoli della sua veste fece loro scrivere queste parole: il mio padre nulla aveva, e perciò nulla poteva conferirmi. Nello stes- so concilio pubblicò un canone , in cui vietò ai laici sotto pena di scomunica di assistere all' altare , e di entrare nel presbiterio quan- do si celebra la messa. Giovanni XII dopo il governo di sette anni, otto mesi, e tredici giorni, mori ai 6 o forse a' i4 '«agg'° del 964. Luitprando nemico di Giovanni Xll,

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complice degli scismatici, e adulato- re di Ottone I, nel lib. 6, cap. i r, appresso Duchesne, toni. Ili , pag. 633, descrive in un modo abbomi- nevole la morte del Pontefice ; ma il continuatore di Reginone, beni In- aridì'esso a lui contrailo, e favo- revole all'impeiatore, non fa motto delle orribili circostanze della mor- te di Giovanni XII, come avverte 13 u Mesnil, Doctr. et disc i pi. eccl. lib. 43, § 5. Su questo line di Giovanni XII veggasi Natale Ales- sandro citato, cap. 1, art. ai, ed il Baronio ad an. r)63. Tuttavia gli scrittori i più spassionati non possono difendere la sua dissolu- tezza e vita scandalosa, die fu fatto Papa giovinetto, senza aver lo spi- rito e la vocazione pel sacerdo- zio. Fu sepolto nella basilica La- teranense. Poco vacò la romana Sede. GIOVANNI MlI.PapaCWWIf.

Giovanni romano, figlio per legitti- mo matrimonio di Giovanni, die

pei fu vescovo, da vescovo di Nar- 111 fu eletto Pontefice, e consacrato il primo ottobie del 965. Incorse nell'odio della nobiltà romana, per- chè la trattava con alterigia, e pe- rò insorto contro di lui un tumulto spalleggiato da Rofìirdo prefetto di Roma, fu costretto ritirarsi a Ca- pii.1 , ove per dieci mesi fu con Mimmo onore trattato del principe PaudoMb, alle cui richieste nell'i- n anno fece metropoli quella

città. Approvò ancora l'erezione

dell rito di Maedel

nel ih I leguenle nel con-

1 ilio min. uni du In. 11 b ivc-

scov.le Benevento Partendo uno. ne I alla voli » di Rome per 1 «• - 1 1 - tuire il Pontefice alla ma sede, ì

1 uni. un impauriti 1 u In iiii.i

1 inni \lll, ma non | »« t 1 ono evi-

GIO

tare il castigo, che di dodici ne fece l'imperatore, che dopo avere resti- tuito alla Chiesa Ravenna, ed altre terre usurpate dai Berengari, nel o/>6 rimise il Papa in Roma. Ivi Giovanni XIII riconoscente coronò imperatore il di Ini figlio Otlonc II nel 967. Se Giovanni XIII fu il primo a battezzare o benedire con particolare rito e cerimonie le Campane (fedi), lo dicemmo a quell'articolo. Convertiti in questo tempo alla fede i polacchi, il Papa mandò ad essi per confermarli E- gidio vescovo tusculano. Governò questo Pontefice sei anni, undici mesi e cinque giorni ; mori a 6 set- tembre del 9"i, e fu sepolto in s. Paolo fuori le mura di Roma. Vacò la santa Sede undici «iorni. GIOVANNI XIV, Papa CXLII. Pietro di Canevanova vescovo di Pavia sua patria, diacono cardinale, ed arcicancelliere dell' imperatore Ottone II, fu eletto Pontefice do- po i io di luglio del 984, quindi in riverenza del principe degli apo- stoli si cambiò il nome , e prese quello di Giovanni XIV. Se ag

0 Giovanni XII, o Sergio IV ab- biano pei primi cambiato il nome, si vegga l'articolo Nome ni'Pon« tefici. Dopo il governo di t otto mesi, Bonifacio \ Il antipapa, tornato da Costantinopoli, lo cacciò in una prigione del Castel s. An-

. ove nel gnigno del qtt'ì mu- li di fame o di veleno, e fu -epolto

nel Vaticana Vaco la nula Side anaii die 1 n

(.lo\ w\i \\ . Papi « ILI II. Piglio di Rohei lo, 1 ornano, fu eletto Pontefice nel dicecabie del o85 1 pili critici non lu oootano pai l a pel | 1 li mpo > he nani ih 1 -

1 In ni .11 tu . onaaci afe 1, ciò » Ite in que tempi rendeva pienamente 1

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tcfice l' eletto , come vuole Pape- broehio, in Propylaeo p. 169, o perchè non fu vero Papa come sti- mano Antonio e Francesco Pagi , Crilic. in Baron. ad an. 986, nu- mero 4> Breviar. gest. Rom. Pont. tom. I, p. 468, l'ultimo de' qua- li dice non poter negarsi che prima di Giovanni XV, detto XVI, sia stato eletto Giovanni figliuolo di Roberto , poiché Mariano Scoto , Gotifredo di Viterbo, e i più an- tichi cataloghi ci dimostrano due Pontefici , chiamati col nome di Giovanni, fra Benedetto VII, e Gio- vanni XV. In fatto la cronaca di s. Massenzio inserita nel tom. II della Biblioteca Labbeana , toglie ogni controversia dicendo, che nel- 1' anno seguente ( 985 ) passarono all'altro mondo tre Pontefici in Roma , i quali furono Giovanni XIV, Bonifacio VII, e Giovanni fi- glio di Roberto, eletto, morti ve- ramente tutti e tre in detto anno, ciò che l'autore di quella cronaca trovò degno di memoria. Morì dun- que Giovanni XV nello stesso di- cembre del 985,, e fu sepolto nel Vaticano. Poco vacò la Sede ro- mana.

GIOVANNI XV, detto XVI, Papa CXLIV. Romano, figlio di Leone che dopo il matrimonio di- venne prete, della contrada Galli- na bianca, essendo sacerdote fu e- lcllo Pontefice , e consacrato nel dicembre del 985. Viene chiama- lo Giovannni XVI da quelli che pongono il precedente nel novero de' Papi, onde poi nelle cronologie nacquero degli equivoci, anche per- chè il presente Pontefice ne'suoi di- plomi e bolle s'intitolò Giovanni XV. travagliato da Crescenzio Numenta- uo, il quale col titolo di console oc- cupò Castel s. Angelo, fuggi nel

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la Toscana , e ricorse ad Ottone III; Io che saputo dai romani che ne temevano la potenza, subito ri- chiamarono Giovanni XVI, il qua- le nondimeno fu odiato dal clero, principalmente perchè arricchiva troppo i propri parenti, onde al- cuni hanno ricavata 1' origine del nepotismo. Per mezzo di Leone vescovo di Treveri ottenne la pace tra Etebredo re d' Inghilterra, e Riccardo duca di Normandia. Nel 993 canonizzò solennemente nel concilio Lateranense Udahico ve- scovo d'Ausburgo, e questa fu la prima solenne Canonizzazione {Ve- di). Dicesi aver questo Papa con- ceduto la città di Ferrara {Vedi) a Tedaldo bisavolo della gran con- tessa Matilde. Governò più di dieci anni ; fu insigne non meno nella scienza delle lettere , che delie cose militari e di guerra, sulle quali compose più libri, co- me rileva Martino Polono in Chron. p. 3.(4- Mori d'una feb- bre gagliarda nel 996, a'3o di a- prile , come dicono alcuni, e fu sepolto nel Vaticano, nell'oratorio di s. Maria. Breve fu la vacanza della santa Sede.

GIOVANNI XVII, antipapa, Pa- pa CXLVI. Nacque in Pavia, si fece monaco cassinese, e vuoisi sia stato anche abbate di Nonantola, sebbene altri lo dicono nato in Ros- sano nella Calabria, di bassa con- dì/ione, chiamato prima Filagato. Avea tenuto a battesimo Ottone III, e Gregorio V, come narra il Papebrochio in Propylaeo a p. 175, e col nome di Giovanni XVII s'intruse nella cattedra di s. Pie- tro verso il principio di maggio del 997. Della sua orrihile puni- zione, e mutilazioni onde gli fu- rono anche cavali gli occhi, e pei >

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che fu noverato tra i Papi, lo dicemmo ai voi. II, p. 188, e XVIII, p. 3^7 del Dizionario. Mori dopo dieci mesi d' antipapato , fu di corrottissimi costumi, e venne sepolto in s. Giovanni in Late- rano.

GIOVANNI XVII, detto XVII I, Papa CXLVIII. Chiamato prima comunemente romano della con- trada Biberatica , ma veramente di Rapagnano o Ripagnano nella diocesi di Fermo, della famiglia Siccone, non Secchi, e non già di nascita vile come alcuni hanno detto. Quelli che lo fanno della illustre famiglia Secchi, dicono di- scendere dal sangue de' goti, aven- te per tronco Richmero orna- to dall' imperatore Severo verso l'anno 4^° colla dignità di patri- zio e di vicario ; che propagossi poi per Milano, Padova, ed altri luo- ghi d'Italia, celebre nelle lettere e nelle armi, poi unita in parentela coi Pasqualighi senatori veneti, on- de disse Francesco Sforza duca di Milano nel diploma de' 11 giugno i485> che la famiglia Secco si do- vea contare tra le prime d' Italia. 11 conte Orazio Secco di Padova, paggio dell' imperatrice Leonora re- gina d' Ungheria, mori glorioso nel- l'assedio di Vienna d'Austria fatto dai turchi. Il Cardella nelle Me- morie storiche de' cardinali tom. II, par. I, p. 87, dice che Giovan- ni per gli studi fatti, e pel merito tlclle sue virtù fu collocato nel clero romano, e divenuto rispetta- bile ad ogni condizione di perso- ne, fu tifato cardinale ila Grego- rio V del ()!)•>• Le. notizie della patria e della famiglia vera ci i questo Papa, le abbi, uno da St.lt-

1111 Borgia pia amplissimo cardinale,

ani questo titolo Monumento di

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Giovanni XVI illustralo per Ste- fano Borgia accademico cortonesc} Roma 1750. Questo fu il primo saggio degli studi e vasta erudizione di quel profondo letterato, ed in esso ammirasi una maturità ed al- tezza di cognizioni , certo non da giovane di meno che quattro lu- stri. In una pietra palombina ri- trovata nel marzo del ir5o nella pieve di s. Maria in Rapagnano o Ripagnano, castello di Fermo, si legge un' iscrizione che il Borgia illustrò col Iodato opuscolo , da cui si ricava, che Giovanni nacque da Sicco o Siccone, e da Colomba in detto luogo, e che passato gio- vane in Roma vi fu ricevuto da Petronio console, e in fatta gui- sa si applicò agli studi , che con plauso universale meritò di essere Pontefice a' 9 giugno del ioo3, dopo il dottissimo Silvestro II. Ec- co 1' identifica iscrizione, cui il Bor- gia congettura a p. 21, che Enea Silvio vescovo di Fermo facesse incidere in memoria di questo Papa.

Joannes ex Siccon. et Coturno. in a. rapagnani prop. limi, ortuni hab. adii. adol. Rom. duci, ci a Petron. Cos. Doni, recepì, adeo licter. incub. ut tolo TJrb. ap. pi. V. id. Jun. A. D. MIIT. fucr. Pont, creai. Par. t. rexit Eccles. nani regnat. in Coel. pr. k. N09. seq. obdorm. in pace.

cioè

Joannes <•.<• Siccone et Colomba in arce Rapagnani propc tinnurn orlimi habuit. Adiate aduleseen* Roman» duetti» et a Petronio cri- side demi neeplns adeo licteris v>-

cubuii, ut lotol rbis appiausu ipiinto

58 G I O

idus /unii anno Domini MIII Jìierìt Ponti f ex creatiti, panini la- nieri rexit Ecclesiam. Nani regna- timi* in eoe lo pritlie kalendas no- vembris seejitenlis obdormivit in pace.

Fu Giovanni XVIII eletto dalla fazione de' conti ttisculani a' 9 e consacrato Papa a'i5 giugno ioo3. Governò cinque mesi e venticinque giorni. Mori a' 7 dicembre ioo3, secondo il Pagi, ed a tenore della riportata iscrizione terminò di vi- vere a' 3 1 di ottobre, e fu sepolto al dire del Ciacconio senza addino- ne documento, nella cbiesa del ino- n iste PO di s. Saba in Cella nova; altri dicono più probabilmente con Giovanni diacono nel libro della basilica Lateranense, in s. Giovan- ni in Laterano. Vacò la santa Se- de tredici giorni.

GIOVANNI XVIII, detto XIX, Papa CXLIX. Si cbiamò prima Fagiano o Fasano, romano, della contrada Porla Malodia, fu eletto Papa e consacrato a' 26 dicembre ioo3. Prese il nome di Giovanni XVIII, come si legge nelle sue bol- le, su di die è a vedersi il Pagi, Breviar. geslor. RR. PP. tom. I, p. 4^6. Confermò l'istituzione del vescovato di Bainberga. Concesse il privilegio degli ornamenti pontifi- cali a Bernone abbate di Riehenow. Nel suo pontificato si rinnovò la concordia tra la Cbiesa romana e la costantinopolitana disunite per le pretensioni dell'orgoglioso pa- triarca JYIicbele Cerulario, onde il nome di questo Papa tu messo da Sergio patriarca ne' sagri dittici del- la sua cbiesa. Scrivono alcuni che verso la line di sua vita rinunziò il pontificato, per ritirarsi nell'ab- bazia de' benedettini di s. Paolo di Roma, dove abbracciò la vita mo-

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nastica, ma non producono monu- menti che lo comprovino. Governò cinque anni , altrettanti mesi , ed alcuni giorni. Morì circa il fine di maggio del 1009, e fu sepolto nella basilica Lateranense. Però il p. Gia- cobbe nella sua Bibl. Pont. p. 336, dice che fu sepolto nel Vaticano con un epitaffio in versi , eh' egli riporta dal Vegio. Breve fu la se- de vacante.

GIOVANNI XIX, detto XX, Pa- pa CLII. Chiamato prima Romano, figlio di Gregorio conte tusculano della famiglia Conti , e fratello di Benedetto Vili, da alcuni creduto senza sufficiente fondamento mona- co di s. Benedetto nel monistero di s. Anastasio di Roma; da laico che era e senza alcun ordine sa- cro, dopo la morte del fratello (u eletto Papa dopo i 6 giugno io?. 4, prendendo il nome di Giovanni XIX , come si vede sottoscritto in un diploma riportato dal Mabillon nel Mas. Ita!, tom. Il , col quale nel 1026 accordò al vescovo di Selva Candida la facoltà di cele- brare in certi giorni nella basilica Vaticana i divini uffizi, ed in molti altri suoi diplomi. Non si piegò alle preghiere e ricchi doni de'co- stantinopolitani, che lo supplicavano di concedere , che la loro chiesa avesse per l' oriente il titolo di universale, onde si riaccese tra le due chiese latina e greca l'antica discordia, come nota il Glabro li- bro 4> c- h P- 4°5 pi'esso il Du- chesne, Scriptor. tom. IV. Portan- dosi in Italia nel 1026 Corrado II il Salico , il Papa andò ad incon- trarlo a Como; lo coronò re di Germania, e poi in Roma con le insegne imperiali nel 1027. In que- sta occasione era in Roma in abito di pellegrino il re Canuto il Gran-

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de d'Inghilterra, e Rodolfo III re di Borgogna. Il re Canuto, grato alle distinzioni e benignità usate- gli dal Pontefice, comandò a' suoi sudditi di trasmettere a Roma il Denaro s. Pietro [Vedi). Insor- ta controversia tra i Iimogesi e i parigini se s. Marziale dovesse chia- marsi soltanto confessore come con- tendevano i primi, o apostolo co- me volevano i secondi, Giovanni XX con l'autorità della costituzione Ad Pastoralem, presso il Bull. Rorn. toni. I, p. 34o, e nella Raccolta de concilii del Coleti t. XI, col. 5548, decise a favore de' parigini, ed inoltre fabbricò nella basilica vaticana un beli' altare al santo. Nel io32 permise che si dasse il culto di santo all' istitutore de'ca- maldolesi s. Romualdo, lo che fu equivalente a beatificazione. Si por- tò in Aquileia , e ne consagrò la chiesa patriarcale. Governò più di nove anni, e morì nel io33, ve- nendo sepolto in s. Pietro. La sede vacante terminò a' <) dicembre, al- tri dicono agli 8 novembre.

GIOVANNI XX, detto XXI, Pa- pa CXCV. Pietro o Gio. Pietro figlio di Giuliano, nato nobilmente in Lisbona capitale del Portogallo, sino da fanciullo si portò all' uni- versità di Parigi ad apprendere le scienze, nelle quali fece meravigliosi progressi, come nella filosofia ari- stotelica , nell' astronomia , e nella medicina , e lo diede a conoscere colle opere che pubblicò, delle qua- li tesse un esatto catalogo Giorgio Eggs , nel suo Pontificio dotto a p. 4^° > e nt-'He loro Biblioteche il Fabricio, ed il p. Lodovico Jacopo a p. 1 38. Restituitosi alla patria fu fatto decano e maestro delle scuo- le di Lisbona , e poi arcidiacono della chiesa di Braga, di cui in se-

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guito ne fu eletto arcivescovo, quan- tunque poco atto fosse al governo, come dice il Cai-delia. Recatosi in Roma vi acquistò molto credito, massime nella medicina, onde di- venne archiatra di Gregorio X. Si mostrò sempre mecenate ai giova- netti poveri che si applicavano al- lo studio, molti de' quali provvide di benefizi ecclesiastici, ed aiutò del proprio. Nel dicembre 1273 fu creato vescovo cardinale di Frascati, con la quale dignità intervenne al concilio generale Lionese II, quin- di fu eletto Papa in Viterbo a' 1 settembre 1 276, e col nome di Gio- vanni XXI fu coronato a' 20 dal cardinal Giovanni Orsini diacono di s. Nicolò in Carcere Tulliano. In questo medesimo giorno al dire del Papebrochio , in Propylaco par. 2, p. 59, n. 1, sospese la co- stituzione di Gregorio X intorno al conclave, per ordinarla in diversa maniera. Indi a' 1 7 ottobre rice- vette da Carlo I re di Sicilia il giuramento per questo regno, feudo della Chiesa romana. Il Papa si applicò a pacificare Filippo III, con Alfonso X re di Castiglia ; e pro- curò ancora che il re di Portogallo Alfonso III desistesse di opprimere le chiese del suo regno. Mandò le- gati a Michele imperatore d' orien- te , per ratificare l'unione della chiesa greca colla Ialina, fatta nel concilio di Lione II; e procurò con la maggior premura di mantenere quella parte della Palestina, ch'era ancora in potere de' cristi. mi.

Governò Giovanni \\l otto nie- si senza aver creato alcun cardinale, dappoiché Eraldo ile Lesini, cli<; secondo il Ciacconio egli creò cardi- nale, lo fu invece da Nicolò III certo che se (osse rissuto di piti 1 vrefobe innalzato a tale onore il u.

6o (>ìO

Giovanni da Parma generale dell'or- dine francescano. Mori a' 16 mag- gio 1277 m Viterbo, perlina ferita die sei giorni prima si fece nel ca- po, nella rovina d'una bella ca- mera fatta da lui fabbricare presso il palazzo della città da lui restau- rato, sebbene, come di robusta com- plessione, discorrendo co' suoi fami- gliari si prometteva una lunga vi- la. Mentre il Pontefice dormiva «u detta camera repentinamente crollò, <'d egli rimase oppresso , e quasi schiacciato tra le travi e i sassi ro- vinati ; ne fu estratto semivivo, e dopo selle giorni cessò di vivere. Alcuni dissero die morì ai i5, al- ili ai 16, ma nel catalogo de' mor- ti della cliiesa di Lisbona vi è que- sta memoria: Aera MCCCXf , XVII hai. /unii (cioè a' 16 mag- gio ), oblìi Papa Joaimcs XX f, qui dedit capitalo domus suas ad fa- ciendum anniversarium. Fu sepolto nella cattedrale di Viterbo. Fu dotato di singolare erudizione, som- mamente affabile cogl'inferiori, mas- simaménte letterati, co' quali fu grandemente liberale , come notò Xolora&O da Lucca, Hìst. ceri, li- bro ?.3, cap. nl\. Molti scrittoli religiosi lo dipingono con cattivi colori, e ciò si attribuisce al poco amore eli' egli ebbe pei monaci e pei frati, contro de' quali voleva pub- blicare un decreto, al dire del Mu- ratori, Annali d'Italia all'anno 1277. Fu nondimeno fautore e protettore dell' ordine de' minori. Vacò la santa Sede sei mesi, ed ot- to o nove giorni.

GIOVANNI XXII, Papa CC1V. Jacopo o Giacomo d' Euse o Eusa nacque in Cabors città di Francia nell' Aquilania, da Arnaldo raccon- ciatole di panni , o di scarpe al tljre di s. Antonino, o oste secondo

GIO il Villani. Il Baluzio però nelle an- notazioni alle vite de' Pontefici di Avignone p. 689, lo dice nobile, ed Alberto d' Argentina autore con- temporaneo lanciò scritto essere di antica nobiltà, ed era in grado di saperlo perchè fu mandato dal ve- scovo d' Argentina in Avignone a Benedetto XII successore di questo Papa; altrettanto sostiene Giuseppe Cito. Jacopo siccome uomo d' a- cuto e profondo ingegno, di cuore magnanimo, di rara prudenza do- tati;, ed eccellente nelle divine ed u inaue scienze fu da Roberto re di Napoli e conte di Provenza fatto cancelliere, e per opera di lui Bo- nifacio Vili nel 1299 lo pro- mosse al vescovato di Frejus; in- di Clemente V, dopo avere sta- bilito la residenza pontifìcia in Francia nella città d' Avignone , di questa lo dichiarò vescovo nel i3io, col quale carattere interven* ne al concilio generale di Vienna. A' 2 1 dicembre del i3i2 o 1 3 ] I Clemente V lo creò cardinale ve- scovo di Porto, dopo averlo invia- to al re di Francia per trattare e conchiudere gravi affari, uno ilei quali fu la controversia insorta tra il re e l'arcivescovo di Lione, e gli altri la conferma della pace delle Fiandre, la dichiara/ione del- l'innocenza di Bonifacio Vili, e la causa de'templari. Dopo lunga se- de vacante per morte di Clemen- te V, a' 7 agosto i3i6 fu concor- demente eletto Papa in Lione, ove col nome di Giovanni Wll ri fe- ce coronare a' 5 settembre dal car- dinal Napoleone Orsini primo del- l'ordine de'diaconi. Le particolari- tà del conclave e della sua elezio- ne si possono leggere nel volume XXI, p. 223 del Dizionario. Subi- lo dichiarò che come il picdecesso«

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re risiederebbe in Avignone ( Ve- di), e nel fine di settembre s' avviò per tale città e vi giunse a' a ot- tobre. A quell' articolo abbiamo detto le principali cose riguardan- ti questo Pontefice, ed i cardinali che successivamente creò in sei promozioni, dicendo il Cardella, che in esse annoverò al sacro col- legio trentaquattro cardinali. Tra questi i seguenti furono suoi pa- renti : Jacopo de Voye di Cahors figlio della sorella , che a so- stituì nel vescovato d' Avignone, morto dopo sei mesi ; Bernardo de Puyet di Cahors figlio di altra so- rella, fornito di rare qualità ; Ar- naldo de Voye fratello del nomi- nato Jacopo, cui fece vescovo d'A- vignone; Raimondo Ruffo altro ni- pote, ed Umberto duPuy di Mont- pellier suo parente.

Odoardo II re d'Inghilterra spe- dì un'ambasceria a Giovanni XXII, assicurandolo della sua ubbidienza, e pagando alla santa Sede il soli- to tributo. Similmente Jacopo li re d'Aragona mandò ambasciatori ad Avignone per giurare al nuovo Papa fedeltà, come tributario del- la Corsica e della Sardegna. E- gualmente Filippo V re di Fran- cia dichiarò la sua venerazione al- la Sede apostolica, onde Giovanni XXII nel ringraziarlo eli diede di- verse paterne esortazioni. Essendo Dionisio re di Portogallo in guer- ra col suo secondogenito, il Pon- tefice s' intromise per la concordia. Avendo il Papa saputo che Ber- nardo d'Ardigia cantore di Poitiers, con alcuui altri malvagi aveva- no cospirato contro la sua vita, e quella de' cardinali, che tentaro- no di avvelenare, die a formare il processo a diversi soggetti, che poi elevò al cardinalato. Tali eospirato-

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ri vedendo fallito l'iniquo mezzo del veleno, ricorsero alla magia che credevano infallibile, formando Ire piccole figure di cera, somiglianti al Pontefice, che mettevano den- tro i cerchi ed anelli, e le passa- vano coi coltelli, credendo sciocca- mente che Giovanni XXII riceves- se questi colpi nella persona. Fu- rono presto scoperti gli autori si nefande cospirazioni, cioè il suo medico, il suo barbiere, alcuni pre- lati della corte, e principalmente Giraud vescovo di Cahors, il quale solo fu preso dopo la fuga degli altri, quindi processato dal cardi- nal Fredol, il quale con sentenza de' 4 maSS'° ' 3 i 7 lo fece pub- blicamente degradare, condannan- dolo a perpetua prigione . Ma siccome in questo tempo mori il cardinal Jacopo de Voye sunno- minato, per le magie del Giraud, il cardinal Fredol consegnò questi al braccio secolare, che lo condan- nò ad essere decapitato, quindi abbruciato , dopo di essere stato condotto al supplizio attaccato al- la coda di un cavallo.

Sollecito Giovanni XXII al suo apostolico ministero, con la costitu- zione Sol oriens, presso il Bull. Rorn. tom. Ili, par. 1 1 pag. i4^> canonizzò s. Ludovico vescovo di Tolosa, stato già. suo discepolo, ed eresse in metropoli la cattedrale di Tolosa. Nel seguente anno i3i8 elevò al grado metropolitico Sa- ragozza nella Spagna, facendo al- trettanto con Sultania; indi con- fermò con indulgenze la divozione di salutare con tre Ave Maria la B. Vergine al tramontar del sole, al segno del suono della campana, con la bolla de' i3 ottobre 1 3-1-8; mentre dipoi a' 7 maggio iù-ì" concesse dieci giorni d? indulgenza-

ir>. G I O

a chi genuflesso recitasse tre volle In suddetta salutazione angelica, ordinando al suo vicario in Roma, che quivi la comandasse colle me- desime indulgenze. Fu s. Bona- ventura, come narra nella sua vi- ta Enrico Sedulio, cap. r, §3, che nel capitolo generale de'minori celebrato in Pisa nel 1263, istituì che i suoi religiosi al tramontar del sole esortassero i fedeli col suo- no della campana a salutare la ss. Vergine, credendosi ch'essa in tale ora fosse dal santo angelo Gabriele salutata. V. P Oldoino nelle Addit. al Ciacconio tom. II, p. 4°4> che cita il p. Matracci in Ponti fìcibus Mariani.'!. Questa di vo- ta usanza abbracciata dalla chiesa di Saintes in Francia prima di questa epoca, fu dipoi nel i346 ndottata nel concilio di Parigi. Il Lambertini però nel tom. I, Notif. «2, p. 70, num. 11, racconta che la divozione della salutazione an- gelica, che dai fedeli si recita al- l'aurora, al mezzodì e alla sera, si dice da alcuni istituita da Urbano II, almeno per la mattina e la sera, pel felice esito della crociata, e per tutto il mondo cattolico, e ch'essendo durato questo pio isti- tuto cento trentantov'anni, fu ri- pristinato da Gregorio IX coll'ag- giunta della salutazione angelica da recitarsi nel mezzogiorno. Aggiun- ge il Lambertini, che altri sono di sentimento che il segno di mez- zodì fosse istituito da Lodovico IX re di Francia, altri lo attribuisco- no a Calisto III per eccitare i fe- deli a pregare per l'esercito cri- stiano che in Ungheria combatte- va per la fede. Finalmente si sos- tiene non ritrovarsi di questa trina angelica salutazione memoria più antica degli statuti di Francesco

GIO

de Puteo, priore della gran certo- sa, che visse nel principio del se- colo XVI. V. Axgelus Domixf, ed Ave M.aiua.

Dopo che Clemente V stabilì la pontificia residenza in Francia nel 1 3o5 , fece trasportare da Roma nel palazzo vescovile di Car- pentrasso se non la biblioteca, una porzione dell' archivio papale, ed i registri degli ultimi due suoi predecessori, poscia colle cose pre- ziose furono alla sua morte por- titi in Avignone ove venne fis- sata l'abitazione del Papa. I regi- stri però de' precedenti Pontefici e le molle altre carte e diplomi, ed i libri della biblioteca, che rimasti erano in Roma, perchè mal sicuri nella assenza della curia papale, e nelP universale sconvolgimento del- la città, vennero insieme al teso- ro della chiesa romana portati in Asisi, e depositati parte nella te- soreria e parte in una camera so- pra la sacrestia del gran convento de'frali minori, rei qual convento sotto Onorio IV furono già depo- sitate certe gioie. Gli asisinati nel i320, sotto pretesto di aver biso- gno di denari per assoldar uomini contro i perugini, s'impadronirono del tesoro , in cui oltre le robe della santa Se<\e erano anche i deposili di alcuni cardinali. Gio- vanni XXII scrisse dopo il i3^i diverse lettere a vari per ricupe- rarlo, ma non si conosce con qual successo. Il tolto consisteva in molte gioie e perle, cose d' oro e di argento d'ogni genere, mobili sacri e profani, insigni reliquie, gran quantità di denari, e molti libri massime liturgici, per cui il Pontefice nel 13^6 ordinò un in- ventario del superstite tesoro, libri e diplomi restati, le quali cose so-

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lo potè conseguire in parie il suc- cessore Benedetto XII nel 1339. Dopo ciò rimasero nel tesoro di Asisi quasi tutti gli originali, di- plomi, ed infinite carte, e parec- chi libri della biblioteca, ridotta a'quei giorni a ben poca cosa. Ed anche di tutto questo fu fatto inventario per ordine di Benedet- to XII, e trasportato nel pa- lazzo d'Avignone, grandissima col- lezione che però non tutta ritornò a Roma. Di luttociò se ne legge dettagliata descrizione nelle dotte Memorie isteriche degli avvilivi ri ella santa Sede di monsignor Gaetano Marini, a p. 10 e seg.

Approvò questo Papa l'ordine militare ed equestre di Cristo {Ve* di), e per l'amore che portava a- gli agostiniani [Tedi), assegnò loro gli uffizi palatini di sagrista , bi- bliotecario, e confessore pontificio, il primo de' quali tuttora godono. Eresse l'abbazia di Monte Cassino in vescovato ; fece bruciare il Tal- mud, empio libro degli ebrei, pie- no di bestemmie contro Gesù Cri- sto e la divina sua Madre ; ca- nonizzò da s. Tommaso da Can- talupo vescovo di Erfort, con la costituzione Unigenilus Filius, pres- so il Bull. Rom. t. HI, par. II, p. 178. Condannò nel i3ai la dottrina di Giovanni di Poliaco teologo di Parigi, il quale afferma- va doversi ripetere al proprio par- roco la confessione fatta ai religiosi, onde il teologo esemplarmente si l'i trattò. Annullò il matrimonio tra Carlo IV il Bello, e Bianca d'Ar- ias; si riserbò le elezioni delle sedi episcopali in molte provinole d' Italia, abolendo il suffragio del popolo, e come dicemmo all'arti- colo Francescano ordine, fece al- cune dichiarazioni per estinguere

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la famosa questione della povertà di Cristo e degli apostoli, sostenu- ta dai domenicani e dai france- scani. Dopo la morte dell'impera- tore Enrico VII, essendo stati e- lelli per successori Lodovico di Baviera, e Federico d'Austria, eb- bero origine le funeste e gravi differenze tra Lodovico, ed il Papa che da lui per disprezzo veniva chia- mato Giacomo di Cahors o Prete Janni. Giovanni XXII scomunicò Lodovico, che prese la difesa de- gli eretici Fraticelli [Fedi) , fece eleggere l'antipapa Nicolo V (fe- di), ed accaddero tutte quelle lagri- mevoli cose, e lo scisma che de- scrivemmo ai citati articoli , ed a quelli di Baviera, e di Germani*. Con la costituzione Redemplioneni misit, dei 18 luglio i323, Bull. Rom. t. Ili, part. II, p. 188, ca- nonizzò s. Tommaso d' Aquino. Nel i3s4 approvò l'ordine de'mo- naci Olivetani, e nel i325 ere^e il vescovato di Cortona. Fulminò l'interdetto nella provincia di Mag- debuigo per 1' uccisione dell'arci- vescovo ; enei i328appvovò lor- dine di s. Paolo primo eremita. Eccitatasi nel 1 33 1 fra' teologi la questione se le anime purgate da ogni colpa ed entrate in cielo go- dessero prima del giorno finale la vista chiara di Dio, Giovanni XXII come dottore privato sembrava o- pinare per la negativa, ma poi formalmente dichiarò che le ani- me purgate passavano a godere chiaramente I essenza divina.

Nel i3Zi risolvette Giovanni \\1I di passare eolla corte e cu- ria pontificia a Bologna, ma non lo effettuò perchè attendeva clic- Filippo VI re di Francia partisse alla difesa de' santi luoghi della Palestina, pel quale argomento il

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Papa non risparmiò fatiche, paci- ficando i principi cristiani , acciò rivolgessero le loro armi contro i saraceni di Soria. Nel 1 334 ri- formò il celebre tribunale degli Uditori di Rota [Vedi). Dicesi aver egli pubblicato in favore de' car- melitani la celebre bolla chiamala Sabbalina, di cui si tenne propo- silo nel voi. X, p. 57 del Dizio- nario; e comandò che la festa della ss. Trinità si celebrasse so- lennemente nella domenica dopo la Pentecoste. Dopo avere questo Papa sofferto apostolici travagli, pa- cificato le perturbazioni dell In- ghilterra, soccorso il re di Maio- lica contro i saraceni , ricevuto all'ubbidienza l'antipapa, inviato mis- sionari a predicar la fede agi' infedeli, che gravi danni avevano recati al- la repubblica cristiana, principalmen- te alla chiesa orientale ; dopo aver fatto lega contro i turchi co're di Francia, di Sicilia, di Cipro, d'Ar- menia, con l'imperatore Andronico e co' veneziani; e dopo il gover- no di anni diceiolto , mesi tre e giorni ventotto, morì per una diar- rea in Avignone, a' 4 dicembre i334, alle ore nove della mattina, con più, di novanta anni di età. Tale male gli venne pel dolore che senfi della rivoluzione de' bo- lognesi contro il suo nipote car- dinal de Poyet legato, che fu co- stretto fuggire. Terminò di vivere dopo avere ascoltato la messa, e ricevuto la comunione, e raduna- to avanti a i cardinali, a' quali raccomandò la Chiesa, ed i suoi parenti, eh' egli non avea molto arricchiti, e fu sepolto nella catte- drale. Lasciò il tesoro pontificio assai ricco, e contò gli anni del pontificato dalla sua coronazione. Fu Giovanni XXI 1 di erande co-

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stanza nelle avversità , e di gran zelo nelle cose della Chiesa; di vasta scienza, di profondo ingegno, eccellente nel trattare i più. intri- gati affari ; eloquente, sobrio, fru- gale, modesto e giusto: essendo vivace ancora nella sua età decre- pita, era facile ad irritarsi, ma la sua collera durava poco; diceva messa ogni giorno, ed era fregiato di altre virtù. Il suo colore fu pallido, e la sua voce esile ; pic- colo di statura fu trovata di cin- que piedi , quando a' g marzo 1759 il suo mausoleo fu traspor- tato in altro luogo di detta catte- drale , avendone trovato il corpo intiero. Vacò la santa Sede quin- dici giorni.

GIOVANNI XXIII, Papa CCX V Baldassare Coscia o Cossa, nac- que in Napoli da Giovanni conte di Troia signore di Procida, o co- me altri vogliono di famiglia me- diocre. Portatosi a Bologna, dedi- to com'egli era ai piaceri ed ai divertimenti, non si avanzò molto nelle scienze, sebbene fosse fatto dottore dell'uno e dell' altro di- ritto. Il solo favore di Bonifacio IX, ch'ebbe la destrezza di pro- cacciarsi, fu la sua fortuna, dap- poiché nell'anno 1 3g6 si procurò l'arcidiaconato di Bologna, indi si porlo in Roma, e vi ottenne il posto di cameriere segreto del Papi, il quale lo promosse a protonota- rio apostolico, ad uditore di rota, a vescovo d' Ischia , e poi a' ?. " gennaio o nel febbraio 1402 lo creò cardinale diacono, con la diaconia di s. Eustachio. Dipoi fu fatto legato della provincia di Bo- logna, dell'esarcato di Ravenna, e delle città di Ferrara e di Rimi- ni, con ordine di far uso di tut- ta la forza del suo zelo e destrez-

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za per richiamare all' ubbidienza della santa Sede tutte le città e tene situate in quelle provincie, ch'erano state usurpate dall' altrui violenza e tirannia, singolarmente di Galeazzo Visconti che avea oc- cupato Bologna. Le dignità eccle- siastiche non gli fecero cambiare i suoi antichi sentimenti, la sua condotta fu migliore. I successori di Bonifacio IX, Innocenzo VII, e Gregorio XII non ebbero dal car- dinal Baldassare che motivi di dis- gusto, e l'ultimo lo richiamò dal- la legazione , privandolo del car- dinalato , anzi il Becchetti nel t. II , pag. 268 della Storia degli ultimi quattro secoli della Chiesa, aggiunge che Gregorio XII lo e- scluse dalla comunione de' fedeli per avere usurpato il vescovato di Bologna, la quale città era stata ridotta da lui in tirannia, e pel- le glandi malvagità commesse da lui contro la santa Sede. Narra* il Sigonio nel libro DeJ vescovi di Bologna p. ^61, che vendette i fondi del collegio Gregoriano cui diede alla fazione degli Scaccardi, e- mula della Mal traversa, ed oltre a ciò alienò la pecunia e i mate- riali apparecchiati per la fab- brica della basilica di s. Petronio. Assistè al concilio di Pisa contro Gregorio XII; ed Alessandro V che in esso fu eletto gli restituì la di- gnità cardinalizia e la sua lega- zione, con l'aggiunta di quella del- la Marca, e con la presidenza di alcune altre provincie; avendo col suo mezzo e con quello di Paolo Orsini ricuperato la signoria di Ro- ma, mentre Alessandro V vi si di- rigeva, a lui preghiere si portò in Bologna. Ivi cadde subilo infer- mo , e tini di vivere nella notte de' 4 maggi0 i4io per un cristie-

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re attossicato, come dice s. Anto- nino in Chron. par. Ili, tit. II, cap. 5,o 3. Secondo i sospetti del concilio di Costanza contribuì alla qualità di questa morte di A- lessandro V lo stesso cardinal Cos- sa, sebbene non si governava che per li suoi consigli o piuttosto pei suoi ordini. Nel terzo giorno di conclave in cui erano entrati sedici cardinali, essendone assenti altri set- te, fu eletto Papa a' 17 maggio, indi col nome di Giovanni XXI li, a' 24 dello stesso mese fu ordinato prete dal cardinal vescovo d'Ostia, e nel giorno seguente, eh' era do- menica, fu consacrato nella basilica di s. Petronio, e quindi coronato dal cardinal Rinaldo Brancacci. Il Gobelino, Cosmodr. aetat. 5, cap. 90, scrittore contemporaneo, ed al- tri, affermano che molti restarono scandalezzati per questa elezione, per aver il cardinale vissuto mon- danamente, onde il citato s. Anto- nino par. Ili, tit. 22, cap. 6, lo dipinse uomo grande nelle cose temporali, per la sua fina politica, e per essere nato fatto pel mestie- re delle guerre , avendo , come si dice, cominciato la sua vita coll'e- sercitare sul mare la pirateria; ma da nulla affatto nelle cose spirituali. ISon è vero ch'egli si dichiarò Pa- pa da stesso, solo brogliò il pon- tificalo al modo detto nel voi. XXI, p. 224 del Dizionario. Ve- di Teodorico di Meni, che in qua- lità di scrittore delle lettere apo- stoliche e di abbreviatole accom- pagnò poi il Papa al concilio, nel- la Storia dello Scisma d'occidente, Norimberga 1 53c> ; e nella Vita di rapa Giovanni XXIII, Franco- furti ib?o. Aggiungasi, che in an- tichissimo codice del cardinal pranica si legge della elezione di 5

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Giovanni XXIII: quatti fuisse vi- llosa fama est.

Intanto continuava il lungo sci- sma che avuta l'origine nel i3y8, veniva in Avignone e nella Spa- gna sostenuto dall' antipapa Be- ìitdetto XIII [Vedi), mentre ad un tempo viveva Gregorio XII ( Vedi) , deposto nel concilio di Pisa, che si trattava da Papa, e da diversi popoli per tale era ancora venerato, per cui nel gio- vedì santo del 1.4 m pubblicò la consueta bolla in Coena Domi- ni, e scomunicò BaldassareCossa, e l'autipapa, con quei cardinali ed altri che seguivano il loro partito. Essen- do morto Roberto re de' romani, Giovanni XXI II spedì i suoi nun- zi agli elettori dell'impero, affinchè gli sostituissero Sigismondo di Lu- xemburgo re d' Ungheria, il qua- le regno abbandonò 1' ubbidienza di Gregorio XII, per seguir quel- la di Giovanni XXIII. Per estin- guere lo scisma ordinò che nelle messe solenni dopo V Agnus Dei si cantasse il salmo Laetalus sum con alcuni versetti. Trovandosi Gio- vanni XXIII in pericolo di cader nelle mani di Ladislao re di Na- poli che aspirava al dominio del- l' Italia e di Roma, nel i4ii si partì da Bologna per difenderla; e dichiarando che il regno di Na- poli apparteneva a Lodovico d'An- giò, con questi si mise in viaggio per Roma, ove giunse con gran giubilo de' cittadini agli 1 1 apri- le, tenendogli la briglia del cavallo lo stesso Lodovico. Indi il Papa in- viò questi col generale della Chiesa contro Ladislao, che fu disfatto a Roccasecca nella provincia di Ter- ra di Lavoro, come dicemmo nel voi. XXVII, a p. 289 del Dizio- nario. Dipoi a't) dicembre il Papa

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scomunicò Ladislao, lo privò dei regni di Napoli e Gerusalemme , e pubblicò contro di lui la cro- ciata. Ridotto Ladislao a mal par- tito, abbandonò Gregorio XII, es- sendo l'unico principe che l'ubbi- diva e difendeva, e nel \\ 12 si sottomise a Giovanni XXIII, col quale fece a' 1 5 giugno un trattato, protestando che Lodovico d'Angiò non avea diritto alla corona di Napoli. Ma siccome Ladislao non operava che con l'intendimento di illudere Giovanni XXIII, rompen- do la concordia, nel i4«3 con un esercito occupò Roma, onde Giovan- ni XXIII fuggì a Siena, a Firenze, a Bologna, errando per le città lom- barde.

Il contegno di Ladislao mosse Giovanni XXII l a rivolgersi a Si- gismondo re de' romani per mezzo di due legati, onde questo prin- cipe vedendosi in gran credito nel- la Chiesa, ed in tutta 1' Europa, disse ai cardinali legati, che per estinguere Io scisma, che tanto affliggeva la Chiesa universale, era d'uopo convocare un concilio ge- nerale. Il Papa ci convenne, e fu stabilita la città di Costanza per il luogo del concilio, prometten- dogli Sigismondo che vi esercite- rebbe l'autorità suprema, vi avreb- be gli onori di sommo Pontefice, e ne potrebbe sortire quando più gli fosse in grado. Giovanni XXI in questo tempo fece la terza pro- mozione di cardinali, che in tutto il pontificato ne creò sedici, fra' quali Tommaso Brancacci suo nipote, ve- scovo di Tricarico. Essendo mortoagli 8 agosto 1 .4 1 4- Ladislao, stimolato Giovanni XXIII dai cardinali e da Sigismondo ad effettuare la promessa fatta di celebrare il pro- mulgato concilio, fu costretto av-

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riarsi a quella città accompagnalo

da gran corteggio, come una vit- tima ornata pel sacrifizio. Tutto- ciò che accadde nella celebrazione del concilio, le accuse fitte contro Giovanni XXI li, la sua fuga, la sua deposizione e prigionia, la ri- nunzia di Gregorio XII, la depo- sizione di Benedetto XIII dichia- rato scomunicato, e I' elezione di Martino V , tutto viene detto al- l'articolo Costatila [le di), ed agli altri relativi. Fu dunque Baldas- sare Cossa deposto dal pontificato da quelli stessi che lo aveano ri- conosciuto per Papa, a' 29 maggio i4-i5, cioè dopo cinque anni e tredici giorni che l'avea ottenuto. SVgli veramente avea que' vizi, che gli si opposero come provati di una maniera invincibile, ma tanto più degni di un eterno obblio; la sua umilia e la sua rassegnazione nel ricevere la sentenza della sua deposizione, sarebbero sole capaci ad espiarli , come rileva il Berca- stel nella Storia del cristianesimo, ove lungamente, e con molto cri- terio descrive la storia di questi strepitosi avvenimenti.

Il Zaccaria nel suo Anli-lù-bbronio, t. Il, p. 35a, parlando dei famosi con- cili! di Costanza e di Basilea, con- tro le assertive del l'ebbi onio, di- ce: che il concilio generale in tem- po di scisma rappresenta la Chie- sa universale in quelle cose, che allo sciama si appartengono pei scio; il concilio generale fuori di questo caso, e quando abbiasi certo e indubitato Pontefice, non rapare*

senta la (Ini si universale, se non come unito al Pontefice; e ciò è tanto mio, che se da questo si disunisca diviene tosto un concilia- buio melile migliore del R. immense o del latrocinio d'Efeso. Quindi il

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Zaccaria, quanto a Giovanni XXIII ritenuto per Papa dubbio, essendo non sicura la sua legittimità, lut- tavolta il concilio di Costanza con- scio della propria limitata autori- tà, tenne questa condotta per la deposizione. Dicono pertanto gli atti » che il re de' romani Sigis- mondo, i cardinali e i deputati, e molti ajtri proposero, che il Pa- pa desse alla sentenza della sua de- posizione assentimento, promettesse di ratificarla, e in quanto fosse mestiere, egli medesimo rinunzias- se ". In fatti furono deputati cin- que cardinali che a Giovanni XXIII si recassero per indurlo ad accet- tare la condizione. Giovanni XXIII si arrese, e confermò dipoi egli stesso la sentenza della sua depo- sizione ; laonde ne' concordati di Narbona tra Sigismondo e i legati del concilio da una parte, e l'ub- bidienza dell' antipapa Benedetto XIII dall'altra, piuttosto a volonta- ria cessione di Giovanni XXIII, che a sentenza del concUio si ascri- ve, ch'egli perdesse il pontificato. Tante cautele del concilio di Co- stanza ben mostrano, quanto egli tenesse d' oltrepassare deponendo Giovanni XXIII la sua autorità. Inoltre osserva il Zaccaria, che sa- rebbe ancora a vedere, se questi decreti sicno stati fatti in tempo che il concilio fosse ecumenico, e se da Martino V sieno stati ap- provati.

Come Baldassare nel 1 4 1 9 scappò dalla prigione, come si portò a Firen- ze ai piedi di Martino V da cui fu creato cardinal vescovo di Fra- scati, e decano del sacro colli con distinzione di sedia più emi- nente, e come ivi morì a' 2?. di- cembre, non che delle solenni e- sequie fatte nella cattedrale) e del